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sabato 24 ottobre 2015

La deflazzione

...e gnente!

Svuotare il mare col cucchiaio!

Ma almeno ci saremo divertiti...

(?)

Nel mio primo video di una certa risonanza (Byoblu semper laudetur), il cui titolo (partorito da Claudio) venne ripreso da un'importante progetto educativo, e poi da un saggio di uno studioso che ci onorerà della sua presenza al #goofy4, affermavo: "chi dice che a fronte di una svalutazione del 20% ci sarebbe un'inflazione del 20% è un criminale". In un video successivo Byoblu (semper laudetur) montò questa mia asserzione insieme a quelle di un simpatico dilettante dell'economia internazionale (per quanto stimato professionista nel suo campo, che non è l'economia internazionale), il quale, pensando che le mie affermazioni (precedenti) fossero una risposta alle sue sconclusionate congetture (successive), prese cappello, e la cosa finì male per lui (ma potrebbe finire peggio, se io non fossi di animo mansueto. Ma sono di animo mansueto?).

Ci penso oggi non solo perché sto andando alla festa dell'IDV invitato dal nuovo responsabile economia (parola chiave: nuovo), ma anche perché, come ci ricorda il noto blogger del primo secolo, sufficit diei malitia sua: sconfitta per abbandono di campo l'armata Brancaleone degli adoratori della bisettrice del PUDE (geniale definizione di un altro Claudio, il Borghi Aquilini), ecco all'orizzonte l'ost dei deficienti della deflazione.

Qual è l'argomento di questi valvassori del grande capitale (al quale pensano di appartenere, e che invece a buon bisogno se li mangerà per poi evacuarli, come abbiamo visto accadere decine di volte)?

Semplice!

Deflazione vuol dire che i prezzi scendono, quindi con gli stessi soldi compro più beni, quindi è aumentato il mio potere d'acquisto.

Figata!

Capire cosa c'è che non va in questo ragionamento è facile, ma non banale, perché come vedrete, inter alia, ci apre qualche prospettiva sulla pochezza intellettuale di un'altra sconclusionata masnada di cialtroni: quelli che "l'economia non è una scienza".

Avete letto l'intestazione di questo blog? Quella storia della discesa e della salita? La prima cosa che insegno ai miei studenti è che l'economia è fatta di pezzi piuttosto semplici. Esempio: una cosa costa di più? Di norma e in media ne compri di meno. I pezzi quindi sono semplici, ma la scienza consiste nel saperli tenere sempre insieme. La seconda cosa che insegno loro, con scarsa speranza di essere compreso, è che delinquenti e deficienti cercheranno sempre e comunque di manipolare ideologicamente il discorso scientifico presentandolo in modo unilaterale, che poi, in economia, cioè nell'analisi degli scambi fra esseri umani, significa concentrarsi su un solo lato della transazione.

Il caso della deflazione è esemplare.

Chi loda la deflazione si pone, evidentemente, da un lato ben preciso: quello del consumatore che ha una certa cifra da spendere. Nel far così non si pone due domande strettamente correlate: e quella cifra da dove gli è arrivata? E il produttore del bene consumando (non è un gerundio: è un gerundivo), lui, è contento?

Partiamo dalla fine, dal produttore, così poi non dovremo interrogarci sul principio (cioè sull'origine del reddito del consumatore).

Il produttore, ovviamente, non è contento di vendere a un prezzo più basso. Anzi! Ce lo spiega molto chiaramente il primo uomo, Adamo (Smith), in quel libro che tutti dicono di aver letto, ma nessuno ha letto, tanto meno gli ominicchi dell'economia, perché non era, questo libro, sulla "frontiera della ricerca" (limitandosi ad essere, come tutti i classici, all'avanguardia dell'umanità):

"People of the same trade seldom meet together, even for merriment and diversion, but the conversation ends in a conspiracy against the public, or in some contrivance to raise prices".

(...invecchiando, anch'io veggio "come quei c'ha mala luce": la mia memoria a breve termine si sbriciola, ma quella a lungo è infallibile, e ci piazzo subito i nemici: ancora ricordo quando e dove lessi questa pagina, sul pontone del DLF a Ponte Margherita, abbacinato dal sole agostano e stordito dal frinire delle cicale: avevo ventitré anni e mi chiamavano, con quella bonomia scanzonata, affettuosa e dissacrante dei romani veri, "er professore": perché si vede che la mia vocazione era evidente a tutti, tranne che a me, cosa che, come sapete, accade anche delle corna...)

(...Rockapasso ovviamente è una santa, e comunque io prima di tornare a casa telefono: anche questo lo imparai su quel pontone, insieme a tante altre cose delle quali via via vi ho parlato...)

(...ah, a proposito: questa semplice e limpida verità - non quella sulla telefonata, quella sui prezzi - è espressa nella parte II del Capitolo X "Of wages and profits in the different employments of labour and stock" del Libro I "Of the causes of the improvement in the productive power of labour". Così, tanto per dire che di produttività e conflitto distributivo non è che ne abbia cominciato a parlare Carletto il marziano: quello che c'era da dire era ed è sempre stato piuttosto ovvio...)

(...scusate, un'altra parentesi: chiunque vi citi Smith, tranne me, non lo ha letto. Ve ne darò ulteriori dimostrazioni. Di due cose sono certo: di questa, e del fatto che morirò. Il resto è tutto opinabile...)

Allora, riprendendo il discorso: se i produttori aspirano così tanto ad alzare i prezzi, al punto che per farlo sono disposti a venire a patti coi propri concorrenti (conspiracy, oggi si direbbe "cartello"), e che questo chiodo fisso li ossessiona anche durante le ore di merriment and diversion, capirete bene che se li abbassano lo fanno obtorto collo.

E, devo dire, io i produttori li capisco.

Sarà forse perché non ho passato la gioventù a berciare slogan pseudoprogressisti, nella speranza che essi mi dessero accesso al fiorente mercato della libertà sessuale (prodotto tipicamente "de sinistra" alla mia epoca). Avendo risolto abbastanza presto (e bene) il problema dell'accoppiamento (ve lo racconto un'altra volta), ho potuto seguire un percorso intellettuale relativamente indipendente, che se non mi ha portato nelle redazioni dei quotidiani ossequienti verso il grande capitale via "cioèporcoddiocompagninellamisuraincui", mi ha però condotto oggi a non considerare sempre e comunque l'imprenditore come un nemico. Un nemico è qualcuno da eliminare, a prescindere da quali siano le sue ragioni. E infatti molti, a sinistra, hanno voluto l'euro perché sapevano che avrebbe eliminato tanti imprenditori-nemici, senza interrogarsi su cosa sarebbe successo a tanti dipendenti-amici (avete presente quel discorso sul tenere i pezzi insieme?), e ce lo hanno anche detto: ricordate quei discorsi sulla piccola impresa metastasi dell'economia, e sull'interclassismo visto come malattia della pelle (laddove D'Attorre, per esempio, ne da una valutazione diversa - e quindi, a seguire, rapida conversione a U dei vari Rodomonti - se sapeste quante risate mi faccio! Non state troppo in pensiero per me...). Io preferisco considerare i diversi attori economici come portatori di interessi non necessariamente allineati ai miei, e, pensate un po', sono così speranzoso nell'umanità da illudermi che se faccio lo sforzo di capire come ragiona chi ha interessi diversi dai miei, forse mi sarà più facile trovare con lui una composizione non violenta dei nostri interessi.

Detto da uno che in fondo è una combinazione convessa di Cimourdain e Javert, uno che comunque basta a se stesso, e la cui massima aspirazione è la solitudine, direi che è un'affermazione impegnativa! Approfittatene, durerà poco...

L'errore metodologico commesso dai vari deficienti, e dai loro ascari, gli epistemologi da bar, è banale ma radicale: non capire che il processo produttivo avviene nel tempo (cominciate a intuire la differenza fra scienza e opinione?). Eppure non ci vorrebbe molto ad afferrare che prima si acquistano le materie prime, poi le si trasformano - pagando chi lo fa - e poi si vende il prodotto finito. Se i prezzi, durante questo ciclo di produzione, scendono, credete che il produttore sia contento? Direi di no. I contratti (di lavoro, di erogazione del credito, di acquisto delle materie prime) sono stipulati in termini nominali, cioè non sono corretti per la variazione dei prezzi (fatti salvi, ovviamente, casi molto particolari e qui non rilevanti, come quelli di certi prodotti finanziari indicizzati all'inflazione). La rapida morale di questa favola è che in presenza di deflazione il produttore in buona sostanza si troverà a vendere i suoi prodotti sottocosto o giù di lì: ricaverà meno dalla loro vendita di quanto ha speso per acquistare i materiali e pagare i lavoratori.

Come pensate che reagirà, a questa aggressione del mercato, il produttore?

Come chiunque: difendendosi.

E come può difendersi?

Come chiunque: attaccando.

Dato che sul prezzo delle materie prime c'è poco da fare, perché non dipende né da lui, né dalle politiche economiche del paese, il produttore per difendere i propri margini non potrà fare altro che agire sul costo del lavoro: pagare di meno i lavoratori. E siccome questi, legittimamente, non sono del suo parere, il produttore sarà costretto a licenziarne alcuni, secondo il noto principio del colpirne uno per educarne cento, slogan ingiustamente attribuito alle BR, quando invece vediamo ogni giorno che esso riflette l'essenza più intima del libbberismo (con tre "b"): cosa c'è di meglio di un lavoratore in più a spasso, per convincere gli altri cento (a spasso pure loro) ad accettare un salario inferiore?

Ma questo, voi, qui, dovreste saperlo, perché io ve l'avevo detto prima che ve lo dicesse lui...

(...che tristezza vedere il commento di massimorocca sotto a quel post! Pensare che mi è toccato bloccarlo. Ma c'è chi ha fatto sacrifici peggiori - vedi alla voce Cimourdain - e sono ormai un efficiente elaboratori di lutti: questo mi chiede l'appostismo, che, come tutte le ideologie, è intrinsecamente totalitario...)

(...apro e chiudo una parentesi a beneficio di un'altra categoria di imbecilli - stultorum infinitus est numerum - quella dei materieprimisti, i dilettanti i quali sostengono che una svalutazione ci sterminerebbe facendo aumentare i prezzi in valuta nazionale delle materie prime. In realtà, i produttori sanno bene che, anche senza scomodare il cambio, una diminuzione dei prezzi delle materie prime può essere anch'essa perniciosa, anche se accade nella valuta di origine. Mi spiego: se un ciclo di produzione dura sei o sette mesi (dall'acquisto del materiale alla commercializzazione del prodotto), e nel frattempo c'è un crollo conclamato dei prezzi delle materie prime (come adesso), cosa pensate che farà l'acquirente? Chiederà lo sconticino. Piccolo problema: le materie prime sono state acquistate prima (lo dice la parola stessa: "prime"), a prezzo alto. Quindi sconticino de che? Lo sconticino, eventualmente, potrei fartelo fra sei mesi se le materie prime le comprassi oggi. E invece mi tocca farlo oggi, perché se è vero che i produttori in tempi normali si mettono d'accordo per tirare su i prezzi, è pur vero che con la crisi si scatena anche fra loro la guerra per bande (tecnicamente: politica di prezzo predatoria), e quindi vuol difendere la quota di mercato deve regolarsi di conseguenza. Naturalmente anche queste tensioni si scaricano a valle, per cui riprendiamo il discorso...)

La conclusione è che, naturalmente, se torniamo a vedere la cosa dal punto di vista del consumatore, il calo dei prezzi non sarà di alcun beneficio non solo a chi si trova nella "corner solution" (cioè perde il lavoro, e quindi il suo salario "schizza" verso l'origine degli assi cartesiani, nel punto di coordinate doppio zero - come la farina...), ma anche a chi si trova in posizioni intermedie, per cui mantiene il lavoro, ma deve subire un taglio, come ormai avviene ovunque. Anche perché, vedete, la deflazione è di pochi decimi di punto percentuale, ma stranamente (chissà perché?) i tagli di salario dei quali sentiamo parlare sono tutti dell'ordine di un 20%. Sarà forse perché questo è, a spanna, il differenziale di inflazione cumulato che dobbiamo recuperare rispetto ai padroni del vapore?

Ma no, son coincidenze, come quella che ieri mi ha fatto incontrare un imprenditore nemico (Guido Crosetto) al supermercato: ci siamo guardati negli occhi e mi ha detto: "il paese è morto".

Bene.

Capita la storia?

Credo di sì.

Chi è il cattivo?

Non c'è.

Perché io vi sto facendo un ragionamento scientifico, e fra l'altro nemmeno molto originale: come vi ricorderete, Keynes (fra i tanti altri) ha chiarito prima di me come e perché la deflazione non è nell'interesse dei dipendenti (earners), che anzi traggono beneficio dall'inflazione. Ma questo è un fatto, che prescinde dalle intenzioni (buone o cattive).

Ecco: altra piccola lezione di metodo. Ogni volta che vi raccontano una storia con un cattivo (e/o un buono) siete usciti dal dominio della scienza. I rapporti di forza sono rapporti di forza, non hanno in sé una dimensione etica. La loro composizione pacifica dovrebbe essere il fine della politica. Per evitarla, chi controlla l'informazione oggi vi racconta una favola, quella secondo cui la politica è corotta, se sò magnati tutto, castacriccacoruzzzione, e via andare, per cui la politica va sostituita o dalla tecnica, o dall'onestà (che ovviamente non si escludono a vicenda, pur essendovi qualche dubbio che la prima implichi la seconda, e la pressoché assoluta certezza che la seconda fattualmente escluda la prima...). La favola nella quale il cattivo è la politica ha un ovvio scopo, quello di convincervi che non avete bisogno di politica. Questa morale è conforme agli interessi di chi controlla l'informazione, che in democrazia è un bene prezioso, ma soprattutto costoso (vedi il dizionario), cioè agli interessi di chi ha tanti, ma tanti soldi, e quindi, per dirla con Keynes, non appartiene certo al mondo degli earner, e non appartiene necessariamente nemmeno al mondo dei producer, ma senz'altro appartiene a quello dei rentier, di quella comunità finanziaria internazionale che sta cercando di imporci un modello (s)piacevolmente statunitensi di organizzazione del nostro vivere (in)civile, secondo linee che credevo di aver tracciato in modo sufficientemente nitido qui.

Ho cercato di spiegarlo nuovamente ieri a Coffee Break, e forse ci sono riuscito (giudicate voi).

Riassumendo: parlare dei benefici della deflazione significa schierarsi dal lato del consumatore (cioè della domanda) senza considerare le ragioni del produttore (cioè dell'offerta). Un atteggiamento antiscientifico e tanto più sospetto in quanto chi ce lo propone abitualmente si schiera unilateralmente dal lato dell'offerta (cioè della produzione) per caldeggiare misure di "riforma" (via flessibilizzazione del mercato del lavoro) chiaramente volte a conculcare i diritti e le ragioni della domanda (cioè dei consumatori). Non vi sembra paradossale? Lo è, e questo paradosso è l'indicatore più evidente di una consapevole disonestà intellettuale in chi porta avanti ragionamenti che erano chiusi per Keynes negli anni '30 (e probabilmente anche per Smith negli anni '70 - del 1700, però...).

Ma naturalmente ci vuole un certo orecchio musicale per apprezzare certe dissonanze. Ma a voi v'ha rovinato er gèzz. Voi siete quelli per i quali un accordo di settima di quarta specie può avere funzione di tonica! Come faccio a farvi capire che chi oscilla opportunisticamente dal punto di vista del produttore (quando vuole difendere il calo dei salari) a quello del consumatore (quando vuola laudare il conseguente calo dei prezzi) lo fa per prendervi per i fondelli?

Ecco, cerchiamo anche capirci su due cose, prima di chiudere il discorso.

La prima è la fallacia di composizione. Il produttore che a fronte di una diminuzione dei prezzi spunta una diminuzione del "costo del lavoro", che lo faccia perché costretto o perché si crede fuuuuurbo (la dimensione soggettiva non ha alcuna importanza), di fatto si condanna a ulteriori diminuzioni dei prezzi, in una spirale che collassa in un punto: quello in cui deve licenziare tutti, e alla fine la fabbrichetta la porta avanti da solo (e sta succedendo anche questo).

Il secondo è che nulla succede esattamente per caso. Nel gioco che ho appena descritto i lavoratori perdono subito, e i produttori perdono dopo un po'. Questi ultimi, quindi, di questo gioco si fanno efficaci pedine, anche perché sapientemente subornati dal "sesomagnatitutto", dall'astio contro lo "statoladro" (guarda caso, chissà perché, aizzato proprio da quelli che autorevolmente decantano le virtù della deflazione, e fomentato dagli "onesti" di ogni forma e di un solo colore: il bianco camicia, che è qui da noi il colore delle rivoluzioni made in Usa). Ma naturalmente in economia non è possibile che tutti perdano! Non ho mai visto gettare soldi nel cratere di un vulcano: se si adottano regole che conducono oggettivamente alla distruzione di valore ostacolando le dinamiche del processo produttivo, comunque qualcuno ci guadagnerà. Chi? Naturalmente chi è in posizione creditoria netta, come spiega tanto bene Keynes. Guarda caso, l'attuale governo italiano è espressione diretta di istanze appartenenti a questo mondo.

Sarà così per sempre?

Se penserete che tecnica e onestà possano sostituire la politica sì. Ovviamente sarebbe una catastrofe, ma io guardo il bicchiere mezzo pieno: ve la sareste meritata.

Se l'è sicuramente meritata il fesso che, immancabilmente, interverrà accusandomi di aver fatto un elogio della corruzione e della disonestà. Se non ha capito che il mio discorso è totalmente diverso, direi opposto (perché è un richiamo alla prima onestà, quella intellettuale), non avrà ovviamente nemmeno capito qual è la sintesi di questo ragionamento: chi difende la deflazione è deficiente, cioè evidenzia un deficit. Se il deficit sia intellettivo o etico non saprei dirlo, dipende caso per caso, e non è comunque rilevante. Ma il punto è, amico imprenditore, che se non vuoi capire il discorso che ti ho fatto qui, e se preferisci credere che il problema sia che "sesomagnatitutto", non ci saranno limiti a quello che ti potrà accadere, e ti sarai meritato tutto. Se invece queste parole ti hanno fatto riflettere, e se la composizione pacifica del conflitto sociale non ti disturba, come prospettiva, allora mettiti una mano sul cuore, se tieni a sinistra il portafoglio.

Questo è l'unico progetto di divulgazione che cerca di prendere in conto le tue ragioni senza considerarti un nemico, senza far finta di difendere il tuo interesse, e senza far finta di credere che esso coincida con quello dei tuoi dipendenti. Ci sono aree di interesse comune, e ci sono ovvie aree di divergenza (vedi l'intestazione di questo blog): ci sono sempre state e sempre ci saranno.

Ma la morte di questo paese non fa comodo a nessuno, se non agli avvoltoi che vogliono cibarsi del suo cadavere.

Prova a pensare quanto ti conviene veramente.

Poi, se pensi che il suicidio dell'Italia non ti convenga, renditi conto di quanto ho fatto da solo, e, se sei un vero imprenditore, fai un investimento (le istruzioni sono qui).

E se invece sei un dipendente? Bè, in quel caso forse mi stai già sostenendo, e allora grazie: sto lavorando, come sai, anche per te.

E se invece sei l'amministratore delegato di una banca? Bè, allora questo discorso forse lo vedi come il fumo negli occhi (a meno che la tua banca non sia in procinto di essere comprata da una più grande, e tu cortesemente accomodato alla porta, nel qual csao due domande forse te le stai facendo). Sai com'è, non si può dispiacere a tutti. Ma chiunque tu sia, e per quanto tu sia convinto che la crisi non ti toccherà, sappi che questa tua convinzione è sbagliata.

Puoi scegliere fra comprare tempo, mettendo la testa sotto la sabbia (per eleganza non ti ricordo cosa resterà fuori), e comprare libertà, sostenendo questa voce.

E farai la scelta sbagliata.

Buona fortuna.

68 commenti:

  1. La cosa che in maniera perfettamente bipolare, mi fa prima scompisciare dalle risate e poi lievemente incazzare con quella masnada di poveracci (i quali non si rendono conto di essere sfruttati dal vero potere) è anche l'accettazzione da parte dei libbberisti che "deflazione è bello".
    Non ci volevo credere ma poi ho curiosato su questo articolo di Jesus Huerta De Soto http://www.miglioverde.eu/huerta-de-soto-bagus-deflazione/ e ho toccato con mano cosa significa perder tempo a frequentare cative compagnie.

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    1. "...non si rendono conto di essere sfruttati dal vero potere..."

      È normale, fanno in modo di non rendersene conto! Questa sua frase sull'argomento "deflazzione e opinioni dei più", mi fa venire in mente un bellissimo apologo che ho sentito la prima volta da Ludovico Piccinini, che vi narro (cito a memoria):

      avevo quindici anni, mi sono svegliato con il pisello dritto. Ho provato a piegarlo, ma non ci sono riuscito
      poi a venticinque anni mi sono svegliato con il pisello dritto. Ho provato a piegarlo, ma non ci sono riuscito
      poi a trentacinque anni mi sono svegliato con il pisello dritto. Ho provato a piegarlo, ma non ci sono riuscito
      poi a quarantacinque anni mi sono svegliato con il pisello dritto. Ho provato a piegarlo, ma non ci sono riuscito
      poi a cinquantacinque anni mi sono svegliato con il pisello dritto. Ho provato a piegarlo, e, inaspettatamente, ci sono riuscito
      ho iniziato a chiedermi perché, se fosse l'età ad avermi reso più...
      dopo alcuni istanti di meditazione mi sono detto: "Wow... come sono diventato forte!"

      Ecco, sulla deflazione tutto va più o meno così: finché le cose vanno bene non ci si deve fare caso, ma appena iniziano ad andare male per accettarlo ci si deve convincere che tutto sommato vanno meglio di prima (ci aiuta la stampa a crederlo). E quindi: inflazione? Offende la vedova, l'orfano e l'operaio; deflazione? Sono disoccupato, ma il potere d'acquisto della mia moneta è cresciuto!

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    2. Grigio, tu però esageri...

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  2. Mi sembra ci sia un refuso in: “Riassumendo: parlare dei benefici dell'inflazione significa schierarsi dal lato del consumatore (cioè della domanda)...” Inflazione dovrebbe essere sostituita da deflazione.

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  3. "E siccome questi [i lavoratori], legittimamente, non sono del suo parere, il produttore sarà costretto a licenziarne alcuni, secondo il noto principio del colpirne uno per educarne cento, slogan ingiustamente attribuito alle BR, quando invece vediamo ogni giorno che esso riflette l'essenza più intima del libbberismo (con tre "b"): cosa c'è di meglio di un lavoratore in più a spasso, per convincere gli altri cento (a spasso pure loro) ad accettare un salario inferiore?"

    Ineccepibile, esattamente quello che e' accaduto anche in occasione del mio recente licenziamento: nell'incontro con le rappresentanze sindacali l'AD pare abbia detto [ad una persona presente all'incontro che me lo ha riferito] "Occorreva dare una scossa, dobbiamo ridurre le spese [cioe' la spesa per i salari] e bisogna dare l'esempio [tagliare cioe' i piu' anziani, che sono di meno ed in quanto hanno cumulato nel tempo maggiori aumenti ed esperienza, risultano pure i piu' pagati].

    Concludo con il link al recentissimo "Global Wealth Report" di Credit Swisse: contiene molti grafici deprimenti ma interessanti.

    https://publications.credit-suisse.com/tasks/render/file/?fileID=F2425415-DCA7-80B8-EAD989AF9341D47E

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    1. Davvero mi dispiace moltissimo; sono addolorato, come lo sono ogni volta che leggo di un licenziamento e per questo sono particolarmente furente contro l' euro.
      La cosa paradossale è che il rapporto annuale degli eurospeculatori di CS viene utilizzato (con alcune cautele) da Bankitalia nel rapporto annuale sulla ricchezza delle famiglie e da BCE, che nel 2013 ci pose come ricchezza a livelli superiori a quelli tedeschi cosa ovviamente ripresa da Weidman (qui una panoramica degli articoli italiani sulla faccenda) che colse la palla al balzo per i suoi strali contro i ricchi italiani (anche se non ci aveva citato esplicitamente) che si lamentavano dell' austerity imposta dalla Germania mentre potevano ridurre il debito con una bella patrimonialona. Ora secondo il mio modesto parere la patrimonializzazione delle famiglie italiane, sebbene diminuita in termini di valore teorico, di circa 940 MLD di euro tra 2007 e 2013 (dall' analisi dei rapporti annuali) è diminuita in termini reali di molto di più, dato che il 55% del patrimonio (vado a memoria) è rappresentato da patrimonio immobiliare e la sua convertibilità in denaro è di molto inferiore rispetto ai valori teorici, addirittura si annulla per alcune categorie commerciali ed industriali.
      Questi rapporti di CS io li considero quasi spazzatura e vanno presi con le molle.
      In bocca al lupo, Luca!

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    2. Grazie Alberto, che crepi (sia il lupo che l'odiato conio).

      Tanto per dare una idea dell'effetto pratico delle recenti leggine che hanno istituito il 'licenziamento economico', ormai le aziende si liberano con facilita' dei dirigenti in eccesso con il 'metodo Moretti' (dal nome del capo attuale di Finmeccanica, gia' amministatore di FS).

      Adducendo genericamente le perdite di esercizio come motivo della decisione di licenziare il dirigente (licenziamento economico) dichiarano di "sopprimere il posto di lavoro" del licenziato (con relativa "riassegnazione delle mansioni residue" ad altri dipendenti) ed offrono di liquidare solo il preavviso (da sei a dodici mensilita') ma non di pagare le mensilita' di legge aggiuntive, stabilite dal contratto collettivo di lavoro, in base all'anzianita' di servizio (da 6 a 24 mensilita').

      Ovviamente il licenziato non ci sta, prende un avvocato del lavoro ed impugna il provvedimento, minacciando di fare causa innanzi al giudice del lavoro.

      L'avvocato si prende - sia che si vinca e sia che si perda - circa il 10% dell'importo lordo reclamato in aggiunta al preavviso (diciamo 10-15 KEuro di parcella).

      Tuttavia nel momento in cui si impugna il licenziamento la ditta sospende legalmente anche il pagamento del preavviso, in attesa che si firmi una transazione e/o si conosca la decisione del giudice (tipicamente dopo due anni).

      Ora se il dirigente licenziato ha debiti (oppure un mutuo), nel momento in cui il suo reddito diventa come la farina (00), la sua posizione negoziale risulta molto compromessa e sara' portato ad accettare il classico "pochi, maledetti e subito" (e' questo il calcolo dell'azienda).

      Personalmente non ho debiti, ho messo da parte dei risparmi e la mia posizione negoziale non e' poi cosi' malaccio.

      Anche se perdessi la causa (cioe' perdessi pure i 15K di parcella dell'avvocato) mi rimarrebbe abbastanza del preavviso da vivere decorosamente per qualche tempo (anche perche' mi spetterebbero pure 24 mesi di indennita' di disoccupazione allo scadere del preavviso, pari a circa 1200 Euro mensili).

      Ma nel frattempo conto di trovare lavoro all'estero (cosa che gia' avrei fatto se avessi saputo parlare un poco di tedesco) e cosi' di "perdere il diritto" (a cui non tengo) all'indennita' di disoccupazione.

      In sintesi, se non avessi scoperto per tempo questo magnifico blog (GRAZIE PROF) oggi sarei sicuramente in cura con psicofarmaci antidepressivi, ma siccome ho avuto tempo di capire in anticipo e di pianificare le azioni di recupero sono molto piu' sereno e vendero' cara la pelle.

      La vita e' comunque bella, anche se ti trovi a 57 anni espulso dal tuo lavoro di una vita come una scarpa vecchia.

      In piu' ho scoperto in questa occasione di avere alle spalle il sostegno compatto della famiglia: ha proprio ragione Fusaro sulla famiglia come luogo primordiale in cui si esercita la solidarieta' tra le persone e per questo principale nemico del capitalismo trionfante....

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    3. Sono un po' rassicurato; ma che esemplare storia la tua, per tutti i chiacchieroni che sproloquiano sulla ripresa (una volta si diceva che si vedeva la luce in fondo al tunnel) e le taumaturgiche riforme strutturali.

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    4. Luca: Coraggio! Anche se purtroppo le parole sono solo retorica, mi dispiace molto per quanto ti è successo e spero che tu riesca a riprenderti presto il maltolto (cioè il lavoro). Come vedo coraggio non te ne manca, e questo è un bene, ma sappi che qui molti, credo, ti sono vicini. Un caro saluto e un grazie per gli spunti che spesso ci offri.
      Un lettore e compagno di gufi.

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    5. @Luca,

      Mi associo al commento di @Flavio, perché altro non saprei dire.

      Sono ben felice per la tua famiglia e penso che quel poco di famiglia che mi rimane mi sarebbe solidale, in caso analogo.

      Ma mi stupisce il semplicismo di Fusaro e chissà quanti altri, o, se proprio vogliamo discutere, l'idealizzazione funzionale a una (solo propria?) tesi.

      O meglio non mi stupisce, dato che sparare in termini assoluti per postulare una protezione dal capitalismo viene ad essere consolatorio, teoricamente, mentre per nulla si considera tanta famiglia - cioè numericamente un bel novero di famiglie in tutto il mondo e in lungo tempo - in cui ne accadono di cotte e di crude.

      Omicidi e altre cosettine, a cominciare dal semplice furto di eredità, raggiro di semplici, inganno di deboli...ah sì, qualcuno sa dirmi se secondo Fusaro & altri sono astuti espedienti per proteggere dal capitalismo, famiglie che sbagliano come i lontani compagni che sbaglia(va)no già quando molti non erano nati oppure erano piccoli - non essendo merito né pregio né colpa alcuna di tali condizioni - famiglie diversamente anticapitaliste?

      Odììììììo - e io che non ho (af)fondata una famiglia sarò accusata, da Fusaro & simili, di intelligenza col nemico?
      O di sostenere il regime feudale?

      Eppure pure quello, a pensarci bene, era fondato (anche) su famiglie - in cui, per dire, i figli cadetti mendicavano o quasi - cavalieri di ventura o assegnatari di sussidi, se soccorsi dalla benevolenza del primogenito; se intelligenti e forti di nome, abati - ma mica tutti potevano.
      In quelle belle famiglie anticapitaliste (?) le figlie, maggiori, minori o medie, spose, monache - molte anoressiche, per dire, sarà stata una protesta/protezione contro il consumismo capitalista o lo sfruttamento - in entrambi i casi molte volte forzatamente - da cui, dopo secoli, la novellistica illuminista sulla malmaritata e la malmonacata, nel senso di "a forza".

      A FORZA. O no?
      Anche badesse, se del caso, ma mi sa che lì, pure come per i maschi nei loro ordini, i "posti" cioè l'offerta fosse comunque inferiore alla domanda.

      Certo che la famiglia feudale facente parte del regime feudale era proprio una bella protezione, ah be', sì be', canterebbe da solo Jannacci o insieme a Celentano, Gaber, Fo e...me ne dimentico uno (Arena?)

      Le signore vorrebbero tornare lì? Senza contare che le donne non erano affatto tutte "dominae", solo per restare alle classi dirigenti, perché per il resto...
      E anche per i signori (attuali uomini) forse non andava tanto bene.

      Oppure: la famiglia coi bimbi nelle miniere della società industriale - bimbi nelle miniere perché atti a cunicoli secondo l'etimo, cioè, appunto, atti a conigli (in realtà, l'etimo è viceversa) - quella è anticapitalista, nel senso che può proteggere i suoi piccoli e non piccoli da quei grandi benefattori che sono (erano) i padroni delle miniere?


      Domanda ai signori e alle signore dalle anime belle: ma perché su temi di intenso valore affettivo vi sdilinquite dietro a Fusaro?

      Così, per sapere.

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  4. Credo che nella frase seguente intendesse scrivere "deflazione". Altrimenti non ci ho capito niente e devo ripartire col grembiulino ed i numeri in colore...
    Riassumendo: parlare dei benefici dell'inflazione significa schierarsi dal lato del consumatore (cioè della domanda) senza considerare le ragioni del produttore (cioè dell'offerta). 

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  5. Minchia, berciavamo slogan psudoprogressisti nella stessa epoca e per lo stesso motivo (in più, per fare il figo, lanciavo anche molotov pseudoeivoluzzzionarie)

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    1. No, guarda: li berciavi tu! Io facevo un'altra cosa, te la spiego quando ci vediamo.

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    2. Uso corrente, in effetti, trattare il consumatore come un re, il produttore come un servo taillable et corvéable à merci, anche se per l'anagrafe sono la stessa persona. Quuanto ciò contribuisca all'equilibrio psichico personale e alla tranquillitas ordinis è chiaro a tutti, specialmente agli spacciatori di droga, anche mediatica.

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  6. Che dire.. Grazie e.. non mollare.. Io da piccolo lavoratore dipendente ho regalato finora 10 copie de "L'Italia può farcela" a 10 amici che ritengo culturalmente adeguati ma intrisi di tutta la comunicazione mass mediatica di questi anni, presentando il libro come il migliore strumento di educazione civica attualmente in Italia.. confesso che il risultato al momento non è stato soddisfacente.. su 10 solo un paio sono rimasti entusiasti come me quando l'ho letto.. gli altri non sono riusciti a liberarsi dai pregiudizi e questo mi ha inquetato..

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  7. Una volta c'erano padroni e scudieri...

    “La definizione è nel Don Chisciotte e nel Contrasto perfetto tra il padrone e lo scudiero. Il padrone, alto e pallido; lo scudiero, grasso e fresco. Il primo tutto eroismo e cortesia; il secondo tutto egoismo e servilità; il primo sempre pieno d'idee romanzesche e commoventi; il secondo un modello d'ingegnosità nel condursi praticamente, una raccolta di proverbi molto saggi ; il primo sempre a nutrire la sua anima con qualche contemplazione eroica e pericolosa; l'altro a ruminare qualche piano molta sensato nel quale non manchi di prendere in considerazione con ogni cura l'influenza di tutti i più piccoli moti vergognosi ed egoisti del cuore umano.
    Al momento in cui il primo dovrebbe essere disingannato dal non-successo delle sue fantasie di ieri, è già occupato con i suoi castelli in aria di oggi.”

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  8. Ecco, non mollare mai..
    Io ho fatto il liceo classico, il che forse mi ha dato una discreta capacità di seguire la consequenzialità logica in un discorso.
    Di economia non ho mai capito nulla, poi ho letto i Suoi libri, e anche qualcos'altro (Anschluss dell'ottimo Giacchè) e finalmente ho iniziato a capire qualcosa.
    Non abbastanza per commentare nel merito, ma qualcosa sì.
    Quello che mi domando con crescente angoscia è QUANDO i (pochi) politici che hanno capito, in tutto o in parte, come stanno le cose decideranno di mettersi insieme per mandare a casa ( e magari sotto processo) i traditori di questo Paese.
    Accantonando le divisioni ideologiche fra "destra" e "sinistra" (virgolette volute) e unendo le forze per fare ciò che deve essere fatto.
    Le scrivo da militante della Lega, perplesso e preoccupato anche per le resistenze, all'interno della stessa Lega, nei confronti di una prospettiva di questo tipo.
    Spero che le cose possano cambiare presto, attendo con fiducia il Goofy 4.
    Anche se il tempo, purtroppo, non sempre è galantuomo...

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  9. "Ce lo chiede l'Europa", personalmente l'ho visto almeno 5 volte per INTERO. Ogni volta univo un puntino. L'unica parte che non ho compreso non è tecnica: Ovvero il Perché quando parla di riserva frazionaria abbassa lo sguardo e la voce diventa titubante ? Come se ci fossero delle cose che vorrebbe dire ma preferisce non dire. (Mia interpretazione, non so gli altri). Cari Saluti Prof.

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    1. Santoro, la prego! Perché il problema non è quello. La saluta da Nibiru il compianto Auritiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii...

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    2. Evidentemente voleva dire che il problema non è quello. Io ho solo notato il cambio di registro: Auriti lo conosco molto poco. Questo è il suo limite caro Prof., attacca me per una semplice costatazione, (interrogativa)...non l'ho accusata di nulla. In bocca al lupo per l'incontro. Saluti.

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    3. Ma guarda che la domanda era in effetti imbarazzante! Come fai a dire a una persona che ti sta dando voce tutto sommato in buona fede: "Houston, abbiamo un problema: nun ce capisci gnente?" I signoraggisti si sono estinti, ma sono stati a lungo una cancrena, più o meno spontanea, del dibattito, e il problema non banale era differenziarsi dai dilettanti (questi, i donaldiani, i memmetari) senza respingere chi aveva le basi neurobiologiche per poter essere salvato. Erano non pochi, come poi si è visto, ma il problema non era banale.

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    4. P.s.: io sono il lupo, perché la canzoncina del castacriccacoruzzione l'hanno intonata loro, per primi, e qui vi ho ri-spiegato a cosa serve.

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    5. Gianmaria: forse perchè parlare di riserva frazionaria, cioè di moneta esogena sostanzialmente, mentre qui da mo' se spiega che la moneta è endogena o meglio, come spiega Graziani, ingranaggio non poco importante di un circuito chiamato Economia, beh... credo sia fisiologico un attimo di "Uh Signuuuuuuuur" dopo anni in cui si passa il tempo a spiegare che riserva frazionaria=bullshit...

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  10. Io faccio una domanda ovvia ma per la quale ancora non ho avuto risposte concrete. Partendo dall'assunto che tutto quello che è scritto in questo blog sia vero il comune cittadino come si difende? Non dico discorsi alti del tipo non votare più per chi collabora a impoverirci oppure essere informati non fermarsi ad ascoltare il tg1 ecc. Io dico nella vita di tutti i giorni che contromisure prendiamo per difenderci?

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    1. Per esempio scegliendo di devolvere il 5/1000 ad a/simmetrie e versando un contributo mensile che sostenga finanziariamente il lavoro dell' associazione. Questa è la cosa più concreta.

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    2. @ investitore.
      Sono tante le cose che si possono fare e che mi vengono in mente. Richiedono tempo. E pazienza, tanta pazienza.
      Primo, contribuendo a finanziare informazione come quelli di blog indipendenti.
      Secondo, investendo in istruzione finanziaria personale. L'ignoranza costa tantissimo, specialmente come nel caso del sottoscritto quando ha comprato casa nel 2007 e non aveva la benché minima idea di come i tassi risentissero della politica monetaria delle banche centrali, o degli effetti sull'industria della globalizzazione (e io lavoravo nell'industria). Capiti quei presupposti, ho migliorato le condizioni di mutuo del 25% e poi, cambiando lavoro, il reddito é migliorato significativamente.
      Terzo, investendo in azioni di compagnie serie. E la cosa richiede tempo, studio e passione. Il perché? perché in un'epoca globalizzata, che schiaccia il tuo salario, uno dei modi per compensare la cosa é "spostarsi dall'altra parte", cioé dal lato di chi il profitto lo fa abbassandoti il salario. E'un cambio di paradigma mentale difficile e non é da tutti, purtroppo. La cultura italiana é spesso fine a se stessa, autoreferenziale, non insegna a gestirsi e ad avere iniziativa, esaminando criticamente la realtá senza ideologismi.
      Quarto, risparmiare il proprio prezioso tempo evitando di leggere la stampa mainstream: iniziare a leggere blog, siti specializzati e soprattutto in lingua inglese. Mi permetto di consigliare, per l'Italia, ma solo per faccende di politica estera ed economia, il Giornale, in particolare la sezione bloggers. Leggevo di solito Repubblica ma su economia e politica internazionale é carta straccia.

      Purtroppo se una volta bastava leggere e scrivere, e confidare nei sindacati e nel debito, ora non é piú possibile. Prima ci si sveglia, meglio é.

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  11. In merito al filmato, che vede il Prof. negli studi con Pancani, sono molto d'accordo su ciò che dice, lo stesso Prof., nel finale. Sull'uso del contante.
    Portare il limite a 3.000 euro non è un grande danno, ai fini del contrasto all'evasione, in quanto i grandi evasori non sono artigiani, professionisti o commercianti, bensì le banche. E le grandi multinazionali.

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  12. Ne parlavo oggi con un amico pensionato che teme l'inflazione e associavo la questione al sistema a ripartizione; ergo il "dritto di Chicago" sta opportunamente dal suo punto di vista, inviando le famose "buste gialle".

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  13. Bagnai, "mi consenta"un paio di cose :

    - " Capire cosa c'è che non va in questo ragionamento è facile, ma non banale, perché come vedrete, inter alia, ci apre qualche prospettiva sulla pochezza intellettuale di un'altra sconclusionata masnada di cialtroni: quelli che "l'economia non è una scienza"

    - QUINDI MARX, HEGEL, SMITH, FRIEDMAN, HAYEK ecc... questi cialtroni, erano scienziati alla base o filosofi ?

    - " Dato che sul prezzo delle materie prime c'è poco da fare, perché non dipende né da lui, né dalle politiche economiche del paese, il produttore per difendere i propri margini non potrà fare altro che agire sul costo del lavoro: pagare di meno i lavoratori. E siccome questi, legittimamente, non sono del suo parere, il produttore sarà costretto a licenziarne alcuni, secondo il noto principio del colpirne uno per educarne cento, slogan ingiustamente attribuito alle BR, quando invece vediamo ogni giorno che esso riflette l'essenza più intima del libbberismo (con tre "b"): cosa c'è di meglio di un lavoratore in più a spasso, per convincere gli altri cento (a spasso pure loro) ad accettare un salario inferiore?"

    - Caro Bagnai, quando ancora lavoravo in Italia, già negli anni '90 gli industriali non ti mettevano alla porta o ti ricattavano per "colpa delle materie prime", ti mettevano alla porta e ti ricattavano per il semplice fatto che in Asia e nell'Est Europa il lavoro costava 10 volte di meno ...

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    1. Carissimo, la sua distinzione fra "scienziati" e "filosofi" è un pochino azzardata. Quanto al resto, mi faccia capire (al di là del fatto che preferirei non venisse banalizzato quello che penso, ma allora, in effetti, dovrei tenerlo per me): lei è andato in un paese dove il lavoro costa meno? Così, per contestualizzare. Tenga presente che ai nostri dibattiti ha partecipato la crème de la crème degli expat, gente tipo questo. Ovviamente non lo dico per intimorirla ma per incoraggiarla.

      La ringrazio per le osservazioni.

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    2. Scusi cin79, solo per capire, perchè anch'io avevo in quegli anni diverse esperienze di lavoro in Italia, mi dice in quali aziende negli anni '90 la mettevano alla porta perchè in quei paesi che cita il lavoro costava meno? Io ricordo che mettevano alla porta la gente, quelle aziende che erano in crisi ed in procinto di fallire o che fallivano proprio negli anni '90 a causa dei problemi legati ai vincoli di cambio della appartenenza allo SME (prima che uscissimo nel '92) e che pertanto erano costrette come oggi, guarda caso per lo stesso problema (ma non in questi macroscopici termini) a cacciare la gente per diminuire quei costi a carico della componente lavoro, ma la causa non era quella da lei citata.

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    3. Ma perché, un filosofo non è uno scienziato?

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    4. @cin79
      sto aspettando la sua risposta.

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    5. Alberto Bagnai, premetto che non ho nulla ne contro di lei ne tanto meno contro le sue analisi, ne il mio intevento vuole essere un attacco personale.

      - L'economia alla base non è forse una teoria o un pensiero filosofico?
      Non è forse un concetto, prima di essere una scienza?

      - Scusi, lei è mai andato a vedere in quali condizioni sono costretti a lavorare in Bangladesh, in Cina, in India, in Romania, in Taiwan ecc...ossia la dove il lavoro costa meno?

      ...

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    6. @ALBERTO49 : guardi, premetto, io sono daccordo con la questione SME che qui dentro bene o male conosciamo tutti, e dei problemi legati ad essa (come oggi l'Euro); ma dire che il problema è solo "monetario" è alquanto riduttivo, e vorrei spiegarle il perchè.
      Io sono originario del nord-est, zona da sempre conosciuta come motore industriale trainante ( assieme ad altre regioni del nord Italia) del Paese.
      All'epoca, fino agli anni '90, nella mia zona era praticamente impossibile trovare un disoccupato, manco con "Chi l'ha visto?" .
      I settori che tiravano di più erano il tessile, quello "plastica - gomma", e il metalmenccanico.
      Bene, la più grande azienda della mia città, il gruppo Marzotto (dovrebbe conoscere) quando inizio' la delocalizzazione, non era ne in perdita ne aveva problemi legati alle materie prime; delocalizzo' per ben altri motivi, che sottraendo i primi due (inesistenti nel periodo) ne resta un terzo : la massimizzazione dei profitti al minor costo possibile.
      Delocalizzarono in Austria, Germania, Gran Bretagna, Spagna o USA?
      No delocalizzarono nei cosidetti Paesi "emergenti" dell'est Europa (la Cina venne dopo).
      La stessa cosa fecero altre aziende, trattasi di PMI del manifatturiero locale, e NON erano in crisi, ma in attivo.
      ATTENZIONE : non è che dopo essere usciti dallo SME le delocalizzazioni si fermaro, ma tutt'altro continuarono.
      E quello che i dipendenti si sentirono dire, non era "delocalizziamo per colpa delle materie prime" o "per problemi legati al cambio" , si sentivano dire "in Romania il lavoratore mi costa 10 volte in meno e non ci sono i sindacati".

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    7. Moritz Schlick, Rudolf Carnap, Erwin Schroedinger, Ernst Mach e potrei continuare per parecchio tempo, tutti scienziati di prim'ordine, nonché filosofi. La scansione filosofi aut scienziati è sia filosoficamente che scientificamente quanto meno malferma, non solo perché ci vogliono una filosofia della scienza ed un'epistemologia (che è sempre branca della filosofia), per declinare i criteri di scientificità di una disciplina, ma anche perchè di converso occorre la scienza per mantenere il discorso filosofico nell'alveo dell'ontologia realista cui da sempre tende.

      Del resto, quando si fanno questi distinguo, non capisco mai una cosa: si "declassa" lo scienziato a rango di filosofo, per dire che quel che sostiene è opinabile, oppure per quale altro motivo?

      Se davvero si sta giocando al "non è scienza, al massimo filosofia" per squalificare l'interlocutore a rango di opinionista, occorre rimandare il primum loquens alle pagine platoniche in cui si spiega che la differenza tra opinione e conoscenza fondata (doxa Vs episteme) è propria della filosofia, prima che della scienza, che semmai mutua dalla prima le proprie ed eventuali condizioni epistemologiche.

      Buona domenica a tutti.

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    8. Come sarebbe bello avere 3 o 4 milioni di euro da godersi la deflazione in santa pace, leggere questi commenti e farsi na risata a cuor leggero.

      Invece nisba, la deflazione mi tocca subirla (e non goderla) e per certi commenti c'è da preoccuparsi (anzichè ridere)....

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    9. @Tommaso

      Sei un vero filosofo, Tommaso.

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    10. Caro cin79, oggi è facile documentarsi.
      In breve, la delocalizzazione può avvenire:
      1. se c'è illimitata libertà di movimento dei capitali
      2. se gli "investimenti" sono protetti da eventuali svalutazioni nel paese di arrivo con agganci monetari - o moneta unica.
      3. è addirittura obbligata se non ci si può difendere con svalutazioni dalla concorrenza internazionale di paesi sviluppati che a loro volta barano (per es. Germania).
      Bagnai ne ha parlato diffusamente. Lo spieghi anche agli amici del baretto.

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    11. cin79,
      non ci siamo con i tempi, ovvero le delocalizzazioni del tipo che lei cita, per trasferire produzioni a scapito del comparto domestico, iniziarono negli anni dell' euro e non ci siamo con i motivi delle delocalizzazioni degli anni '90, che partìrono non per distruggere produzioni domestiche ma per ampliare dimensionalmente le aziende e non perdere il treno. La Marzotto, le rammento, nel periodo '85-'92 si ingrandì, facendo shopping anche in Germania e soprattutto si ingrandì come numero di addetti.
      Il comparto tessile italiano iniziò ad avere problemi domestici esattamente subito dopo l' ingresso dell' euro; guardi questo documento ed in part. la TAB 1 e la TAB 7.
      Inoltre Qui ci sono ulteriori e corpose conferme della crisi dopo euro, proprio sul gruppo Marzotto
      Questo grafico dell' indice della PI italiana potrebbe anche suggerirle qualcosa.
      Sostanzialmente e onestamente non osservo alcun riscontro alle sue affermazioni.

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  14. Mai sentito il primo citato :QUINDI.
    Chi sarebbe costui?

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  15. A proposito di deflazione:

    "Politica economica e monetaria

    Il principio fondante di tutto l'hitlerismo è stata la costruzione della Grande Germania (Grossdeutsche Reich) e del suo "spazio vitale" (Lebensraum): a quest'idea tutto andava sottomesso, compresa l'economia. Tuttavia quando Hitler salì al potere nel gennaio 1933 le condizioni economiche della Germania erano disastrose: il 20% della forza lavoro (circa 7 milioni di persone) disoccupate ed al limite della soglia della malnutrizione, la cui causa era la deflazione seguita alla crisi del 1929 con il ritiro dei capitali americani (piano Dawes e Piano Young) dalla Germania ed accentuata dal rigore depressivo dell'allora vigente Gold Standard."

    https://it.wikipedia.org/wiki/Economia_della_Germania_nazista

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  16. Se le cose andassero diversamente e ci fosse veramente l'inversione di tendenza tanto celebrata dal governo e dai media.... e invece siamo ancora BBB+ Per tutto il resto, per chi vuol capire e anche per gli altri c'è Bagnai BlogCard ;-)

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  17. OT
    Caro Alberto,
    studiando il pittore settecentesco Paolo Anesi (Roma, 9 luglio 1697 – Roma, 1773), mi sono imbattuto in uno splendido clavicembalo in collezione privata, decorato con scene di paesaggio della Campagna Romana, del pittore paesaggista.
    Ma forse ti era noto già.

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  18. Prof. che ne pensa di quanto sta succedendo in Portogallo? Mi pare di avere capito che il Governo attuale non ha i voti per governare mentre a sinistra c'è una coalizione socialisti-comunisti che a quanto pare riesce ad avere i numeri. Ma a sorpresa il Presidente Anibal Cavaco Silva preferisce dare un incarico al centro destra per un Governo di minoranza (mi ricorda il sogno derelitto di Bersani)...dichiarando senza vergogna e con la massima sfacciataggine che non può dare un incarico di governo a forze antieuropeiste che professano lo smantellamento dell'unione monetaria, del trattato di Lisbona, etc...
    Le risulta che in Portogallo la sinistra è veramente per l'uscita del Paese dall'euro o siamo di fronte ai soliti macellai col grembiule rosa? Se fosse vero finalmente avremmo un partito di sinistra in Europa che si schiera contro il Pude!!! Nel piccolo Portogallo ma sarebbe già qualcosa degno di rilievo.
    Ma indipendentemente dalla vocazione, presunta o reale, entieuropeista della sinistra portoghese, mi pare che il sequestro della democrazia con la presa di posizione del Presidente Cavaco Silva abbia raggiunto vette sorprendenti. E' vero che l'incarico si da al segretario del partito di maggioranza relativa ma se questo non ha i numeri come si fa a rilasciare quelle dichiarazioni in cui ci si schiera con scellerata dovizia di motivazioni contro una alternativa assolutamente democratica? Dopo la telenovela greca è in arrivo qualcosa di simile dal Portogallo? Sperando in contenuti ed esiti diversi.....

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    1. Luca,
      dimentichiamoci che Grecia o Portogallo possano solo sperare di ricattare chi vuole lo smantellamento dell'eurozona. Quando avverrà, sarà disordinata ad opera dei mercati. Non credo nella mediazione.
      Sul Portogallo ho avuto la sensazione, nel leggere ciò che vi sta succedendo, che le cosiddette forze di sx facciano l'ennesimo bluff per alzare la posta, e non possono permetterselo. Il Portogallo, se ben ricordo, è un beneficiario netto.
      Sarei lieto di sbagliarmi

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    2. Che la legittimazione europeista dei partiti divenga prevalente sulla legittimazione democratica, è molto preoccupante, anche se in effetti già in atto da diversi anni. Tuttavia ciò che reputo importante è la sensazione che a sinistra qualcosa si muove. Che sia la forte presa di posizione di Oskar Lafontaine o l'inatteso accordo dei partiti di sinistra in Portogallo, forse l'istinto di sopravvivenza sta suggerendo ad una parte della sinistra europea di darsi una mossa.

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  19. @cin79
    non siamo né a carnevale né ad Halloween..

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  20. La domanda che la gente dovrebbe iniziare a porsi é: perché c'é deflazione? nonostante carrellate di soldi che le Banche Centrali buttano nei bilanci delle banche?

    Una prima risposta é: globalizzazione. Spostando le industrie dove la gente campa con 5 dollari al giorno, anziché con 100, inevitabilmente i posti di lavoro domestici vengono persi. La globalizzazione é fortissimamente deflazionistica. Ma lo dicono in pochi.

    Una seconda risposta é: eccesso di credito. Siccome viviamo, a partire dal 71, un 'epoca in cui gli Stati Uniti hanno stampato a carrellate, e avuto deficit delle partite correnti mostruosi, paesi esportatori come Giappone negli anni Ottanta, e poi Est asiatico negli anni Novanta, e Cina fino ad arrivare a oggi, hanno avuto enormi surplus che hanno reinvestito in titoli di Stato americani, schiantandone i rendimenti, anno dopo anno.
    La ricerca di rendimenti sempre piu' alti ha spinto a inventarsi strumenti di ingegneria finanziaria sempre piú sofisticati, e a leva, che hanno retto finché la gente poteva pagarsi mutui su assett immobiliari enormemente in bolla a causa dei reinvestimenti cinesi nel mercato immobiliare americano. Insomma, gli USA compravano prodotti cinesi, i cinesi con i soldi americani ci ricompravano titoli di stato americani e titoli di agenzie governative che supportavano il mercato immobiliare americano (Freddie Mac e Fannie Mae), le case americane costavano sempre di piú, inducendo gli americani a comprare sempre di piú perché si sentivano piú ricchi, e i cinesi a produrre di piú, rivendendo agli americani che nel frattempo perdevano posti di lavoro nell'industria.
    La conseguenza di questa politica del credito dissennata (che puó esistere solo in regime fiat, cioé di credito creato dal nulla, digitando numeri su una tastiera) é che si é creato un eccesso di offerta. Di tutto. Troppe case, troppe macchine, rispetto alla capacitá di spesa delle famiglie.
    E un'eccesso di offerta é deflazionistico.

    Veniamo alla zona euro: In zona Euro i cinesi sono stati i tedeschi, e quelli che si sono indebitati (cioé gli statunitensi del discorso di prima) sono stati coloro che hanno avuto partite correnti negative: i paesi PIIGS. E i tedeschi, come i cinesi, hanno reinvestito i proventi in titoli di stato e asset ....dei paesi indebitati, che offrivano rendimenti teoricamente garantiti dall'esistenza dell'euro stesso. In Europa la cosa é diversa perché con la moneta unica i tassi di interesse erano ulteriormente falsati, a vantaggio del piú forte (Germania). Ma il principio rimane.

    La moneta fiat presuppone un debito sempre crescente, esponenzialmente crescente e pertanto irripagabile. E il debito ha schiantato le famiglie, perché la produttivitá negli anni é salita molto piú dei redditi nei paesi occidentali (non solo nei paesi a zona euro). E chi si avvantaggia dei tassi bassi é chi ha i soldi da investire e comprare attivi che generano rendite, non certo le famiglie. Da qui il gap ulteriore che si é creato negli ultimi 45 anni tra ricchi e poveri, in tutto il mondo occidentale, non solo nei paesi dell'eurozona.

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    1. Lorenzo , fossi in te mi studierei l'eccesso di DEBITO e la deflazione; Fisher e la deflazione da debito. Sei sicuro che la monta fiat presupponga quello che hai scritto?

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    2. Ma una ripassata a IPF no?

      Nei vari capitoli viene spiegato molto bene il meccanismo di fondo all'opera: compressione/quota/salari (vedi grafici a pag. 199 e pag. 219) - ricorso/al/credito/per/sostenere/consumi - esplosione/del/debito (grafico a pag. 209 e tabella a pag 217).

      La deflazione non e' pero' una conseguenza obbligata del raggiungimento del 'picco del debito'.

      Vado a memoria, ma mi pare di ricordare che sia nel TDE che in IPF ci sia il paragone tra l'indebitamento odierno e la situazione nel 1918 e nel 1945.

      Negli anni venti si scelse la deflazione, che condusse direttamente alla II GM, nel 1945 si scelse invece la via della crescita (con moderata inflazione e con aumenti della quota salari in linea con gli aumenti di produttivita').

      Per quello che riguarda infine il ruolo della moneta suggerisco un ripassino da pag. 301 a pag. 311 di IPF (e del concetto di "feticcio della liquidità").

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  21. Un pezzo vecchio ma mi è tornato in mente.

    NOAM CHOMSKY: I didn’t do any research at all on Smith. I just read him. There’s no research. Just read it.
    He’s pre-capitalist, a figure of the Enlightenment.
    What we would call capitalism he despised. (...)

    ...he says that division of labor will destroy human beings and turn people into creatures as stupid and ignorant as it is possible for a human being to be. (...)

    He gave a devastating critique of what we would call North-South policies.

    He simply observed in passing, because it’s so obvious, that in England, which is what he’s discussing — and it was the most democratic society of the day — the principal architects of policy are the “merchants and manufacturers,” and they make certain that their own interests are, in his words, “most peculiarly attended to,” no matter what the effect on others (...)

    ...e via e via.

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    1. Bene: rettifico. Io morirò, e Smith lo abbiamo letto in due.

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    2. Ricordo, al momento del primo o secondo anno universitario, l'uscita di un libretto, nella collezione Sansoni scuola aperta, dal titolo "Adam Smith e la nascita della scienza economica", di una collana che ebbe, non so in quale successione, "Elementi della teoria ingenua degli insiemi" e "Cristianesimo e Impero", riferito all'Impero romano, nonché "Euripide e il ruolo dell'eroe tragico" - ma su quest'ultimo tiro a indovinare: tutti smilzi, appunto, libretti, con una prima sezione di trattazione generale e una antologica con bibliografia anche ricca, per le dimensioni del tutto, circa un cinquanta pagine.

      Proponevano, dunque,i libretti, l'abc degli argomenti ed erano ben fatti
      davvero.

      Conosco una commentatrice del presente blog che comprò i quattro nominati, ne aprì e subito chiuse due e ne sfogliò con maggior attenzione altri due.
      L'innominata (nel corso del commento) ne comprò un quinto, "La biblioteconomia", a cui riservò una sorte intermedia tra quelle delle suddette coppie.

      Ho idea che comunque non sarei diventata un'economista, QUINDI...


      Buona notte :-)

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  22. Aggiugerei un'altro aspetto: la circolazione del denaro.
    Se c'è inflazione, tenere il denaro dentro il materasso è da fessi.I soldi si devono spendere, perchè il denaro si svaluta e ovviamente se il denaro crcola l'economia nel suo complesso ne giova.
    Fino agli anni '80, con l'inflazione, per dire, al 6%, molti avevano conti correnti presso una banca, direi chiunque aveva un po' di cultura e un po' di denaro, per 4 buoni motivi:
    1) La banca ti riconosceva un interesse (ad esempio, il 4%) che ti compensava in parte della perdita di valore causata dal'inflazione. I più accorti compravano titoli di Stato e avevano redditi ancora migliori.
    2) La banca custodiva il tuo denaro (falso, perchè lòa banca custodisce il PROPRIO denaro, ma in pratica vero per il successivo punto 3)
    3) La banca ti riconosceva un credito SEMPRE ESIGIBILE, perchè il fatto che il Tesoro controllasse la Banca d'Italia, e quindi il sistema bancario (per lo più pubblico) garantiva di fatto al 100% la solidità e solvibilità del sistema.
    4) La banca offriva servizi quali i libretti degli assegni, i bonifici, etc...

    Ora, senza inflazione il punto 1), che è importantissimo, oggi non vale più. Il punto 3) non vale più neanche lui, e le nuove regole europee lo mettono nero su bianco.
    Il punto 2) è garantito altrettanto bene dal ricorso alle cassette di sicurezza.

    Rimane solo il punto 4). Siete sicuri che ne valga la pena?
    E così, il governo si illude che il denaro immobilizzato salti fuori perchè innalza il tetto dei contanti, ma ignora un fatto ovvio: se io non ho interesse a tenere il denaro in banca, perchè dovrei farlo? Perchè me lo dice la propaganda ufficiale, e poi, che altro?

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  23. non sono d'accordo con questo passaggio:
    ""chi controlla l'informazione oggi vi racconta una favola, quella secondo cui la politica è corotta, se sò magnati tutto, castacriccacoruzzzione, e via andare, per cui la politica va sostituita o dalla tecnica, o dall'onestà (che ovviamente non si escludono a vicenda, pur essendovi qualche dubbio che la prima implichi la seconda, e la pressoché assoluta certezza che la seconda fattualmente escluda la prima...). La favola nella quale il cattivo è la politica ha un ovvio scopo, quello di convincervi che non avete bisogno di politica.""

    chi controlla l'informazione ora tramite i tg di regime, ci dice che l'italia riparte, che ci sono i gufi che rosicano e sperano nel fallimento dell'italia, ma non parla di corruzione, non fa nulla per combattere la corruzione, non vuole che si parli di corruzione perché c'è dentro fino al collo, annuncia il daspo per i politici corrotti ma poi innalza il tetto per il contante, fa la legge bavaglio sulle intercettazioni, abolisce le elezioni provinciali ma mantiene le mille poltrone delle società municipalizzate ecc
    chi controlla l'informazione oggi non vuole che si dica che l'italia sta male per colpa dei politici corrotti, farebbe il gioco dei "populisti".

    chi invece dice che è colpa dei politici corrotti e ci vuole più onestà, dice anche che bisogna uscire dalla trappola dell'euro, dice anche che lo Stato siamo noi cittadini, che se non ti occupi di politica la politica si occuperà di te, quindi bisogna tornare all'interesse civico per la cosa pubblica, tornare alla vera politica, toglierla dalle mani della Casta dei Corrotti.
    E poi perché la tecnica e la competenza escluderebbe fattualmente l'onestà? Siamo un po' troppo leopardiani, per dirla alla Bagnai...

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    1. Caro, ti sono vicino nel tuo dolore. La negazione è una delle tante fasi dell'elaborazione del lutto. Non ho detto che tecnica e competenza escludano l'onestà: io sono un esempio del contrario. Ma tu non hai tempo per leggermi. Devi guardare dei TG che non sono quelli che vedo io, e nei quali non è in atto, come in quelli che vedo io, un attacco diffamatorio e strumentale verso settore pubblico e politica. Dove vivi? Perché se vivi in Italia, scusami: come è permesso di dissentire, mi sia permesso di dirti che ti meriti tutto. Qualsiasi cosa esso sia e, soprattutto, sarà. Sta a te aprire gli occhi. Io più di questo non potevo fare.

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    2. @Gabrielón

      Senza offesa e nulla di personale, ma mi sembra di leggere le opinioni di un pentastellato "pavlovizzato".
      Dell'onestà ne ho le scatole piene. Sai quanti erano gli onesti che contribuirono al massacro della 1 e 2 guerra mondiale e di altre guerre?
      A bizzeffe e a milioni.
      È una canzone che stanca.

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    3. Il vero problema è che, come tutti i cantori dell'onestà, il nostro amico (che non prenderà mazzette perché nessuno gliele offre) è intellettualmente disonesto nel riportare selettivamente i temi dell'informazione mainstream, e nel distorcere ad arte le mie parole. Basterebbe questo, e lo abbiamo già detto. La posizione sull'euro è una cartina, anzi: un cartellone, di tornasole. Devo ripetermi?

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    4. Chiedo venia se mi intrometto: ci sono possibili continuità e intersezioni fra i mass media che ci hanno massacrato con la retorica della corruzione e i mass media che ci massacrano con la retorica dell'ottimismo, che sta nella tesi che ripropongono: prima le cose andavano male perchè LA POLITICA è corrotta e NOI non vi governavamo, ora le cose vanno bene perchè LA POLITICA è corrotta e NOI ora vi governiamo. Caro Gabrielòn, la retorica dell'ottimismo si nutre di quella della corruzione, che tu sembri condividere, perchè avalla una visione del passato distorta da una gigantesca operazione di falsificazione, tipo dichiarazione di Costantino però peggio.

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    5. @gianni ciardello: che ci saranno pentastellati che prenderanno le mazzette lo dice anche il nostro beneamato "guru" o "elevato" che dir si voglia. L'onestà è il programma del M5S perché è un cittadino disonesto è disincentivato ad entrare in un movimento dove se non restituisci metà dell'indennità sei espulso, dove se vieni rinviato a giudizio sei sospeso, dove se vieni condannato in primo grado sei espulso (e riammesso solo in caso di assoluzione in cassazione) o dove dopo 2 mandati devi tornare al tuo vecchio lavoro o cambiare partito, perché nel M5S non potrai più essere rieletto. L'onestà, in questo senso, non è solo uno slogan.

      @professor Bagnai: non era mia intenzione distorcere le sue parole, forse sono un povero ingegngngere che non sa leggere, prima ho effettivamente confuso soggetto e complemento oggetto, ma ora ho capito questo, che "c'è la certezza che la seconda (l'onestà, ndr) fattualmente esclude la prima (la tecnica, ndr)". Ecco questo concetto non mi è del tutto chiaro, oppure, se ho capito bene, non sono d'accordo.

      -- sull'informazione mainstream (e qui mi preme di più): sono d'accordissimo che ogni giorno viene passato il messaggio di un attacco al settore pubblico, ma mentre l'attacco al settore pubblico è realizzato effettivamente (eccome se è realizzato, lo vediamo coi nostri occhi ogni giorno), l'attacco alla "corruzzzione" è solo annunciato in modo gattopardesco.
      Ma questo non giustifica mettere sullo stesso piano chi vuole ingannare quell'elettorato scontento e colpito dalla crisi con argomenti validi ("daspo contro i politici corrotti!") mentre nei fatti si adopera per salvare se stesso e i suoi compagni di merende, da chi contro la Corruzione (quella vera) vorrebbe incidere veramente. Perché entrambi siamo d'accordo, e su questo non ho dubbi, che se la corruzione NON è la causa strutturale della crisi economica che stiamo vivendo, qualsiasi azione vera e incisiva contro la corruzione porti un beneficio in termini assoluti allo stato di salute del Paese.
      In ultimo: sappiamo che lei non la pensa così, ma il M5S quando attacca la "castacriccacorruzzzione" non giustifica la privatizzazione selvaggia in nome di una lotta allo Stato corrotto, anzi vorrebbe più Stato e più Pubblico, liberato, quello sì, dal cancro della corruzione. Dove per corruzione si intende anche quella scelta consapevole di manganellarci col vincolo esterno in nome di una difesa di interessi particolari, non coincidenti con quelli del popolo italiano.

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    6. Ora lo dirò più chiaramente : viene prima la competenza e poi l'onesta, e non solo per me.
      Se sono in mare aperto su una barca e ci dovesse sorprendere un grosso imprevisto, tipo forza di causa maggiore, gradirei essere in compagnia di uno che conosce come stare in mIbm ed abbia competenze relative.
      Se ho un problema al cuore, valvola mitralica andata, gradirei essere operato da un grande cardiologo, se poi evade o piglia mazzette, me ne sbatto.
      Posso continuare, ho casi veri di vita vissuta.
      Ora se c'è l'onesta, ben venga, chi la rigetta, ma da sola non serve ad un beneamato biiiip.
      Ho la forte sensazione, mi sbaglierò ma non penso, che dietro la frase di chi pronuncia "l'onesta è importante. Basta coi politici corrotti, che pigliano mazzette ed indebitano il povero popolo. ecc ecc ecc, ci sia quello che il padrone del blog ha più volte ricordato, ovvero l'odiiso pronome IO, perché chi dice ciò si ritiene lui stesso onesto senza alcun ombra di dubbio che lo "percuota".
      Ripeto, nulla di personale, ma un po di realismo sarebbe gradito.

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    7. Realismo.... ma in Italia si viveva meglio con Craxi e Andreotti o si vive meglio adesso? Numeri alla mano intendo. Quel che e' successo nel 1992 l'hanno capito in pochi, con la rivoluzione colorata (che io chiamo 'delle monetine') sopratutto tra i pentastellati. Ma chi l'ha organizzata sapeva benissimo quale fosse il punto debole della folla italiana: appunto l'onesta'. Vi hanno fatto un colpo di stato ma a voi va bene in nome dell'onesta' (quale tra l'altro? La prima onesta' sarebbe quella di essere fedeli ed onesti verso i proprio cittadini e di non fare il gioco di interessi stranieri).
      Vi farete sfruttare dalle multinazionali straniere, ma onestamente, mi raccomando. Contenti voi.

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    8. Tiziano, hai centrato il punto. L'onestà è un valore è come tale un fatto relativo. Punto

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  24. lo stato ladro, kastacriccacorruzzzzzioneeeeeee???
    ora basta con le fandonie, riconquistiamo l'egemonia:
    “Yes, the government will be somewhat inept, but the private sector is in general inept"
    chi l'ha detto? ma il prossimo nuovo segretario del partito comunista degli stati uniti, lui!
    http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2015/11/we-need-an-energy-miracle/407881/

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    1. infatti lui senza lo stato non avrebbe costruito il suo impero

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  25. Che i pezzi si stiano sgretolando davvero?

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/07/03/austria-250mila-firme-per-proposta-per-uscire-da-euro-e-referendum-piu-vicino/1840341/

    http://vocidallestero.it/2015/10/23/aep-il-portogallo-ribelle-rovina-i-piani-politici-delleurozona/#comment-8761
    http://vocidallestero.it/2015/10/26/sapir-il-colpo-di-stato-silenzioso-a-lisbona/

    http://contropiano.org/articoli/item/32954

    http://www.corriere.it/foto-gallery/esteri/15_ottobre_10/germania-migliaia-persone-piazza-berlino-contro-ttip-0e3853fe-6f4d-11e5-98e3-5a49a4f4dd41.shtml

    http://www.leggo.it/NEWS/ESTERI/trionfa_l_39_ultradestra_anti_euro._8203_comunali_in_francia_lo_schiaffo_a_hollande/notizie/589510.shtml

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