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lunedì 17 agosto 2015

To print or not to print? That is immaterial.

A colleague of the European Solidarity Manifesto sent me this link. I imagine that someone somewhere must find this headline surprising, or otherwise it would not have been written: why to write a "non-news" in a newspaper?

In fact, QE's failure is a "non-news". Nothing could be more predictable (except death).

This is my answer to my colleague:

This was written three years ago. You do not need to enter into the intricacies of my Italian language. The title reads: "Draghi's turn is anyway useless, and hence harmful". It was written after the "whatever it takes" statement (in itself an admission of weakness: as Giorgio La Malfa puts it, once you boldly declare that you will do whatever it takes in order to support something, you are basically saying that without your support this thing would collapse). The argument was very simple: no matter what the centralized monetary policy stance would be, the European intraregional imbalances would remain, as it happened in Italy (the only graph of this post reports Italy's real interest rate along with Southern Italy trade balance: the first one wanders a lot, the second doesn't).
 

Besides this fundamental (aka structural) problem, there is another major flaw in QE supporters' minds. I pointed it out in my 2012 book: Eurists really do not understand that money is endogenous

Eurism, in all its delusion, is nothing but the theory of money exogeneity pushed to its extremes.

The standard eurist "reasoning" is:
1) you create money by "printing" it (i.e.: money is created by the wicked state);
2) you create inflation by creating money;

 

and hence: you must subtract money creation to the wicked state (because inflation is the Evil).

I do not discuss the conclusions. Let's assume, for the sake of argument, that inflation is the 666 (and let's excuse ourselves from the embarrassing task to explain why deflation is not paradise on earth...). No matter what we think about inflation, points (1) and (2) are blatantly false.
 

Point (1), always contested by post-Keynesian economists, is now refuted even by such reputed and conservative institutions as the BoE (not to say by the scientific literature). Its failure is apparent even to the layman, who mostly did not see a cent of the massive injection of trillion which supposedly took place over the last three years. Draghi prints, but the banks do not lend. Where is the mistake?

Point (2) is refuted inter alia by Bloomberg's article: after printing trillions over trillions we are in deflation! The only way a government can be sure that the money "printed" will be spent, is to spend this money, namely to monetize the deficit. In this case, and only in this case, one can be sure that aggregate demand will recover (and with it, prices). But this is precisely what the Eurists oppose, because of its obvious consequences on income distribution.


Keynes was very explicit on this point: deflation overturns the balance of income distribution in the interest of the rentier (p. 32). Unfortunately, "rentiers" usually do not understand that in order for them to get their money, someone else somewhere else must create value in the real economy, and deflation prevents exactly this process (i.e., what favors rentiers in the short run, kills them in the medium run: in the long run, you know... and in case you do not know, check page 80 of the Tract...).
 

Our Eurist colleagues are liars, serial killers of the most obvious economic truths, but their sons will not escape the consequences of their crimes. We are more or less all aware of what the unescapable outcome of protracted deflation will be, I suppose. It will be war (at p. 36: "short of war"). Unsurprisingly enough, US newspapers are slowly preparing the US median voter.
 

And there is nothing we can do.

Alas, poor Draghi!
 

To print, or not to print?

That is immaterial...

104 commenti:

  1. ottimo contributo. Segnalo un refuso:
    and whit it, prices--> with it

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  2. "[...] and in case you do not know, check page 80 of the Tract..."
    I guess you meant treaty here, which is the english word for trattato.
    Also, I noticed too an ongoing war propaganda when newspapers started spreading 'news' about Kim Yong Un and others worldwide during the last couple of years.
    As usual, history's already written for those, like you, who can read it's language

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    1. You know, Nick, you really ought to double check anything before posting a comment. Did you follow the links? All the links, I mean?

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  3. Chissa dove sono andati i millemilamilioni di Draghi immessi nei 'mercati'? Sicuramente non in quello sotto casa mia....

    Il paper dell'IRFA citato è tanto illuminante (per chi non riesce a vedere) quanto banale. E' open access e leggibile gratuitamente. In pratica non si è ben capito (nel 2014!) cosa succede nel sistema bancario, e gli autori hanno deciso di fare un 'esperimento' (?) per vederci più chiaro. Mi immaginavo un euro tedesco che collideva ad alta velocità con un euro greco e generava, nei cocci, un euro di Higgs... roba da premio Nobel per l'economia. Invece mi sono dovuto accontentare della registrazione di qualche + e - su un foglio excel del direttore di una piccola banca.

    Se il meccanismo è fumoso e fuori dal controllo democratico, chi lo gestisce lo farà a prorpio vantaggio e di nascosto. E se poi il sistema prevede anche la veloce socializzazione delle perdite, come con il fondo salva(banchechehannoprestatoagli)stati, apriti cielo. Ecco che qualcuno, in Grecia, si appropria dei servizi essenziali, del Pireo e, perchè no?, anche del Partenone e della Democrazia. Un successo strepitoso, come lo definirebbe qualcuno.

    Ma permettere al cittadino di depositare IN una banca centrale pubblica, invece che depositare AD una banca privata...? Nell'era dei click e del cloud, c'è veramente bisogno di un Quantitative Easing distribuito agli 'intermediari' invece che procapite e democraticamente (vedrai che poi i soldi al mercato sotto casa ci arrivano subito...)? Ah scusate.... dimenticavo gli interessi del rentier.....

    Secondo me, oltre che un uscita dall'Euro, serve proprio una (ri)definizione del modello monetario, se non altro per aver ben chiaro dove andare.

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  4. Stampare o non stampare? Questo è irrilevante. Un collega del Manifesto Europeo di Solidarietà mi ha mandato questo link. Qualcuno da qualche parte troverà questo titolo sorprendente, altrimenti non sarebbe stato scritto: perché scrivere una "non-notizia" in un giornale? Il fallimento del QE è una "non-notizia". Niente potrebbe essere più prevedibile (tranne la morte). Questa è la mia risposta al mio collega scritta 3 anni fa. Senza entrare nei meandri della mia lingua italiana il titolo è: "la svolta di Draghi è comunque inutile, e quindi dannosa". È stato scritto dopo la dichiarazione che si farà "tutto il possibile" per salvare l'euro (di per sé un'ammissione di debolezza: come Giorgio La Malfa dice, se coraggiosamente si dichiara che si farà tutto il necessario per sostenere qualcosa, si sta fondamentalmente dicendo che senza il proprio supporto questa cosa crollerebbe). Non importa quanto venga centralizzata la politica monetaria, gli squilibri interregionali europei rimarrebbero, come è successo in Italia (l'unico grafico di questo post riporta il tasso di interesse reale in Italia insieme alla bilancia commerciale del Sud Italia: il primo oscilla molto, il secondo no). Oltre a questo problema fondamentale (strutturale), c'è un altro difetto principale nel ragionamento da tifosi del QE descritto nel mio libro del 2012: gli euristi davvero non capiscono che la moneta è endogena. L'eurismo, all'apice della sua allucinazione, non è altro che la teoria della moneta esogena spinta all'estremo. Il "ragionamento" eurista standard è: 1) si crea denaro "stampandolo" (denaro creato dallo Stato malvagio); 2) si crea inflazione stampando moneta, quindi è necessario sottrarre la creazione di denaro allo Stato malvagio (l'inflazione è il Male). Lasciando da parte le conclusioni di tale ragionamento, supponiamo, per amor di discussione, che l'inflazione sia al 666 (e ci esimiamo dal compito imbarazzante di spiegare perché la deflazione non è il paradiso in terra ...). Non importa quello che pensiamo dell'inflazione, i punti (1) e (2) sono palesemente falsi. Il punto (1), sempre contestato dagli economisti post-keynesiani, è ora confutato anche da parte di istituzioni di fama e di orientamento conservatore come la Banca d'Inghilterra (per non dire dalla letteratura scientifica). La sua fallacia è evidente anche ai profani, che per lo più non hanno visto un centesimo della massiccia iniezione di miliardi di dollari, che sarebbe avvenuta negli ultimi tre anni. Draghi stampa, ma le banche non prestano. Dov'è l'errore? Il punto (2) viene confutato tra l'altro dall'articolo di Bloomberg: dopo aver stampato trilioni e trilioni siamo in deflazione! L'unico modo in cui un governo può essere sicuro che il denaro "stampato" sia speso, è quello in cui egli stesso spenda questi soldi, vale a dire monetizzando il deficit . In questo caso, e solo in questo caso, si può essere certi che la domanda aggregata si riprenderà (e con essa, prezzi). Ma è proprio questo ciò a cui gli euristi si oppongono, per le sue ovvie conseguenze sulla distribuzione del reddito. Keynes è stato molto esplicito su questo punto: la deflazione ribalta l'equilibrio della distribuzione del reddito, nell'interesse del rentier (p. 32). I "rentiers" non capiscono che affinché possano ottenere i loro soldi, qualcun altro da qualche altra parte deve creare valore nell'economia reale, e la deflazione impedisce esattamente questo processo (ciò che nel breve periodo favorisce chi ha rendite, lo uccide nel medio periodo: e nel lungo periodo, si sa ... e nel caso in cui non si sappia, si controlli a pagina 80 del libro ...). Euristi bugiardi, serial killer delle più evidenti verità economiche, ma i loro figli non sfuggiranno alle conseguenze dei loro crimini. La deflazione prolungata porterà la guerra. I giornali americani stanno lentamente preparando l'elettore medio USA.

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    1. (a conferma delle sagge parole di PaMar qualche giorno addietro)

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  5. lo avevate visto questo ?!
    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2015-07-10/grexit-veleno-luoghi-comuni-071541.shtml?uuid=AChpSEP

    a parte il fatto che l'utilizzo del concetto di "luogocomunismo" non è farina del suo sacco (sarà il caso di sentire qualcuno per capire se si possa parlare di plagio?). Al sole24h non sono ancora in grado di fare copia incolla fino infondo, ma diciamo che ultimamente fanno passi da gigante...

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  6. Quindi mettendo insieme questo post e quello sulla "guerra valutaria" della Cina (guerra che ha iniziato l'Europa), possiamo dedurre che (come gia' visto in IPF), il QE non servisse a tentare di alzare l'inflazione, ma per svalutare l'euro, in un'ottica di "beggar thy neighbour", per ravvivare le economie europee nel breve termine in vista di elezioni importanti.... ma:
    1) non erano i Keynesiani gli "short-termisti"?
    2) svalutare non era un vizietto tutto italiano?

    P.S.: non vedo l'ora che arrivi il "medium run".

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  7. Vedremo presto, pertanto gli effetti su inflazione e crescita; effetti che ancora una volta smentiranno tutte le previsioni di FMI e BCE. Ma il problema è che le RIFORME non sono sufficientemente veloc in certi Paesi, bisogna accelerare e DRAGHI lo aveva previsto a maggio di quest'anno. La domanda è: ma allora come le fanno queste previsioni così ottimistiche se sanno che le riforme vengono fatte a rilento in alcuni Paesi come Francia e Italia? Forse c' era troppa fiducia nei governi che dovevano farle velocemente? Avete visto che chi ha già fatto le riforme sta crescendo di brutto? E allora DRAGHI ha ragione, bisogna fare come loro, fare le RIFORME!


    Però almeno questo European Solidarity Manifesto non è come quello di Valentino Parlato:

    Non si può continuare a stare immobili e subire. Questo è un appello. E per questo ho scelto le colonne del manifesto per lanciarlo.

    L’Unione euro­pea è da rea­liz­zare, ma non può essere solo mone­ta­ria: non solo è insuf­fi­ciente ma anche dan­nosa. Deve essere un’unione poli­tica e quindi demo­cra­tica cioè tale da pren­dere in con­si­de­ra­zione le dif­fe­renze eco­no­mi­che e sociali tra i vari paesi. Un’unione non è una som­ma­to­ria acri­tica di differenze.

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    1. Sopravvivere a se stessi, senza avere mai vissuto. Che tristo destino...

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    2. Se l' è stato fatto per fermare l' economia italiana,in quanto spaventava i francesi e i tedeschi, non avrebbe senso parlare di un Europa unita sul piano politico che contempli le differenze.Se ci fosse stata buona fede non ci sarebbero stati determinati errori banali.

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  8. Ciao Alberto mi presento sono un tuo omonimo. Se non hai piacere a leggere quanto sto per scriverti passa all'ultimo paragrafo, dove ho in serbo una domanda per te.

    Ho 23 anni, ho studiato economia e management in triennale (laureato)e international management in magistrale (laureando).

    Nonostante il mio percorso "aziendale" non sono mai riuscito ad allontanarmi definitivamente dalla macroeconomia, materia che amo e che mi ha spinto a scrivere nel 2013 una tesi di laurea sulle "svalutazioni competitive" e gli effetti inflativi di un'ipotetica uscita dall'Euro dell'Italia, sulla base delle matrici input output.
    Una tesi triennale, con tutte le carenze possibili proprie di uno studente alle prime armi, ma che già smentiva molti luoghi comuni su iperinflazione, costi per le materie prime e altri mantra ripetuti allora come oggi.
    Ça va sans dire -verginello com'ero- mi sono fatto convincere, e nelle conclusioni, sconfessando l'evidenza empirica del mio semplice modellino, ribadivo che no, sarebbe stato tragico uscire, che i mercati non ce lo avrebbero permesso, che l'Italia ha un deficit di produttività rispetto ai tedeschi, ecc.

    Non sono qui però a cercare redenzione. Quello per cui soffro è il fardello della verità, che mi ha gettato nella solitudine. Sono appena tornato da Bruxelles, dove ho lavorato come stagista in un ambiente molto importante dentro le istituzioni: quelle stesse istituzioni che (a sx) trattavano con crudele ipocrisia il caso greco, vendendo come grandi successi dell'eurozona lo spietato accordo e la macelleria sociale perpetrati nel paese ellenico. Spinto dagli eventi e dalla curiosità di capire come era potuto accadere, sono tornato su questo blog, dove ero passato due anni fa a cercare informazioni per la tesi.

    Sapevo di Mundell, ma confesso che, almeno fino a quest'estate, ho creduto ad un'unione politica priva di egemonie culturali: la delusione per quanto percepito a BXL è stata forte.

    E sì che alla mia età dovrei pensare a perpetuare la specie impollinando fior da fiore, non amareggiarmi le serate su un blog di macroeconomia.

    Tuttavia trovo profondamente ingiusto che i ragazzi della mia generazione, i migliori tra loro, a cui il mio Paese paga l'istruzione primaria, abbiano la percezione di un paese senza futuro e siano costretti a stabilirsi all'estero per trovare opportunità migliori. Chiediamoci cosa potrebbe accadere tra dieci anni, di questo passo. Trovo ingiusta la continua mistificazione della realtà di un governo che si dichiara di sinistra, ma che è prigioniero delle sue menzogne

    Dopo tutto questo arrivo alla domanda: invece del doloroso ma salvifico "eschaton" finale che prevedi (la distruzione dell'Eurozona), non pensi che ci possa essere il rischio di una lunga, inesorabile e decadente stagnazione, assicurata da istituzioni comunitarie prone a concessioni sui versanti della flessibilità e della solidarietà, pur di non ammettere l'errore tecnico di una moneta unica per 18 economie profondamente diverse?

    AB

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    1. Ma perché non passare un po' di tempo sul blog, diciamo un annetto, così magari si evita di fare una domanda già fatta miliardi di volte?

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    2. "invece del doloroso ma salvifico "eschaton" finale che prevedi (la distruzione dell'Eurozona), non pensi che ci possa essere il rischio di una lunga, inesorabile e decadente stagnazione, assicurata da istituzioni comunitarie prone a concessioni sui versanti della flessibilità e della solidarietà, pur di non ammettere l'errore tecnico di una moneta unica per 18 economie profondamente diverse?"

      Temo che tu non abbia colto il punto: non c'è un disegno dietro l'euro. Ci sono infiniti disegni, e rapporti di forza diversi tra i disegnatori, il risultato è un guazzabuglio che più che un disegno pare il sugo dell'arrosto sui pantaloni della domenica.

      Fuor di metafora, le elite europee non sono fatte di cretini (stronzi sì, ma non cretini) che quindi sanno bene qual'è la prospettiva di lungo periodo e vorrebbero certamente evitarla (poiché oltre a non essere cretini, sono anche particolarmente affezionati alle proprie terga. Più di me e te di sicuro), il problema è che non è possibile salvare capra e cavoli (dove la capra è l'euro e i cavoli sono i loro riveriti culi), perciò cercano di salvare la capra e quanti più culi possibile sacrificando gli altri. Va da sé che tutti i partecipanti considerano sacrificabili i culi altrui ma non il proprio e questo fa sì che non riusciranno a salvare nulla perché prima che siano riusciti a decidersi Caino si sarà ricordato dove cxxxo aveva imboscato la clava.

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    3. Scusami, potresti dire in quale Universita' ti sei laureato ? Grazie.

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    4. Chi, io? Non sono laureato affatto

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    5. No. Bagnara. Se uno ha dei figli magari potrebbe voler dar loro un consiglio in quale Universita' andare o meno...

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  9. Butto lì un'ipotesi: che il rentier non voglia indietro soldi ma piuttosto ottenere schiavi. La non restituzione sarebbe la condizione ("morale", innanzitutto) necessaria e propedeutica alla definitiva e finale messa ai ceppi dei debitori; la qual cosa può indubbiamente presentare dei rischi (molto ridotti dall'avere nelle proprie mani il 90% dei mezzi di comunicazione) ma pure tanto vantaggi (laddove scambio "qualche euro" con patrimoni reali e condizioni sub-umane e semi-permanenti di lavoro e salario; che è ciò che di fatto sta già succedendo).

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    1. Io quello che scrivo ogni tanto lo leggo.

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    2. Ahia ... ne deduco che l'"ipotesi" fatta è una cavolata pazzesca.
      E' che nell'estremo tentativo di trovare una qualche razionalità dentro un comportamento autolesionista (nel medio), mi sembrava che potesse funzionare. Dopo aver letteralmente tolto tutto ai lavoratori/produttori di beni, via deflazione, li avrei ricomprati a condizioni feudali. E' rischioso e produce instabilità, ma un simile "disegno" mi pare contenere qualche dose di razionalità.

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    3. Come sei arrivato qui? Eri ortottero, donaldiano o memmetaro? Mi interessa.

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    4. No, niente di tutto ciò. Anzi. La seguo dai tempi dei suoi interventi su Sbilanciamoci, sito che frequentavo per trovare un'analisi decente e "de sinistra" della crisi; inutile dire la frustrazione, finché non lessi i suoi interventi. Da allora, la seguo indefessamente. Ne deduco, io per primo, che quindi "so' de coccio" e non ho speranze di comprensione ...

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    5. Orrore! Questa nitida pagina lordata dal nome immondo...

      Vabbè, lasciamo perdere.

      Scusa, caro, ma se sei "de sinistra", perché ragioni come nel teatro dei pupi? Il materialismo storica a me sembra un'altra cosa. Cioè, fammi capire, secondo te a una Commerzbank qualsiasi del Nord, o a un simpatico pensionato della Vestfalia, farebbe piacere avere degli schiavi al guinzaglio? E per farci cosa? Lo sai che gli schiavi mangiano? Sono molto, ma molto più costosi di un lavoratore interinale! Quindi il senso della tua frase qual è? Se non si definiscono precisamente gli attori e i loro insiemi di informazioni si dicono delle lievi imprecisioni (niente di personale).

      Keynes è esplicito: il "rentier" è uno che ha con qualcun altro (che potrebbe anche essere lo Stato) un contratto in virtù del quale deve ricevere dalla controparte una certa somma di denaro definita in termini nominali. Il rentier, di conseguenza, se ne stracciabatte il cazzo dell'origine dei soldi che deve avere (ed è per lui lecito comportarsi così), mentre è (giustamente) preoccupato del loro potenziale valore d'acquisto.

      Ci siamo?

      Che poi a un altro, ben diverso livello, vi sia una tendenza dell'attuale capitalismo a una mercificazione assoluta del lavoro per ovvi motivi, questo è scritto nei miei libri e ti ringrazio di avermelo insegnato: mi fa sempre piacere quando uno si sveglia la mattina e mi intasa la coda di moderazione del blog per spiegare a me quello che io ho spiegato a lui, soprattutto perché significa che o ritiene di dover interloquire con me senza avermi letto (quindi senza conoscermi), o mi ha letto ma non ha capito una benamata fava (e quindi io non sono un buono scrittore). Son cose che fan piacere, in ogni caso, ne convieni?

      Ma sono due livelli di analisi totalmente diversi. Si capisce? Il rentier è per definizione uno che vuole a scadenza fissa un ammontare di denaro dal potere d'acquisto fisso, perché ha in mano un contratto che legittima questa sua richiesta. Per il fatto di essere questo, e solo questo, periodicamente il rentier si suicida e uccide i propri figli, favorendo politiche deflazioniste che conducono prima a conflitto sociale, e poi a conflitto bellico (unico modo "keynesiano" di rianimare la domanda e "marxiano" di distruggere capitale).

      È sempre successo. Non vedo la novità. E tu?

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    6. Ha perfettamente ragione. Stavo facendo un inutile frullato dei due livelli (rentier e capitalismo attuale): un beverone indigesto che appesantisce inutilmente il cervello, prima ancora dello stomaco. Chiedo venia, oggi è un giornata deprimente. Grazie Albe'.

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    7. Ma è proprio per questo che beveroni simili vengono serviti da chi vuole utilizzare i tanti rentiers per creare un consenso attorno a progetti politici più ampi e strutturati. Solo che i livelli vanno tenuti distinti. Il pensionato non vuole schiavi. Vuole la pensione. Chiede schiavi quando vota deflazione (mettendo a rischio la propria pensione). Perché lo fa? Come gli si spiega di non farlo? Questa è politica. Il resto sono foto del cazzo (letteralmente) messe sul web per fare scandalo.

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    8. Quello che mi chiedo è se e fino a che punto nei progetti politici più ampi e strutturati rientri esplicitamente l'asservimento dei popoli tramite l'esproprio dei loro beni pubblici e la riduzione della popolazione attiva a serbatoio di manodopera a basso costo (che in quanto esito oggettivo non mi sembra troppo distante da ciò che avviene, su scala micro, col meccanismo dell'usura)

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    9. Secondo me no, perché nel lungo periodo simili tentativi si pagano salato. Alberto ne "L'Italia può farcela" lo dice molto chiaramente: ciò che sarebbe razionale per un singolo soggetto potrebbe diventare un problema se cominciano a farlo tutti.
      Se io svaluto il salario dei miei dipendenti guadagno di più, ma se lo facciamo tutti non guadagna più nessuno.
      In Europa siamo al punto in cui la Germania ha fatto la furbata, pretende che la seguiamo tutti, ma facendolo abbiamo visto dove siamo arrivati

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    10. Certo, non devo essere io a dire che l'analisi regge (siamo qui per questo). Quello che mi preoccupa è l'estensione del lungo periodo, l'entità di quello che non ci sarà risparmiato e la possibilità di recuperare il terreno perso in termini di civiltà e rispetto dell'uomo. Quando una transizione è troppo lunga diventa difficile da distinguere da una andatura a regime

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  10. Professor bagnai
    Scusi se le scrivo qui anche se l argomento non è proprio attinente. Ripensando alla questione euro vorrei spiegare molto brevemente un aspetto che sembra molto banale ma che a parer mio è quello che pensano quasi tutti superficialmente e forse stupidamente ma che a mio parere è un mega luogo comune che però forse sarebbe da sbrogliare in modo altrettanto semplice e porterebbe molte persone a capire l argomento pro euro in modo piu immediato. La questione è questa. Tutti pensano. Ma se in Italia fanno un prodotto più scadente dovrà costare meno euro ( semplicemente) e se in Germania fanno un prodotto migliore dovrà costare più euro! Perché cambiar moneta! Cioè una panda costa 10 miliardi euro perché meno interessante come prodotto chinina Mercedes che ne costa 50 Mila .....quindi la gente si chiede....ma perché cambiare moneta!!.,!.......e questo che secondo me se spiegaste in modo immediato e semplice vi porterebbe molto consenso!...e di una banalità disarmante...lo so...ma si capisce??

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    1. Ok provo a spiegarmi meglio. I prodotti nei vari paesi paesi nell eurozona hanno diverse qualità e la loro qualità e' certificata dal loro valore in euro. Quindi per esempio una macchina italiana può essere meno performante di una tedesca ma costa meno euro semplicemente. Cioè una panda per es costa 10 mila euro circa e una Mercedes 30 mila euro. Stop. Ed è giusto così . Prodotti più scadenti costano meno euro. La gente non vede oltre e pensa in questo modo e non coglie questioni macro economiche. E pensa... Se l Italia fa un prodotto meno interessante deve muoversi e far di meglio dei produttori tedeschi. Questo è il punto. Non comprende che un sistema economico di un paese e' anche qualcosa di fragile e prezioso e che un tessuto produttivo e' complesso e connesso con il territorio e che se viene messo alla "berlina" può essere disintegrato come sta succedendo oggi..è da molti anni ormai. Se riusciste a far capire questo in modo " popolare" le persone comprenderebbero meglio tutta la questione che sottende la rovinosa esperienza dell eurozona. Cioè io faccio un prodotto in Italia ...se avessi la lira avrebbe un valore in lire ...nell euro ha un valore in euro.( ma i due valori sono analoghi in un MOMENTO nel tempo se avessimo la lira....ma un valore COSTANTE rispetto al euro, ora che ci siamo dentro...) La gente non capisce che proprio la MOBILITÀ' del cambio ci renderebbe flessibili e competitivi. Questo punto che le persone non colgono....ed è per tutti un PARTICOLARE...ma come si dice e nei particolari che si nascondono le magagne....non so se sono stata più chiara. Grazie

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    2. Mi arrischio? Non mi arrischio? Ok, mi arrischio. Se mi prendo una spigolata me la sarò meritata.

      1. Il prezzo di un prodotto dipende dalla legge della domanda e dell'offerta e, per gli scambi internazionali, dal prezzo della valuta estera in valuta domestica, non c'entra assolutamente nulla con la qualità, comunque la si misuri.

      2. La moneta è una merce anch'essa, e il grosso della domanda e dell'offerta di questa particolare merce dipende dal volume degli scambi commerciali con i vari partner e da scelte squisitamente politiche. In particolare un prezzo della moneta stabile favorisce i rentiers, mentre un prezzo della moneta allineato ad un'inflazione moderata favorisce i workers.
      Fatto è che i rentiers, per definizione, hanno i soldi e li usano (in parte) per portare i decisori politici verso decisioni che li favoriscono (nel breve periodo), con buona pace dei workers, i quali dal canto loro sono tanti e mal organizzati, ma solo fino a quando la fame non supera la paura, allora diventano oltremodo pericolosi per se stessi e per gli altri, soprattutto perché nella loro furia sanguinaria (e comprensibile) non diventano certo più avveduti

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    3. Si capisce?....sembra una banalità ma mi pare che sia ciò che le persone non colgano quando dicono...." Ma come, se usciamo dall euro torniamo indietro......"....ma forse sono sembrata presuntuosa....va be mi scuso se fosse così..grazie comunque

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    4. Grazie Nicola! ( cerco di spiegare e spiegarmi , a mio modo, quello che il professor bagnai ha detto in tutte le salse e magistralmente...)Si forse l aspetto che potrebbe essere più interessante è che la moneta è una merce, come dici tu..! Questa definizione della moneta già rende la questione più semplice da capire per i comuni mortali. Cioè un modo più concreto per definire qualcosa ( la moneta) che per quasi tutti e' in fondo un entita' molto astratta...anche se viene usata quotidianamente. Pero e ' una merce ( o prodotto) molto particolare. È' qualcosa di molto duttile ( deve o dovrebbe essere duttile per essere quello che è' ), diciamo che la moneta e' il luogo dove si incarna la trasformazione del valore. Forse Potremmo anche definirlo più semplicemente come un DIFFERENZIALE. Se questo differenziale si si irrigidisce allora perde la sua funzione. Riesco a capirlo meglio avvicinandolo come immagine al cambio delle biciclette o alle marce delle auto...questo si che è banale..

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    5. Quello che non capisco è il tuo bisogno di voli pindarici per spiegare qualcosa di fondamentalmente semplice. Meno parole riesci ad usare per esprimere un concetto (senza cantonare), più comprensibile sarà per chi lo leggerà/ascolterà. Se cominci a parlare di differenziale, duttilità, e menate varie finisci sullo stesso piano dei fognatori. Sappi però che quel piano è inclinato e in fondo ad esso c'è una capiente pattumiera.

      La forza del prof. Bagnai sta proprio qui, il meraviglioso dono della sintesi e la capacità di esprimersi con cristallina chiarezza. Non è qualcosa di calato dall'alto, è più un Kung Fu

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    6. Forse hai ragione...è certo non sono qui a correggere nessuno...figurarsi il prof bagnai!....però rimango dell idea che le persone si chiedono la stessa cosa di cui sopra. "se un prodotto e meno qualitativo deve costare meno...perché cambiare moneta ?" E oltre a questo non vanno.....il mio è solo un tentativo goffo di trovare un linguaggio semplice e banale per far capire meglio ciò che non viene capito....

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    7. Purtroppo a volte occorre rassegnarsi alla prima legge della termodidattica.
      Del resto, se fosse banale, non saremmo nel casino in cui siamo ora. Semplice va bene, ma banalizzare è pericoloso, va a finire che poi la moneta si crea dal nulla con un click sul pc

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    8. "se un prodotto è meno qualitativo deve costare meno"

      Ecco finalmente qualcuno che lo dice chiaro e tondo: il latte proveniente da krukkolandia costa di meno anche perché di qualità inferiore rispetto a quello prodotto in Italia, basta un assaggio per accorgersi della differenza.

      @camilla
      A parte il fatto che che paragonare Panda e Mercedes è privo di logica, uno è un modello l'altro è una casa automobilistica inoltre i segmenti di mercato a cui si rivolgono non solo sono diversi ma probabilmente sono a intersezione nulla quindi il tipico caso di mele e pere, ma passons.
      In generale l'affidabilità di un veicolo è un buon indicatore della sua qualità: difficile pensare ad un'automobile di qualità scadente che sia affidabile e con costi di manutenzione ragionevoli.
      Vediamola questa affidabilità.
      Ma sorpresoooona! Il produttore scadente, forse solo perché progetta e costruisce nell'Itaglietta tutta casta cricca e corruzzzione si trova nella prima metà mentre per trovare la qualità a detta di mio cugggino, bisogna scendere ben più in basso nella classifica. Quindi perché esortare a fare meglio dei krukkomanni quando il punto di riferimento dovrebbe essere evidentemente il Giappone?
      La vera domanda da porsi è in realtà per quale ragione, nonostante una performance di affidabilità del genere, di auto krukkomanne se ne vendono così tante? Sarà mica perché venderle con una moneta sottovalutata fornisce un vantaggio di prezzo tale da far dimenticare all'acquirente tutti gli altri fattori che dovrebbero essere presi in considerazione al momento dell'acquisto?
      Il punto è che, se il mercato delle valute fosse lasciato lavorare la qualità alemanna citata dovrebbe costare almeno 35000 DM permettendo a noi lazzaroni del sud di vendere qualche prodotto "scadente" in più reperendo così le risorse per quegli investimenti che permetterebbero di andare nella direzione dei costruttori giapponesi invece di delocalizzare alla ricerca del costo del lavoro più basso.

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  11. @Camilla Fantini
    ma perché la Panda dovrebbe essere un prodotto (non lo è) scadente.
    Il punto è che la Panda costava 100, la precedente UP! (non eissteva) 100, la loro inflazione è stata nettamente migliore e quindi la ns costa adesso 150 e la loro 120 (anzi, 130).
    Quindi bisogna solo riequilibrare i prezzi e permettere i margini operativi di una volta in modo da far ripartire gli investimenti.

    PS: dopo lo smarcamento dello SME, VW, Mercedes e BMW hanno prodotto macchine.. peggio di quelle della FIAT.
    Basta sforzare le meningi

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    1. Senza alcun intento polemico trovo francamente poco aderente alla realtà che Ww audi Mercedes e bmw producano auto peggiori della Fiat. Storicamente un marchio di basso livello, peraltro comprato, a caro prezzo, con l'idea balzana e irrealistica che i pezzi di ricambio delle straniere costino di più.
      Camilla tra le cose incomorensibili ne dice una chiara e condivisibile. La ggente non capisce....

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  12. Ho ascoltato la puntata di Piazzapulita, che hai linkato sul QUED 55, anzi ascoltata due volte e debbo dire che mi ha molto depresso e addolorato, e aperto ancor di più gli occhi riguardo la straordinaria difficolta del percorso di salvezza per uscire dall' euro (la cosa che hai ribadito con chiarezza esemplare) perchè mi ha ancor di più chiarito, reso evidente, una questione fondamentale; questi qui, quelli che chiami EURIST, colleghi e non, da Puglisi a Boeri passando per Passera e i PDini e tutti gli altri di varia estrazione politica e di varia provenienza aziendale non hanno a cuore (come te e me in mano) i bambini che non si possono curare o chi perde il salario o chi chiude bottega o chi deve emigrare in paesi non euro per trovare occupazione. Non gliene frega nulla, ma soprattutto dice bugie anche alla parte a cui si rivolge per distribuire paure, quelli che devono ripagare il debito in euro, quelli che pagherebbero tassi di 10 volte o 5 sui mutui o chi teme le corse ai bancomat o quelli che l' euro può svalutare in UEM con surplus tedesco (cosa particolarmnte idiota detta da un Passera) o i fondi europei che debbono essere accompagnati da cofinanziamenti in un paese senza possibilità di questo tipo (altra cosa che definirei non idiota ma cinica, per un Passera). Emergono queste realtà:

    - a questa gente non frega nulla della realtà generata dall' euro, della logica che dovrebbe derivare da tali realtà e delle evidenze scientifiche che supportano entrambe;
    - è estremamente difficile se non impossibile, far passare tra la gente il messaggio che senza euro sarebbe meglio, ovvero il messaggio ILLUMINISTA ed è estremamente facile che passi il messaggio della NEO-INQUISIZIONE anti eretica verso l' universo eurista. La paura come accaduto già con le elezioni europee ed in Grecia, prevarrà sulla ragione.
    - le rare occasioni (rare rispetto a tutto il panorama di eventi mediatici giornaleri) in cui Bagnai e pochi altri possono esprimere le loro posizioni razionalmente inattaccabili, ma distanti da una percezione maggioritaria della gente che non è INIZIATA, come accade a chi frequenta questo o altri blog, è troppo sbilanciata sfavorevolmente verso chi invece fa passare il messaggio molto più facile della paura.
    - la politica del LENTO PROCESSO DI BOLLITURA DELLA RANA, potrebbe andare in porto in tutti i paesi della UEM attraverso il fuoco lento che Mario Draghi sta attuando da quando si è insediato alla BCE; le reazioni degli altri paesi extra euro, di cui accenna Alberto nel video, non credo sarebbero sufficienti ad interrompere quel processo che onestamente ho la quasi certezza non si arresterà a meno di sconquassi epocali che essendo epocali avrebbero esiti imprevedibili.

    Questi che introdussero l' euro, bisogna riconoscerlo (diceva un famoso spot sull' HIV "se lo conosci lo eviti") e loro malgrado, a sentire le dichiarazioni di oggi di molti di loro, lo hanno fatto sicuramente meglio, dal punto di vista della IRREVERSIBILITA', di ogni precedente esperienza di area monetaria fallita.

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    1. La natura anaffettiva e sociopatica di certi personaggi è abbastanza palese. Del resto, se essi si volgessero indietro, e constatassero quanta violenza e quanti lutti politiche come quelle da loro praticate hanno provocato nella recente storia umana, credo che ci penserebbero due volte. Cosa sono? Ignoranti? Non so valutarlo, ma mi sembra impossibile che non abbiano nozione, volendo fare i politici, di quali dinamiche sociali condussero all'avvento del nazismo. Probabilmente non accettano di impiegare un po' di immaginazione e di applicare il principio di precauzione.

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  13. Sono ateo ma occasionalmente faccio uso di complessi periodi blasfemi.

    Perché commentare prima di aver letto
    goofynomics.blogspot.co.uk/p/blog-page_18.html
    ?
    Posso confermare che questo luogo non è un bignami? Posso azzardare?

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  14. Professore
    Nella sua lettera c'è un collegamento ad una ricerca circa la possibilità di una singola banca di creare moneta. Ho letto con difficoltà solo l 'abstract e mi sembra che la risposta sia positiva.
    Sono confuso perché avevo studiato che il moltiplicatore bancario è la formula che determina quanta moneta il sistema bancario "crea dal nulla" mentre l'ipotesi che un singolo istituto di credito possa creare moneta mi sembra che sia sostenuta solo dai signoraggisti come Pound !?
    Può aiutarmi a chiarirmi le idee ?

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    1. Signoraggisti come Pound? Senti, ma sei sicuro di essere al posto giusto? E i libri li hai letti? Per sapere da dove iniziare...

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    2. Ho un edizione del 1980 del Samuelson : "Il sistema bancario nel suo insieme può fare quel che una piccola banca non può : può espandere il volume dei prestiti...ecc" ( pag. 276 ).
      Lo studio citato confuterebbe questa teoria ? La mia conoscenza dell’ inglese non mi aiuta
      Dimentichi per favore il mio riferimento ai complottisti che voleva essere scherzoso .
      Grazie

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    3. Il paper è un esperimento terra-terra, oltre che una review della letteratura esistente.

      Il paper discute i tre principali paradigmi teorici che descrivono il comportamento del sistema bancario, e conclude che l'unica maniera per decidere quale sia il più veritiero è andara a toccare con mano quello che succede.

      Il ricercatore si fa quindi prestare 200K da una piccola banca che ha deciso di partecipare allo studio, e questi soldi vengono 'depositati' su un conto della stessa banca. Analizzando i bilanci subito prima e subito dopo l'operazione, risulta che la banca è diventata più ricca.

      L'interpretazione dell'autore è che la moneta è stata creata dalla banca.

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    4. Senti, dargen, lo hai già detto tre volte, con la petulanza e la supponenza che ci rendono cari gli ingengngngngieri. Quindi ti faccio una proposta: puoi inviare una "critique" al giornale, e visto che sei così bravo te la pubblicheranno! Mi sono in effetti sempre chiesto perché gli ingengngnngnier, che sono così bravi a fare le cose (che a loro sembrano) difficili, non si rilassino ogni tanto venendo a fare il culo a noi, che facciamo quelle facili. Avete un'etica (o un comprendonio) a prova di bomba!

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    5. La teoria del moltiplicatore monetario molto evidentemente non funziona. Ne abbiamo parlato migliaia di volte in questo blog. Cercati "moneta endogena".

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  15. Come è ormai noto a tutti da Twitter, credo, oggi abbiamo appreso che 7 nuovi direttori di Musei saranno stranieri. Musei di secondaria importanza: Uffizi, Accademia, Brera, Capodimonte. Robuccia, insomma, la coscienza del nostro passato, la nostra identità culturale (che vi ricordo che è una cosa fascista, come si dice e si ripete ovunque). È il punto di arrivo di un lungo percorso che abbiamo imparato a conoscere in questo prezioso spazio di libertà creato da un associato adriatico pazzo, che con sprezzo del pericolo e del ridicolo ha aperto gli occhi a tanti di noi. Malinconicamente, credo si debba notare che per il momento la partita è chiusa: niente moneta, governi coloniali, industria spazzata via, musei in mano agli occupanti. Rilevo che né la Lega, né Fratelli d'Italia, né Forza Italia rispondono su Twitter ad alcuni nostri messaggi irati. Forse lo faranno tra un po', capisco che siano molte le questioni quotidiane da affrontare, ma credo che ci siano anche ostacoli formali che impediscono a queste forze di esprimersi: il merito. Ci diranno che c'è stato un concorso per titoli, che si sono valutati i risultati scientifici e che da un giudizio sereno è venuto fuori un tale risultato. Ah già, il merito, dimenticavo il merito: la creazione di terne qualificate, all'interno delle quali hanno scelto il ministro e il direttore generale dei musei (credo, se sbaglio, qualcuno mi corregga). Ecco, per dirla chiara: quando sento parlare di merito, metto mano alla pistola. Sono stato 41 all'Università, chiaro? Il "merito" è un grimaldello che stanno agitando da anni coloro che ci odiano e che ci hanno venduti. Ve l'immaginate la Germania o la Francia invasa da direttori di musei stranieri? Naturalmente questo non vuol dire che non ci possano essere direttori di museo stranieri: è la quantità, abbinata alla qualità dei musei in questione, che colpisce. A Firenze Uffizi e Accademia sono in mani tedesche. Chi dice che la cultura è al di sopra delle nazionalità vi inganna. Il paese oggi più nazionalista, e razzista, d'Europa è la Germania: qualcuno legge i titoli di gran parte della stampa tedesca? Sfogliate sbadatamente la Welt, poi mi dite. La cultura è una funzione della potenza, non si può "investire in cultura", come dice il colonizzato Renzi; la cultura si sviluppa contestualmente all'industria, alle armi, alla penetrazione dei mercati. È sempre stato così nelle storia; al massimo ci sono fenomeni di sopravvivenza, per un po', come nel caso di Firenze nel '500. Comunque sia, se quelle tre forze politiche non si esprimono su questa questione facendo un po' di cancan, per me il discorso è chiuso con loro, e lo dico con rammarico, pensando a Claudio Borghi che considero davvero un nostro amico. Moneta, industria, cultura sta tutto insieme: noi vogliamo sovranità e autonomia. Il merito lo valuteremo dopo nella ristretta cerchia di coloro che dovranno ricostruire questo paese la sua economia, la sua cultura, la sua dignità. Lo dice anche Marine Lepen? È vero lo dice anche Marine. Pazienza, ormai me ne sono fatto una ragione. E francamente me ne infischio (citazione cinematografica). Io concordo con Alberto: siamo nel 1938....estote parati.

    p.s. Fra le forze politiche ricordate volevo includere all'inizio anche gli "scissionisti"; poi pensandoci meglio, mi è venuto da ridere e ho lasciato perdere

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    1. Oltretutto sbandierano come una conquista il fatto di aver nominato 10 donne e 10 uomini, ma si guardano bene dal far notare che dei sette stranieri uno è canadese, un altro francese e cinque germanofoni. Io, come Dio, non gioco ai dadi e non credo alle coincidenze

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    2. @nicola

      Ah, Nicola, ti prego: non mi provocare, non trascinarmi sul terreno dei diritti, delle parità. Potrei straparlare. Il canadese è di nazionalità britannica. Sembra la spartizione di un bottino. Ma non voglio dire altro, potrei dire cose gravi. Sai mio padre ha lavorato agli Uffizi, andavo a trovarlo con mia madre nel 1956, quando Firenze era ancora bellissima. Ricordo ancora la finestra del suo ufficio su via della Ninna. E sempre con mia madre andavo talvolta a casa di Ugo Procacci, sovrintendente agli Uffizi e grande uomo, e della signora Lucia, per salutarli. Il dott. Ugo Procacci non aveva il PhD di questi pezzi di merda, ma era un fior di storico dell'arte, un uomo esclusivamente dedito al lavoro e all'amore di quadri e affreschi, che conosceva come pochi. Ma scusami lo sfogo, sto divagando, anche se comprensibilmente, spero. Forse si capisce meglio la mia indignazione.

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    3. Franza o Spagna, purche' se magna. Speriamo siano benevoli, il mercato dell'automobile si sta riprendendo, c'e' ottimismo nell'aria, ohibo'.

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    4. Conosco personalmente il dirigente nominato come direttore della Reggia di Caserta, bolognese, ottima persona, mio "amichetto" su FB (abbiamo lavorato a dei progetti di grafica virtuale 3D applicata ai beni culturali per il comune di Bologna, io ero il programmatore C++ ovviamente, scrissi da zero l'applicazione che permetteva la navigazione virtuale e il collegamento al database delle schede collegate agli oggetti tridimensionali, e ovviamente non contavo un caz...ma questo e' un altro discorso). A Piddinia sono tutti contentissimi di questa nomina, e su FB in questo momento e' un florilegio di congratulazioni, meritatissime per altro. Il punto pero' e' che stanno completamente ignorando il fenomeno dei 7 stranieri, e soprattutto gli Uffizi. Il solito ragionamento piddino: sto bene io, stanno bene tutti. Piddinia e' contenta, sono contenti tutti. Se provi a introdurre l'argomento ti diranno appunto che si tratta di meritocrazia, quella che ha portato il dirigente bolognese a Caserta.

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    5. @celso
      due coincidenze: nel '56 sono nato; Firenze era ancora bellissima e soprattutto viva e ruspante ancora nella seconda metà degli anni '70, quando frequentavo Architettura venendo da Bologna; imparai a conoscerla ed amarla, da bravo "cugino" dell'altro lato dell'Appennino.
      I tempi sono difficili e l'aria ammorbante, ed io a volte perdo in lucidità d'analisi (come testimonia il mio intervento poco sopra), ma il senso della successione degli eventi e la sua direzione mi sono chiarissimi: un piccolo incubo da viversi ad occhi aperti. Teniamo duro e cerchiamo di informare chiunque ci conceda tempo e cervello. Anch'io spero vivamente che almeno Borghi dia un cenno su questo ennesimo atto di asservimento culturale. Un abbraccio.
      Gualberto

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    6. Qualcuno intravvede il fondo? Anche perché se ci arrivi a tutta velocità ti pianti e col cazzo che risali.

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    7. @Celso
      posso chiederle il favore di sviluppare maggiormente questo suo discorso della cultura come funzione della potenza, del suo sviluppo contestualmente all'industria, alle armi e alla penetrazione dei mercati? magari con un paio di esempi, così vedo se ho capito. E cosa intendeva con "fenomeni di sopravvivenza" nel caso della Firenze del '500?
      Mi farebbe gentilmente questo favore? m'interessa parecchio capirlo un po' più a fondo.

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    8. @Nicola Baroni

      La cultura fiorisce là dove fiorisce la potenza come sistema strutturato con una sua durata. A questo proposito mi sembra anche inessenziale la geremiade sulla fuga dei cervelli: i cervelli sono andati sempre là dove c'era potere, potenza, risorse; ad Atene, nel V secolo a.C., andavano tutti, e là, come molti pensano, Erodoto diventò uno storico e Tucidide affinò il genere storiografico e il metodo storiografico. Poi arrivò la Macedonia e poi, naturalmente, Roma: chi ebbe Aristotele, chi Polibio e via dicendo. Lei può pensare la grande pittura olandese del '600 senza l'Olanda ricca e coloniale di quel tempo? Può pensare la cultura fiorentina tra '200 e '500 senza lo sviluppo che porterà Firenze a importanza internazionale? Ma nel '500 comincia il declino, lentamente, perché ancora le risorse artistiche e culturali erano straordinarie. E ricordo che in quel contesto è stata anche "inventata" la storia dell'arte, da Vasari tutta in prospettiva fiorentina e con Michelangelo come punto di arrivo. Pensi poi alle monarchie inglese e francese. naturalmente ho dimenticato Venezia e tutte le altre città italiane un tempo sfolgoranti (ma pensi alla piazza dei Miracoli: un gesto spropositato di volontà di potenza). Insomma, io ora semplifico molto, banalizzo un po', tralascio probabilmente casi che potrebbero parlare contr o correggere questa mia impostazione per altro molto di sinistra (da Marx a Lukács) apparentemente, ma tenga conto che io ritengo liberalismo e marxismo due facce della stessa medaglia: industrialisti, progressivi ed etnocentrici ambedue. E tutti e due, anche se in forme diverse, materialisti. Ma lei può pensare l'Eneide senza Augusto? C'è poi tutto il capitolo delle potenze in espansione che si appropriano della cultura altrui, anche depredando e trasferendo a casa propria oggetti d'arte: da Roma a Parigi a Londra a Berlino e, un pochino, alla Roma più vicino a noi si sprecano gli esempi. Ma insomma ci vorrebbe uno più bravo e più esperto di me: ci vorrebbe qualche vecchio amico pisano, che ricordo con ammirazione per le tante cose che da loro ho imparato. E un tempo mia moglie, quando studiava Vivant Denon, mi spiegava di che cosa lo aveva incaricato il primo console, di fare il Louvre, che doveva diventare il museo dell'Impero (ricorda le sale italiane del Louvre? Ah c'è il Paolo Uccello che Lorenzo teneva nel palazzo di via Larga, se non ricordo male, perché l'età ormai mi gioca brutti scherzi). ma qui entriamo in un campo parallelo, se pur apparentato, della questione. Comunque, per concludere, senza Pericle, senza "democrazia radicale", senza imperialismo navale, non ci sarebbe stato il Partenone (non ci sarebbe stato Fidia e nemmeno Anassagora, Erodoto, e nemmeno Aspasia, per alcuni donna squisita, per altri una mezzana di bassa lega). Detto questo e scendendo nello scantinato della Storia, venendo a noi: se ci tolgono le armi, la moneta, l'acciaio, l'industria, Il controllo dei Musei, che cultura piò sperare di fare anche solo a livello provinciale? Puoi fare solo il Farinetti: il pizzarolo e il cameriere, l'affittacamere, e il produttore del pregiato e costoso fagiolo zolfino che a tempo e luogo sarà spazzato via dall'area di libero scambio con gli USA. Così scopriremo che era un'arma a doppio taglio anche ecologia, paesaggio, valorizzazione del dagiolino km 0. Scusi gli eccessi digressivi, ma con l'età peggiorano

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    9. Aggiungo solo che "Hitler was by no means the first person to try to create such a museum. Jean-Dominique Vivant Denon, the first director of the Louvre Museum, had the same plan. He was Napoleon’s chief art advisor, and made a wish-list of art that he’d quite. like to have for the Louvre, should it fall into the path of Napoleon’s forces" Si parla del Führermuseum Linz il progetto di museo d'arte concepito da Hitler. Avvicinandoci al presente, il rapporto arte/potere è ben presente anche nello spostamento del principale centro artistico mondiale da Parigi a New York, dopo la Seconda Guerra Mondiale, per ovvi motivi politico-economici.

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    10. Grazie @ Celso per il suo bell' intervento, giustamente accalorato. Aggiungo una postilla. La cultura fiorisce, e tocca le vette più alte, quando la comunità che la esprime si trova di fronte a una sfida storica, la comprende E LA ACCETTA. In questo senso, solo in parte la cultura è funzione della potenza: il miracolo greco non nasce dalla superiorità della potenza greca (che non c'era: la potenza egemone era la persiana). La sfida storica che dà origine alla fioritura culturale può essere, paradossalmente, anche quella della decadenza (vedi la fioritura mitteleuropea a cavallo di XIX e XX secolo). L'unica cosa da cui è certo che mai nascerà una fioritura culturale è la volontà di sottrarsi alla sfida che ci pone il nostro tempo. Ed è questo, il problema italiano di oggi: la "servitù volontaria", che non si limita al dominio economico e politico, ma si estende al dominio spirituale.

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    11. @Giorgio

      È esattamente come dici. E, già che ci siamo, vogliamo ricordare i marmi Elgin o il Pergamonmuseum?

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    12. @ Celso

      Il problema di fondo è riuscire a far collegare i puntini.
      Ultimamente, quando parlo con amici e parenti, e iniziano a dire che si dovrebbe andare a Roma col "calascnicof", l'unica cosa che riesco a dire è: "Ci hanno proprio devastato culturalmente."
      Da li inizia un minimo di discussione, che prima che si sia riusciti a spostare il loro "sguardo" alla giusta prospettiva è ora di andare a casa.
      Se tutto va bene, ma proprio bene, iniziano a farsi qualche domanda e la volta dopo chiedono.
      Certo che se i tempi sono questi...hai voglia.

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    13. @Celso
      Molto chiaro. Avevo compreso il senso del discorso, ma ho pensato che chiedere a Lei di argomentarlo sarebbe stata operazione utile a tutti, considerata l'importanza dell'argomento. La ringrazio molto, è sempre un piacere

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    14. the new directorships flowed from a broader imperative to bring neoliberal reforms to Italy’s cultural administration Neoliberal reforms... Interessante il fatto di leggere queste considerazioni su una testata straniera...

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    15. PS

      Devo ancora capire se lo faccia per aumentare i contatti e i commenti sul Blog del Fatto oppure se lo pensi sul serio, ma mi piacerebbe tanto sapere cosa ne pensa Feltri di questo discorso

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    16. PS 2

      Per fortuna poi leggo il paper di Giacchè e sento che mi torna un certo equilibrio. Giacchè ha davvero il dono della chiarezza espositiva. Lo consiglio a tutti dopo aver letto gli ultimi tre interventi di Feltri sul Blog del Fatto. Non conoscevo l'idea della "secular stagnation" di Laurence Summers, davvero interessante il dibattito. E davvero convincente ciò che quest'economista sostiene.

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    17. Volevo entrare in questo discorso, ma poi ho lasciato perdere: non mi andava di scrivere un altro post lungo e tedioso. Forse, però, potrebbe essere di un certo interesse per la discussione come ho risposto su Facebook a un giovane dottorando in Latino dell'Università di Leida il quale aveva dato in esternazioni autorazziste e a cui ho prontamente tolto l'amicizia: si veda qui.

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    18. Si bell intervento anche il tuo signor buffagni. Oltre a non capire cosa ci chiede la storia, noi italiani siamo anche auto razzisti come dice il professor bagnai. Tendiamo a considerarci i migliori del mondo, ma solo singolarmente, e quindi tanti singoli che credono di capire cosa ci chiede la storia oggi. Tanti singoli che hanno tante ipotesi e non riescono a mettere a fuoco cosa sta capitando e con poca umiltà ....nell " unire i puntini"...in fondo Michelangelo era fiorentino...e non italiano, in fondo forse nel 1861 abbiamo unito l Italia ma ancora una volta solo con una moneta unica, la lira, che ha fatto anche lei il suo bel lavoro non favorendo il sud e non favorendo l integrazione delle tantissime entita culturali che ha sempre reso ricca la nostra penisola. Forse, finalmente, la tragedia dell euro ci ha fatto comprendere qualcosa , che nella storia dell'umanità non è mai stato così chiaro. E cioè che la politica sta prima della moneta ...ovvietà se non rispettata crea tragedie. Forse questa è l occasione per rendere l Italia veramente tale dimostrando quanto la diversità è fonte stessa di ricchezza che non preclude un ' unità politica ma la rafforza attraverso differenziali monetari che nutrano e diversi ritmi economici. I questo senso penso che il sud tornerebbe agl antichi splendori se potesse avere un differenziale monetario più adatto alla sua economia...

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    19. @Giorgio

      Molto opportunamente citi questo link. Sai, è semplicemente una vergogna quanto scrivono: la tutela dei beni culturali l'abbiamo inventata noi. All'ACcademia di Firenze abbiamo mandato via un esperto di pittura dal '200 al '400, noto anche all'estero, Angelo Tartuferi, per metterci una laureata in Scienze Politiche. Su Eike Schmidt si è sufficientemente espresso Claudio Borghi su Twitter: un esperto di avori e bronzo, già e con i dipinti come facciamo? A Paestum hanno messo un archeologo tedesco di 34 anni! Con tutti i bravi archeologi che abbiamo. Il recupero di decenni di arretramento, di cui parla l'incauto ministro, che è un avvocato con inclinazioni da scrittore (da qui forse la sua sensibilità artistica), è semplicemente una bugia. Lo svecchiamento è già stato annunciato dal nuovo direttore degli Uffizi: affitterà le sale ai privati per "eventi" (del resto lo fanno già alla Biblioteca Nazionale!). Non ti allarmare, Giorgio, ci spiegheranno che saranno eventi "qualificati", come era "qualificato" l'intervento villette a Monticchiello (ricordi?). Siamo davvero definitivamente una colonia: nelle sale di Botticelli, di fronte al Tondo Doni ci mangeranno e ci brinderanno. È la fine degli ultimi lembi della nostra dignità politica e culturale. E sia chiaro: quando il solito deficiente di turno ti spiega che anche negli USA, che anche qui che anche là ci sono direttori stranieri, è un malfattore che cerca di inquinare la verità, perché se vai a dirigere un museo in quei paesi sei tu che vai da loro e ti conformi alle loro regole; non è un'occupazione come qui, in un paese che ormai è un protettorato tedesco con un governo coloniale da Repubblica delle Banane. Che Dio li maledica. Come ha detto opportunamente il dott. Antonio Natali, con lui finisce una storia rispettata da tutti, che si riassume nei nomi di Procacci, Baldini, Berti, Paolucci, Acidini e, appunto, Natali. E non sottovalutate la sicura soddisfazione con cui avranno accolto in Germania la notizia: controllano l'arte fiorentina. Sai a Monaco si sono costruiti una copia della Loggia dei Lanzi (Odeonsplatz), non bisogna sottovalutare questi sentimenti sfuggenti, impalpabili e pericolosi. Io non voglio controllare nulla in Germania, che si controllino le loro cose da sé, ma non li voglio qui tra i piedi. Posso dirlo? No? Lo dico lo stesso, e me ne sbatto dei loro PhD. Abbiamo una speranza: la resistenza passiva dell'apparato burocratico (anche se sono sicuro che agiranno manu militari e chiameranno Berlino). Speriamo. Infine abbiamo i nemici di sempre, quelli che ti dicono: tranquilli, rimane tutto in mani statali, hanno scelto dei nomi qualificati, anzi, come dice l'ineffabile Gad Lerner, hanno scelto 20 europei! Appunto, hanno scelto una tedesca laureata in Scienze politiche, per dirigere un meraviglioso Museo, in cui mia madre, già allora, mi portava a sentire i concerti sotto la statua del David. Erano davvero eventi qualificati: Wilhelm Kempff, Nicanor Zabaleta....u.s.w.

      p.s. Non si registrano al riguardo prese di posizione dei 5s. Evidentemente questi piccoli Robespierre in sedicesimo non hanno tempo da perdere con queste quisquilie. Ma, forse, la verità vera è che nemmeno sanno che cosa sono gli Uffizi, l'Accademia, Paestum e Palazzo Ducale

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    20. @martinet

      A me interesserebbe un suo intervento in questa discussione. Chiaramente non intendo forzarla. Purtroppo il link non dà il contenuto disponibile. Immagino per le impostazioni di privacy.

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    21. @Roberto Buffagni

      Roberto, grazie. Lasciami però aggiungere che è vero che la potenza egemone era la Persia, ma è altrettanto vero che in Grecia registra un arresto alla sua espansione verso occidente. Tutta la propaganda ateniese dei decenni successivi al 480 batterà su questo: siamo noi che abbiamo salvato il mondo greco dal barbaro (Luciano Canfora metteva questa propaganda in parallelo con quella americana: siamo noi che vi abbiamo salvati dal nazismo). La potenza Spartana e Ateniese ci sono state, tanto che i Persiani non riusciranno più a rimettere il naso nelle cose greche fino all'ultima fase della Guerra del Peloponneso, quella dopo il 411. La potenza navale che Atene svilupperà dopo Salamina e Platea è davvero un tipo nuovo di dominio, dinamico e aggressivo fino all'avventurismo. Tiranneggiando i cosiddetti alleati, estendendo la propria sfera di influenza hanno creato una "democrazia" aggressiva, in cui gli interessi delle classi bassi e di quelle alte trovavano un punto di accordo nel conquistare: i teti remavano e portavano alla conquista; una parte del "bottino" sarebbe arrivata anche a loro. Mantenere quel modello di organizzazione sociale era molto, molto costoso: lo hanno fatto a spese degli alleati e dei sottomessi. E lo hanno fatto con crudeltà. Quella cosa straordinaria che è la cultura ateniese dopo il 480, in ammirazione della cui profondità e originalità passo ancora svariati dei miei pomeriggi da pensionato, aveva alle sue spalle lacrime e sangue. Come sempre è stato nella storia (anzi, ci puoi giurare: più una cultura è raffinata e più è ingiusta; lasciami un po' esagerare, via!)

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    22. @Nicola Baroni

      Scusa, Nicola, a quale intervento di Feltri ti riferisci? Me puoi gentilmente indicare, lo leggerei con interesse. Grazie.

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    23. @Nicola Baroni

      Mio post su Facebook:

      Gabriel Zuchtriegel, sovrintendente al Parco archeologico di Paestum: 34 anni e professore A CONTRATTO all'Università della Basilicata. Con tanti giovani e meno giovani archeologi italiani preparatissimi e disoccupati si doveva scegliere proprio uno d'oltralpe? La solita esterofilia becera italiota.

      Risposta di Giovine Autorazzista:

      Direi che di esterofilia, accademica soprattutto, in Italia non si possa proprio parlare. E anche fosse che problema c'è? Con tutti i laureati italiani che le università estere accolgono (io sono uno di quelli), non c'è certo da strapparsi i capelli per una rara avis straniera che è riuscita a trovare una posizione nel nostro Paese. Magari i tedeschi riusciranno ad evitare che quel che delle nostre antichità è rimasto in piedi non crolli del tutto.

      to be continued

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    24. Mia sesquipedale e piccata - as usual, you know - controbattuta:

      Caro, a mio modo di vedere, lei fa una connessione incongrua tra Accademia e Amministrazione Statale. Io ho fatto la mia carriera universitaria all’estero (SUNY at Buffalo, University of Pennsylvania) con titoli accademici presi in Italia (Roma, Padova): la mia tesi di dottorato era di argomento linguistico, specificatamente sul latino tardo e non mi sarei mai sognato di andare in Germania per conseguire il mio diploma, visto che in Patria disponevo di studiosi di elevatissimo livello come Mentori. Quello che mi sembra le sfugga è che certe cariche come quelle di sovrintendente o direttore di musei sono politiche, per le quali nessun valore, a mio modesto parere, ha la cosiddetta competenza ovvero “meritocrazia” (parola abusata per commettere le peggiori nefandezze clientelari, da noi come all’estero). Notavo solo come un giovanotto di 34 anni con un curriculum per niente strepitoso (https://unibas-it.academia.edu/GabrielZuchtriegel), a detta di esperti (Daverio), potesse scavalcare in un posto dove serve esperienza generale, coscienza della farraginosa macchina amministrativa e giuridica italiana e cognizione della realtà locale, giovani e meno giovani italiani dal CV equivalente ovvero migliore: “meritocrazia” o scelta politica? Il dubbio amletico mi rimane. Sulla questione del fatto che le nostre antichità crollino, ciò non dipende principalmente dall’incuria o dal mal funzionamento della gestione – che pur esiste – quanto dalla mancanza di fondi, la quale impedisce non solo di disporre di un adeguato numero di personale atto al mantenimento del nostro patrimonio monumentale, ma anche di avere la possibilità di utilizzare i macchinari e gli strumenti tecnologici volti alla ristrutturazione di monumenti fatiscenti: forse le sfugge il piccolo particolare che i tagli – ovvero, con una metafora buonista oggi molto in voga, “spending review” – che provocano tali nefaste conseguenze ci vengono imposti da quell’Europa le cui maestranze – guarda caso – sono tedesche, quelle stesse che oggi si stanno comprando la Grecia perché così questa possa essere meglio gestita (spero le sia perspicua la velata ironia). Ho scritto i miei articoli sui grammatici latini su Indogermanische Forschungen sempre in italiano, e ciò per una scelta deliberata, visto che sono bilingue: i miei libri sono e saranno sempre scritti nella mia bella lingua, e non vedo perché una bibliografia debba essere giocoforza in inglese – come facevo notare ai miei studenti in US. Peraltro, le università straniere sono aperte ai laureati italiani soprattutto se costoro sono (anche solo in parte) paganti, come ho avuto modo di comprovare di persona. Vedo che lei studia latino a Leida (o Leiden, se preferisce): le auguro un fruttuoso studio e un radioso futuro lavorativo, magari come sovrintendente in un museo o in un’istituzione locale equipollente, in modo da avere sicura prova dell’esterofilia dei nostri popoli confinanti. Spero solo che non le capiti come molti giovani italiani, i quali dopo il PhD in Italiano o in Latino all’estero, son dovuti tornare raminghi in Italia con le pive nel sacco, e sono tuttora disoccupati o sottoccupati. Per il momento, le dirò che l’autorazzismo è uno sport in cui l’italiano eccelle e che non sopporto: pertanto, la saluto caramente e le levo l’amicizia su Facebook.

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    25. @martinet

      Quando s'incazza raggiunge una bellezza estetica incomparabile, I know. Pienamente d'accordo con Lei: sull'incongruenza tra Amministrazione Statale e Accademia ( prima cosa che ho pensato leggendo il commento del giovine autorazzista), sui motivi dei crolli delle nostre antichità, sulla bellezza della lingua italiana e soprattutto sull'apertura delle università straniere ai laureati italiani specie se paganti ( ho un caro amico che è in dottorato a Stanford, con la passione del greco antico e mi diceva le stesse cose ed esponeva le sue stesse perplessità).

      @Celso

      Certamente. Anzi le metto il link ad un altro articolo, sulla falsa riga di quelli del Feltri, di un professore di economia di Trento che ad inizio intervento mette i link a quelli del vicedirettore del Fatto. QUI .
      Personalmente non so se ridere o piangere. Si diverta ( si fa per dire) :)

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    26. Qui Sgarbi sulle nomine dei musei, con speciale riferimento al caso di Paestum.

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    27. @ Camilla Fantini.
      Grazie, troppo buona.

      @ Celso

      Grazie a te, anche per la bella sintesi storica. Concordo, nell'insieme, su quanto dici, e cioè che una grande cultura non nasce grazie all'universale rispetto del codice stradale e della raccolta differenziata. Diceva Proust che l'educazione di un poeta, come quella di un bambino, si fa a suon di schiaffoni (perchè il dolore ti sradica dalla visione superficiale, ironica, della vita, che produce decorazione, non arte). La "durezza del vivere" che produce una grande cultura è proprio questa; e sul piano politico, la "durezza del vivere" è la lotta per la potenza: alla quale non partecipano solo gli egemoni, ma anche coloro che dall'egemonia altrui vogliono difendersi: come i greci a Maratona e a Salamina, che poi conobbero, con l'imperialismo ateniese e la guerra del Peloponneso, la dialettica della potenza, la trasformazione da oppresso a oppressore, etc. (Questo per dire, in pillola, che la debolezza non è una scusa)

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    28. Interessante: Vince Matteo Renzi, perde la cultura. Scritto nel 2013, quando Renzi non era Presidente del Consiglio, illumina le recenti nomine dei Magnifici 20.

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    29. @Nicola Baroni

      Grazie, Nicola. Possiamo darci tranquillamente del tu, siamo tutti fratelli in Bagnai.

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    30. @Roberto Buffagni

      Roberto, credo di capire la "curvatura" filosofica, diciamo così, che vuoi dare al discorso, e che io invece, volontariamente, non voglio dare, per ragioni su cui non mi voglio dilungare ora. Anche se so benissimo che chi osserva poi è sempre costretto a diventare anche "agente".

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    31. Ah, ecco, mi chiedevo se qualcuno lo avesse notato. Qualche tempo fa, il direttore degli Uffizi disse che il suo stipendio era tra i più bassi in UE, qualcosa come un quarto di quello di un francese. Chissà se i direttori tedeschi sono invece venuti qui per sfuggire ai minijobs in patria. Benché gli stipendi delle élite siano in genere più che salvaguardati. Certo i musei colonizzati sono tra i più redditizi che vi siano; e siano quei posti intesi come sinecure o punti nevralgici di concessioni varie, o entrambe le cose, la scelta è più che significativa.
      Il merito... sì certo come svariate altre cose è usato come grimaldello (a Roma, ad esempio, Marino usa la corruzione dei vigili o la pigrizia degli orchestrali, di cui non gli importa nulla, per smantellare in realtà i contratti e i salari accessori, tra gli osanna dei benpensanti ottusi e di sinistra che esultano per la sconfitta del "privilegio"), la mossa geniale è quella di riallacciarsi, purtroppo, a un problema assolutamente reale. I meccanismi di cooptazione, uniti all'assenza di lavoro realmente qualificato e di investimenti pubblici in altro che non siano strade e cemento, hanno escluso in Italia troppe persone qualificate e non protette da un ascensore sociale dignitoso e i servizi italiani dalla dignità raggiunta in altri paesi del continente. A danno di tutti e non da oggi. L'emigrazione del lavoro qualificato dall'Italia inizia ben prima dell'euro.
      P.S.: però dissento sull'adriatico :-).

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    32. Del resto, è tutta la legge che smantella la cultura in Italia, basti pensare alla decapitazione delle soprintendenze, affidate ai prefetti(?!). A Roma davano tanto fastidio a quei santi dei palazzinari.

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    33. @Celso e con Denon mettiamoci pure Daunou, oratoriano costituzionale, che organizza il trasloco degli archivi italiani, proprio quelli dei grandi comuni di un tempo e quello vaticano, al di là delle Alpi su ordine napoleonico; all'epoca le persone avevano energia, e non avevano paura; o quel che scriveva un notabile lionese nel loro opulento XVI secolo "Il maggior segno di una città fiorente sono i suoi archivi, che mantengono i cittadini consapevoli di tutto ciò che è accaduto" (cito a memoria). Ma ce lo immaginiamo Renzi o uno qualsiasi a pensare agli archivi? a parte chi ha i familiari interessati, ma quelli ormai sono fuori gioco.
      Scriveva Billanovich che la cultura è una creatura morbida (spesso, non sempre), ovvio che vada insieme con la ricchezza prodotta da tutto ciò che elenchi tu.

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    34. @Pellegrina

      Non sapevo degli archivi, davvero molto interessante. Mi spingi a essere un po' più informato. Naturalmente siamo sensibili alla citazione di Billanovich....

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    35. E scommetto quel che volete che a Franceschini, nessuno ha chiesto di privilegiare gli stranieri. Ha fatto tutto da solo. Queste persone sono asservite dentro, nella mente, nell'anima o negli organi che ne fanno le veci.

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  16. Non riesco a vedere questo fatto clamoroso se non come un ulteriore segno di sudditanza verso la Germania e nel contempo di umiliazione (o mortificazione come ha detto Sgarbi) degli italiani. Chissà se é casuale la visita di ieri della signora teutonica all'expo, giusto giusto per essere omaggiata del bel regalo. Uffizi visitati dalla medesima proprio a inizio anno. Nemmeno io credo più al caso.

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  17. In Germania, caso che conosco personalmente per amicizie importanti nel campo dell' arte antica, i musei che avranno importanti collezioni saranno solo due, Dresda e Berlino, dove saranno collocate e raccolte molte opere, Stoccarda e altri musei stanno limitando fortemente anche le presenze dei curatori. La richiesta di arte antica da parte del pubblico è fortemente in crisi a favore dell' arte moderna e contemporanea, ergo molta gente che aveva ruoli di responsabilità sta a spasso e c' è una fortissima concorrenza a ricoprire i pochi ruoli importanti in quei musei che ho citato; chi non trova posto ora è relegato a ruoli di archivio al minimo dello stipendio e sta guardandosi intorno. Non mi sorprende pertanto che agli Uffizi arrivi il tedesco Eike Schmidt che sicuramente si accontenterà di emolumenti inferiori ad un Italiano. E' però una sconfitta cocente che a Firenze sia arrivato un tedesco, credo che in Francia o in UK ci siano personalità più qualificate ad esempio; ma forse i motivi sono quelli citati sopra oltre che una questione di stipendio. Comunque conoscendo un po' la difficile situazione degli UFFIZI, sarà divertente vedere all' opera il crucco. E credo comunque di poter dire, sempre nel campo dell' arte antica, che il livello dei nostri studiosi e storici dell' arte e parecchio calato negli ultimi anni.

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    1. @Alberto49

      Alberto, è calato il livello dei nostri studiosi e storici dell'arte? E certo, ma è forse salito all'estero il livello? Ci mandano un esperto di avori e bronzi a dirigere uno dei più importanti musei al mondo e dovrei essere contento? Forse conta la sua esperienza nella nota casa d'aste? Ma insomma la Acidini, per esempio, ha diretto oltre venti musei, se ricordo bene. Suvvia.

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    2. @Celso

      Ma infatti serve un esperto per quando verranno a pignorare il Tondo Doni o la Primavera del Botticelli o la Madonna di Ognissanti. Si legga anche questo così chiudiamo il cerchio. Preciso che è il Manifesto. Col grembiule rosso gli schizzi di sangue non si vedono, Bagnai docet.

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    3. Caro Celso,
      in generale e sempre parlando di arte antica, e di artisti che conosco in maniera particolare, all' estero, parlo di UK e USA il livello dei curatori e dei direttori è elevato mentre generalmente nell' area UEM, per quanto mi consta, ma non generalizzando, la situazione è in forte peggioramento. Credo che la famosa frase di Tremonti, sia molto adatta a rappresentare la situazione generale e per ovii motivi. Ricordo solo negli ultimi due anni diverse mostre eccezionali su grandi artisti italiani in UK o Scozia, come S. Pomardi al British o G.B. Lusieri alla N.G. di Scozia, o Canova al Metropolitan, ma ricorderei anche la mostra su Pompei sempre al British. Ma è tutto un universo di Fondazioni, Musei, Gallerie, Case D' Asta e soldi, che concorre a creare un clima di interesse e i risultati si vedono. A Roma negli ultimi 5 anni non ricordo un evento degno di interesse internazionale; sponsor, finanziamenti sono assenti ormai, il problema è questo e questa situazione insieme a ciò che dicevo prima e qui, altrove, deprime gli stimoli a migliorarsi per gli addetti al settore. Sulle nomine, lo scandalo è mettere un semplice KURATOR, anche se con esperienze all' estero, come direttore degli UFFIZI e la cosa grida vendetta:

      Salvatore Settis oggi

      "Nonostante la retorica della “valorizzazione”, quasi tutti i neodirettori non sono manager della cultura, ma storici dell’arte o archeologi (fa eccezione Mauro Felicori, assegnato a Caserta), con esperienze museografiche. Sette sono stranieri, ma neppure uno viene dalla direzione di un grande museo. C’è chi ha diretto musei piccoli o medi come quelli di Montargis (Sylvain Bellenger, che dirigerà Capodimonte), di Braunschweig (Cecilie Hollberg, ora alle Gallerie dell’Accademia di Firenze), di Linz (Peter Assmann, che passa al Ducale di Mantova), c’è chi ha lavorato nei musei, ma come curatore (come il neodirettore degli Uffizi Eike Schmidt, o Peter Aufreiter che dirigerà la galleria di Urbino), c’è chi non ha mai lavorato in un museo, come il più giovane di tutti, Gabriel Zuchtriegel (34 anni), a cui è stata assegnata Paestum; c’è, infine, chi viene dalla gestione di una fondazione privata in Italia (Palazzo Strozzi), come James Bradburne."

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    4. Aggiungo queste parole di Settis: "Oggi sembra quasi che si voglia distinguere una bad company ( le soprintendenze e la cura del territorio, contro cui si schierava il premier Renzi quando era sindaco di Firenze) - e una good company che sono i musei, intesi come "valorizzazione". E le bad companies sono fatte per essere liquidate". Mi pare che inquadrino in modo preciso le scelte politico-culturali di cui si vedono gli esiti. Per gli interessati, ho raccolto qui una serie di contenuti sulla questione delle nomine dei Magnifici 20.

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  18. Cito dal link:

    "In the survey [...] just 28 percent of respondents said the region’s outlook will improve in the short term. That’s down from 50 percent in July and 83 percent in March, when quantitative easing started."

    Ma se sono economisti com'è che pigliano questi abbagli? Non serve proprio a nulla 'sta laura de dott. Ato?

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  19. Che i saldi abbiano inizio.
    Dopo la cessione della direzioni del Pitti ed altri luoghi strategici della cultura italiana a stranieri (tedeschi? Certamente), arriva la favolosa notizia pre-approval del bundestag circa gli aeroporti greci.

    https://twitter.com/zerohedge/status/633595494120464384

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  20. Salve a tutti,
    a proposito di inflazione guardate che bel giochino si trova sul sito della BCE:

    https://www.ecb.europa.eu/ecb/educational/inflationisland/html/index.it.html

    e giocando si scopre che l'alta inflazione, come le antiche divinità malevole, sembra portare pure brutto tempo.
    Per chi ha tempo ci sono inoltre altri giochini istruttivi che danno un idea del Mainstream imperante

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    1. Ma stiamo scherzando!? Ma questi ce cacheno in testa così!?

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  21. ....non ci credo....su Wikipedia...USA che trattano sistema economica nel dopoguerra..."...Keynes sa che il sistema di cambi fissi stabilito dagli accordi può essere mantenuto nel tempo, in presenza di economie molto diverse quanto a tassi di crescita, inflazione e saldi finanziari, solo a patto di costringere gli Stati Uniti, destinati ad avere una bilancia commerciale e finanziaria positiva, a finanziare i paesi con saldi finanziari negativi. Ma incontra l'opposizione statunitense verso la predisposizione di fondi, che Keynes avrebbe voluto essere assai ingenti, destinati a tale scopo."

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  22. "Meglio restare debitori che pagare con una moneta che non porti la nostra immagine!" Cosi vuole la nostra sovranità. Friedrich Nietzsche.....lui c'è arrivato un po' di tempo fa....pazzesco!

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  23. Da assaporare con la dovuta tristezza. Come aveva ragione Alberto....

    http://www.unita.tv/opinioni/dialogo-semiserio-sul-tema-il-museo-e-mio-e-me-lo-gestisco-io/

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