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domenica 23 agosto 2015

Sulla gestione antropologica della crisi

(vi metto in evidenza un commento appena ricevuto, che sistematizza in modo scientificamente rigoroso una serie di intuizioni che qui abbiamo via via confusamente enunciato, riferite alla psicodinamica antropologica e valoriale di certi concetti. Il problema è qui, e sono questi i motivi per i quali è estremamente improbabile che se ne esca senza uno sbocco di irrazionalità distruttiva. Ovviamente i responsabili di questa distruzione sono e restano i mediocri opinionisti che continuano ad alimentare queste dinamiche valoriali irrazionali, ricorrendo a strategie visibilmente menzognere a manipolatorie. Anche se lo sappiamo, è importante ribadirlo: chi mente è il primo violento, perché uccide la verità...)


Paolo Cogorno ha lasciato un nuovo commento sul tuo post "Tante nomine... nullum par elogium! (il 1938)":

Sulla Gestione Antropologica della Crisi:

Purtroppo anche io non mi sento particolarmente ottimista rispetto alla "gestione antropologica di questa crisi"; vedo una grande assenza culturale nella mia categoria (Psicoanalisti Psicoterapeuti) nel merito della materia economica e delle dinamiche economiche, nei nostri studi professionali (qui a Genova, il mio è sicuramente anche un laboratorio) la crisi entra drammaticamente e l'idiozia e la limitatezza comune è continuare a trattare questa materia come un fatto individuale, e non come una dinamica di gruppo, nella quale è in gioco la qualità di vita e la vita stessa delle generazioni...

In sintesi i punti critici che io vedo sono:

1) Il Denaro è (piaccia o no) un valorizzatore e uno svalorizzatore affettivo, sganciarsi da questo "cambio" di valorizzazione dell'Ego implica un percorso che pochissimi fanno; conseguentemente nella società occidentale, il tessuto antropologico è inscindibilmente intriso e legato a categorie di povertà e di ricchezza, che guardacaso sono le stesse su cui fa leva la logica del mercato fine a sè stesso.

2) La dinamica psicologica del Debito - Credito è una dinamica principalmente affettiva e archetipica nelle relazioni umane, non è un caso che la problematica (e la gestione) debito-credito è il perno centrale di questa crisi.

3) Ricco e Povero alimenta una bipolarità comportamentale di tipo Depressione-Violenza. Depresso se mi sento privo di valore e di futuro (quindi privo di senso) che va bene all'establishment perché controlla meglio le masse … Violento ( e questa va molto meno bene all'establishment..) se invece, non riuscendo ad entrare in conflitto con il sistema … divento distruttivo … (che è un livello superiore all'incazzarsi.. tanto per essere chiari)

4) Entrambi i poli Depressione e Violenza sono l'altalena delle masse, entrambe le polarità hanno dinamiche inconsce di psicosi, cioè di un funzionamento della psiche (più che un disturbo, secondo me) in cui si perde il principio di realtà, ovvero si distorcono drammaticamente le proporzioni degli eventi, delle relazioni, dei valori.. (anche valori economici ovviamente).

La Violenza in un paziente si può manifestare in "agiti" (acting outs), in una massa attraverso conflitti agiti - (quindi anche guerre). La dialettica, ovvero il dialogo dove entrambe le parti hanno dignità è soppressa. lo vediamo bene nella dinamica dell'informazione o nella realtà delle stesse istituzioni europee. Peraltro ringrazio l'autore del blog per averci costantemente informato e illuminato su questo, rendendoci accessibile il linguaggio dell'economia.

5) La psicopatia e il proliferare di leader psicopatici e sociopatici SONO IL LIEVITO DEI CONFLITTI DI MASSA agiti (ovvero delle guerre). Gli psicopatici hanno caratteristiche abbastanza comuni, sono bugiardi, hanno grandi capacità empatiche ma sono affettivamente molto distaccati, provano le emozioni solo superficialmente, sono scollegati da un mondo emozionale profondo. Egocentrici etc.. etc.. fate voi i paralleli con le debite proporzioni.

Posso solo aggiungere che negli ultimi anni osserviamo una variante: la diffusione di psicopatici che non hanno particolari qualità carismatiche, ma che sono espressione diretta di altri psicopatici burattinai... e attraverso i media hanno comunque successo e seguito (forse che la specie in questione si sia appiattita rispetto agli esemplari del 900 ?)


Sono tutti punti da approfondire ovviamente…

Le soluzioni ci sono? Certamente sì, bisogna vedere se abbiamo il tempo di consapevolizzare la maggior parte di quelli che possono contare (o andare a contare...). Diversamente la storia farà il suo corso antropologico di distruzione e ricostruzione.

Un saluto a tutti, e un grazie per la ricchezza culturale di questo blog..

Paolo Cogorno


(meravigliosa sintesi. Sono ormai convinto che la storia farà il suo corso...)

(p.s.: uno dei motivi per i quali dovete votare questo blog, è per portare all'attenzione di tutti post come questo...)

54 commenti:

  1. Grazie, bell'intervento. Ho trovato particolarmente interessante la chiusa: "la diffusione di psicopatici che non hanno particolari qualità carismatiche, ma che sono espressione diretta di altri psicopatici burattinai".
    In effetti, ho anche io l'impressione che diventino endemiche, anche e anzi soprattutto sui gradini più alti della scala sociale, una aridità spirituale, una superficialità emotiva e mentale non comuni. Se ha voglia di approfondire un po', le sarò grato.

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    1. Mi associo alla richiesta di Roberto e aggiungo una domanda per Paolo: conosci POTERE E DELINQUENZA - Saggio di psicologia sociale di Alex Comfort e/o Political Ponerology: A science on the nature of evil adjusted for political purposes di Andrzej M. Łobaczewski? In caso affermativo qual è il tuo parere su queste opere? Grazie.

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    2. No, mi spiace ma non lo ho letto, prendo nota del tuo riferimento biblio, grazie a Te

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    3. Se trovo dei riferimenti biblio sul "flattening" della psicopatia nelle leadership a psicopatia "carente di carismaticità" glie le giro... per ora è solouna mia considerazione ..

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    4. a Paolo Corono,

      La ringrazio per il suo intervento specialistico che aggiunge valore intellettuale al blog ma soprattutto perché leggendo la sua analisi mi ha fornito un metro di misura per valutare coloro che si propongono per una carriera politica:una professione molto pericolosa per chi non si è costruito una base di competenze fondamentali per stare"sul Mercato" delle illusioni.

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  2. Non c'entra niente ma lo segnalo qui, perchè l'ho appena trovato e lo ritengo lettura utilissima a comprendere con precisione e dall'interno la dinamica della vicenda greca, modello esemplare per lo scontro politico in atto in tutta Europa (volendo fare analogie belliche, studiare la vicenda greca oggi è come studiare il Blitzkrieg tedesco contro la Francia nel 1940).
    A questo link: http://www.europe-solidaire.org/spip.php?page=auteur&id_auteur=100
    gli interventi di Stathis Kouvelakis (esponente della "Piattaforma di sinistra" sinora interna a Syriza) a partire dal febbraio 2015, affiancati dagli interventi di altri studiosi o politici, sempre interni o vicini a Syriza ma sulla "linea Tsipras" o europeista di sinistra..
    Suggerisco di leggerli in ordine cronologico: si capisce tutto.

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  3. Dal punto di vista antropologico trovo molte analogie tra il denaro e la religione. Quando si parla del 'Dio Denaro' in tono scherzoso, metaforico o iperbolico, non si coglie la realtà dei fatti. Il vero religioso considera il proprio credo non tanto come una religione, ma come lo stato reale delle cose, l'unico mondo possibile. Il denaro è diventato un Dio proprio perchè noi non lo riconosciamo come tale. Si consideri anche che il passaggio da una religione ad un'altra non avviene nel giro di qualche anno, a volte ci vogliono secoli.

    Alcuni parallelismi tra a) Il mondo degli Dei precristiano ; b) Il mondo cristiano ; c) Il mondo capitalista

    Luoghi di culto/potere:
    a) Ogni villaggio aveva il suo templio o cerchio di pietre
    b) Ogni paese ha la sua chiesa.
    c) Ogni piccolo comune ha uno sportello bancario.
    I luoghi di culto sono sempre stati centri di potere: l'oracolo di Delfi sapeva tutto proprio perchè era informato tramite le sue numerose filiali sparse per il mondo antico, riceveva tributi e faceva scelte politiche. Se ti tieni alla larga dai templi non sei membro della comunità. Se non sei battezzato e non vai a messa sei escluso. Se non hai un conto in banca non puoi vivere.

    Feticci e idoli
    a) Ognuno portava con se un talismano portafortuna, un corno o qualcosa di simile
    b) Ognuno ha con se' la sua croce o la madonna al collo
    c) Tutti vanno in giro con bancomat e portafoglio

    Festività religiose
    a) Il 25 dicembre era la rinascita del sole invincibile
    b) Compleanno di Nostro Signore
    c) Festa della spesa
    Il passaggio dall'una all'altra festività è stato graduale e non percepibile in una singola generazione.

    Sacrifici agli Dei
    a) Ogni tanto il dio della pioggia chiedeva di sgozzare una giovane vergine, o il primo genito.
    b) Il cristianesimo è incentrato sul sacrificio. Solo il penitente può avvicinarsi a Dio. Uno dei motivi per cui il cristianesimo si è diffuso moltissimo nell'Europa dei barbari era che non c'era più bisogno di fare sacrifici umani, per fortuna ci aveva già pensato Gesù per tutti noi.
    c) I 'Mercati' chiedono sacrifici. L'austerità è la Via. Ogni tanto bisogna impiccare un imprenditore o un padre di famiglia.

    Benessere dei messaggeri di Dio
    a-b-c) Sacerdoti, vescovi e banchieri non se la sono mai passata tanto male.

    Quando questa schizofrenia finirà, i posteri rideranno molto di noi.

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    1. Nell'Apocalisse, se non erro, si dice che verrà posto un marchio sulla mano destra (ovvero la mano giusta, la mano principalmente usata) e che nessuno potrà comprare o vendere se non avrà questo marchio. Chissà se parla dei bancomat/carte di credito

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    2. Non è una cosetta secondaria, che "dopo il cristianesimo non ci sia più bisogno di fare sacrifici umani".
      Anche senza tirare in ballo René Girard, un pensatore profondo e originale, a me pare una buona notizia (Ευ-αγγέλιοv). Il problema è semmai che non ce ne siamo ancora accorti, e continuiamo a farne, tanti, senza scopo e senza risultato: anche per i soldi, sì.

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    3. No! Tiriamolo in ballo René Girard, eccome! Il motivo del successo (e della superiorità) del cristianesimo è stato per l'appunto il superamento dei sacrifici umani (leggere La violenza e il sacro), la riduzione dello apazio sacro e della violenza connessa, al solo sacrificio personale di Gesù, al solo episodio della sacralizzazione della vittima. Il Dio Denaro invece ci riporta dun botto all'era dei gentili e alla logica della danza della pioggia, al pensiero magico dell'austerità espansiva appunto.
      Se mi posso permettere: Girard non avrebbe apprezzato per niente questo post, lui che nei suoi libri demoliva su basi solidissime le interpretazioni psicologiche e il pensiero magico freudiano. Su questo post volevo tacere perché non mi sento all'altezza di commentarlo e di controbattere, ma leggere citato Girard da Buffagni mi dà coraggio e ci provo.
      Lo psicologismo deresponsabilizzante di cui sono intrise le parole del post mi fa
      orrore. È esattamente il tipo di "narrafione" (sic) si cui è intriso pure il fogno puddino. Grandi paroloni con dietro il nulla. Cosa vuol dire "psicopatico"? Abbiamo bisogno di esperti psicologi che curino gli individui malati? Dobbiamo rinchiudere gli individui psicopatici in manicomi o più politicamente correttamente, quando noi sani avremo il potere, li obbligheremo a un TSO di regime perché siano "rieducati"? Sono le relazioni sociali a essere "malate". Siamo noi, ognuno di noi il problema. Il metodo Juncker è dentro di noi e ci pervade. Altrimenti facciamo come gli automobilisti in coda che si arrabbiano con gli altri automobilisti in coda per aver preso l'auto. (continua...(

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    4. (... continia)
      Il punto più basso il post lo raggiunge con l'incongruenza di attribuire empatia e contemporaneamente superficialità emotiva a questi cosiddetti psicopatici. Ma quante persone vorrebbero essere al loro posto a fare esattamente le stesse scelte "irrazionali"?
      Il trionfo dell'irrazionalità al quale stiamo assistendo (la vicenda Tsipras è stata una grande occasione di disvelamento), è possibile proprio perché, senza che c'è accorgessimo, è stata costruita una nuova religione precristiana, che DEVE per riprodursi e propagarsi avere i suoi sacrifici umani nei momenti di crisi collettiva. Questa nuova religione è in formazione (da decenni), ha abbozzato i suoi miti (il più Europa), e i suoi idoli (l'euro), e ora ha bisogno del sacrificio umano (Greco e non solo) per consolidarsi, per rendere mitologica la sua fondazione e la sua riproduzione nel tempo e nello spazio. Per eternizzarsi.
      Se accettiamo di medicalizzare e psicologizzare l'interpretazione invece antropologica e sociale di questa crisi ,buttiamo via l'unica possibilità razionale di disvelamento della catena delle cause e degli effetti che ci hanno condotto fin qui.
      Non sono psicopatici. Sono fedeli inseriti in un sistema di credenze che li intrappola (e li esalta). E la violenza diventa di nuovo possibile e pensabile proprio perché siamo immersi in questo sistema d.i credenze. Un sistema di credenze che non è opera di un profeta, della setta degli illuminati o del grande vecchio. Come il prof Bagnai ci ha insegnato la Germania non è una signora alta e bionda (e infatti rimango stupito dello spazio che il prof dà a un commento che contraddice in nuce molto del suo pensiero più alto). Così questo sistema di credenze, questa nuova religione precristiana bisognosa di miti idoli e sacrifici , si è a poco a poco strutturata come autodifesa del proprio tesssorooo. Gollum docet. Per conquistare l'anello si perde e precipita nel baratro. Questo sta avvenando (il famoso ramo sul quale è seduta la Germania e non solo). I rentiers hanno per decenni lavorato per autodifesa alla trasformazione in piccoli Gollum di più cittadini possibile (la classe media) per difendersi dall'altra religione, il socialismo reale. Vinta la guerra fredda (non è certo una tesi mia!) tutti i privilegi concessi sono apparsi inutili allo scopo, e anzi sono diventate praterie da conquistare per investire capitali sempre più in cerca di territori vergini, e così via allo smantellamento di pensioni, scuola, sanità. Cosa c'entra la malattia mentale con tutta questa lucidità di intenti? Come potrebbe il prof Bagnai azzeccarci così spesso se non perché legge la realtà più lucidamente di altri? Altro che psicopatici. Troppo facile giustificarli così.
      Scusate la lunghezza.

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    5. Scusa Stefano, devi aprirti alla possibilità di non aver capito un cazzo. Ti propongo per il premio iononsonounopsicologoma. Lo spirito del post, chiarito da altri commenti, è un altro. Solo una persona ferita (o ottusa) imbelvita in un piazzaleloretismo del tutto fuori luogo può distorcene il senso come tu fai. Il problema che qui ci poniamo è un altro, del tutto diverso. Quali sono le cariche archetipiche dei concetti economici? E quindi: è possibile individuare delle strategie "terapeutiche" o "comunicative" (le due cose vanno insieme: la terapia è comunicazione) che consentano di ricondurre le persone a un pensiero non magico?

      La natura psicotica di certi personaggi, del resto ben evidente, non ha rilevanza giuridica, e peraltro, scusami tanto, ma siamo comunque in uno stato di diritto, nel quale, anche se l'austerità ha oggettivamente fatto dei morti, non è possibile processare una persone perché ha detto che l'austerità è espansiva. Quindi non si capisce proprio il senso del tuo intervento circa il "troppo faciel giustificarli".

      Capire non è giustificare e non è approvare.

      Considero questo tuo intervento o un tuo o un mio errore.

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    6. @Stefano Longagnani

      Certo… Capire o meglio tentare di capire il funzionamento della psiche (soprattutto nelle dinamiche di massa) non significa certo giustificare certi individui e le loro condotte, come giustamente riporta Il Prof. Bagnai e come credo di avere già spiegato a@ Di cì

      Avendo il sottoscritto una formazione principalmente clinica, confesso di essere sempre stato più interessato a cercare di risolvere i problemi, più che a fare speculazioni, quindi, venendo al sodo…, il riconoscimento delle proprie istanze narcisistiche e aggressive è un enorme passo in avanti della Coscienza Umana, ancorpiù lo è lo studio ed il conseguente riconoscimento delle stesse istanze nelle masse, aggregati umani che hanno moltiplicatori (o sottrattori), "a leva" dalla velocità e dalle conseguenze comportamentali ben poco prevedibili.

      L'analisi della Psiche Collettiva, parte sicuramente dalla descrizione e dalla individuazione di elementi comuni, sedimentati da qualche migliaio di anni (se p. es. ci riferiamo appunto a queste "cariche archetipiche dei concetti economici") . La Coscienza Umana, nella sua espressione collettiva, sta comunque facendo il suo corso, e genera individui più o meno consapevoli anche del lato "ombra", altri totalmente inconsapevoli (proponiamo gli elissoidi come sottocategoria ?), e altri ancora totalmente "agiti" dalla loro ombra, quindi il modo migliore (secondo me) è:

      Cercare di osservare tutta questa faccenda analizzando il tipo coscienza (e lo "stato di coscienza") che entra in gioco nelle dinamiche economiche antropologiche (cioè dei rapporti veri e reali tra persone, mediati dal denaro e dall'economia), più che utilizzare etichette nosografiche nel "modo tradizionale" (modalità che peraltro è malauguratamente propedeutica all'equivocazione del post in questione..)

      Se parlo di psicopatia, non parlo di un malato mentale, ma parlo di una dinamica di funzionamento della psiche, che è una cosa ben diversa, essa parte sicuramente dal concetto ben collaudato dalla psichiatria clinica ma arriva a un altro punto: mi fornisce una metafora utilissima per riconoscere individualmente e collettivamente un problema, quindi se lo riconosco, forse posso fare anche qualcosa per prevenirlo, inertizzarlo.. e se sono abbastanza creativo (o mi lasciano esserlo) curarlo… (che significa trasformazione della coscienza)

      Peraltro devo invece ringraziare Longagnani per aver introdotto il discorso del "sacrificio" , archetipo umano su cui si fonda l'enorme e tragico equivoco dell'espiare la "colpa del debito".

      E senz'altro interessante la concezione mimetica di Girard, ma ritengo più utile l'impianto teorico "Junghiano" : Il sacrificio è sicuramente la distorsione ombrosa di un archetipo, ad uso e consumo dei molti poteri finanziari, la cui coscienza (lowercase "c" n.dr.) si limita solamente al sapere che è efficace quale sistema di controllo ma non certo nè a come funzioni nè tantomeno a che cosa produca collettivamente nel medio-lungo termine… (di solito conflitti, sopratutto se il sacrificio si rivela inutile, e lo svelarsi della sua inutilità innesca violenza..)

      Ben altro spazio ha il rapporto tra Violenza e Sacro… ma questa è troppo lunga.. e sono le tre ..

      @Bagnai, @Stefano Longagnani: Grazie per l'attenzione e buona giornata a tutti ..


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    7. Lo spirito del mio contributo era un altro. Quello su cui volevo far riflettere è che le religioni 'occidentali' sono sempre state usate e distorte per fini di controllo politico.

      Discorso diverso meritano le religioni orientali (la religione è un percorso spirituale individuale) e la religione scientifico/matematica, nata probabilmente in medio oriente e consolidatasi in grecia con Talete. Queste religioni non sono mai state usate con le logiche che ho descritto.

      Per continuare il parallelismo, pensiamo al messaggio principale di Cristo: 'Ama il tuo prossimo *come* te stesso' (e sottolineo *come*, cioè nè più, nè meno). Da scienziato accetto questo dogma, è perfettamente sensato, e inoltre permette di risolvere brillantemente alcuni paradossi tipo il dilemma del prigioniero. Se vuoi credere che Cristo è Dio e contemporaneamente suo figlio, non sono daccordo, ma siccome è una cosa che riguarda la tua spiritualità non sono nemmeno contrario. Se fai leva su Cristo per organizzare un apparato statale di controllo, per colcare di bastonate un pover'uomo che voleva dimostrare che la terra gira attorno al sole o per saccheggiare il sudamerica della sua civiltà in cambio della tua 'buona novella', allora NO.

      Analogamente, il denaro è utile per quella faccenda che se hai le mele e ti servono le pere eccetera.... va bene, è giusto e utile. Pensi che il denaro è un Dio e Keynes è suo figlio? Questioni tue in cui non voglio entrare. Usi il concetto di denaro per imporre al mondo un accrocco di modello economico che si conclude con la messa in ginocchio di interi popoli e culture..... beh secondo me sei UGUALE al generale spagnolo che nel 500 andava alla conquista del sud america 'in nome di Dio'.

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    8. E anche qui percepisco tanta giovinezza (che di per sé non è un difetto).

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  4. Concordo coi burattini psicopatici.
    I burattinai, non saranno, piuttosto, sociopatici?

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    1. Sicuramente sono sociopatici, ben nascosti, perchè il lavoro sporco (e socialmente distruttivo) lo fanno fare ai loro sottoposti..

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  5. Purtroppo ESSI hanno incasellato anche gli intellettuali "umanisti" in gabbie (sempre meno dorate...) iper-specialistiche e autoreferenziali. L'intellettuale "filosofo" che abbia un pensiero di tipo "universale" latita(va, prima di imbattermi in questo blog...).

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    1. Questo è un capitolo spinoso... se in questo blog come è ben evidente c'è spazio per una interdisciplinarietà vera, dialettica e seria, significa che c'è una apertura al concetto di Universitatem (Luogo di studio pubblico dove si insegna l'universalità delle scienze). La comunità scientifica è purtroppo frantumata in settori e sottosettori (che coincidono spesso con lottizzazioni di potere accademico ed economico) quindi perde la visione di insieme delle cose, se io mi sono interessato di economia senza saperne un tubo, potrebbe significare che ho intuito la necessità di entrare nell'orto altrui per fare meglio il mio lavoro, oltre che per una sana pulsione epistemologica.. Non credo che tutti gli accademici accoglierebbero le mie considerazioni sulle dinamiche comportamentali (in materia economica) come ha fatto oggi Il titolare di questo Blog..

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  6. Questi post ed il contributo di Paolo Cogorno sono essenziali per comprendere le cause storiche, le dinamiche e lo sviluppo dei fenomeni antropologici.
    È chiaro che fermarci alla spiegazione meramente economica rende la comprensione dei suddetti fenomeni incompleta, e va quindi necessariamente integrata con un'approfondita analisi sociale individuale e di gruppo.
    Perchè alla base di qualunque scelta, anche di politica economica, ci sono gli individui con i loro interessi, le loro pulsioni e il loro sostrato culturale.
    Inoltre mi piacerebbe sapere se ci sono studi o ricerche in cui esiste una sorta di correlazione tra atteggiamento gregario e acritico e successo in ambienti, come quello politico, economico-commerciale etc., nel senso che a mio avviso ( ma potrei sbagliarmi ) constato la presenza massiccia di persone umanamente e culturalmente poco dotate.
    E mi limito al mio settore lavorativo, ma se allargo il concetto all'ambito politico ed economico, gli esempi si sprecano.
    E qui abbondano gli esempi di coloro che su tw di lanciano in ardite conclusioni su materie a loro sconosciute, buttandola in caciara quando qualcuno fa loro notare le "lievi imprecisioni" come quelle sui tassi di cambio reale e nominale, per poi vedere che occupano cattedre o ruoli importanti in ambito politico.
    Comunque la Storia ci insegna che il canovaccio è sempre lo stesso, pur cambiando i protagonisti e ed i momenti storici.
    Ma ora taccio.

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    1. Nel mio settore e precisamente in un porzioncina del mio settore, cioè il singolo specifico luogo in cui lavoro, è da tempo in atto la tendenza a demonizzare e ostracizzare quelli (che, dato il settore, sono più che altro quelle) che palesemente non vogliono essere né guide né gregarie.

      Da tempo sconto la cosa e il tutto si è aggravato quest'anno per opera di una che ho contribuito a far eleggere senza formalità, perché palesemente più interessata di me e di altri, a una peraltro piccola funzione solo annuale, che, però, evidentemente suscita la hybris, anche ubriaca, di chi tale funzione ricopre aspirando, ne ho le prove, al controllo dell'operato di persone pari grado - essendo tale funzione transeunte - , in particolare quelle indipendenti, che all'occorrenza e anche no, si consultano e si giustificano SOLO col vero superiore avente diritto, e magari risultano più costruttive, umane e popolari nonostante spigoli, ruvidezze e qualche eccentricità e forse proprio per queste caratteristiche.

      Nota più personale: gestirsi un lutto e contemporaneamente una sventagliata di mitraglia dal 24 marzo alla fine di maggio - con la relativa sicurezza che questa non sarebbe finita, come ci sono già state avvisaglie che non lo è - non è stata proprio una passeggiata (grazie ancora a coloro che qui, per il lutto, mi avevano scritta qualche tempestiva e graditissima parola).
      Ed essere non la sola, nell'ambientino, nella situazione suddetta, nonostante le differenze cronachistiche, non mi conforta più di tanto e non mi invoglia a pensare al "mal comune, mezzo gaudio", tanto che, se non sapessi già dove, fuori di lì, trovare eventuale sostegno e consiglio, comincerei a cercare un po' di...Conforto.

      Il nominato non me ne voglia e prenda il gioco di parole come segno di stima per quanto ha scritto.

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    2. Mi scuso con l'interessato per aver inteso Conforto anziché Cogorno, da cui il gioco di parole anche se avevo letto bene.

      Ennesima dimostrazione che si legge o si ricorda quel che si "vuole", solo scusabile, nella fattispecie, per il fatto che mi pare che tempo fa proprio a Genova ci fosse uno psichiatra di cognome Conforto.
      Tutto spiegabile, ma bastava accertarsi del vero cognome, non "pensare" di ricordarlo bene.

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    3. @Adriana23 agosto 2015 22:08

      E c'è ancora (Carmelo intendo)

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    4. Cara Adriana, Carmelo Conforto è un Medico Psichiatra di grande levatura, umana, clinica e di ricerca.. Molti anni fa è stato mio docente nel dottorato, oggi siamo amici, non posso che essere onorato del lapsus...

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    5. Grazie a entrambi per le notizie genovesi.

      Et voilà, sono la prima psicanalizzata on line, almeno qui :-)

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  7. "4) Entrambi i poli Depressione e Violenza sono l'altalena delle masse, entrambe le polarità hanno dinamiche inconsce di psicosi, cioè di un funzionamento della psiche (più che un disturbo, secondo me) in cui si perde il principio di realtà, ovvero si distorcono drammaticamente le proporzioni degli eventi, delle relazioni, dei valori.. (anche valori economici ovviamente)."

    Il rapporto dell' individuo con la menzogna è ambiguo, a seconda che la menzogna sia autoprodotta o meno. Il meccanismo manipolatorio del frame informativo funziona facendo leva sull' autoproduzione (anche se il quadro concettuale interiorizzato che incosciamente seleziona le notizie sono frutto dello spin). L'autoproduzione della menzogna sterilizza il movimento altalenante depressione-violenza mediante il conferimento dell' illusione di comprendere i significati della realtà ed eticamente di sentirsi dalla parte del giusto. Si produce una psicosi (eccellente e pienamente condivisa l' intuizione che si tratti di un funzionamento della psiche e non di un disturbo), che implica l' inibizione del dialogo con sè stessi: la violenza che ne scaturisce è orientata all' interruzione di un percorso di crescita, bloccando i processi di maturazione, mentre lo stato depressivo è latente e non si determina finchè si è assuefatti alla menzogna e questa persiste.
    Seguendo questo schema la stabilità del sistema di potere dipende dalla continua somministrazione dell' illusione di sapere, dell' illusione di non esserci sbagliati nelle nostre valutazioni (e uno o più capri espiatori allora bisognerà pure trovarli), mentre la Sstoria lavora allo smantellamento sistematico di qualunque illusione, cioè alla rimozione di quella psicosi che rischia di portare al tracollo una civiltà. Sembra che uno sbocco democratico debba necessariamente passare da quella lucida depressione causata da un processo di maturazione personale. La strada indicata da Alberto di consapevolizzare chi conta e forse conterà sarà contrastata dallo spin, che troverà capri espiatori utili a perpetuare la psicosi: "è impossibile che IO non abbia capito o che IO mi sia ingenuamente sbagliato rendendomi complice": è una guerra tra l' assuefazione all' illusione e la verità. Una guerra tra queste due modalità di interpretazione della realtà produrrà senz' altro la sconfitta della verità. E' invece necessario che nelle coscienze maturi la capacità di dialogo tra queste due sfere in lotta nel provocare benessere psichico, perchè l' assuefazione alla menzogna agisce benevolmente nel breve periodo, in regime psicotico, mentre la verità, sul breve periodo, annienta valori, significati e idea di futuro, ma sul lungo consente un' autostima non drogata.
    Ora comprendo l' importanza che Alberto ha sempre dato al fatto che alcuni politici ed intellettuali ammettano di essersi sbagliati e ne spieghino i motivi, agevolando un percorso di maturazione collettiva, senza autocondannarsi a diventare un caproespiatorio. Questo potrebbe fare la differenza tra la distruzione di una psicosi senza risvolti violenti o autoritari e la distruzione di una civiltà.
    Grazie Paolo e Alberto per questa ennesima opportunità di riflessione.

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  8. Caro Alberto, credo dovresti scusarti con Monacelli per quella storiella dei cappottini e degli abeti. Ho capito che si trattava di una metafora (cosa che non tutti possono o vogliono fare), ma, perdonami, come metafora fa oggettivamente schifo.

    Confido nella tua sensibilità. Grazie.

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    1. Caro anto, io ho bloccato Monacelli da tempo e altrettanto ha fatto lui con me. Non sono interessato ad avere un dialogo con lui e blocco chi me lo porta. Non lo nomino ed è sufficientemente chiaro che non lo toccherei nemmeno con uno stecco. Non ricordo più nemmeno se quella cosa del cappotto si riferiva a lui o a un altro pirla che mi è passato in TL: nel caso di Monacelli ho usato un'altra metafora, dopo aver constatato da un account terzo che per tutta la sera mi aveva dato del trasheconomist, della macchietta, del disonesto intellettuale ecc. A quel punto ho promesso che avrei risposto sul Fatto Quotidiano, e ho chiuso la pratica.

      Fermo restando che nessuno vuole fargli nulla, perché è una persona divertente, e che, come ho anche detto su Twitter, riconosco la sua superiorità in termini di produzione scientifica, in questi giorni il prof. Monacelli si sta comportando come un qualsiasi influencer, diffondendo dei meme senza alcun senso economico.

      Me ne spiace per lui, e li sto segnalando ai colleghi esteri. L'idea che si diventi più competitivi alzando la propria inflazione, ad esempio, è strepitosa. Nella valle dei castori sembrerà scienza. Nel resto del mondo, dove il livello è un altro (vedi post successivo) si tengono la pancia dalle risate.

      Qui non posso bloccarvi.

      Se tu fossi su Twitter ti avrei bloccato.

      Non voglio né avere notizie di quelle persone né parlarci. Appartengono a un altro mondo che non è il mio né il vostro. Chi li segue verrà da me isolato, perché non mi interessa avere contatti con gente che mi insulta, né di prima, né di seconda o terza mano.

      Dovreste essere voi ad arginare certi provocatori insulsi, anziché far loro da megafono o sa portavoce. Sono sinceramente deluso.

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    2. Vista così la faccenda assume contorni diversi.

      E non sentirti deluso (da me, credo). Devi sentirti deluso da chi ti segue senza cercare di capire o ragionare. Io non sono mai riuscito a farlo (non solo con te).

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    3. Anto, sono imboscate mediatiche standard. Tranquilli. Comunque poi mi scuso... a modo mio, ovviamente!

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    4. Ma questa è stupenda! I frame cattivo maestro e guru in poche righe.

      Ma voi pensate di poter emigrare tutti in blocco? Sicuri? Ma chi vi si pija??

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    5. Come con il Biretta del post successivo, il problema effettivamente si pone...

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  9. Molto interessante questo articolo è anche i commenti di dargen e buffagni. In effetti la relazione tra economia, denaro e valorizzazione e svalorizzazione affettiva del ego e la religione, in particolare del messaggio cristiano e' un aspetto che non avevo mai preso in considerazione. È un aspetto molto delicato per la chiesa cattolica che passando da s francesco in poi gli ha creato diversi problemi di coerenza. Forse è' proprio il "percorso che pochi fanno" del quale parla paolo.... Ma le masse sono inscindibilmente unite a questa valorizzazione e svalorizzazione affettiva del denaro che rappresenta il metro unico di successi e insuccessi. La moneta unica e' riuscita a farci diventare nostro malgrado tutti dei piccoli "s Franceschi" , rendendoci quasi impossibile la valorizzazione affettiva del denaro attraverso il nostro lavoro. Ha diviso lavoro e denaro. Il nostro lavoro, la nostra economia, nell'euro, e' slegata da una moneta che possa rispecchiarla, e quindi impedendoci la valorizzazione affettiva del nostro ego...tutto ciò genera frustrazione latente e autorazzismo...ed è per questo che quando ci si accorge della fregatura ci s incazza dibrutto !!

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  10. mio padre (vi rendete conto? mio padre! che è una persona generosa sempre attento ai più deboli e che mi ha insegnato a salutare tutti):
    "ma in Grecia hanno pensioni dì'oro!"
    ed io:
    "te ci credi?"

    questi sociopatici hanno imposto un'informazione per cui non esistono più io popoli e i gruppi che aiutano i deboli e in cui i singoli possono esprimere il loro meglio.
    Solo carne da macello.

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  11. La moneta da fuoco all'immaginazione..la lira è qualcosa che è stata legata alla memoria di "mani pulite"più che al "miracolo italiano"..
    L'euro non è buono ma è il futuro che ci attende...(rassegnatevi)

    Oltre che le tre funzioni scientifiche elencate in questo blog,la moneta diventa monade per misurare la qualità del proprio futuro...
    Fatta di cose non buone,ma inevitabili!!!!

    Questa è la stregoneria compiuta..e la si combatte solo rimuovendola con una controfattura..

    Che sia Bagnai lo stregone grigio(oltre a cavajere nero)?

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  12. Nel 2002 rompevo definitivamente i rapporti col mio capo - affossando qualsiasi ipotetica carriera - perche' ormai convinto che fosse fondamentalmente psicopatico. Perche' tali personaggi, mi si consenta il rischio della generalizzazione, trovano sempre piu' spazi? Nel mio piccolo mondo, solo perche' i pochi in grado di opporsi, ovvero i minimamente competenti, erano gia' ben qualunquisti con panza piena e poco lavoro da sbrigare per un posto considerato sicuro fino alla pensione ed oltre. Quando col tuo stipendio puoi vivere confortevolmente, lavastoviglie, ferie e macchina nuova, molti di noi (io per primo) tendiamo a metterci comodi, in modalita' "senza pensieri". L'esistenza ovattata tende pero' a far diminuire l'autostima, aumentando cosi' la debolezza sociale. Gli esempi di grande volonta' positiva come il Prof. temo siano statisticamente irrilevanti. La piena occupazione senza la piena coscienza culturale (aka coscienza di classe) libera i mostri.
    Evitare la "durezza del pensare" ci fara' tornare alla "durezza del vivere". Qui, che la liberta' non sia gratis, e' scritto da sempre.

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  13. Econometria non è Econometriiiiaaaa....................è il Ragionare.
    Veramente Volontè parlava dell'Italiano, ma il concetto mi pare che possa essere tranquillamente rototraslato.

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  14. Tratto da : discussione su pagina facebook di noto movimento de sinistra
    IO: E' esattamente su questa menzogna che si basa tutta la baracca.Promettere di uscire dall'austerità restando nell'Euro è una menzogna,questo è il motivo per cui chi qualcosa di economia ci capisce aveva previsto il fallimento di Tsipras e chi qualcosa di economia ne sa riconosce pacificamente che Euro,austerità,deflazione salariale e smantellamento del welfare sono la stessa cosa.Che fuori dall'Euro ci sia povertà è una sonora idiozia,questo dice l'economia,il resto è propaganda.
    Tizio 1: non sono un'economista, ma insegno matematica all'università e qualcosina di economia la capisco da sola, non ho bisogno di ascoltare quello che dicono gli altri per scrivere certe cosr. È chi parla di uscire dall'euro che non capisce un tubo di economia.
    Tizio 2: dove starebbe questa "economia" che dice queste cose assai bizzarre? Un conto e' dire che non dovevamo entrarci nell'euro, vero o falso che sia; un conto e' uscirne adesso! Economisti che dicano diverso non ne conosco, ma in fondo me ne occupo solo da una trentina d'anni..


    Tizio 2 è un bocconiano,la cosa tragica è che si occupa davvero di economia da 30 anni,ma ciò che è ancora più tragico è che la storiella del dividendo dell'Euro si insegna così come narrata dall'imberbe del post in moltissimi corsi universitari,come in molte dispense universitarie si trova scritto che il rapporto tra prezzi e moneta è regolato dall' identità di Fisher.Fatalmente se si semina merda si raccolgono stronzi quindi spero davvero che il suo lavoro e quello di pochi altri serva a ripulire le facoltà da queste superstizioni che le appestano.

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  15. Innanzitutto una piccola captatio, ma meritata: ho votato per questo blog proprio per la sua caratteristica di voler affrontare su più prospettive il momento attuale che stiamo vivendo, dando spazio ad un’ampia gamma di discipline e ad opinioni anche divergenti tra loro. Ho letto quindi con interesse questo commento, ma non condivido appieno alcune considerazioni che vengono poste a conclusione del ragionamento. Sicuramente è condivisibile che la personalità di tipo psicopatico: “Dato il fallimento degli oggetti esterni, investirà sul Sé e sul suo potere privato, oscillando tra condizione desiderata di onnipotenza e condizione temuta di debolezza. […] Egli tenterà perciò di stabilizzare il senso di Sé attraverso atti aggressivi e sadici, coltivando un senso irrealistico di superiorità e ripristinando così la sua autostima” (McWilliams N., La Diagnosi Psicoanalitica; Astrolabio,1999). Tuttavia, considerare queste persone come leader psicopatici potrebbe aprire la strada ad una deresponsabilizzazione: abbiamo lasciato che ottenessero determinate posizioni, ma siamo incolpevoli perché non potevamo renderci conto della sottile e crudele manipolazione che essi, “i cattivi”, operavano. Ma anche nei loro confronti, in quanto considerarli psicopatici (psicoanaliticamente parlando), cioè persone fondamentalmente danneggiate nelle strutture di personalità, li renderebbe, in ultima analisi, assolvibili poiché incapaci di avere consapevolezza circa i disastrosi effetti derivabili dalle loro azioni. Inoltre faccio un po’ fatica a capire cosa si intendeva dire, quando si affermava che questi soggetti (psicopatici) fossero anche empatici, perché in termini tecnici la caratteristica principale di questo tipo di soggetti è proprio la mancanza di immedesimazione nell’altro: essi infatti solitamente sono incapaci di qualsiasi comprensione nei confronti dell’intera gamma emotiva, arrivando ad associarle unicamente a debolezza e vulnerabilità, propria e altrui.
    Oltretutto rischia di essere riduttivo pensare che queste persone siano fondamentalmente psicopatiche: da un lato la distinzione che fa la società occidentale di salute e malattia psichica è del tutto arbitraria, dall’altro la natura dell’uomo è essenzialmente dinamica e la sua organizzazione psichica può mutare nel tempo. In sintesi, le strutture mentali di base sono comuni a tutti gli uomini ed il concetto di malattia/salute non può che sfumare di conseguenza. Bisogna rifiutare quindi il facile dualismo malato/non malato, che sfocia nel moralistico buono/cattivo, che di fatto non esiste. Ciò che dice la psicologia infatti è che una persona incorre in una malattia psichica nel momento in cui la sua “struttura” diventa eccessivamente rigida e non più adattiva. Fromm spiegò questo concetto con una battuta nel suo “I cosiddetti sani. La patologia della normalità”: “L’unica differenza tra medici e pazienti sta nel fatto che i primi hanno le chiavi”.

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    1. Caro Di CI
      mi spiace ma credo di essere stato in parte frainteso, il fatto che un leader abbia tratti di psicopatia (o sociopatia) o abbia integralmente un personalità psicopatica tout court non significa assolutamente che non abbia responsabilità, o abbia attenuanti. Peraltro in psichiatria forense, la lucidità, la capacità di intendere e di volere, (compos sui) che implica uno stato di coscienza lucido, vigile, orientato nella azione, aiuta a distinguere bene chi è invece offuscato da un raptus psicotico, da un delirio… e agisce di impulso.

      La psicopatia è spesso collegata ad azioni lucide, premeditate, complesse ed articolate nel tempo… Questo non costituisce una attenuante semmai un segnale di pericolosità e di responsabilità maggiori..
      Per estremizzare Donato Bilancia che ha ucciso (per difetto) 17 donne, oltre a problemi narcisistici aveva certamente qualche caratteristica psicopatica ma la perizia psichiatrica del Prof. Rossi ( http://www.psychiatryonline.it/node/2424 ) che ne ha rilevato la lucidità , gli ha valso la ragguardevole condanna a 13 ergastoli confermati in cassazione.

      Sulla empatia, il paradosso della psicopatia è proprio che riescono superficialmente ad azzeccare dei portali affettivi degli altri, senza però riuscire (e ad avere la benché minima intenzione) ad immedesimarsi negli altri, capiscono che una certa strategia, un certo discorso funziona, fa breccia, tutto lì. quindi di facciata sembrano empatici, nel contenuto non lo sono perché tendenzialmente stanno solamente in relazione con la propria immagine narcisistica in cui l'Altro non esiste.. o è solo un accessorio del loro narcisismo.

      Ancora più d'accordo sulla arbitrarietà del concetto di malattia mentale, infatti occorre concentrarsi sulle dinamiche psichiche, più che su elenchi statici di presenza o assenza di tratti o fattori… è necessario vedere come le cose si muovono.. , anche perché è in quel tipo di osservazione che troviamo delle risposte terapeutiche… anche di massa.

      Non sono d'accordo invece sulla definizione che tu riporti di malattia psichica legata a una situazione non più adattativa… sinceramente, per quanto diffusa è una definizione troppo darwinistica, che ha un utilizzo clinico discutibile, credo che il malessere psichico emerga puntualmente quando si perde il senso, la direzione della propria vita rispetto all'Universo di cui facciamo parte… Definizione più metafisica, ma anche più utile dell'altra.

      Ciao

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    2. Gentile dott. Cogorno,
      la ringrazio per la sua cortese risposta. Avevo compreso ció che intendeva dire, volevo solo precisare su uno dei punti che ha posto alla nostra attenzione, per evitare che potesse essere sintetizzato da chi legge come una dichiarazione manichea, tra "noi" e "loro".
      Laura

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    3. Da profano, sento odor di sinistro buonismo quando si disquisisce intorno al supposto sottile o meglio impalpabile confine fra psicosi e normalita'. Avremo tutti i nostri bravi problemi, ma certuni ne hanno di piu', causando danni sociali.

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    4. @ Di Cì: Ringrazio io per darci l'opportunità di definire meglio alcuni aspetti tutt'altro che semplici da comunicare.

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  16. Salve a tutti... non credevo, pur essendo un argomento interessante, che questo post suscitasse tutto questo seguito... Ringrazio Il Prof. Bagnai per aver "valorizzato" questo intervento, le correlazioni con la materia economica, la crisi, la gestione antropologica della crisi (appunto) sono tantissime... e se interessa ritornerò sull'argomento, se ciò può essere utile al Blog. Cercherò di dare qualche risposta, premetto che la mia formazione come Psicoanalista è Junghiana, ma le mie considerazioni vengono principalmente dalla mia esperienza clinica di questi anni, e ovviamente dalla letteratura classica e da quella sull'argomento (poca.. ).

    Solo una considerazione accessoria sul mastodontico e sacrosanto lavoro di Alberto Bagnai nello sbugiardare i bugiardi… Se riusciremo a far comprendere a "masse critiche" di persone la differenza tra Colpa e Responsabilità saremo a metà dell'opera … Il mondo che i media (mendaci) ci propinano in materia economica è solo il primo … quello della colpa (che fa riferimento a dinamiche affettive infantili e che ci conferma nella dipendenza) il mondo della responsabilità (che fa parte dell'ambito adulto) è mediaticamente quasi totalmente assente…

    Grazie per l'attenzione di tutti Paolo Cogorno



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    1. Quando masticai qualcosa di giurisprudenza, ma solo qualcosa e per necessità contingenti, mi trovai obbligata da un manuale a scindere il concetto di responsabilità da quello di colpa e, anche se la cosa non implicava direttamente, per fatti pregressi, alcuna mia responsabilità né colpa o una delle due e pertanto la necessità di scindere non aveva per me valenze emotive forti, tuttavia feci una certa fatica a distinguere.

      Non ricordo se su quel manuale o altrove trovai un esempio che suppongo chiaro non solo a me: un minorenne provoca un danno, la colpa è sua, ma, per eventuali risarcimenti si cerca l'adulto alle cui cure il minorenne è affidato, che può essere un genitore, un tutore o un insegnante.
      Questo perché, in quanto minorenne, non viene considerato giuridicamente responsabile anche se autore materiale del danno, e viene indicato come "responsabile" l'adulto a cui si deve far capo per quello specifico minorenne e per quello specifico atto.
      A tale adulto si chiede risarcimento pecuniario e/o giustificazione del suo operato qualora, come causa a monte dell'azione del minorenne, risulti una negligenza dell'adulto stesso.

      Questo mi pare di aver capito e al momento mi sembra facile da imparare, non così subito mi sembrò allora.
      Ritengo dunque molto più difficile la distinzione tra colpa e responsabilità nelle situazioni socio-economico-politiche, non solo perché "ce la danno a bere" - mi si perdoni il qualunquismo - e spesso, anche per comodità, "ce la beviamo", ma perché in tali situazioni e soprattutto nei momenti critici entrano in gioco componenti affettivo-cognitive diverse e, credo, contrastanti e molteplici, di ciascuno di coloro che pur si accingono a riflettere e a capire e possono essere essi stessi estremamente vulnerabili e contraddittori in momenti diversi, o nel medesimo momento - senza contare le dinamiche e le componenti di altri nel loro insieme e dell'insime di cui tutti si fa parte.

      Forse la sto complicando anche di più...
      Servono lumi...
      Ecco, dott. @Paolo Cogorno, che cosa ti sei attirato comparendo qui...

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    2. Scusi, non ho capito il significato del punto 2, può approfondire?

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    3. Carissima Adriana

      Per un testo interessante, non banale (e non illeggibile, anzi...) sulla distinzione tra "colpa" e "responsabilità" (non solo dal punto di vista psicoanalitico, ma anche culturale e antropologico) puoi dare un'occhiata a: Colpa. Considerazioni su rimorso, vendetta e responsabilità di Roberto Speziale Bagliacca.

      Qui la recensione di Psychomedia.

      Buona vita

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    4. Ancora Genova, o giù di lì

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    5. Anche Roberto Speziale è un collega genovese di Conforto... ora non facciamo monopolizzare tutto il discorso dai genovesi... (scherzo..) Il testo in questione è interessantissimo vi suggerisco di leggerlo, anche se essendo di matrice Freudiana non tratta la colpa come Archetipo Psico-Affettivo sedimentato nell'inconscio collettivo...

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    6. @ Dao Foa:

      CI provo... Il punto due è credo il cardine della situazione, lo trattammo bene in una conferenza che abbiamo fatto a Genova nel 2012 con Andrea Mazzalai del Blog Iceberfinanza. Bisognerebbe fare un bel seminario sul tema e riuscire ad arrivare alla gente... questo a me preme più che qualunque altra speculazione scientifica..

      Parlo di archetipo in senso estensivo, una forma di relazione umana universalmente condivisa e bene sedimentata nell'inconscio collettivo… in principio (oltre al Verbo…etc.) c'era il debito ed il credito… e con questi la valorizzazione o svalorizzazione dell'uno verso l'altro… il debito ed il credito in denaro sono venuti dopo come concetto nella psiche collettiva. Vorrei ricordare che in principio i numeri stessi esprimevano una qualità e non solo una quantità .. erano simboli .. il denaro risulta un mediatore sociale, un nastro trasportatore (tipo idrogeno) di energia.. energia che può essere moltiplicata, sottratta, proprio perché è simbolo … rappresenta qualcosa, un valore, il risultato del lavoro umano, o di un furto… il valore non è mai fisso (c'entrerà qualcosa con la cazzata del cambio fisso dell'Euro ? ) il valore di una azione simbolica varia sempre perché sempre dipende dal contesto in cui si sviluppa… ma mi fermo qui.

      Venendo al sodo, nella situazione di debito credito c'è un grosso equivoco inconscio di valorizzazione su cui occorre consapevolizzarsi, altrimenti si innesca un processo di svalorizzazione che agisce a macchia d'olio nella vita delle persone, e a maggior ragione nei comportamenti di massa.

      Da un punto di vista strettamente terapeutico ho avuto degli ottimi risultati anche su persone con modesti strumenti culturali, proprio perché la situazione debito-credito è una dinamica sostanzialmente psico-affettiva, e quindi non è particolarmente difficile per un analista-terapeuta entrarci dentro e poterci lavorare…



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    7. Il saggio di Speziale Bagliacca suggerito l'ho appena trovato alla periferica civica biblioteca col prezzo in lire (un auspicio?), Astrolabio, 1977.
      A tale biblioteca risulta essere pervenuto come dono nel 2005, cioè prima che (anche) le civiche biblioteche venissero colpite dai tagli al bilancio e cominciassero a reggersi, per i libri, in grandissima parte sui doni ("acquisizioni", non più "acquisti", termini sinonimi talora artatamente cioè ideologicamente, con l'effetto di generare il travisamento della realtà. E dico "effetto" e non "scopo" per tenere a bada la complottista seriale che è in me).

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  17. “ ci ha dato un decennio gratis per rimetterci in sesto, con moneta stabile, tassi bassi, investimenti a stra-fottere….se poi invece di investire in ricerca e sviluppo hai puntato tutto su beni di consumi improduttivi, dopo un po’ il conto arriva”

    Il problema è nella concatenazione degli eventi.
    Nel mondo reale prima c'è un'esigenza (chessò, portare ovunque il telefono per modernare il paese), poi si fa un piano industriale, poi si va alla ricerca del credito.
    Se, diversamente, v'arriva a casa uno per conto di una qualche banca a dirti: "non è che vorresti qualche milione di euro in prestito?"
    Beh, può anche darsi che vi convenga accettare il denaro, ma prima di tutto verificate di NON avere conti aperti in quella banca!

    E' il paradosso del banchiere Svizzero, che è questo:
    siccome tutti in Svizzera sono ricchissimi, il banchiere svizzero è il più sfortunato. E, sì. Perchè tutti i suoi compaesani hanno ricchissimi conti correnti, tutti aumentano il risparmi anno dopo anno, ma la medesima morale calvinista che fa loro tanto amare il risparmio fa loro odiare il credito. E' un bel pasticcio per il banchiere neh? E allora, via agli investimenti esteri, ma badate bene, occorre evitare come la peste che si creino anche all'estero condizioni "svizzere". Guai se gli investimenti arricchissero davvero i paesi destinatari. Vuoi mica che si si liberino pure loro dell'esigenza del credito?

    Il bravo banchiere raddoppia i capitali ogni 10 anni: 2 miliardi, poi 4, poi 8, alla fine non sa più come investirli.

    E allora eccoci alla partenza "tassi bassi, investimenti a stra-fottere…".

    E' tutto scritto con molta onestà, mi pare. Già, ma a stra-fottere chi, esattamente?

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