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lunedì 24 agosto 2015

Monacelli: a reply and a rejoinder

A reply

Caro Bagnai:
quanta retorica, quante parole. E quanta poca sostanza. Di fronte alle sue "mostruosità verbali", avevo chiesto delle semplici scuse. Non era difficile, avrebbe anche semplificato il lavoro del giudice, come lei giustamente ricorda. Invece no. Lei, ancora, volteggia sardonico tra dileggio, scuse apparenti e ambiguità verbali. Un esempio? Pensare di mettere sullo stesso piano i miei riferimenti tranchant alla "trash economics" (che l'hanno urtata, e di questo mi scuso: vede come è semplice? Basta una parola) con le sue sinistre minacce di morte. Che non sono meno lugubri perchè arrivate via twitter, anzi. 

Mi creda. Se reagisce ai giudizi aleggiando "cappottini di abete", finisce per superare anche il suo amico Borghi, che già si era macchiato in passato di un reato (penale) di violazione della privacy (pubblicando i dati della mia dichiarazione dei redditi per provare di essere "più smart" di me). Siete entrambi sulla strada sbagliata, mi creda. Anche un bambino lo capirebbe.

Grazie infine per il gentile invito a fare da discussant al suo paper. Ma sono costretto a declinare, perchè in imbarazzo. Non è infatti buona usanza scientifica (come lei certamente saprà) che sia l'autore del paper a scegliersi il discussant (quantomeno in tutte le conferenze internazionali di un minimo livello). Detto ciò, nel mio ingenuo ottimismo, mi permetta di rilanciare. Succede che io sia Associate Editor di tre riviste scientifiche. Faccia così, per una volta. Ne scelga una. Scriva il suo paper in inglese e lo sottometta. Le garantisco che farò pressioni sui referee perchè lei abbia una veloce review. Al di là dell'esito, sarà in tal caso un enorme piacere accoglierla nella comunità scientifca. Alla quale lei (insultando la sua non comune intelligenza) pervicacemente si sottrae.

Con immutata stima,
Tommaso Monacelli
 
Post Scriptum: in nome della sua presunta liberalità spero possa rendere pubblica questa mia risposta attraverso il suo blog.
 
 
A rejoinder
Gentile professore,

la ringrazio per la risposta pronta e costruttiva. Mi ero già scusato per i miei toni (ribadisco che ovviamente non intendevo minacciarla di morte!), ma devo dirle che dopo questa sua replica ne sono ancora più addolorato (dei toni, ovviamente, non delle scuse).
 
Dalla sua replica traspare infatti quanto Alberto mi aveva sottolineato (invitandomi a scusarmi con lei), ovvero che le sue esternazioni non erano parte di una strategia deliberata di provocazione (come se ne mettono su ogni tanto su Twitter, sa, è un ambientino!....). Peraltro, se avessi avuto la certezza che lo fossero, verosimilmente le avrei ignorate. Invece le cose stanno diversamente: lei in effetti è sinceramente convinto che quello che io faccio sia trash, che il Cambridge Journal of Economics sia macchiettistico (perché si apre ai codici JEL B5 ed E12), o che lo sia Energy Policy (perché è una rivista "di field"), e che un premio ricevuto da autori come Alberto Quadrio Curzio o Paolo Savona sia trash (in effetti va detto che è esplicitamente un premio letterario e non scientifico), e così via.

La chiusa della sua replica è esemplare in questo senso: lei non perde occasione di esternarmi il suo disprezzo esplicitando la sua convinzione profonda che io non faccia parte della comunità scientifica (!) e non abbia mai sottoposto un lavoro a peer review. Tanto più apprezzabile e generosa la sua stima per un reietto come lei mi dipinge! Ovviamente le cose non stanno proprio così, non sono esattamente un reietto, soprattutto all'estero. Eppure, paradossalmente, questo suo atteggiamento mi rinfranca, perché, lo ribadisco, dimostra che i suoi apprezzamenti, ancorché prontamente strumentalizzati dai soliti noti, erano frutto di una sua intima convinzione.
 
Da qui il mio dispiacere per averla urtata.
 
Vedo però anche il bicchiere mezzo pieno: almeno siamo riusciti a stabilire un contatto diretto, non mediato da chi, veramente alieno dalle logiche accademiche, ha solo interesse ad aizzare baruffe per specularci sopra.

Ne approfitto per una precisazione. Ho partecipato a diverse conferenze, e ne ho anche organizzate parecchie, con keynote del calibro di Joe Brada, Lars Feld, Gary Jefferson, Ugo Panizza, Scott Rozelle, Dominick Salvatore, Mathias Thoenig, Philippe Weil, ecc. (non tutti vicini ai suoi interessi di ricerca, ma direi tutti abbastanza addentro alla comunità scientifica, a partire da Joe, che come lei saprà era membro OCSE all'ultima tornata concorsuale). Quindi, mi creda, so come vanno le cose: è l'organizzatore, non l'autore, a scegliere il discussant: ho dovuto farlo decine di volte ed è una bella seccatura, dimenticarsela è difficile. Caso vuole che nel convegno cui la invitavo io fossi sia autore che organizzatore. La logica per la quale non è l'autore a scegliersi il discussant è ovvia: la comunità scientifica non gradisce che i lavori siano sottoposti a revisione (o a discussione) da persone in conflitto di interessi, cioè legate agli autori. Apro e chiudo una parentesi per segnalarle che, come lei certamente saprà, oggi molte riviste, anche di altissimo profilo (almeno secondo la Thomson-Reuters) chiedono agli autori di indicare i propri referees: un'indicazione non vincolante che però facilita di molto il compito dell'editor (altro compito ingrato che ho dovuto svolgere solo in funzione di guest per special issues.... e mi è bastato!). In ogni caso, nella vicenda che stiamo esaminando il problema non si pone: non credo di poter trovare al mondo un discussant più critico di quanto lo sarebbe lei. Prendo comunque atto del suo rifiuto, che è coerente con il suo non ritenermi parte della comunità scientifica (anch'io non farei da discussant a un articolo per Eva 3000), ma un po' incoerente con la sua stima che lei mi dice immutata, il che probabilmente significa che è restata bassa quanto lo era prima! Diciamo che lei, a differenza di Alberto, preferisce non accordarmi dignità di interlocutore, e ne capisco perfettamente i motivi (e li condivido anche).

Accetto in ogni caso il suo invito a sottoporre l'articolo a una delle riviste del cui comitato lei fa parte. Sono certo che la valutazione sarà imparziale e costruttiva (anche se lo spunto del mio lavoro è tratto da un dibattito sorto in seno a una rivista post-keynesiana). Del resto, lo ho sempre detto ai miei lettori: se mai deciderò di partecipare a una abilitazione, chi me la accorderà sarà senz'altro una commissione di "bocconiani" (come vengono impropriamente definiti gli economisti mainstream da una certa stampa superficiale), certo non di economisti "critici". Il motivo è semplice: nel difendere l'euro, i secondi hanno tradito la propria missione, quella di fornire una visione del mondo lievemente meno appiattita sulle logiche del grande capitale. I mainstreamers invece sono rimasti fedeli a se stessi, ed è per questo che da loro mi aspetto un giudizio più equanime... nonostante l'immutata stima!

Con altrettanto immutata stima, alla quale aggiungo anche una viva simpatia (nonché le più sincere scuse per aver abusato del suo tempo).

Alberto

P.s.: ma il povero Obstfeld? Che ne diciamo di Obstfeld? E di questo semplice modellino, un giorno, ne vogliamo parlare?

83 commenti:

  1. Incornicio questo passaggio, posso ? :-)

    " Da qui il mio dispiacere per averla urtata.

    Vedo però anche il bicchiere mezzo pieno: almeno siamo riusciti a stabilire un contatto diretto, non mediato da chi, veramente alieno dalle logiche accademiche, ha solo interesse ad aizzare baruffe per specularci sopra.

    Ne approfitto per una precisazione. Ho partecipato a diverse conferenze, e ne ho anche organizzate parecchie, con keynote del calibro di Joe Brada, Lars Feld, Gary Jefferson, Ugo Panizza, Scott Rozelle, Dominick Salvatore, Mathias Thoenig, Philippe Weil, ecc. (non tutti vicini ai suoi interessi di ricerca, ma direi tutti abbastanza addentro alla comunità scientifica, a partire da Joe, che come lei saprà era membro OCSE all'ultima tornata concorsuale). Quindi, mi creda, so come vanno le cose: è l'organizzatore, non l'autore, a scegliere il discussant: ho dovuto farlo decine di volte ed è una bella seccatura, dimenticarsela è difficile. "

    Il Prof. è in splendida forma, non c'è che dire.

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    1. Caro, la mia forma non c'entra niente. Il dato rilevante e che vi prego di apprezzare è che il prof. Monacelli è sinceramente convinto che io non sia un economista, il che dimostra che le sue esternazioni erano sincere, e non parte di una deliberata strategia di provocazione. Mi sembra che questo fatto vada apprezzato, e che faccia anche giustizia di tanti luoghi comuni sui "bocconiani".

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    2. Ma infatti noi lo apprezziamo.
      Un po' meno il fatto che Monacelli non consideri Bagnai un economista.
      Domanda (retorica, ovviamente):
      Perché io sento nominare Monacelli ora per la prima volta in vita mia ? Perché invece conosco Bagnai da anni e so quanto si sia profuso, pubblicamente, per spiegare la crisi economica che viviamo ?

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    3. Ciao Alberto, lungi da me il volerti difendere e soprattutto il volerlo fare per "simpatia", però viene il dubbio che prendere per minaccia di morte un tweet sia stato quasi un pretesto o una presa di posizione affrettata, così come affrettato il giudizio sulla trash economics e affrettate un'altra serie prese di posizione. Nulla contro la fretta, ma nella vita si sceglie anche tra accuratezza e fretta.
      Come nota a margine io sono qui perché tu non hai avuto "troppa fretta" nel rapportarti con un ignorante curioso.

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    4. Epistemic shock that leads to horror vacui:
      -You are not an economist, so what the fuck did I follow in these years?-
      -Oh yeah, baby, we are leaving in the best of all possible worlds-
      -Oh...fuck...-
      - Yeah, August is the cruellest month not April, so fuck you too, miglior fabbro, we don't give a damn to your fucking usury, 'cos there is only one economic law: "the early morning has gold in its mouth".
      Hasta la vista, baby-

      Cfr James W. Heising, Philosophers of Nothingness. An Essay on the Kyoto School

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    5. La fretta è l'alibi della mediocrità

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    6. So 'gnorante ma Monacelli chi è?
      Ho googlato ed è uscito questo:

      "Monacelli Italy
      www.monacelliitaly.it/
      la prima azienda di sviluppo che ha creato una metodologia vincente per trasformare il parrucchiere in Consulente di Bellezza.
      Tenuta Monacelli: Masseria del Salento

      www.tenutamonacelli.com/
      Masseria Tenuta Monacelli e Masseria Giampaolo, due splendide strutture situate nelle vicinanze del mare del Salento.
      MONACELLI - ITALY - Gubbio, Italy - Health/Beauty ...
      https://www.facebook.com/pages/MONACELLI.../203967849665439
      MONACELLI - ITALY, Gubbio, Italy. 757 likes · 20 talking about this · 11 were here. MONACELLI ITALY l'unica azienda cosmetica certificata come Azienda di...
      The Monacelli Press

      www.monacellipress.com/
      Traduci questa pagina
      As an incubator of culture and creativity, Brooklyn is celebrated and imitated across the world. The settings for much of its dynamic underground scene are .
      Monacelli Franco Costruzioni Edili - impresa edile, restauro ...

      www.monacellicostruzioni.it/
      Monacelli Franco Costruzioni Edili è un impresa edile specializzata da tempo nel settore del restauro. La sua attività spazia dell'edilizia residenziale a quella ... "

      E' il parrucchiere, il massaro o il muratore ?


      Ps.: si scherza prof. monacelli

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    7. @Silva

      Perché a causa della sua intensa attività scientifica il prof. Monacelli non ha avuto tempo, modo, o intenzione, di condividere i risultati delle sue ricerche con la comunità, non scientifica, ma nazionale, che lo sostenta. Questo peraltro è tranquillamente ammesso e ammissibile, e non può costituire elemento di censura. Vi faccio altresì notare che molti studiosi hanno avuto vita oscura e ritirata: penso ad esempio a Mendel, il genetista (https://it.wikipedia.org/wiki/Gregor_Mendel). Forse un giorno, quando io sarò stato dimenticato, il professor Monacelli sarà ricordato per le sue intuizioni (come quella delle curve di domanda positivamente inclinate). Lascerei parlare il tempo, in questo caso, che, come sapete, è il gestore della cosiddetta verità storica.

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  2. O fortunatos nimium sua si bona norint, agricolas.

    Galileo rischio' di essere bruciato per aver detto la verita'. Ma dall'altra parte aveva il Sant'Uffizio...
    Io faccio un "mestiere" pratico, gestisco soldi, di persone, non di "istituzioni. Ne gestisco una discreta quantita', i miei clienti mi conoscono tutti, e non fanno questioni di appartenenza, leggono i risultati, anno dopo anno, e votano coi piedi...possono andarsene o portare amici e conoscenti.
    Tutto e' semplificato, la "verita'" sta da una parte sola, di solito in basso a destra dell'estratto conto della banca depositaria.

    Per questo mi e' difficile capire, in qualche modo, l'astio a priori, quello che non si interessa del merito, che scuote la testa testardo con le dita nelle orecchie davanti al merito.....e proclama il primato della "sua " parte come il Verbo e la verita'....

    Mi riesce molto difficile discutere pacatamente di questi atteggiamenti.

    Quindi, coerentemente con i desiderata del padrone di casa, me ne andro' semplicemente scuotendo la testa e dichiarando :
    " Monacelli....eppur si muove...".

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  3. In effetti T. Monacelli ha un notevole CV, degno della fama della Unibocconi.

    Per tale motivo mi pare proprio disdicevole il suo l'invito:

    "Faccia così, per una volta. Ne scelga una. Scriva il suo paper in inglese e lo sottometta. Le garantisco che farò pressioni sui referee perchè lei abbia una veloce review. Al di là dell'esito, sarà in tal caso un enorme piacere accoglierla nella comunità scientifca. Alla quale lei (insultando la sua non comune intelligenza) pervicacemente si sottrae."

    mi piacerebbe sapere se Monacelli fornisce allo stesso modo il "patentino di scientificità" anche ad alcuni suoi illustri colleghi bocconiani che di articoli su riviste scientifiche non ne hanno in realtà mai scritti molti.

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    1. Ho chiarito altrove che dire "bocconiani" non ha molto senso. Un docente a contratto di un dipartimento di management non è un docento di ruolo di un dipartimento di economia (né alla Bocconi né altrove): si occupano di cose diverse, guadagnano in modo diverso (il docente di management di più, ma non dall'università), ecc. Che poi su Twitter si formino delle cordate di influencer che a livelli scientifici estremamente disparati (da Zingales a Giannino, estremi inclusi) giochino alla autolegittimazione è un altro caso.

      Certo, l'ammissione che gli editor influenzino il percorso dei paper, e quindi possano accelerare o ritardare (o impedire) la pubblicazione di lavori scientifici, si presta ovviamente a riflessioni. Mettiamola così: chiarisce che anche le riviste scientifiche, come ogni pubblicazione, hanno una loro linea editoriale, decisa appunto dagli editor. Una operazione senz'altro lecita se la si confessa senza ipocrisie, come in sostanza fa il prof. Monacelli niente meno che sul sito dell'IGIER (dove ha pubblicato la sua risposta ma non il mio rejoinder).

      Dopo di che, rimane l'arduo passaggio da compiere per chiamare "comunità scientifica" un insieme di studiosi che si aggregano sostanzialmente attorno a una linea editoriale. Il punto cruciale è ovviamente questo. Di comunità scientifiche a questo punto è ovvio che non ce ne sia una sola: il prof. Monacelli appartiene a quella neoclassica, che è il retroterra culturale di tutte le politiche fallimentari che ci sono state imposte. Io appartengo a quella post-Keynesiana, alla quale il prof. Monacelli non riconosce dignità di esistenza (ma che ha comunque qualche rivista in fascia A, alla faccia sua...).

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  4. Prima o poi servirà la precisa descrizione dell'orbita di Mercurio. E allora...

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  5. Vista la sua sincera convinzione al Professor Monacelli chiederei la cortesia (nei nostri confronti più che nei tuoi a salvaguardia delle nostre giovani menti traviate) di definire cosa intende per "economista", affinchè si possa aver nozione di come si faccia ad ottenere il titolo e ad avviarsi sulla giusta strada della redenzione senza seguire strade per l'Inferno. Peraltro tali strade pare siano ormai lastricate, oltre che delle usuali buone intenzioni, di monnezza...
    Visto che organizzare convegni scientifici internazionali, essere un Professore Universitario, pubblicare su riviste scientifiche #pirreviued e tenere il miglior blog di economia d'Italia (io non mi arrendo alla catalogazione del giornale di confindustria fatta da Macchia Nera) non basta, mi chiedo: che ce vo'?
    Lo chiedo giusto perchè si possa intraprendere, dopo la doverosa umiliazione (e mica siamo Bismarck che "nach Canossa gehen wir nicht, weder körperlich noch geistig"...), il retto cammino.

    P.S. Data la certa presenza di altre rare virtù per ottenere la qualifica, sarebbe poi interessante sapere se tali mirabolanti qualità si riscontrano negli interlocutori abituali del Professor Monacelli. Ma questo è perchè io so' un po' "trash" e manco lontanamente "economist"...

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  6. Da quel che vedo mi pare un colloquio, come dire, anglosassone, da gentleman inglesi, come non ne vedevo da un sacco di tempo, abituato com'ero ai pollai (ops, talk show volevo dire), ma mi piace. Certo, mi piacerebbe sapere se al prof. Monacelli serva un Amaro Lucano, perché vuole di più di quello che il nostro prof è in grado di dargli. E mi piacerebbe sapere veramente e in sincerità quale sia il traguardo superato il quale si possa esser definiti economisti.

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    1. Non dimenticare che Monacelli si è giustamente risentito per la mia metafora. Sul "di più" però non posso venirvi incontro: non pubblicherò mai su una top 20 e non suonerò mai Bach alla Tonhalle. So che questo non mi sminuisce troppo nella vostra stima.

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    2. Prof, non so se anche dalle sue parti dicono la stessa cosa, dalle mie (in Salento) dicono: chi si accontenta gode!

      Per quanto riguarda il prof. Monacelli devo dire che è stato (almeno per come la vedo io, può darsi anche che mi sbagli) abbastanza cortese e signore nel rispondere a tono. Ma la metafora di cui parla era del cappottino di abete?

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    3. Ma a noi che ci importa ? Noi La vogliamo in Via XX Settembre ! Grazie per la disamina del Biretta, mi fa riflettere su familiari con profilo simile.

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    4. "Per quanto riguarda il prof. Monacelli devo dire che è stato ... abbastanza cortese e signore nel rispondere a tono."

      Avrei voluto commentare dicendo che uno che replica così ...

      "quanta retorica, quante parole. E quanta poca sostanza....non era difficile, avrebbe anche semplificato il lavoro del giudice"

      oppure

      "Anche un bambino lo capirebbe."

      "come lei certamente saprà..."

      "nel mio ingenuo ottimismo"

      "Faccia così, per una volta"

      "sarà in tal caso un enorme piacere accoglierla nella comunità scientifca. Alla quale lei ... pervicacemente si sottrae."

      quindi la perla, (stavo scrivendo la pirlata)

      "Con immutata stima,"

      NON è un signore, ma manco per niente.
      Gli rosica che qualcuno contrasti "il marchese del grillo", quello che..."io so' io e voi...." e reagisce sotto l'effetto del "marchese" con una risposta tutt'altro che signorile, di basso livore, come potrei scriverla io, che so' 'gnorante.

      ...ma è meglio che non commenti...

      P.S. dimenticavo questa:
      " Le garantisco che farò pressioni sui referee perchè lei abbia..."

      in stile mafioso o da marchese? Boh!

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    5. Qui c'è qualcosa che non capisco. Evidentemente le riviste di economia non funzionano come quelle di fisica. Prendiamo l'astrofisica: ci sono pochi giornali di riferimento: Monthly notices of the Royal astronomical society, Astrophysical journal, Astronomy and astrophysics. Sono tutte in inglese e tutti gli studiosi che "appartengono alla comunità scientifica" finiscono per pubblicare lì. Anche un postdoc se non pubblica lì non ha prospettive di carriera, a maggior ragione un professore. Devo capire che il panorama delle riviste economiche è molto più frammentato? Noti che non c'è polemica nella mia domanda, nè presunzione di conoscere quello che non conosco, nè sono uno di quelli che "l'economia non è una scienza". Solo sincera curiosità per un sistema evidentemente diverso.

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    6. @Gianni In effetti il tono di Monacelli è piuttosto "patronizing", ma, ripeto: tutta la vicenda dimostra che lui è convinto di poterselo permettere, e in termini bibliometrici ha assolutamente ragione.

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    7. @mario() Per sapere quali sono le rivista considerate scientifiche in Italia vai qui (dove non c'è niente, perché l'ANVUR non produce per quanto costa, ma questa è una vecchissima storia). Ho messo qui (perché, anche se pubblici, non li trovo da nessuna parte) i criteri per l'abilitazione da ordinario nell'ultima tornata concorsuale. Le riviste di fascia A sono oltre 500. Buon divertimento.

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    8. Qui le trovo ordinate per impact factor, per quello che vale. Ma la bibliometria riflette sempre dinamiche sociologiche sottostanti. Era più che altro su quello che verteva la mia domanda. Per capirci, ho apprezzato molto il suo articolo critico sul peer review, ma se la comunità economica somiglia a quella astronomica si tratta solo della punta dell'iceberg.

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    9. Gli impact IDEAS non sono quelli "ufficiali", prodotti, come sai, da una società privata. Per il resto, chiaro che è la punta di un iceberg. Del resto, il ghiaccio galleggia, come...

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  7. http://paulromer.net/wp-content/uploads/2015/05/Mathiness.pdf

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    1. «[...] Se il simbolo, in quanto conforme allo scopo, raggiunge lo scopo, esso è realmente indivisibile dallo scopo - dalla realtà superiore che esso rivela; se esso invece non rivela una realtà, ciò significa che non ha raggiunto lo scopo, una forma, e significa che, mancando questa, non è un simbolo, non è uno strumento [...]
      [Nella formalizzazione, ndr] come in ogni strumento della cultura, è compresa strutturalmente la sua conformità allo scopo: ciò che non è conforme allo scopo non è neanche un fenomeno della cultura.»

      Iconostasis, Pavel Florenskij commenta Boldrin

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  8. Minch... ma il DUBBIO? Pochi, pochissimi possono permettersi di non avere dubbi su argomenti complessi, e perfino Einstein si scontro' con una realta' bizzarra ben diversa dai suoi modelli (anche o soprattutto mentali). Lo ripeto once more time, non ho ancora visto una confutazione PUNTO PER PUNTO con le tesi del Prof.
    Due i possibili motivi: 1) il Prof. sostiene tesi cosi' banalmente farlocche che nessun economista ritiene minimamente opportuno perderci tempo, 2) il Prof. sostiene tesi cosi' banalmente corrette che si sfocia nella lotta di classe pura&semplice. La mia rule of thumb propende per la 2).

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    1. Ribadisco allo stremo il fatto che non vi è alcuna MIA tesi. Come sapete, la morte dell'euro è prevista dal migliore mainstream. Sicuramente è stato indelicato da parte mia farvelo notare!

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    2. Sarà la sindrome NIH (Not Invented Here). Brucia loro ancora di più perché avrebbero potuto levare la propria voce e non l'hanno fatto. Non c'era bisogno di inventare ma di essere onesti intellettualmente come il padrone di casa (blog). Grazie davvero, prof. Bagnai

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    3. Il vero problema è cosa potrà fare il mainstream quando i fatti gli avranno dato ragione (rimuovendo un sistema monetario distorsivo), considerando che in Italia da decenni il mainstream parla contro se stesso. Gli esponenti più accorti, come Zingales, hanno lasciato spazio per un ripiegamento. Altri sembrano non rendersi conto dei crescenti segnali di insofferenza provenienti dagli ambienti anche accademici statunitensi. Eppure, sono visibili (basta pensare al post der Biretta: Gopinath è bravissima, ma potrebbe studiare con altrettanto successo qualsiasi cosa e arrivare a qualsiasi conclusione. Chiaro?)

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    4. Mi perdoni prof., è vero che le tesi non sono sue, mi fido di quello che ha sempre detto, ma i puntini li ha uniti lei.
      Possibile che il suo lavoro di ricerca, i suoi lavori, un domani non possano essere valutati come secondo me meritano.
      Ora, è vero che io non sono nessuno, ma possibile che a livello accademico non le sia riconosciuto nulla a grandi livelli?
      Per quanto poi possa valere... La storia è piena di Monacelli che snobbavano il collega meno qualificato... Dalle scienze, all'arte ed allo sport e tante volte è finita che il Monacelli si sia dovuto togliere il cappello.
      Io questo glielo auguro col cuore, anche se non posso fare nulla per aiutarla.
      Buona serata

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    5. "Sicuramente è stato indelicato da parte mia farvelo notare!"
      Centrato il problema, come al solito.

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    6. Bè, è un bersaglio molto visibile.

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    7. Scusa, Davide, Sergio ha capito bene come stanno le cose. I miei contributi a livello accademico esistono, e altri ne arriveranno, ma ovviamente non sono identificabili con la mia opera di divulgazione. Tuttavia, è quest'ultima, per la sua efficacia, che dà fastidio a certi colleghi, perché impone loro di smettere di dire inesattezze e di confrontarsi nel dibattito con chi ha avuto la pazienza di documentarsi. La perdita del loro status sacerdotale è qualcosa che proprio non riescono ad accettare. Per il resto, ci sono le pubblicazioni.

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  9. Che tipo questo borioso professore bocconiano! Tommaso Monacelli, ammetto di non averlo mai sentito prima d'ora ed aver svolto una ricerca su internet per capire chi fosse. Ma perché avrei dovuto conoscerlo? Non sono un economista né un docente universitario, sono solo un semplice cittadino di questo Paese, e cosa ha mai fatto il prof. Monacelli per divulgare un po' della sua preziosa scienza a chi non è alla sua altezza? Ad occhio e croce direi ben poco; ha studiato, insegnato e pubblicato nella sua bella torre d'avorio, ben al riparo dagli sconvolgimenti economici che tanta sofferenza hanno portato ai semplici cittadini come me.

    Mi dia retta professore, così tanta stima questo neo-aristocratico d'alto lignaggio accademico, non se la merita. E se non capisce che qui nessuno gli vuol male, ma che anche a causa della sua spocchia, neppure troppo bene, è un suo problema. A parer mio, Lei gli ha regalato fin troppa visibilità.

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    1. Attenzione: la mia stima per il professor Monacelli è immutata dopo questo scambio. Detto questo, io riconosco che secondo gli indicatori bibliometrici la sua produzione scientifica è superiore alla mia. Fa parte del mio approccio generale nei confronti del mondo esterno: ammetterne l'esistenza. Una cosa che ai mainstreamers non riesce, ma non entriamo in questo.

      Dopo di che, il mio giudizio complessivo è più severo del tuo, perché è chiaro che il problema è dove tu lo vedi: nel bene o nel male, queste persone non hanno fatto NULLA per condividere il proprio sapere con la comunità che li sostenta. In molte tribù primitive il rapporto con gli sciamani è più onesto. E questo ovviamente è il nocciolo del problema.

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  10. La cosa più curiosa della replica di Monacelli è che la "sua" definizione di cosa (e chi) sia scientifico e cosa no, si presta poi benissimo al luogo comune "l'economia non è una scienza, infatti...".
    Lo fa apposta?

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  11. monacelli per primo insulta pesantemente e poi se uno reagisce si picca subito e pretende scuse perchè cè offesa ed offesa e dice mica io le ho augurato la morte ( anche se era evidente che si trattava di una metafora ma comunque vabbè …) le ho solo detto macchietta economista trash, populistanoeuro , persona intellettualmente disonesta , suvvia ; comunque riceve le scuse/spiegazioni che però non gli piacciono e definisce verbose e retoriche etc ; alla fine dice vabbè comunque mi scuso anch'io, ovviamente senza spiegazioni e si sottrae subito alla possibilità di un pubblico confronto improntato alla correttezza ed al rispetto della elementare regola dell'audiatur et altera pars ( e certo ha ben altro fare lui) ... ma il punto è proprio questo perchè a me , a noi che non siamo esperti e competenti, aldilà delle simpatie e/o antipatie fra accademici vari , in materia di politica economica ( che è materia che costituisce l'essenza della vita di un paese ) , interesserebbero le spiegazioni dei fatti e le documentazioni delle stesse ; a noi dei paper dei discussant della peer review etc... checcimporta... ed è questo il grave : negare delle spiegazioni sia pur sintetiche sia pur semplificando il più possibile i termini delle questioni, senza ovviamente banalizzarle , ma procedere per anatemi e scomuniche e non accettare il dialogo e le repliche fatte da persone se non altrettanto qualificate quantomeno competenti e studiose della materia, credo sia il peggior insulto in assoluto perchè è un insulto rivolto ai valori fondanti , al diritto primario dei cittadini ad assistere ad un confronto civile e democratico … insomma un po' di umiltà monacelli, non ci prenda tutti per dei deficenti, accetti il dialogo per una volta, venga a spiegarci come la pensa e ci spieghi come mai siamo in questa crisi da tanto tempo e come si potrebbe uscirne e perchè il no euro è sbagliato e saremo tutti felici di allargare le nostre vedute ...

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    1. Concordo.
      Vedo, da qualche anno ormai, che i pro € e i pro UE rispondono sempre e solo con anatemi, annunci di disastri e stracciamento di vesti. Siamo davvero ancora nel medio evo. Mai una discussione argomentata. Ma forse me le sono perse io.

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    2. Non sei il solo ad averlo notato. In "Rethinking the union of Europe" Majone descrive la brusca sterzata delle élite europee dalla cultura politica dell'ottimismo totale (l'euro sarà un successo, ecc.) a quella del catastrofismo (uscire sarebbe una catastrofe). Due messaggi opposti che puntano nella stessa direzione: tenerci dentro per il nostro bene.

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    3. @Prof
      Come volevasi dimostrare.L'€uro ci protegge dalla Ciiiiina!Se non ci fosse €sso,ad€sso saremmo nei guai!
      http://m.repubblica.it/mobile/r/sezioni/economia/2015/08/24/news/valute-121541567/

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  12. Caro Prof., non e' un caso che sia stato provocato (credo di proposito), i libri di storia sono pieni di:

    "Admirers thought he was clever, detractors though he was too clever".

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  13. Non era bassa cucina politica, ok.
    Era semplice odio razziale "bocconano". Perlomeno sono proprio come appaiono.

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    1. ...e ti sembra poco averlo messo agli atti?

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  14. Comunque il dottor Monacelli offende soprattutto noi. Noi, i seguaci, i discepoli , gli adepti della ' trasheconomics". Bagnai vende i libri, acquista visibilità, fa le serate, tutto sulla pelle dei poveri allocchi che lo seguono. Poveri beoti beati! Professore, accetti le scuse che le sono state porte, umilmente o no, e discuta nel merito delle questioni. E abbia un po più di rispetto per questa comunità che, mi creda, e' soltanto proiettata alla ricerca della verità e non odia nessuno. Tranne forse che i negazionisti"senza se è senza ma"!

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  15. Io ho capito solo che secondo la premiata ditta Monacelli&Galli il prof. è il nuovo Masaniello del XXI secolo. Argomentazioni della premiata ditta pari a zero, ma hanno dalla loro la trashinformazione catastrofista a reti unificate.
    A proposito, mi ricordo di un vecchio storify di Borghi in cui il Galli sosteneva che la svalutazione è efficace ( in termini di riacquisto della competitività), solo se in corrispondenza di una concomitante riduzione dei salari reali. Ed ora lo stesso Galli prende le difese di uno che sostiene l'esatto contrario, ovvero che
    "Certo, magari l'inflazione può anche produrre poca inflazione. Ma allora non produce neanche recupero della competitività"?
    Ok, io sono un totale ignorante in materia e non ho problemi ad ammetterlo, ma la contraddizione è troppo evidente.
    Impossibile combattere contro una tale sequela di scemenze. L'unica cosa possibile è scompisciarsi dalle risate.

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    1. Rettifico: ""Certo,magari svalutazione cambio può anche produrre poca inflazione. Ma allora non produce neanche recupero della competitività?"

      L'Havana Club fa brutti scherzi, però io non pubblico in peer review, Scusatemi.

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    2. Ridere è salvifico, ma non si dica che di questi tempi non costi nulla (come mentire, nonostante le apparenze contrarie).

      La svalutazione e i salari. Perché si difendono posizioni evidentemente prive di fondamento?

      Già, perché? Perché in certi club la cravatta è d'ordinanza e raccontarsi stronzate sul mondo che non c'è la prassi? Perché dovrebbe piovere se per domani è previsto il sole? Ma soprattutto: perché i milanesi continuano a fare l'abbonamento al Meazza?

      E' davvero difficile trovare risposte a queste domande, talmente difficile che sarebbe un esercizio inutile, quasi retorico... Claudio Borghi ha tutta la mia solidarietà.

      PS_L'Havana Club è una zozzeria inenarrabile, la casa consiglia un St. James della Martinica. Diamo una mano al saldo estero della Francia che ai cubani ci penserà lo zio Sam...

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  16. Presa per buona l'assenza di secondi fini, è francamente sconcertante la facilità con cui persone che per abito professionale dovrebbero essere tutt'altro che superficiali siano capaci di apri' bocca e daje fiato senza minimamente porsi il problema di chi sia e che cosa abbia effettivamente detto e fatto il loro interlocutore di turno. Sarebbe bastata una rapida ricognizione del blog e qualche breve lettura dei principali post segnalati per cogliere a colpo di frase il livello qualitativo della riflessione sviluppata, 'pur' se in forma e con intenti divulgativi, e andarci quindi coi piedi di piombo. Evidentemente l'autoreferenzialità e la supponenza possono diventare uno scafandro mentale in grado di mortificare la più brillante intelligenza, impedendole di applicarsi, anche quando dovrebbe, all'unica vera attività scientifica degna di questo nome: il confronto di merito.
    Da qui a raggiungere una qualche cognizione dell'enormità e unicità, in termini qualitativi e quantitativi (e, quindi, QUALITATIVI) di quello che ha fatto questo professorucolo di Pescara, il passo sarebbe stato, se non breve, almeno possibile. Ma forse è proprio qui che risiede l'ostacolo: la paura (non saprei come meglio definirla) di scoprire l'abisso esistente tra la sfliza di titoli-pubblicazioni-incarichi di ha fatto dell'accumulo degli stessi il fine primario della sua professione (e vita), e, per l'appunto, l'enormità e unicità qualitativa di quanto il suddetto professorucolo ha realizzato e sta realizzando a partire da dove è partito (cioè, da null'altro che se stesso). Da questo punto di vista, personalmente preferirei avere a che fare con qualcuno magari intellettualmente disonesto ma che mi riconosce per quello che sono, piuttosto che con un complessato coi paraocchi inconsapevole di se stesso prima che del suo prossimo.

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  17. ...prima si affibbia ogni tipo di etichetta e si delegittima l'interlocutore con toni peraltro al limite del paternalistico, e poi si frigna perché i bersagli rispondono. Peggio della malafede c'è solo la vigliaccheria.

    Ps. spero sia evidente a tutti quanto sia stucchevole l'esercizio del "leinonsachisonoio".

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  18. Rabbrividisco sempre quando qualcuno reputa spazzatura un'altra persona, seppure in apparenza limitatamente alla sua professione. Sento aria di elitismo che non avrebbe nessuna difficoltà nel compiere ( forse lo ha gia fatto ) il passo di giudicare spazzatura un altro essere umano tout court. A me questa gente fa paura. Buona notte a tutti.

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  19. "che l'hanno urtata, e di questo mi scuso: vede come è semplice? Basta una parola". Come chi ti butta per l'aria correndo come un pazzo al supermercato e appena stai per reagire verbalmente, ti dice "scusa!"...ma scusa una fava! Non puoi,per non arrivare tardi al tuo appuntamento, stracatafottertene di investire qualcuno... perché in tal caso devi anche considerare l'eventualità che magari lui, questo qualcuno, se ne stracatafotta a sua volta delle tue scuse e ti faccia un paliatone...E poi, ma forse sono vecchio io ed è vecchio il professor Bagnai, non è vero che basta una parola, che è "semplice": è giusto invece argomentare, spiegare (ti spiego perché ti chiedo scusa, e perché e per come, ed eventualmente ti faccio notare che sei tu per primo a dover chiedere scusa: ma non con un semplice "mi scuso"...e belli ca...!!! devi chiedere all'altro che ti scusi, ... come dicono i francesi "je vous prie de bien vouloir accepter toutes mes excuses"... e devi spiegarti, per poter sperare di ottenere le scuse!!! Quello che ti butta per l'aria deve avere un buon motivo per andare di fretta ("signore, la prego di scusarmi, mi sta morendo il gatto/ ho dimenticato il caffé sul fuoco/ ho i marziani in casa...devo correre urgentemente a casa..."). Ma forse è l'età che mi fa parlare cosi'e il prof. Monacelli deve essere molto giovane (beato lui)

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  20. "Ma loro non cambiano... [...] ...loro non vogliono cambiare..."
    Vi chiediamo .... , di operare anche voi per la pace, la giustizia, la speranza e l'amore per tutti. Non c'è amore, non ce n'è amore..."

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  21. Io mi scuso fin da subito Prof., so che non gradirà che io venga qui a dirle che assolutamente non condivido la sua convinzione che "Monacelli è sinceramente convinto che lei non sia un economista e che questo dimostrerebbe che le sue esternazioni erano sincere" (e mi scusi anche il bisticcio di parole!).

    Premesso che non apprezzo per nulla twitter come mezzo di comunicazione e soprattutto conversazione (ma questo è solo un mio problema) e dovrei quindi concedere al sig. Monacelli un piccolissimo beneficio del dubbio per una generica e veniale distrazione dovuta alla estrema sintesi dei messaggi ma non lo farò.

    Ho riletto nuovamente la sequnza dei messaggi intercorsi e si evince chiaramente la malafede di Monacelli visto che Mattia Vittori aveva prontamente segnalato le sue credenziali accademiche, quindi non poteva non sapere che a sostenere i "difetti" del nEuro e della u.e. E' un Economista.
    Il fatto di catalogare ogni critica come trasheconomics, senza neppure prendersi la briga di leggere, non fa che evidenziare lo stato di supponente e boriosa superbia che pervade questi personaggi.
    Per altro, come già evidenziato da altri lettori, nessun luminare pro-neuro ha il coraggio e le facoltà intellettuali per argomentare una fattuale opposizione alle osservazioni (non tesi) di tanti ben quotati Economisti di cui Lei espone chiaramente i concetti ma ha anche il merito di saperne unire il filo logico e le conseguenze.

    L'anno scorso (l'ho già detto) ho odiato con tutto me stesso Boldrin al Goofy3 per i suoi modi e la sua incapacità di dibattere i veri argomenti da Lei così ben esposti ma ha almeno avuto il coraggio di esporsi di persona, il rifiuto arrogante e spocchiso di Monacelli evidenzia la sua totale malafede e paura del confronto.

    Con le minacce di ricorso al giudice ha toccato il fondo tentando di intimorire e buttandola in caciara come il miglior mainstream insegna.

    Professore, lei ha chiesto scusa per una banalità che mia figlia (teenager) avrebbe capito fin da subito. Io non l'avrei fatto, ma questo suo gesto le fa onore e per questo la apprezzo ancor più. Inoltre ha respinto al mittente il tentativo di caciara svelando il bluff ed evidenziando la già chiara incapacità di dibattere di questi supersapientoni.

    Due settimane fa ho promesso di raddoppiare dal prossimo mese la mia donazione ad a/ simmetrie e mi creda, non è per me, in questo momento, uno sforzo da poco ma se dovesse mai accadere che qualcuno arrivi veramente ad avanzare querele simili le assicuro che sono pronto a raddoppiare il raddoppio e anche di più se necessario. E sono certo che molti altri frequentatori di questo blog sarebbero pronti a fare altrettanto.

    Con stima e gratitudine.


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    1. Per dirla tutta, io non sono nella testa del prof. Monacelli, e forse non c'è sempre nemmeno lui (il tweet sulle funzioni di domanda positivamente inclinate forse è un momento di stanchezza). Dopo di che, il dato soggettivo mi interessa poco, anche se non pubblicando la mia replica nel suo sito diciamo che ha scoperto le carte. Il dato oggettivo è che se mi querelasse, dovrebbe farlo per minacce, che però non ci sono state, e quindi a quel punto (accertata l'infondatezza della sua pretesa) sarebbe colpevole di calunnia. Capirebbe così il pericolo di farsi influenzare dalla sterminata legione di diversamente laureati che son venuti a galla in questi due giorni. Loro, viceversa, sono passibili di querela per diffamazione (il buon Baroni vi spiegherà).

      Quindi sono ricco, e comunque tengo a precisare che io ti e vi ringrazio per il sostegno ad asimmetrie, ma gli attacchi alla mia persona riguardano la mia persona e il connesso portafogli! Non un euro di quelli destinati ad asimmetrie andrà in spese legali (salvo che venga lesa la sua immagine), anche se ovviamente avere uno staff amministrativo e di ricerca mi permetterà di difendermi meglio dagli inevitabili attacchi alla mia persona (l'unica cosa che i mainstreamers possano attaccare, perché, lo ribadisco, i miei argomenti sono mainstream)!

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    2. Io non sto (volutamente) su Twitter, ma mi sembra che tutta questa storia sia un po' esagerata... da un twitter privo di senso di Monacelli siamo qui a parlare di querele, minacce di morte, e calunnie!

      Ma vale davvero la pena tenere aperto un account su Twitter?

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    3. @SamSimon

      Carissimo, mi dispiace che tu ti sia stressato. Minacce di morte non ce ne sono state, poi ovviamente se uno ritiene che ci siano state può procedere, e si vede come va a finire. Ma questo non è un problema.

      Vedi il bicchiere positivo! Grazie a questo interessante dibattito, abbiamo appreso:

      1) che per essere competitivi bisogna alzare i prezzi;
      2) che però la svalutazione non si riversa interamente in un calo dei salari reali, anzi sì, anzi forse no, anzi non l'abbiamo mai detto;
      3) che per pubblicare nelle riviste "che contano" è meglio se l'editor ti dà una spintarella (certificato sul sito dell'IGIER).

      E ti pare poco?

      A me, sinceramente, no...

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  22. Il problema qua è la metafora, infelice perché equivocabile, specie se decontestualizzata. Nel mio giro (life sciences) non è infrequente che grandi nomi del gotha accademico internazionale, quando un articolo gli viene contestato da un quasiasi ricercatore su un blog o su twitter, rispondano con levate di scudi di vario genere. Onestamente non mi azzardo ad estrapolare paralleli con altri ambiti disciplinari, ma la mezza idea che da questo punto di vista tutto il mondo sia paese ce l'avrei.
    Con ciò vorrei passare ad una considerazione prettamente politica: la Bocconi ha dato al paese negli ultimi anni un liquidatore fallimentare sociopatico che prima o poi dovrà fare la sua figura esecrabile nei libri di storia - questo qualcosa lo vorrà pur dire. Essere eminenti scienziati e affacciarsi su twitter a spacciare la solita vulgata terroristica non è accademia e non è scienza. Semmai è politica. E quindi il prof Monacelli non può furbeggiare facendo una sparata politica per poi pretendere criteri di giudizio accademici. A dimostrare che il tweet fosse politico nella natura, se non nelle intenzioni,c'è il sollecito ingresso di Galli nella discussione.

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    1. Indubbiamente la renzianità (più precisamente: la "governoincarichità") di certi studiosi salta all'occhio. Ma guarda il lato positivo: il polverone che HANNO strumentalmente sollevato ha costretto i nostri amici a smentire a meno di 24 ore di distanza la bufala del crollo dei salari reali in caso di svalutazione, perché ha attratto l'attenzione di tutti su due studi che loro ignoravano o fingevano di ignorare (Obstfeld; Collins e Park). Potevano farlo finché erano citati nei miei libri. Ma le citazioni di un assassino (io, secondo loro!) ricevono, purtroppo, molta più attenzione. E il risultato è stato esilarante.

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    2. Azzardo l'ipotesi che questi illustrissimi siano vittime del mezzo, che confondano una comunicazione pubblica con quattro parole private tanto per togliersi di torno un interlocutore sgradito.
      Ma tutta la comunicazione su internet, salvo la mail, è pubblica. E allora non resta che rifugiarsi dietro le smentite, difese con argomenti autoritari: io non ho detto quello che voi avete capito perché io sono chi sono e voi non capite nulla, ecc., ecc..

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  23. Intanto, mentre tutti guardano la Ciiiina....
    Estratto dal report congiunturale giornaliero dell'ufficio studi di Intesa Sanpaolo

    Sento scricchiolii di rami vagare per l'aere...

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  24. A prescindere dalla considerazione che il testo non può mai essere slegato dal contesto ( twitter è un luogo per duri di stomaco), il fatto che Monacelli non abbia pubblicato la sua risposta, a differenza della sua lettera solertemente pubblicata prima ancora che lei avesse il tempo di postarla nel blog, toglie ogni possibile dubbio sulle qualità etiche della persona e sulle sue reali intenzioni.
    Ad maiora

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    1. Ah, non lo ha fatto? Ciò mi sorprende. Avrà avuto altro da fare, pressioni, paper, non so. Mi sembra un indizio labile per arrivare a conclusioni definite sull'etica.

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  25. Professore,mancava solo che Le desse dell'Untermensch e poi il quadro sarebbe stato complet.Che tristezza la spocchia di certi accademici,scritto volutamente con la a minuscola,che si credono unici depositari della Verità.Professore,vada avanti per la Sua strada e li lasci a cuocere nel loro brodo

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    1. Bè, ma in effetti lo ha fatto. Ha espresso molto chiaramente l'idea che esiste una "comunità scientifica" fatta da chi scrive nelle riviste dove lui scrive o di cui è editori (or both), e che il resto è una simpatica congrega di Untermenschen frustrati perché non accedono a cotanta mensa...

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  26. Personalmente tutta questa storia mi lascia un senso di malinconia.

    Da diversi mesi alcune persone che avevano mostrato apertura e spirito critico costruttivo /(o almeno sembrava) si sono allontanate molto (penso a Puglisi e Panunzi ad esempio) per fini politici o di conformismo puro.

    La dinamica che ci sta portando da un lato ad un isolamento più circoscritto mi preoccupa perché ci porterà più facilmente verso tensioni che abbiamo e stiamo cercando di evitare in ogni modo.

    Sarebbe sbagliato dire che non abbiamo bisogno di loro perché, se è pur vero che non ci manca niente, è anche vero che l'impresa di evitare il conflitto necessita del maggior e miglior supporto possibile.

    Nel suo sincero tentativo di chiarimento vedo un senso di solitudine profondo.

    Forse anche per via dell'indegno atteggiamento di risposta.

    Che dispiacere

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  27. "La consapevolezza che difesa del glod standard e riduzione della disoccupazione potevano rappresentare obiettivi in conflitto non era diffusa. La disoccupazione si presentò come un problema economico e sociale di per sé, solo attorno al volgere del secolo. Nella Gran Bretagna vittoriana, i critici della società non parlavano di disoccupazione, ma di miseria,mdi vagabandaggio e di indigenza.
    Negli Stati Uniti si parlava di persone senza lavoro, oziosi, fannulloni, ma raramente di disoccupati. In Francia e in Svezia le autorità non facevano riferimento alla disoccupazione ma ai girovaghi e ai vagabondi. I termini tradiscono la tendenza ad attribuire la disoccupazione a insufficienze individuali e la incapacità di comprendere come le fluttuazioni dell'economia, che i contemporanei chiamavano "ciclo del commercio", influenzassero le prospettive di occupazione"
    B. Eichengreen, Gabbie d'oro, p. 10

    @Erik Babini

    Ti devo un grazie, ovviamente!

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    1. Sono felice che il testo ti abbia incuriosito e interessato. Considerando le tue competenze però, certe analogie mi preoccupano più di prima. Grazie a te.

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  28. Scoprire di essere interessati alla trash economics è un'emozionante novità;
    apprenderlo da un follower di Oscar Giannino non ha prezzo.

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  29. Credo sia interessante rivedere un po' di storia dell' euro. C.A.Ciampi; un po' per caso e un po' per merito e anche per caso e per merito insieme. Sicuramente per lobby

    "Infine un nuovo e mai immaginabile percorso: la politica. Dalla telefonata di Scalfaro del 26 aprile del '93, che lo chiama per incaricarlo di formare un nuovo governo, fino al settenato al Quirinale, concluso nel maggio 2006. Altri 13 anni (numero fortunato) costellati da eventi di portata nazionale, europea, mondiale: la battaglia vinta, contro l'inflazione a due cifre e contro il disavanzo, l'ingresso dell'Italia nell'euro che è stata la più grande delle riforme, la concertazione tra governo e parti sociali, il rilancio dell'Unità d'Italia contro le culture del localismo e del separatismo."

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  30. Io che non ho competenze economiche non conoscevo il prof. Monacelli, il quale - per inciso - mi ricorda singolarmente il "simpatico" protagonista di Auto da fé.

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  31. Ma quanto mi piace questo "nuovo" Alberto Bisin

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  32. Professore, quando gli avversari ti sottovalutano è una grande fortuna...

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  33. E così,finalmente, ci siamo arrivati. I ggggiovani forse non lo ricordano piu',ma io c'ero e lo ricordo bene.
    Dopo " i cattivi maestri" viene " le parole sono pietre" e poi "questa gente andrebbe fermata".
    Ma se le parole sono pietre le bugie cosa sono? ghiaia?
    E le mezze verità cosa sono? Mezze pietre?
    E tanto per rimanere nel ramo inerti e cave chi tira il sasso e poi nasconde la mano come lo vogliamo definire?

    Come vogliamo definire chi scende nella fogna dei social con le scarpe di vernice e scopre stupefatto che pullula di scocomerati e disadattati di ogni risma?
    Come definire chi mette in conto ad un unico "cattivo maestro" tutta la pazzia, l'ignoranza, la violenza che trasudano da twitter facebook e compagnia bella?

    Un ingenuo, uno sciocco? Non contateci. Non è con sciocchi che abbiamo a che fare.

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  34. nel frattempo Panunzi pretendeva da Borghi il piano scritto per uscire dall'€.
    Ma diciamocela..al netto dell'assenza di politici seri, questi sono alla frutta.

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  35. @marco franceschi

    Marco, le bugie sono pallottole, le mezze verità sono biglie di ferro scagliate con la fionda. La definizione del tiratore la lasciamo alla capacità personale di ognuno di noi

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    1. Con rispetto parlando, no.
      Le bugie, le mezze verità sono strumenti, banali strumenti al servizio di un progetto.
      Il fatto che diventino o meno necessarie dipende anche dal punto di partenza;per questo mi spaventa la progressione logica "cattivo maestro" "parole come pietre" "fermare questa gente".
      Se parti dal presupposto che occorra tarare il proprio messaggio pubblico sul piu' scocomerato nella indifferenziata platea che hai davanti sei costretto a mentire, a travisare, a trasformare tutto quello che dici in una rassicurante, vuotissima melassa ( ricorda qualcuno?).
      Per costretto a mentire, se passa la progressione di cui sopra, intendo proprio costretto essendo l'alternativa il silenzio.

      Comunque non mi riguarda, io dico sempre la verità:
      " Marco hai portato fuori l'immondizia?"
      " Certo amore come puoi dubitarne?"
      " E hai diviso i sacchetti nelle 76 tipologie previste per la differenziata o hai buttato tutto nel cassone grigio alla cazzo di cane?"
      " MA CERTO CHE LE HO DIVISE. TU MI OFFENDI"
      " E come hai fatto a dividerle considerando che la chiave dei cassonetti del compost ce l'ho io nella borsa?"

      " .... azzzzzzo"

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    2. Più esattamente: "E come hai fatto a dividerle considerando che la chiave dei cassonetti del compost secondo Obstfeld (1997) e Collins e Park (1989) è nella mia borsa?"

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  36. Mi rimane solo un dubbio: quanto in basso vogliono arrivare quelli della Bocconi?
    Stanno svalutando la loro credibilita' piu' della lira nel 1992.
    Tutte le ricette venute da famosi esponenti politici o da economisti laureati alla Bocconi hanno miseramente fallito ed hanno provocato disastrose conseguenze alle economie mondiali.
    Dal New York Times, Krugman ha polverizzato Alberto Alesina e Silvia Ardagna (entrambi bocconiani) qui e qui.
    Per Monti (il bocconiano per eccellenza) il riassunto e' stato fatto qui
    Io capisco che a loro stia crollando il pavimento sotto ai piedi, che quello che hanno insegnato e creduto per decenni si stia dimostrando anno dopo anno sempre piu' sbagliato, in ritardo con la storia (mentre i freshwater americani sono stati messi in un angolino, arrivano loro e pubblicano di austerita' espansiva), ma a tutto c'e' un limite ed oltrepassarlo potra' essere letale, perche' ci sara' un dopo, e scripta manent.
    Alan Greenspan, una volta il guru dell'economia, e' ricordato dal Time magazine come una delle 25 persone responsabili della crisi
    Quelli della Bocconi come vogliono essere ricordati? Le cose cambiano, se sono cambiate per Greenspan, cambieranno anche per i bocconiani.

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    1. Come specifico nella mia replica al prof. Monacelli, parlare di "bocconiani" è fuorviante e riduttivo. Intanto, la Bocconi, come ogni università, è composta di diversi dipartimenti, che si occupano di ambiti disciplinari diversi. Quelli che il grande pubblico identifica come "bocconiani" tout court sono economisti (settori disciplinari dal SECS-P/01 al SECS-P/07) appartenenti all'Innocenzo Gasperini Institute for Economic Research (aui la faculty). Anche a questo livello però le generalizzazioni sono pericolose. All'IGIER (che è connesso al Dipartimento di Economia) trovate certo Alesina (come visiting, perché insegna a Harvard) e Tabellini (che invece insegna alla Bocconi), ma trovate anche Perotti, che ha avuto la saggezza (o la scaltrezza: ma questo lo sa solo Dio e a me non interessa) di sganciarsi abbastanza per tempo dal delirio dell'austerità espansiva (lasciando Alesina, che come sapete nel 1997 aveva definito l'euro un esperimento rischioso e antistorico, a svolgere il ruolo di ultimo giapponese nella foresta). Quindi anche il "nocciolo duro" bocconiano, se così vogliamo chiamarlo, è composto di persone che hanno la loro testa e la usano come possono, come ognuno di noi, per cui generalizzare è rischioso. Sono alla Bocconi anche Fantacci e Amato, quest'ultimo professore di ruolo nel Dipartimento di Analisi delle Politiche e Management Pubblico, mentre altri noti influencer attivi sui social sono "bocconiani" in senso molto lato, perché magari sono solo professori a contratto in dipartimenti che si occupano di management (il che non implica che sappiano di cosa parlano se si esprimono in settori diversi).

      Insomma: a me le etichette infastidiscono sia quando me le appiccicano che quando le vedo appiccicare agli altri.

      Apro e chiudo una parentesi per sottolineare ancora una volta che non sapremo mai esattamente perché certa gente ha detto quello che ha detto. I fatti provano che era sbagliato: ma questo è un altro discorso.

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  37. Una volta ho sentito dire che non cè nulla di peggio dell'ignoranza del Dotto , il Dotto deride la teoria esatta opposta alla sua , non la prende nemmeno in considerazione . Penso che questo potrebbe essere un buon esempio , ovviamente non mi riferisco al prof. Bagnai . Saluti .

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  38. Voi (economisti) siete voi e io non sono un cazzo... perciò domando: quando l'esimio professor Monacelli (Aree di interesse scientifico: Macroeconomia, Economia monetaria, Economia Internazionale) dice che se la svalutazione genera poca inflazione allora non produce recupero di competitività... che vuole dire? Non ci arrivo...

    P.S. Non può voler dire quello che a me sembra che voglia dire, perchè allora uno dei due (probabilmente io) non ha capito un cazzo.

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