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mercoledì 15 luglio 2015

Il male della banalità: la sinistra nell'epoca del sogno europeo

(da tre amici...)


In questi drammatici giorni, la Grecia ha dimostrato, nella maniera più tragica, l’impossibilità per qualsiasi forza della cosiddetta “sinistra” di affrancarsi dalla gabbia dell’euro e di prendere pienamente coscienza che l’Unione Europea, e il coacervo di trattati sui quali si fonda, sono espressione del più becero neoliberismo, dal quale è assente ogni sia pur tenue traccia di democrazia.

In questi giorni stiamo assistendo, una volta di più, allo smascheramento del vero volto di quest’istituzione totalitaria e del suo braccio armato, la BCE che, come volgari strozzini di una qualsiasi organizzazione mafiosa ricattano un governo nazionale, legittimamente eletto, e pretendono di sostituirlo con una tecnocrazia di proprio gradimento. Operazione che è paragonabile, pur se non effettuata con mezzi esplicitamente violenti ai golpe etero diretti avvenuti nei paesi i cui governi erano sgraditi alle èlites economico-finanziarie sovranazionali.

È ormai evidente che quest’Unione Europea è totalmente irriformabile perché incompatibile con la democrazia: non si pone più alcuna questione su quali cambiamenti siano necessari per renderla migliore.

Fanno sorridere gli appelli delle variopinte anime belle delle varie sinistre movimentiste sulla necessità di ridisegnare le regole europee, i parametri e i patti di stabilità, allo scopo di contrastare le politiche di austerità, visto che nella gabbia della moneta unica e dei trattati europei non c’è possibile redenzione. Il ricorso ad improbabili iniziative referendarie od elettoralistiche, su queste basi, è quindi destinato all’irrilevanza.

[continua...]

109 commenti:

  1. I più pericolosi non sono i liberisti europeisti ma quei soggetti che formalmente hanno ragione e sostanzialmente hanno torto sostenendo un europa keynesiana,progressista ecc..., purtroppo non si prendono in considerazione le ragioni storiche dell' euro e dell' unione europea.Nella loro buona fede ,di fatto ,sono alleati ai nostri nemici e la loro incapacità di gestire la situazione consente l'avanzata dei nazionalismi.
    La mia paura riguarda la frammentazione del dibattito che inibisce qualsiasi azione politica per uscire da questa situazione

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  2. Bagnai è Ontologico, gli altri sono Deontologici. L'Ontologia è ciò che è: la realtà dei fatti. La Deontologia è ciò che "dovrebbe" essere: come dovrebbero essere i fatti. I Deotologici sono quelli che in un campo di concentramento vorrebbero convincere il cuoco a cucinar meglio e gli aguzzini ad essere più gentili...fantascienza di chi non ha capito nulla.

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  3. Dove posso firmare per sostenere, dove posso contribuire?

    Roberto Seven

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    1. Da firmare c'è solo il 5x1000 come riportato anche in questo blog nella riga in rosso qiu sopra.

      Poi puoi contribuire sostenendo l'associazione a/simmetrie con donazioni :
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      E infine puoi diffondere questo blog e a/simmetrie ad amici e conoscenti con la mente aperta come la tua.
      Con piddini ... in bocca al lupo! :-)

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  4. 10 e lode (di sicuro la mia, per quello che puo' valere).

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  5. "Un idiota es un idiota. Dos idiotas son dos idiotas. Diez mil idiotas son un partido político".

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  6. Nulla di nuovo per me che sono bagnaista-caracciolista-cesarattista-giaccheista ed ex comunista. Ci vuole culo nella vita. Io, per puro caso, ho intercettato il primissimo post di goofy e mi si è aperta la mente. Auguro lo stesso a tutti coloro che soffrono e hanno figli, perché in quella merda che hanno costruito vivranno tutti peggio, anche gli abbienti, in un mondo così si vive male anche da ricchi. Per il resto grazie a chi ci mette la faccia, lo farei anch'io se la mia faccia valesse qualcosa. Ma sono condannato all'inazione e posso solo dare il mio misero 5 per mille. Que viva Bagnai

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  7. Commento di un piddino tra l'altro mio conoscente durante una discussione su fb

    .... - (...) Un rafforzamento delle Istituzioni Europee, che potranno in futuro consentire anche eventuali politiche di sinistra, non mi sembra tipico dell'ideologia ordoliberista selvaggia. Inoltre, se per arrivare all'obiettivo europeista si deve passare anche per una fase di politiche europee eventualmente di destra, ben vengano le politiche di destra, sicuramente meglio delle politiche di una sinistra antieuropeista che non portano da nessuna parte se non ad un fallimento economico e dunque anche politico ....

    A questo punto mi sono arreso... avrete quel che vi meritate, io personalmente sono tranquillo, la mia vita ormai l'ho fatta e non ho figli di cui preoccuparmi.
    Andate in pace

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  8. Il CLN fu formato da ciò che era sopravvissuto dei principali partiti preesistenti al fascismo.

    Non esistono partiti preesistenti all'eurismo. La proposta di formare un CLN-no€ è quindi quella di formare un nuovo partito?

    E come comportarsi nei confronti della Lega (unica forza politica genuinamente no€), ma il cui statuto, già all'art.1 è incompatibile col primo dei tre "inderogabili principi" ?

    Dico questo non per polemica, o perché sappia come rispondere a queste domande, ma solo perché in queste questioni se ci sono ambiguità implicite fin dall'inizio, si costruiscono disastri (cfr. sì-sì, no-no, il blogger di 20 secoli fa)

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    1. Ma infatti come sapete a me le proposte di CLN sanno tanto di Illinois. Non è un motivo per non discuterne.

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    2. Se ci si sforza di parlare senza ambiguità, concordo! Dopo il trattamento Grecia chiunque è in buona fede sa che un altro € non è possibile. Si tratta ora di capire se è possibile un'altra sinistra.

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    3. Vogliamo togliere la C di CLN? Ma bene.

      C potrebbe magari stare per Confraternita.
      Va bene lo stesso di mantenere CLN specificando che la C sta per Confraternita?

      Ma sul fatto che l'unica Liberazione possibile potra' essere solo Nazionale non credo ci possano essere dubbi.

      Se guardiamo per esempio alla reazione della Russia agli eventi in Grecia mi ha colpito (molto negativamente) l'estrema freddezza.

      I Greci vengono trattati nei commenti ufficiali con lo stesso distacco con cui si parla delle cavie di laboratorio.

      Lo spirito di Yalta evidentemente scorre ancora potente in Russia.

      L'articolo della TASS che segue fa il paio con un altro dei giorni scorsi in cui si rigetta con sarcasmo la proposta di sospendere le sanzioni verso i prodotti agricoli della Grecia a fini umanitari.

      http://tass.ru/en/world/808846

      Non mi meraviglio piu' di tanto, sia perche' la vocazione imperiale Russa e' sempre stata ben viva (sono discendenti diretti dei Bizantini), e sia perche' la Russia sta per far nascere l'Unione Monetaria delle ex- Repubbliche Sovietiche, e siccome i fondamentali economici delle varie ex-Repubbliche interessate sono molto differenti arguisco che sara' EZ/EC 2.0.1....... cioe' un nuovo impero.

      L'apparente riavvicinamento tra impero USA e ri-nascente impero Russo di questi giorni lo interpreto cosi': serrare i ranghi in attesa dell'inevitabile accelerazione dello scontro in caso la de-dollarizzazione procedesse troppo e troppo rapida.

      Segnalo che la Russia sta per ri-iniziare la costruzione dei bombardieri supersonici TU-160 ( per armi nucleari, noti come White Swan per i piloti URSS), che fu cassata nei primi anni 90 per il noto collasso economico dell'URSS, dopo che ne erano stati messi in linea solo una decina.

      http://tass.ru/en/russia/796821

      Siccome si stanno ricreando le condizioni geo-politiche di bi- (o tri- se ci mettiamo pure la Cina) polarita' del nostro trentennio d'oro economico, trovo che i tre punti del documento siano perfettamente in linea col mio auspicato rispristino delle condizioni politiche Italiane di allora (mutatis mutandis).

      L'Italia dovra' rimanere nella nato per ovvi motivi (mi fa tenerezza Fusaro quando sogna una Italia senza basi USA), ma sfruttando i buoni margini di L e N possibili credo potremo ritornare a crescere mediamente di un buon 3% l'anno.

      L'Italia deve solo tornare a farsi i cazzi propri a casa propria!


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    4. Mi sembra che il nome non sia una scelta felice, ammiccando al CLN originale che fu altra cosa.
      Tuttavia e' innegabile che occorre fare opera di informazione verso il pubblico piu largo e che occorre fare lobbying ad ampio spettro.
      L'organizzazione del prof. si muove in modo corretto a mio avviso ma ha troppi pochi mezzi e rimane, alla fine, elitaria. Ora occorre qualcuno che possa comprare mezz'ora di TV alle 9 di sera, in cui mandare in onda un volto noto al pubblico che, senza contraddittorio, apertamente dica "vi hanno ingannato". Il CLN dovrebbe essere questo, a mio avviso.
      Dopo, solo dopo che la marea comincia a rifluire, si affronta il problema della rappresentanza politica in maniera trasversale, come lo fu il CLN originario.

      Roberto Seven

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    5. C.S.I. Linea Gotica (1996)

      "Alba la presero in duemila
      il dieci ottobre
      e la persero in duecento
      il due novembre
      dell'anno 1944"

      Anche la disperazione impone dei doveri
      E l'infelicità può essere preziosa

      Non si teme il proprio tempo
      E' un problema di spazio
      Non si teme il proprio tempo
      E' un problema di spazio

      Geniali dilettanti
      In selvaggia parata
      Ragioni personali
      Una questione privata

      Geniali dilettanti
      In selvaggia parata
      Ragioni personali
      Una questione privata

      La facoltà di non sentire
      La possibilità di non guardare
      Il buon senso la logica i fatti le opinioni
      Le raccomandazioni
      Occorre essere attenti per essere padroni
      Di se stessi occorre essere attenti

      Luogo della memoria pomeriggio di festa
      Giovane umanità antica fiera indigesta
      Cielo padano plumbeo denso incantato incredulo
      Un canto partigiano al Comandante Diavolo

      Non temere il proprio tempo
      E' un problema di spazio
      Non temere il proprio tempo
      E' un problema di spazio

      Geniali dilettanti
      In selvaggia parata
      Ragioni personali
      Una questione privata

      La facoltà di non sentire
      La possibilità di non guardare
      Il buon senso la logica i fatti le opinioni
      Le raccomandazioni
      Occorre essere attenti per essere padroni
      Di se stessi occorre essere attenti
      La mia piccola patria dietro la Linea Gotica
      Sa scegliersi la parte
      Occorre essere attenti per essere padroni
      Di se stessi occorre essere attenti
      Occorre essere attenti occorre essere attenti
      e scegliersi la parte dietro la Linea Gotica

      Comandante Diavolo Monaco Obbediente
      Giovane Staffetta Ribelle Combattente
      La mia piccola patria dietro la Linea Gotica
      Sa scegliersi la parte...

      Mai come ora...

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  9. Professore, spero vorrà perdonarmi il fuori tema (mio vizietto sin dai tempi della scuola). Il fatto è che nottetempo La sognai... c'incontravamo alla stazione di Pescara Centrale (dove alcuni passanti l'additavano con discrezione) e poi condividevamo lo scompartimento di un treno che puntava a sud, in direzione dell'alba. Simbologia alquanto ovvia, mi rendo conto, anche per un digiuno di cose psicoanalitiche come il sottoscritto. Ma ben venga la banalità, se per una volta è banalità del bene!...

    Con stima (conscia ed inconscia),
    Alessandro

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  10. Un bel programmino. Prima di partire propongo di approfondire questo :
    "... che inizi a riunire la sparpagliata galassia di quelle forze..."
    Si rischia la morte in culla.

    ps non mi badate in quanto alle compagnie da frequentare sono leninista

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    1. E anche questo sapete che non mi entusiasma. Ma io do voce anche a chi non la pensa esattamente come me

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    2. Il programma è molto interessante. Forse più che riunire la galassia... c'è da studiare su come trovare le forze.
      Come convincere le elites nazionali? Si riesce a dimostrare che, a un certo momento, gli interessi delle elites sovrannazionali divergeranno sempre di più da quelli delle elites nazionali? In fondo il vaso di pandora dell'irreversibilità dell'euro, se non aperto, è quanto meno crepato dopo proposta shock del signor Schäuble. Come convincere le elite italiane che il loro destino non potrà che "separarsi" da quello delle elite tedesche?

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    3. "Ciò che deve accadere accade."
      Sempre testi dei C.S.I. e lei Prof lo ha ampiamente dimostrato. Mi sembra improbabile che un movimento possa coagulare vasto consenso su temi cosi' complessi e fortemente intrisi di propaganda. I simpatici leninisti che mi rifilano Lotta Comunista bollano il tutto come "ritorno al capitalismo di stato".
      Sono pessimista. Se neppure la Tragedia Greca ha dato una scossa alle sinistre europee, per discutere, prender coscienza, far vivere finalmente un "fronte europeo del lavoro", beh adieu.

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  11. Leader "To Potami" conferma: "Voteremo sì"

    Il ritorno alla dracma "serve solo ai ricchi" e "la rivoluzione la vuole fare chi ha portato i soldi all'estero". Lo dice il leader dei centristi di To Potami, Stavros Theodorakis, nel dibattito in corso al Parlamento greco, prima di confermare l'appoggio esterno del suo partito al governo per approvare le prime riforme concordate con l'Eurozona.

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  12. Berlino: "Atene emetta 'pagherò a tempo'"

    Una delle possibili misure per sostenere il fabbisogno finanziario della Grecia fino a che i dettagli del prestito-salvataggio non saranno ultimati è che il governo ellenico emetta dei "pagherò" a uso interno. Lo ha detto Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble, spiegando che "l'ipotesi è stata inclusa" nelle discussioni con i partner dell'Eurozona.

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  13. Leader Anel: "Votiamo sì o saranno guai"

    Panos Kammenos, leader di Anel, lo junior partner del governo Tsipras, ha detto che il suo partito voterà a favore del piano di riforme perché altrimenti sarebbero "guai per la Grecia e per l'Europa".

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    1. Kammenos è legato a doppio filo con le FFAA greche, le FFAA greche sono legate a quadruplo filo con gli USA, gli USA non vogliono la destabilizzazione della Grecia e a maggior ragione dell'intera UE, e l'uscita dall'euro, anche di un paesino come la Grecia, è un'incognita politica grossa come una casa.
      Ecco perchè Il FMI sta sgridando la Germania perchè faccia condizioni meno insopportabili alla Grecia, ed ecco perchè la Merkel boccia la proposta (sensata) di Schauble, uscita soft dall'euro della Grecia con eventuale rientro (ciao core...).
      L'uscita dall'euro di qualsiasi paese è un fatto politico di prima grandezza, che apre un ventaglio di scenari possibili molto difficili da prevedere e controllare; così, gli USA cercano di avere la botte piena e la moglie ubriaca: di soddisfare la Germania garantendole la supremazia economica in Europa, e insieme di impedire che il bradisismo della crisi eurista provochi rotture del quadro UE.
      Schauble che non è un cretino sa che questo è molto difficile se non impossibile, che per il bene del suo paese sarebbe meglio restringere il nucleo dei paesi euro e lasciare al nostro destino noi mediterranei (che tanto siamo già spremuti e continueremmo ad esserlo, seppur meno, anche dopo); quindi comincia a proporre la soluzione finale per la UE così com'è, e a imbastire il Grande Euroreich Protestante. Alternative fur Deutschland, dove ci sono nomi molto pesanti della Confindustria tedesca che hanno capito l'antifona da mo', ci si butterebbe a pesce. Problema: il Grande Euroreich Protestante sarebbe a un passo dalla vera unificazione politica, e gli USA si troverebbero a un passo da una Krande Germania da 200 MLN di persone, con un PIL da paura e le note qualità e difettucci dell'alleato germanico. Chi la gestisce una situazione così? O meglio, chi lo gestisce un vuoto di potere come quello creato dalla dissoluzione della UE? Gli USA non sono in gran spolvero, ma certo si rendono conto che la Russia un'occhiatina gliela darebbe, nel burrone ex-UE. Quindi fanno la politica del Conte Zio: "troncare, sopire..." L'incognita di fondo è: può ancora stare in piedi, questo disabile del baraccone UE? e come? a quale prezzo? con quali toppe? fino a quando?

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    2. Da un lato diritti e democrazia nascono nell' alveo degli Stati nazionali. Dall' altro la lotta per il predominio tra gli Stati è usata da poteri transnazionali economico finanziari per sciogliersi da qualsiasi vincolo che democrazia e diritti impongono (senza entrare in complottismi, piuttosto entriamo nell' ordine naturale del potere). Difficile trovare il bandolo della matassa, il rischio minore è percorrere il massimo d' indipendenza in un quadro cooperativo, con tutti i meccanismi per difendersi dalle aggressioni però. E la flessibilità del cambio e la piena sovranità economica sono strumenti vitali.
      La disponibilità di forze di origini assai diverse a non vergognarsi l' una dell' altra, evidenziando il loro comune interesse a tutela dello Stato costituzionale liberal-democratico italiano, è un atto di grande responsabilità politica che apprezzo molto e mi fa gioire (che non esista un uscita di destra o di sinistra l' ho imparato qui). Purtroppo, per dare fiato alla responsabilità politica, è necessaria la responsabilità dell' informazione. A/simmetrie e questo blog sono nati per questo, per far sentire la pressione della verità ai mezzi d' informazione. Un lavoro immane, indispensabile, al limite dell' incoscienza, che ha prodotto buoni frutti e non ci fa perdere la speranza.

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  14. Una Nuova Resistenza 2.0 oppure una sorta di Giovine Italia 2.0.
    Interessante.
    Si figuri se non posso essere d'accordo se nel lontano 2012 scrivevo sul blog di Messora, prima che venisse arruolato da Casaleggio,di una possibile alleanza Grillo - Lega per contrastare la bancocrazia.

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  15. Schäubles Plan: Deutschland muss raus aus dieser Euro-Zone
    Deutsche Wirtschafts Nachrichten | Veröffentlicht: 14.07.15 02:19 Uhr | 89 Kommentare

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  16. Tutto perfettamente condivisibile.

    Tuttavia mi rassicura di più il fatto che ad elaborare culturalmente quelle linee di azione che consentano di aprire spazi a politiche sociali ed economiche non liberiste ci stiano già pensando da tempo anche la Lega e la Le Pen (brillantemente ignorate dall'articolo in questione: il vizio dello sciovinismo culturale deve essere un'autentica tara nel DNA di certe menti). Chi c'è c'è, e chi non c'è stato finora temo non ci sarà mai. Non ti chiedere che fare: fallo!

    Se poi mi sbaglio son ben contento.

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  17. Nel frattempo scontri ad Atene...

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    1. Rabbia, Pena e Vergogna figlie dell'Ignoranza e del Sogno. Dalla teogonia tsipriota.

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    2. Come da programma, quansi che dentro il parlamento ci fossero gli stessi che c'erano un anno fa.

      No, non mi sembra l'inizio di una rivoluzione.

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  18. I Comitati di Liberazione Nazionali nascono, quando la rottura è già avvenuta; per capirsi meglio, quando è in atto una guerra. La trasmissione di stasera di Paragone incitava all'emigrazione: tra Enrico Rossi, Claudio Cerasa, Formigli e lo stesso Paragone che vuole mettere insieme i debiti pubblici. E Zaia poi fa strani discorsi sull'eurozona malfatta; Borghi si irrita, quando gli si chiedono spiegazioni, perché ritiene che la posizione della Lega sia chiara, ma io temo che sia chiara la SUA posizione sul tema €. Futuro incerto dunque; uniche certezze impoverimento e violenza

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    1. La mia posizione credo sia chiara.

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    2. E concordo con te sulla genesi dei CLN.

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    3. si formarono dopo l'8 Settembre, e in risposta alla deportazione, da parte dei tedeschi, dei militari italiani lasciati senza direttive dai loro comandi, ciò che succederà una volta che l'euro crollerà: ci sarà il saccheggio finale contando sul totale disorientamento dell'opinione pubblica italiana.
      Oggi un eventuale "CLN" dovrebbe innanzitutto, credo, diffondere a tappeto la visione del ruolo dello Stato nell'economia così come è prevista nella Costituzione Italiana: la guerra per ora è sul piano informativo e propagandistico, occorre quindi muoversi continuando a smontare l'arsenale eurista.

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    4. Se si riconosce come problema principale quello culturale, la creazione di un CLN a mio avviso sarebbe non solo destinata al fallimento, ma anzi dannosa ai fini del messaggio che, seppur genuinamente, questa vorrebbe veicolare. Personalmente ritengo qualsiasi forma partitica o pseudo tale una direzione terribilmente sbagliata. Il processo di cambiamento culturale è per sua stessa natura molto lento (come potrebbe essere altrimenti?), i fatti storici, invece, seguono ritmi ben più rapidi e la sensazione di star fallendo, con il conseguente desiderio di fare gruppo di azione politica per controllare gli eventi sono le inevitabili e, a mia modesta opinione, illusorie conseguenze di tale fenomeno. Ciò che intendo dire è che a) il CLN c'è stato, come ricorda Celso ha genesi contestualmente differente e non mi pare abbia ottenuto tutti quei risultati che gli si attribuiscono; sicuramente non nel senso di una maggiore consapevolezza delle coscienze che qui rileva e probabilmente ha sempre rilevato anche in quei tempi; b) che prima che un cambiamento culturale di tale portata ottenga risultati potrebbe passare talmente tanto tempo che noi non ne vedremmo mai il compimento e di questa cosa occorrerebbe avere serena accettazione. Bagnai non ha fallito ( mi riferisco alla lettera di Basilisco di due post dopo) innanzitutto perchè egli non ha mai nascosto la consapevolezza dell’impossibilità di fermare gli eventi, in secondo luogo perchè con il suo metodo ha ottenuto moltissimi risvegli di coscienza spingendo le persone a non rilassarsi su qualcuno a cui delegare anche il proprio pensiero, bensì a prendere parte attiva verso di lui, verso le informazioni che metteva a disposizione e la realtà attorno a noi così come andava determinandosi. Bagnai insegna senza distrarsi un metodo attraverso il metodo. Che poi è quello genuinamente democratico e che forse un giorno i posteri vedranno compiuto.
      PS sono d’accordo con Celso sulla Lega. Credo comunque che Borghi sia particolarmente intelligente quindi per ora dubbi non ne ho proprio.

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  19. la germania ? germania chi ? ed il prof ha fatto di nuovo una altro strike , Obama che loda Putin.... prima ha mandato avanti la germania e poi è ora di dare una calmata .
    Che si siano stufati del giocattolo spinoso ? mah

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    1. http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2015/07/15/usa-greifen-ein-letzter-versuch-den-euro-zu-retten/

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  20. Comunque scordiamoci qualsiasi contributo da parte di una qualsiasi sinistra. È un mondo di psicopatici nemici dei fatti. E prepariamoci a sentirne di tutti i colori. i peggiori saranno i sindacalisti, che ci prepareranno a trangugiare la seconda rata delle riforme, quella forse più sostanziosa. Diranno bugie che mai avremmo voluto sentire. Con il FT che ora, comicamente, ci avverte che l'Italia è stata rovinata dall'€. Roba da mettergli le mani addosso

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  21. Nel frattempo degli scontri godetevi questa perla pubblicata sulla Busiarda di oggi, organo ufficiale della Feroce ormai delocalizzata all'estero, ma sempre con un piede ben fermo nella Monarchia Automobilistica Sabauda:

    "Non dimentichiamoci che i soldi per salvare la Grecia sono i nostri
    Fonte: La Stampa del 15/07/2015
    stefano lepri
    Si imputa ai governi greci che hanno preceduto quello attuale di non aver mantenuto le promesse fatte all’Unione europea, e si parte da qui per esprimere sfiducia verso Tsipras, che guida il Paese da soli cinque mesi.
    Mi viene però il dubbio che non si tratti di malafede dei greci quanto piuttosto di politiche economiche, basate sulla austerità, non solo inefficaci ma addirittura dannose per la crescita e l’occupazione, soprattutto se imposte in una fase di recessione economica. Le discussioni in corso tra le parti sono assimilabili a quelle dei banchieri con un loro creditore, addirittura con la proposta di «pignoramento» di 50 miliardi di euro di beni del debitore, mentre sono assenti i consigli di valenti economisti che vedono nella ristrutturazione del debito greco e nella autorizzazione a nuovi investimenti produttivi la via per far recuperare vitalità alla Grecia. Additare Paesi come la Spagna o il Portogallo, che hanno ancora oggi una pesante situazione di disoccupazione, come esempi di riuscita della politica di austerità, è solo una mistificazione.
    Ascanio De Sanctis
    Caro De Sanctis, lei dimentica che i greci stanno spendendo i nostri soldi. I creditori siamo noi, tutti gli altri cittadini dell’area euro, impegnati dagli aiuti concessi dai nostri Stati. Saremmo noi a perdere se avvenisse la ristrutturazione del debito greco consigliata da economisti valentissimi su altre questioni ma poco avvertiti su Europa e Grecia.
    I governi francese e italiano si sono battuti - a me pare giustamente - per una maggiore clemenza, ma anche loro devono tutelare gli interessi di creditori dei loro contribuenti.
    Sulla «inefficacia» delle politiche di austerità vorrei essere chiaro. Chi spende più di quanto guadagna non può pretendere di vivere indebitandosi. Il debito pubblico è più complicato del bilancio di una famiglia, un deficit è ammissibile, ma non troppo e troppo a lungo. Se nel caso greco si può parlare di fallimento della politica di austerità, è perché è stata somministrata in dose eccessiva. Nei casi spagnolo e portoghese, dosi meno energiche, vedo elementi pro e contro: il verdetto lo daranno in autunno i cittadini di entrambi i Paesi in elezioni politiche.
    Insomma è come se avessimo un paziente cardiopatico obeso. Tra i medici non c’è dubbio che debba dimagrire per salvarsi. Però dopo averlo costretto a pane ed acqua per lungo tempo i risultati sono pessimi. Occorre invece intervenire sulla malattia specifica e fargli osservare una dieta più blanda."




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  23. Professore, tanto per essere chiari subito, la sovranità monetaria di cui parla, è quella ANTE oppure POST '81?
    Saluto.

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    1. Quella di cui parlo io te la studi nel blog e nei libri. Questo post è dei suoi autori, uno dei quali ti ha risposto.

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  24. The Greek bailout "prior actions" have been approved by the National Parliament.

    - 229 voted YES while 64 voted NO. From the SYRIZA MPs voted 32 NO and 6 "present". That means that the government majority has lost 38 members. Allthough this is not a vote which measures the government majority it still leaves it heavily wounded in an extremely crucial vote. The Prime Minister has called for a meeting with his closest associates even before the vote was officially concluded.

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  25. comunque a me pare che la germania esista sia la celebre signora bionda con gli occhi azzurri che parla tedesco e abbia una gigantesca invidia del pene

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    1. Forse era quello che credeva anche Tsipras, miles gloriosus, che contava di conquistarsene i favori. Ma poi, ha trovato la sorpresa... gigantesca, sì, ma non era invidia!
      E, per rimanere nell'assolutamente scorretto a dirsi, come poteva chi non cammina privarsi della sublime crudeltà di calpestare l'incauto e fesso giovinastro, mostrandosi in sovrappiù miglior campione della propria nazione? Occasione imperdibile e non persa. Non è stupido, lui.

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  26. Allora adesso vi faccio ridere! Cosi' potete appurare il livello dei miei conoscenti su FB!
    Questo e' il post di un mio ex-collega piddino di Piddinia (da 70 generazioni), notare come sostanzialmente da' la colpa ai Greci della rottura povero giocattolo del fogno, ma in modo piddino, ovvero:
    "Nel De oratore, scritto nel 55 a. C., Cicerone si lancia in una disquisizione il cui oggetto è l’assenza in greco di un termine equivalente al latino ineptus (che significa “sconveniente” o “privo di tatto”). 7 Russell avrebbe concluso che i greci avevano maniere così impeccabili da non avere bisogno di questa parola. Per Cicerone, al contrario, l’assenza del termine è una prova del fatto che tra i greci il difetto in questione era talmente diffuso da passare inosservato."
    Capito...

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  27. Professore, vorrei sottoporle una perplessità e chiedo venia in anticipo per le eventuali inesattezze. L'idea di recuperare competività attraverso la svalutazione della lira, non troverebbe in limite nell'altretranto possibile svalitazione del marco? Visto che il nostro naturale mercato di sbocco è l'Europa, e vista la naturale vocazione manufatturiera dell'industria Italiana, o nostri "avversari" saranno comunque i tedeschi, i quali, anche in virtù del vantaggio acquisito, potranno adottare la stessa politica svalutativa.
    Distinti saluti
    Antonio Scala

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    1. Ti ha risposto sotto Stefano. Perché non studiare un po'?

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    2. A volte è proprio il tentativo di recuperare il tempo perso (cioè lo studio disordinato e non progressivo) a determinare inesattezze. Ci troviamo tutti di fronte ad un periodo in cui la comprensione delle tematiche e dinamiche economiche è diventata maledettamente importante per il nostro presente e futuro: ne approfitto per ringraziarti dello spazio concessoci, ma vorrei ricordarti quanto ostici siano questi temi per i non addetti ai lavori. Nondimeno, la mia domanda non mi sembrava del tutto peregrina, e cerco di formularla con più precisione. Un aumento delle esportazioni dell'Italia avrà necessariamente un contraccolpo sulle esportazioni tedesche. I tedeschi compreranno qualche "Punto" in più e qualche "Golf" in meno. questo dovrebbe implicare (se ho compreso bene le indicazioni di questo Blog), che si assisterà ad un deprezzamento del marco rispetto alla lira, perché alla fine quando si compra un bene prodotto in Italia, si comprano lire. Sto cercando di applicare la teoria della discesa e della salita al caso concreto. In un regime di cambi variabili, dunque, saranno i mercati a stabilire il nuovo equilibrio tra le due monete, e forse, il nuovo equilibrio sarà simile all'attuale, perché la competitività che abbiamo perso, persa rimane.
      Un saluto
      Antonio

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  28. Ieri mattina a Omnibus Ferrero ha chiarito la sua posizione - lui, se fosse stato nel parlamento greco, avrebbe votato le riforme della Troika perché Tsipras ha fattto tutto quel che ha potuto e lo ha fatto bene. Boghetta , Dal Monte e Magoni devono confrontarsi con questo dato - sono sicuro che Vendola avrebbe espresso la stessa posizione di Ferrero, nascosta sotto il suoi funambolismi lessicali.
    I partiti del CLN erano tutti antifascisti - tutti. Come è stato già fatto notare non esiste sinistra antieurista prima dell'euro. Quindi sono portato a concludere che la "nuova cosa autunnale a sinistra" sarà impermeabile al dibatitto.
    Un CLN noeuro dovrebbe in linea di principo avere una significativa componente di sinistra e qua sta il problema - non solo non esiste un soggetto del genere, ma se fosse fondato in un paio di anni raccoglierebbe il solito zerovirgola, nella migliore tradizione della fenomenologia dei partiti di sinistra. Come diceva uno, troppo tardi, anche per l'autocritica...

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    1. Non vedrai mai un dirigente comunista criticare un suo sodale, indipendentemente dalla gravità ed evidenza dei torti. Chi si colloca ideologicamente nel calderone variopinto del post/vetero/neo comunismo accetta ed impone a sé stesso la disciplina omerdosa del: "i compagni non si criticano". La macelleria economica e sociale in Venezuela, i campi di concentramento per omosessuali in Cuba, la superficialità criminale di un Tsipras, tutto viene giustificato rispetto al valore supremo del " volemose bene compagni antimperialsta". Persino alcune delle menti più brillanti del nostro secolo (un esempio: García Márquez) non sono riuscite a sottrarsi a questo meccanismo. Ne deriva che un comunista, per quanto acuto e feroce sia, nella sua critica (giusta) verso i modelli liberisti, è sempre maledettamente prevedibile nella sua "critica" a sinistra. Il comunismo è, in fondo, una setta.

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  29. una moneta fino a prova contraria non si svaluta o rivaluta alla così me pare, ma in base ai fondamentali del paese. Quindi non è possibile che il marco si svaluti con il surplus commerciale che hanno, perché questo succeda dovrebbero invertire la rotta e cominciare a importare di più di quanto esportino. E poi c'è il differenziale di inflazione che hanno accumulato in questi anni. Almeno così ho capito io leggendo il blo
    g, ma io sono solo un camionista, quindi...

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  30. Condivido totalmente l'articolo. Dobbiamo essere consapevoli che non esiste salvezza che possa passare dalla classe politica attuale, occorre formare una nuova classe dirigente autenticamente sovranista, di patrioti servitori e custodi della Costituzione. Ci stiamo lavorando professore, presto avremo il Fronte Sovranista Italiano.

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    1. Ne saranno contenti (forse) gli autori del post. Io sono convinto che non sarà un'esperienza di successo e mantengo tutte le mie riserve sul movimentodalbassismo. I CLN servono, ma nascono e si preparano in un modo diverso (citofonare Celso e Quarantotto). Buona fortuna!

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    2. In effetti l'idea della costituzione di un CLN è alquanto suggestiva e tuttavia, ad oggi - a mio modestissimo parere - non si scorgono le condizioni per un qualche suo successo. Interessante anche l'idea del FSI ma inefficace, adesso, e con poche chances di successo. Se si vogliono fare parallelismi, anche ovviamente impropri, oggi siamo ancora in una fase in cui non c'è ancora stato il 25 luglio e tutti i successivi ingredienti storici, sociali, politici di dolore e stordimento vero causato dal fatto che il fronte della seconda guerra mondiale si era trasferito direttamente qui da noi. Oggi, quello si, si avverte forte il bisogno di uscire, con ancora più forza e determinazione, dalla "clandestinità" e il prof. Bagnai ha fatto un lavoro che ha, davvero, dell'incredibile se si pensa che se lo è fatto da solo. In questo momento, non si incazzi prof, auspicherei che questo blog da piazza virtuale in cui si studia, si impara e ci si confronta, producesse delle identiche, e evidentemente coordinate dalla casa madre, piazze territoriali diffuse, non solo più virtuali, in cui anche la comunità e comunione fisica di coloro che le frequentano possa in qualche modo favorire alcuni processi che solo le condizioni generali potranno far inverare e in un futuro prossimo fornire un poco di quei mattoni che serviranno al pur necessario CLN. E' una cazzata?

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  31. Grazie agli Autori per l'intervento.
    Personalmente, concordo appieno con la valutazione sulla irriformabilità della UE; mi sembra invece che il richiamo al CLN e a una "nuova sinistra" sia inattuale. Capisco il forte valore sentimentale del richiamo all'antifascismo e alla Resistenza, ma purtroppo, nella situazione presente rischia di essere fuorviante. Piaccia o no, i principali eredi della tradizione antifascista e del CLN sono le forze pro UE. Capisco che sia doloroso per chi appartiene a quella cultura politica, ma è così. Contrapporvi il "vero spirito" dell'antifascismo fa solo confusione, perchè replica sul - involontariamente, beninteso - sul piano culturale lo schema tipico del rapporto di subordinazione e reciproca strumentalità tra sinistra di governo e sinistra massimalista (PD e SEL, per intenderci). La sinistra massimalista intercetta il dissenso sistemico, e poi lo spende per sostenere la sinistra di governo, che in cambio garantisce ai suoi quadri posti e finanziamenti.
    Definire la UE il nemico principale di questa fase politica è corretto. Ma la conseguenza immediata è che gli alleati sono TUTTI coloro che condividono la stessa valutazione, a prescindere dal resto (cultura e linea politica). Si può fare eccezione solo per chi si ponga su posizioni incompatibili con la nostra civiltà (per es.: l'ISIS è certamente contraria alla UE, ma non è un alleato possibile).
    In Italia ci sono due sole forze che si dichiarano (con gradi diversi di chiarezza e coerenza) nemiche della UE: Lega, e Fratelli d'Italia. A me personalmente non piace nessuna delle due. Però, se si vuole combinare qualcosa, trovo inevitabile collaborare con loro, in forma individuale o (meglio) in forma organizzata. Poi, naturalmente, ciascuno cercherà di influenzarle in conformità alle sue posizioni.

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    1. Concordo su tutto: alternative praticabili non ne vedo, non ho la minima idea di come potrebbero essere messe in piedi in maniera non velleitaria, le uniche due scialuppe di salvataggio attualmente a disposizione sono Lega e Fratelli d'Italia.

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    2. Scusate, mi sembra ci sia un grosso equivoco...

      Non conosco in dettaglio le intenzioni degli autori, per quanto mi riguarda quando ho evocato un CLN l'ho inteso come una grande operazione di comunicazione che rompa gli schemi: veniamo da culture politiche anche molto distanti e in condizioni normali siamo avversari, ma la situazione è così grave, la necessità di risolverla così urgente e la complicità dei media così diffusa (con lodevoli, ma insufficienti, eccezioni) nell'occultare/confondere/falsificare i dati e la loro corretta interpretazione che abbiamo sentito la necessità di superare queste differenze per informarvi sulla situazione reale e proporre una soluzione sensata a questa crisi, che è una grave crisi democratica prima ancora che economica.

      Poi possiamo discutere di quali condizioni siano necessarie perché questa operazione non si trasformi in una pagliacciata.

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    3. Per come conosco e leggo gli autori ritengo che concordino con CorrettoreBozzi. Non è movimentodalbassismo, che sarebbe esposto alle osservazioni di Roberto.

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    4. Ancora una volta è un caso di maledizione della conoscenza (curse of knowledge, ne accennammo in passato): si attribuiscono interpretazioni complesse di un'esperienza storica ad una maggioranza di cittadini con una cultura nella norma.

      Ma ciò che un italiano con una cultura nella norma ricorda (quando se ne ricorda) del CLN è proprio il fatto eccezionale che persone che la pensavano in modo diverso (a volte anche molto diverso) su tante questioni siano state costrette dalle circostanze a superare queste differenze per perseguire un fine comune di importanza superiore a tutto il resto.

      Qui bisogna scardinare un quadro di riferimento menzognero, costruito in più di 30 anni, che preclude una interpretazione corretta dei fatti e bisogna costruirne un altro più aderente alla realtà, il tutto con una certa rapidità. È una circostanza eccezionale che richiede uno sforzo eccezionale.

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    5. Il senso era proprio questo (e quello inteso da Er Patata)

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    6. Scusa, ri-rispondo perchè non avevo letto il primo (sto scorrendo in senso ascendente). Ciò che scrivi nel primo post coglie esattamente il senso del messaggio. Per quello che mi riguarda, il mio pensiero è all'opposto del ""Flectere si nequeo superos, Acheronta movebo". L'Acheronta movebo è inutile, se va bene; pericoloso, se va male

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  32. Purtroppo la macchina mediatica è arrivata a un punto talmente avanzato che i cittadini non sanno più nemmeno riconoscere e analizzare i fatti reali. Parlando con alcuni colleghi (che hanno votato PD), tutti sostengono che fuori dall'euro andremmo peggio, che con le nostre lirette saremmo schiacciati e che la Grecia deve fare le riforme, così come noi. Quando però chiedo loro se le riforme di cui secondo loro noi avremmo bisogno si chiamano "jobs act e aumento dell'iva fino al 25,5%", allora si arrabbiano furentemente. Provo anche con il discorso del travaso di ricchezza da poveri a ricchi come sta avvenendo in questi anni e il Prof lo ripete, ma niente. Unica magra consolazione è che io (ex elettore PD da 2 anni pentito) ho fatto scoprire il blog del Prof a 2 amici, anche loro in parte ex elettori di sinistra. La verità piano piano emerge, anche se troppo piano.

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  33. Di CLN con questi identici propositi solo in Italia ne esistono una carrettata,e tutti hanno l' obbiettivo primario di "iniziare a riunire la sparpagliata galassia di quelle forze".Personalmente credo che l'unica cosa che si può cambiare dal basso sono i calzini.

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  34. ...che in Germania ci sia qualcuno con un minimo di discernimento residuo?

    http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2015/07/16/ein-toedliches-virus-die-demokratie-in-europa-wird-zur-farce/

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  35. Chiedo scusa per il messaggio interrotto ma il browser mi sta facendo brutti scherzi... Grazie comunque per aver sostenuto un'iniziativa nonostante il suo scetticismo. Già ieri quando ha twittato il link al post, io ero particolarmente entusiasta ma dopo aver visto lo scarso feedback dai politici mi sono "ghiacciato".

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  36. Posto in link di Savona....
    Anche qui si propone la confluenza del patrimonio dello Stato in un Fondo simile a quello richiesto dall’Eurogruppo alla Grecia, gestito addirittura da persone autorevoli!!!.......
    ma che minchia di soluzione è?....

    http://www.vita.it/it/article/2015/07/13/paolo-savona-la-germania-e-il-vero-paese-inaffidabile/135908/

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  37. Ennesimo articolo da girare ad amici e parenti, affinchè poi qualcuno non dica "ma io non lo sapevo".

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  38. Credo che di fronte alla situazione attuale insistere su concetti come "sinistra" e "destra" come li abbiamo intesi fino agli anni '90 sia fuorviante oltre che anacronistico. Di fatto ci troviamo di fronte a forze politiche teoricamente "di sinistra" (PD e SEL) che fanno e dicono cose "di destra", mentre forze teoricamente di "destra" (Lega e Fratelli d'Italia) fanno e dicono cose "di sinistra". Oggi i due schieramenti politici sono il PUDE da una parete e il NO-Euro dall'altra, quindi va rivisto tutto il sistema delle alleanze tra i partiti tradizionali in funzione dell'obiettivo da raggiungere. D'altra parte è stato così anche con il CLN: Partito Popolare e PCI si sono alleati in funzione antifascista, anche se, ovviamente, le premesse erano diverse.

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    1. Io ripristinerei il vetusto concetto di sinistra come rappresentanza del lavoro, e quindi una componente di sinistra, che nell'ipotetico progetto spinga per indicizzazione dei salari, welfare, e altri dettagli tipo regolarizzazione dei precari nella funzione pubblica etc nell'ipotetico CLN ce lo vorrei. A meno che tutto ciò non faccia già parte del programma di FDI o Lega, e allora...

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  39. Ritengo che la "sinistra" in praticamente tutte le sue accezioni all'italiana, abbia già speso tutto il suo capitale politico e sia ormai più un ricordo che una realtà.

    Se questo genere di fronte politico vuole essere credibile e non diventare uno zero virgola, deve alienarsi da bandiere e forze già esistenti a sinistra, non prendere nemmeno in considerazione gli attuali sinistri collaborazionisti e sostanzialmente diventare un movimento più che un partito, ma anche quella casella è ormai stata riempita ("tutti a casa!").

    Io sono estremamente scettico che ciò possa funzionare, in primis sarebbe necessario educare la gente alla propensione per la ricerca della verità, della quale molte persone ignorano persino l'esistenza ("se l'han detto in tv è vero, no?") e verso la quale troppe persone ancora oggi mostrano indifferenza.

    Gli esseri viventi evolvono solo quando arrivano al limite dell'estinzione, probabilmente sarà anche il nostro destino. Se mai dovessimo gradualmente arrivare ad una situazione migliore di quella attuale, sarà attraverso enormi sofferenze.

    Io mi commuovo quando leggo su questo blog persone come l'amico Stefano qui sopra che ha letto, ha capito e dice "ma io sono solo un camionista". Il professore ha fatto un qualcosa di epico quindi, ha reso un argomento ostico (ma fondamentale) quale l'economia interessante per tutti e molti hanno imparato.

    Chi non ha imparato, non ha voluto farlo.

    Io non riuscirò mai a votare un partito di sinistri, non per bandiera, non per idee giuste o sbagliate, ma perché dopo tanti anni di prese per i fondelli, considero il loro atteggiamento falso e ipocrita uno status quo.

    Il loro principale nemico, l'ex cavaliere, era tutto ciò di cui riuscivano a parlare, riuscivano a difendere i diritti di tutti tranne che di chi da loro si sentiva rappresentato.
    Vari anni fa un operaio di un'azienda del settore automotive (credo Fiat), mentre manifestava fuori dallo stabilimento insieme a moltissimi colleghi, venne intervistato a riguardo del mancato ingresso in parlamento di Rifondazione che non superò la soglia minima, disse al microfono una frase poco corretta politicamente, ma che rispecchiò il pensiero di molti operai in quel periodo, la metto tra virgolette anche se vado a memoria, suonava più o meno così "hanno difeso froci e zingari e si sono dimenticati di noi, l'Italia si dimenticherà di loro".

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  40. Un intervento pieno di buoni propositi. Ringrazio gli autori, normalmente non perderei tempo a commentare ma sembra che sia l'argomento del giorno, quindi...

    Lo stato serve, e deve funzionare e se non funziona si va in vacca; serve alla gente per lavorare, amare e vivere in pace e tranquillita`, c'e` gente che ha molto da perdere e gia` ci sta` perdendo.

    Ma l'appello non parla a quella gente, non e` incisivo, parla per astratto, non e` pragmatico e nemmeno reale! Il vostro appello e` diretto alle anime belle della costituzione, politicanti di professione, sognatori di rivoluzione sin dai tempi dell'occupazione del liceo, tifosi da stadio, gente che non ci cagheremmo assolutamente (Bocconiani, Ventotenisti e compagnia bella) non fosse per la crisi impellente

    Attenti! Sorge il dubbio che stiate parlando a voi stessi. Gli Italiani, se vi leggessero, vi identificherebbero con il nemico. E, se agli Italiani volete bene, sarebbe un errore tattico.

    Ma facciamo finta che io sia uno di voi, come dovrei agire?

    "necessario avviare un percorso di resistenza, che inizi a riunire la sparpagliata galassia di quelle forze che possano contrastare questo processo esiziale"

    LOL

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  41. Le idee mi paiono tutte molto condivisibili, ma ahimè temo che siano anacronistiche oggi. Non vedo alcuna possibilità che partiti esistenti si possano allineare su questo progetto di buon senso, perché perderebbero consenso politico.
    Dopo quasi 30 anni di martellamento anti-casta, rimettere in discussione tutte le menzogne diventate ormai patrimonio culturale comune di quasi tutti i partiti è quasi un'utopia.
    Io rimango della mia idea... prima di aggregare, occorre ritagliarsi uno spazio di comunicazione adeguato, e l'unico che mi sembra efficace è quello televisivo. L'ideale sarebbe riformare la televisione pubblica, non in senso renziano ovviamente, ma manca purtroppo consenso politico in tal senso, anzi, più questi (televisione pubblica) insistono a mentire e fare propaganda e più reggono il gioco a chi ne vorrebbe la privatizzazione e il licenziamento in tronco di tutti i giornalisti RAI (e a volte anch'io mi ritrovo a desiderarlo, soprattutto quando guardo RaiNews, gli altri TG nemmeno li considero più). Alcuni "sfottono" l'idea di webTV, ma sarebbe comunque un piccolo supporto, per quanto non determinante.
    I punti indicati dell'articolo mi ricordano un po' la discussione per lo più sotterranea che avveniva nell'ambito della resistenza tedesca al nazismo... ne sappiamo poco persino oggi, figuriamoci quanto contavano allora.
    Se non si controlla il media, il messaggio è quasi irrilevante e chi da anni opera all'accentramento in poche mani dei canali informativi di mezzo mondo lo sa bene, al di là anche di ogni considerazione complottista... del resto La7 viene sfilata a Telecom proprio per aprire un nuovo e più schierato canale di propaganda per il nascente progetto tuttora in atto.

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  42. Se la genesi rivoluzionaria e socialista del PCI si è trasmutata nell'oligarchico enecefalogramma piatto del PD, perché un movimento di gatekeeping neoliberista come la Lega non dovrebbe fare un percorso simile, in senso opposto?

    Bene hanno fatto gli autori, però, a proporre questo Manifesto: manifesto che chiarisce che la Sinistra, in quanto rappresentanza delle classi subalterne e, quindi, organizzazione politica unita da etica e cultura democratica, è tale solo nella prassi.

    La Sinistra non si distingue dalla posizione della poltrona nell'Emiciclo. Né, tanto meno, da certe tetre liturgie o, peggio, dal radicalchiccosismo wuminkiano.

    La Sinistra ha un programma che è scolpito in Costituzione che rifiuta l'ordine liberale e ne tollera solo quelle istanze comunque volte a fini sociali.

    Bene fanno gli autori a chiarire, tra coloro che promuovono gli interessi dei lavoratori, qual è la posizione delle forze socialiste: perché non c'è peggior nemico del traditore.

    Questo è il mondo che è stato voluto dai liberali: bene.

    Se è fallito il socialismo reale, questa è la realtà distopica della destra neoliberale. Si distingua il grano dal loglio, in tanto.

    ("Loglio" chiamato più comunemente "zizzania"...)

    È evidente che nel manifesto ai CLN è dato un senso simbolico ed emotivo e non in senso storico in funzione di prassi: i lavoratori sono stati sconfitti e i liberali che hanno leccato per decenni la mano del padrone hanno avuto quel che spetta loro.

    Il senso dei CLN è nella prassi attuale quella di liberazione "mentale", di ritorno all'uso della ragione a fini collettivi, per chiarezza culturale e quindi, data un'analisi condivisa, una futura azione collettiva. Platone, la Repubblica, l'archè come ritorno all'Uno.

    Ad ora qualsiasi reazione politica sarebbe, come è ovvio data la Caporetto, tragicomica: ci sarà "una guerra civile": tutti coloro che hanno un'etica o, più correttamente, una sensibilità democratica e socialista, si svegli e si riunisca. Senza un'ananalisi comune non ci può essere una condotta comune.

    Un'analisi comune premette un percorso cognitivo e culturale - didattico ed epistemico! - che getta le basi per materializzare l'etica: dal Fogno si torna alla Prassi.

    In questo senso, il socialismo cablato in Costituzione, è scientifico.

    Complimenti agli autori.

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  43. Preciso il mio pensiero.

    Secondo me, se si vuole agire politicamente contro la UE ci sono due strade.

    Una: influire culturalmente, nei canali disponibili e ciascuno secondo le proprie forze, senza aderire ad alcun partito (è quello che fa, molto bene, Alberto). Risulterà naturale che chi sceglie questa via si rivolga, principalmente, a chi appartiene alla sua cultura politica di provenienza (anche se probabilmente è proprio lì che incontrerà gli ostacoli e le sordità maggiori, perchè nemo propheta in patria). E' un lavoro indispensabile e prezioso (e ingrato).

    Due: aderire alla Lega o a Fratelli d'Italia in forma individuale o organizzata, partecipare al dibattito interno, scontare i limiti dell'adesione a una linea politica che non persuade per intero, tentare di influirvi, cioè fare carriera nel partito.

    Per come la vedo io, la sinistra italiana è il problema principale, e non sarà invece MAI (so che è una parola grossa) la soluzione.
    In altri termini: la sinistra italiana è il nemico principale, all'interno dei confini nazionali, perchè è il principale collaboratore della UE, che senza di essa non sarebbe MAI riuscita ad affermarsi, a convincere e a vincere. Lo è perchè nella sinistra italiana, sia quella di provenienza comunista, sia quella di provenienza cattolica, l'internazionalismo farà sempre aggio sulla difesa dell'interesse nazionale, e oggi l'internazionalismo si declina solo in termini di europeismo UE; mentre la battaglia contro l'europeismo UE può appoggiarsi solo su fondamenta nazionaliste (per prendere un topo ci vuole un gatto, non un cane).

    Dunque la sinistra italiana va:

    a) anzitutto, divisa e mandata in confusione. Sono benemerite tutte le iniziative interne alla sinistra, individuali o organizzate, che la dividono, la indeboliscono, la riempiono di contraddizioni e le mettono in qualsiasi modo i bastoni fra le ruote e lo zucchero nel carburatore, per esempio incrementando l'astensionismo e la disaffezione di elettori e militanti. Particolarmente importanti le iniziative interne alla sinistra che contribuiscano a farle perdere la superiorità morale, il "moral high ground", perchè la dimensione morale del conflitto è la più importante, sul piano strategico (poi vengono la mentale e la fisica).
    Sono invece deprecabili, dannose e da battere le iniziative interne alla sinistra che si ripromettono di dividerla per creare altre formazioni di sinistra "autentica", comunque denominate, perchè non fanno altro che perpetuare l'equivoco, dare ossigeno a un nemico in affanno, e resuscitare per qualche anno o mese la cantafavola della superiorità morale della sinistra. Detto terra terra: il giorno in cui la maggioranza degli italiani, sentendo dire "sinistra", associerà mentalmente "merde bugiarde e irresponsabili che ci hanno rovinato la vita", saremo a un passo dalla vittoria.
    b) la sinistra italiana va battuta. Il primo obiettivo da proporsi è che la sinistra italiana subisca una chiara sconfitta elettorale, chiunque sia a infliggergliela, anche Gengiz Khan re degli Unni. Ogni volta che la sinistra perde, perde la UE (anche se non è vero che quando vince la destra vinciamo noi).
    [segue]

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  44. [segue dal post precedente]

    Rinvio il discorso sulla destra ad un'altra occasione; lo sintetizzo dicendo che - sempre a mio avviso - se una forza politica italiana di governo prenderà mai l'iniziativa di contrapporsi alla UE, questa forza politica verrà da destra: perchè nella cultura politica della destra ci sono due elementi chiave, necessari per combattere anche se non sufficienti per vincere.
    Uno, il più forte: la difesa dell'interesse immediato degli elettori (l'elettore medio di destra è meno ideologizzato e grazie a Dio più ignorante dell'elettore di sinistra, e dunque è più difficile proporgli una fregatura oggi in cambio di un paradiso domani).
    Due, il più debole: un residuo di nazionalismo e di orgoglio identitario, lasciato soprattutto dal ricordo di Craxi (quello di provenienza fascista è invece radioattivo, contamina tutto quel che tocca, e va isolato in fondo a sette bauli di piombo).

    E' poco? E' poco, ma purtroppo non vedo altro.

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    1. Mi sembra il programma perfetto per far scoppiare una bella guerra civile. Caratterizzare l'uscita dall'eurozona (ed eventualmente anche dalla UE, visto che l'approvazione del TTIP procede più o meno speditamente) e il riappropriarsi di tutti gli strumenti di politica economica come de destra fa il gioco del nemico che continuerà a giovarsi di una finta contrapposizione di interessi che nella realtà non esiste.

      È quello che ha fatto e continua a fare. Un coordinamento simil-CLN (nel senso specificato sopra) serve proprio a rompere questo schema. Ripeto: vanno indagate le condizioni di fattibilità. Parliamone, può darsi che effettivamente al momento non esistano.

      Brevemente, sulla strategia di entrismo; richiede:
      1) molto tempo, che non abbiamo;
      2) da parte degli entristi, di mentire: meno si condividono gli scopi originali del partito obbiettivo tanto più bisogna mentire. Come si può sfidare delle menzogne con delle menzogne? Si finisce come Trippas.

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    2. In linea di principio e in un mondo migliore, la linea del superamento del clivage destra/sinistra e la fondazione di una forza politica nè-nè che si proponga di uscire dall'eurozona e di riappropriarsi degli strumenti di politica economica etc., sarebbe l'ideale, mi prenderei la tessera numero 02.
      Solo che secondo la mia valutazione - che può, beninteso, essere sbagliata - è impossibile in tempi politici prevedibili (5-10 anni).
      Con tutti i suoi limiti, qualcosa del genere è diventato il FN di Marine Le Pen. Il Front National, che è nato da Vichy e dall'OAS contro il gaullismo e de Gaulle, ha oggi una linea gaulliana, cioè a dire una linea politica patriottica che difende insieme l'interesse nazionale e l'interesse dei ceti popolari (il FN oggi si prende il voto operaio che fino a poco fa andava a sinistra). Questa trasformazione si è comunque innestata su una solida base di nazionalismo "de destra", per il fatto elementare che il nazionalismo "de sinistra", che pure in Francia c'era, è stato cancellato dall'adesione alla UE.
      In Italia, purtroppo, e sottolineo il purtroppo, la riedizione dell'esperimento FN è molto difficile se non impossibile, perchè noi de Gaulle non l'abbiamo avuto, abbiamo avuto Mussolini e Pietro Badoglio: il nazionalismo italiano è stato travolto e cancellato dal disastro fascista e dalla fine della dinastia; quindi, non c'è la base politica nazionalista su cui innestare la trasformazione in senso gaulliano, che si potrebbe riassumere in questa formula: "la destra dei valori, la sinistra del lavoro".
      Quanto all'entrismo, bè, ognuno deve valutare per sè. L'adesione a un partito di cui non si condivide tutta la linea non è "menzogna", se si condivide un elemento fondamentale che si ritiene prioritario, e se non sono presenti obiettivi che si ritengano affatto inaccettabili. Nell'azione politica il male minore è il bene maggiore. Ci vuole certamente tempo, ma meno che per fondare una forza politica al di là di destra e sinistra.
      Quanto alla "guerra civile" (metaforica: una guerra civile vera è una cosa diversa, e non la ritengo possibile in mancanza di forze organizzate in vista della lotta armata) è quello che COMUNQUE avverrebbe nel momento in cui si formasse sul serio una forza politica capace di affrontare la UE con speranze di successo. Perchè la "guerra coperta" che la UE e i ceti dirigenti collaborazionisti stanno conducendo contro l'interesse nazionale diventerebbe "guerra aperta", e non sarebbe una cosa moderata e cortese, cfr. Grecia. Per evitare equivoci ripeto: "guerra civile" nel senso di contrapposizione e conflitto politico duro, violento ma NON armato.

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    3. Postilla.
      So che le posizioni che ho formulato qui sulla sinistra sono brutalmente semplificatorie. Per non essere frainteso e per non offendere involontariamente qualcuno, cerco di spiegarmi meglio.
      La cultura politica della sinistra non è la mia. La mia cultura politica è quella di un nazionalista moderato (moderato dal cattolicesimo, perchè per me prima della patria viene Dio, e quindi non è lecito fare qualsiasi cosa in nome e nell'interesse della nazione). Non ritengo che la cultura politica della sinistra sia malvagia o irrimediabilmente erronea in sè. Ritengo che abbia bisogno di una profonda revisione, che può avvenire solo dal suo interno: per questo ho ammirato e incoraggiato l'opera di Costanzo Preve, del quale mi onoro d'essere stato amico. Lo stesso vale, d'altronde, per la cultura politica della destra: qui la più importante revisione è stata compiuta da Alain de Benoist; altre sono in corso d'opera e sono benemerite. Ritengo altresì che uomini degni di rispetto e ammirazione - o di disprezzo e avversione - ce ne siano in tutti i campi politici.
      La brutale semplificazione che ho proposto è motivata da questo: che siamo in guerra, anche se non si spara. Scopo della guerra è imporre la propria volontà al nemico, i mezzi dipendono dalle circostanze. La guerra oggi in corso, che vede in un campo la UE e i ceti dirigenti proUE (alle spalle dei quali stanno gli USA), e nell'altro le nazioni e i popoli d'Europa, viene condotta con mezzi economici, amministrativi, psicologici; il fatto che sia una guerra che non osa dire il proprio nome non la rende meno pericolosa e meno aspra.
      Anzi, finchè questa guerra rimane segreta e sottaciuta, è impossibile difendersi e combatterla, figuriamoci vincerla: l'esempio catastrofico di Tsipras mi pare esauriente.
      Ora, per combattere una guerra bisogna anzitutto: a) accorgersi che c'è, cioè accorgersi che qualcuno ti ha designato come nemico b) ricambiare il favore, cioè designare nemico lui c) delimitare i campi, che possono essere solo due, e chiarire chi sta nel campo nemico e chi sta nel campo amico d) situarsi di qua o di là e) dividere e battere il nemico usando tutti i mezzi atti allo scopo (dai quali escludo i mezzi violenti, per la ragione elementare che un passaggio al livello militare dello scontro importerebbe l'immediata e totale sconfitta del campo in cui mi situo io).
      Designo la sinistra come nemico principale all'interno delle frontiere italiane perchè la sinistra italiana si è totalmente identificata con la UE (salvo benemerite eccezioni, purtroppo quasi sempre individuali) e perchè la sinistra è la faccia buona dell'euro e della UE.
      Sinistra = UE dal volto umano.
      In altri termini: finchè la sinistra resterà maggioritaria nell'opinione italiana, la maggioranza degli italiani continuerà a credere che la UE sia riformabile, cioè che la UE sia un compagno che sbaglia o alla peggio un avversario, non un nemico. Io invece penso che la UE sia un nemico. Lo pensano anche i tre Autori dell'intervento che stiamo commentando, anche se non lo dicono esplicitamente, perchè dire che la UE è irriformabile implica che è un nemico contro il quale si fa la guerra, non un avversario con il quale si confligge in vista di un compromesso.
      La guerra semplifica brutalmente: nemico, amico; di qua, di là; perdere, vincere. E' brutto, è peggio che brutto, ma è così.

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    4. Ancora una volta non conosco le vere intenzioni degli autori, però mi sembra di rilevare due temi diversi nel documento:

      * il primo dove si fa appello all'unità delle forze della sinistra che sono contro l'€ (forse con l'intenzione di creare un nuovo soggetto politico);
      * Il secondo dove si auspica un coordinamento di soggetti politici, anche molto diversi, ma d'accordo su pochi punti fondamentali.

      Nel secondo caso, oltre a non esserci il tempo, non serve far confluire in un unico soggetto politico le varie realtà, diluendone l'identità. Il principale requisito è mettere fra parentesi momentaneamente le differenze per promuovere tutti insieme presso l'opinione pubblica un discorso coerente, che viene da forze eterogenee perché riguarda TUTTI i cittadini italiani (ad eccezione di poche élite apolidi, complici di questo progetto di smantellamento delle democrazie costituzionali).

      Ciascuna componente di questo coordinamento si rivolgerà al proprio elettorato (effettivo e potenziale) parlando un linguaggio che gli è proprio.

      Un esempio, per non fare un discorso troppo astratto: Marco Rizzo. Non ricordo se nel 2012 o 2013 mi avevano mostrato un video, in cui parlava per circa un quarto d'ora, che mi aveva molto irritato perché è vero che diceva cose giuste sull'UE e in modo criptico sull'eurozona, ma riusciva a non nominare una volta l'€. Poi ha cambiato modalità di comunicazione ed è diventato molto più esplicito:

      * Rizzo: contro l'Unione Europea e per l'uscita dall'Euro;
      * Marco Rizzo e l'invasione immigrati pianificata;
      * Marco Rizzo duro sulla realtà sindacale in Italia.

      Questa è l'operazione necessaria da compiere: tentare di distruggere quello che è ormai un riflesso condizionato, che porta ad associare certe tematiche ad una parte politica condizionando l'altra parte a negare che il problema esiste o a sottovalutarlo.

      Sulla guerra civile: da intendersi "a bassa intensità", sul tipo della lotta armata degli anni '70; non ne sottovaluterei l'eventualità perché quando a qualche potere serve destabilizzare, le armi arrivano e le persone disposte ad usarle si trovano.

      Riguardo il secondo commento sulla sinistra: anche qui c'è un equivico. Per quanto mi riguarda a molti soggetti de sinistra, che continuano ostinatamente a difendere l'indifendibile, farei delle cose che non è qui possibile riferire per ovvi motivi, altro che difenderli! Il loro tradimento e le conseguenze che ha avuto e continua ad avere non si possono dimenticare o perdonare.

      Ma in questo momento non ci servono processi, ci servono persone disposte a rischiare per portarci fuori dal guano. Sarà più facile e giusto essere comprensivi nei confronti di chi si sarà assunto questo impegno senza ambiguità.

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    5. Personalmente ritengo quanto segue:

      1) chiunque riesca ad evitare la nascita di un nuovo soggetto politico di sinistra massimalista proUE formato dai dissidenti del PD+Vendola+Landini+Vispe Terese assortite si renderà benemerito dell'Italia e dell'Europa. Gli si erigano monumenti, gli si intitolino scuole, gli si regali un viaggio premio di sei mesi in località prestigiose ed amene e si precetti, per accompagnarlo, un'imperiale bellezza maestra di arti erotiche che egli potrà scegliere da vasto catalogo approntato ad hoc. Se proprio non si riesce a evitare la nascita del suddetto accrocco, almeno gli si renda la vita nasty, brutish and short.

      2) il "coordinamento di soggetti politici, anche molto diversi, ma d'accordo su pochi punti fondamentali" va benissimo, ma mi pare più utile se si fa senza ufficializzarlo. Se "ciascuna componente di questo coordinamento si rivolgerà al proprio elettorato (effettivo e potenziale) parlando un linguaggio che gli è proprio" (d'accordo) senza "far confluire in un unico soggetto politico le varie realtà" (d'accordo) allora è meglio che il coordinamento sia informale, o ufficioso: altrimenti, i dirigenti dovranno spiegare al loro elettorato e ai loro militanti la contaminazione delle sacre fonti, esponendosi al contraccolpo dell'identitarismo, del pensiero magico, etc., perdendo un sacco di tempo, esponendosi ad accuse di tradimento, di fascismo/antifascismo, rossobrunismo, e via balbettando.
      3) sì, una "guerra civile a bassa intensità" come quella sopra delineata, con provocazioni dello Stato profondo, formazioni armate più o meno autentiche e/o infiltrate, etc., è possibile. E' sempre possibile, purtroppo.

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    6. 1) Purtroppo, nonostante la presa di posizione di Fassina, temo non si riuscirà ad evitare la creazione di quella porcata;

      2) non è un rischio, succede dall'inizio di questa vicenda: chiunque si sia espresso in modo critico contro €/UE è stato sospettato almeno una volta di essere un fascista/rossobruno/leghista. L'operazione di cui sopra, se ben gestita, dovrebbe servire proprio a rompere questo quadro di riferimento.
      Se non escono allo scoperto adesso rischiano di lasciar consolidare quest'altro frame senza aver fatto niente:

      «È sempre la stessa storia prima di grandi tragedie nella nostra Storia europea, questa alleanza tattica fra estremisti di tutte le provenienze.»

      Il riferimento è, per esempio, all'alleanza fra Syriza e Greci indipendenti. Dopo la prestazione del dopo referendum è facile presentarli come estremisti irresponsabili. Le menzogne non pagano. Da qui l'importanza di avere degli esponenti politici noti a cui non è facile appioppare la patente di estremista.

      3) prima o poi sarà necessario confrontarsi con la teoria del doppio governo, non è una questione eludibile per un regime che voglia aspirare a definirsi democratico.

      P.S.: leggete che faccia tosta ha James K. Galbraith, che è stato consigliere di Varoufakis:

      «Che ne sarà dell'Europa? Chiaramente le speranze della sinistra riformista europeista sono ormai sfumate. Ciò lascerà il futuro nelle mani dei partiti anti-europeisti, tra cui l'UKIP, il Fronte Nazionale in Francia, e Alba Dorata in Grecia. Questi sono gruppi orrendi, razzisti, xenofobi; Alba Dorata ha proposto i campi di concentramento per gli immigrati nella sua piattaforma. L'unico contrasto, ora, è per le forze progressiste e democratiche di riorganizzarsi dietro la bandiera della restaurazione democratica nazionale. Il che significa che ora anche la sinistra in Europa sarà contro l'euro.

      [...]

      Perché dunque l'euro —ora chiaramente un sogno in dissolvenza— dovrebbe essere appoggiato? Perché l'uscita non dovrebbe essere un'opzione? L'indipendente supporto tecnico, finanziario e morale per alleati democratici che cercano di uscire dovrebbe, in queste condizioni, contribuire a stabilizzare uno stato d'animo altrimenti pericoloso e distruttivo.
      »

      Adesso lo dice, dopo il capolavoro che hanno combinato in Grecia! Ma meglio tardi che mai (visto che non è uno de passaggio).

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    7. Caro Correttore, io che una certa genia post-Keynesiana USA fosse l'utile idiota "de sinistra" di una certa pax americana (con tutto quello che ne consegue anche nelle vicende che ci accompagnarono all'inizio del dibattito in questo blog) non credo di avervelo mai nascosto, quindi, non so perché, ma queste parole di JKG lo sai che non mi stupiscono?

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    8. Lo so, ma è davvero impressionante quanto poco ci capiscano di questioni europee o quanto ci prendano per il culo finché gli è possibile.

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    9. @ CorrettoreDiBozzi:

      1) "è davvero impressionante quanto poco [gli USA "de sinistra"] ci capiscano di questioni europee o quanto ci prendano per il culo finché gli è possibile"
      La seconda che hai detto.

      2) "chiunque si sia espresso in modo critico contro €/UE è stato sospettato almeno una volta di essere un fascista/rossobruno/leghista. L'operazione di cui sopra, se ben gestita, dovrebbe servire proprio a rompere questo quadro di riferimento."

      Dichiarazioni ufficiali in merito alla irriformabilità di UE ed euro da parte di uomini politici non etichettabili come estremisti, studiosi di chiara fama, etc., hanno un valore inestimabile (e infatti ce n'è tra pochissime e nessuna, perchè i suddetti sanno di avere molto da perdere e stanno zitti: il coraggio, com'è noto, se uno non ce l'ha non se lo può dare).
      Diceva Richelieu che il ribelle, per il solo fatto di esserlo, parte con uno svantaggio che gli toglie metà della forza, perchè gli uomini si rivolgono all'autorità costituita come i girasoli verso l'astro del giorno. Una parola ufficiale, dunque, vale sempre doppio di una parola ufficiosa.

      Un'alleanza antiUE al di là di destra e sinistra candidabile sul serio alla vittoria elettorale sarebbe un bellissimo sogno; però, visti i precedenti, suggerisco di diffidare dei sogni, specialmente se sono tanto belli. Per realizzarla al livello della pratica politica, devono avvenire rivolgimenti esteriori ed interiori di prima grandezza (Preve lo chiamava un "riorientamento gestaltico", che è un altro nome della metànoia, la conversione: già le conversioni individuali non sono frequente e facili; le conversioni di massa, poi, di solito richiedono il traumatismo di eventi immani, vedi la conversione contro il fascismo della maggioranza degli italiani, che avvenne dopo i bombrdamenti terroristici alleati.

      Insomma, non lo credo possibile in tempi politici prevedibili. Quello che credo possibile e auspicabile è quanto segue:

      1) che un gruppo di personalità rispettate della sinistra si coordini allo scopo di: a) dichiarare che UE ed euro sono irriformabili e incompatibili con i valori e la constituency della sinistra
      b) intervenire nel processo di formazione dell'accrocco massimalista, e ostacolarlo con tutti i mezzi, se possibile facendolo abortire e comunque non facendogliene passare una liscia
      c) influenzare il dissenso interno al PD

      2) che un gruppo di personalità rispettate della destra, interne o esterne a Lega e Fratelli d'Italia, si coordini allo scopo di
      a) appoggiare, in questi due partiti, la linea antiUe e antieuro (che per ora è vincente ma non è l'unica, anzi)
      b) impedire che nel loro progetto di ricostruzione della destra e conquista della leadership, la Lega e Fratelli d'Italia spingano il compromesso con F.I., e segnatamente con il prigioniero di Zenda Silvio B., fino ad annacquare o addirittura abbandonare la linea antiUe e antieuro (una possibilità purtroppo nient'affatto minima)
      c) influenzare quel che resta di Forza Italia (di organizzato molto poco, di disorganizzato e potenziale tanto).

      Terra terra: secondo me lo strumento più efficace sono DUE lobby antiUE/antieuro, una di destra, una di sinistra. Da fare e da disfare ce n'è tanto per entrambe, no? Se non rammento male, il presidente Mao diceva "Marciare divisi, colpire uniti".

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    10. Scusa Roberto ma perché continui ad attribuirmi l'idea del partitone trasversale quando ho specificato che trattasi invece di grande operazione di comunicazione e uno degli estensori del documento ha confermato che il senso è esattamente quello?

      Se ti presenti al cittadino italiano con DUE lobby che devono veicolare lo stesso messaggio queste saranno costrette a inquinare il messaggio con differenziazioni inutili, che potrebbero indebolire il messaggio.

      Anche qui, un esempio pratico per capirci; prendiamo questa intervista a Salvini, in particolare la penultima domanda/risposta:

      ---
      La Corte dei conti ha avvertito che anche noi abbiamo una Grecia in casa. La Sicilia.

      «Al di là di tutti gli altri problemi, nessuno parla più di federalismo e autonomia. Io penso siano ancora la soluzione, basta non fare come Crocetta. Intendo questo: uno può spendere i suoi soldi solo se li ha. In Calabria la percentuale di disoccupazione giovanile è del 65%, è necessario che lo Stato pesi sempre di meno per cambiare le cose».
      ---

      Qui parla come un Giannino qualsiasi anziché evidenziare il problema reale, cioè che anche l'Italia, come l'eurozona, non è un'Area Valutaria Ottimale e che i trasferimenti, in 150 anni di unità, non sono serviti a sanare gli squilibri economici fra le diverse aree del paese; così come la soluzione del più Europa o degli Stati Uniti d'Europa, che implicherebbe analoghi trasferimenti, non sanerebbe alcuno squilibrio ma anzi creerebbe pericolosissime tensioni.

      Perché non coglie la palla al balzo e invece propone la solita ricettina del libbberista alle vongole? Può darsi che non condivida in toto il messaggio (ma vedi di seguito). Può darsi che non abbia ben compreso ciò che hanno detto/scritto in proposito Claudio Borghi, il suo responsabile per l'economia che vorrebbe inserire esplicitamente la piena occupazione in Costituzione (non esattamente un'idea da proponente dello Stato minimo), e Alberto. (Sappiamo che almeno Il tramonto dell'euro dice di averlo letto ed è stato in effetti l'unico politico a mostrarlo in tv.) Ma può anche darsi che senta ancora la necessità di differenziare il suo messaggio per non sentirsi dare del comunista (ad minchiam, oltrettutto).

      Da qui la necessità di chiarire che in questo momento storico la frattura è fra chi vuole difendere in prima istanza la Costituzione e la democrazia (porre in evidenza che l'assetto economico imposto con l'Unità d'Italia è disfunzionale non mi pare essere un atto contro di esse) e chi invece, in nome di un'utopia è (era?) diposto a sacrificarci tutti (nel caso specifico ci sono degli sviluppi).

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    11. @ Correttore di Bozzi.

      Scusa tu, evidentemente non mi spiego bene. Non attribuisco a te o agli Autori dell'intervento l'idea del "partitone trasversale": ho capito bene la vostra intenzione. Se la ritenessi realizzabile, mi assocerei molto volentieri.
      Il fatto è che non la ritengo realizzabile (sul piano della pratica politica italiana), e credo che l'intenzione giusta si capovolgerebbe in un risultato sbagliato. Mi spiego meglio.
      La Costituzione antifascista NON è un valore o una piattaforma che possa accomunare destra e sinistra italiane antiUE/antieuro e validarne un programma minimo comune. L'aggettivo "antifascista" non è un fatto accessorio, è una qualificazione decisiva. Nella destra italiana, il fascismo è un residuo minimo, e dunque non è questo l'ostacolo. L'ostacolo principale è un fatto storico molto rilevante: che dopo il 1945, con la (benemerita) decisione di Togliatti e di Stalin di conformarsi a Yalta, e cioè di non perseguire qui la linea della guerra civile in vista dell'instaurazione di una "democrazia popolare" (come invece avvenne proprio in Grecia), il PCI ha sostituito la linea "rivoluzionaria di classe" con la linea "antifascista e interclassista" e il mito (sottolineo mito) della Resistenza. Cioè a dire, la linea del CLN. Quando tu proclami i valori della "Costituzione" a un elettore di destra, automaticamente egli intende "valori di sinistra". Non conta, qui, se l'elettore di destra sia un liberale, un leghista, un fascista, un cattolico tradizionalista, un nazionalista, etc.: conta che la "Costituzione più bella del mondo" per l'elettore di destra è anzitutto la Costituzione di una parte politica (non la sua). Quando la sente nominare, assocerà mentalmente cose diverse, a seconda dei suoi interessi e della sua ideologia: assistenzialismo e Roma ladrona se è leghista, sindacati e tasse se è un liberale, divorzio e aborto se è un cattolico tradizionalista, stragi partigiane e tradimento dell'alleato se è un fascista, occupazione americana e perdita dell'indipendenza se è un nazionalista, etc.: non assocerà mai "la preziosissima carta fondamentale della nostra patria". La realtà a lui più simpatica a cui la potrà associare è la Prima Repubblica, per la quale alcuni (non tutti) gli elettori di destra provano una certa nostalgia, specie se non sono più giovani.
      Qui non affronto il tema se l'elettore di destra abbia torto, ragione, torto e ragione insieme, etc.: segnalo soltanto il fatto che è così, e aggiungo un paio di esempi che possono illustrare meglio questa realtà.
      [segue]

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    12. [segue dal post precedente]

      Primo esempio. Al suo insediamento, il presidente Mattarella è andato a omaggiare i caduti delle Fosse Ardeatine. Così facendo, egli non ha reso omaggio alla nazione (altrimenti, avrebbe omaggiato l'Altare della Patria), ha reso omaggio A UNA PARTE della nazione, quella che appunto si riconosce nella narrazione antifascista e di sinistra e nel mito della Resistenza. Però c'è anche un'altra parte della nazione che non vi si riconosce, e non è composta esclusivamente di nostalgici di Salò.
      Secondo esempio. Quando gli antieuro/antiUE chiamano "fascista" la politica della UE e il meccanismo dell'euro, io capisco benissimo perché lo fanno: per sottolinearne l'antidemocraticità, l'illegittimità e l'incostituzionalità. Però, l’apposizione dell'etichetta "fascista" alla UE e all'euro segnala una profonda contraddizione e un pericoloso equivoco. Perché?
      Perché da un canto, non tutti i regimi antidemocratici sono fascisti: anzi, in questo caso è vero l'esatto opposto. Sono proprio gli eredi legittimi dell'antifascismo (USA + classi dirigenti antifasciste europee, socialdemocratiche, liberali e cattoliche) ad avere impiantato e a sostenere UE ed euro. Mentre il fascismo (che si è reso responsabile di disastri ben più gravi dell'euro e della UE) è assolutamente incompatibile con UE ed euro: il fascismo storico è una forma estrema di nazionalismo, che tutto avrebbe potuto fare tranne regalare la sovranità a una entità sovrannazionale come la UE; il fascismo storico è anche antiliberale, statalista e dirigista, e dunque non avrebbe mai sostenuto il "più mercato meno Stato" e le altre formule neoliberali care alla UE.
      Insomma, la "democrazia", cioè il principio legittimante secondo il quale la sovranità appartiene al popolo, può effettivamente essere un minimo denominatore comune tra destra e sinistra antiUE/antieuro, per la ragione principale che è l'unica arma di cui dispongono contro il comune nemico, che del parere dei popoli e delle opinioni fa volentieri a meno. Non può esserlo la Costituzione.
      L'Italia è un paese profondamente diviso, caro amico. Non sai quanto mi dispiace, ma è così. Il giorno in cui, nei momenti solenni della vita nazionale, tutti gli italiani senza distinzione di parte politica trovassero naturale cantare insieme, spontaneamente e senza retropensieri, l’inno nazionale, tutte le mie obiezioni e i miei distinguo non varrebbero più nulla. Ma quel giorno, purtroppo, non è ancora arrivato. Speriamo che venga.

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    13. Ma quale migliore occasione per dare una bella sveglia al piddino de destra e smontargli la mitologia del fascismo tutto a favore dei ceti popolari ed estraneo al liberismo?

      Una delle maggiori lezioni che ho appreso da quarantotto (mi correggerà se ho frainteso) è che la nostra Costituzione è antifascista anche e soprattutto nel senso della politica economica: in fase costituente i liberisti (la distizione fra liberalismo politico e liberalismo economico —liberismo— è di Benedetto Croce, cfr. ad es. Liberismo e liberalismo nella polemica fra Croce ed Einaudi) alla Einaudi persero la loro battaglia.

      Che c'entrano i liberisti col fascismo? Presi spunto dal commento di Arturo (che ringrazio) del 25 Aprile 2013 per raccogliere un po' di materiale in proposito. Ve lo rendo disponibile altrove a causa della lunghezza delle citazioni: Materiale sui rapporti fra fascismo e liberismo (le fonti non sono ostili al fascismo).

      Come potete leggere le parole d'ordine e le ricette economiche sono molto simili, compresa la necessità di una moneta forte.

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    14. Scusate, è saltato un pezzo nella conclusione: le ricette economiche sono molto simili a quelle proposte oggi.

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    15. Grazie dei materiali e dell'indicazione. Naturalmente è corretta la tua indicazione sulla politica economica fascista inizialmente orientata in senso liberista, specialmente con il ministro nazionalista De Stefani. Poi come sai le cose cambiarono, con la crisi internazionale, la costituzione dell'IRI, il rifiuto del capitalismo privato di riprendersi le aziende risanate, e la svolta dirigista. La lotta tra fascismo "de destra" e fascismo "de sinistra" ebbe al suo centro questo punto, e sulla interpretazione del corporativismo (il fascismo di sinistra vinse poi a man bassa nella RSI, che sin dal nome si proclama antiliberista e antiliberale: ma non trova traduzione pratica per evidenti motivi; notevole comunque che l'ultimo libro di Gentile sembri scritto da un comunista).
      Dubito sia facile comunicare queste interessantissime sottigliezze al piddino de destra, ma val sempre la pena provarci.

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    16. Scusa se insisto Roberto, ma ritengo sia una questione importante.

      Che il fascismo abbia poi annacquato il liberismo, come scrive Uboldi (vedi materiale al link sopra), o si sia reso interprete di un liberismo reale, dato che quello ideale non poteva funzionare, non cambia la sostanza della sua politica economica, che non fu concepita per l'emancipazione dei ceti popolari, ma anzi serviva a smorzarne ogni spinta rivoluzionaria.

      Dal blog di quarantotto, uno stralcio di un commento di Arturo:

      «Quella di una presunta rottura con il grande capitale è sostanzialmente un'autoapologia dei protagonisti dell'epoca, di cui è bene diffidare profondamente: la storiografia (De Felice in primis, ma poi Petri, Ceva, Zunino, Pavone, eccetera) ha efficacemente mostrato che, di là di frizioni anche di un certo peso (la famosa "porcata", per usare le parole di Agnelli, costituita dall'imposta speciale del 10% sui capitali delle società anonime adottata dal governo nel 1937), i vertici economici del paese non negarono il proprio convinto appoggio al fascismo, che non fece mai mancare loro lauti profitti e disciplina del lavoro, fino nemmeno alla guerra ma al momento in cui l'Italia risultò chiaramente perdente.
      Così come un certo livello di consenso popolare —in una situazione di perenne stagnazione salariale e provvidenze che comunque non cambiavano una situazione materiale assai modesta (come dimostrano i magri progressi degli indici dei consumi)— non ebbe origine in un particolare miglioramento delle condizioni di vita, quanto in un insieme di manipolazione e mancanza di alternative, a cui pure non mancarono momenti di autentico entusiasmo quali la conquista dell'impero e soprattutto Monaco…
      »

      È importante anche perché il libbberista tipo ci marcia su una presunta critica sostanziale al nazi-fascismo, come evidenzia quarantotto:

      «5. Riassumiamo:
      a) il legame strumentale e di sostanza continuista tra liberismo —governo dei mercati— valuta forte e fascismo, portò la Costituente a porre attenzione sulla causa-fine del fascismo stesso, più che sulla sua ormai improponibile retorica autoritaria.
      Ma rimane che questo autoritarismo è, anche in seguito, come di consueto, sostenuto e riproposto dai liberisti: v.Einaudi sopra più volte citato, e, successivamente, —rilegittimati da un'opposizione al nazifascismo esclusivamente imperniata sul suo essere "troppo collettivista"—, gli stessi Hayek e Roepke. In una parola, gli ordoliberisti, di cui oggi i propugnatori del più €uropa sono i "nipotini";
      b) dunque si può agevolmente rilevare un percorso liberismo-fascismo-reazione complessiva della rinnovata democrazia sociale dei Mortati, Lelio Basso e Calamandrei (tra i più illustri che "prevalsero").
      »

      Riguardo la RSI, ricordo una recensione radiofonica di un libro di Arrigo Petacco su Nicola Bombacci, Il comunista in camicia nera.

      Scrive Petacco:
      «Con l'appoggio di Mosca e, forse, con il tacito assenso di Mussolini, cercò di unificare le "due rivoluzioni" per individuare la mitica terza via. Il suo disegno, però, fallì: Bombacci, deluso dalla svolta stalinista, fu espulso dal partito, oltraggiato e diffamato da fascisti e comunisti. Tuttavia, non rinunciò mai al suo sogno ingenuo e romantico di riportare il Duce alle tendenze politiche giovanili. Un sogno che si illuse di poter realizzare nel crepuscolo di Salò dove, divenuto suo consigliere e collaboratore, lo affiancò nel disperato tentativo di trasformare in socialista l'effimera Repubblica sociale italiana.»

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    17. solo i primi 3 anni di fascismo sono stati liberisti, tra l'altro vennero proseguite le politiche lanciate da Nitti-Giolitti per il risanamento del debito pubblico e l'abbassamento dell'inflazione, cosa che tra l'altro riuscì, anche se poi si svalutò la lira
      in seguito si sono provate anche politiche diverse, opposte ai principi del liberismo, con risultati alterni, anche perché eravamo in balia di situazioni più grandi di noi

      tratto da: La politica monetaria italiana fra le due guerre (1918-1943) Maria Luisa Cavalcanti

      in primo luogo si può confermare la mancanza di una politica monetaria programmata e preordinata. si trattò piuttosto di una sperimentazione sul campo, di una sorta di learning by doing, che portò a risolvere i problemi man mano che si presentavano. Può fare eccezione, a parte la politica del circuito dei capitali, l'ossessione di De Stefani per il risanamento fiscale e la riduzione del debito fluttuante che ne comportò la rapida e drastica contrazione con l'effetto contraddittorio dell'aumento della liquidità nelle mani del pubblico che finanziò la speculazione sui valori azionari
      ….
      Nel complesso, però, delle contestate scelte degli anni '20, in primis della rivalutazione, non solo vanno ridimensionati gli effetti recessivi, ma tutta la politica economica, sebbene classista, non presente caratteri di particolare nocività. Diversamente nel decennio successivo, non solo furono dannosi i malriusciti tentativi di deflazionare, ma fu esiziale la partecipazione al blocco dell'oro e l'aver rinviato, per motivi di prestigio la svalutazione. Comunque, non è sul piano della politica economica che si devono misurare le maggiori colpe del regime…

      basti pensare che tra il 22 e il 38 il reddito nazionale crebbe grosso modo come quello europeo e che nonostante la retorica ruralista del regime, l'economia italiana progredì verso un più alto livello di industrializzazione e di terziarizzazione, seppur con forti carenze sul piano dell'innovazione tecnologica e della produttività del lavoro.

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    18. parte 2

      In secondo luogo emerge come fattore altamente condizionante e a lungo sottostimato, più del noto vincolo della bilancia dei pagamenti, il ruolo dei movimenti dei capitali e, con esso, della componente speculativa del capitalismo italiano. Se l'ingresso di capitali esteri contribuì a realizzare la rivalutazione della lira e a fornire le riserve necessarie alla sua convertibilità più tardi, con la svalutazione della sterlina e del dollaro che resero convenienti le operazioni di riacquisto dei titoli italiani stilati in queste valute, fu l'esportazione di capitali a depauperare le riserve . L'emorragia delle riserve aumentò nel 34 perché, per l'incauta operazione di conversione del debito pubblico la fuga di capitali toccò picchi inconsueti. E, peculiarità tutta italiana, fu l'uscita di capitali nazionali, e non l'indebitamento verso l'estero a richiedere l'introduzione del monopolio dei cambi e il passaggio della politica valutaria nella mani del governo che non fu comunque in grado di bloccarle.
      Connesso al tema del movimento dei capitali è quello del ruolo delle banche che sembra ben più determinante di quanto sia stato ritenuto e che meriterebbe indagini specifiche, specie alla luce di situazioni conflittuali determinate dall'azione di contenimento dell'espansione bancaria e della progressiva disintermediazione del sistema bancario attuata attraverso situazioni di spiazzamento , sia sul piano istituzionale. Se si escludono certi episodi: Volpi come tramite tra il regime e Comit, l'esautorazione di Toeplitz dal governo di quest'ultima, il rapporto tra l'alta banca e il regime è ancora oscuro. Eppure furono le banche le principali protagoniste della crisi del cambio nel periodo De Stefani e fu quasi certamente la banca a detronizzarlo per procedimenti presi contro la speculazione. È anche probabile che la rivalutazione a quota 90 fosse dovuta alla volontà di Mussolini di imbrigliare punitivamente l'attività delle banche d'affari e di governare l'afflusso di fondi esteri. Sorge anche il dubbio che dietro l'inspiegabile liberalizzazione del movimento di capitali del 30 ci fossero le grandi banche e i loro progetti di espansione finanziaria e non solo la volontà di attirare capitali esteri.
      La politica valutaria, a partire dal discorso di Pesaro, fu il perno intorno al quale ruotò la gestione della moneta. Fu fortemente condizionata dal movimento dei capitali, mentre le partite correnti risultano, salvo alcuni anni, ed eccetto il 35, quanto i conti furono secretati, in sostanziale equilibrio. Se quest'aspetto è stato già recepito dalla storiografia specialistica, rimane invece interamente da studiare il peso degli interessi bancari sulle scelte del regime, la cui logica è spesso di difficile interpretazione.

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    19. @ Correttore di Bozzi

      Scusa il ritardo, ero in viaggio. Premetto che non ne so abbastanza della politica economica del fascismo per discuterne in modo approfondito, e sintetizzo quel che penso.

      1) il fascismo si vuole, soggettivamente, terza via tra liberalismo e socialismo.
      2) riesce ad esserlo? No.
      3) le ragioni del fallimento sono due, una empirica una teorica. La empirica è che senza un compromesso strategico con la borghesia liberale e la dinastia, il fascismo non sarebbe mai riuscito ad andare al potere. La teorica è che - esattamente come il socialismo e il comunismo coevi - il fascismo pensa che il capitalismo e la borghesia siano tutt'uno, mentre il capitalismo è un processo impersonale, una Struttura o, per esprimersi con de Benoist, una Forma. Quindi non basta lottare contro la borghesia, il suo stile di vita, la sua cultura, etc., per lottare contro il capitalismo.
      4) detto questo, resta il fatto empirico che la lettura fascismo=agente del capitale fu ed è sbagliata. Il fascismo mi pare piuttosto un tentativo soggettivistico e volontaristico di limitare e orientare il capitalismo, riconducendolo a servire un obiettivo stratregico di fondo: la potenza della comunità nazionale organizzata in una gerarchia funzionale moderna (non olistica).

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    20. samyaza probabilmente quando hai scritto i tuoi commenti il mio ultimo commento sopra non era stato ancora pubblicato.

      Perché non vedo come si possa usare ciò che scrive Cavalcanti come confutazione:

      … ma tutta la politica economica, sebbene classista, non presente caratteri di particolare nocività. Diversamente nel decennio successivo, non solo furono dannosi i malriusciti tentativi di deflazionare, ma fu esiziale la partecipazione al blocco dell'oro e l'aver rinviato, per motivi di prestigio la svalutazione.

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    21. è sbagliato parlare in termini assoluti di fascismo liberista, quando per tutta la vita Mussolini ha avuto tendenze socialiste, il fatto è che si trattò di compromessi e strategie dettati dalle circostanze, quando nel 1943, ci fu la rottura tra le forze conservatrici e monarchiche ed il fascismo, che tornò alle sue origini repubblicane, socialiste e sindacaliste, Bombacci si presentò a Mussolini con l’intenzione di contribuire, finalmente, alla “realizzazione del socialismo”: così disse al duce mantenendo fede alla sua promessa tanto è vero che, morendo fucilato, il 28 aprile 1945, insieme agli altri gerarchi catturati a Dongo, invece di gridare “viva il fascismo” o “viva Mussolini” o “viva l’Italia”, urlò, un attimo prima di essere fucilato, il suo “viva il socialismo”.

      Ai lavoratori, negli anni della Rsi, si rivolgeva in termini da lui sinceramente sentiti e condivisi come questi: “il socialismo non lo realizzerà Stalin, ma Mussolini che è socialista anche se per vent’anni è stato ostacolato dalla borghesia che poi lo ha tradito. Ma ora Mussolini si è liberato di tutti i traditori e ha bisogno di voi lavoratori per creare il nuovo Stato proletario” (cfr. Rinascita, 28 aprile 2014).

      Alle camice nere, invece, il 15 marzo 1945, si rivolgeva così, chiamandole “compagni” e non “camerati”: «Compagni! Guardatemi in faccia, compagni! Voi ora vi chiederete se io sia lo stesso agitatore socialista, il fondatore del Partito comunista, l’amico di Lenin che sono stato un tempo. Sissignori, sono sempre lo stesso! Io non ho mai rinnegato gli ideali per i quali ho lottato e per i quali lotterò sempre. Ero accanto a Lenin nei giorni radiosi della rivoluzione, credevo che il bolscevismo fosse all’avanguardia del trionfo operaio, ma poi mi sono accorto dell’inganno».
      Bombacci poi collaborerà alla stesura del manifesto di Verona della Rsi, il quale sanciva principi sociali come il diritto alla proprietà della casa dopo aver pagato l'affitto, equa ripartizione degli utili nelle aziende, la non obbligatorietà della tessera di partito, espropriazione delle terre incolte a favore dei braccianti per diventare coltivatori diretti o a favore di aziende agricole cooperative parasindacali o parastatali, disponibilità alla creazione di una comunità europea, a patto che essa fosse stata libera dal capitalismo e dagli intrighi plutocratici americano/britannici, eccetera
      http://www.larchivio.org/xoom/cartadiverona.htm

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  45. @Roberto Buffagni
    Nella mia esperienza invece non ho mai visto quelli di sx più colti.. semplicemente più fumosi.
    con il dovuto rispetto, mio padre (e lui ha la terza media) senza saperlo mi spiegò una cosa simile alle condizioni di Thirwall per la crescita (e per acquistare dall'estero!).
    Mentre questo non l'ho mai visto a sx.
    Diciamo che sono le due parti diversamente laureate o acculturate.
    Di sicuro ho visto tanta gente fumosa da quelle parti

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    1. Intendevo solo che l'elettore medio di sinistra è, più spesso dell'elettore medio di destra, afflitto da una mezza cultura ideologizzata che gli fa credere di saperla lunga mentre finisce per bersi colossali sciocchezze.

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    2. @ Roberto Buffagni

      l'elettore medio di destra si è bevuto la storiella "Ruby nipote di Mubarak", ci può essere sciocchezza più colossale?

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    3. @ Peter Yanez

      Tra gli elettori di destra che conosco io (non pochi) nessuno si è bevuto la storiella "Ruby nipote di Mubarak". Ci voleva un bambino di tre anni per bersela, e a tre anni non si vota. Le reazioni che ho registrato tra i suddetti elettori di destra variano tra "bella manza, beato lui che se la ciula" e "Silvio è un cretino che non si sa difendere".
      Con questo, gli elettori di destra si bevono un bel po' di cretinate anche loro, per esempio si sono bevuti la storia del milione di posti di lavoro, della riduzione delle tasse, etc.
      Sono più restii a bersi enormi sciocchezze tipo il comunismo o la UE, motivate in base a piramidi ideologiche sulla linea del "sol dell'avvenire" o dei "lendemains qui chantent". Tutto lì. Poi la stupidità è equamente ripartita in tutti i campi politici.

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  46. Butto lì la mia.
    Premetto una considerazione: che se si vuole far uscire la politica dall'attuale dipendenza dal marketing e condurla verso orizzonti più concreti e vicini al cittadino, consiglierei umilmente di lasciar perdere le "etichette".
    Quando le parole vengono contaminate o si perde l'esatto confine del loro significato, è inutile continuare ad adoperarle. Se il termine "sinistra" include Bagnai, Napolitano, Rizzo, Varoufakis, D'Alema, Renzi, Parietti e Fo, voi capite che l'insieme ha delle caratteristiche assurde. Nel senso che non è utilizzabile.
    Inutile stare lì a menarla con chi è di sinistra D.O.C. o chi è una copia cinese. I movimenti di pensiero, almeno quelli che hanno poi dato vita a partiti politici, sono sempre stati fondati su idee, l'origine delle quali ci porterebbe troppo lontano; nella fase iniziale tali idee sono spesso state confuse e contraddittorie (si veda il fascismo), ma contestualmente al successo del movimento sono stati poi individuati i "pilastri" e sono stati strutturati in maniera più coerente.
    Ora, la maggior parte di questo lavoro è già stata fatta.
    Andrebbe capito, qui è il punto, quale posizione occupa nella scala di valori di ciascuno di quelli che dicono di aderire al movimento/partito. Mi spiego meglio: se per me l'euro è kattivo, ma ancor più cattivo è uno stato che non consente a due omosessuali di adottare un bimbo o che lascia arrivare gli immigrati sulle coste, voi capite che farò presto a litigare con qualcuno del partito che la pensa diversamente da me. Insomma, una bella scissione: come da pagina 1 del manuale del perfetto politico di sinistra.
    Questa banale considerazione, è a mio giudizio il motivo per il quale è più facile creare un movimento politico da posizioni forti, estreme, alle quali gli uomini si votano con maggior entusiasmo lasciando tutto il resto in secondo piano, in primis il senso critico.
    Un approccio scettico, crudemente logico e sistematico come quello del Bagnai non fa certo presa quanto il cavalleresco obbiettivo del Sacro Rom... degli Stati Uniti d'Europa, né quanto il vecchio, tiepido e caro orgoglio nazionalista anti-crucco, che rispolveriamo sempre dopo lunghe "linguaggini" sulle germaniche terga.
    Richiede dosi massicce di tolleranza. Di civiltà politica. E da subito, per evitare che presto la battaglia no euro diventi strumentale, a vantaggio di argomenti elettoralmente più sensibili.
    Proprio a questo proposito, non credo alla "federazione di partiti" o al "comitato" o a qualsiasi altra accozzaglia di gente i cui fini rimangono sfuggenti.

    Personalmente, ritengo che un soggetto politico autonomo e svincolato da altri ambiti rimarrebbe pesantemente minoritario. Ma, unito alla divulgazione e quindi alla "pressione culturale" di chi ne ha disegnato gli orizzonti (ma non per forza deve poi concretizzarli politicamente, anzi), forse potrebbe aumentare la consapevolezza dei cittadini e pian piano rendere l'idea di uscire da questa europa un'alternativa reale e accettabile, facendola uscire dai contorni religiosi da "piaghe d'Egitto" attualmente in voga.

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    1. Il marketing è una scienza.
      Serve a creare prodotti validi che rispondono alle esigenze del mercato e diffonderli, seguendo le strategie ottimali nel contesto.
      Ammetterai che in una situazione di crisi come quella di oggi NON è ottimale sprecare le energie per seguire il primo flusso di coscienza.
      Rendetevi conto che ci sono gatekeepers su tutti i fronti. Almeno a 4 livelli. E tutti adattano il marketing al loro miserabile egoismo. I loro prodotti sono fuffa, ma rischieremmo che anche l'idea migliore del mondo si perda nel gracchiare. Lascia perdere il marketing di casaleggio: è un genio, ma deve vendere una fiamma ossidrica come asciugacapelli.
      Lì sta il nostro vantaggio, SE riusciamo a concretizzare un'idea valida che risponda alle asimmetrie economiche, filosofiche, di classe, geopolitiche, mitologiche e morali (respirone) dell'Italia.

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    2. @ elu

      Non ho colto l'appunto. Esordisco invitando a lasciar perdere l'etichetta "sinistra" proprio per non seguire le logiche del marketing politico...

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  47. Al punto in cui siamo giunti le sinistre, movimentiste e non, possono anche buttarsi a fiume. A partire dai quarantenni del Pd: una sbalorditiva accozzaglia di individui incolti, presuntuosi, incapaci e sgradevoli.
    Qua e là sui media si sentono cretini che dicono che “Tsipras si è comportato in maniera responsabile. Da statista”.
    Sì, e io sono Benjamin Disraeli.

    La totale incapacità degli esponenti della sinistra di rapportarsi razionalmente all'attuale fase storica è fonte di preoccupazione e disorientamento per quella moltitudine di persone che, mai come ora, avrebbe bisogno di rappresentanza e copertura politica nell'ambito di un progetto di rinascita nazionale che prenda le mosse dall'uscita dall'€. Qualcosa di simile a quanto fece la Russia di Putin sbarazzandosi di Eltsin, ma che in Italia non è immediatamente replicabile per differenza di tradizioni, storia, politica e cultura. Banalmente: la Russia non ha mai avuto una democrazia così come la intendiamo noi in occidente, ma va pur detto che oggi Mosca è padrona del proprio destino mentre Roma non lo è. E in questo risiede uno dei principali motivi della popolarità di Putin. Ma questo è un altro discorso.
    In Italia accade invece che la maggior parte delle forze politiche sia ossessionata dalla necessità di un'“ulteriore cessione di sovranità” a Bruxelles.
    L'unico che punta al recupero dell'identità nazionale è Salvini – unitamente a FdI, che però finora sembra non convincere -, ma costui dice quattro castronerie ogni cinque dichiarazioni che fa, e si ostina ad andare in giro vestito come un cartello segnaletico stradale; il che non aiuta ad allargare la platea dei simpatizzanti. Ciononostante la Lega continuerà comunque a crescere, soprattutto in virtù della sua posizione sull'immigrazione incontrollata, la cui sconcertante gestione è sempre più percepita come fonte di disagio da fasce sempre più ampie di popolazione.
    Sul M5s è inutile dilungarsi: sembrano davvero convinti di essere “gli unici onesti in Italia” perché “rinunciamo ai rimborsi”, e hanno la curiosa caratteristica di sostenere tre posizioni contemporaneamente: una che va in una certa direzione, una che va nella direzione opposta e una evasiva e sfuggente diramata da Grillo sul suo blog.
    A ciò si aggiunge che parte della popolazione è ormai istupidita non solo dai media, ma anche dall'uso e abuso di iPhone, iPad, twitter, facebook, ecc., che trasformano parte dei loro utenti in una sorta di moderni zombie.
    E quindi?
    E quindi ci attendono tempi duri e occorre fare un passo alla volta. È innanzitutto prioritario demolire politicamente il Pd – cosa a cui attende egregiamente Renzi -, ossia l'impresentabile accozzaglia (rassemblement, direbbe Silvio) degli alfieri a libro paga del pensiero unico eurista provenienti da quegli stessi ambienti politici che fino a ieri fingevano di combattersi, poi si vedrà.

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