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martedì 16 giugno 2015

I collaborazionisti

(...qualche contributo al dibbattito...)

(Oggi sono andato in banca - firma grafometrica - poi in palestra. Ho chiesto un caffè, mi son cambiato, sono entrato in sala pesi, ho guardato il remoergometro... Ma qualcosa non ha convinto lo Junker prussiano - non Jean-Claude - che è in me. Ho girato le spalle, son tornato nello spogliatoio, mi sono ricambiato, e son tornato a casa, dove in effetti ho constatato di avere un po' di febbre. Grande giubilo, perché almeno c'era un cazzo di motivo per il quale mi sentivo come mi sentivo, cioè non normale: avrò un po' di quell'influenza intestinale che circola. Discreto successo dell'approccio più "negoziale": in altri tempi sarei andato a correre un'ora sotto il sole. La flessibilità mi piace nel cambio, ma non riesco ad applicarla a me. Devo però serenamente venire a patti con l'età. Laetamini: se comincerò a fare sconti a me, magari poi ne farò anche a voi...)




Tsipras in Grecia si è deciso a fare qualcosa contro i collaborazionisti. Peccato che il primo sia lui: finché non avrà il coraggio di dire quello che per i greci sarebbe (come per voi è stato) tanto semplice da capire, e che lo stesso ministro delle finanze tedesco beffardo gli ha ripetuto, ovvero che l'euro è l'austerità, il gesto di colpire la stampa "a libro paga" rimarrà sostanzialmente propagandistico, anche se sarebbe ingeneroso sminuirne il valore. Resta il fatto che chi collabora lo fa sostanzialmente per conformismo. Non c'è nemmeno bisogno di pagarla, certa gente. Quindi non so bene a cosa questo gesto potrà portare, se non a manifestare in modo esplicito un fastidio senz'altro motivato per certe velate ingerenze esterne nel processo democratico di un paese (col rischio però di venire accusati di voler ledere la libertà di menzogna, pardon, di stampa). Onestamente, e anche se se lo meritano, non c'è però bisogno di colpire i giornalisti!

Alla fine, se vuoi l'euro e la democrazia il problema non sono gli altri: sei tu.

E questo Tsipras farebbe meglio a capirlo in fretta.

Nella mia professione molti hanno collaborato. Voci dall'estero ha tradotto il post precedente, nel quale vi fornivo un preclaro esempio di terrorismo economico. Chi è stato su Twitter si sarà divertito vedendo defilarsi come gazzelle all'arrivo di un leone i tanti tenori dell'economia libberista ai quali avevo annunciato che avrei posto questa semplice domanda: "Esiste un modello economico il quale preveda che una svalutazione nominale abbia impatto uno a uno sul salario reale, come sostenuto - anche su Twitter - da Galli, Giannino e Boldrin?"

È stato un fuggi fuggi...

Riccardo Puglisi (che comunque è una spanna sopra gli altri, anche come influencer) dopo alcune ore ha onestamente detto che secondo lui questa relazione (ricorderete Tabacci, Giannino, Boldrin) non esiste, o comunque non è uno a uno. E grazie: dopo quella sbaraccata di dati che dicevano il contrario!...

Ma al di là dei dati, che potrebbero risentire di fattori contingenti, io cercavo un modello, visto che i colleghi libberisti se la tirano tanto con le loro formalizzazioni: qualcosa da cui scaturisse la deduzione logica formale che una svalutazione nominale si riflette uno a uno sul salario reale. Ora, il modello non c'è perché non ci può essere, non tornano proprio i conti. Magari un giorno ne parliamo con un po' di "quazzioni" (le quazzioni).

Il punto interessante però è un altro (legato in qualche modo alla precipitosa ritirata dei libberisti su Twitter dopo la richiesta di motivare con un modello la loro asserzione preferita, quella che la svalutazione impoverisce la vedova e l'orfano): la mia professione ha ormai toccato il fondo del disonore, e quindi cominciano le palinodie. La prima era stata quella di Perotti, e abbiamo poi visto quella di Pisani-Ferry, quella di Blanchard (ce ne son state molte altre, fra cui questa), e ieri nientemeno che quella di Spennacchiotto Rose (forse ve lo ricordate, vi spiegai in uno dei primi post come il suo studio farlocco fosse stato asfaltato da Baldwin, mettendo una seria ipoteca sull'idea che un'area valutaria potesse diventare endogenamente "ottima"). Ai "what-have-we-learned-from-the-crisis" boy dedicherò un apposito post per il mercato estero.

Loro sono i principali responsabili morali di quel conflitto che secondo me si prepara e ogni giorno si prospetta più inevitabile, come ho dichiarato in una intervista al settimanale della CISL ripresa nel blog della sua direttrice, nella quale citavo un post particolarmente premonitore che forse ricorderete. Intervista che ha dato fastidio a molti per un motivo che qui credo sia trasparente per tutti (e che è legato al discorso svalutazione/salari): quando il sindacato finalmente capirà che nel mondo dell'euro per lui non c'è posto, una serie di equilibri a sinistra salteranno.

E ci vorrà poco: basterà, ai sindacalisti, interpellarsi su quanto sia plausibile che un executive di Goldman Sachs sia così interessato al bene dei poveri operai... Secondo me poco. Se ci arrivano anche loro, siamo a posto: sarà la fine degli appellisti (i collaborazionisti allo stato viscido).

Insieme ai colleghi collaborazionisti per convenienza o per conformismo intellettuale, i maggiori responsabili del conflitto che comunque ci attende (sperando sempre che non sia armato, ma la Storia è contro di noi) sono gli intellettuali "de sinistra", i servi sciocchi dell'appartenenza ai quali ho dedicato un affettuoso pensiero in un'altra intervista, rilasciata a Radio Padania.



Eh già, servi, perché c'è una novità, che tale non è: io sono un uomo libero, e parlo con chi mi pare. Voi no? Peggio per voi. Se e quando l'Italia starà messa come la Grecia, magari lo Tsipras di turno, per rifarsi una verginità, vi manderà a cercare. Qui piangeremo in pochi.

Secondo me aprirvi al dialogo conviene più a voi che a me.

Ma lungi da me tentare di influenzarvi, soprattutto gratis!

78 commenti:

  1. Prof ... Un po' di riposo e poi torni come nuovo .. Io che non son intellettuale in aprile dopo mesi di allenamento, lavoro , gare , sbattimenti di discussioni contro Euro da Te ispirate oramai ci lasciavo Non dico le penne ma almeno lo spirito ( distacco di cartilagini nelle costole per la Tosse indotta da Virus malefici ) .. Ora son qua e presidio le Nostre idee e i ns ideali ... Buona Vita

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  2. Godete di questa pillola tratta dal film Quinto Potere

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    1. Anche questo è pertinente, anzi...
      https://youtu.be/cMxpetcxDrA

      ps problemi di apertura link

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    2. In quel film quella scena è la parte che mi piace meno, pensano tutti di aver fatto un grande atto rivoluzionario e invece reagiscono solo agli ordini impartiti dalla tv. Certo per dei lobotomizzati è gia un passo avanti riuscire ad arrivare fino alla finestra

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  3. "...del conflitto che comunque ci attende..."
    Giuro che questo avevo cominciato a leggerlo, ignaro di tutto e non so nemmeno bene per quale motivo, circa tre anni fa quasi contemporaneamente al blog.

    Tra il serio e il faceto: si tratta di un trattatelo teorico-pratico (molto pratico...) Made in USA con prefazione, tra l'altro, di niente di meno che Edward Teller...

    È da un po' di tempo che comincio a tenere una mano costantemente sugli zebedei...

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  4. "Eh già, servi, perché c'è una novità, che tale non è: io sono un uomo libero, e parlo con chi mi pare. Voi no? Peggio per voi. Se e quando l'Italia starà messa come la Grecia, magari lo Tsipras di turno, per rifarsi una verginità, vi manderà a cercare. Qui piangeremo in pochi.

    Secondo me aprirvi al dialogo conviene più a voi che a me.

    Ma lungi da me tentare di influenzarvi, soprattutto gratis!"

    Questa la incornicio. Addà venì......

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  5. Ho letto l'intervista e mi e' piaciuta molto. E' lucida, sintetica ma completa. Spero la leggano in molti. Smuovere il sindacato da posizioni euriste e' necessario.

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    1. Non ho assolutamente idea di quanto leggano il loro giornale. So solo che le uniche manifestazioni di interesse (con inviti a convegni e questa intervista) sono venute dalla CISL. UIL inesistente e CGIL non pervenuta per ovvi motivi ideologici. Se girate per il blog della Vitulano sarete sorpresi, e mi pare di aver letto che lì ce l'abbia messa Bonanni (giustamente: l'editore di riferimento è lui). Troverete parole impensabili nella CGIL. Non "impronunciabili": impensabili.

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    2. Devo dire che non mi stupisce. Nel disastro sindacale la cisl mi lascia un barlume di speranza. Non bastera', forse, ma almeno c'e' una crepa nel muro. Uil potrebbe seguire?

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    3. Adesso la CIGL dell'Emilia Romagna voule rifarsi la verginità perchè ci sono aziende che applicando il jobs act applicano il licenziamento collettivo per riassumere i dipendenti a condizioni più favorevoli...

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    4. Secondo me sì (ricorderete il mio incontro a TgCom24 con un loro dirigente), ma devo lavorarci.

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    5. @max Ah, perché i porci non avevano capito che serviva a questo? Vigliacchi, traditori e merde.

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    6. Per completezza allego un articolo in cui se ne parla.
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/06/13/jobs-act-cgil-contro-furbetti-licenziano-per-riassumere-con-sgravi-fiscali/1775205/

      La cosa drammatica, come già esaurientemente espresso da lei, è il fatto che il jobs act (come tante altre 'riforme') sia una naturale evoluzione dell'impianto economico di cui l'Euro è il principale cavallo di troia, ma nel dibattito ci si ferma alla singola riforma senza mettere in discussione il quadro generale.

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    7. Ho trovato questo:
      http://www.fim-cisl.it/2015/06/08/prodi-e-bentivogli-fim-cisl-daccordo-con-renzi-si-al-sindacato-unico/

      Boh,qualcosa non mi torna...

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    8. La CISL e la CGIL sono favorevoli ad un'imposta patrimoniale (la Merkel ha problemi con la Deutsche Bank e i 40 miliardi mandati da Monti sono finiti)
      Non penso che abbiano tanta voglia di rifarsi una verginità

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  6. Guglielmo II di Germania, in seguito alla risposta pressoché acquiesciente del governo Serbo all'ultimatum austriaco del luglio 1914 dichiaró: "Dinanzi a tanta remissività la guerra non è più indispensabile. [...] Con queste parole ogni motivo di guerra cade. Giesl [ambasciatore austriaco a Belgrado] doveva rimanere tranquillamente a Belgrado: dopo questo non avrei mai ordinato la mobilitazione". Da "1914" di Luciano Canfora: "Queste parole sono indubbiamente pesanti, per lo storico come per il politico, perché rivelano come non ci sia mai, anche all'ultimo minuto prima di sparare, una situazione di inevitabilità. E tuttavia sono anche rattristanti perché ci dimostrano come qualche forza più forte dei vertici stessi del potere conduca per mano verso la catastrofe, verso esiti che sono probabilmente voluti così fortemente da forze capaci di imporre la propria volontà, da travalicare persino quei limiti che l'autorità massima dovrebbe segnare".

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    1. Corsi e ricorsi storici, sempre da "1914" di Canfora, si parla del mancato ripudio da parte socialista della fatale strada che gli eventi stavano per imboccare: "Ci sono poche occasioni nella storia in cui un partito deve scegliere e deve saperlo fare; i partiti non sono formazioni eterne, i partiti nascono vivono si estinguono si trasformano, questo è del tutto ovvio, è successo per tutta la storia politico-parlamentare europea da più di due secoli a questa parte. I socialisti europei ebbero nel luglio-agosto del '14 il loro grande momento, il momento in cui avrebbero potuto fare la scelta giusta e decisiva, e invece fecero la scelta sbagliata. E la cosa tragica, l'elemento tragico, è che tutti pagarono questo sbaglio, non soltanto i militanti, ma tutti i cittadini delle varie nazioni in guerra: perché quella scelta agevolò enormemente lo scoppio del conflitto e il suo consolidarsi".
      Queste invece sul partito socialista tedesco:" E dunque per la maggiore prosperità, in una visione strettamente egoistica nazionale del pezzo di mondo cui appartenevano, essi si schieravano con una guerra che avrebbe accresciuto il benessere del popolo tedesco: social-sciovinismo - si diceva - ed era esattamente questo. Il guardare con occhio miope soltanto all'arricchimento che una vittoria militare - più colonie, più sfruttamento delle materie prime, vantaggi commerciali - avrebbe portato al proletariato tedesco: il quale sarebbe stato mediamente in condizioni di vita migliori e ciò avrebbe giovato alla prosperità e al successo elettorale ulteriore del partito socialista tedesco".

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    2. Ho letto poc'anzi per la prima volta quegli stralci del diario, recuperati da Claudie. Ho avuto una famiglia segnata pesantemente dalla guerra, come immagino molti di voi. Grazie Bagnai, infinitamente

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  7. Leggo adesso che il Congresso USA ha bloccato la settimana scorsa i poteri straordinari al Presidente per concludere i due trattati Transpacifico e Transatlantico volti a blindare l'economia Usa dai Paesi Emergenti. Solo una nuova guerra europea potrebbe salvarla? È arrivato il momento di bloccare con urgenza le sanzioni alla Russia prima che sia troppo tardi.

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    1. Non credo in una guerra intra-europea, troppe centrali nucleari è con 2 potenze nucleari con 600 bombe atomice mi sembra che la situazione sia chiara, almeno militarmente.

      Una guerra europa (NATO) vs. Russia, l'europa sarebbe nel centro del ciclone è verrebbe vaporizzata in pochi minuti, probabilmente non solo l'europa. Solo un pazzo petrebbe volere un roba simile.

      Quello che è possibile, sè l'europa non cambia passo, sono pesantissimi disordini sociali fino ad arrivare al orlo di una o più guerre civili.

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    2. Dettaglio: da 101 anni a questa parte le guerre civili europee si chiamano guerre mondiali. Per il resto, le armi nucleari fate finta che non ci siano.

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    3. ...anche perché, con le armi atomiche si guadagna meno... o meno a lungo usandole che non usandole.

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  8. Professore auguri e riposati un po'; si può fare. Lo stress diminuisce il livello di difesa e apre la porta all' attacco virale. Mi capitò nel 1988, febbraio, ancora me lo ricordo, dopo 72 ore ininterrotte di lavoro, per trasferire l' attività di uno stabilimento.

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    1. Vergognoso.

      Comunque non è solo scalfari a volere la Troika a dettare legge in italia, lo vogliono anche tanti italiani. Come si possa pensare che istituzioni straniere possono volere o fare il bene del italia è degli italiani, questo non mi entra minimamente in testa.

      Ho solo una spiagazione per questo fenomeno. Il "franza o spagna" è ancora profondamente radicato nel DNA di certi italiani.

      Vedi Grillo è il suo delirante "l'italia deve farsi governare dalla cul..."
      Eppure il m5s è ancora lì al 20%.

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    2. Ma come: Scalfari è quello della "passione dell'etica". Evidentemente le forme di megalomania irrisolte finiscono inevitabilmente col costeggiare una qualche forma di totalitarismo.

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    3. "Questi giovani ci insegnano qualcosa(...)l'assalto alle tipografie può essere un ammonimento per tutte quelle grandi catene giornalistiche abituate(...)a nascondere le informazioni,a manipolare le opinioni pubbliche(...).Chi ama la libertà(...)non può che rallegrarsene"Scalfari,L'Espresso,21 aprile 1968.

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    4. Direi il secondo.
      il primo mi sembra napolitano

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  10. Ahahah!
    A quanto sembra si doveva per forza arrivare allo spauracchio del Grexit per far venire fuori una piccola parte di tutta quella merda contenuta nelle viscere dei giornalisti.
    Speriamo che i greci si fermino se no rischiamo tutti di essere sommersi da un gigantesco vajont di miasmi.

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  11. Anche io delle volte ho provato ad andare a correre per scacciare la febbre, ma mi chiedo: con lei prof ha mai funzionato?

    Comunque e' allucinante: per lavoro sono a contatto con molti (relativamente: una dozzina) di greci, tutti con PhD (i piu' vari, da ingegneria a economia)... e tutti che vogliono restare nell'euro come se fuori non ci fosse salvezza.

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    1. Non l'ho mai fatto deliberatamente! Diciamo che se hai un virus, non puoi pensare di lasciarlo indietro correndo, almeno credo. Ma per una conferma ci vorrebbe un medico. Vero è che uno shock fisico qualche volta ti rimette a posto.

      Quanto ai greci, purtroppo, lo dico con affetto, come tutti i poveracci sono particolarmente propensi a difendere gli status symbol.

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    2. Io delle volte ho provato (ho un amico che crede fermamente nella teoria "ho la febbre ==> vado a correre 15 km"), ma non ha mai funzionato particolarmente...

      Verissima la cosa sugli status symbol. Quello che i greci che conosco sostengono e' che "in passato abbiamo svalutato tanto la dracma ma non ha aiutato l'economia" e che "il vero problema e' che la Grecia non ha un piano di lungo periodo, ne' una strategia industriale".

      Inutile far loro notare che almeno con la dracma non hanno mai avuto cadute del GDP cosi' grosse e crisi di 7 anni di cui ancora non si vede la fine. Ne' che stando cosi' le cose sara' difficile che all'improvviso arrivi un rilancio dell'economia nel lungo periodo!

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    3. Se non viviamo più nelle caverne è anche perché gli stupidi si autoeliminano.

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    4. Questa frase spiega in modo encomiabile come sia possibile amare e, contemporaneamente, odiare quell'acchiappafringuelli.

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    5. C'è anche un premio per gli stupidi che si auto-eliminano:
      https://it.wikipedia.org/wiki/Darwin_Awards

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    6. Raramente con la febbre ma col raffreddore talvolta funziona. La corsa dico o altra attività fisica massacrante. Per i greci non so... In fondo il frame è lo stesso nostro, abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità... Con la Liretta la benzina.... Non siamo in grado di governarci da soli... Se non c'era l'Europa... Io continuo a pensare che sia ammuina, gioco delle parti... Più fanno gli intransigenti e più tsipras resiste più sarà facile far passare concessioni marginali come vittorie e salvare la faccia politicamente quando si caleranno le brache. Sarei però contentissimo di essermi sbagliato.

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  12. Mi scusi, da ingenuo mi chiedevo una cosa professore: una svalutazione non inciderebbe sul prezzo dei beni interni, ma su quello dei beni esteri sì. Quindi quelli interni non costerebbero di più o di meno (per noi) ma quelli esteri costerebbero certamente di più, col risultato di alzare il prezzo medio dei beni ed abbassare quindi il potere d'acquisto. Che me so perso nel ragionamento?
    Alessandro Todisco

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    1. Hai letto i post consigliati nella sezione didattica? O sei un troll, o sei uno che pensa che la libertà sia gratis. Nei due casi non ci servi, scusami. Se non è così studia. Ci sono due libri e decine di post. Se mi costringi a ripetere sempre le stesse cose danneggi oggettivamente il mio lavoro.

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    2. ahi er cavajere nero s'è intoppato, porello io.
      no, non sono un troll, sto cercando strumenti per rispondere ai vari piddini che conosco.. ho letto i suoi libri e mi pare di averli capiti e seguo il blog da tipo 3 anni.. e no, non penso che la libertà sia gratis, cosa che mi ha portato a devolvere il 5xmille ad asimetrie e a fare qualche donazione in passato!
      l'unica risposta che mi posso dare però alla domanda specifica è che l'aumento dei prezzi sarebbe compensato da una riduzione delle tasse (per chi il lavoro ce l'ha già), da un possibile aumento della spesa pubblica per servizi, e da un aumento del lavoro per chi non ce l'ha, per cui tra avere un potere d'acquisto pari a zero e avere uno stipendio e comprare italiano perché costa meno (anche se più di quanto costa oggi un prodotto estero) certamente preferirei la seconda.
      Ma la domanda era molto circostanziata al fatto che una svalutazione intacchi i salari reali e il potere d'acquito del pensionato, il che implica che un salario o una pensione ce l'hai già e mi si è posta al supermercato constatando che comunque molti dei beni che vengono comprati da chi arriva a mala pena a fine mese sono spesso ue ma non italiani.

      Non voglio abusare del suo tempo e chiedo scusa, pensavo fosse un dubbio legittimo e che potesse venire in testa a più persone.. se il grullo sono solo io me ne farò una ragione e umilmente mi rimetterò a studiare.

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    3. mi rimettrò a studiare tradotto vuol dire che sto ricominciando da svalutazione e salari e in effetti ho già ritrovato la risposta. Mi scusi, sinceramente.

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    4. Alessandro, io ti voglio bene e ti ringrazio, ma capisci che è meglio se queste cose le spiego a Fassina o chi per lui, no?

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    5. @alessandro
      Il tuo dubbio è più che legittimo ed è stato trattato sia sul blog che sul libro 1°.
      Spesso i produttori stranieri, per non perdere quote di mercato, tendono ad aggiustare i prezzi verso il basso, rinunciando o a quote di profitto, o, se riescono a fare le riforme, ad abbassare ulteriormente il costo del lavoro.

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    6. Chiaro. A frequentare piddini finisco io malgrado a piddinare pure io.. Sob!
      Buon lavoro!

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    7. In generale un aggiustamento del cambio determina un riallineamento dei fondamentali di un paese assorbendo eventuali shock esogeni e questo è un bene di per sè, quindi è scorretto dire parlare di svalutazione buona o cattiva, dipende dai fondamentali del paese.
      Inoltre, Alessandro, fai diversi errori di fondo tra cui concludere che una svalutazione, determiando una aumento dei costi di importazione, riduca il potere d'acquisto a causa dell'eventuale inflazione generata. Ti sei chiesto però se una svlautazione ha effetto anche sui redditi dato che il potere d'acquisto dipende anche da essi? Hai chiesto che forse potremmo produrre internamente invece di importare? Hai chiesto se le importazioni costano di più, forse le esportazioni costano di meno e quindi vendi di più?

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    8. Col cambio flessibile, lo Stato può offrire la sua moneta sul mercato dietro una minore quantità di valuta straniera. Svalutazione monetaria è offrire un bene a un prezzo più basso rispetto al passato, che il bene si chiami moneta anziché patata o zucchina non cambia il ragionamento. Un creditore del Paese A, per prestare denaro al debitore del Paese B, deve prima acquistare valuta del Paese B (scambiare moneta del Paese A con moneta del Paese B da prestare); il debitore restituisce moneta del suo Paese (B), che poi il creditore scambia con moneta del Paese A. Se tra l'erogazione del prestito e la restituzione il Paese B svaluta, il creditore riceve moneta svalutata che può comprare meno moneta del Paese A. Prima di prestare si tiene conto della svalutazione attesa (lo Stato usa la sua valuta come deterrente all'indebitamento dei cittadini verso l'estero).
      Se un Paese acquista beni esteri ad un prezzo di 100 $ (beni di qualsiasi tipo, ad es. petrolio, microprocessori ecc.) e vende all'estero propri beni a 80 $ (di qualsiasi tipo, ad es. alta moda), c'è una differenza di 20 $ colmabile in vari modi:
      col cambio flessibile, maggiore domanda di beni esteri aumenta la domanda di moneta estera per pagarli, apprezzando la moneta straniera e svalutando quella nazionale. Serve più moneta nazionale per avere moneta estera con cui comprare beni esteri e i cittadini ripiegano su i prodotti interni (effetto simile ad un dazio); cresce l'export (serve meno moneta straniera per avere moneta nazionale con cui comprare beni nazionali); i crediti degli stranieri rendono meno.
      La svalutazione: ripartisce un deficit su tutti (famiglie, imprese che usano materie prime estere, banche e creditori stranieri); riequilibra il sistema (una minima oscillazione del tasso di cambio fra due valute spinge gli operatori economici a cambiare condotta per non perdere ulteriori profitti; se un meccanismo riesce a far muovere tutti contemporaneamente nella stessa direzione, di fatto governa il sistema); segnala ai mercati un'anomalia del Paese.
      Col cambio fisso (o con una moneta unica, massima espressione di un sistema a cambi fissi), si può:
      1) attingere ai risparmi del Paese (che finiranno se il deficit si ripropone di frequente);
      2) verificare se c'è un settore del Paese in surplus sull'estero; se il Paese ha crediti verso l'estero maggiori dei debiti, incassa più interessi di quelli che paga (ma se il deficit si ripropone, il Paese chiederà prestiti all'estero annullando la differenza fra interessi pagati ed incassati);
      3) Deflazione salariale. Per aumentare l'export si riducono prezzo dei prodotti, costo di produzione e salari. Imprenditori in difficoltà licenziano dipendenti e tagliano il salario a quelli rimasti. Disoccupati senza denaro non comprano prodotti stranieri (ciò riduce il deficit con l'estero) e non comprano prodotti nazionali (ciò riduce ulteriormente domanda interna, occupazione, Pil e numero di imprese attive).
      Col cambio fisso lo Stato non può aumentare la spesa pubblica, perché aumenterebbe il reddito dei cittadini (e questi comprerebbero prodotti stranieri creando deficit estero). Lo Stato deve tenere i sudditi senza denaro (così non comprano beni stranieri) e senza lavoro (così chi lavora si sente facilmente sostituibile e non chiede aumenti salariali).
      Conclusioni: l'euro non è solo una moneta ma un sistema di governo, finalizzato a fiaccare l'economia di un Paese per renderlo docile ed accondiscendente a diktat esterni. L'Italia non decide la politica monetaria. Le politiche fiscali e di spesa pubblica non promuovono lo sviluppo per i vincoli europei (ad es. 3% deficit/PIL). I governi italiani da Monti in poi sono stati non espressione della sovranità popolare ma governi fantoccio: storicamente, quando una potenza egemone riesce ad annettersi una colonia, vi instaura un governo fantoccio non eletto dalla popolazione della colonia. La frase “ce lo chiede l'Europa” significa che il popolo italiano non è sovrano sul suolo italiano ma è sovrana l'Europa.

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    9. grazie a tutti delle risposte.. :) Su svalutazione e salari (ad usum piddini) ho trovato quello che cercavo ed è anche molto ovvio come concetto: non abbiamo solo un partner commerciale!!
      buon proseguimento

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  13. Intervista notevole e ben equilibrata. Al di là del tema e delle tesi sostenute, vorrei sottolineare il modo, a mio parere impeccabile, con cui il Prof argomenta, al di fuori delle logiche partitiche, peraltro ai microfoni di una emittente che non rappresenta il suo riferimento e orientamento storico (ma forse che un buon medico richiede la tessera di partito ai suoi assistiti?). Ecco, questo modo di non parlare al ventre, alla testa o alle gonadi (direi invece parlare “col cuore e al cuore”, se non temessi d’essere frainteso), evidentemente non è ancora adeguatamente compreso dalla maggioranza, la cui attenzione continua ad essere catalizzata dall’atteggiamento che suscita una forte e istintiva identificazione epidermica (Paragone disse che Bagnai non bucava lo schermo…); eppure la persistenza e il lavoro di questo blog dimostrano che sia possibile far crescere il numero di coloro che preferiscono riflettere, invece di lasciarsi persuadere. In questo senso, questo è un lavoro e un atteggiamento davvero “rivoluzionario” (nella accezione astronomica di cambio di posizione d’un astro attorno al proprio centro di gravitazione, e non di sovvertimento dell’ordine delle cose).
    Considerata la situazione politico-economica, nonché la sua salute, le faccio una proposta, Prof (dopodiché verrò bannato immediatamente dai lettori del blog, senza che se ne debba occupare lei): si conceda sconti e riposo all’occorrenza, e piuttosto non lesini qualche ulteriore ruvida carezza sulle spalle di noialtri…

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  14. OT
    Mia moglie mi ha segnalato che oggi 17/06/2015 c'è "L'Italia può farcela" in offerta lampo su Kindle a 2 €.

    Son tentato di prenderla anche se ho già la versione cartacea!

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    1. Io ho appena riacquistato il Tramonto...per Kindle a 2 euro così ho la collezione completa. Per ora.

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  15. Aggiungo, per diminuire lo stress ė utile la rodiola, fitorodiola di Solgar. Saluti
    Gianni z.

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    1. E la coca cola e l'aspirina ce le siamo dimenticate?

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  16. OT
    W l'Unione Europea che ci affratella tutti!!!

    "Ungheria costruirà barriera al confine con Serbia per fermare migranti"
    http://www.repubblica.it/esteri/2015/06/17/news/ungheria_pronta_a_recintare_confine_con_serbia_per_fermare_migranti-117061377/

    Dopo le "Camicie Brune" tornano di moda pure i "muri".
    Abbiamo saltato l'intermezzo bellico ma facciamo sempre in tempo a recuperare...

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  17. Quanto è vero.
    Alcuni ‘influencer’ sono meno ignoranti di altri… quasi mi pare di veder annuire la nostra comune amica GRAZIA.
    Temo però che un altro comune amico, il buon Goofy, osserverebbe che proprio per questo i meno incompetenti sono, in definitiva, ben più (cor)re (i)-sponsabili di altri.. ma qui verremmo portati su argomenti che NON fanno sorridere (anche se magari ci indurrebbero ad esser meno severi nei confronti dei bistrattati piazzaleloretisti, siano dannati).
    Del resto, poveri ‘influencer’, bisogna averci comprensione… uno arriva dove può, l’importante è darsi un MODELLO serio.
    E quello di Joseph Goebbels merita, a prescindere...

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  18. Prof, bella intervista molto appassionata...

    Se posso permettermi, il tono e la dialettica che ha utilizzato è perfettamente comprensibile a tutti.

    Bravo

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  19. Solidarietà espansiva a Telecom. I più anziani in azienda lavorino di meno, col "risparmio" di ore e di salari verranno assunti dei giovani....non credevo ai miei occhi, questa notizia era poco fa sul Giornale.

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    1. Jobs act, un coppione 1:1 delle riforme Hartz IV.

      Ma ci sono delle differenze tra germania è italia.

      a) L'export tedesco copre più del 50% del PIL tedesco, quello italiano ca. il 20-25%, perqui l'impatto del Jobs act sul PIL italiano sarà minimo o nullo. Probabilmente diminuirà la disocupazione ma solo per fare aumentare nello stesso tempo il precariato.

      b) L'industria tedesca viene massiciamente incentivata dallo stato tedesco, in italia le tasse per imprenditori o industriali sono aumentate fortemente, specialmente da monti in poi, imprese è industria vengono lasciate al loro destino.

      c) Tasso di previdenza sociale per aziende in italia 32%.

      Tasso di previdenza sociale per azienda in germania 19%.

      La probabiltà è alta che il jobs act di renzi partorirà un topolino.

      È poi quando tutti i paesi del euro-zona avranno un surplus commerciale la Merkel è suoi 3 cangnolini hollande, renzi è rajoy si aggorgeranno che il commercio nel euro-zona è morto.

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  20. ..."perfino ILSOLE24ORE, che è uno degli organi più MENZOGNERI di stampa che esistano, responsabile e corresponsabile con i tre che ho citato prima della gravissima compresssione della democrazia"...A queste parole HO GODUTO!!!! Si può dire sul BLOG?!? Fa niente, anche se mi censura, HO GODUTO COMUNQUE!!!

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  21. Non ne sapevo nulla, ma stamattina ho incontrato un ex collega, giornalista in SPE e che abita dalle mie parti e mi ha dato la notizia. Gli ho chiesto, ma la cosa riguarda anche voi giornalisti oltre che i poligrafici? Risposta: tutti! La cosa interessante, rispetto a qualche mese fa, in cui parlevamo di euro, è che oggi, da ragazzo sveglio quale è, ha capito che l' euro centra qualcosa in questa situazione particolare e generale. Strano come una parete vista dal basso, per chi deve scalarla per fare carriera, vista dall' alto sembri un precipizio!

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  22. Caro Professore,
    come sempre puntuale e inappuntabile sui dati e sulle interpretazioni degli stessi.
    Segnalo questo articolo di Manasse
    http://www.economonitor.com/blog/2015/06/what-went-wrong-in-greece-and-how-to-fix-it-lessons-for-europe-from-the-greek-crisis/

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  23. Alla faccia del bicarbonato di sodio (Principe Antonio De Curtis, in arte Toto').

    http://www.zerohedge.com/news/2015-06-17/greek-debt-committee-just-declared-all-debt-illegal-illegitimate-and-odious

    Se la disputa sul debito estero Greco, cioe' se sia da considerare 'odioso' (e quindi NULLO) o meno, finisce (come spero) sui tavoli internazionali, allora possiamo scommettere che la maggioranza del mondo (cioe' tutti i Paesi tranne FR/GE/USA/Astralia/Canada e forse UK) scommetto che sosterra' la posizione Greca.....

    Venerdi' si incontrano pure Tsipras e Putin.

    Nei giorni scorsi l'Ucraina aveva provato a giocare la carta del debito 'odioso' nei confronti degli Eurobond Russi: l'attuale Presidente Poroshenko aveva infatti detto in un discorso pubblico che i prestiti Russi (3 miliardi circa di $), concessi all'epoca del governo Yanukovic, erano da considerarsi una mazzetta versata per impedire l'adesione dell'Ucraina alla EU.

    Al che la Russia aveva semplicemente chiesto ufficialmente se il governo Ucraino si considerasse ancora 'stato successore' dell'Ucraina di Yanukovitc (N:B: se non sei stato successore in pratica non esisti - non puoi accampare diritti sull'est e sulla Crimea - cioe' sei un 'abusivo' esattamente come a rigore sarebbe il caso della attuale Germania, che non ha mai accettato di essere lo stato successore della Germania del 1937!).

    Compreso il gravissimo passo falso, il ministro Ucraino dell'economia si era subito affrettato a rassicurare i creditori, IMF in primis.

    Mi viene da commentare, chi di debito odioso ferisce......

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    1. Il debito pubblico non è un problema; un vecchio articolo del 2012. Ma serve eccome per distruggere condizioni di vita onorevoli e soprattutto mantenere una pletora di poltronati e di figli e soprattutto figlie'ntrocchia (IMF).

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    2. Caro Cellai qui leggo

      https://books.google.it/books?id=dbtE-Fvvz2sC&pg=PA20&lpg=PA20&dq=repubblica+federale+tedesca+stato+successore&source=bl&ots=JGBryO53gk&sig=9HlfPatUKHpG3GLNX3itkDUmhu0&hl=it&sa=X&ei=M9yBVZnHIoHeU6f5gPgH&ved=0CCEQ6AEwBg#v=onepage&q=repubblica%20federale%20tedesca%20stato%20successore&f=false

      Che la RFT si considerò stato successore del reich ereditandone i diritti. Mentre la RDT ne ricusò la successione, rinnegandone il passato nazionalsocialista.

      Sarebbe interessante capire meglio lo status attuale della Germania. Dal momento che la RFT ha annesso la RDT dovrebbe essere quella attuale successore del Reich hitleriano?

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    3. Interessante lavoro di Eric Toussaint sulla cancellazione del debito è l'attuale crisi nel euro-zona.

      Purtroppo in tedesco.



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    4. @ Domenico C

      L'attuale Germania e' considerata lo stato successore della Germania Ovest (RFT) e quindi e' uno stato che ha reciso ogni legame con la Germania del 1937 sin dalla sua costituzione.

      In quanto stato 'non-successore' della Germania del 1937 nessuno riuscira' mai a farsi pagare da questo stato i danni di guerra del III Reich!
      FORGET IT.

      Segnalo questo scritto per saperne di piu'.

      http://digitalcommons.unl.edu/cgi/viewcontent.cgi?article=1006&context=spacelaw

      Questo e' quello che riporta wiki (purtroppo e' gia' in atto l'opera di ri-scrittura della storia, si, perche' il compagno Orwell e' vivo e lotta insieme a wiki.....).

      https://en.wikipedia.org/wiki/Treaty_on_the_Final_Settlement_with_Respect_to_Germany

      La tragedia IMHO e' che non essendosi mai tenuta la conferenza di pace post Potsdam ( https://en.wikipedia.org/?title=Potsdam_Conference ), che sola potrebbe regolare i confini e gli accordi definitivi di pace tra gli stati successori di quelli che hanno partecipato alla II GM, in ogni momento si potrebbe ripresentare in Europa la riproposizione di conflitti territoriali come negli anni trenta, tipo https://en.wikipedia.org/?title=Sudetenland .

      Vedi anche Ucraina.....

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    5. Grazie. Anche se consultando il Di Nolfo e il più aggiornato Varsori non ho trovato nulla sulla questione. Ci vorrebbe qualche manuale di diritto internazionale. In quel libro quindi o si dicono inesattezze o non ho capito io.

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    6. @ Domenico

      Se ci pensi pero' la questione e' piuttosto semplice.

      Non occorre essere statisti, basta solo aver partecipato qualche volta ai conflitti tra bande di ragazzi imberbi per il 'possesso' di un muretto all'ombra o di un campetto di calcio di periferia.

      In una fase molto iniziale della guerra fredda alla Germania Ovest fece comodo dichiarare "vorrei tanto essere lo stato successore del III Reich" (sapendo bene che per poter essere riconosciuti stato successore occorre il consenso di tutti gli altri stati interessati, ove mai ci fosse stata una conferenza di pace).

      Perche'?

      Fu per poter accampare (in seguito) diritti sulla eventuale futura Germania riunificata (cosa regolarmente verificatasi).

      Il fatto e' che, a riunificazione ormai avvenuta, allo stato successore della Germania Ovest (l'attuale Germania) non conviene piu' ri-ventilare l'intenzione di divenire lo stato successore del III Reich.....

      Chi mai potrebbe ancora voler partecipare ad un EU guidata da un eventuale stato successore del III Reich?

      In fondo hanno gia' realizzato il IV Reich (la EU) senza combattere, quindi perche andare a smuovere una merda secca (se la smuovi poi puzza)!

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    7. Se non si considera successore del Reich hitleriano, né della pur onorevole Weimar, erede dell'Impero nato a Versailles, né tanto meno rivendica alcun legame con la RDT allora si comprende quale natura abusiva si celi dietro l'attuale Germania. Di fatto non si riconnette ad alcun passato statuale. Se poi di risale la genealogia statuale meglio si scopre come la RFT non sia se non l'assembramento tra le zone occupate di Inghilterra, Francia e USA. Non c'è da stupirsi della Germania di oggi a fronte di questa natura 'abusiva' e di questo passato del resto poco onorevole francamente.

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  24. Annunciazione! Annunciazione! Sti gran cessi che stanno a Bruxelles pensano ora a questo dopo 30 anni di progettazione e attuazione del mercato unico europeo ...

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  25. E' interessante ed inquietante rileggere Martin Feldstein (1997).

    For many Europeans, reaching back to Jean Monnet and his contemporaries immediately after World War II, a political union of European nations is conceived of as a way of reducing the risk of another intra-European war among the individual nation-states. But the attempt to manage a monetary union and the subsequent development of a political union are more likely to have the opposite effect. Instead of increasing intra-European harmony and global peace, the shift to EMU and the political integration that would follow it would be more likely to lead to increased conflicts within Europe and between Europe and the United States.

    What are the reasons for such conflicts? In the beginning there would be important disagreements among the EMU member countries about the goals and methods of monetary policy. These would be exacerbated whenever the business cycle raised unemployment in a particular country or group of countries. These economic disagreements could contribute to a more general distrust among the European nations. As the political union developed, new conflicts would reflect incompatible expectations about the sharing of power and substantive disagreements over domestic and international policies. Since not all European nations would be part of the monetary and political union, there would be conflicts between the members and nonmembers within Europe, including the states of Eastern Europe and the former Soviet Union.

    Conflicts would also develop between the European political union and non-European nations, including the United States, over issues of foreign policy and international trade. While disagreements among the European countries might weaken any European consensus on foreign affairs, the dominant countries of the EU would be able to determine the foreign and military policies for the European community as a whole. A political union of the scale and affluence of Europe and the ability to project military power would be a formidable force in global politics.

    Although 50 years of European peace since the end of World War II may augur well for the future, it must be remembered that there were also more than 50 years of peace between the Congress of Vienna and the Franco-Prussian War. Moreover, contrary to the hopes and assumptions of Monnet and other advocates of European integration, the devastating American Civil War shows that a formal political union is no guarantee against an intra-European war. Although it is impossible to know for certain whether these conflicts would lead to war, it is too real a possibility to ignore in weighing the potential effects of EMU and the European political integration that would follow.

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  26. Carissimo professore apprendendo come mi chiamavo mentre firmava il suo libro mi scrisse in maniera ironica" con solidarietà" ....oggi dopo ennesima discussione sul nulla cosmico che ci circonda e sulla voglia di non capire le dico con affetto che anche io ho molta solidarietà per il lavoro e la rottura di coglioni che gli tocca ogni giorno nel affrontare codesti soggetti.
    Con affetto.

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  27. Caro Alberto, anche oggi purtroppo ho avuto conferma dei danni fatti dai colleghi che citi nel post, e da tanti altri. Ero a pranzo con un caro amico, ricercatore universitario in scienze sociali (sociologia) e afferente a un dipartimento di scienze economiche e sociali che conosco bene perchè ho lavorato in quell'ateneo per tanti anni. Insieme a noi altri due giovani ricercatori, si parla dell'attualità, la Libia, il sud del Mediterraneo, l'emigrazione, la Grecia.
    Purtroppo escono fuori anche i soliti luoghi comuni, la Cina, la globalizzazione, l'obsolescenza di categorie come stato nazionale, etc.
    Al che cito dati, studi, nomi (ancora ti ringrazio) e per farla breve a un certo punto il mio amico mette in dubbio lo status scientifico degli studi economici, nel senso che solo discipline pienamente rispondenti al metodo scientifico sperimentale posso fregiarsi della denominazione di 'scienza esatta'. Gli rispondo che è un concetto talmente restrittivo e antiquato che, tanto vale, potremmo benissimo tornare allo sciamanesimo per tutto ciò che non riguarda la cosiddetta 'hard science'.
    Vedi dove siamo arrivati? E anche grazie ad alcuni economisti che stanno nel suo dipartimento, non tutti per fortuna. E però sono stufo, più cerco di stare nel merito e più ricevo risposte qualunque. E in tante situazioni oramai più che il rigore argomentativo mi esce prepotente la supercazzola a commento (meglio se prematurata etc.).

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  28. Per puro caso mi sono imbattuto oggi in questo: http://www.gennarocarotenuto.it/27823-gli-italiani-da-primi-a-ultimi-in-europeismo/ . E mi è venuto in mente questo post, visto che si è in tema di responsabilità degli intellettuali "de sinistra". Pare che il soggetto in questione sia docente di Storia contemporanea all'Università di Macerata (non scherzo). Escono dalle fottute pareti.

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  29. Nella culla del welfare di sinistra, a due passi da Reggio Children, inizia la privatizzazione della scuola pubblica di qualità. Il primo passo? Il taglio dei salari... http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/22/modena-scuole-dinfanzia-cedute-a-una-fondazione-le-maestre-salari-tagliati/1129832/

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