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venerdì 29 maggio 2015

Sorpresa! Sono marxista...

Questa mattina mi sveglio e trovo su Twitter:


Ma guarda un po'! Proprio quello di cui vi parlavo ieri sera: la merda che ci rovesciano addosso quelli che hanno perso il treno. Si vede che anche Diego ne ha abbastanza. Scopro così con sollievo che irritarsi lievemente per i pettegolezzi da portierato è marxista. Saranno contente le varie portinaie marxiste che parlano di noi? Non credo. Peccato. Si condannano all'estinzione. Ma, come credo avrete notato, ne sono fieri.

Che poi questa storia non si sa come finirà: si sa solo che finirà male.

Mal comune, fossa comune...

57 commenti:

  1. Più aumentano gli insulti e più vicini siete alla vostra meta.
    (immagino la fatica e il trituramento delle balle).

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    1. Agli insulti si deve rispondere con una battuta. La migliore di oggi riguarda l'area dell'euro. Il PIL greco per il Raggio al quadrato... Arrotondato alla seconda Tsipras decimale, ovviamente. OK, ora me ne posso andare a Varoufakis...

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    2. È tipico: la miglior difesa è l'attacco, quindi se insultano vuol dire che SE STANNO A CAGA' SOTTO!

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    3. Ho una terribile sensazione..... il problema è QUI che si dicono le cose giuste alle persone sbagliate (nel senso che sono persone coscienti di ciò che sta avvenendo) .Bisognerebbe dirle nel posto giusto e alle persone sbagliate.............God Save The Italy.

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  2. Dans une période révolutionnaire, il convient avant tout de ne pas se tromper d’ennemi. Le seul, le véritable ennemi des français et de la France, c’est tout ce qui s’oppose à ce que le pays retrouve sa souveraineté et, avec elle et grâce à elle, les conditions réelles de la démocratie. Si nous voulons retrouver la capacité de penser un modèle social dans un cadre collectif, si nous voulons mettre à bas l’euro-austérité, il nous faudra au préalable retrouver notre souveraineté. C’est ce que SYRIZA a bien compris en passant une alliance non pas avec le parti avec lequel les points d’accord étaient les plus grands sur la question sociale, mais avec les “Grecs Indépendants” (ou An.El) qui partageaient avec SYRIZA cette conception de la lutte pour l’austérité.

    Le camp de ceux qui veulent sincèrement que la France et son peuple regagnent la souveraineté est composite. On peut y trouver nombre de points d’opposition, voire de fracture. Ceci fut déjà le cas dans la Résistance et l’une des taches du CNR fut justement de donner un cadre où ces oppositions pouvaient se manifester mais sans porter atteinte au combat pour la Libération. Que ce camp soit composite est d’ailleurs profondément logique dans une société qui est largement hétérogène et traversée d’intérêts différents. Mais, la constitution, et ici on a envie de dire la reconstitution de ces « choses communes », de ces res publica est aujourd’hui une priorité absolue. A quoi bon, en effet, se battre pour des parcelles de « pouvoir » si ce dernier est vide de sens ?

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    1. L'unica osservazione che (gli) faccio è che secondo me Sapir è troppo ottimista su Syriza, cioè sottovaluta il danno di non dire la verità. Però lui ha senz'altro più esperienza politica di me, come molti di voi.

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    2. Non ho alcuna esperienza politica, e penso che tu abbia ragione su Syriza.

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    3. Diciamo che la ragione, per definizione, ce l'hanno i fatti, che finora non mi hanno dato torto.

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    4. Penso che Sapir tragga le conclusioni dall'assioma che la politica si fa con i mezzi di bordo, ed effettivamente a bordo questo, c'è. Poi a volte con i mezzi di bordo si può solo naufragare, purtroppo.

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    5. Certo, ovviamente ogni volta andiamo a parare lì, e io mi sto zitto. Penso però che la retorica dei "mezzi disponibili", in politica come in economia, trascuri qualche dettaglio...

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    6. @Alberto Bagnai
      "Penso però che la retorica dei "mezzi disponibili", in politica come in economia, trascuri qualche dettaglio..."

      Oh, questa è una cosa che volevo udire anche da qualcun altro, e da molto tempo.

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    7. Io invece punto su Varoufakis. Finora siamo un po' in stallo, e le voci "Tsipras ha tradito le promesse elettorali" si alzano più dalla parte di coloro che auspicano un cambio di regime...

      La vedo così: Varoufakis e Tsipras sono dei grandiosi contapalle, è vero. Ma stanno semplicemente limitandosi ad applicare le regole dell'Eurogioco (che ha nella menzogna uno dei suoi strumenti cardine di successo), gioco che:
      1) a loro personalmente non entusiasma.
      2) sono stati costretti a giocare loro malgrado.
      3) del quale comunque stanno "correttamente" rispettando le regole

      Vedremo

      Un'altra possibilità, il cui significato politico sarebbe tutto da valutare, è che la Grecia venga salvata coi soldi altrui, ad es: nostri! Oltre a quelli già donati al MEF, s'intende. La cosa non corrisponderebbe esattamente ad una capitolazione per il governo Greco (per noi sì, ma è un'altra storia...)

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    8. La vecchia solfa dei "mezzi disponibili" può essere due cose: un necessario bagno di realismo, o una giustificazione per la codardia, il disfattismo e il ralliement. Non so cosa passi per la testa (comunque assai buona) di Sapir. Probabilmente, spera che il suo possibilismo lo aiuti a trovare interlocutori nella sinistra francese, e/o che i suoi scritti, molto diffusi anche in Grecia, possano essere utili alla fazione dissidente di Syriza, che non potrebbe usarli se lui condannasse senza qualificazioni la politica del governo greco e dicesse pari pari le cose come stanno, e cioè che Syriza ha buttato nel cesso il biglietto vincente della lotteria e che ora come ora non può che cedere a velocità crescente, distruggendo in cambio di nulla l'immenso capitale politico che le era stato affidato dai greci.
      Secondo il mio personale avviso, è POLITICAMENTE, e non solo eticamente meglio fare quel che fa Alberto, cioè dire la verità: che dall'euro bisogna uscire, e (ma questo lo aggiungo io) che la UE non è un compagno che sbaglia, una buona idea imperfettamente realizzata, una istituzione gravemente difettosa ma riformabile - insomma, un avversario - ma un nemico, nel senso proprio e schmittiano della parola, (che non vuol dire l'Impero del Male). Le scorciatoie dell'astuzia vanno bene solo quando ci si scontra in un contesto politico e culturale, ripeto culturale, condiviso fra gli avversari. Qui, a modesto avviso del sottoscritto, siamo nella seguente situazione: che le dirigenze responsabili dell'euro (nelle quali comprendo anche le dirigenze USA) hanno GIA' designato come nemici i popoli e gli Stati europei. Ora, se uno ti designa come nemico, tu hai un bell'essere dispiaciuto e renitente, hai un bel dire che non vedi perchè dovremmo arrivare a questo punto, ma c'è poco da fare: sei stato designato come nemico, e l'unica cosa sensata che puoi fare è prenderne atto e ricombiare la designazione, con tutto quel che di spiacevole e difficile ne consegue. Insomma: il nostro problema, sempre a mio avviso, è che ci dobbiamo rendere conto che, volenti o nolenti, siamo in guerra: e quando si è in guerra è meglio a) saperlo b) volerlo c) vincere. Se non facciamo il passo a), impossibile fare il passo b), per tacere del passo c). Quindi, per quanto impolitico sembri dire la verità intera, nuda e cruda, in questo caso, a mio avviso, impolitico non è: tutt'al contrario. Poi come andrà a finire nessuno lo sa, la storia è piena di fantasia. Del resto, come diceva uno che ha fatto un colpo di testa politico da TSO e per miracolo gli è poi andata bene,
      “Tout peut, un jour, arriver, même qu'un acte conforme à l'honneur et à l'honnêteté apparaisse, en fin de compte, comme un bon placement politique.”

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    9. Alberto Bagnai 29 maggio 2015 13:33

      "Penso però che la retorica dei "mezzi disponibili", in politica come in economia, trascuri qualche dettaglio…"

      Uno per esempio è il lavoro dell'intellettuale come l'ha descritto lei nel post precedente, in pratica il lavoro sui mezzi disponibili… il problema grosso è che richiede tempo...

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    10. @Roberto Questo è quello che dico a Jacques e soprattutto ai politici italiani perché altro non saprei dirgli. Dovrebbe essere il loro lavoro.

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    11. Caro Alberto, e fai benissimo. Più di così cosa vuoi fare? Ad impossibilia, etc. Poi, secondo me, gli ostacoli che incontri sono di due tipi: 1) rapporti di forze sfavorevoli 2) subalternità culturale (e si implicano reciprocamente, va da sè).
      A mio modo di vedere, l'ostacolo più dannoso è la subalternità culturale. Vedi ad esempio la Grecia: limiti personali dei dirigenti a parte, in quel caso il governo greco ha avuto una window of opportunity in cui i rapporti di forze erano a suo favore. A rigore, anche la scelta di non chiarire subito sull'euro in campagna elettorale non era incapacitante. Il conflitto ha due centri di gravità: l'euro, e la sovranità/legittimità degli Stati in rapporto alla UE. In realtà, il centro di gravità è uno solo, perchè l'euro è uno strumento politico. Questione euro e questione sovranità/legittimità sono la stessa cosa, espressa in due linguaggi diversi. La forza del fronte avverso è il *rifiuto di esplicitare il conflitto", che consente di manipolare il consenso, di mettere in opera infinite manovre di diversione, di conquistare terreno gradualmente senza suscitare valide opposizioni; ma questa forza è anche la sua debolezza, perchè se un attore politico legittimo - com'era il governo greco all'indomani delle elezioni - porta il conflitto sul piano che gli è proprio, in forma chiara cioè tragica, il fronte avverso non può richiamarsi a un principio altrettanto coerente e valido per giustificare la propria azione (qual è la legittimità della UE? Quale Dio, popolo o conquista ha fatto re la Commissione Europea o la BCE?). Sembra poco, ma in realtà è tantissimo, perchè sul piano strategico, la superiorità morale è un vantaggio politico di enorme portata (soprattutto in questa guerra, che è in larga misura guerra simbolica e comunicativa: ma vedi anche la IIGM).
      All'apertura della trattativa con la UE, il governo greco poteva, molto semplicemente, rifiutare l'ingerenza di organismi illegittimi in nome della propria legittimità, convalidata dall'enorme consenso popolare. Il resto (uscita dall'euro, etc.) sarebbe conseguito logicamente. Non so quali sarebbero stati i contraccolpi e le conseguenze - seri, immagino - ma il governo greco si sarebbe liberate le mani; e viste le conseguenze, altrettanto logiche, del cedimento, il gioco valeva eccome la candela. Sempre secondo me, e sempre facendo la tara dei limiti personali, i dirigenti greci hanno ceduto per subalternità culturale. Questa UE, questo progressismo, questo mondialismo sono il loro orizzonte, da sempre. La distanza tra come lo immaginavano e come effettualmente si presenta è grande, certo; ma non sono capaci di immaginare altro che una versione 2.0 dell'esistente ("il sogno"). Non sono capaci neanche di accettare il fatto, elementare ma culturalmente per loro inaccettabile, che nella battaglia in corso la posizione che sarebbero obbligati a tenere, se volessero fare l'interesse del loro popolo e della loro nazione, è una posizione alla lettera "reazionaria" ("torniamo alla nazione e allo Stato sovrano"). Noi reazionari? Non sia mai, etc. E' una cosa disperante, ma è così.

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    12. Ogni tanto mi ricordo che è necessario tornare ai ragionamenti più semplici.
      Non era necessario essere esperti di economia per capire che la sinistra partitica, e quindi poi il Pd, era completamente persa, si vedeva sotto n punti di vista. L'economia ci ha aiutato avere una voce chiara, ma i segni c'erano.
      Non era necessario essere esperti di diritto, di storia e di organi democratici per capire che il Movimento 5 Stelle stava giocando una partita sporca, si vedeva e si vede.
      Aggiungo, infine, che non è necessario un sottile ragionamento politico per capire che una istituzione che fa ai propri figli quello che viene fatto alla Grecia non è da riformare, ma da sostituire.

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    13. @Robeto Buffagni
      Leggo sempre con interesse i suoi commenti e questi due ultimi mi hanno fatto riflettere su un paio di aspetti. Il primo è che trovo logico e storicamente coerente il concetto dei "mezzi disponibili" di Sapir, ma (ed è un ma importante!) ad una condizione e cioè quella che tutte le forze coinvolte condividano uno stesso obiettivo (chiaro) e la stessa strategia per conseguirlo. Poi una volta raggiunto l'obiettivo condiviso (massimo comune denominatore) ognuno potrà andare per la sua strada combattendo per la propria visione di società. Della serie: 70 anni fa nel nostro CLN si andava dai cattolici, passando perfino da una parte dei monarchici, per arrivare ai comunisti, ma tutti avevano un obiettivo chiaro e condiviso, che era quello di liberare l'Italia dalla dittatura fascista, dall'occupazione nazista e ristabilire la democrazia. Poi, come lei sa, a liberazione avvenuta gli italiani si sono dovuti cimentare prima in una guerra civile aperta (per un paio di lustri e non raccontata sui libri di storia…) e poi in un altra strisciante (infiltrata ed eterodiretta …) che andò avanti fino alla fine degli anni 70' . Il tutto, visto almeno dalla parte degli eterodiretti inconsapevoli, per opposte visioni della società.
      Quello che voglio dire è che nel 1945 i componenti del CLN avevano un chiaro obiettivo, scaturente da una loro verità acquisita e condivisa.
      Cosa di cui ora non vi è ancora traccia in Italia e probabilmente in Francia, almeno a livello di massa critica, per quanto riguarda l'uscita dall'euro. Forse che dobbiamo rivedere i vagoni piombati per conquistare una minima comune condivisione sull'obiettivo di riacquistare la nostra sovranità nazionale? Speriamo di no! Che fare? Probabilmente l'unica cosa che si può fare in tale contesto limitato è fare la POLITICA di VERITA' del Prof. Bagnai, come lei giustamente sottolineava.

      Il secondo aspetto riguardante la "window of opportunity" mi lascia, invece, perplesso. Non riesco proprio a vedere alcuna finestra (probabilmente ho un velo negli occhi…) per una Syriza che ha vinto le elezioni dichiarando esplicitamente di volere rimanere comunque nell'euro, e così facendo privandosi dell'unica freccia al suo stentato arco e condannandosi a fare la parte dei Meli.
      Mentre dall'altra parte abbiamo uno Schauble (o meglio la fazione che egli rappresenta) che dal giorno delle elezioni greche ha subito messo le mani avanti dichiarando che Grexit non era più un problema sistemico … della serie: casomai tu volessi ricattarmi non hai niente in mano! Abbiamo una troika che ovviamente non apre i rubinetti finché non ritiene che la resa a lei sia sufficientemente accettabile (il tempo è dalla parte sua …), ed abbiamo un'amministrazione americana (altra fazione) che, almeno da dicembre, preme perché accordo ci sia, per evidenti interessi geopolitici (compresa paura contagio…).
      Se queste sono le premesse vuol dire che tutte le frecce stanno nell'arco delle elites di potere (e dei lori rappresentanti), e la Grecia rimane solo uno spettatore passivo in attesa di sapere quale destino gli riserverà la fazione vincente.
      Fino all'altro giorno avrei puntato su quelli che vogliono l'accordo (va da sé al ribasso per Syriza…), ma sento ultimamente che la fazione Schauble/FMI spinge per Grexit e fine dei bail-out ogni 2-3 anni… vedremo alla fine quale fazione (mi sembra ce ne siano diverse che privilegiano interessi e visioni diverse) la spunterà. Certamente se la Grecia uscirà dall'euro non sarà per merito suo, e qualsiasi tatticismo politico che Tsipras avrebbe potuto fare, o farà, sarà irrilevante per gli esiti della tragedia.

      Spero di sbagliarmi, in ogni caso con simpatia.

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  3. E se parli della sovranità potresti diventare milosevicista...

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    1. Quanto ci sarebbe da scrivere, su quella vicenda...

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    2. Fallo, Velo! Non aspetto altro da leggere!

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  4. A Scienze Politiche alla Sapienza hanno istituito il corso "Storia d'Europa", sono stato tra le cavie di questa novità alla magistrale che per l'anno prossimo sottoporranno ai 18enni della triennale.

    La parte del corso incentrata più sull'attualità, o meglio la Storia d'Europa post-bellica, è stata interessante anche grazie ad un docente che ha saputo farci discutere; il professore in questione è una brava persona, consapevole di tante cose, ma pecca di essere ancora tra quelli che credono ad un' "altra Europa".

    Comunque, nello svolgimento di corso ho mostrato tutte le mie perplessità sul progetto europeista, ho snocciolato dati e fatti economici riguardanti l'eurozona, fatti storici che smontavano la favola degli errori commessi inquadrandoli meglio come lucide scelte politiche, a chi mi dava pure un po' ragione ma replicava con "ci più Europa" chiedevo sistematicamente il motivo, la risposta non perveniva mai e se perveniva conteneva un paradosso: per combattere i nazionalismi statali, portatori di guerre, ci vuole un'Europa che sappia giocare un ruolo geopolico, niente , io che facevo notare questa contraddizione che da un lato criticava la volontà di potenza statale, per propormi una volontà di potenza europea.

    Poi quelli del "collettivo" (che non mi spiego ancora come in gran parte non li vedi mai a lezioni, ma poi li ritrovi a vincere le borse di dottorato) a me, confesso marxista, mi davano tutte le ragioni sulla critica, per poi dirmi "ma tu ti vuoi chiudere nello Stato-Nazione", anche loro però non sapevano dirmi la necessità di "Più Europa, possibilmente altra". Conoscendo un po' i miei polli, arrivato a fine ciclo di studi, la buttava in parte sulla semantica: per me loro sono "nazionalisti europei", io non difendo lo Stato-Nazione(di cui ho compreso meglio di loro cosa sia stato nella storia del capitalismo), ma gli buttavo la Repubblica, la Democrazia, il diritto costituzionale al lavoro ecc. Niente, europeisti ed altri europeisti non erano in grado di argomentare la necessità di "Più Europa" se non con la solita auto-fustigazione (debito, lavativi ecc.) e più di una volta qualcuno se n'è uscito con "che fai voti Salvini allora!?"....un corto circuito intellettuale, seminari su seminari filosofici per interrogarsi sulla crisi della democrazia, ma se qualcuno prova a mettere tra le cause UE e € allora per questi diventa uno sporco nazionalista chiuso mentalmente.

    Scusi lo sfogo!

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    1. Figurati: ho cominciato io. Ti sono grato per la solidarietà. Capisci che l'esistenza di imbecilli simili mette a dura prova la fede nella democrazia e anche una prospettiva marxista. Non vedo ahimè nulla di male nel fatto che asini simili siano trattati come merce (Bagnai speciiiiiiista!).

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    2. la prospettiva marxista non ha senso comunque ... basta Bobbio e 150 anni di storia a dirlo. Non è che serve l'incapacità mentale dei collettivi di sinistra per dirlo

      Quel che signor Bagnai è apprezzabile nel suo pensiero è al contrario che è collocabile a pieno nel sentiero socialdemocratico

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    3. "Nazionalisti europei" nel senso esatto della parola sono, ad esempio, Jean Thiriart, gli ordinovisti, in generale l'estrema destra europea (Terza Posizione, per dirne una).
      I fautori progressisti del "più Europa" non sono nazionalisti europei, perchè espungono dal loro discorso la base elementare di ogni nazionalismo: cioè a dire, il problema della sovranità, dell'indipendenza e dei confini. Non esisterà mai una "Nazione Europa" senza confini definiti e senza sovranità militare. Chi glielo spiega agli USA che se ne devono andare? Chi sarebbe il federatore dell'Europa? La Germania? Chi glielo spiega alla Merkel che deve mettersi in rotta di collisione totale con lo zio d'America, costituire un esercito e un armamento nucleare strategico europei (e pagarne il conto, economico e politico)?
      I fautori progressisti del "più Europa", quando sognano sognano "più Europa", quando sono svegli fanno "più America in Europa". Si sentono dalla parte giusta perchè si sentono interpreti e guide di un processo storico inarrestabile positivista, alla Auguste Comte, che conduce al governo mondiale. E' il succedaneo del sogno comunista, che è finito male ma era tanto bello, e viene riciclato con meno sangue e + scientismo.

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    4. Beh, come vedi sei in ottima compagnia...massima solidarietà...

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    5. Quel che e' apprezzabile e' che il pensiero del Prof Bagnai non e' collocabile proprio da nessuna parte.
      E' il pensiero di un uomo libero. Qualcuno cerchera' di appropriarsene...ma non finche' c'e' lui.
      Un uomo libero non e' strumento di nessuno.

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    6. @Maurizio
      Un uomo libero non è strumento di nessuno, ma di qualcosa (di pace, giustizia, conoscenza, civiltà etc...) e questo scoccia a quei "qualcuno" che vogliono imprimere il loro nome su ogni cosa, per possederla (il che denota la loro intrinseca vuotezza e insipienza interiore, mascherata da grandezza): si preoccupano più di se stessi e della propria immagine, che della effettiva qualità ed utilità del loro lavoro. Quando, parecchi anni dopo gli eventi in cui gli riuscì di salvare più di 5000 ebrei ungheresi dal nazismo, fu chiesto a Giorgio Perlasca perché non ne avesse mai data notizia, egli rispose semplicemente qualcosa tipo: “Non mi è mai stato chiesto e non ne ho ravvisato la necessità". Aggiunse poi come si fosse ritrovato casualmente in quella situazione, e come l’esistente possibilità di sottrarsi alla stessa gli sarebbe sembrato un venir meno a quanto, seppur d’ingrato, la sorte gli aveva rifilato tra le mani. Rimasi colpito dalla sua figura avanzata negli anni: un omino a cui superficialmente non si sarebbero dati due “sghei”.
      A ben vedere, nulla di che stupirsi; dopotutto, la luce è sempre incolore: ne acquista solo se la si frammenta entro un prisma.

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    7. Chi pensa che Europa, Nato e Usa possano disgiungersi nei prossimi anni è un ingenuo. Mescolare sovranismo monetario e geopolitica è orientativamente molto ingenuo

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    8. @ Roob
      un docente universitario che crede a un'altra Europa o non è una brava persona o non è un bravo docente.



      "Capisci che l'esistenza di imbecilli simili mette a dura prova la fede nella democrazia e anche una prospettiva marxista. Non vedo ahimè nulla di male nel fatto che asini simili siano trattati come merce"
      @ mio Sire,
      sono estasiata.
      M.A.

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    9. @citodacal Strumento di qualcosa....rinfrescante che ci sia ancora chi teorizza l'esistenza di un ideale, di qualcosa che travalica il se' in quanto fatto solo perche' e' giusto...e che si trasforma in qualcosa di piu' grande di se attraverso la salvezza di altri...uno o tanti. Pensavo di essere ormai un povero isolato in una terra di nessuno popolata di furbi, "managers" "realisti"...un "populista" (etichetta che mi fa montare il sangue alla testa e visualizzare splendide scene di violenza e sangue nella mente, nella mente soltanto, certamente, per ora mi controllo piuttosto bene, come dice il prof. e mi dedico a un'estrema cortesia col nemico). Forse e' per questo che vengo qui, e leggo attentamente, si, i post...ma anche i commenti. Perche' così so che non sono solo.

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    10. Marie Antoinette, il popolo merita il suo destino, non fosse che per il fatto che se l'è scelto. Chi vuole portare la soma, è bestia da soma, e non c'è da prendersela col fato. Solo che... ogni tanto "la populace" rumoreggia, si ribella al destino che si è scelta (e.g. sognando l'Europa). E chi come me ha bisogno di silenzio deve intervenire. Ma ben sapendo che i sacrifici fatti otterranno gratitudine in misura pari al merito di coloro cui sono destinati: zero. Poi mi guardo chi è l'ellissoide che crede in un'altra Europa. Mi vergogno per lui.

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  5. E al post di Fusaro ho trovato un commento di una donna che dice (come anche mia moglie spesso mi ricorda) "pensare costa fatica". E già...perchè non basta pigiare un cavolo di bottone, accendere la tv, grattarsi il culo su di una poltrona, sentire il telegiornale (de "la 7" magari che fa più fico) e sposare tranquillamente l'opinione di un giornalaio che leccando un pò qua un pò là è così bravo da convincerti che Cristo è morto dal freddo mettendo così a tacere la propria coscienza (di colui che si gratta il culo intendo). Tocca STUDIARE!!! Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza diceva Gramsci....chissà cosa voleva dire. Cazzo!! Potrò citare Gramsci?? L'ultima volta ho citato Pertini e sono stato trattato di merda. Vabbè chissenefrega correrò sto rischio...rimango comunque affezionato a questo luogo .... e l'orgoglio personale in una situazione di merda così conta quanto il due di coppe quando regna bastoni a briscola

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    1. Gramsci e Pertini non sono la stessa cosa, e se vuoi capire perché pensa a dove li hanno messi. Per il resto, a mio avviso hai colto il punto.

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    2. La 7 fa figo, ma chi si ritiene figo veramente ti dice che guarda Scai.
      Che poi quando gli fai notare che la loro testa è infarcita degli stessi luoghi comuni che escono da ogni televisione del cazzo (pubblica, privata gratuita o privata a pagamento) ti rispondono:
      <>.

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    3. non per niente Mussolini diceva di Gramsci: "bisogna impedire a quel cervello di pensare".

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    4. Come disse Ascanius er Coactus:"L'ignoranza è forza"

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    5. senza cattiveria Gramsci era totalmente un idealista. Piedi per terra molto pochi. Vedeva possibilità di ribellioni popolari dove non ce n'erano affatto: il fascismo aveva se non un consenso diretto molto ampio quantomeno un largo consenso passivo. Il popolo fino alla WWII accettava la dittatura quasi di buon grado

      Mutatis mutandis le menti sovraniste oggi con un po' di senno sono ristrettissime minoranze: per il resto la popolazione va appresso a leader (sovranisti o meno) discretamente populisti e gattopardi

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    6. Gramsci sta a Pertini come Bergoglio sta a san Francesco.

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    7. Gramsci era talmente innocuo come idealista....che non l'hanno fatto uscire vivo di prigione. Altri "con un po' di senno" sono rimasti a piede libero...gli ci e' voluto l'8 Settembre, non la WWII (era già il '43...) per darsi una mossa. Alcuni "meno assennati" come Matteotti, li han fatti fuori nel '24 . Adelante Pedro....con juicio, mi raccomando.

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    8. Ciao Maurizio,
      per farsi eliminare dal regime fascista del ventennio non era necessario essere geniali nell'analisi politica (secondo me Gramsci non fa analisi granché geniali; ha un buon naso per le analisi sociologiche e psicologiche ma non per quelle politiche. Come tutti i marxisti tendono a illudersi e a sopravvalutare la consapevolezza delle masse)

      per farsi uccidere è necessario essere
      - testardi
      - di buon cuore


      e sicuramente Gramsci aveva entrambe queste caratteristiche

      Matteotti era ben più avveduto nelle sue analisi rispetto a Gramsci ...ma non fu eliminato per quello ma perché era testardo e di buon cuore

      ciao

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  6. Le ultime dal magico mondo dell'unione dei popoli : http://rt.com/news/262757-finnish-politician-sterilising-immigrants/

    Ahimè «unico e comune il mondo per coloro che sono desti»(Eraclito),
    mentre è diversificata l'idiozia di coloro che non lo sono (come l'infelicità delle famiglie infelici)

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    1. @Il velo di Maya
      Metto il mio commento in seguito al tuo poiché anche a me è venuto in mente Eraclito, quello de "la natura ama nascondersi" (del resto, anch'egli viene abbastanza tirato per la giacchetta da chi, e in maniera eterogenea, piuttosto che affrontarne realmente gli oscuri aforismi, cerchi di piegarli alla propria mentalità stereotipata e pregiudiziale, in modo analogo a quanto lamentato da Fusaro). Ora, la natura, intesa nel senso di realtà o verità, è molto più articolata e sfaccettata, pur mantenendo una semplicità che viene spesso confusa con la facilità, o la univocità. Anche l’aforisma da te citato è suscettibile di manipolazione e lo stiamo osservando proprio nella demagogia europea e nel pensiero unico: si è desti in virtù d’un principio trascendente, o sostanzialmente più ampio rispetto al semplice sentire immediato, il quale principio, esulando dalle differenze apparenti, non le nega, né vuole ricondurle a una uguaglianza di forma, come invece accade. La semplificazione coatta non conduce alla possibile convergenza, bensì alla omologazione, e tutto ciò che non rientra negli angusti limiti della propria, risuona dissonante e dunque esecrabile. All’autentico “pensatore” quindi si preferisce l’ideologo: per esser compreso, e a prescindere dall’esser con lui in accordo o meno, il primo richiede l’esercizio d’uno sforzo analogo a quello ch’egli stesso ha compiuto, sicché si possa contemplare autonomamente la veridicità, o l’incongruenza, di quanto egli ha indicato; per il secondo, è sufficiente esercitare una banale “scelta” da social network: mi piace, non mi piace, ovvero coincide o no con la mia condizionata immediatezza (in Lombardia si dice “chel lì l’è di nostr” – quello è dei nostri…). Del resto, è la stessa differenza esistente tra la poliedricità coerente di un simbolo, inteso nel senso tradizionalmente corretto del termine, e una etichetta.

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  7. D'accordo per i commenti e le critiche da portierato, qualificano chi le lancia.

    Ma critiche scientifiche alla retorica e alla filosofia sono difficili da immaginare, a meno che non si torni ai consessi filosofici di una volta e il contendere non sia affidato agli stessi soli filosofi. Non essendo Fusaro un marxista vero o puro che dir si voglia (d'altronde si dice allievo - quanto indipendente non so - di Preve, i cui pensieri sono i migliori che io abbia potuto apprezzare fra quelli marxisti che ho letto) è facile dai pensatori automatici aspettarsi scandalo: Fusaro è un Preve che si è aperto e si offre al volgo, con un linguaggio sicuramente più abbordabile di quello del maestro, dunque le accuse di tradimento arrivano non solo dai marxisti ortodossi ma pure da chi marxista non è, il numero e le diversificazioni qualitative dei suoi critici aumentano, in rapporto conseguenziale all'aumento di quelli dei suoi sostenitori.

    Penso, nel mio piccolo, che ci sia differenza tra i termini filosofo, e filosofo-politico. Anche là dove la Politica, e non la politica, non può che qualificare il filosofare, trovo sempre che una Filosofia che debba far riferimento a un "filosofo" (nell'esempio Marx) piuttosto che il contrario, ossia che un filosofo (nell’esempio Fusaro) si ispiri alla Filosofia, sia un pensare troppo costretto da zavorre che non si riescono a tagliare via: e questo per permettere alle capacità umane di pensiero di andare ancora oltre. Una filosofia che vorrebbe richiamarsi alla legge di una "Materia" che generi il pensare o che non possa districare questo da quella può essere solo mera dialettica e non Dialettica, può essere solo contraddire o disattendere quella "legge" che voleva e vedeva i grandi Filosofi pescatori nel Mondo delle Idee, generatrici.

    Per gli allievi ci sono diversi futuri ma sono sempre quelli: disattendere gli insegnamenti del maestro, eguagliare il maestro, superare il maestro.

    Chiaro che auguro al Fusaro di abbracciare il terzo futuro.

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  8. MANIFESTO DELLA SINISTRA SPAGNOLA INTITOLATO: USCIRE DALL'EURO (ESORTATIVO).

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  9. Grande Diego! Come sempre del resto...il prof ci ha già fatto il callo da tempo, io leghista (quindi pericoloso "razzista-fascista-ignorante") ancora di più, il Dott. Fusaro se ne frega...TUTTI D'ACCORDO ALLORA: QUINDI FREGHIAMOCENE degli appellativi che questa gentaglia vorrebbe attaccarci addosso E ANDIAMO AVANTI!!!! W LA LIBERTA'!!! Grazie per lo spazio e scusate lo sfogo...

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  10. Giusto per evitare una lettura del contorno eccessivamente pessimistica (non che ci sia tantissimo da ridere, comunque) evidenzierei che:

    1) Gli euroentusiasti, pur continuando con le loro panzane, prefriscono oramai sfuggire l'argomento, mi pare che l'entusiasmo gli si stia smorzando, e chissà che anche l'Euro...

    2) Mi pare si stia aprendo un divario sempre maggiore tra ciò che determinate figure effettivamente dicono (tipo il governatore Visco) e quello che viene riportato dalla stampa. Specie i titoli, che sono poi l'unica cosa che molti leggono, sono sempre più fuorvianti. Perchè, diciamocelo, noi siano pochi e scarsi e non stiamo messi molto bene, ma anche gli altri sono alla frutta...

    Rimaniamo naturalmente in attesa di capire bene in cosa i vari alternativi Civati, Landini, Santoro & C.O. siano effettivamente alternativi...

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    1. Finora si sono dimostrati alternativi alla ragione, al buonsenso e alla lungimiranza.
      Vediamo il lato positivo: possono solo migliorare.

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  11. C'era una volta l'umorismo,poi arrivarono i catto-marCSiani e di esso non si seppe più nulla.Fu così che morì la democrazia.
    Amen
    P.S.
    Speriamo che dalla Toscana arrivi un segnale positivo,a proposito di tonnellate di merda...

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  12. "Che poi questa storia non si sa come finirà: si sa solo che finirà male. Mal comune, fossa comune..."

    Attenzione alle profezie Prof., tendono ad avverarsi un po' troppo per i miei gusti.

    Tre giorni fa fu pubblicato su Veteranstoday un video di una presunta esplosione nucleare tattica in Yemen (cioe' dell'esplosione di una piccola bomba ai neutroni).

    Video del genere sono sempre un po' sospetti (per esempio un video girato a Damasco nel 2014 e due altri video analoghi, girati in Ucraina a Luglio ed Agosto 2014, non sono mai stati ripresi dalla stampa Russa).

    Piu' o meno contestualmente e' apparsa su Veteranstoday anche la notizia che un paio di F-15, abbattuti dalla contraerea Sciita in Yemen, non erano in realta' Sauditi ma dei velivoli Israeliani riverniciati di fresco.

    Oggi la notizia della bomba ai neutroni viene invece ripresa dalla Pravda.

    http://english.pravda.ru/news/hotspots/29-05-2015/130785-nuclear-0/

    Come si diceva in caserma ai tempi della naia 'non so se mi si piega'.....

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  13. https://www.youtube.com/watch?v=iym2agTnmxI

    Sorpresa: non solo Stefano Fassina non é piu' l'uomo tormentato ma fedele alla linea che vidi al convegno di Asimmetrie del 2014 qui a Roma. Adesso si dichiara a favore di:
    - politiche di investimento pubblico in barba ai parametri,
    - stringenti controlli sui movimenti di capitale,
    - (udite udite) "misure protezionistiche nel commercio internazionale da attuarsi anche unilateralmente".
    E cosi il mantra passa da "macché sei matto che rivuoi la lira?" a "si vabbé mo rimettiamo i dazi". Un altro annetto e si iscrivera' a Casapound. DAR!

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    1. Va a fare un copia e incolla del Tramonto e IPF a casa di memmeta...mi son perso qualcosa?Di fronte ai tatticismi della Fassina mi trovo disarmato...boh

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  14. scusate l'OT ma volevo portarvi a conoscenza di un fatto terribile: il Jobs Act fa diminuire l'occupazione ed aumentare le tasse.

    La Filarmonica della mia cittadina ha dovuto assumere a tempo indeterminato i Maestri (dato che il Jobs Act non permette piu' l'assunzione come CoCoPro) con conseguente aumento della retta di ben 9€/mese dovuto all'aumento di tassazione, lasciando a casa quelli che facevano poche ore per cui non risultava conveniente il nuovo tipo di contratto.

    ed ora...Musica Maestro!

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  15. Grandissimo Bagnai: ci so' arrivati pure loro:
    http://www.marx21.it/internazionale/europa/25669-rompere-le-catene-delleuro-dellunione-europea-e-della-nato.html
    Non so chi sia questo signore e l'analisi è un po' sbilenca, ma l'assunto mi piace.

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  16. Sul piano teoretico Fusaro sbaglia perché non ha compreso la distinzione tra attività teoretiche e attività pratiche già delucidata da Benedetto Croce (né ha risposto a un mio breve messaggio che gli chiedeva chiarimenti sulla questione). Il risultato è una specie di minestrone postmoderno in cui galleggiano alla rinfusa Fichte, Marx, Gramsci, Gentile, Nietzsche, Heidegger e chi più ne ha più ne metta. Ciò non vuol dire non riconoscerne i meriti sul piano pratico-politico: la denuncia della dismisura dell'economico è una delle priorità etico-politiche del nostro tempo. Se a qualcuno interessasse la distinzione crociana tra filosofia e politica rinvio a una Postilla del 1923 http://ojs.uniroma1.it/index.php/lacritica/article/view/7660/7642 (ma la tematica percorre tutta l'opera di Croce: dai primi scritti sul Materialismo storico, alla rottura con del 1913 con Gentile e al grande libro sulla storia del 1938)

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  17. Vedo che, gira che ti gira, la faccenda delle accuse diffamatorie non è cambiata d'una virgola. Illo tempore, se ti provavi a contestare il PCI perché la sua politica non "collimava" più con gli interessi dei lavoratori, ti beccavi del nazimaoista com'nient'al fusse.

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