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mercoledì 18 marzo 2015

Percorsi di globalizzazione

Come sa chi sta su Twitter e non è ancora stato bloccato (gli altri sono figliastri), oggi sono stato al liceo linguistico De Sanctis per parlare un paio d'ora nel quadro della "coggestione". Inutile dire che sulle mie classi non tramonta mai l'attenzione. Mi ricordo di una volta che una mia collega entrò durante un mio esame scritto per chiedermi non so che cosa. Mi guardò un po' interdetta... "Ma che silenzio!" E io: "Perché, durante i tuoi scritti parlano? Ma io glielo dico il primo giorno: a fine corso ci saranno un esame scritto e uno orale. A quello scritto non si deve parla, a quello orale si può parlare".

Basta capirsi.

E poi, devo dire, partivo avvantaggiato. Le ragazze (solo donne, che meraviglia!) avevano nozione di cosa fosse il materialismo storico e perfino della guerra franco-prussiana, con annessa Comune di Parigi. Ce ne fosse anche uno solo dentro al PD con questa consapevolezza!

Mentre ero lì, mi è venuto in mente di aggiornare i grafici di Milesi Ferretti e Razin. Uno che mi sembra abbastanza espressivo mette in relazione il livello di reddito pro capite con quello del rapporto debito estero/Pil. I paesi più a destra sono quelli col reddito medio pro capite più alto, quelli più in basso sono quelli col debito estero netto (posizione finanziaria netta sull'estero negativa) più grande.

È interessante osservare l'evoluzione, esaminando i paesi emergenti, i PECO e i PIGS. Date un'occhiata anche voi:





La nuvola di punti all'inizio è concentrata. in celeste ci sono i tre paesi mediterranei dell'Eurozona più stressati di noi, in rosso i PECO, in nero altri emergenti vari. Molti PECO nel 1994 erano in posizione bilanciata o positiva, fondamentalmente per il fatto di non aver potuto accedere ai mercati finanziari internazionali. Nel 1994 inizia la liberalizzazione, e già nel 2004 i risultati si vedono: la nuvola si disperde verso destra (per la crescita economica) e verso il basso (per l'apertura ai mercati finanziari internazionali, con relativi afflussi di capitali nei paesi più arretrati). Eccezione notevole: la Cina, che riesce a svilupparsi senza indebitarsi. Alla vigilia della crisi, nel 2008, alcuni PECO avevano raggiunto e superato le economie più povere dell'Eurozona, ma non erano quelli più indebitati (come Ungheria e Bulgaria), bensì quelli a medio indebitamento (almeno, per gli standard dei paesi emergenti): Repubblica Ceca e Slovenia. Poi, con la crisi, Grecia, Spagna e Portogallo si muovono verso sinistra (meno reddito) e in basso (più debito), e il catch up dei PECO diventa un fenomeno più esteso: avete sempre più puntini rossi a destra dei puntini celesti (la Spagna però non è ancora stata raggiunta dei PECO).

Qui vedete i percorsi di alcuni paesi:


Guardate lo spostamento verso destra. Solo la Cina lo mantiene più o meno costante (e attenzione a come sono calcolati i tempi: fra 1994 e 2004 c'è un decennio, fra 2004 e 2008 solo quattro anni, cioè più o meno quanto fra 2008 e 2013 - cinque anni). La crisi ha rallentato i PECO, e ha riportato un paese come la Grecia indietro di almeno dieci anni (favorendo quindi la "convergenza" fra paesi europei, nel senso i più poveri fra quelli più ricchi, cioè fra quelli dell'Eurozona, sono tornati indietro, il che ovviamente ha facilitato il loro raggiungimento da parte delle economie una volta definite "in transizione"). Notate anche che la posizione netta è peggiorata un po' ovunque: la Cina ha ridotto il suo attivo, ma il vero disastro è in Grecia, dove le passività nette sull'estero sono aumentate in modo spropositato. I percorsi di Repubblica Ceca e Romania sono, nonostante le diversità fra i paesi, piuttosto simili.

E se nel quadro mettessimo la Germania?

Be', ormai dovreste immaginarlo anche da voi cosa vedremmo, ma io son qui per servirvi, si sa, e allora ve lo faccio vedere, aggiungendo anche il percorso dell'Italia:



Capite perché mi viene da ridere quando sento dire che "oggi c'è la Cina", motivo per il quale dovremmo unirci alla Germania che ci proteggerà! Se la Germania si fosse comportata come la Cina (riducendo, durante la crisi, il proprio surplus estero da 10 a 2 punti di PIL, e quindi agendo da motore dell'economia mondiale, a costo di ridurre un po' il proprio attivo estero), staressimo tutti meglio. Ma naturalmente così non è: il mercantilismo tedesco non ammette deroghe!

Come vedete, l'Italia è come la Grecia ma un po' in meglio (esattamente come la Repubblica Ceca è come la Romania ma un po' meglio): il reddito di partenza è maggiore, l'indebitamento è minore, ma anche noi abbiamo sterzato, tornando indietro (e aumentando il nostro debito estero, mentre la Repubblica Ceca, che durante la crisi ha subito un aumento del rapporto debito estero netto/PIL di proporzioni comparabili al nostro, è comunque andata avanti - cioè a destra - in termini di reddito). Il percorso sul quale siamo è chiaro, ma questo noi lo sappiamo bene, e chi non l'ha ancora capito, fatevene una ragione, non lo capirà mai. Continuerà a ragliare di corruzione, quando, come forse avrete visto, all'estero la stampa dice tranquillamente quello che in Italia potete leggere solo su questo blog.

Come dicevo oggi alle giovani virgulte, ogni volta che in Italia si ricomincia a parlare di corruzione, significa che c'è qualcuno che vuole comprarsi qualcosa, e se leggete Foa vi potrete fare un'idea...

Comunque, ci sarebbe da parlare per ore su questi grafici. Ecco, fatelo voi... A me viene in mente solo una considerazione: un grafico come questo rende plasticamente evidente la divergenza fra le economie europee indotta dalla Kurzsichtigkeit tedesca. Mi duole farlo notare, e mi spiace se ne spiacciano le anime belle. Come dico in L'Italia può farcela:



È così chiaro... Mi dispiace proprio per le anime belle che non vogliono capirlo. Una Europa a leadership tedesca non potrà mai funzionare, e il tentativo di costruirla significa imboccare un percorso che purtroppo (per tutti, anche per i tedeschi) porta al conflitto armato e allo sterminio (più o meno industriale). È un vero peccato che la leadership tedesca decida di trasformare il proprio meraviglioso paese da una opportunità a un problema per i suoi vicini. Peccato soprattutto per il popolo tedesco, che alla fine ne paga il conto.


Io ora devo andare ad accordare. Ci vediamo al concerto...

11 commenti:

  1. So che è solo un altro modo di dire cose che hai già detto, ma questi grafici sono comunque spaventosi.
    Beati quelli che non li guardano e/o non li capiscono...
    Finché non verranno a prenderli.

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  2. Molto bello per un fatto:
    evidentemente tramite l'indebitamento si possono nascondere (per un certo tempo) i problemi economici, per cui il PIl è un parametro che conta ma anche no, e così il debito pubblico (va bene va bene: debito aggregato).
    Con questa rappresentazione si raggira ottimamente il problema...

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  3. Davvero intuitivo ed interessante.

    Notavo anche il percorso a grandi passi verso l'aumento del reddito pro-capite della Russia (insieme ad una riduzione dell'esposizione estera in rapporto al PIL).

    Già, questo Putin è proprio un pessimo governante. Poveri russi.

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    1. è interessante anche il percorso dell'Argentina....molto simile a quello della Russia

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  4. Si potrebbe anche commentare cosi? (domanda):
    La Cina a seguito della crisi di domanda mondiale ha diminuito le proprie esportazioni (riducendo il surplus) ma espandendo la domanda interna tramite maggiori consumi interni e (probabilmente) tramite maggiori importazioni, aumentando così il proprio reddito pro-capite e fungendo da motore dell'economia mondiale.
    Russia ed Argentina hanno seguito lo stesso trend anche se con valori di crescita del PIL e diminuzione del surplus commerciale minori. La Malaysia in particolare è cresciuta nonostante sia passata da una PFNE attiva ad una passiva (2008-2013), probabilmente dovuta al fatto che la crisi di domanda mondiale ha ridotto le sue esportazioni di commodities (principalmente olio di palma e derivati), da cui la sua economia dipende in gran parte, portando la bilancia commerciale in deficit. Nonostante questo è riuscita a crescere lo stesso.
    Al contrario della Cina, la Germania con la sua politica mercantilistica ha aumentato sensibilmente il proprio surplus commerciale dal 2004 in poi, crescendo altrettanto sensibilmente, ma a scapito del resto dell'Europa (suo principale mercato di sbocco) dove la maggioranza degli altri paesi europei hanno visto il proprio dedito estero aumentare sensibilmente correlato a recessione o stagnazione (Grecia e Italia i casi più evidenti di decrescita).
    Probabilmente paesi come Repubblica Ceca, Polonia e Romania sono cresciuti lo stesso perchè hanno potuto svalutare (non avendo l'Euro), difendendo così la propria competitività nonostante un aumento dell'indebitamento estero.
    Sarebbe interessante poter vedere un grafico dove venga raffrontata la crescita del PIL della Germania dallo scoppio della crisi ad oggi, con la crescita e/o decrescita del PIL aggregato dei restanti paesi UEM/EU/PECO con i quali la Germania ha rapporti commerciali (forse l'ha già pubblicato e me lo sono perso...).
    E poter fare delle stime di quello che potrebbe essere stata la crescita globale del PIL Europeo se, a parità di tutte le altre variabili (crisi compresa), i paesi UEM avessero potuto riallineare il cambio, o (a cambi fissi) la Germania avesse fatto una politica di espansione della propria domanda interna, abbassando il proprio surplus commerciale. Ma mi rendo conto delle difficoltà di tali stime.

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  5. Molto interessante questa rappresentazione. Grazie. Mi piacerebbe vedere la traiettoria dei paesi sviluppati della eurozona, tipo finlandia o francia.
    C'e' una cosa che mi colpisce. Se capisco correttamente la rappresentazione, la cina negli ultimi anni si sta indebitando. Cioe' la posizione netta pro-capite verso l'estero e' sempre positiva, ma in diminuzione. Cio' accade perche' importa di piu' o perche' esporta di meno o altro (flusso capitali)? O sono io che non ho capito? Chi mi puo' aiutare.

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  6. Certo è curioso che anche nel grafico per andare incontro a un minor reddito ci si muova verso sinistra...

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  7. Capperi! Altro che putin cattivo! Avessimo avuto la dinamica russa...

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    1. Mi spiego ancora meglio sia l'elevatissimo indice di gradimento interno (pare si aggiri intorno all' 85%) sia la martellante demonizzazione western.

      Oltre al resto, va da sé; come sempre e come è evidente, la cura per la propria nazione passa anche dalla coscienza della propria identità (leggi: immigrazione controllata) e dall'importanza di mantenere un tasso di natalità sano (leggi: ideologie gender estremizzate non sono benvenute).

      Sempre, su questi temi, si va di pari passo. Ricordiamocelo.

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  8. Risposte
    1. Hai ragione! Parlano tutti di ClubMed, ma già Huelva è sull'Atlantico...

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