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domenica 12 ottobre 2014

IDE: quelli che "l'euro ci protegge"...

La discussione sotto al post sulla povera Finlandia a un certo punto ha preso una piega preoccupante: qualcuno ha cominciato a dire roba del tipo "ma sì, non ricordi, Bagnai lo ha detto che gli IDE sono il male assoluto"...

Per chi si fosse messo in ascolto in questo momento, IDE sta per Investimenti Diretti Esteri, ovvero per quei flussi di capitale che si muovono fra un paese e l'altro allo scopo di acquisire il controllo di un'attività produttiva. L'investitore in questo caso non opera in una mera logica di portafoglio (compro l'azione tale perché rende), ma di gestione (compro l'azione tale per controllare la società). Gli IDE possono ovviamente prendere la forma di acquisizioni (scalate azionarie), fusioni, ma anche di costituzione di nuove aziende (via riconversione di precedenti, o proprio dal nulla). Naturalmente in un paese entrano IDE, e da un paese escono IDE. Le aziende italiane, negli ultimi anni, sono acquisite a un ritmo piuttosto elevato da imprenditori esteri, ma anche gli imprenditori italiani si internazionalizzano, delocalizzano, e quindi acquisiscono o creano aziende all'estero. È un fenomeno che è sempre esistito e sempre esisterà, e di per sé non è né buono, né cattivo. Va gestito.

Per fortuna poi Prove tecniche e Adriana (fra gli altri) sono intervenuti a riportare un po' di buon senso, chiarendo in modo eccellente il significato dei miei precedenti interventi sull'argomento.

Lo spirito di questo blog infatti è esattamente il contrario di quello dei commenti che ho sintetizzato sopra. Il blog è stato aperto per spiegare che in economia non esistono né mali assoluti, né panacee. Un tedesco può pensare che la soluzione di tutti i problemi sia esportare, Giannino può pensare che la soluzione di tutti i problemi sia tagliare lo Statoladro, Giavazzi poteva pensare che tutti i problemi si risolvessero con la credibilità, e così via. Ogni dilettante ha la sua idea di free lunch, ma questi sono casi patologici. Gli economisti sanno che non ci sono soluzioni miracolose, pasti gratis: esistono risorse da gestire, e alcuni arrivano anche a capire che la scelta di come gestirle non è (solo) tecnica ma (soprattutto) politica.

Questo messaggio è stato chiaramente esplicitato fin dal primo post, perché fa parte dei dati acquisiti della mia materia (la politica economica). Vi capisco quindi quando esternate una certa insofferenza verso i vari "bagnailafafacile": perché sapete che non è vero, ed è per questo che state qui.

Va precisato che un dato non politico, ma tecnico, assolutamente imprescindibile, è la contabilità. Gli IDE in entrata (acquisizione di nostre aziende da parte di stranieri) sono registrati come passività nella posizione patrimoniale sull'estero italiana, perché è roba che esce dal nostro patrimonio, e sono soldi che l'estero in qualche modo ci "presta", acquistando una nostra azienda per tenerla in piedi o creando qui capacità produttiva, e che noi quindi dobbiamo remunerare (e questo accade quando l'imprenditore estero porta a casa sua i profitti). Specularmente, i nostri imprenditori contribuiscono positivamente alla posizione patrimoniale italiana sull'estero quando acquisiscono all'estero aziende, che entrano così nel patrimonio italiano, e rendono profitti che in parte vengono rimpatriati in Italia.

Chiaro che chi, come l'Irlanda, si ingolfa di investimenti in entrata, poi soccombe sotto il peso dei redditi che deve trasferire all'estero. Molti non capiscono, anime candide... "Ma come, se il Pil non cresce più, se non si creano redditi, come si fa a trasferirli all'estero?" Eppure, dovrebbe essere semplice! Basta proporre ai lavoratori di pagarli la metà di quanto li pagavi, ad esempio, ed ecco che preservi i tuoi profitti! Quando la torta non cresce, chi ha il coltello dalla parte del manico può tranquillamente decidere di tagliarsi una fetta più grande.

Quelli che la fanno facile sono gli altri, quelli che vedono negli IDE in entrata (cioè nel fatto che imprenditori esteri acquisiscano nostre aziende, e quindi peggiorino la nostra posizione patrimoniale netta sull'estero), una panacea, che creerebbe occupazione e sviluppo a prescindere, senza se e senza ma. Da questo approccio ideologico derivano tante lievi imprecisioni, come l'idea che se siamo in crisi la colpa è della magistratura, perché i tempi della giustizia scoraggerebbero gli investitori esteri a comprarsi le nostre aziende. Quando poi sugli stessi giornali trovate scritto che è preoccupante il numero di aziende italiane che sta passando in mano estera, capite bene che c'è qualcosa che non torna.

Vorrei tornare brevemente sull'argomento per precisare due punti che tornano nel dibattito con una tediosa frequenza:

1) gli IDE in entrata sono una panacea, un fattore di crescita e occupazione per il paese che li accoglie?

2) posto che non sia così, la moneta forte ci protegge dall'acquisizione delle nostre aziende da parte dell'estero?


Gli IDE sono una panacea?
Sul primo punto, vi fornisco una valutazione comparativa della posizione di quattro grandi economie europee al 2012 (per il 2013 non avevo i dati completi, la fonte è Eurostat).


Constatiamo che, in effetti, l'Italia risultava a fine 2012 relativamente più "chiusa" in termini assoluti degli altri paesi. I suoi investimenti in entrata, ovvero passivi, ovvero dall'estero, cioè la barra rossa, misurati in rapporto al Pil erano il 37% di quelli spagnoli, il 44% dei francesi, il 67% dei tedeschi. In termini netti, però, la distanza dai "virtuosi" era minore. La nostra barra verde è il 56% di quella francese o tedesca. La Spagna, invece, ha una posizione netta negativa.

Ora, capite bene che per quelli che la fanno facile questo grafico è un colpo mortale. Se il problema fosse attirare investimenti per creare occupazione, la Spagna ne ha attirati più del doppio di noi, ma ha anche un tasso di disoccupazione che è più del doppio del nostro. Quindi le facili ricette del tipo "aboliamo la magistratura contabile così gli investimenti esteri creeranno occupazione" non sembrano essere di generale validità (cosa che del resto osserva, con lo sguardo del giurista, Salvatore Giacchetti).

È chiaro che qualcosa non torna.

Se nel quadro mettiamo, per curiosità, l'Irlanda, le cose si presentano così:


Credo si capisca bene l'anomalia irlandese, che ha provocato i disastri che abbiamo descritto qui, come pure il fatto che noi ne siamo ben lontani, per cui evocare un "pericolo Irlanda" nel caso dell'Italia non sarebbe appropriato. D'altra parte, credo anche che si capisca, una volta di più, che un eccessivo stock di investimenti dall'estero non è solo un'opportunità ma anche un problema, perfino quando la posizione netta torna a essere, come nel caso irlandese, positiva.

Il quadro quindi è sfumato, il che significa che se da un lato non avrebbe alcun senso predicare l'autarchia finanziara e demonizzare gli Ide, d'altra parte può aver senso chiedersi quale sia la misura corretta di ricorso a questa forma di finanziamento estero (troppo spesso presentata in letteratura come un free lunch) e porsi la questione di come difendere le aziende nazionali da acquisizioni predatorie.

La moneta forte (l'euro) ci protegge?
Passo così al secondo punto. Qualche collega continua ad esprimere la bislacca opinione che l'adesione all'euro ci difenderebbe dall'acquisizione di aziende a prezzi di saldo, dai fire sales, che si avrebbero nel caso in cui l'Italia si sottraesse al regime di Bruxelles.

Una variante del "bagnailafafacile", insomma.

L'argomento va così: dato che il cambio scenderebbe, le aziende costerebbero meno per gli acquirenti esteri, e questo ne favorirebbe la cessione, anche perché (si lascia capire) Bagnai che la fa facile è un liberista che non vuole bloccare i movimenti di capitali (oltre a non preoccuparsi dell'inflazione che, come ogni economista di Chicago sa, è una tassa iniqua ecc.).

Un argomento che presenta diversi livelli di disonestà intellettuale: ora li sbucciamo insieme, ma prima vorrei sottoporvi un altro articolo che mi ha fatto vergognare di essere un economista: questo.

Dunque, cosa hanno in comune? Be', i bagnailafafacile sono "de sinistra", per cui, come ovvio dalla loro parte, sono molto preoccupati dal nazionalismo e poco preoccupati per la democrazia.

Il fatto che il vincolo esterno sia stato utilizzato con il consenso di sinistra e sindacati per schiacciare i diritti dei lavoratori non li turba, tant'è che quando si tratta di parlare di uscita dall'euro questa viene sempre presentata non come un passo necessario per ristabilire un minimo di sovranità popolare in Italia, ma come una minaccia, come un'arma "fine di mondo" da usare per scongiurare il pericolo di uscire dalla trappola dell'euro.

Anche i colleghi su Voxeu sono atterriti dal nazionalismo, e trovano che preoccuparsi del fatto che aziende nazionali passino in mano estera ne sia una prova, e sia anche un atteggiamento infondato, per i motivi che poi vedremo.

Ma torniamo ai diversi livelli di disonestà intellettuale contenuti nello stucchevole e fasullo argomento che l'euro proteggerebbe le nostre aziende.

Primo livello: quello normativo
Intanto, a livello normativo, è proprio nel quadro delle regole europee che non possono essere prese misure per difendere l'interesse nazionale. Siamo onesti: all'estero ci riescono benissimo. Quando i nostri imprenditori hanno toccato aziende sensibili (in Francia, ad esempio), sono sempre dovuti tornare con le pive nel sacco, mentre da noi si parla di svendere l'Eni un giorno sì e l'altro pure, e pochi se ne curano. Il fatto è che l'Eurozona è stata costruita per favorire la libera circolazione dei capitali, non per affratellare il proletario del Sannio con quello della Foresta Nera. Questo è il primo dettagliuccio che sfugge, evidentemente, a chi crede che dentro l'euro le nostre aziende siano più facilmente "difendibili". Le cose stanno esattamente al contrario: se si difende un sistema che ha come intento fondativo dichiarato quello di favorire la libera circolazione dei capitali, come si fa poi ad atteggiarsi come quelli che "a sinistra ce l'hanno solo loro", e che vogliono limitare i movimenti di capitali? Chiaro che se il capitale lo lasci libero, poi fa quello che vuole: non è una cosa di sinistra e infatti l'euro non è di sinistra.

Misteri italiani...

Secondo livello: quello politico
A latere, noto che è di una disonestà intellettuale palese, squallida e rivoltante attribuirmi intenzioni ultraliberiste, considerando che mi sono espresso in modo molto esplicito a favore del ripristino di una sana "repressione finanziaria" (per dirla con Reinhart e Sbrancia). Lo ho fatto, ad esempio, a pag. 329 del Tramonto dell'euro:



I controlli sui movimenti di capitali
Le esperienze storiche mostrano che l’uscita da un’unione monetaria si accompagna spesso a restrizioni sui movimenti di capitali. Non tutti i commentatori sono d’accordo circa l’opportunità di una tale restrizione: Bootle (2012) sostiene che sarebbe possibile evitarla se si riuscisse a mantenere la segretezza fino all’ora X e se si potesse contare su un weekend lungo per effettuare i necessari adeguamenti del sistema bancario; Sapir (2011b) tende invece a considerarla inevitabile. Molto dipende da come si concepisce il “mondo di dopo”, ovvero se si ritiene che in esso debba continuare a prevalere la deregolamentazione finanziaria, oppure se si ritiene, come chi scrive, che sia necessario evolvere verso una gestione più prudenziale dei mercati finanziari.



ma l'ho poi fatto anche alle pag. 371 e seguenti dello stesso testo, parlando diffusamente del ruolo che secondo me la repressione finanziaria dovrebbe avere, in un'ottica di lungo periodo, per il ripristino di condizioni non patologiche sui mercati finanziari. Non solo. L'ho fatto in modo ancora più reciso quando ho dichiarato, a pag. 278, che è condizione necessaria:



  ristabilire il principio che la Banca centrale è uno strumento del potere esecutivo, e non un potere indipendente all’interno dello Stato;


Ecco, perché qui è il nocciolo della questione, sul quale non sentiamo mai esprimersi i gentili colleghi. Oggi, nei fatti, difendere l'euro è difendere Draghi e la sua "indipendenza" da noi. Questo perché l'unico modo per riportare credibilmente lo strumento monetario nell'alveo di un processo democratico è, in via preliminare, riportarlo su scala nazionale, perché su scala europea istituzioni democratiche non ce ne sono.

Hai voglia a ragliare BcecomelaFed! Se ti piace la Fed, procurati una green card, ché la Bce come la Fed non sarà mai, e non solo perché durerà poco, ma perché c'è quel piccolo problemino con la Guerra di secessione del quale parlava Feldstein...

Quindi, posto anche che l'euro difendesse le aziende (e ora vediamo subito come e quanto), non difenderebbe la democrazia, e in particolare, come mostro nel prossimo libro (ma era chiaro anche dal Tramonto dell'euro) non difenderebbe i lavoratori.

Ma allora, scusate, posto che siamo "de sinistra", de che stamo a parla'?

Abbiamo capito, vero, che per me l'uscita dall'euro è un processo che ha motivazioni politiche e civili profonde, e che richiede snodi tecnici che non credo si siano inventati nella Magna Grecia, ma che sono invece contemplati in tutta la letteratura internazionale?

Bene, allora andiamo avanti, col terzo strato di disonestà intellettuale, che è meramente aritmetico.

Terzo livello: l'aritmetica
In un diverso contesto mi era capitato di far amabilmente notare che la preoccupazione per il vantaggio che la svalutazione avrebbe dato agli acquirenti esteri era infondata su base meramente aritmetica. Era infatti evidente che le politiche di austerità competitiva, da me chiaramente preconizzate a novembre 2011, avrebbero compiuto l'opera che la valuta forte, l'eurone, aveva intrapreso: quella di sbriciolare la redditività delle aziende, causandone il crollo del valore. Io non la faccio facile come i neoclassici, per i quali il valore di un'azienda si calcola come VAM (valore attuale medio) del flusso di redditi futuri. Fatto sta, però, che se un imprenditore è alla canna del gas, liquiderà la propria azienda a prezzi di saldo a prescindere da quale sia il cambio. Con aziende che a inizio 2012 avevano già perso metà e passa del loro valore, la svalutazione avrebbe forse regalato al massimo uno sconto del 5%-10% (a dire tantissimo) sul valore pre-crisi. Il vero sconto, agli investitori esteri, l'aveva quindi fatto l'euro, mettendo le aziende in crisi, facendo crollare di metà il loro valore, e costringendo gli imprenditori a liquidare per la disperazione.

Forse prima di atteggiarsi a intellettuali "organici" bisognerebbe capire che se il 20% di 100 è 20, quello di 40 è 8. In subordine, aiuterebbe capire anche che se l'imprenditore ha il portafoglio ordini pieno può dire "grazie no" anche se la sua azienda costa l'8% in meno rispetto all'anno prima (e il 68% in meno rispetto a prima della crisi!), ma se il suo portafoglio ordini è vuoto, deve dire di sì anche se l'eurone lo protegge.

A meno che "organico" non significhi: "da smaltire nell'umido", nel qual caso suggerirei di procedere, onde evitare di inquinare il dibattito.

Ovviamente la preoccupazione per i fire sales dei venditori di fumo era infondata: lo dimostra, appunto, il post che intitolai antifrasticamente Smoke sales, che riporta la lista infinita delle aziende "protette" dall'euro. Una lista che cresce ogni giorno.Ogni giorno una o più aziende italiane passano in mano estere a causa dell'euro, e questo non lo dico io, ma...

Quarto livello: la letteratura scientifica...
(...questa sconosciuta!)

Torniamo al paper di Voxeu. Cosa ci dicono gli autori? Il messaggio è rassicurante: "Non preoccupatevi, cari cittadini dei paesi le cui aziende passano in mano estera! Gli imprenditori esteri non vengono a prendersi le cherries, i gioielli di famiglia, ma i lemon, i bidoni, quindi vi fanno un favore!"

Ah, meno male, ora siamo tranquilli.

E come è definito un lemon? Sentite, perché qui viene il bello!

In the years prior to acquisition, domestic targets of foreign acquisition do appear to be ‘cherries.’ They have all a TFP that is above industry-year average... Yet despite the high performance of target firms observed several years prior to acquisition, Figure 1 shows that, prior to acquisition, targets realize significant productivity losses relative to other firms in their sector. The losses in productivity are so severe that by the time they are acquired, targets of foreign acquisition no longer appear to be cherries; on average they are indistinguishable from the typical firm from their sector. Put differently, in the years leading up to acquisition domestic targets are underperforming relative other firms in their industry. In these years, targets do look like ‘lemons.’

Rather than targets of foreign acquisition being characterized purely as top performers or underperformers in the market place, foreign enterprises seek out domestic firms that were previously the stars of their industries but then suffered a recent series of negative shocks. Hence, the targets of foreign takeovers are ‘Cherries for Sale.’...

This timing of takeover activity implies that policy makers should have fewer concerns about relinquishing national ownership of its domestic enterprises, as the ‘Cherries for Sale’ are no longer the best and most valuable economic agents within their economic sectors.


Ok, stavolta penso io ai diversamente europei, con qualche omissis (gli altri stanno già bestemmiando, lo so):

Negli anni precedenti all'acquisizione le imprese oggetto di acquisizione estera appaiono come "gioielli", con produttività al disopra delle medie dei rispettivi settori... Ma prima dell'acquisizione le aziende perdono produttività rispetto alle imprese del settore, e quindi non sono più "gioielli"... Negli anni dell'acquisizione le aziende sembrano in effetti "bidoni"... Gli acquirenti esteri cercano le aziende nazionali che erano state le "star" dei rispettivi settori ma avevano sofferto negli ultimi tempi degli shock negativi (Ndr: "Grazie, arca", disse Noè). Questa scelta dei tempi implica che i politici dovrebbero preoccuparsi di meno di abbandonare la proprietà delle aziende nazionali in mano estera, dato che i "gioielli in vendita" non sono più le aziende migliori dei rispettivi settori.

Ecco, così ora bestemmiamo tutti...

Capito l'argomento dei miei colleghi? "Tranqui, le aziende che si prendono dall'estero prima erano produttive, ora no, quindi ve stanno a ffa 'n favore..."

Ma io dico (bestemmia a piacere), ma come si fa?

La produttività è prodotto venduto diviso persone occupate, e se tu sei in una crisi di domanda e non vendi, mi sembra abbastanza ovvio che ex post sembrerai poco produttivo, il che non implica che con un cambio correttamente prezzato, e comunque in un contesto che permettesse una politica economica normale (cioè che non imponesse l'austerità competitiva) tu non possa tornare a crescere e a essere e sembrare produttivo!

Sempre questa visione falsamente naturalistica del processo economico... Erano produttive, poi gli è caduta la produttività, come cadono i capelli, quindi ora che ci fai? Mica vorrai mettergli un parrucchino uscendo da questo pantano e riallineando il cambio, no? Le vendi, tanto ci sono i benefattori esteri che, guarda che fessi, vengono proprio a prendersi le aziende che prima funzionavano, ma ora no. Pori cojoni, questi imprenditori esteri. Lasciateli fare, tanto si prenderanno solo i bidoni. Ma allora il postulato di razionalità? E la sconfitta del nazionalismo? Se pensiamo che solo noi siamo fuuuuuuuuurbi, e all'estero ci sono solo cojoni che vengono a liberarci dalle aziende decotte, non siamo nazionalisti? Ah, no perché così difendiamo l'euro. Va bene.

Come?

Ma non sta restando niente?

Eh, ma questo è un altro discorso: mica sarete nazionalisti!? Avete la valuta forte che protegge le aziende, tranne quelle che per cause del tutto casuali hanno subito shock avversi di produttività, quindi importate dall'estero, che vi conviene. I soldi ve li prestiamo noi...

Chiaro?

Bene.

Ovviamente un giorno andremo a trovare questi colleghi, magari intanto li cerco io su qualche rivista, ma al di là dell'ovvia demenzialità del loro ragionamento (per Dio: è proprio perché prima di entrare in crisi a causa del cambio forte queste aziende erano dei gioielli che lo Stato dovrebbe difenderle, e preoccuparsi del fatto che schiacciate dal peso della moneta forte le sue aziende migliori passino in mano estera!), al di là della demenzialità di questo ragionamento, che, a differenza di altri sopra riportati, è certamente non venale (nessuno ti può pagare abbastanza per essere così fesso se non ci nasci), vi segnalo il fatto che i dati di questi miei solerti colleghi validano interamente la mia tesi: ciò che rende appetibili le aziende agli aquirenti esteri non è la svalutazione del cambio, ma il fatto che esse vadano in crisi, e oggi, in Italia, le aziende vanno in crisi per due motivi:

1) se esportano, vanno in crisi per il cambio sopravvalutato, diretta conseguenza della moneta unica (cioè del fatto di avere adottato il marco);

2) se si rivolgono al mercato interno, vanno in crisi per il crollo della domanda diretta conseguenza di avere una moneta unica, che implica che gli aggiustamenti a shock esterni possano passare solo attraverso la compressione della domanda, come ho tanto vanamente spiegato qui.

Quindi gli studi econometrici più recenti si conformano alla mia intuizione di due anni fa, con buona pace dei venditori di fumo. È il cambio troppo forte, non quello troppo debole, insomma: è l'euro che stermina le nostre aziende e, direttamente o indirettamente, le condanna a passare in mano estera.

Conclusioni politiche (economiche)
Fin dall'inizio della mia attività di divulgazione mi sono sforzato di dimostrare la più scrupolosa onestà intellettuale. Uno dei primi post di questo blog venne scritto per ribadire un concetto che poi avrei declinato in tante forme, anche nella mia attività scientifica: stiamo vedendo un film già visto.

Capisco che in un paese dominato dalla cappa di piombo di un'informazione terroristica il mio approccio possa essere sembrato originale. Da questo consegue che se polemizzo con certi colleghi per il loro conformismo, la loro pavidità, o la loro disonestà intellettuale, il mio atteggiamento può sembrare quello di chi sterilmente rivendica "l'avevo detto prima io"! Ma Dio santo: ho scritto un libro per spiegare che nel contesto europeo l'aveva detto prima Meade nel 1957! Figurati cosa me ne frega di averlo detto qui in Italia prima di Mario Rossi o di Paolo Bianchi. Anzi! Per me il problema era esattamente opposto: era proprio dal fatto di non aver detto niente di originale che traevo la mia legittimazione. Era il fatto di dire cose che stanno in tutti i libri di testo che rendeva il mio messaggio inattaccabile, in particolare da parte del mainstream, al quale, quando ci ha provato, è sempre andata male.

Ma ovviamente trascuravo il risvolto politico.

L'aver detto delle cose tecnicamente inattaccabili perché banali, mi esponeva a sinistra all'ovvio risentimento di chi non avendole dette si trovava scavalcato su un messaggio di difesa dei salari (perché l'euro nasce per schiacciare i salari e questo lo sa anche Fassina) da uno che non si atteggiava a intellettuale organico, non aveva fatto nessun "percorso" di sinistra, era semplicemente un professionista onesto, non troppo originale, e molto preoccupato per il proprio paese.

Questo, a molti, a sinistra, non è andato giù, e i risultati si vedono (quando vi racconterò i mille e uno modi in cui mi fanno guerra - o meglio ci provano - ci divertiremo, ma ci sarà tempo...).

Ora però io ribadisco un concetto: a me non me ne frega nulla di essere stato il primo, non lo sono stato, e anche se lo fossi stato non vorrei nessun premio e nessuna medaglietta. Mi farebbe molto piacere che chi ha difeso fino a ieri questo sistema fascista non cercasse di svicolare alterando le cose che dico. Io non li vado a cercare: sono loro che vengono a cercare me. Mi farebbe piacere, attenzione, non per me. Sì, i colleghi de sinistra possono mettersi di traverso nei concorsi, o magari nelle riviste internazionali, perché no? Figuratevi che io sono riuscito a pubblicare in una rivista il cui editor era Boldrin! Ma vedete, l'economista liberista, proprio perché perso nella sua allucinazione tecnicistica, se da un lato non batte ciglio nel sacrificare ad essa vite umane, dall'altro si farebbe scrupolo di penalizzare un lavoro tecnicamente corretto. E i miei lavori sono tecnicamente corretti. Quello "de sinistra", invece, se gli dimostri che essere keynesiani non significa dire che i prezzi non contano quindi l'euro va bene, ti stermina a prescindere, per motivi ideologici.

Ne consegue che per quanto riguarda la mia carriera aspetto, come vi ho già detto, una commissione di bocconiani.

Ma della mia carriera me ne fotto già io, figuriamoci voi!

Il punto è un altro.

La sinistra ormai deve girare la boa. Lo ha già fatto Zingales a fine agosto, quando ha chiaramente sdoganato il concetto di monetizzazione del fabbisogno. Significa la fine dell'euro, perché ovviamente una simile politica, se praticata a livello europeo, non sarebbe risolutiva (perché non potrebbe essere mirata alle specifiche esigenze strutturali dei singoli paesi, ormai insanabilmente divergenti), e perché comunque metterebbe in discussione il nucleo fondante del Trattato di Maastricht. Da lì in poi è stato, sul Sole 24 Ore, un florilegio di articoli sul fatto che uscire "sarebbe il male minore". Inutile che ve li segnali, siete voi che li avete segnalati a me!

Il problema di non essere sorpassati a sinistra dalla Bocconi se lo stanno ponendo tutti. Grillo avete visto come l'ha risolto. Ora altri proveranno a risolverlo. La domanda è: la sinistra pensa di risolvere il problema rivolgendosi a una platea ampia di forze sociali, e in particolare alla piccola e media impresa, come auspica Porcaro? Bene: se la risposta è sì, allora forse dovrà anche porsi il problema di come possa essere credibile una sua proposta economica, se formulata e incarnata da personaggi che hanno fatto di tutto per tenere insieme un sistema (quello dell'euro) che queste imprese ha sterminato (e lo ha fatto consapevolmente, per odio ideologico verso le piccole e medie imprese).

Gli imprenditori non sono sempre dotati di una visuale a 360 gradi, questo va detto. Ma ormai molti hanno capito. Forse per coinvolgerli nel ristabilimento di una democrazia meno fasulla qui in Italia c'è il caso che occorra privarsi, per un po', del fattivo e apprezzato contributo di chi per tanti anni si è impegnato ultra vires a dimostrare alla vedova e all'orfano che l'euro è "de sinistra".

Oh, poi fate come vi pare: come disse uno dei padri dell'euro (che ne ha tanti, troppi...): "Nella vita c'è anche il suicidio!"

Io però preferirei che la sinistra non si suicidasse. Se quello fosse stato il mio scopo, mi sarebbe bastato stare zitto.

Invece ho parlato.

Speriamo che non sia stato inutile...

42 commenti:

  1. Inutile. È già morta, decine di anni fa.

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  2. Prof. Bagnai, mi dà il permesso di postarlo su fb con l'avvertenza: "Possibili effetti collaterali. Il presente articolo può causare dipendenza. Non somministrare negli elettori del PD, può causare acidità di stomaco e nausea. In caso di comprensione consultare il medico." ?

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  3. Provo a unire i puntini...tanto prof non mi risponderà. Se e quando i tempi saranno maturi forse verranno fuori dettagli.
    Ma il suo deciso virare verso il PD o, meglio, il deciso (credo) virare del PD (si lo so: è come le Germagne) verso di lei (era anche ora), mi apre scenari politici inimmaginabili fino a tre mesi fa.
    Renzi è finito nella tonnara senza nemmeno accorgersene. Quindi non può essere lui, né chi gli sta vicino (sorvoliamo).
    La vecchia guardia no, troppo PUDE, troppo invischiati.
    Civati?
    Qualche corrente di outsider?
    Se da una parte mi rode il sapere che non risponderà, dall'altra (forse ma anche no) preferirei evitare l'ennesima delusione di una speranza mal riposta: che la sinistra torni a fare la sinistra.
    Ah, le signorili randellate a colpi di piuma non hanno prezzo. Sia per lei che per chi la segue da tanto (sembrano passati lustri) tempo.

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    1. Il sogno dell'Europa si sta trasformando da mongolfiera a blocco di cemento per i partiti. Se non vogliono perdere consenso, e nel contempo difendersi dagli euro-interessi, dovranno cercare sostegno in Spagna e Francia almeno.

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  4. Ma è vero: Bagnailafafacile.
    Perchè lo è.
    L'unica complicazione è far capire i testoni e i livorosi.
    Capolavoro, come al solito.



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  5. Questo post potrebbe essere inserito, insieme a (molti) altri, in un'altra sottosezione all'interno della sezione "Per incominciare" del blog. Questa sottosezione potrebbe chiamarsi "Bagnailafafacile? Sì-a-mandarti-affanculo-se-non-studi-o-almeno-se-non-leggi-ORSU'!"

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  6. Bellissimo post, maxime nelle conclusioni politiche, che si fanno apprezzare per equilibrio politico, senso della misura, realismo, ma anche idealismo non ancora pronto a morire. se fanno la telefonata giusta, diccelo, per favore: magari beviamo uno sciampagnino

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  7. Dimenticavo: siamo sicuri, vero, che gli autori Voxeu siano economisti e non i fratelli Marx?

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  8. "La domanda è: la sinistra pensa di risolvere il problema rivolgendosi a una platea ampia di forze sociali, e in particolare alla piccola e media impresa.."

    Prof, scusi, ehm forse mi sbaglio ma è una mia impressione che nell'ultimo decennio una certa percentuale di piccoli imprenditori (non commercianti, ma manifatturieri) votava ed anzi era ed è diciamo collusa col PD mentre una certa parte dei loro dipendenti votava la destra?
    Tanto che mi ero fatto l'idea che anche per questo motivo tale partito non tutelasse più gli interessi dei lavoratori dipendenti e delle partite iva.
    Se l'impressione fosse giusta allora la sinistra non farebbe altro che rivolgersi al proprio attuale elettorato altrimenti ... mi son fatto un'impressione sbagliata.

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    1. Per fucilazioni di massa degli imprenditori citofonare Illinois. Se mi trovi un partito che si sia opposto al processo di compressione dei salari che ho descritto qui, o che ne abbia almeno preso atto, vinci il marzianetto d'oro edizione ottobre 2014. La Pmi è gianniniana dentro, purtroppo, perché nessuno le ha fatto capire per quale motivo lo Statoladro ha fatto i debiti che la costringono a pagare tante tasse. Ma ci si può lavorare. Sui cialtroni alla rincorda che distorcono l'altrui pensiero anche. Bisogna essere più ecumenici, questo chiedono i tempi.

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  9. Meno male che aveva già detto tutto...

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  10. Ma si può anche ipotizzare che un paese caduto in uno stato di prostrazione democratica sia diretto alla fine non da un vero partito o da vera ispirazione ideale, di sinistra o destra che sia, ma da una task force che non dovendo più rispondere al popolo per il suo mandato risponde necessariamente a coloro che effettivamente detengono il controllo. Naturalmente anche la più pura stupidità ha campo aperto nel marasma generale che consegue dalla incomprensione dei fatti; molti vistosamente non appaiono gran fulmini di guerra; e allora si è costretti in sentimenti contrastanti: tra la rabbia indignata per l'infame traditore e la compassione per l'inetto come una pecora.
    Temo che, in questo quadro, da salvare di sinistra, oramai, non ci resti più nulla. La politica si muove solo sotto minaccia. E prendere consapevolezza può essere la minaccia giusta. Naturalmente deve essere accompagnata dalla realizzazione di un evento escatologico. Insomma si scommette sulla realizzazione della resa dei conti, se essa s'avvicina, metteranno presto giudizio, e torneranno in fretta anche ai buoni vecchi grandi storici ideali di giustizia sociale.
    Tutto sommato è gente molto deludente.

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  11. Mi sento direttamente chiamato in causa, perché il mio commento al post precedente era in effetti più che fraintendibile. Avevo per la verità messo insieme una risposta più esaustiva, ma poi la discussione si è naturalmente evoluta in quella direzione e la precisazione non mi è più parsa necessaria.
    Rimango convinto che mali assoluti non ne esistano. In fondo è il motivo per cui siamo qui, né gli IDE né la flessibilità del lavoro sono il male assoluto. Diventano un serio problema di cui occuparsi nel momento in cui abbiamo eliminato uno dei possibili meccanismi di risanamento degli squilibri di bilancia dei pagamenti (la flessibilità di cambio) senza sostituirla con un meccanismo ugualmente efficacie ed efficiente (posto che detta sostituzione fosse realmente possibile).
    One size does not fit all, non ci sono soluzioni valide sempre e in ogni caso.
    In questo momento e per questo Paese è necessario fare di tutto per consentire agli squilibri di scaricarsi, aggravare gli squilibri attraverso nuovi IDE è una cattiva idea.
    Ciò detto, è sempre possibile che io abbia frainteso e che anche ora sia possibile attrarre IDE che abbiano comunque effetti positivi sulla nostra economia senza contemporaneamente aggravare i noti problemi, ma quello che mi preme sottolineare è che non ho mai inteso affermare verità in senso assoluto, banalmente perché non ne conosco

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    1. Tranquo. Sono solo un po' ipercorrettivo perché capisci bene che nel mondo dei "bagnailafafacile (ed è un liberista che appoggia la mobilità indiscriminata dei capitali e non si preoccupa di tutelare i lavoratori)" mi tocca essere estremamente prudente. Non ho fatto nomi perché non volevo in effetti chiamare in causa te!

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    2. Preferisco scusarmi una volta di troppo che essere frainteso, è meno pericoloso, y' know ;)

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    3. Sono io che mi scuso per averti allarmato. Mi amareggia profondamente l'atteggiamento di certe persone, che fra l'altro le scredita agli occhi di tanti, il che non è assolutamente un bene ai fini di un'evoluzione rapida e ordinata della situazione.

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  12. Solo una piccola provocazione (non al Prof, ovviamente!)...

    Io mi sto facendo l'idea che è proprio la lentezza della giustizia civile che alletta gli investitori stranieri (quelli grossi davvero) a venire qui e fare quello che gli pare, tanto nessuno di noi potrà mai pensare di avere soddisfazione dalla giustizia facendogli causa.

    Pensate un po' alla spavalderia con cui i vari operatori di telecomunicazioni o dell'energia ci raggirano continuamente con i loro contratti telefonici che contengono sempre una qualche fregatura che ti viene o celata o infilata surrettiziamente nelle formule che vengono lette alla velocità della luce da un operatore che poi ti estorce il tuo consenso per telefono...

    Provate a fargli causa e vediamo se alla fine a ridere sono loro o noi...

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    1. Attenzione che a volte la loro è solo spavalderia. Sanno che noi per primi molto spesso ignoriamo quali siano i nostri diritti e gli strumenti a disposizione per farli valere. Il problema qui è più complesso, secondo me, e deriva anche dal modo in cui i vari governi hanno via via svuotato di significato il sistema di istruzione pubblico. Ma è un enorme offtopic, non basterebbero altri tre anni per sviscerarlo

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  13. ...Erano produttive, poi gli è caduta la produttività, come cadono i capelli, quindi ora che ci fai? Mica vorrai mettergli un parrucchino uscendo da questo pantano e riallineando il cambio, no? Le vendi, tanto ci sono i benefattori esteri che, guarda che fessi, vengono proprio a prendersi le aziende che prima funzionavano, ma ora no. Pori cojoni, questi imprenditori esteri. Lasciateli fare, tanto si prenderanno solo i bidoni. Ma allora il postulato di razionalità? E la sconfitta del nazionalismo? Se pensiamo che solo noi siamo fuuuuuuuuurbi, e all'estero ci sono solo cojoni che vengono a liberarci dalle aziende decotte...

    A metà anni novanta , mio padre lavorava (improduttivamente, ovvio !) in una azienda dei Monopoli di Stato , con la qualifica di operaio ; siccome già all'epoca di parlava di privatizzazioni di aziende statali , una sera egli esordì dicendo "ecco, questi (s)venderanno solo le aziende più redditizie ...".

    Ovviamente , non aveva visto male. Prendi una azienda redditizia , una di quelle con un fiore all'occhiello , mettila a bagno nell'euro per un decennio o poco più , in modo tale che si copra di incrostazioni come un bronzo di Riace .
    Sicuramente arriverà qualche povero cojone estero che ti comprerà per pochi soldi quella crosta improduttiva e decotta. Il povero cojone, sarà poi così cojone da aspettare che il bagno dell'euro sgoccioli via , et voilà , un bel bronzo di Riace nuovo di zecca (italiana ovviamente, non della BCE) con il quale attirare clienti e far soldi.

    Resta solo da capire chi è veramente il cojone.

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  14. Prof, grazie alla sua opera di divulgazione sappiamo ormai come stanno le cose; sappiamo anche che il concentrarsi sul debito pubblico ha fuorviato le persone che non hanno avuto la fortuna di leggere i dati nel suo/nostro blog. E sappiamo a cosa e' servito l'Euro, anche senza essere specialisti in questo campo.

    Proprio oggi ho ricevuto una email sul tema.....del debito pubblico.

    Ho letto che esiste una proposta:

    http://www.insightweb.it/web/content/padre-scheme-cope-eurozone-public-debt

    Una proposta definita "Padre":

    Astratto per chi non ha tempo di leggere:

    The PADRE scheme envisages the substantial reduction of Eurozone public debt, say on average by one half of its current level, through the retirement of government bonds by the European Central Bank, proportionally to individual country shareholdings in the ECB, financed through the securitization of shareholders’ entitlement to ECB seigniorage.**

    Therefore by definition – by benefiting all members proportionally to their shares – PADRE would not imply any resource transfer from any country to another, nor any burden on “virtuous” countries to the advantage of allegedly profligate and undeserving other members (as it would happen by pooling public debt), or associated moral hazard: existing bonds would be replaced by bonds issued and serviced by the ECB on behalf of member countries mobilizing their shares of ECB seigniorage

    Lei la conosceva? Pensa sia una boiata pazzesca o un'arma per negoziare piu' efficacemente con la Germania? Io non sono in grado tecnicamente di valutarla ovviamente, ma ha catturato la mia intenzione.

    In teoria potrebbe funzionare e darci ossigeno, o .....c'e' del marcio in Danimarca?


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  15. I miei due usuratissimi centesimi, in un'ottica di politica industriale.
    Nel mio settore gli IDE in Italia hanno avuto un effetto indubbiamente positivo negli anni 60-70, creando posti di lavoro ad alta qualifica. I "poli" farmaceutici in Italia, se non nati, sono senz'altro cresciuti attorno alle strutture di BMS, Wyeth etc.
    Ma erano altri tempi. Tempi in cui il potere politico pesava, tanto che rendeva possibili episodi corruttivi che ora non sarebbero possibili in quella forma (il famoso caso Poggiolini). Lo scopo dell'investimento straniero era l'accesso a monodopera qualificata a costo relativamente basso ma anche lo stabilire un presidio del mercato (quando "tagliare la spesa farmaceutica" non era diventato il mantra che è oggi).
    Guarda caso, è esattamente, mutatis mutandis, quel che è successo in Cina negli ultimi quindici anni.
    Solo che mentre (con tutto il loro carico di corruttela) le autorità cinesi continuano a controllare l'accesso al loro mercato interno (con tutti i mezzi, se cercate GSK China capirete quel che intendo) il potere politico italiano non controlla alcunché, perché non può (non vuole) offrire all'investitore neanche una fetta di un mercato in irrefrenabile restringimento (e il decreto Monti sul principio attivo in ricetta ha chiarito il punto: non c'è trippa per gatti).
    Le acquisizioni dall'estero servono anche ad altro (e, di questi tempi, soprattutto ad altro): a far fuori concorrenza rilevando le relative quote di mercato, a "creare valore" tramite operazioni finanziarie (tipicamente M&A e "spezzatini"), ad acquisire tecnologia (più esattamente marchi, brevetti e know how) a prezzi ridotti.
    Ora, quando il politico Piddino invoca l'investitore estero è chiaro che pensa solo a far cassa, mascherando la cosa come se si trattasse degli IDE di cinquant'anni fa.
    Di politica industriale non c'è Piddino che voglia o possa parlare seriamente. Specie nell'ala sinistra del partito si sono viste grandi cose . Il fatto che non si sviluppa know how assieme ai propri diretti concorrenti, né tantomeno lo si cede loro, non li sfiora proprio...

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  16. Pare che l'uscita di Grillo sul referendum sull'euro abbia ravvivato il dibattito su euro si euro no. E quindi ecco delle perle geniali sulla catastrofe a cui ci porterebbe un'eventuale uscita dalla moneta unica. Questo e' un esempio.

    La Banca d'Italia secondo l'autore dell'articolo non sarebbe capace di avere una propria moneta perche'... perche'... voi lo accettereste un assegno da Umberto Bossi? Ebbene si, questo e' uno degli argomenti scientifici usati dall'autore per ammonirci sul disastro che sarebbe uscire dall'euro. Altre peeeeeeerle nel link, fatevi due risate...

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    1. La frazione pro-euro più radicale è collocata a sinistra, non solo in italia.

      Per mè questo radicalismo pro-euro/EU a tutti i costi assomiglia un pò ai fondamentalisti islamici, tipo taliban.

      Anche se l'europa si trasformasse in un mucchio di macerie, questi urlebbero ancora piu forte "più europa" molto preocupante.
      Un totale lavaggio di cervello. paragonabile al lavaggio di cervello che fece l'NSDAP al popolo tedesco (33-45).

      Tanti vecchi ex-nazisti anche al età di 80-90 anni non sono riusciti a scrollarsi di dosso l'ideologia nazista.

      La televisione tedesca un paio di anni fà ha fatto vedere un documentario di un ex-nazista tedesco che vive in spagna, questo era ancora convinto che l'ideologia nazista era giusta è buona, sui muri pendevano quadri di Hitler.

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    2. Da quando seguo questo blog, metà del 2012, se c'è una cosa che ho imparato è ricercare informazioni sui profili di tutti gli "economisti" che scrivono sulla carta stampata. Di gaetano, quando ho letto il profilo, ho pensato ad un bancario. Il che spiegherebbe molte cose, tipo i "tangobond" di moda nel nostro paese a inizio millennio...

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  17. as Post del genere hanno, quasi, lo stesso effetto di una trasfusione completa (kthrch confermerà)

    Una modesta proposta
    I "sinistri" hanno una possibilità : il ritrovamento del manoscritto. Che poi sarebbe il Libro III, Terza sezione, Cap. 14 di un certo libriccino di un tale Karl Marx. In cui si spiega come e qualmente un imprenditore si difende da bassi profitti. Tra loro ci sono fior di economisti e perciò non mi spingo oltre.

    ps ci ha già pensato il grande Giacchè ma, se noi ottemperiamo al "Chi sa non parla", è quasi certo che non se ne accorgono.

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  18. Tornando alla Finlandia, a cosa è dovuto il recupero del saldo della posizione finanziaria netta evidenziato dai dati OCSE? Dal -28% del 2007 al +16% del 2013

    http://epp.eurostat.ec.europa.eu/tgm/table.do?tab=table&language=en&pcode=tipsii10

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  19. Grazie, Prof.
    Nominata con apprezzamento (al pari di altri) per un riassuntino scritto andando a memoria, il mio primo commento "economico" da anni.

    Vedi che su argomenti "di studio" non arzigogolo, anche perché non saprei, e la faccio breve. In altra sede le mie comunicazioni non-brevi riprenderanno, sembra, domattina, e saranno non-lettori del blog a doversene guardare...

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  20. A forza di battere, goofynomics potrebbe certamente entrare in testa anche ai politici.che amministrano il paese per conto terzi.......ma quando poi si ha in mano un randello bisogna usarlo....vedete voi qualcuno che lo possa almeno sollevare?
    Io no....

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  21. Bootle (2012) a pag.329 del Tramonto dell'euro.
    Faccio presente che dal calendario di borsa 2014 sotto Natale si prospetta una bella cinque giorni consecutivi di chiusura dei mercati. Basta che non facciamo la fine di Cipro...

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  22. Su IDE, c'è una bella storiella spagnola.

    Deoleo è il più grande produttore di olio d'oliva al mondo, anche grazia sopratutto ad aquisizioni di marchi come: sasso, bertolli, ferruzzi, Carapelli, Dante, tutti marchi italiani.

    Quando un fondo statale italiano cercò di entrare nel azionariato di deoleo i spagnoli si opposero.

    Prima gli italiani si fanno fregare gli oli d'oliva uno dopo l'altro dai spagnoli. Poi vanno a salvare bance marce spagnole come bankia è adesso che vogliono lanciare un offerta per entrare nel azionariato di deoleo i spagnoli gli sbattono la porta in faccia.

    E' quasi incredibile con quale leggerezza è totale passività gli italiani continuino a prendere sciaffi. Sembra che non ci sia nessun Interesse di proteggere le imprese italiane un menefregismo totale.


    Leggere:

    http://www.formiche.net/2014/04/11/deoleo-chi-ce-dietro-alla-guerra-dellolio-italia-spagna/

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  23. Essere ecumenici....
    Si, questa è l'ora giusta! riavvicinare e riunire tutti i cittadini sotto unica bandiera (italiana), punto di partenza : art 1 della Costituzione (che essa è sacra).
    Nell'era Bagnai il termine greco oikouméne indica un indirizzo (http) quale ricerca di una sempre più stretta collaborazione e comunione tra Italiani:
    http://goofynomics.blogspot.it (allarme perimetrale : una squadra di "mastini")
    ma se si perdono le chiavi , per entrare ci sono quelle di riserva:
    http://www.asimmetrie.org/ (necessario risultare negativi alla prova della “cadrèga”)
    “Sappiate avere torto, il mondo è pieno di gente che ha ragione. È per questo che marcisce.” (L.F.Celine)

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    1. Posso (sottovoce, perché ho l'impressione di fare la predica al prete) dire che per essere davvero ecumenici non ci si può fermare all'Italia e agli italiani?

      Se lo facessimo finiremmo in una logica perversa del 'noi' contro 'loro' che farebbe solo danni. Invece la storia ci dimostra che noi europei sappiamo 'collaborare in comunione' su di un sacco di belle cose (tutto ciò che coinvolge scienza ed arte, per esempio). Uno dei motivi, e non quello di minore importanza, per disfarci della moneta unica è poter ricominciare a farle insieme, senza guardarci in cagnesco.

      Certo, questo blog è frequentato solo da italiani, per evidenti motivi linguistici. Ma a/simmetrie, pur se associazione italiana, sta coinvolgendo molti europei, e speriamo che continui a farlo sempre di più.

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    2. In questo Luogo, che è "IL luogo", oltre a parlare diverse lingue europee e deliziarsi di citazioni provenienti da tutta europa, si è capito (credo) che:
      "in un
      contesto che impediva ai Paesi più fragili di difendersi, i Paesi più forti non avevano particolari motivi di
      mitigare le proprie pretese" (cit Bagnai)
      e:
      "L’adeguamento dei tassi di cambio intraeuropei diventerebbe sempre meno necessario a mano
      a mano che i mercati del lavoro europei si integrassero e adottassero regole comuni. Ma nel contesto dell’External
      compact non sarebbe possibile per un Paese praticare deflazioni competitive in violazione dei princìpi di
      coordinamento, perché gli altri Paesi potrebbero reagire immediatamente con una svalutazione difensiva del
      cambio, senza sacrificare i propri obiettivi di occupazione e di sviluppo. Quando chi è aggredito ha un’arma per
      difendersi, è più facile che emergano soluzioni cooperative."(ari cit. Bagnai)

      Ma vale sempre la " 1^ legge della Termodidattica"

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    3. @ effepi

      Il contenuto informativo di questo blog sulla problematica euro, euro-zona è economia in generale è molto alto.

      Non ho trovato niente di simile in Germania, Austria è Svizzera.

      Unico in italia, ma anche a livello europeo questo blog si posizionerebbe molto in alto come qualità è contenuto informativo.

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  24. "Et la Crise, ça fait bientôt quarante ans.
    Et ça ne s’arrêtera pas là. Ce qui est beau dans les mouvements populaires, c’est qu’ils vont de l’avant — ils ne se retournent jamais, ou alors après coup. Soit Marine est élue en 2017, et ça va faire mal, soit elle ne l’est pas, et ça va faire mal — parce que la Gauche méprise le peuple, et que le peuple a commencé à se venger. Ça sent mauvais, le peuple. Ça pue des pieds, à force de faire la queue à Pôle Emploi. Ça vocifère sur les bougnouls, tout en n’étant pas vraiment raciste, parce qu’ils l’ont sous les yeux, eux, l’Arabe du quartier. Ce n’est certainement pas à lui qu’ils feront mal, quand ça tournera au vinaigre : c’est aux intellos qui les ont trahis, aux profs qui ne les éduquent plus, aux flics qui ne les protègent plus — z’ont trop à faire à se protéger eux-mêmes. "

    http://blog.causeur.fr/bonnetdane/pour-faire-le-portrait-du-fn-00484.html

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  25. Gli estremismi, come sempre accade, vanno nella due direzioni. All'opposto del free lunch vi sono quelli convinti che il paese sia "fallito". Questa idea, purtroppo, mi è capitato di leggerla pure sui giornali, da parte di chi afferma che dalla sera alla mattina torneremo ad essere un paese pre-industriale.

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  26. Segnalo: http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/qr_euro_area/2014/pdf/qrea3_en.pdf

    La prima parte mi sembra singolarmente non ideologica. La seconda il contrario. La terza è sugli impatti negli Stati Membri delle variazioni del tasso di cambio nominale dell'euro...

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  27. Salve, sono nuovo.
    Brevemente mi presento:
    mi ritengo uno "de sinistra" perche' odio il Capitale e le sue inevitabili ripercussioni sulla Democrazia, e quindi odio pure i partiti di destra come il PD, odio l'Euro, e non ho fatto festa quando il Capitale toglieva di mezzo il Berlusca per far posto a Monti.
    Auspico, inoltre, il ritorno a vere dimensioni nazionali, in quanto cellule nelle quali i Popoli possano avere un miglior controllo sulla Democrazia e sul benessere diffuso:
    come disse il mio omonimo agli USA "O Patria, o muerte".
    Abbiate pazienza, ma chi sarebbe il MARTIRE del PD (o qualsiasi altro partito) che dovrebbe sacrificare inutilmente la propria vita per contrastare i piani della onnipotente Elite finanziaria globalista permettendo all'Italia di uscire dall'Euro, di rinazionalizzare la Banca d'Italia e di mettere al bando la Finanza e i suoi giochetti criminali?
    Grazie

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  28. Appello alla sinsitra dopo due anni esatti da questo http://goofynomics.blogspot.it/2014/08/debito-estero-e-crescita-due-obiettivi.html?spref=fb&m=1 Come mai ancora tanta benevolenza nei confronti degli amici "de sinistra" pronti a sterminarla appena mette fuori il naso dalla facoltà e niente per gli ortotteri che non mi risulta le abbiano mai fatto nulla di male?

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