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martedì 16 settembre 2014

La morale della favola irlandese quattro anni dopo

Nel post dei dieci milioni ho fatto notare che dove era un tempo dileggio e attacco personale si stava stabilendo un confronto costruttivo, basato su fatti osservabili. Questo a destra, perché a sinistra il confronto, come Leonardo ci ha illustrato (e poi ci torneremo) si basa sui sogni, il che lo rende fatalmente meno costruttivo, se non addirittura più distruttivo.

Devo dire che ho una certa nostalgia di un dibattito fact based. Il dibattito dream based, fra l'altro, porta una sfiga ladra: guardate com'è finita al povero Lennon (per fortuna Leonardo ha meno followers, il che abbatte la probabilità che ce ne sia uno sufficientemente sciroccato da abbattere lui)...

Nei miei primi interventi su lavoce.info l'atmosfera era assolutamente professionale, fact based e molto stimolante. Non so se ricordate La morale della favola irlandese. Quando lo pubblicai, i miei colleghi di dipartimento mi guardarono con altri occhi: "Hai pubblicato su lavoce.info!" (be', com'è andata poi lo sapete, comunque se Boeri vuole mandarci un lavoro io glielo pubblico...).

Il senso di quel post era molto chiaro e la sua morale è sempre attuale: attrarre troppi investimenti diretti esteri (IDE) è un errore (oltre a essere scorretto se per farlo giochi sul dumping - ma oggi si dice svalutazione - fiscale), perché i capitali devono sempre e comunque essere remunerati, e il fatto che gli investimenti diretti siano meno soggetti a reversal di quelli di portafoglio, in caso di crisi li rende più, non meno, pericolosi. Questo era il contenuto originale del mio contributo, che andava contro un luogo comune diffusissimo in economia internazionale, quello della superiorità in termini strategici (dal punto di vista del paese ricevente) degli IDE rispetto agli investimenti di portafoglio. Certo, una fabbrica non puoi mettertela in tasca per portartela via, mentre per smobilitare una posizione in attività finanziarie basta un sms, quindi in caso di investimenti di portafoglio il rischio di un sudden stop (di un arresto improvviso) è sempre presente. Gli IDE vicecersa non puoi smobilitarli così facilmente, tutto vero. Ma c'è un problema: il fatto che non possano essere smobilitati in fretta (l'investitore estero deve trovare un altro compratore, affrontare le vertenze sindacali, ecc...) non significa che il paese possa smettere di remunerarli! L'investitore estero cercherà comunque, da brava locusta, di spremere al massimo il limone, prima di lasciare la buccia.

Suggerisco a chi non lo avesse fatto di leggersi il post, soprattutto oggi, in un periodo nel quale giornalisti corrotti o conformisti ci additano nell'"afflusso di investimenti" la panacea per la nostra economia

La storia dell'Irlanda è semplice. Col dumping fiscale e culturale, cioè adottando aliquote estremamente basse sui redditi di impresa ed essendo un paese anglofono (il che, in una prospettiva operativa internazionale, evidentemente aiuta molto) ha attirato capitali esteri. L’Irlanda aveva però dimenticato che questi capitali andavano remunerati, cioè che le aziende che venivano a installarsi sul suo territorio si sarebbero riportate a casa buona parte dei redditi prodotti. Finché l’economia mondiale tirava, il pagamento di redditi all’estero (soldi che uscivano dall’Irlanda) veniva compensato dalle esportazioni di beni e servizi dall’Irlanda (soldi che entravano in Irlanda). Quando l’economia mondiale ha smesso di tirare, dal 2007, i soldi non sono entrati più (le esportazioni sono crollate, perché nel resto del mondo non c’era più tanto da spendere), ma hanno continuato a uscire: i capitali impiantati nel paese hanno continuato a pretendere la propria remunerazione, e l'Irlanda è entrata nella spirale del debito estero: si è indebitata con l'estero (saldo delle partite correnti negativo) per pagare interessi e profitti all'estero.


Trovai piuttosto divertente, all’epoca, quattro anni fa, l’obiezione che mi fece un collega: sosteneva che gli investimenti diretti esteri sono una panacea, per il semplice motivo che quando arrivano, se le cose vanno bene li remuneri, se invece arriva la recessione, non si fanno più profitti, e quindi dal paese smettono di uscire soldi. In effetti, sembra lapalissiano che i profitti che non ci sono non possano essere rimpatriati all’estero, per cui secondo il collega (trovate tutto sul sito de lavoce.info) gli investimenti diretti esteri sarebbero stati una specie di debito estero autoripagante, come un forno autopulente: se le cose vanno bene, che problema c’è? E se invece vanno male, si applicherebbe la procedura del marchese del Grillo, quando afferma perentorio ad un attonito Aronne Piperno: “Io i sòrdi nu’ li caccio, e te nu’ li piji...”. Mi ricordo che espressi qualche perplessità, per un motivo molto semplice: se le cose stessero così, se veramente esistesse un debito che si paga solo se si hanno i soldi per farlo, be’, avremmo risolto due problemi, quello della crescita, e quello del default. Basterebbe mettere in ordine alfabetico i paesi: Afghanistan, Albania, Algeria, Angola, Antigua, Argentina,..., Venezuela, Vietnam, Yemen, Zambia e Zimbabwe. Dopo di che l’Afghanistan si dovrebbe comprare tutte le aziende albanesi, l’Albania tutte quelle algerine,... lo Zambia tutte quelle dello Zimbabwe (clic), e, per chiudere il cerchio, lo Zimbabwe (clic) tutte quelle dell’Afghanistan.

Bello, no?

Ognuno camperebbe coi soldi degli altri, e ognuno pagherebbe solo se le cose vanno bene! E quanta apertura, quanta bella globalizzazione: avremmo anche scongiurato lo spettro del nazionalismo economico.

Ecco, il mondo di quelli che vedono negli investimenti diretti dall’estero una panacea, lo capite, è chiaramente un mondo assurdo. Che non lo capiscano i miei colleghi però non è strano. Oggi, per diventare un grande economista, devi occuparti, che so, di identificazione locale di modelli semiparametrici, o dell’integrazione di variabili entropiche latenti mediante simulazione (pesco a caso queste due supercazzole dagli ultimi numeri di una delle riviste economiche più prestigiose). In circostanze simili, è abbastanza ovvio che tenderai a perdere di vista il principio fondamentale della scienza economica: nessuno ti dà qualcosa in cambio di niente (in inglese: there are no free lunches, non ci sono pasti gratis). Ora, delle variabili entropiche latenti possiamo anche discuterne: ci mettiamo lì con santa pazienza,e in un giorno, una settimana, o un decennio (a seconda del punto di partenza), possiamo arrivare a capire di cosa si tratti. Ci sono anche persone che fanno cruciverba senza schema, per dire (sapete quelli dove dovete mettere anche le caselle nere? Mia suocera è insuperabile. Ogni volta che entro a casa sua: “Alberto? Storico re di Persia?” E io: “Quante lettere?” E lei: “Non lo so” E io: “Nnamo bbene: o son quattro, o son cinque...”).

Ma se ti dimentichi che nessuno ti dà qualcosa per niente, puoi studiare anche un secolo: non sarai mai un economista.

Prova ne sia che, una volta di più, le cose sono andate come dicevo io, non come diceva il collega: per tutta la durata della crisi, e nonostante una riduzione del Pil non trascurabile, l’economia irlandese ha continuato a versare all’estero una quota ingente di profitti in conto investimenti diretti.




La tabella riporta, per vostra edificazione, la struttura della bilancia delle partite correnti irlandese dal 2000 ad oggi (per memoria, ho messo anche i tassi di crescita del Pil reale nell'ultima colonna). Il saldo totale, che esprime il bisogno (se negativo)/capacità (se positivo) di finanziamento del sistema paese, è la somma dei saldi Merci, Servizi, Redditi e Trasferimenti (quest'ultimo l'ho omesso, è poco significativo). Il saldo Redditi a sua volta è la somma dei saldi redditi da investimenti diretti, investimenti di portafoglio, altri investimenti, e dei redditi da lavoro. Ho riportato separatamente due componenti: quella da IDE e quella di portafoglio. Si vede bene che il saldo redditi è governato dal saldo IDE, cioè dalla differenza fra i profitti che l'Irlanda fa all'estero e quelli che paga all'estero, cioè che vengono rimpatriati all'estero dalle aziende che si impiantano sul suo territorio.

Vedete che di norma e un media in Irlanda un saldo merci positivo è compensato, più o meno esattamente, da un saldo servizi e un saldo redditi negativo. Sono punti di Pil, fateci caso, le cifre quindi son grosse, rispetto al paese: in altre parole, l'Irlanda esporta moltissime merci (segno più nel saldo merci, soldi che entrano), ma esporta anche tantissimi redditi (segno meno nel saldo redditi, soldi che escono).

Quando l’Irlanda cresceva all’11%, nel 1999, i suoi conti esteri erano complessivamente equilibrati (saldo totale: 0% del Pil), come risultato di un saldo merci positivo (24% del Pil), annullato da un saldo servizi e da un saldo redditi negativi. I redditi da IDE pesavano per 20 punti di Pil sulla bilancia dei pagamenti, a indicare che un quinto del reddito prodotto dall’irlandese medio se ne andava all’estero.

È una cifra enorme, non so se ve ne rendete conto.

Fra il 2002 e il 2007 la media del saldo redditi irlandese è stata di -15 punti di Pil. Nello stesso periodo, se mettiamo in fila tutti i paesi del mondo, solo la Repubblica Democratica del Congo stava peggio, con un saldo medio del -23 per cento. In altre parole, l’Irlanda aveva una situazione debitoria da paese dell’Africa subsahariana (aggiungo: da paese depresso e martoriato dell’Africa subsahariana, col conflitto del Kivu in corso). Che l'Irlanda sarebbe scoppiata come un palloncino era anche qualcosa che ci si poteva immaginare. Ma notate: nel pieno della recessione, nel 2009, con una crescita al -6%, che era riuscita a riportare l’attivo commerciale al 20% (abbattendo le importazioni, come da noi), dal -10% a cui era arrivato nel 2007 (quando l’economia irlandese, verosimilmente, di profitti non ne faceva molti) il saldo redditi da investimenti diretti era tornato al -16% del Pil.

Com’è quella storia che gli IDE li paghi solo se guadagni? Mmmmh... Qualcosa non torna.

Del resto, anche nel 2012, ultimo anno per il quale sono disponibili i dati su Eurostat, con una bella crescita zero, gli irlandesi hanno continuato a versare il 16% dei redditi da loro prodotti all’estero, in quota remunerazione di investimenti diretti (più un altro 4% in quota “investimenti di portafoglio”, per remunerare i vari prestiti con i quali la loro economia è stata salvata). Visto che bello essere “attraenti”?

Pensateci su...

Vi aiuto. Qual è la sintesi di questo bel discorsetto, che spero vi abbia dato qualche stimolo di riflessione? Semplice: gli investimenti diretti esteri non sono una panacea, come certi giornalisti millantano. Sono una risorsa. Non ci vuole molto a capirlo, è l’applicazione di un principio generale: in economia non ci sono panacee, ci sono risorse, e le risorse vanno gestite senza abusarne. Quando qualcuno insiste tanto sul fatto che non arrivano abbastanza investimenti, cioè che non vendiamo abbastanza aziende a imprenditori esteri, in me sorge sempre il sospetto che qualcuno possa aver comprato lui. Mi conferma in questo sospetto il fatto che non è vero (come tutti sappiamo) che di aziende in mano estera ne siano passate poche, il che suggerisce che non è vero (come sosteneva Emiliano Brancaccio) che la moneta “forte” ci stesse difendendo e ci avrebbe difeso dalla svendita delle nostre attività. Una minima logica da Ragioneria I basterebbe a far capire che il valore di un'azienda è quello dei suoi profitti attesi, per cui se la moneta sopravvalutata comprime i ricavi più dei costi, ipso facto l'azienda si svaluta. Ci vuol tanto a capire che una moneta sopravvalutata del 20% non rende meno conveniente acquistare un'azienda svalutata del 70% in valuta locale?

Apparentemente sì.

L’idea che una moneta forte “difenda” la nazione è la diretta espressione di un nazionalismo miope, alla Churchill, quel Churchill cui Keynes nel 1925 rimproverava l’ottusa adesione a un feticcio monetario (il cambio della sterlina a 4,86 dollari) destinato comunque a saltare, dopo aver sbriciolato l’economia britannica. Naturalmente le cose andarono come diceva Keynes, ma qui mi preme farvi osservare l'ennesima declinazione del solito paradosso: oggi, nessuno è tanto nazionalista (in senso becero, novecentesco: "il leone britannico"...) quanto gli "europeisti". Di converso, gli unici europeisti senza virgolette sono i patrioti, cioè noi.

Nella mia pochezza, segnalo come ora comincino a vedere tutti, perfino il giornale della Confindustria, scopiazzando platealmente un nostro post di un paio di settimane prima, che le cose stanno andando come nel 2012 dicevano in pochi (direi uno).

Non voglio i vostri complimenti: se me li fate, certo, mi farà piacere, ma mi farà molto più piacere, e sarà soprattutto molto più utile al processo democratico del nostro paese, se da questa previsione azzeccata trarrete la lezione giusta. La ripeto: nessuno dà qualcosa per niente. Quindi attenzione. E comunque, a quelli che vi dicono che non siamo abbastanza “attraenti” suggerisco di rispondere: “Ma ti guardi mai allo specchio?” Per antica tradizione (da Gano di Maganza in giù) i traditori del proprio paese (ed è certamente tale chi vuole la nostra irlandizzazione via svalutazione fiscale) non spiccano per pulcritudine.

Ovviamente, non si tratta di un attacco personale: è una mera correlazione, ma non è spuria.

55 commenti:

  1. Condivido l'idea. C'e' da dire che l'Irlanda e' rimasta fulminata anche dall'effetto subprime che ha generato un 'enorme bolla immobiliare...Prof chennepenza di una tax flat al 20% in cambio di flessibilita'. E' una possibile irlandizzazione?

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    1. Con questa storia della bolla me li gonfiarono anche all'epoca e risposti appunto su lavoce.info. Have a look.

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  2. In natura nulla si crea nulla si distrugge, magari in economia si possono "creare" plusvalenze virtuali ma resta il fatto che non esistono pasti gratis (massima resa famosa proprio da un economista se nn ricordo male). Credere che si possa risolvere tutto con i famigerati "capitali estereri" è sintomo dell'idiozia di chi sposa i dogmi di un paradigma economico come fosse una religione e non si prende la briga di verificarne nemmeno i fondamentali. Si spiegano così i "giannino" , mentre per gli "oni" propenderei per la "cecità selettiva", morbo che colpisce coloro che usano leccare augusti deretani in cambio di cadreghe e laute mance...

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  3. Non se ne esce se non con la Nazionalizzazione della B.C. abbandonare questo modello economico Neoliberale (leggi NEOCLASSICO) e ripartire con la teoria generale dell'economia e del lavoro cioè Keynes pensi prof. un giorno ho incontrato il Sig. Capezzone ho cercato di approcciare l'argomento economico ad un certo punto ha iniziato alzando la voce a dirmi,non mi nomini Keynes non mi nomini Keynes.Ecco come certi politici dimostrano di avere Mooolti pregiudizi oppure di avere come dire un approccio ideologico del problema economico. Grazie di tutto

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    1. Prima o dopo aver portato il Professore alla commissione finanze della camera ?
      Saluti

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  4. Prof. Bagnai complimenti.
    Poco tempo fa sono inciampato su ‘Goofynomics’, dopo avere tanto vagabondato nei vari siti web per la irragionevole voglia di temprare e sottoporre a continua verifica le mie idee (in ogni campo). Sono, perciò, diventato un suo fisso lettore (o dovrei dire ‘piuttosto’, questo vocabolo che oggi i ‘corti’ usano a mo’ di petrosino). Sto cercando di recuperare il tempo perso (libri, articoli, blog) .E’ dura ma ce la farò. Ieri sera ho visto i filmati del dibattito tenuto a Roma nel 2012 (Casal Bertone). Come ha potuto rimanere calmo e continuare ad argomentare ,quasi, serenamente per gran parte del tempo? Secondo lei sarebbe stato politicamente corretto sfasciare , sempre con il dovuto garbo, un piccolo sgabellino su qualche zucca? Come fanno certe persone a non capire che senza un minimo di onestà mentale non vanno da nessuna parte? Sono arrivato alla conclusione che l’invenzione dell’euro sia stata di una genialità immensa (malefica).
    In una sola mossa l’Europa ha cancellato dalla storia le grandi conquiste sociali che hanno reso il nostro continente da oltre duemila anni la luce del pianeta.
    Una prece per i fratelli Gracchi. (ma si studiano ancora queste anticaglie?)
    Spero di incontrarla presto a Roma.

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  5. OT - Ma non troppo.

    Anche nella vicina Svizzera pare che l'aggancio all'Euro (perseguito da anni dalla Banca Centrale Svizzera - la SCB), con la conseguente apparente sopravvalutazione del Franco Svizzero, abbia sortito alla fine i suoi effetti.

    Per tenere il Franco Svizzero rigidamente agganciato all'Euro la Svizzera ha pure venduto dal 2000 ad oggi ingenti quantita' di oro delle sue riserve.

    Il prossimo 30 Novembre si terra' quindi in Svizzera il referendum sull'oro: nel senso che, in caso di successo del quesito sottoposto a referendum dai promotori, SCB dovra' tornare ad avere almeno il 20% delle riserve valutarie in oro e dovra' rimpatriare tutto l'oro delle riserve auree, oggi custodito all'estero, all'interno del territorio della Confederazione.

    http://etfdailynews.com/2014/08/26/switzerland-to-take-back-its-gold-ishares-silver-trust-etf-spdr-gold-trust-etf/

    In pratica gli Svizzeri decideranno (IMHO) se vogliono tornare al cambio flessibile (quindi non piu' agganciato rigidamente all'Euro quanto piuttosto all'oro) e riconquistare lo strumento classico 'variazioni delle riserve valutarie' per effettuare (se del caso) interventi 'sterilizzati' di aggiustamento del cambio (a sostegno evidentemente della crescita interna).

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    1. @ Cellai

      L'oro Svizzero 1500 t. fù venduto tra il 2000 è il 2005, il ricavo andò ai cantoni, ê lì fù speso per il sociale, infrastruture, div, investimenti.

      Alla barriera del Franco Svizzero a 1.2 ci pensa la SNB, (Bancha centrale Svizzera).

      Qui la domanda è un altra.Cosa succede con tutti gli euri nella bilancia della SNB, se l'euro implode? Boooooooooooh. Spero niente di traumatico.

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    2. Perdonami Luca,
      ma colgo nel tuo post una "leggera inesattezza".
      La SNB (Swiss National Bank o BNS Banca Nazionale Svezzera) ha nella data dell 11 agosto del 2011 bloccato la rivalutazione del franco, muovendo il cambio euro-franco da 1.05 a 1.20 e segnando quest'ultimo come limite invalicabile.
      Il "peg" (zeppa) e unidirezionale, ovvero impedisce al cambio di scendere sotto quota 1.20 ma non di salire oltre, tanto che è salito sino a quota 1.25. Per chiarezza, nel cambio il franco è in seconda posizione quindi quando il numero scende l'euro si svaluta e franco si rivaluta e viceversa se il numero sale l'euro si rivaluta ed il franco si svaluta.
      Perche quella decisione? Perche nell'agosto del 2011 eravamo nel pieno della crisi greca e tutto il pianeta o comprava oro o comprava franchi svizzeri.
      Dato che un "certo economista" ha spiegato che uno commercia molto di più con chi confina, ovviamente, la banca centrale svizzera ha alzato le barricate verso euro piuttosto che verso dollaro, yen o sterlina; così che l'export svizzero non venisse decimato da una moneta troppo sopravvalutata. La principle problematica della SNB al momento è che zeppa di euro a causa della difesa di quel valore di cambio.
      Quindi, il cambio svizzero rimane flessibile verso tutte le valute e ha un limite verso l'euro.

      Un buon analista ed osservatore è George Dorgan ed il suo blog analizza bene la situazione della SNB (snbchf.com)

      Per quanto riguarda il referendum... vatti a vedere quando fu proposto. La democrazia diretta svizzera non è delle più celeri.

      Distinti saluti a te ad al padrone di casa.
      Mario

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  6. Che poi, al di la' dell`utopia, Becchetti dice che se la BCE centrasse il target del 2% (spingendo con la corda, ma facciamo finta che funzioni), e la Germania contenesse il suo surplus a "solo" il 6%, andremmo a meraviglia.
    E per dimostrare che l`unico problema dell`eurozona e' che le regole non vengono rispettate da tutti, propone di violarne una con clamore.
    Ecco, il livello degli euristi e' questo, e parliamo di uno dei migliori tra loro.
    Asteroide, pensaci tu.

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    1. Impeccabile. Ma nei sogni accadono cose illogiche, si sa.

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    2. @ Paperoga

      "e parliamo di uno dei migliori tra loro"

      Il fondo LTCM fallì nel 1998 è in quel fondo lavoravano due premi nobel di economia.

      Essere migliore/i è relativo. :-)

      http://it.wikipedia.org/wiki/Long-Term_Capital_Management

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  7. Non solo sugli IDE, ma su molti altri argomenti da lei esposti ho trovato corrispondenza in un altro autore: Chang Ha-Joon "23 cose che non ti hanno mai detto sul capitalismo" e "Cattivi samaritani". Lo dico solo per ringraziarla di insegnarci delle verità economiche a differenza di quanto fanno altri.

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  8. Molti collaborazionisti usano il termine appetibili ai mercati stranieri , riferito alle nostre aziende.

    Appetibile lo può essere anche una pietanza. E del cibo, una volta ingerito e digerito , cosa ne rimane ? (cruciverba a schema libero, 5 lettere, comincia con la c ma anche con la m . Il quadratino nero, mettetelo a chi e dove vi pare)

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  9. Certo che ti facciamo i complimenti. Vogliamo scherzare? Abbiamo mai smesso di farlo? No. Perché? Perché nei tuoi post viene applicato un principio santo ed epocale varato dai due grandi storici antichi che rispondono al nome di Erodoto e Tucidide: l'apódeixis. (Sai quei "giornalisti" di cui parla il nostro amico Alessio? Non crederai mica che nelle università ormai insegnino cose del genere per caso, spero. Vedo un impressionante parallelismo tra certa economia e certa storiografia). Bene, l'apódeixis è la demonstratio, l'esposizione argomentata che sostiene una tesi, un ragionamento con argomenti e apparato probatorio convincenti (per il pubblico). Nei tuoi post abbiamo sempre trovato questo: credo che non ci sia complimento migliore per un intellettuale. E anche nel post di oggi è così

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  10. Quindi stiamo diventando una colonia. Un paese dove la ricchezza prodotta verrà trasferita sempre di più all'estero, con salari in continua contrazione ed impoverimento diffuso.
    Globalizzazione, neoliberismo!? Direi alto tradimento della classe dirigente.

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  11. Avrei bisogno che si scendesse più terra terra...
    prendiamo l'esempio di Ryanair. Ipotizziamo che nasca con capitali internazionali (non lo so per certo, ma mi sembra plausibile).
    Fase A: Investe in Irlanda, in infrastrutture, assume personale, etc (soldi per gli immobiliaristi irlandesi, lavoro per i giovani)...
    Fase B: Fase operativa. Poduce voli arerei, li vende, incassa e remunera gli investitori. però, essendo una multinazionale, i clienti sono in maggioranza stranieri, quindi i capitali che escono dall'Irlanda verso, chessò, casa di Mr Smith (noto azionista di Ryanair) sono anch'essi per gran parte stranieri. Quindi mi verrebbe da dire che Ryanair avvantaggia l'economia irlandese, anche se dietro ha capitali esteri, e così qualsiasi multinazionale, proprio perchè tale e quindi orientata non solo a trasferire all'estero gli utili, ma anche a "pescare" all'estero i propri guadagni. La tabella sopra illustrata dice però il contrario.
    Se qualcuno mi illumina, grazie mille....

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    1. Ma quello che scrivi e quello che mostra il prof non sono affatto in antitesi, solo che tu ti sei fermato alla fase "vento in poppa". Quando arriva la crisi, l'azienda ristruttura, licenzia lavoratori, restringe l'indotto e in definitiva deprime tutta la parte di domanda aggregata collegata. Ma gli investitori vogliono comunque essere remunerati degli investimenti e della proprietà, e dato che la ristrutturazione viene fatta proprio per mantenere redditizia l'azienda, i profitti (magari minori, magari no) continuano ad andare all'estero. Questo nel (mio) mondo delle fiabe. Nel mondo reale succedono cose molto più prosaiche permesse proprio dal dumping fiscale irlandese, tipo il celebre triangolo allargato delle Bermuda, Irlanda e Olanda, che sospetto non facciano proprio proprio bene alla bilancia delle partite correnti irlandese.

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    2. Pepino, terra terra ci si va con la zappa o col bignami, con affetto.
      ( o sei amico di un aziendalista Israeliano a digiuno di macro che tenta di consigliare il Renzi?)

      http://www.amazon.it/gp/offer-listing/8843350307/ref=tmm_other_meta_binding_used_olp_sr?ie=UTF8&condition=used&sr=1-6&qid=1410869134

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    3. Dunque Stefano Alberto ne ha già detto in molte occasioni. Potresti dare ad esempio un'occhiata qui.
      Circa il caso specifico, poi, vedi anche, ad esempio, qui

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    4. ...forse perchè l'Irlanda non è solo ryanair??? Ma se invece di scendere a terra, ci sforziamo di salire più in alto (comprendere la sostanza)? C'è scritto tutto nel post.

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    5. Appunto gli esempi aiutano a capire la sostanza. Non era forse meglio rispondere nel merito?

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    6. Caro Stefano,

      Ti confesso che non capisco bene i movimenti economici interni di un investimento straniero. E ti confesso anche che sono un nemico della spiegazione minuziosa "interna". Lo so, sembra un po' cialtronesco come atteggiamento da parte di chi dovrebbe essere "scientifico". Ma penso anche che l'ottimo sia ne,ico del bene. Anche nella comprensione. Allora, ricordiamo alcuni fatti sporadici: che cosa fecero i francesi, quando Debenedetti voleva comprare in Belgio non ricordo più quale società? Che cosa fecero imtedeschi, quando la Pirelli voleva comprare la Continental? Ora non ricordo bene, ma come andò la discussione per la Opel tra Marchionne e i tedeschi? Io credo di aver capito che bisognerebbe avere una solida economia nazionale in cui inserire gli investimenti stranieri. Caso a parte, credo, gli USA, ma quelli hanno bombe, missili e droni (sempre se ho capito bene). Negli anni '70 c'erano furiose discussioni sulle multinazionale, proprio per questo aspetto: stanno lì finché hanno interesse, poi se ne vanno e il paese non si è sviluppatp. È una balla questa: tu diventi solo un serbatoio di manodopera a basso prezzo. Io qui vorrei ribadire un semplice concetto base della storia: senza economia tua non sei niente, senza l'acciaio e i "cannoni" non hai cultura. Sono stato sbrigativo, lo so, ma credo che la sostanza sia non errata (litote)

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    7. Rispondere chi a chi e nel merito di cosa? Questo blog non è per tutti, e sarà sempre meno per chi mi fa perdere tempo. Ora c'è anche un bel link "Per cominciare" nel menù principale, quindi, come dire...

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    8. @Celso

      Gli Stati Uniti, fra l'altro, hanno una posizione attiva in IDE (le famose multinazionali americane, ne avrete sentito parlare, no?).

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    9. Perdono Prof, e' difficile muoversi in equilibrio fra il proselitismo e la selezione. Talvolta percepisco primodellaclassismo, tutto qui.

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    10. Ripeto: di chi e a quale proposito? Non capisco, se mi fai capire magari valuto anch'io.

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    11. @ Celso

      Ottimo, hai evidenziato aspetti fondamentali del comportamento esterno di un fenomeno (approccio black box).

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    12. L'approccio black box si usa anche nelle scienze dure, come sai. Un esempio? La time series analysis. Comunque, io continuo a non capire con chi ce l'avessi, e a Pepino mi limito a ricordare che se abbaia come un cane, si muove come un cane, ha la coda come un cane, forse è un cane (non lui: gli IDE).

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    13. Il signor Stefano Pepino ha posto una domanda. Qualcuno ha risposto, qualcuno lo ha redarguito. Io ho provato a rispondere, non sono stato pubblicato - benissimo, significa che non ho capito e torno al mio banco, studiero' di piu'. Piu' spirito di corpo fra studenti? Il che significa anche redarguire e isolare gli elementi non costruttivi - che puo' non essere facile o immediato riconoscere in questi spazi virtuali. Grazie Prof. per il suo immenso lavoro e pazienza.

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    14. DUNQUE: FORSE È MEGLIO SE CHIARIAMO SUBITO UNA COSA. LAMENTELE DEL TIPO "NON MI HAI PUBBLICATO" NON SONO AMMESSE, E QUESTO È STATO CHIARAMENTE DETTO. NON RICORDO IL TUO COMMENTO, POSSONO ESSERE SUCCESSE MILLE E UNA COSA, POTRESTI AVER DETTO UNA CAZZATA, POTREBBE NON ESSERE MAI ARRIVATO, POTREBBE ESSERMI SFUGGITO, MA IL PROBLEMA È CHE SEMPLICEMENTE NON PAGATE ABBASTANZA PER POTERVI PERMETTERE OSSERVAZIONI DI QUESTO TIPO, CHIARO? IO MI ROMPO IL CULO DALLA MATTINA ALLA SERA E DEVO ANCHE GESTIRE DA ME LA MODERAZIONE DEL BLOG PERCHÉ TOLTO IL FINANZIAMENTO DELLE NOSTRE RICERCHE E DEI NOSTRI EVENTI NON RESTA DI CHE AVERE UNA REDAZIONE WEB IN PIANTA STABILE. QUINDI, LA PROSSIMA VOLTA CHE SENTO DIRE UNA COSA SIMILE, CHIUDO I COMMENTI, E LI RIAPRO DOPO AVER TRASPORTATO IL BLOG SU UNA PIATTAFORMA CHE PREVEDA CHE GLI UTENTI SI ACCREDITINO PAGANDO. QUANDO AVRETE PAGATO ABBASTANZA (E TUTTI) ALLORA POTRETE LAMENTARVI. FINO AD ALLORA NO. E TI FACCIO ANCHE NOTARE CHE SE TU HAI CONTRIBUITO IO TE NE SONO GRATO, MA EVIDENTEMENTE CI DEVE ESSERE QUALCUNO CHE FA FREE RIDING...

      Come sempre, le dinamiche economiche reggono l'interazione sociale. Grazie per avermi permesso di chiarire questo punto.

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    15. Perche' si arrabbia subito e non legge la spiegazione che Lei Prof. mi ha richiesto? NON mi sono lamentato, NON volevo comunicare cio', ma esattamente il contrario, ovvero che anche NON essere pubblicato e' un insegnamento, almeno per me. Mi dolgo di non essere stato chiaro ed aver scatenato l'ira del padrone di casa.

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    16. Mi arrabbio perché anche tu, se fossi al posto mio, ti arrabbieresti, ma tranquillo: sono lieto di sapere che per te questa ripetizione sia stata inutile. Ad altri avrà certamente giovato.

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    17. Ringrazio per i commenti ma resto nel buio della mia ignoranza. Il caso "Perugina" mi è chiaro, mentre il caso Irlandese continua a non esserlo, visto che il dumping fiscale in genere funziona (per chi lo fa e solo per lui, ovviamente. Vedi caso del Lussemburgo, la patria adottiva della Nutella) forse gli Irlandesi hanno anche proceduto a massicce privatizzazioni, non so, onestamente potrei approfondire ma non ho tempo, immagino che anche voi abbiate poco tempo per le risposte.

      Ricordo però la parabola evangelica del grano e della pula, va bene evitare che i furbetti dell'ultim'ora saltino sul carro, però qui l'irruenza e la foga di buttar giù la gente a mucchi mi pare un po' eccessiva.
      Vede professore, per un'identica frase, può essere pienamente legittimo mandare a stendere l'impiegato pubbico cinquantenne veteropiddino, ma magari un ragazzo giovane andrebbe giustificato se non altro perchè molta parte della nostra ignoranza non è in realtà nostra, ma dei nostri cattivi maestri (Il discepolo non è da più del suo maestro, sta scritto pure questo. Come la mettiamo con i discepoli di Monti?)

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  12. OT ma minga trop (but not so very):
    “Se una simile situazione dovesse continuare ancora a lungo o addirittura peggiorare, l’intero progetto di integrazione europea si troverà in serio pericolo”.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/16/giustizia-sociale-litalia-fa-meglio-solo-di-grecia-romania-bulgaria-e-ungheria/1121938/

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  13. Meglio non fare i complimenti a lei, poi ci danno degli adepti, dei seguaci (si, io seguo e volentieri chi mi fà capire) e a lei del guru.
    Ma non possiamo non notare il ritardo colpevole con cui organi di stampa e i suoi lavoranti ora "rivelano" lo stato grave in cui versiamo tutti noi.
    Dove siete stati finora? A denigrare chi analizzava i fatti e denunciava il pericolo che avanzava?
    Facendo finta di niente, abbozzate una finta informazione dovuta per lo più al fatto che non potete più nascondere i fatti.
    Siete lavoranti ma il vostro lavoro non lo conoscete o non avete voluto farlo.
    Almeno finora. Siete ancora in tempo anche se non ce n'è molto.

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  14. OT II - Ma non troppo ( bolla bella 2.0 )

    KRUGMAN: “NÉ LA TEORIA NÉ LA STORIA GIUSTIFICANO IL PANICO SCATENATOSI RIGUARDO AGLI ATTUALI LIVELLI DI DEBITO PUBBLICO, MA I POLITICI HANNO DECISO DI ABBANDONARSI AL PANICO, CITANDO A GIUSTIFICAZIONE STUDI NON VERIFICATI
    ECONOMIA CANAGLIA

    Della serie ri-posizionamento al Bar: "scusate, ma non è qui che vendevano i Boeri?" La republichetta dei poteri (sbajati) :D

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  15. Ci provo senza troppe ambizioni, provo a ragionare.

    Molte imprese rispondono a una esigenza il cui sfruttamento per mezzo di capitali stranieri è di per sé un costo per il paese ospitante, perché potrebbe sostituire eventuali iniziative locali.
    Il discorso cambia in base al tipo di impresa di cui si parla.

    Per esempio la grande distribuzione in mani estere colpisce direttamente l'economia ospitante, non solo perché il settore verrebbe in ogni caso coperto, ma perché la proprietà straniera porta con sé una distribuzione che, molto probabilmente, non avvantaggia produttori locali.
    D'altro canto le multinazionali che arrivano solo per motivi fiscali non soppiantano nessuno, ma sono pagate appunto da politiche fiscali permissive.

    In momenti di crisi, poi, ben prima che si taglino i profitti aziendali, si ristruttura il personale (cioè si licenzia, si demansiona, si precarizza).
    Il maggior beneficio per l'economia del paese ospitante quindi subisce una drastica riduzione, aumentando di conseguenza il rapporto costi/benefici.

    Per finire aggiungo un'altra considerazione: non avendo mai letto su questo blog una demonizzazione degli investimenti esteri, solo una forte richiamo a tenere in considerazioni anche i rischi che una politica fortemente basata su di essi comporta, ogni esempio singolo è destinato a non risultare molto soddisfacente. Mi pare che il quadro debba essere osservato nel suo insieme.

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  16. Ci provo: immagino che il problema principale sia a monte, ovvero i "capitali stranieri". Non appena ci sara' crisi, si venderanno meno voli, quindi si incassa meno, quindi si distribuiscono meno dividendi... ma prima di strizzare gli investitori, si tagliera' il personale irlandese. Sarebbe esattamente identico se Ryanair fosse 100% irlandese? No, perche' i dividendi sarebbero distribuiti sul territorio irlandese, ergo poi spesi in gran parte sul territorio irlandese, dall'idraulico irlandese, dal fruttivendolo irlandese, dal concessionario auto di Dublino ecc. alleviando meglio la fase di crisi. In una reale Unione Economica Europea, i "capitali stranieri" sarebbero quasi esclusivamente capitali di residenti in EU, con regole comuni, per esempio limiti nel dumping fiscale/salariale...

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  17. Penso che questa ossessione sugli investimenti esteri derivi da uno studio di Mediobanca del 2004 in cui si diceva che, mentre in Germania e Francia le aziende estere erano il 40% del totale, in Itali erano solo il 13% (o poco più). Fatto sta che il 40% di imprese straniere significa anche il 60% di imprese nazionali (goofynomics). E se queste imprese nazionali sono anche colossi dell'automotive, del chimico e del farmaceutico (DE) o dell'aerospaziale, energetico e grande distribuzione (FR) non ci sono problemi per il paese. Intanto questo studio di MB non lo trovo più...
    OT: oggi su TgR economia un prof. del Polimi parlava del fatto che in Italia c'è l'art. 18 e non è possibile ridurre il salario del dipendente, come invece avviene "in tutti gli altri Paesi". Senza parole.

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    1. Beh, almeno ha detto una mezza verità...

      Se non posso licenziare una determinata categoria di lavoratori, diciamo per esempio, in un certo settore, la capacità di abbattere il costo del lavoro in quel determinato settore sarà inferiore a quella, sempre per esempio, che avrà un'altro settore, che invece opera con lavoratori privi di tutele.
      Sotto la minaccia de' rimanè a casa, magari accetti un rinnovo di contratto senza aumenti, o una paga peggiore, o di lavorare di più.

      Esattamente quello che sta facendo il nostro amico "stracciatella"

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  18. In pratica quando le cose andavano BENE si assisteva a una sistematica ... cessione del QUINTO dello STIPENDIO.

    Un affarone...
    Stia bene Prof.

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  19. Risposte
    1. Questa è gente umanamente primitiva.
      Non le auguro, alla de romanis, di non aver mai bisogno del suo prossimo...

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    2. Tranquillo Gianni, non ne avrà bisogno, è coniugata Bini Smaghi, e forse questo spiega qualcosa.....

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  20. L'Irlanda che, in piena depressione economica, esporta enormi remunerazioni per gli investitori esteri mi richiama immediatamente l'Irlanda che a metà del XIX secolo, mentre la popolazione moriva di fame per la carestia delle patate, esportava enormi quantità di grano (coltivato in latifondi i cui proprietari e finanziatori vivevano a Londra e qualcuno dei secondi anche sul continente) perché sui mercati inglesi ed internazionali poteva realizzare prezzi migliori.

    Il blocco delle esportazioni di prodotti alimentari, elementare misura di buon governo in caso di carestia, fu sempre rifiutato dal governo inglese, espressione degli investitori la cui remunerazione andava difesa, costasse anche le vite di milioni di irlandesi.

    In pochi anni la popolazione dell'Irlanda passò da otto a quattro milioni di abitanti. A tutt'oggi non è ritornata ai livelli precedenti la carestia (che molti irlandesi chiamano, con buone ragioni, genocidio).

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  21. E poi quando senti il ministro Delrio, alla domanda sul perché ci troviamo in deflazione, rispondere "premettiamo innanzitutto che questa crisi sta durando molto più di quanto TUTTI gli economisti avevano predetto", ti verrebbe voglia di ingoiare il televisore pur di poterli cagare insieme ai resti. Meno male che c'è Masterchef sul 26 e che la pausa pubblicitaria dura qualche minuto. Qui dentro ci sono persone che neanche Nostra Damus avrebbe saputo predire di più, però a dire che siamo nella cacca fino al collo potevo andarci anche io.

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  22. Ricordo che al tempo del secondo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona (il postino suona sempre due volte...), la Commissione europea mise una manina per "aiutare" i partiti irlandesi a suggerire agli elettori la risposta giusta.

    In un momento critico per l'Irlanda (e per i suoi creditori), un sostegno alle vittime dei piani di ristrutturazione della Dell (uno degli IDE più importanti in termini occupazionali) sembrò un'offerta che difficilmente si poteva rifiutare.

    In Italia lo chiamerebbero voto di scambio, clientelismo della peggior specie. Ma figurati se oltre i nostri confini si pratica questa roba! Gli italiani sono corrotti per eccellenza, mica come all'estero!

    Gli IDE sono una risorsa da gestire, non una panacea, giustissimo. Lo dimostra anche il fatto che la precarietà occupazionale è il prezzo sociale pagato ai molti investitori esteri che si "radicano" sul territorio per quel tanto che reputano profittevole (processo cofinanziato dai contribuenti), per poi minacciare la smobilitazione, e la migrazione dove le prospettive di guadagno risultino maggiormente favorevoli, nel momento in cui la "competizione internazionale" lo richieda. In Italia i casi non mancano, al pari delle italianissime delocalizzazioni.

    Esporre governi e lavoratori a un ricatto permanente, tale da scatenare dumping salariale e fiscale tra paesi diversi per grado di sviluppo (spesso a sovranità limitata le cui élite sono facilmente corruttibili, cioè quasi tutti...), in un regime di libera circolazione dei capitali, consente al grande capitale di cogliere fior da fiore nel mare magnum della globalizzazione, garantendo inoltre il vantaggio competitivo di poter diluire gli assetti societari su più giurisdizioni fiscali (si scaricano i costi, spesso gonfiati ad hoc, dove la tassazione sui redditi di impresa è più alta, mentre si dichiarano i relativi profitti dove è più bassa, come nella "credibile" Irlanda). Bella cosa l'efficienza del "libero mercato", non c'è che dire...

    Questo spiega perché durante la costruzione del Mercato unico europeo e dell'Unione economica e monetaria non si sia provveduto nemmeno ad un'armonizzazione fiscale dei rispettivi regimi nazionali.* Rende palesi quali interessi vi fossero dietro tanta fretta. Gli stessi che hanno consapevolmente premuto per avere subito un sistema generatore di insanabili squilibri, i cui costi si sarebbero scaricati sui più deboli, piuttosto che attendere, nel caso ci fosse stata la volontà politica di farlo, l'armonizzazione delle economie dei paesi membri. E non poteva essere altrimenti avendola sottomessa, cooptata o acquisita, quella volontà politica.

    * Problema che negli anni '90 era ben presente tra i decisori della politica italiana. Si veda al proposito il resoconto della discussione tenuta nel 1997 a commissioni economiche riunite, alla vigilia del Consiglio europeo che avrebbe approvato il padre ideologico del Fiscal compact (notare chi diceva cosa, sono passati quasi vent'anni e siamo al punto di partenza! Solo più poveri...), oppure questo. All'epoca il nostro futuro dictator Monti era commissario europeo alla concorrenza, e venne mandato in Italia come un apostolo dell'eurismo a sopire gli eventuali dubbi dei decisori: armonizzazione fiscale? Ma dov'è il problema! Si sta facendo, si sta convergendo, la volontà di unione politica sistemerà tutto!

    L'Uomo Nero era nel congelatore, e chi ci governava allora si riferiva al nostro paese con le medesime parole di chi ci governa oggi (se alla "sinistra estrema" - sic! - non governa più nessuno il motivo è semplice: ne ha retto e continua a reggerne il moccolo, sperando nel "dividendo politico". E gli italiani lo sanno!). Coazione a ripetere, malafede lampante.

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  23. Io non ho capito una cosa:

    Esempio: se dall'estero AUDI compra Ducati, ma Ducati non produce utili o fallisce, come fa l'Italia a remunerare i capitali esteri?

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    1. Ma ad esempio facendo a pezzi l'azienda che si è comprata e vendendo i pezzi, licenziando i lavoratori per abbattere i costi, ecc. Scusa, sai, ma le cavallette mica cacano erba: la mangiano. Non so se rendo.

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    2. Ha reso benissimo, grazie.

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  24. Anche a me questo passaggio non è chiaro: io l'ho capita così, ma mi corregga se sbaglio.
    Il sistema si regge solo se gli utili che vanno all'estero vengono compensati dalle esportazioni che quegli investimenti producono. Se le esportazioni calano, anche gli utili scendono, ma comunque non si annullano in quanto in parte sono sostenuti dalla domanda interna e quindi l'equilibrio della bilancia si rompe.
    E' corretto?

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  25. Egr. Prof. Bagnai, mi pare che il problema del modello irlandese sia la fuoriuscita di capitali. Un modello a tassazione zero -almeno sugli utili d'impresa - con una parallela tassa sulla esportazione dei capitali potrebbe aver senso? Mi sembra che ciò corrisponda al sistema fiscale di Dubai. A latere le vorrei domandare secondo lei quali sono oggi le economie del mondo che preesentano una solida crescita. Cordiali saluti

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    1. Perdonami: a me in termini contabili non pare. La voce che "pesa" era e resta la componente negativa dei redditi da capitale, che non sono un'esportazione di capitali, ma il risultato di una importazione di capitali. Puoi spiegarmi meglio?

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    2. Nulla, problema mia che non ho molta confidenza con le scienze economiche, di conseguenza anche la domanda era mal posta. Grazie comunque per l'attenzione.

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