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martedì 16 settembre 2014

A Nat (2): #chew

Visto che sei l'unica che mi capisce (a Becchetti glielo spieghiamo con calma), volevo farti un regalino. Tu sei tanto gentile con me e dici che ti piace come suono il flauto, ma... sentiti questa Vittoria trionfante di Uccellini, e magari anche, per cambiar completamente colore, queste diminuzioni di Bovicelli su Palestrina, e soprattutto, perché noi ci possiamo, nella nostra interminata umanità, permettere di amare anche i tedeschi, questa robina qui.

Bei tempi quelli...

Avevo scritto da poco il primo articolo, quello sul Manifesto, non sapevo ancora cosa sarebbe successo, non potevo immaginare. Capisci? Dopo aver fatto un concerto con un flautista che lavora con Skip Sempé, uno dei flautisti migliori che abbia mai visto (e venivo dall'aver accompagnato una master class di Kees Boeke), per me era il tempo del nunc dimittis.

E invece...

7 commenti:

  1. Ma figuriamoci, qui la capiamo tutti, per non parlare del povero Becchetti che è venuto addirittura a spiegarsi di persona, sono invece io che non capisco, nonostante il glossario: perché, qui, un chew? Comunque sono veramente soddisfatta della piega che stanno prendendo le cose: la proporzione tra musica e logaritmi si sta facendo sempre più favorevole, su questo blog. Presto i logaritmi scompariranno in un mare di musica... Poi compariranno balbettanti commenti in cui Boeri, Tabellini e Giavazzi verranno a spiegarsi anche loro e a dirci che è stato tutto un dannato equivoco, Zingales dirà che lui che l'euro, che l'europa... In fondo l'aveva sempre detto, poi lei posterà la Nona di Beethoven, l'euro crollerà con fragore e tutti noi canteremo a squarciagola le lodi di Junker e della Merkel in tedesco, accompagnati dal suo flauto.

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    1. #chew perché a me il caso ha dato accesso a dei valori spirituali universali che mi permettono di fottermene degli atteggiamenti di certi colleghi. Devo esplicitare il concetto, o bastano puntini, righello, matita e fai da te?

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    2. Grazie, va bene così. Mi sento sufficientemente migliorata. Ho sentito due dei brani di flauto sopra, Bovicelli/Palestrina mi è piaciuto più di Uccellini, ma per il momento Pablo Bruna continua a regnare nel mio cuore come un dio nel suo tempio.
      Ho ascoltato anche la cantata di Buxtehude sulle Membra di Cristo, devo dire che anche solo guardare i visi degli esecutori è un piacere, c'è una suonatrice di viola da gamba (giusto? Perché per me potrebbe anche essere un violoncello, nella mia beatitudine) che sembra un angelo musicante, nella pala di santo Stefano a Vicenza di Palma il Vecchio c'è un angioletto che potrebbe essere lei. È una cantata molto dolce e bella, l'ho dovuta sentire in due sere perché la prima sera ero stanca e dopo qualche minuto ha cullato i miei sogni, però preferisco la forza dorata e potente di Der Herr ist mit mir.
      Grazie di tutta questa bella musica, prof.

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    3. In effetti la sonata di Boddecker è meravigliosa, purissima. Tanto più che una registrazione come quella, caricata su YouTube, non può di certo migliorare in alcun modo il flauto. E Paolo da Firenze, chi lo conosceva? Non credevo che ci fosse musica così antica e così bella.
      Mi è arrivato il disco, quindi oggi pomeriggio per i miei colleghi va a Pergolesi. Grazie ancora di tutta questa bella musica, prof.

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    4. Sul brano di Palestrina l'unico commento possibile è: nunc dimittis. Meno male che alla fine il Concilio di Trento non ha proibito la musica sacra (è vero che ci sarebbero rimasti i tedeschi).
      Biber: un brano che toglie il fiato, mi vergogno ad ammettere che non l'avevo mai neanche sentito nominare. Però in fondo è una felix culpa, se ora posso scoprire cose così belle. Grazie, prof.

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  2. Gent.le Prof,
    le istituzione europee non vogliono nessun ripensamento: l’Euro è la nostra moneta e da li non si torna indietro. Però forse non hanno fatto i conti con la voglia di indipendenza della Scozia ora, della Catalogna poi e del Veneto qui in Italia. Tre potenti bombe, pronte ad esplodere una dopo l’altra. La deflagrazione potrebbe essere potentissima, e laddove alcuni politici come Le Pen o avveduti professori ed economisti (tra cui Lei per fortuna) fanno fatica a rompere il fronte pro-euro dei Piddini, potrebbero riuscirci questi referendum sull’indipendenza.
    Se passa il Sì nulla è più come prima, i vari nuovi stati hanno tutto l’interesse a stampare propria moneta, come Lei giustamente sostiene. Inutile uscire da un cappio al collo per poi mettersene un altro diverso. Se anche il No perdesse di più, l’effetto è comunque assicurato, e altre piccole slavine potrebbe apparire all’orizzonte. Di Euro non si può e non si deve morire.
    Cordiali saluti

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