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lunedì 25 agosto 2014

Renzi, Valls, Rajoy: riassunto delle puntate precedenti

(i cani abbaiano, la carovana prosegue il suo cammino)


Questa mattina mi avete segnalato che Valls si è dimesso per le critiche di Montebourg e Hollande gli ha prontamente conferito un nuovo incarico. Questa per noi non è una grande novità. Siamo stati i primi in Europa (quindi, verosimilmente, nell'ammasso locale, visto che su M81 se ne battono il belino) a prevedere che Hollande avrebbe fallito: questo è il post originale (scritto mentre i piddini trionfavano), questo è un riassunto (scritto mentre si mettevano la codina fra le gambe).

Lo strumento che ci permetteva di fare previsioni così accurate era la variabile della quale mi sono occupato fin dall'inizio della mia attività scientifica, e che l'Economist definisce la variabile più importante per comprendere lo stato di salute economica di un paese: il saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti. Il motivo per il quale questa variabile è così importante risiede nel fatto che essa riassume la dipendenza di un'economia dall'estero sotto quattro dimensioni:

  1. la dipendenza dalle merci estere (espressa dal saldo commerciale)
  2. la dipendenza dai servizi esteri (saldo servizi)
  3. la dipendenza dai lavoratori esteri (saldo redditi da lavoro)
  4. la dipendenza dai capitali esteri (saldo redditi da capitale)
Ognuno di questi saldi può essere positivo o negativo, il saldo delle partite correnti è la loro somma algebrica. Una spiegazione un minimo tecnica la trovate in queste dispense che risalgono al lontano 2008 (così vedete che le cose che dico a voi oggi le dicevo anche in classe sei anni fa, e chi c'era se lo ricorda). Gratitudine eterna a Stefano Manzocchi che mi indusse ad occuparmene: mi ha dotato dello strumento più potente di analisi macroeconomica, quello strumento che qui cerco di condividere con voi (ci riuscirò?).

Alcune osservazioni: il saldo "redditi da lavoro" generalmente è trascurabile (salvo il caso di paesi con rilevantissima attività transfrontaliera) e comunque molto inerziale, per cui non ci spiega i movimenti di breve periodo del saldo complessivi; quello redditi da capitale è ulteriormente scindibile in reddito da investimenti diretti (acquisto o controllo di attività produttive, eventualmente attraverso l'acquisto di un pacchetto azionario di controllo) e reddito da investimenti di portafoglio (acquisto di attività finanziarie per esigenze di gestione della propria liquidità). Ricordo anche chi gli investimenti diretti "attivi" sono l'acquisto di un'azienda all'estero, che in bilancia dei pagamenti entra col segno meno nel conto finanziario, perché è un'uscita di capitali (che vanno all'estero a comprare un'azienda), e i cui profitti, però, se rimpatriati, entrano col segno più fra i redditi da capitale (IDE) attivi (perché sono soldi che entrano). Gli investimenti diretti "passivi" sono acquisti di aziende dall'estero (es.: la Germania che ci compra la Ducati), che entrano col segno più nel conto finanziario (sono soldi che entrano per comprarci), e però determinano, generalmente, un'uscita di profitti (che vedremo col segno meno nel conto redditi). Ricordo anche che la bilancia dei pagamenti è redatto con un criterio "di cassa", per cui si preoccupa solo di registrare se i soldi entrano o escono. Tuttavia, se i soldi entrano per comprarci un'azienda, è chiaro che quall'azienda non è più nel patrimonio nostro, ma in quello di chi se la compra. Quindi, se "arrivano i capitali" (come tanto vogliono i repubblichini, già pronti al Britannia 2.0), avremo sì un segno positivo nel conto finanziario, ma anche un aumento delle passività nella posizione patrimoniale sull'estero, e quindi un peggioramento della posizione netta sull'estero (PNE) dell'Italia (il debito estero).

Tutte cose che sapete e che potete comunque guardare nella dispensa, o altrove (la sezione didattica offre diversi spunti).

Fatta questa premessa, intanto guardiamo la situazione di casa nostra. Ho preso i dati Eurostat e li ho destagionalizzati brutalmente con un filtro alle medie mobili (se scaricate i dati vedrete una "seghettatura" data dalla stagionalità, che ovviamente rende difficile interpretare i movimenti di frequenza più bassa; il filtro alle medie mobili non è il massimo, ma il suo lavoro lo fa).

Questo è quello che è successo e sta succedendo in Italia:


Notate alcuni fatti stilizzati. Il profilo del saldo complessivo (blu) è largamente determinato da quello del saldo merci (rosso) (cosa nota a chi studia seriamente economia). In altre parole, il saldo complessivo va su o giù principalmente per effetto dei movimenti del saldo merci. Il livello del saldo complessivo dipende invece dalla somma di tutti i saldi, per cui può capitalre che un paese abbia il saldo merci in pareggio, ma sia in deficit perché ha saldi redditi e servizi negativi. Questo è quello che succedeva in Italia all'inizio del periodo considerato. Notate anche la brusca caduta del saldo redditi (violetto) a partire dalla crisi, che notavo anche nelle mie dispense del 2008, e che mi permetteva a luglio 2011 di prevedere su lavoce.info che le manovre di Tremonti non ci avrebbero salvato, perché la nostra non era una crisi di debito pubblico ma di bilancia dei pagamenti (e allora lo dicevamo veramente in pochi).

[Scusate, sapete che il mio narcisismo è incontenibile, ma sapete anche che lo sfogo in un altro modo. Ricordo certe cose note ai più perché occorre che i nuovi arrivati capiscano che l'economia è una scienza e sono arrivati sul blog di un economista.]

Cosa è cambiato da allora? Si vede il "drizzone" impartito da Monti distruggendo la domanda interna (la linea rossa - merci - che torna su tirandosi dietro quella azzurra - totale - per i motivi che abbiamo analizzato in dettaglio qui), si vede che la distruzione della domanda ha migliorato anche il saldo servizi, e si vede anche un lieve miglioramento del saldo redditi (ma considerate che comunque, a spanna, l'1% del Pil se ne va sempre all'estero per pagamento di fattori produttivi esteri; poi ci torniamo).

Quindi: l'operazione fatta sul conto merci ci ha riportato in equilibrio: dipendiamo di meno dalle merci estere semplicemente perché non abbiamo più soldi per comprarne. Tuttavia, siccome questa operazione ha peggiorato la nostra posizione debitoria (come visto nel link riportato sopra), siamo sempre "piombati" dal peso degli interessi e profitti da pagare all'estero, ragion per cui il nostro saldo complessivo, anche se attualmente in territorio positivo, è sempre inferiore al saldo merci. Situazione tipica di un paese che dipende dai capitali esteri. L'arrivo dei capitali esteri quindi ci aiuterà? No, per i motivi che ci spiega il caso irlandese, trovate illustrato nelle dispense e qui (ma di questo parleremo con più calma in un altro post QED).

Cosa è successo in Francia? Questo:


Diversa, vero, la situazione? Intanto si capisce che la Francia ha una situazione debitoria sull'estero diversa dalla nostra: il suo saldo redditi è sempre positivo, ma... occhio! Il nostro è peggiorato all'inizio della crisi, il loro è peggiorato dal 2012. Poi, si vede bene che la Francia ha una crisi di competitività come la nostra (saldo merci - linea rossa - negativa), ma, come sappiamo, non l'ha risolta distruggendo domanda (cioè facendo austerità). Fra 2011 e 2013 noi abbiamo avuto un deficit pubblico sostanzialmente intorno al 3%, la Francia intorno al 5%. Hollande un po' ci ha provato, e vedete che dal suo arrivo (2011) la linea rossa torna su. In effetti fra 2011 e 2013 il deficit pubblico francese è passato dal 5.2% al 4.2% del Pil, ma questo abbozzo di austerità è il motivo per il quale la popolarità di Hollande a fine 2013 era al 18% (cosa mai vista in Francia) e Montebourg ha fatto il cazziatone che ha determinato caduta e re-incarico di Valls. All'interno del PS (che è il PD francese) i mal di pancia sono ferocissimi. Notate anche un dettagliuccio che fa la delizia dell'intenditore. Quando Hollande inizia il suo sporco lavoro, è vero che il saldo rosso migliora (torna su), ma quello complessivo scende (torna giù). E perché? Non per colpa del saldo servizi, che migliora. Per colpa del saldo redditi.

Sapete che vuol dire? Vuol dire che, mutatis mutandis, la Francia sta oggi come noi stavamo nel 2008, con conti esteri piombati dal saldo redditi, che per adesso è ancora positivo, ma che comunque ha tirato giù il saldo totale. Inutile dire che questa situazione creerà grossi problemi, e quindi si può facilmente immaginare che nel prossimo autunno si andrà alla cohabitation: come diceva Sapir oggi su Twitter, e Granville qui tempo addietro, questo, fra i tre esiti possibili, è il più probabile. Se le politiche arrivano prima delle presidenziali, ci sarà veramente ma veramente da ridere (si fa per dire).

[ricordo ai diversamente europei che la cohabitation, in Francia, è la situazione nella quale il presidente e il primo ministro si trovano a essere espressi da schieramenti politici opposti: insomma, una situazione da separati in casa non particolarmente foriera di buon governo. Non si pronuncia coabitescion, a meno che non crediate nelle globalsupplaiciein...]

E la Spagna?


I servizi sempre positivi (e non sarete stupiti di apprendere che questo è spiegato essenzialmente dal turismo), i redditi sempre negativi (la Spagna è stato il più grande debitore estero netto, in valore assoluto secondo solo agli Usa, grazie al buon Zapatero), e siccome i servizi e i redditi più o meno si bilanciano, il saldo merci e quello totale quasi coincidono, con un forte scalino fra 2008 e 2009, e poi un ulteriore miglioramento nel 2013. Il miglioramento del saldo merci, però, sapete che è fragile, e quindi il totale sta tornando sotto zero, anche perché ultimamente sta flettendo anche il saldo redditi.

Insomma: anche lì tira un'ariaccia...

Ma diamo un'occhiata in dettaglio al saldo redditi francese, che è quello che ci deve preoccupare di più, perché sarà lui a portarci più o meno rapidamente alla cohabitation.


La situazione è abbastanza grigia. Il saldo "lavoro", come vi dicevo, è liscio. La sua bassa frequenza (in termini spettrali) si spiega con l'ovvio fatto che il lavoro si muove meno in fretta del capitale. I frontalieri francesi che vanno a lavorare in Svizzera portano soldini a casa, e questa situazione non cambia dall'oggi al domani. Quindi (altro fatto stilizzato) in Francia come altrove la dinamica del saldo redditi è governata dal quella del saldi redditi da capitale. A sua volta questo dipende da due fonti di investimenti: quelli diretti e quelli di portafoglio. Quelli di portafoglio sono in lenta discesa, arrestatasi forse nel 2013 e parzialmente compensata da un aumento del saldo redditi da lavoro. Il saldo complessivo redditi quindi segue la dinamica del saldo redditi da investimenti diretti (la linea verde). All'inizio della crisi questi sono aumentati. Non so perché, si potrebbe vedere, ma credo per un sano effetto shopping delle imprese francesi all'estero (a noi, ad esempio, hanno comprato la moda). Per i nuovi: i francesi hanno comprato aziende all'estero e hanno rimpatriato in Francia i profitti fatti all'estero sostenendo così il saldo redditi della loro bilancia dei pagamenti. Ci sono però segni di inversione di questa tendenza, verso la fine, e il motivo è ovvio: l'austerità teutonica sta distruggendo la domanda, quindi le aziende non vendono, non fanno profitti, e non rimpatriano profitti.

Insomma: se diventate più poveri, come me, passate da Auchan (francese) a Lidl (tedesco), no? Chiaro il concetto? Quindi il saldo redditi da Ide francese peggiora, e quello redditi da Ide tedesco migliora.

Sintesi: l'implosione della domanda europea causata dalle politiche deflazionistiche care ai creditori tedeschi, distruggendo i profitti industriali nei paesi circonvicini, rischia di portare in territorio negativo una voce della bilancia dei pagamenti francese (il saldo redditi da investimenti diretti) che storicamente ha sempre dato un contributo positivo al saldo complessivo, facendo avvitare la Francia nella spirale del debito estero.

Capito perché il bel Montebourg era un tantinello inquieto? Perché con le partite correnti non si scherza, e, secondo me, in questo momento, i redditi da Ide sono la variabile più fragile e più indispensabile da tener sotto controllo, per la Francia.

Ecco: teniamolo d'occhio noi, e vediamo quanto ci mette questo post a trasformarsi in un QED!


Addendum per rispondere a Tino neb (vedi sotto domanda e risposta):


 

62 commenti:

  1. Se questi sono post per i nuovi arrivati, grazie di cuore anche ai nuovi arrivati, perché a me un bel ripasso fa sempre molto piacere (per non parlare di Pergolesi).

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  2. Eccezionale! Chiaro ma tecnico, come soleva fare ( nel suo campo) l'ultimo papa: Benedetto xvi.

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  3. Va bene, Prof., il saldo redditi francese è positivo ed il saldo redditi italiano è negativo. Ciò, essenzialmente, in quanto i nostri cugini francesi hanno acquistato le nostre aziende del settore moda ed in tal modo ricevono i famigerati profitti e dividendi, che per noi rappresentano costi da sostenere.
    Ma il saldo TOTALE delle partite correnti francesi è sempre stabilmente negativo, mentre lo stesso saldo totale italiano, fra la fine del 2012 e l'inizio del 2013 è tornato in positivo.
    Può tale ultima considerazione farci concludere che i transalpini hanno un sistema economico peggiore di quello attuale italiano ?

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    1. Ehi! Quello della moda era solo un esempio. La Francia, in Italia, si è comprata ben altro. Tutta la grande distribuzione, ad esempio, e lo ha fatto negli anni '90. Poi c'è quello che si son comprati in giro per l'Eurozona. Certo che il totale negativo della Francia indica che sta peggio di noi. Se ti dico che sta come stavamo noi nel 2008, quando il nostro saldo era a -10 miliardi, mi pare chiaro che loro, con un saldo a -20 miliardi e l'impossibilità politica di tirarlo su con l'austerità stanno molto ma molto peggio di noi. Cosa che ho sempre detto, peraltro.

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    2. Comunque, per la precisione, non parlerei di "costi da sostenere". Direi che sono redditi generati nel paese (e quindi che entrano nel Pil), ma goduti in un altro paese (e quindi che non entrano nel Pnl). Occhiatina alle dispense?

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    3. Prof, con impossibilità politica di fare austerità, senza ribilanciare le partite correnti, che può succedere?

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    4. Credo che la cosa andrà così: prima ci proveranno (da qui la riconferma di Valls), poi i francesi si incazzeranno con qualche sciopero serio, o, alternativamente, all'interno del PS i mal di pancia diventeranno insostenibili, e quindi si andrà alle elezioni anticipate che la Le Pen ha chiesto già oggi (nel frattempo, i conti rimarranno dove sono o peggio). A quel punto la palla passa alla Germania, che se fosse una signora bionda ecc. cercherebbe di allentare la pressione. Il problema è che non esiste un modo serio di allentare la pressione che non sia, per la Germania, fare i compiti a casa, cioè espandere LEI la spesa pubblica. Insomma: il contrario di quello che vogliono i promotori del referendum anti (nostra) austerità. Quindi alla fine il tappo salterà, anche se proprio oggi mi hanno ricordato che ho perso una scommessa...

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    5. Si si facciamo il referendum per chiedere alla signora alta, bionda e occhi azzurri, di fare la cosa giusta: allentare la presione della morsa quel tanto che basta per......
      ( Spero si comprenda l'ironia )

      Ma veramente fanno i promotori del referendum a proporre una simile boiata? Chi vuole stravincere se ne fotte del dopo.

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    6. Mi permetto di aggiungere che in italia hanno "shoppato" pure un bel pezzo del settore bancario assicurativo, e immagino così nel resto d'europa (Bnl con bnp paribas, cariparma con credit agricole, axa si è mangiata un paio di compagnie piccoline italiane) e di quello legato alle bevande alcoliche, ma adesso mi sfuggono i marchi; l'energia (edison, acea)) oltre agli investimenti diretti diversi dalle acquisizioni nella distribuzione (vale a dire carrefour, decathlon, leroy marlin, auchan).

      Cavolo nel compilare questo elenco mi si sta accapponando la pelle....e me ne vengono in mente altri....mi sembra di sentire come un pizzicorino alle terga...

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    7. No, i promotori del referendum come sai propongono una boiata ben più pericolosa per noi.

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    8. Prof scusi un chiarimento sulle previsioni di cui sopra…
      Lei dice: “A quel punto la palla passa alla Germania, che se fosse una signora bionda ecc. cercherebbe di allentare la pressione”. In altre parole espandere lei la spesa pubblica.
      Non mi è chiaro questo.. sebbene il compito della Merkel non sia semplice considerate le profonde convinzioni ideologiche dell’elettorato tedesco, oltre che le altresì ovvie barricate di imprenditori (soprattutto quelli rivolti all’export) ed in generale i creditori… i quali avrebbero da perdere, sia da un aumento dei salari, i primi; sia da una qualsiasi forma di maggiore inflazione, i secondi. Lo sforzo politico seppur costoso in termini di perdita di consenso, da registrarsi per le categorie sopra citate (superficialmente generalizzate nel mio esempio), può tranquillamente essere bilanciato da un indubbio beneficio per le categorie dei salariati in genere e per tutti coloro che beneficeranno di una maggiore spesa pubblica (di converso anche alcuni imprenditori che vedranno appaltarsi lavori dallo stato tedesco).
      In altre parole professore, le chiedo:
      Grossomodo, ho indicato bene le categorie che in Germania si opporranno all’idea di politiche espansive da parte del governo tedesco?
      Mi piacerebbe avere una sua visione su questo, e probabilmente un post che rimarrà per futura memoria, visto l’avvicinarsi del momento storico in cui dovremo indicare, anche per la Germania, le classi sociali che si sono opposte alla tanto sognata (e sbagliata) idea del più Europa… trovare gli Junker tedeschi dei nostri tempi insomma…

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    9. A proposito di shopping, mi permetto di linkare un vecchio post sull'argomento. Tanto è sicuramente da aggiornare...

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    10. Prof,
      i francesi da un punto di visto economico stanno peggio di noi ma non dobbiamo dimenticare che hanno un potere contrattuale molto più forte.

      Sia perchè sono un popolo che non si fa dire cosa deve fare (nemmeno dai creditori), sia perchè hanno un deterrente militare infinitamente superiore (e anche quello quando si arriva al redde rationem incide sulle trattative).

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    11. Grazie Prof.
      ora la situazione mi è più chiara.
      Per completare il confronto, però, vedo che il saldo TOTALE delle partite correnti spagnole, da un livello negativo passa, a inizio 2013, in positivo. Per poi ridiscendere verso lo zero: possiamo quindi affermare che, sebbene la Francia si trovi molto peggio dell'Italia, la Spagna occupi una posizione intermedia fra gli altri 2 Paesi ?
      In sostanza, possiamo dire che la Spagna sta meglio della Francia e peggio dell'Italia ?

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    12. 1990, la fine delle telecomunicazioni italiane: Fiat vende Telettra all'Alcatel francese. Anche in questo settore eravamo significativamente piu' avanzati worldwide, una nota su tutte il primo sistema HDTV digitale. La guerra Craxi vs. Fiat aveva gia' visto naufragare il progetto Telit, ipotetico polo delle telecom italiane con Italtel. http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-2c098f90-abe9-4422-b4b9-f741268d1391.html

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    13. @Lorenzo

      Con la disoccupazion al 25%? E se quella gente ricomincia a lavorare e consumare il saldo delle partite correnti dove pensi che andrà? Giù nel pozzo!

      Attenzione: ho detto, ma lo dice l'Economist, che il saldo delle partite correnti è una variabile essenziale per capire lo stato di salute di un'economia, la sua dipendenza dall'estero. Ma in economia conta molto anche la dinamica, e ci sono tante variabili da considerare. Ti faccio un esempio. Per ridurre la tua dipendenza dall'ossigeno puoi smettere di respirare. Devo continuare l'esempio? (Suggerimento: ci sono due esiti possibili...).

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    14. Bene Professore
      grazie ancora: mi ero dimenticato questo "piccolo" particolare della disoccupazione spagnola al 25%.
      Quindi, riepilogando per i duri come me, la graduatoria ipotetica vede al primo posto l'Italia, seguita dalla Francia, con la Spagna fanalino di coda.
      Tutto sommato ci possiamo stare, no ? :-)

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  4. A quanto p.are l'incartamento per i cugini d'oltralpe, subirà un accelerata...sono in un cul de sac.
    Il castello di carte continua a cadere.

    Faranno la cosa giusta?
    Chi vivrà vedra..

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    1. Si, sono in un cul de sac, e per uscirne gli servirà un sac de cul...

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  5. da leggere e rileggere...
    da studiare e ristudiare e poi riristudiare...

    Grazie Prof.

    Antonio

    PS: you have shed a lot of light

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  6. Prof.

    ho letto l'interessante articolo di Claudio Borio segnalato da un lettore in un altro post (global imbalances and the financial crisis - BIS WP n°346) da cui risulta, se ho ben capito, che, a differenza di quanto solitamente si ritiene, il sistema bancario che maggiormente ha aumentato la sua esposizione sull'estero dal 2000 fino allo scoppio della crisi è quello francese, insieme a quello inglese. La posizione del sistema bancario francesa passa da un 2,4% ad un 8% circa del PIL mondiale, quello inglese dal 2,6% all'8% circa mentre le banche tedesche passano dal 6 al 8,2%. Secondo il prof. Borio, il 30% circa delle attività detenute all'estero dalle banche europee a fine 2007 era denominata in dollari: parliamo di circa 8 triliardi di dollari!!!! Quindi è lecito ipotizzare che il sistema bancario francese sia anche quello che ha avuto, ed ha ancora, i contraccolpi maggiori dalla crisi dei subprime, anche in considerazione del debitore a cui aveva prestato questa montagna di soldi. L'Inghilterra sembra che sia già uscita dalla crisi, nonostante la pari esposizione dei francesi, e probabilmente una grossa parte del merito del superamento della crisi finanziaria è da attribuire proprio alla tanto vituperata svalutazione della sterlina di cui noi parliamo in riferimento al tema della competitività di costo di un'economia ma che, forse, ha ancora maggiore importanza se si considera la NIIP, cioè la posizione debitoria netta di un paese sull'estero. Percè, evidentemente, la svalutazione nominale del cambio, riducendo il valore delle passività estere del paese che svaluta, compensa la riduzione delle attività sull'estero, attutendo così l'effetto di una crisi finanziaria. In altri termini, con la svalutazione nominale posso dare ai miei creditori una "sola" che compensa quella che prendo io a causa della crisi...... se le due "sole" si compensano la mia posizione debitoria netta potrebbe anche non risentirne. L'inghilterra ha potuto beneficiare di questo meccansimo, la Francia no perchè la Francia non ha autonomia monetaria.

    Se le cose stanno così siamo proprio sicuri che la perdita di sovranità valutaria sia un beneficio per la finanza internazionale???? sicuramente lo è nella misura in cui elimina il rischio cambio nei paesi che aderiscono alla moneta unica e quindi è la realizzazione del paese di Bengodi della finanza internazionale quando le cose vanno bene. Quando le cose vanno male l'assenza di autonomia valutaria è invece un problema serio. Non si può neanche pensare di risolverlo con i vari fondi salva banche in primo luogo perchè il principale debitore mondiale (USA) non credo sarebbe d'accordo ma soprattutto perchè 34 triliardi di dollari di attività estere non si possono coprire con un pò di soldi rubati ai contribuenti.

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    1. Non so da quanto sei con noi, ma è quello che ho sempre sostenuto anch'io, tra l'altro esponendomi alle critiche sleali di quelli che "Bagnai è un fondamentalista di mercato". Ma insomma, se i paesi con cambio fisso (nel senso di peg o di unione monetaria) al mondo sono intorno al 5% (mi riferisco al regime delle relazioni commerciali bilaterali, vedi il solito Friedman redux), e quelli con cambio variabile l'84% (più un certo numero di casi intermedi) un motivi ci sarà, no? A Bruxelles spendono 120 miliardi l'anno per convincerci che deve essere così e che questa è la cosa più razionale... ma non è così perché non è mai stato così, e se non fosse stata create l'UEM la percentuale di paesi con cambio fisso già sarebbe prossima allo zero! Il cambio fisso serve a risolvere in un certo modo i conflitti distributivi. Un modo distruttivo: quello dell'imprenditore che strozza l'operaio, e del creditore che strozza il debitore.

      Ma non tutti i creditori sono ottusi come certi tedeschi,

      È già scritto nel mio libro. L'hai letto?

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    2. Seguo il blog dal 2012 ed ho dovuto studiare un po' per capire. Mi era molto chiara la relazione tra moneta unica ed austerità e quindi il fatto che moneta unica porta a deflazione salariale per aggiustare la competitività esterna di un'economia. Mi era sfuggito il fatto che la moneta unica, in condizioni di crisi, è un problema anche per le banche fortemente esposte sull'estero, in particolare sul paese epicentro di una crisi finanziaria. Probabilmente in Italia l'eurismo è una malattia difficile da debellare anche perchè le banche italiane sono state meno attratte dalle sirene dei CDO americani negli anni precedenti la crisi del 2008.
      Il suo libro non l'ho letto.

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  7. Una domanda. Prendiamo il primo grafico, sulla situazione italiana, trimestre 2006Q3.
    Il saldo redditi è circa +1000.
    Il saldo servizi è circa -500.
    Il saldo merci è circa -2500.
    Essendo il saldo delle partite correnti la somma algebrica dei tre saldi sopra citati, come fa a essere circa -6000?
    In attesa di una risposta, appoggio il collo sulla ghigliottina.

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    Risposte
    1. Nessuna ghigliottina se uno sa di non sapere. La ghigliottina non è mia, è della Storia, ed è per chi sa di sapere.

      Ci sono due problemi. Il primo è che il metodo di destagionalizzazione usato (la media mobile) è utile per farvi vedere le tendenze, ma non è vincolato a produrre un totale coerente. Il secondo è che dal discorso ho omesso i trasferimenti unilaterali correnti, che sono flussi monetari ai quali non corrispondono transazioni, come ad esempio i soldini che versiamo all'Unione Europea, e le rimesse degli emigrati (positive o negative). Siccome dipendono in larga misura da fattori istituzionali o demografici, normalmente questi saldi hanno un andamento molto liscio e quindi non spiegano gli andamenti di breve periodo (anche se penso che l'esodo di massa dalla Spagna potrebbe aver determinato un aumento delle rimesse... anzi, aspetta che controllo: il saldo delle rimesse è passato da -3 a -0.6 miliardi fra 2007 e 2013, il che significa che nel 2007 c'erano molte persone che lavoravano in Spagna e mandavano soldi a casa (soldino uscire, segno meno), mentre nel 2013 nel netto ci sono molte meno stranieri che lavorano in Spagna e più spagnoli che lavorano all'estero... aspetta che controllo: è la prima che ho detto, perché le rimesse attive sono rimaste costanti a 5 miliardi, e quelle passive (soldino uscire) sono passate da 8 a poco più di 3. Ma voi qui ci sapete cliccare? È fichissimo!

      Comunque ti ho messo in calce al post lo screenshot dei dati originali nel periodo considerato, compreso saldo servizi, così vedrai che il totale è la somma algebrica delle componenti.

      Thx.

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    2. Anche io ho provato a scaricarmi i dati perchè non mi trovavo con i totali ma non sono riuscito a tirar fuori molto.

      Dopo l'elaborazione mostra "-" invece di numeri, temo che il problema sia che non trovo dove impostare la destagionalizzazione. Da un'altra parte (non in Balance of payments by country) l'opzione c'era, qui non la trovo.

      Qualcuno che ci è riuscito ha voglia di darmi una mano?

      Grazie

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    3. Ma de che stamo a parla'? La destagionalizzazione l'ho fatta io. Ragazzi, va bene "anche tu economista", però... Ti scarichi i dati in Excel e ti fai la media mobile. I totali non tornano comunque perché mancano i servizi. Riesci a scaricare la tabella che ho messo in calce al post?

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    4. ok, anche io credevo di doverla fare in xls ma dato che cercando i dati corretti avevo trovato anche quell'opzione (e nello specifico è stata l'unica volta che mi ha mostrato i dati) credevo fosse quello il problema.

      Non mi visualizza i dati in nessun modo, provo a spiegarle cosa ho fatto:
      in Balance of payments by country ci arrivo da "Balance of payments statistics and International investment positions".

      Aperto il db seleziono (ad es)
      GEO "Italy"
      PARTNER ho provato tutte le combinazioni, solo Italy, EU28, nessuno..
      TIME anche qui ho provato ad inserire diversi periodi
      STK_FLOW lascio net
      POST lo sposto manualmente nella tabella e ho provato a selezionare oltre ai current account anche il capital account e financial account.

      quando lancio l'elaborazione mi vengono fuori solo i trattini.

      Ho provato a capirci di più con le istruzioni ma non sono ancora riuscito.

      Grazie

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    5. Ma credo che il problema sia semplicemente che come "partner" devi scegliere "WORLD" (l'ultima casella in basso) per il semplice motivo che non esistono dati bilaterali delle partite correnti. Esistono per il trade balance, dato che origine e provenienza degli scambi di merci si possono ricostruire dai dati doganali, ma non per gli scambi di redditi (per motivi intuibili). Questo fra l'altro è il motivo per il quale Friedman redux considera i trade balances (saldi commerciali), cosa che, come abbiamo visto, non inficia l'analisi perché, nonostante i vari espertoni da social non lo capiscano, il "motore" del current account rimane il saldo commerciale (salvo casi tipo il Lesotho), per motivi intuibili e come i grafici sopra riportati dimostrano.

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    6. oooh grazie prof, ora funziona.
      io cercavo di elaborare deflaggando tutti i partner e non andava, World me l'ero perso.

      Davvero un tool utilissimo.

      Grazie

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    7. Le stavo per inviare una mail con in allegato un file xls che pesa 10mb e, prima di intasarle la posta vorrei sapere se le può interessare/essere utile; in caso affermatvo le invio la mail volentieri.

      Ecco il testo della mail:

      Salve Prof,
      sono Ruggero (Rug nel blog), mi ha aiutato questa mattina a elaborare i dati Eurostat sulla bilancia dei pagamenti e ci ho tirato fuori, per tutto il periodo disponibile e per tutti i Paesi disponibili, i dati
      - Current + capital account;
      - Current account;
      - Current account, Goods;
      - Current account, Services;
      - Capital account;
      - Financial account.

      Ho fatto un po' di attività manuale finalizzata ad una impaginazione che renda i dati fruibili (almeno per i grafici che avevo in mente di fare).

      Creato i seguenti foglio di lavoro:
      - Data All (contiene tutti i dati originali;
      - Data Annual (contiene solo le annualità, non le divisioni in quarter);
      - Data 4q (contiene solo i dati divisi per quarter);
      - Data Annual MM (contiene la media mobile delle annualità);
      - Grafici (contiene un grafico che usa come fonte il foglio precedente e, di fianco, le immagini di 3 grafici che ho fatto).


      Grazie

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  8. L'eurozona è paragonabile alla pinturas negra del Goya ed è zeppa di craquelure.Il post non fa altro che rafforzare quella che da tempo è una mia convinzione e cioè che sarà la Francia a distruggere questa orripilante costruzione.La tela rigida della SStoria non è per i popoli ma per un solo popolo,e sappiamo quale.
    I dati empirici (conoscenti e amici francesi) e i dati economici vanno in quel senso.
    Non ricordo chi lo ha detto ma se l'esperienza della vita si conta dalle crepe posso immaginare che le cose non andranno molto diversamente da quelle previste dal Professore.Le crepe dell'euro le conta benissimo.
    Spero avvenga pacificamente in quanto non vorrei assistere a eventi tipo la caccia all'immigrato ( le voci che arrivano da oltralpe sono davvero incazzatissime e a volte tendenti alla xenofobia).
    Visti i sondaggi di un paio di giorni fa che danno già ora il Front National in vantaggio sia sull'UMP che sul PS e visto il trend negativo dell'economia francese prevedere che questo vantaggio si allarghi pare scontato.
    Sempre che per la Merkel una crepa non sia una debolezza ma una raffinata tecnica pittorica.

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    1. Guarda che la caccia all'immigrato te la fanno vedere le giornaliste à la Gruber per demonizzare la Le Pen. Non credo che i comunisti che votano quest'ultima (e ce ne sono, altrimenti non ci sarebbe il 30% di risultato) siano improvvisamente diventati xenofobi. Dopo di che, sarebbe stato meglio se le cose fossero andate in modo diverso. Io, più che scriverlo tre anni fa, non potevo fare.

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    2. Non guardo la TV...sono francesi quelli che mi dicono che gli extracomunitari vivono alle spalle dello Stato,che figliano per questo o quel motivo ecc...ecc...Le cose le sa.E lo dicono da livorosi.Sarà che il mio campione è limitato.
      Mi sono espresso male...Per "caccia all'immigrato" intendevo una situazione limite,prebellica.Cosa che non è da escludere in caso questa costruzione n€uro-illogiga riesca a sopravvivere per molti altri anni ancora.

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    3. Il mio campione è distorto. Io in Francia lavoro con colleghi tutti sostanzialmente comunisti, o provenienti da paesi del Terzo mondo. Sono sicuro che se lavorassi di meno e andassi un po' di più al bistrot sentirei discorsi simili anch'io, quindi non volevo negare la tua esperienza. La crisi questi atteggiamenti li esaspera, questo è certo. Ma episodi di intolleranza ce ne son sempre stati, e del resto anche lì, PRIMA della dédiabolisation, l'immigrazione era il core business della Le Pen. Vedremo.

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    4. Il campione di Davide Berolani non è limitato. Corrisponde a:
      1) Gli SMIqueurs (Chi lavora, ma guadagna il reddito minimo di legge che, in una busta paga, fa 1100 euro. Con i quali, in Francia, puoi sopravvivere. Ma di vivere non se ne parla.
      2) I loro genitori. Che si ricordano bene una Francia molto diversa da quella attuale e non vedono perché debbano essere loro a mantenere i loro figli.
      3) Buona parte dei contadini (Bisognerebbe inventare un altro termine... qui gli "imprenditori agricoli" sono delle industrie e delle lobby, altro che le quattro vacche dell'alpeggio tradizionale bergamasco....).
      4) Altri, che non ho ancora individuato.

      Di tutti questi, almeno la metà era comunista e votava comunista. Adesso è "cane sciolto" e vota Le Pen. Ogni parallelo con la Lega in Italia è fortemente voluto.

      Buona vita
      Guglielmo

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    5. Carissimo, in Francia ci sto standoci anch'io, quindi non ho detto che il campione di Davide è limitato: ho detto che il mio è distorto. E la Francia la seguo da un po' di tempo, quindi so che, per l'ovvio motivo che ci sono più immigrati, qualche attrito in più c'è sempre stato. La situazione però sta cambiando. Una decina d'anni fa in Franci gli stranieri erano il doppio che da noi (3 milioni contro uno e mezzo). Ora siamo più o meno pari intorno ai 5 milioni. Il 60% delle persone ha votato Lega per tematiche legate all'immigrazione, il 40% per tematiche legate all'euro. Così sapete anche qual è per la Lega il costo opportunità di far dietro front, considerando che il 40% del 6.16% è il 2.4%, e che quindi senza la battaglia contro l'euro non avrebbero superato la soglia.

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    6. Ma poi c'è da dire che l'immigrazione abbassa la quota salari nei lavori meno qualificati (camerieri, muratori etc.) Se è un'immigrazione impulsiva la abbassa per un certo tempo(lungo), se è un flusso costante la abbassa sempre.

      Gli immigrati sono anche in parte responsabili del deficit di partite correnti perchè mandano i soldi alle famiglie nei paesi originari.

      Sicuramente sono anche favorevoli all'Euro che gli consente di guadagnare in valuta forte da inviare alle famiglie che spendono in valuta debole.

      Quindi la Le Pen non ha tutti torti anche da un punto di vista economico.

      Avete notato che al referendum in Svizzera su Schengen era osteggiato dagli imprenditori ?

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  9. Una considerazione di natura politica: è vero che in Francia si sono avute esperienze di coabitazione, ma queste sono avvenute quando la durata del mandato presidenziale (7 anni) era diversa dalla durata della legislatura (5 anni). In tale periodo di tempo naturalmente avvenivano mutamenti nell'orientamento politico dell'elettorato (a Hollande sono bastati due anni). Dunque affinché si verificasse la coabitazione dovrebbe essere lo stesso Hollande a sciogliere l'Assemblea nazionale. Mi chiedo il perché.

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    1. Si, scusa, hai perfettamente ragione e mi ero dimenticato di aggiungere questo non trascurabile dettaglio. La situazione in effetti sarebbe senza precedenti. Ma è anche senza precedenti una recessione di questo tipo. Per Granville questo alla fine resta l'esito meno improbabile, ma sono molto curioso anch'io di vedere come andrà a finire.

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    2. C'è poi un ulteriore considerazione, che non faccio assolutamente per sminuire la previsione della Granville (non mi permetterei mai già solo per il semplice fatto che lei è francese e io no) e che anzi egoisticamente auspico. Però qualora Hollande fosse costretto ad indire elezioni anticipate, potrebbe comunque puntare al "comodo" obiettivo di un governo di coalizione UMP-socialisti, diventato ormai un brand made in EU. Il Front National, da solo, dovrebbe invece conquistare la maggioranza assoluta dei seggi (credo, ma qui sto andando oltre le mie conoscenze, che potrebbe essere paradossalmente più facile conquistare la presidenza della Repubblica attraverso il ballottaggio). Ma vale chiaramente ciò che dice lei: le condizioni economiche sono senza precedenti e provare a prevedere i prossimi avvenimenti con il binocolo messo a fuoco sulla storia recente potrà riservare sorprese.

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    3. E anche questo mi sembra molto sensato. Infatti credo che la Le Pen stia chiedendo le elezioni anticipate sapendo che non le avrà, e sperando di non averle, perché lei ha bisogno di stravincere, ma per stravincere il PS deve suicidare se stesso (e purtroppo la Francia e noi) ancora per un po'. Comunque, su questo tema ti conviene seguire Sapir che ne sa più di noi, ed è convinto che in autunno ci sarà una forte instabilità politica (ha espresso la convinzione su Twitter, credo presto scriverà o avrà già scritto qualcosa sul suo blog),

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  10. Ilvio,un libraio di una cittadina di confine con la Svizzera dove la crisi la sente poco,plurilaureato e appassionato musicista,diceva le stesse cose degli amici normanni.Sicuramente generalizzano e non è certo colpa della Le Pen ( ne avessimo una anche noi!).Non sopportano che chi non lavora guadagni di più con il beneplacito dello Stato.Questo era il nocciolo dei loro discorsi.
    Lavorano tutti e son di sinistra.Hanno votato la Le Pen.
    Possiamo considerare che anche questi atteggiamenti sono danni sociali provocati dall'euro?

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  11. Sale avrei anche io due domande da ignorante in materia.
    1- Se il nostro saldo partite correnti è positivo, noi dovremmo essere a posto?
    2- Sula fine (2014 del grafico Italia, si vede un inizio di calo. A cosa è dovuto?
    Grazie, saluti.

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    1. 1 - No, perché, come spiegato in un altro recente post del prof, la stangata fiscale è arrivata, ma NON è arrivato il riallineamento della moneta, come avvenne invece nel 1992.
      2 - Che gli effetti della svalutazione interna non durano in eterno. Monti e seguaci hanno costretto il paese a un brusco calo delle importazioni, e l'effetto è stato positivo sulle partite correnti. Ma le importazioni non possono calare all'infinito, il calo si è assestato e così le partite correnti. Poi ci vengono a dire che la svalutazione della valuta ha un effetto breve e induce dipendenza. E la svalutazione interna invece?

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  12. Magistrale...come sempre!
    Professore, ma se le cose stanno così (e stanno così), perché sui mercati obbligazionari europei i rendimenti sono ai minimi? Se come Lei ci insegna, non si può fermare il vento con le mani, la BCE non può bloccare i rendimenti nè con i litri (LTROs) né con gli ettolitri (T-LTROs) ne con l'annuncio di acquisti diretti di bond (peraltro solo via OMT e quindi condizionati all'arrivo della Troika). E allora perché i mercati non stornano? Aspettano la cohabitation?

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  13. Scusi Prof.
    Una domanda che mi preme, non per fare un po' di manfrina ma per capire davvero cosa sia accaduto dopo il 2006 in Italia;
    - nel 2006 e 2007 il PIL subì aumenti di 2% e 1,7%, ma vedo che i redditi vanno in deficit in maniera rapidissima, ( da Q3 06 a Q3 08) ed in un solo anno (Q3 07 a Q3 08) passano da zero a - 5000; ci fu per caso un effetto ritardato sul PIL del taglio tasse del 2005, con effetti sul saldo merci fortemente positivo tra 2005 e 2006 (il 2005 non si vede ma credo sia così) ma un effetto immedato sui redditi (imprese e privati), in negativo , dell' aumento aliquote di Visco. Non mi risulta chiara la questione poi successivamente. La crisi iniziò nel 2008 con un PIL già a - 1,2 e poi si consolida nel 2009 con - 5,5, ma facemmo deficit, appunto di circa 10% nei due anni 2009 e 2010.
    E' quindi il deficit che ha guidato le due fasi, quella di Prodi e quella successiva di B.?

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    1. Mi dai una tua definizione di "redditi"? Hai letto le dispense? Hai letto "Modelli quantitativi di sviluppo" nella sezione didattica?

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    2. Mi ricordavo ad es. di questo "Il reddito è diminuito dell'8.6%, e le importazioni sono diminuite dello 0.086x1.6 = 0.137 = 13.7%"
      Ergo, se il PIL scende il reddito scende, e se sale il reddito va su. Ma lì accadde il contrario e il saldo merci fu positivo, nonostante le esportazioni aumentassero di botto nel 2006 e un po' meno nel 2007, quindi evidentemente importammo meno di quanto esportammo.
      Leggerò oggi le dispense che non ho letto; qui si sta per capire ed imparare le cose vere e la scienza economica per non dire cazzate ed evitare che ce le dicano senza reagire, visti i tempi; e ci vuole umiltà e lealtà, cosa che lei ci insegna. Questo cerco di fare a costo di dire stupidaggini.
      P.S. L' economia è indubbiamente più complessa dell 'ingegneria, ma molto meno della gurisprudenza, mi sembra di vedere.

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    3. Non avevo capito un cazzo! Mo' mi è più chiaro what significa redditi qui, ovverosia su un grafico delle CA
      CA=Y+RNE-A
      Noi ing. siamo un po' troppo schematici, ci dovete perdonare.

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    4. Ecco, poi dite che sono io, no? Qui non si tratta di essere schematici, ma di distinguere il singolare reddito (Pil) dal plurale redditi (Rne).

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    5. A Prossò, pe' noi forza/forze, energia/energie, momento/momenti, etc so' la stessa cosa dimensionalmente parlando; magari qualche incertezza ci potrebbe essere con potenza/potenze, se proprio uno parla di argomenti diversi! Certo che la vita è complicata davero!
      Lo vede che poi quando uno dice che siamo seguaci tutti i torti non ce l' ha, e dobbiamo diventarlo, non per fiori ma per opere di bene!

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  14. Mi ha molto sorpreso conoscere le idee di questo economista francese, Thomas Piketty, autore di Il capitale nel XXI secolo che pare ispiri il gruppo di Arnaud Montebourg e di cui parla qui Krugmann in maniera molto lusinghiera. Analisi storica della distribuzione della ricchezza, remunerazione del capitale che supera quella della crescita mondiale, o almeno dovrebbe farlo proprio a partire da oggi, curva ad U che ci sta riportando ad una concetrazione spinta nelle mani di pochi, soprattutto di forma diversa l' accumulazione, rispetto alle accumulazioni di inizi '900. E quindi ciò che può fare lo stato attraverso la tassazione fortemente progressiva sui patrimoni a livello mondiale e soprattutto sull' eredità di tali patrimoni.
    Come detto a settembre l' edizione italiana in formato Kindle.

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  15. “...occorre che i nuovi arrivati capiscano che l'economia è una scienza...”

    In quello che deve essere sembrato un delirante primo intervento, confessavo di aver separato il mio, pur modesto, destino da quello dell'università, e definitivamente, per aver deciso che: “Tanto, lavorare nella facoltà di economia è lavorare per una disciplina che non esiste.”
    Qualche minuto dopo essere entrato in questo blog, si occorrono a volte solo pochi minuti, ho avuto una spiacevole/piacevole sensazione di aver sbagliato tutto nella vita, o almeno di aver sbagliato in qualche fase cruciale.
    Ora, dopo questa sua affermazione perentoria, che mi toglie ancora un poco il respiro, e tralascio di citare tutti coloro che si incaricano di mantenermi in questa apnea, sono però costretto ad enunciare un teorema, anzi il teorema fondamentale:
    “L'economia è una scienza se e soltanto se il prof. Alberto Bagnai ha ragione.”
    Se sono ancora qui è perché finora a questa domanda io continuo a dare la stessa risposta che intuii in quei primi minuti.
    Dunque il suo compito è molto più oneroso che la dimostrazione che l'Euro è una moneta che manda in rovina l'intera nazione, provocando disagi, sfaceli, disperazione, lutti, a milioni di persone.

    Le sto con gli occhi addosso.

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    1. Non preoccuparti, lo fanno tutti. Forse qualcuno avrà anche notato che fin dall'inizio, come fa ogni professionista, ho citato le fonti che mi permettevano di arrivare a certe conclusioni. Quindi che io abbia o meno ragione è del tutto irrilevante. Chi l'ha avuta per primo mediamente ha già avuto il Nobel.

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  16. Mi pare che Bagnai e Sinn - nell'ultimo articolo (ed ennesimo) al vetriolo sull'Italia (in cui espone in modo opinabilissima altri fatti del tipo che noi avremmo combattuto la depressione con l'aumento del debito pubblico) - concordino sulla diagnosi della depressione.
    Secondo entrambi la crisi origina da un differenziale di inflazione tra germania e italia (e altri paesi euro?), ciò che ha consentito alla germania di cannibalizzare i mercati interni degli altri paesi, spiazzando la domanda locale, e succhiando la domanda altrui.
    Mi pare che diverse siano però le ricostruzioni circa l'origine di questa situazione, nel senso che Sinn (e i tedeschi in genere) ritiene che le politiche attuate dalla germania per pervenire a questa situazione siano non solo meritorie, ma siano un paradigma da doversi applicare anche agli altri paesi.
    Dall'altra si risponde che la germania ha fatto in questi anni solo del dumping salariale e che se tutti i paesi cominciassero a farsi concorrenza al ribasso, come si pretende, ci indirizzeremmo verso una spirale depressiva-deflattiva.
    Al di là della valutazione se le politiche tedesche siano un modello vincente o suicida, mi chiedo cosa si possa verificare assodata l'indisponibilità dei tedeschi a cambiare strategia.
    Non mi pare che sotto il profilo economico finanziario (v. aumento della domanda e degli investimenti pubblici e privati) o giuridico (uscita della germania dall'euro ovvero risoluzione consensuale dei trattati) possa esservi collaborazione dei tedeschi.
    Poiché, come ha ben scritto Krugman l'Italia s'è ridotta a Paese da terzo mondo, avendo convertito il proprio debito in una valuta sostanzialmente straniera, su cui non esercita alcuna influenza, mi chiedo come faremo ad uscirne unilateralmente.
    Peraltro l'Italia è doppiamente recidiva.
    Una prima volta perché gli effetti dell'unione monetaria nella quale lo stato più forte militarmente o politicamente (ma non economicamente) erano stati sperimentati dall'Italia proprio con la questione meridionale, quando con l'unificazione del regno mise in ginocchio l'apparato industriale meridionale.
    Una seconda volta quando realizzò il divorzio tra banca d'italia e tesori, con divieto della prima dio finanziare il debito emesso dal secondo, ciò che generò esplosione degli interessi al servizio del debito, del debito stesso etc etc.
    Giusta la regola ma forse questa doveva precedere e non seguire, come invece avvenuto, il raggiungimento del saldo attivo primario.
    Sbagliando i tempi ci siamo condannati da soli ad una montagna di debito che ci ha costretto in tutti questi anni a pagare montagne di interessi sottratti alla crescita.

    Ma il punto è, come uscire da questo inferno?
    Giustissime le considerazioni di Bagnai (e di quasi tutti gli economisti di buon senso per lo più sparsi in america, in germania solo soloni testoni autoreferenziali), ma cosa si propone a soluzione?

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    1. Prima di Krugman lo ha scritto De Grauwe. Io ho scritto un libro di sole 400 pagine di cui appena 100 dedicate a quello che si dovrebbe fare. Le batterei volentieri qui a macchina per IO (saresti tu), ma purtroppo l'editor dei commenti non me lo permette... Se dai un'occhiata in giro, ti farai un'idea più precisa.

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  17. Penso di aver capito l'insegnamento principale di questo post.
    Nelle nostre (Sue Prof.) analisi, un obiettivo che dobbiamo sempre tenere d'occhio, costantemente, è il saldo delle partite correnti della bilancia dei pagamenti.
    Esso può essere soltanto attivo o passivo.
    A differenza di una prostituta transessuale, non entrambi gli stati.

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  18. "cosa si propone a soluzione".... Da napoletano propongo una tassa per tutti quelli che dormono "con la zizza in bocca".

    se non è chiaro poi ve lo spiego...

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  19. Lavorando per la multinazionale francese della GDO che inizia per "A" (e della quale ovviamente non posso fare il nome) posso dire che dal 2006 (circa) ha moltiplicato i profitti nelle aree di Russia e Cina, e in parte anche nell'Europa dell'est. A confronto, il calo che ha avuto nell'Europa occidentale è quasi trascurabile.

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    1. Questo sarà senz'altro vero, anche se lo spettro del micugginismo incombe. Io però ho come l'idea che l'eventuale "disegno" delle potenze egemoni di spremerci per poi andare a far soldi con gli emergenti non stia funzionando ovunque così bene. Altrimenti gli ultimi dati sulla Germania e la Francia come te li spieghi? L'intuizione di portare le linee di produzione in quei mercati (insomma: di giocare sul rimpatrio dei profitti anziché sull'esportazione delle merci) è senz'altro ottima e anche in Italia chi l'ha seguita ne ha beneficiato, ma fare di casa propria un deserto però non può funzionare, come strategia. Quindi credo che la variabile "redditi da Ide" meriti attenzione (nel bene, come tu dici, e nel male).

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