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martedì 5 agosto 2014

Omero vs. Ariosto (alle anime belle)

Omero

Disse, e contra l'Unità opra crudele
meditando, de' piè gli fora i nervi
dal calcagno al tallone, ed un guinzaglio
insertovi bovino, al cocchio il lega,
andar lasciando strascinato a terra
il bel capo. Sul carro indi salito
con l'elevate glorïose spoglie,
stimolò col flagello a tutto corso
i corridori che volâr bramosi.
Lo strascinato cadavere un nembo
sollevava di polve onde la sparta
negra chioma agitata e il volto tutto
bruttavasi, quel volto in pria sì bello,
allor da Giove abbandonato all'ira
degli amici della patria terra.

Ariosto

21 A Fassina la proposta non dispiacque:
     così fu differita la tenzone;
     e tal tregua tra lor subito nacque,
     sì l’odio e l’ira va in oblivione,
     che ’l pagano al partir da le fresche acque
     non lasciò a piedi il buon figliuol d’Eurone:
     con preghi invita, ed al fin toglie in groppa,
     e per l’orme di Pinochet galoppa.

22 Oh gran bontà de’ cavallieri antiqui!
     Eran rivali, eran di fé diversi,
     e si sentian degli aspri colpi iniqui
     per tutta la persona anco dolersi;
     e pur per selve oscure e calli obliqui
     insieme van senza sospetto aversi.

Sintesi


Secondo voi, oggi, dopo tutto quello che è successo, con giornalisti che inneggiano alla troika e politici che invocano la distruzione del nostro Stato (nomandola spending review), siamo al tempo di Ariosto, o al tempo di Omero? Non so cosa dirvi. A me questa sembra tanto una guerra di Troika. E la guerra di Troika finisce nel modo che Omero plasticamente ci raccontò, e Monti ci tradusse, in un tempo nel quale gli italiani avevano ancora il culto della propria lingua, e non confondevano i decenni con le decadi. Quindi rileggete i classici, se mai lo avete fatto, e risparmiateci piagnistei (o almeno metteteli in endecasillabi)...

Meditate, gente, meditate...

(ah, c'è qualche modifica fatta così, al volo, fra Orte e Orvieto. Vediamo chi trova le differenze...)

(Monti Vincenzo, quello che avrebbe tradito l'Iliade, come ricorda sotto Flavio. Monti Mario pare abbia tradito i nostri interessi, almeno a giudicare dai risultati. Saranno parenti?...)

15 commenti:

  1. Ah, la bella infedele del cavalier Vincenzo Monti! A scuola l'Iliade – gli sparuti lacerti che s'insegnano dell'Iliade – è ormai solo in prosa, in ossequio alla regola per cui tutto dev'esser piano, comprensibile. E subito dimenticabile.

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  2. Mi raccomando: tra i classici da rileggere inserite anche Erodoto, Tucidide e Tacito. Tanto per capire come va il mondo. Con buona pace della maggior parte degli attuali antichisti, figli dei "neoclassici" (forse hanno frainteso la definizione di "neoclassico")

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    1. Desertum fecerunt et pacem appellaverunt

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  3. mala tempora currunt sed peiora parantur

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  4. Bella la sostituzione di un maschile (l'estinto) con un femminile (l'Unità), che però sottintende un altro maschile (il quotidiano).

    Vincenzo Monti ebbe due figli: un maschio, che morì precocemente, ed una femmina (quindi il cognome si perde). La famiglia era di Alfonsine, quindi dubito avessero a che fare con il varesotto (all'epoca non c'erano Italo e Frecciarossa).

    Quale proposta avrebbe invece Fassina? Forse quella di recarsi in uno dei tanti, interessanti e pieni di iniziative, paesi del sudamerica? Magari a produrre croconsuelo nel Maradagal?

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  5. Matteo Renzi (variazione di "Lenin" di Majakovskij)

    Di dove viene quest'uomo?
    Districo in Chiarelettere
    catene di Travagli
    ma lo scandalo giusto
    non trovo.
    Com'è povera nel nostro mondo, ahimè,
    l'officina del dissenso!
    Dove trovare gli ottanta euro, al più si chiede?
    Sette giorni, una legislatura, non si vive più a lungo:
    l'UE non sa perdonare.
    E brevi son le ore e piccola la misura
    dell'agenda,
    ma noi pariamo "gufi" e "invidiosi"

    Siamo al tempo di Ariosto, caro Bagnai, un elogio non potrebbe essere più serio di così

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  6. Penso che all' undicesimo giorno di vilipendio, nessun Apollo griderà: "numi crudeli che vi fece l' Unità".
    Perché l' Unità non è Ettore, un uomo che tenne testa al figlio d' un dio, per salvare la sua città.
    Si può perdere con onore combattendo per la giusta causa, mi ha sempre fatto venire in mente Ettore.

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  7. Estinto Unità o Unità d'estinti o unità d'intenti... cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia

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  8. Io non ho la sua cultura umanistica, e l'unica cosa che mi sento di dire è che attendere tempi migliori è un lusso per qualcuno, quindi chi può, vada via... a gambe levate, sperando di non essere travolti anche da altre parti (la Germania sta frenando no?).

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  9. "Gli venne a tergo, e per la bionda chioma
    Prese il fiero Pelíde, a tutti occulta,
    A lui sol manifesta. Stupefatto
    Si scosse Achille, si rivolse, e tosto
    Riconobbe la Diva a cui dagli occhi
    Uscían due fiamme di terribil luce,
    E la chiamò per nome, e in ratti accenti,
    Figlia, disse, di Giove, a che ne vieni?
    Forse d’Atride a veder l’onte? Aperto
    Io tel protesto, e avran miei detti effetto:
    Ei col suo superbir cerca la morte,
    E la morte si avrà. - Frena lo sdegno,
    La Dea rispose dalle luci azzurre:
    Io qui dal ciel discesi ad acchetarti,
    Se obbedirmi vorrai. Giuno spedimmi,
    Giuno ch’entrambi vi difende ed ama.
    Or via, ti calma, né trar brando, e solo
    Di parole contendi. Io tel predíco,
    E andrà pieno il mio detto: verrà tempo
    Che tre volte maggior, per doni eletti,
    Avrai riparo dell’ingiusta offesa.
    Tu reprimi la furia, ed obbedisci.
    E Achille a lei: Seguir m’è forza, o Diva,
    Benchè d’ira il cor arda, il tuo consiglio."

    Ecco qua. Spazio all'immensa Atena, in questo blog iperaffollato di maschietti (anche se Atena mandò assolto Oreste, che è simpatico a tutti ma in fondo aveva fatto fuori sua madre).

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  10. Racconto un aneddoto spero divertente.
    Da ragazzo mi divertii a scrivere una cosina la quale cominciava così:
    -Quivi tu impre m'è capitato
    sentifai che giaggia me lo cordi...."
    Un fritto misto tra latino e napoletano tutto inventato e senza significato.
    Lo recitai su un tavolo,in un bar,con la giusta enfasi drammatica.
    Ebbene,alla fine,dopo un po' di ovvio stupore il pubblico di amici applause davvero convinto e alla seguente domanda -" L'hai capita nonostante il dialettale?- mi dissero di si...un poco complicata (ecco il motivo dello stupore) ma veramente toccante (forse perchè l'ultima frase sembrava avesse un senso...tra angeli e inferno terreno era impressionante :-))) )
    Quando rievoco non posso evitare di ridermela (e mi succede anche in pubblico).
    Eppure deve esistere qualcosa del genere nel passato.Tra l'altro sono una schiappa come mimica e pantomimica.
    Probabilmente ci misi del sentimento perchè anche quel nulla recitato bene aveva un suo perchè.
    Le assicuro prof. che non sono OT.Purtroppo ho perso quella perlina e la mia mnemofobia fa il resto.

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  11. Buonasera.

    La voce del nulla annuncia dell’euro
    la meraviglia, poi tace: commossa
    ché i Monti i Draghi le genti migliori
    del gran portento predicano frutti
    tali che i popoli pane e lavoro
    conosceranno eterni e beati.

    Così la voce del nulla proclama:
    i prodi gl’illustri i sapienti in coro
    che sia la sola verità lieti dicono.
    E la voce falsa, commossa, più falsi
    rende i cuori, e uccide, ché quando
    falso e vero si mescolano muore
    chi mente e muore l’offeso: e il deserto,
    trionfante voce del nulla, si fa luce.

    (Un po’ sgangherati, ma spero si abbia clemenza per il tentativo. 'Deserto' non è una metafora ma una valutazione, peraltro eufemistica, del contesto attuale, almeno secondo la mia modestissima opinione)

    Saluti.


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  12. E perché non il (nostro) classicissimo Belli? Insegnamenti preziosi sulla democraticità delle regole, appunto, democratiche

    -----------------------
    ‘A REGOLA PIU’ MEIJO DE LA DEMOCRAZZIA ( ampiamente semicit.)

    “E se c’hai ancora dubbi fija mija
    c’è ‘na regola da tenesse a mente
    la più meijo de la democrazia
    che capisce puro chi nun capisce ggnente.”

    Così dicenno agnede ar finestrone,
    s’ affacciò fora dar palazzo,
    e ‘n fronte ar popolo sovrano strillò forte cor voscione:
    “Perché io so’ io, e voi nun sète un cazzo !”

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  13. i Sàrmati, oltre i ghiacci dell'Oceano
    vorrei fuggire, quando a fare i moralisti
    sono svergognati che s'atteggiano a Curio
    e vivono in baccanali. Senz'arte,
    questo sono, anche se hanno busti di Crisippo
    in ogni luogo e per loro comprare
    ritratti di Aristotele o di Píttaco,
    ordinare uno scaffale per conservarvi
    gli originali di Cleante
    è il massimo degli ideali.
    Non fidarti dell'apparenza:
    le strade sono piene di viziosi in cattedra.
    Condanni l'immoralità tu, proprio tu,
    che degli efebi di Socrate sei il buco piú noto?
    Il corpo rozzo e le braccia irte di setole
    prometterebbero un animo fiero,
    ma dal tuo culo depilato, con un ghigno,
    il medico taglia escrescenze grosse come fichi.
    Di poche parole, maniaci del silenzio,
    hanno capelli corti piú dei sopraccigli.
    Com'è piú autentico e piú vero Peribomio:
    colpa del destino, io credo, se reca in volto
    e quando cammina le tracce del suo male.
    Gente inerme che merita pietà
    e che per tirannia d'amore si perdona.
    Ben peggio chi con voce erculea
    si scaglia contro i vizi
    e con la virtú in bocca agita il culo.
    'E dovrei aver paura di te,
    Sesto, perché sculetti?',
    dice Varillo, infame tra gli infami,
    'in che cosa mai ti sono peggiore?'
    Pazienza che un uomo normale derida uno storpio
    o un bianco un nero, ma che i Gracchi
    si lamentino dei moti di piazza è insopportabile.
    Chi non farebbe tutt'uno di cielo e terra,
    di mare e cielo, se un ladro stesse sul cazzo a Verre,
    un omicida a Milone, se Clodio
    denunciasse gli adúlteri e Catilina Cetego,
    se i tre discepoli di Silla
    si dichiarassero contro le proscrizioni?

    Perché, un tempo, a scriver stire eran davvero capaci. Nomi sostituibili, azioni identiche (no, non mi interessa la morale, ma solo d'infilzar con parole di ferro ventri di grasso....).

    Buona vita
    Guglielmo

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  14. Con i versi non ci so fare, vado leggermente OT e mi sposto sull'architettura, quel fatto collettivo, che è lo spazio di tutti e valore culturale per tutti.
    Le singole opere modificano il luogo e incidono sulla vita delle persone che ci vivono o ci passano. Nel suo insieme l'urbanistica è una decisione anche politica (che riguarda anche la funzione delle nuove opere: scegliere se costruire abitazioni, scuole, ospedali, monumenti, sedi politiche, centri commerciali,ecc.)
    Parto dalla denuncia di Sgarbi passando dal parlamento europeo fino ad arrivare ai centri commerciali che, ad esempio nella mia città, hanno ucciso il centro storico e i suoi piccoli negozi, negozi di persone e non di multinazionali.
    Opere impersonali (e persino inesistenti come quelli disegnati sulle banconote), estetica globale, "nonluoghi" (neologismo introdotto dal sociologo francese Marc Augé) forse sto vaneggiando ma ci vedo l'intento di spersonalizzarci, di svuotarci, di privarci della nostra identità storica, sociale e culturale, di sradicarci dal nostro territorio e dal nostro passato.

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