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mercoledì 14 maggio 2014

La saggezza degli ebrei

Un amico mi ha chiesto di rilasciargli un'intervista per un sito di marxisti dell'Illinois. Io gli ho chiesto se era consapevole del fatto che questi pezzenti mi diffamano da due anni. Lui mi ha risposto, con saggezza, che bisogna lavorare con quello che si ha. Io gli ho risposto a mia volta che aveva ragione, e che del resto anche Gesù Cristo era entrato a Gerusalemme a cavallo di un asino...























































"Ma non ne è mica uscito!", ha commentato sardonico un mio amico ebreo col quale condividevo questo dialogo, mentre affrontavamo l'ingrato compito di provare uno dei ristoranti del convegno INFER.

È già!

Poveri marxisti dell'Illinois... per quanto non contano un cazzo, ragliano davvero troppo. Ma non ne usciranno...






49 commenti:

  1. Mi piacerebbe tanto una specie di FAQ sull'espressione "marxista dell'Illinois"...chi è, dove scrive, cosa scrive, dove sbaglia, dove si fissa, perché lo fa, come lo fa, la sua ideologia preferita, ecc.

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    1. E' un gioco di parole sui "nazisti dell'Illinois" nel Film "Blues brothers": tanto rigidamente attaccati alle loro parole d'ordine quanto innocui nella loro totale inconcludenza:
      https://www.youtube.com/watch?v=ltEFMwLnQ-Y

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    2. Devo dire che anche io non avevo compreso a pieno l' espressione "marxista dell' Illilinois".
      Poi, ieri, leggendo il blog "main stream" uno dei co-autori (Claudio Martini) ha fatto il commento che segue:

      "La mia opinione è che il "mondialismo apolide del capitale" semplicemente non esista. Le segnalo, per inciso, che il termine "mondialismo" ha una genuina caratura neofascista. Non la sto accusando di nulla, è solo accuratezza etmilogica.
      Negli ambienti di sinistra, si parla di "globalizzazione". Alla fine si tratta di etichette per designare la medesima cosa: il processo di svuotamento della sovranità degli stati. Processo che, a mio avviso, non si sta verificando, e non si è mai verificato.
      Non esiste alcun predominio dell'economia sulla politica. La politica regola l'economia, come e più che negli anni '60. Il mercato dei subprime è esistito grazie alle regole federali che lo hanno consentito. La tendenza naturale della speculazione a estinguere il mercato (crisi 2007-2008) è stata superata dalla controtendenza statale, attraverso la modifica delle regole di trading, l'imponente ciclo di nazionalizzazioni bancarie, gli interventi delle banche centrali.
      Fuori dall'ambito prettamente economico, le grandi potenze si sfidano dall'alto dei loro eserciti, dividendo il mondo in sfere di influenza.
      All'interno di quasi tutti gli stati del mondo, diventa sempre più stringente il controllo degli apparati repressivi statali sulle popolazioni.
      Chi, in uno scenario del genere, chiede più sovranità per gli stati, non si rende conto che gli stati, in quanto poteri pubblici organizzati, non sono mai stati forti come adesso; chi chiede di dare ancora più potere a questi apparati chiede, forse inavvertitamente, che il dominio degli stati sui cittadini divenga sempre più oppressivo.
      Non esiste alcun mondialismo, caro Enrico G. Esiste l'arena internazionale delgi stati sovrani, che competono tra di loro in un processo di continuo rafforzamento del proprio capitale NAZIONALE.

      La sinistra credeva di potere rovesciare/ridimensionare/controllare il capitale attraverso lo stato. La storia ha fatto giustizia sommaria di questi tentativi. Oggi sappiamo che lo stato nazionale, da sempre, è il motore dell'espansione capitalistica. E dovremmo arrivare alla conclusione che la lotta dell'emancipazione umana dovrà passare attraverso la lotta al capitale E ALLO STATO. Del resto nessuno è in grado di affermare con sicurezza dove inizia l'uno e finisce l'altro."

      Ecco, ora FORSE comincio a comprendere un po' meglio cosa significa "marxista dell' Illiloinois" (o sbaglio, profe?).
      Cioè, non è che il ragionamento del Martini sia proprio tutto da buttare (non sono d' accordo con lui, ma trovo stimolante il suo ragionamento) MA, quella viscerale avversione verso lo Stato lo accomuna, lui sinistrato, ai tanti professori e professorini sfornati dalla Chicago Booth School of Business

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    3. In effetti l'evoluzione di Claudio è stata sorprendente. Non so che fine abbia fatto Fabrizio e non sento Marino da molto tempo. Purtroppo i verdi sono PUDE e i marxiani pure, e questo fatalmente portava le nostra traiettorie a divergere (aggiungerei a questo il fatto che io preferisco dibattere su fatti e non su definizioni, ma, come dire, io faccio il ricercatore, quindi ho una distorsione metodologica verso l'ottenimento di un risultato).

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    4. Grazie ;)

      Comunque, non so se avete letto il Fatto Quodiano di oggi, pagina 12 inserto economico.
      C'è un articolo che parla di qualcosa a noi già famigliare: "Quando Napolitano era contro l'euro", il discorso del 12 dicembre 1978, lo Sme, ecc.
      Il trafiletto è dedicato a Giancarlo Pajetta (sempre del 1978) che "profetizza" i cosiddetti Piigs:
      "Sono preoccupato che il nostro voto sullo Sme venga usato contro di noi alle Europee, ma lo sono altrettanto dall'idea che la Germania domina e l'Italia accetta. Si dice che sarà utile l'ingresso di Grecia, Spagna e Portogallo, ma come se l'immagine di quest'Europa è contro i paesi deboli, i quali non possono che dire sì?"

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    5. Giovanni,
      però l'inconcludenza dei marxisti dell'Illinois non è innocua.

      Bargazzino, se posso sintetizzare, gli opposti finiscono per toccarsi. Tra Hitler e Stalin che differenza c'era?
      E parlando di Stalin e di intellettuali, mi è tornata in mente la prefazione a "La fattoria degli animali":
      "In questo momento il maggior pericolo per la libertà di pensiero e di parola non è l'interferenza diretta del ministro dell'informazione o di altri organismi ufficiali. [...]
      Nel nostro paese il peggior nemico che uno scrittore o un giornalista si trova ad affrontare è la vigliaccheria intellettuale [...]
      Sono i membri dell'intelligencija letteraria e scientifica quelli che cominciano a disprezzare, sia in teoria che in pratica, quella libertà su cui proprio loro dovrebbero vigilare.c
      È curioso che questa cospirazione su scala nazionale per compiacere il nostro alleato si verifichi in un ambito di autentica tolleranza intellettuale. Non ci viene infatti permesso di criticare il governo sovietico, mentre siamo liberi di criticare il nostro.[...] sono i liberali ad aver paura della libertà e gli intellettuali a infangare l'intelletto."
      George Orwell 1945

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    6. Eppure alle simple minds come me risulta chiaro che la multinazionale mi paga lo stipendio - per ora - solo perche' delle leggi dello Stato in cui vivo e lavoro lo stabiliscono. C'e' ancora chi crede che produrre ricchezza implichi redistribuzione, come fosse legge di natura. Mentre per l'intellettuale del nulla l'Europa si univa, i lavoratori italiani ed europei diventavano definitivamente irrilevanti - in deadlock coi loro Stati. Chapeau, aka ciàpa sü'.

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    7. @ a perfect world

      “C'e' ancora chi crede che produrre ricchezza implichi redistribuzione, come fosse legge di natura.”.
      Mi pareva infatti che la produzione di ricchezza tendesse spesso a produrre anche l’avidità di tenersi la ricchezza! E' un punto fondamentale questo, poiché come sostiene lei, c'è gente che non solo ci crede ma ci marcia alla grande. Andrebbe da sé che il problema non sia la ricchezza in sé, quanto la mentalità con cui produrla ed impiegarla; la difficoltà a ridistribuirla secondo equilibrio sociale (il che non significa mettere acriticamente in bolla) implica una paura nel perdere ricchezza (laddove non sia una degenerazione del tutto patologica, vedi lingotti d’oro nel divano…) e quindi implicitamente potere, perciò denuda una sostanziale questione di debolezza e fragilità del carattere umano; ne consegue che le eccessive polarizzazioni di denaro siano un colossale monumento alla più infida paura umana, così come il potere fine a se stesso. Può esser comprensibile, ma alla fine riduce a una vita di schiavitù, fondata sulla propria e altrui schiavitù, e vanifica il concetto stesso di comunità, venendo meno la fiducia e la percezione che migliorate condizioni di vita ed educazione diffusa siano un vantaggio indiretto per chiunque (tranne che i mascalzoni). Non vorrei citare Federico II, ma nell’affermare che chi difende se stesso non difende nulla, forse aveva dato mostra di comprendere qualcosa oltre il proprio naso. Probabilmente meglio di chi teorizza in continuazione su stati e capitalismi come se fossero elementi avulsi e indipendenti dalla più banale psicologia umana (ma, si sa, una spiegazione tecnica, convincente e persuasiva, ha il potere di sollevare dalle proprie responsabilità).

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    8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. «…bisogna lavorare con quello che si ha» mi ricordava qualcosa:

    Don Mario: Giulio, perché ti circondi di certa gente?
    Andreotti: La guerra si fa con i soldati che si hanno.

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    1. Dici? Io i soldati me li sono fatti, e non mi sono venuti male...

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    2. [27]Dio creò l'uomo a sua immagine;
      a immagine di Dio lo creò;
      maschio e femmina li creò.

      Genesi 1, 27.

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    3. A volte si confondono i soldati che combattono per la loro patria con i semplici mercenari.

      Noi della tribù di goofy possiamo essere tutto, ma in alcun modo mai potremmo essere dei mercenari; almeno non coloro che hanno compreso lo spirito del Prof.

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    4. Alberto, ne hai anche in comune con Andreotti :-D

      ag

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  3. i marxisti dell'illinois sono quelli che balbettano quando ragliano alla luna.....

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  4. Nel film lo fanno dire ad Andreotti, ma dev'essere una credenza diffusa nell'Illinois.

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    1. Comunque il film rappresenta le credenze diffuse nel suo autore. E' un argomento affascinante ma un po' spaventoso, ne tratteremo in trattoria.

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    2. Non frequento le trattorie dell'Illinois.

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  5. Hai creato pure dei mastini. Sulle "groupies" non ci sono certezze né evidenze.

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    1. Letto. Grazie per la segnalazione.
      Ottima e davvero calzante, la descrizione dei moderni untori della peste eurista.

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  7. E no, professore, così si banalizza la figura del Re di pace che entra a cavallo di un asino. Mica si facevano le cose a casaccio - come invece sarebbe successo 1966 anni dopo. Per restare in tema, uno potrebbe far notare che, una quarantina d'anni dopo questi fatti, l'unione monetaria vigente in Palestina non si è risolta felicemente.

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  8. Certo che nel giorno della ricorrenza della proclamazione dello Stato di Israele da parte di Ben Gurion (14 Maggio 1948 - http://it.wikipedia.org/wiki/Israele), parlare di un amico Ebreo e fare riferimento all'ingresso a Gerusalemme (in groppa ad un asino) da parte di Nostro Signore Gesu' Cristo (che poi non ne e' piu' uscito vivo) mi sa che la espone al rischio di essere accusato di connivenza col complotto massone-giudaico della finanza ashkenazi internazionale....

    Scherzo ovviamente, ma certo che la coincidenza e' di quelle che colpiscono.

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    1. Non è che l'ennesima prova del fatto che arrivo a tempo anche quando voglio arrivare in ritardo. Ovviamente la serata è finita fra reciproche accuse: "Deicida!" "Keynesiano!" ecc.

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    2. Scusi il precisazionismo maestro, ma la battuta del suo amico è piuttosto loffia. Nostro Signore entrò e uscì da Gerusalemme più volte dopo la sua entrata a dorso di mulo la domenica delle palme e prima della sua Passione (leggere - il Vangelo - per credere… ma anche credere per leggere…) Diciamo che il suo amico è diversamente colto in campo religioso...

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    3. Eh, vabbe', ma che ti vuoi aspettare da un deicida? Il senso del discorso non cambia moltissimo. Non era tipo da prendere un aereo per l'America del Sud, come fra un po' toccherà a qualcuno fare (speriamo non a noi).

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    4. Non credo che dopo l'uscita dall'euro l'attuale classe dirigente del(le) (mie) pude(nda) sarà costretta ad emigrare… un difetto di noi italiani è che dimentichiamo presto… ma poi, è un difetto ? Gli antichi greci, fra le numerosissime invenzioni che ci hanno lasciato, inventarono anche la "legge della dimenticanza" - se non sbaglio la definizione - cioè la legge che IMPONEVA ai cittadini di una polis di scordare i torti subiti da fazioni avverse, per evitare il perpetuarsi di faide e guerre civili. Questo alla faccia della mania contemporanea per le "giornate della memoria". E qui mi fermo per non entrare in un terreno MOLTO scivoloso.

      P.s.: però che linguaccia: "deicida"… ma non ha risciacquato i panni nel Concilio Vaticano Secondo ?

      P.s. bis: se poi l'esilio toccasse agli anti-euro, e quindi a lei in primis, non sarebbe male invecchiare sulla spiaggia di Copacabana, o no?

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    5. Be', ma infatti "deicida" se l'è detto da solo. Comunque, sinceramente, siccome noi antieuro siamo leghisti e razzisti, devo dirti che tendo a identificare il Concilio Vaticano II come qualcosa che ha permesso a delle simpatiche monache peruviane diversamente longilinee e diversamente dotate di orecchio musicale di smerdare la liturgia, in cambio di un simpatico oblio della Rerum Novarum. Come al solito, diritti cosmetici (in particolare, il diritto alla bruttezza, che Baudelaire aveva lucidamente individuato come il fondamento delle democrazie) in cambio di diritti economici. Con buona pace dei santi recenti, ai quali io prediligo per ovvi motivi S. Alberto (un collega).

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    6. Cavoli, "smerdare la liturgia"! La Rerum Novarum! Prof lei mi commuove!! La penso anch'io come lei, anche se sono un "filo" tradizionalista. Spero proprio che l'infame conio sparisca alla svelta perché - come dice lei - dopo ne avremo di cose interessanti di cui parlare, non ultima la dottrina sociale della Chiesa.
      Quanto a Sant'Alberto (Magno), avendo lei un confessore domenicano questa predilezione è più che comprensibile ...

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    7. Vabbè, giacché siamo in pieno delirio preconciliare, ormai fatevi un giro anche in http://www.sanpiox.it/public/

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  9. Complimenti all'amico ebreo per la battuta fulminante! :)

    Ho trovato su una bancarella (ultimamente sono più le persone che chiedono se possono vendere i loro libri ai venditori che gli acquirenti, e i prezzi scendono) "La società opulenta" di Galbraith, un'ennesima conferma:

    "se fosse possibile prevenire le crisi compensando il basso potere d'acquisto dei lavoratori con un incremento delle spese pubbliche, allora il sistema capitalistico apparirebbe capace di funzionare.

    Il danno si ridurrebbe a un deficit di bilancio e non ci sarebbe più bisogno di ricorrere alla rivoluzione.

    Ogni marxista intelligente si accorse dei pericoli insiti in una tale concezione, e si sforzò di negare la possibilità di una così comoda scappatoia.

    In uno di quei risolutivi momenti di sviluppo della scienza economica che richiedono fra i compagni di fede uno sforzo tanto impegnativo, i marxisti si videro affiancati nella lotta dai più accaniti conservatori."

    E Galbraith cita l'ex ministro del Tesoro Humphrey, che nel 1957 (!) disse "io non credo che spendendo di più si possa diventare più ricchi". (Boringhieri, 1972, p.96)

    I marxisti dell'Illinois sono marxisti, come tali sono ferocemente antikeynesiani (come il giovane Padoan che nel 1975 su Critica marxista scriveva del fallimento del pensiero di Keynes, proprio all'apice del suo successo)... poi per alcuni il tempo passa, le cose cambiano, e diventano reazionari o dimenticano l'origine dell'odio, ma rimangono sempre ferocemente antikeynesiani.

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  10. http://www.youtube.com/watch?v=Dit-enUFwbk
    gli utili tsiprioti...cit. Bagnai

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  11. Ma qualcuno si è mai reso bene conto di che impresa abbiano compiuto coloro che hanno immaginato, desiderato e fondato lo stato di Israele?
    Certo, oramai anche loro hanno subito una sorta di decadenza di fondo e questo perché il problema generazionale funziona ovunque e prima o poi si perde il senso iniziale, la pulsione madre, l'angolo di fuga per la sopravvivenza della propria identità. Già, perché prima o poi la questione identitaria verrà fuori, in un modo o in un altro.

    Prof, se posso trovare una lacuna al libro eccola; non vi è una lettura prospettica riguardante la real politic (sfiora l'argomento in due pagine mi pare).
    Credo sappia bene di cosa parlo, ed è quell'aspetto della questione euro no per il quale quelli del "pennello grande" cercano di tacciare chi ha una buona ragione per prendere una posizione differente, per chi non marcia al passo del tamburo.

    E' pur vero che la real politic esiste eeccome, e sappiamo anche molto bene i metodi che vengono usati o le scelte compiute una volta che i "think tank" abbiano stabilito una politica internazionale, insomma, questioni un poco spinose, pericolose e incasinate.

    In buona sostanza, quale sarebbe l'idea di fondo, il nostro piccolo mondo che ci lega, la nostra identità latente, la prospettiva da interpretare?
    Come la sistemiamo questa Italia, e dove andiamo?

    Stia bene.

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    1. Noi in famiglia ce ne siamo ben resi conto. Per essere sicura di non dimenticarmene, porto sempre al dito il dito l'anello che mia suocera regalò a suo figlio quando venne in Italia a laurearsi. Per fargli il regalo, fece fondere i suoi orecchini d'oro. Di soldi non ce n'erano molti, soprattutto da quando gli israeliani avevano confiscato le terre in alto per farci una colonia. Non sapeva che quel figlio sarebbe rimasto esule per sempre e non l'avrebbe più rivisto. Non sapeva che la sua attesa per rivederlo si sarebbe conclusa davanti al checkpoint chiuso che la divideva da quell'ospedale che l'avrebbe salvata. La nascita di Israele è un magnifico esempio di quanto costino alcuni "sogni" (o fogni, fate voi), io preferisco restare umana, dalla parte delle vittime dei sogni e non dei sognatori...

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    2. Ottimi commenti per il post "La saggezza di Israele". Siccome però non l'ho scritto, forse vi blocco.

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  12. il change over è già iniziato anche sui media tradizionali, qualcosa sta accadendo

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  13. Sa una cosa, ultimamente sto cercando di spingere colleghi ed amici a votare affinché l'esito delle elezioni possa essere un chiaro messaggio contro l'euro, ma a furia di sentire sempre le solite stupide obiezioni, comincio a pensare che quasi quasi questi l'euro se lo meritano tutto, nei secoli dei secoli finché morte non li separi con loro sommo dispiacere.

    Il problema è che la mia salvezza dipende dalla loro consapevolezza, per cui: TINA.

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  14. Cito completamente Marco S.
    "Non credo che dopo l'uscita dall'euro l'attuale classe dirigente del(le) (mie) pude(nda) sarà costretta ad emigrare… un difetto di noi italiani è che dimentichiamo presto… ma poi, è un difetto ? Gli antichi greci, fra le numerosissime invenzioni che ci hanno lasciato, inventarono anche la "legge della dimenticanza" - se non sbaglio la definizione - cioè la legge che IMPONEVA ai cittadini di una polis di scordare i torti subiti da fazioni avverse, per evitare il perpetuarsi di faide e guerre civili. Questo alla faccia della mania contemporanea per le "giornate della memoria". E qui mi fermo per non entrare in un terreno MOLTO scivoloso.

    P.s.: però che linguaccia: "deicida"… ma non ha risciacquato i panni nel Concilio Vaticano Secondo ?

    P.s. bis: se poi l'esilio toccasse agli anti-euro, e quindi a lei in primis, non sarebbe male invecchiare sulla spiaggia di Copacabana, o no?"

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  15. io ho paura che a gestire l' uscita dall' euro sarà un Monti o un' altro ultracorpo come lui, poi come la mettiamo professo'?

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    1. Io ho paura che se mi fate ripetere sempre le stesse cose mi romperò i coglioni. Lo volete leggere 'sto cazzo di libro? Sta pure gratis su Internet (e peraltro ad oggi non ho visto un - 1 - euro), non lo dico nel mio interesse: lo dico nel vostro.

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    3. Prima dobbiamo risolvere un altro problema. Mi puoi dire quale parola ti rimane oscura nella frase "dal libro non ho avuto nemmeno un euro e non me ne frega niente"? Perché se non si capisce nemmeno questo, allora leggere il libro è inutile.

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  16. A leggere il post mi sovvengono i versi del Guinizelli (vabbè, dai, li ho letti stasera per la prima volta... però sono pertinenti!):

    RISPOSTA A BONAGIUNTA DA LUCCA

    Omo ch’è saggio non corre leggero
    ma a passo grada sì com’ vol misura:
    quand’ha pensato, riten su’ pensero
    infin a tanto che ’l ver l’asigura.

    Foll’è chi crede sol veder lo vero
    e non pensare che altri i pogna cura:
    non se dev’omo tener troppo altero,
    ma dé guardar so stato e sua natura.

    Volan ausel’ per air di straine guise
    ed han diversi loro operamenti,
    né tutti d’un volar né d’un ardire.

    Deo natura e ’l mondo in grado mise,
    e fe’ despari senni e intendimenti:
    perzò ciò ch’omo pensa non dé dire.

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  17. Date un po' un'occhiata a questo:
    http://berggruen.org/uploaded_files/topic/pdf/141/020514_CFE_Populismv.Interests.Publish.pdf

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    1. THIS PAPER REFLECTS THE BROAD CONSENSUS OF THE MEMBERS
      OF THE COUNCIL FOR THE FUTURE OF EUROPE LISTED BELOW
      .
      INDIVIDUAL MEMBERS MAY NOT NECESSARILY AGREE WITH
      EACH AND EVERY STATEMENT

      Al che mi verrebbe da dire:"Ma allora perchè cazzo ci metti il tuo nome in quell'elenco!"
      Mi pare la pagliacciata dei medici che premono contemporaneamente l'iniezione letale sul condannato a morte, ma nessuno sa chi è realmente stato.

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  18. Scusate l'ot. Stavo ripensando all'articolo di Bagnai sul manifesto (ma che cacchio di pensieri ho la mattina alle 6????).
    Il PaD (partito antidemocratico) ha deciso di entrare, anzi, fossero entrati solo loro, farci entrare nell'euro SAPENDO che questa scelta avrebbe causato crisi, ma (che carini) questa crisi ci avrebbe spinto a fare la cosa giusta, ossia gli stati uniti d'Europa.
    Ora, non commentando e sorvolando sulla decisione vagamente dittatoriale, a distanza di anni viene a galla anche quanto fosse stupida la scelta politica. Infatti la crisi non c'ha insegnato a "nuotare nella piscina" e basta, c'ha insegnato ad informarci, ha dato il tempo per informarsi, ed ora che sappiamo nuotare abbiamo tanta voglia di tornare a bordo piscina e buttare gli artefici di tutti questo in acqua.
    Vedremo le elezioni europee quanto avranno spinto la popolazione al più Europa.

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  19. Scusate se sono OT, ma questa ho bisogno di raccontarla:
    Entra nella segreteria di un liceo classico di un quartiere borghese di Roma una donna un po' dimessa con una busta in mano. La busta è importante, devono subito protocollarla, insiste lei. Non è possibile protocollare una busta chiusa, le rispondono, prima il preside deve prendere visione del contenuto. Insiste, ma alla fine si arrende, apre la busta, ne consegna il contenuto accontentandosi di ricevere in cambio solo una ricevuta. Nella busta c'era una lettera, una supplica rivolta al preside. Il marito aveva un'azienda che era fallita, la loro casa era andata all'asta e il marito aveva avuto un infarto. Ora vivevano in cinque con il magro stipendio di lei e in una casa in affitto che un conoscente aveva messo loro a disposizione. Pregava il preside di tener conto di tutto ciò e di non bocciarle pure il figlio. Nessun commento. Non riesco a non continuare a pensarci. Altro esempio di dove ci portano i grandi sogni.

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  20. @citocadal
    Paradossalmente serve più inflazione (e quindi lavoro e quindi tutele) per avere una migliore redistribuzione.
    Cmq sia, il prof ha spiegato bene cosa produce la divergenza tra andamento della produttività e dei salari reali

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