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venerdì 11 aprile 2014

Dal castello (5)

Brutte notizie. Peter ha promesso a Brigitte di essere politicamente corretto. Quindi, mi dispiace per voi, ma di tutta questa bella d'erbe community e di animali solo io mi sarò troncato dalle risate ascoltando un emeritus di Oxford raccontare barzellette in un numero sufficientemente ampio di lingue europee. D'altra parte, va anche detto che è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo, e siccome lo faccio io, ho anche diritto di divertirmi ogni tanto, soprattutto dopo dodici ore di lavoro di tutti i tipi.

Una storia però ve la racconto, perché è istruttiva. Chiedevo a Antony (che parla e parlerà italiano, mentre io non parlo catalano, ma solo perché non sono nato ad Alghero): "Ma scusa, come funziona in Spagna? Dunque, in Italia funziona così: gli abruzzesi sono gente di montagna, quindi sono duri di carattere; i romani sono pigri; i genovesi parsimoniosi. I catalani, per cosa sono noti?". Risposta: "Be', in effetti anche noi saremmo considerati parsimoniosi, ma non è del tutto vero". Interviene Peter: "Sai, gli scozzesi non dicono di essere avari. Loro preferiscono dire di essere careful. Ti racconto una cosa successa a mio nipote. Era a Edinburgh e c'erano i soldi (Brigitte corregge: "i saldi"). Lui entra in un negozio, e osserva qualcosa che ha un prezzo allettante. Dietro di lui un'anziana signora del luogo lo ammonisce: 'Remember! It's only a bargain if you need it!'"

Geniale, isn't it?

Poi ce n'erano altre sulla pronuncia scozzese che vi risparmio.

Come Dio volle tornammo al castello, e lì il mio afflato europeista ed etilista mi spinse a chiedere un secchiello (sarebbe un tumbler) di Glenmorangie con un po' di ghiaccio. Naturalmente cerco di coinvolgere gli altri (per sminuire il mio senso di colpa, va da sé). Stefan si lascia convincere, e restiamo a chiacchierare.

Che bella cosa l'Europa per chi se la può permettere!

Gli chiedo che fine ha fatto Walesa, poi lui tira fuori Pilsudski, e allora gli chiedo anche di raccontarmi cosa ha fatto questa persona, oltre ad essere un viale vicino a casa mia. Una storia piuttosto interessante. E così, saltando di palo in frasca, cerco di capire da lui cosa sia la Polonia, e capisco che le contingenze storiche l'hanno fatta slittare a Ovest, che storicamente era legata alla Lituania, insomma, una serie di cose che potrebbero anche essere considerate sufficientemente inutili, se rapportate al fatto che un giorno ci dissolveremo nel gran mare dell'essere (N, H, C, O, e poco altro). Cerco di capire se la Polonia attuale coincida con una ipotetica Polonia ideale, e mi pare di capire che in fondo forse abbastanza sì (o forse no).

Allora penso: ma questa idea dell'Europa che cancella i confini nazionali, alla fine avrebbe un senso se permettesse a ognuno di noi di essere se stesso, a persone che le contingenze di un conflitto o di una vicenda storica hanno separato di potersi riunire senza chiedere visti sul passaporto, a persone che parlano una lingua di non doverne necessariamente imparare un'altra per abitare dove i loro antenati hanno vissuto.

Sarebbe un'ottima idea, in effetti. Sarebbe riconoscere che la vita è troppo breve per sprecarla in dettagli inutili, in burocrazia, in controlli doganali.

Ma la domanda resta sempre quella: siamo sicuri che una moneta unica sia il mezzo ideale per raggiungere questo fine? E la risposta è, ovviamente, no. Io parlo quattro lingue perché ho fatto una scuola, e appartengo a un tempo, che non aveva fatto della competitività uno stile di vita. Il che mi ha permesso di sorprendere Peter con la giornata fosca di Faust, quella della quale vi parlavo qui. "Sie ist die erste nicht!" (ora non vi spiego in che modo siamo arrivati a Faust partendo da Berlusconi...).

Ma quelli che hanno fatto la scuola moderna, quella per utili idioti, saranno mai capaci di parlare con un altro europeo? Non credo. In cambio, però, potranno dargli un dischetto di metallo che non vale una fava, e costruire super hanc petram una bella identità di latta, pronta ad arrugginire alla prima avversità.

Bisogna parlarci, con gli altri, ma è una cosa che richiede tempo, prima, durante, e dopo. E, non so se l'avete capito (qualcuno sì): questo sistema, il sistema nel quale solo chi è "competitivo" ha diritto di sopravvivere, a questo serve: a toglierci tempo, e quindi ad impedirci di conoscere noi stessi, e di conoscere, ed accettare, e legarci con gli altri. I cinesi, ma anche i rumeni, ma anche i polacchi, devono da noi essere considerati i nostri nemici. Questo vuole il potere, per controllarci, e questo messaggio ci trasmettono quotidie i suoi araldi.

Per costruire l'Europa, quella vera, ci vorrebbero un paio di secoli di vita normale.

Riusciremo a riprendercela?

22 commenti:

  1. ne dubito, sai. Li vedo come qualcosa di separato, staccato dal presente Entità astratta oramai autolegittimata

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  2. Carissimo prof, il fatto che parte degli abruzzesi (non i ... Pesciaroli che frequenti tu) sia di montagna (alta ...) implica effettivamente una certa qual diffidenza di carattere, unita ad una grande forza interiore. Quella che ci consente di proseguire dopo il 2009 in assenza di una città e senza alcuna (ALCUNA) prospettiva futura.

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    1. Carissimo, stai parlando con uno che la tua città l'ha sempre vista dall'altro (e non da un aereo)! So bene quale sia la situazione, e vivere in un paese sotto tutela non aiuta a risolverla.

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  3. ...la vida es sueno....

    so che lei non apprezza, ma io gliela dedico lo stesso.
    https://www.youtube.com/watch?v=pUR2QxLJRE8

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  4. No, non ci riusciremo, ma questo nulla toglie all'impegno, alla voglia di capire e alla volontà di combattere.

    Sa una cosa Prof? Io mi sono scagliato come una furia contro il referendum sull'Euro messo come 1° punto sul volantino elettorale per le Europee da parte del M5S.
    Ora però ci sto ripensando (e lo so che chi ci ripensa è cornuto).
    E se il referendum servisse (ancora di più) a scatenare le forze del PUDE costringendole a scoprirsi e dovesse, in questo modo, portare le forze contrarie all'Euro ad unirsi e ad essere ancora più efficaci nello smacherare panzane e sciocchezze?
    Poi un secondo punto, che al momento solletica il mio pensiero: il popolo.
    Il coinvolgimento, la % dei votanti totali e la % di quelli che l'Euro NON lo vogliono. Sarebbero segnali importanti, quei segnali del tipo che "influenzano" i vertici.
    Proprio per parlarsi chiaro trovo utile questo referendum. Quanti siamo, chi siamo?
    Alla fine mi sta venendo il dubbio che a molti l'Euro va bene, che stanno bene, che non c'è problema...

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  5. "Questo sistema, il sistema nel quale solo chi è "competitivo" ha diritto di sopravvivere, a questo serve: a toglierci tempo, e quindi ad impedirci di conoscere noi stessi, e di conoscere, ed accettare, e legarci con gli altri."
    Hai ragione da vendere. Si potrebbe fare una riflessione sulla ricerca accademica trasformata a fabbrica di paper, il "publish or perish", e su come questo si rifletta sulla qualità della vita degli accademici e, peggio, sulla qualità della scienza.

    Guglielmo

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  6. Vogliamo. Possiamo. Dobbiamo.

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  7. Sa prof. la competitività l' ho sempre considerata come una malattia, l'esatto contrario di ciò che è vita. Correre per andare dove?
    Arrivare primo per prendere più "roba" possibile , fottendo tutti gli altri?
    Non sono mai stato ambizioso nel senso voluto da chi decide le nostre sorti, ma ho altre ambizioni che sono quelle di godere della propria famiglia, condividere momenti
    con gli amici ( che sono pochi ), e soprattutto la conoscenza di quello che ci circonda, nei limiti del possibile.
    Ho girato l'Italia per lavoro, ed è stato bello conoscere bellissimi posti, e tante persone semplici.
    Penso che in europa sarebbe lo stesso, non vedo perché debba essere diverso.
    Quando si parla con qualcuno, spesso molti steccati ideologici cadono, e ci si rende conto che sono solo sciocchezze.
    Sono napoletano, e a volte mi è capitato di incontrare qualche diffidenza nei miei riguardi, ma spesso la diffidenza si è sciolta come neve al sole. Ed è stato molto bello.

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  8. Speriamo (di riprendercela), perché a sto modo ci si rompe veramente il cazzo.

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  9. Caro prof. credo non sia un caso se chi ha preso saldamente il timone dell'Utopia da ben più di un ventennio abbia uno scarso background culturale nel campo degli studi umanistici, storici in particolare...

    Ma è tempo di cambiare, un uomo nuovo, di "lettere" XD, si palesa all'orizzonte della presidenza: è (nazional)socialdemocratico... ed ha pure i baffi! :D

    "Ein Volk, ein Reich, ein Führer!"

    XD

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  10. E già! L'errore iniziale è la fonte di tutti i mali. D'altro canto l'arguto Ennio Flaiano, duro di carattere per essere abruzzese, ci aveva da tempo avvisati: “Se ammetterai che la merda in fondo non è cattiva, dovrai mangiarla due volte al giorno.”
    Riprenderci la Vita normale (quella in cui NON si mangia merda due volte al giorno)?
    Occorre rimuovere "l'errore originario": non è fregando il Tuo vicino che puoi realizzare il Tuo benessere!

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  11. Che bel post, conferma la mia piccola esperienza.
    Fino a qualche anno fa anche io pensavo che i cinesi fossero ciiinesi finché non ho lavorato su un progetto con loro.
    Il bello è che loro erano fieri di collaborare con italiani perché ci conoscevano già prima di lavorare con noi.
    È proprio una questione di scuola.

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  12. E quando dico rotto il cazzo, intendo dire per la precisione vivere con cotratti a termine andando da un posto all'altro, mentre peraltro vieni sostanzialmente considerato uno scansafatiche perché non vivi vendendo roba ma studiando, quindi non hai diritto ad un lavoro vero. Poi apri twitter e c'è un riccone che cerca di darsi un tono cavalcando l'onda anti euro, peraltro senza neanche rendersi conto di poter dire quello che dice grazie ad altri che le hanno studiate invece che costruire villaggi turistici.
    Ecco, questo, nel complesso, proprio mi rompe proprio il cazzo. Tanti auguri.

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    1. Sono contento di averti reso felice sbriciolando Preatoni, che ha una rima, come dire, tanto impegnativa quanto chiarificatrice.

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  13. Forse i mercati stanno per chiamare, anche se mi sembra difficile che succeda prima delle elezioni e prima che i tedeschi abbiano trovato un sistema per recuperare almeno parte del Target2.

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  14. Comunque andrà saremo sereni.
    Dico autem vobis amicis meis: Ne terreamini ab his, qui occidunt corpus et post haec non habent amplius, quod faciant.
    Ostendam autem vobis quem timeatis: Timete eum, qui postquam occiderit, habet potestatem mittere in gehennam. Ita dico vobis: Hunc timete.

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  15. Semplicemente tre parole:

    un bel post.

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  16. Sottolineo e grassetto ulteriormente questa sua espressione, prof: "Un tempo che non aveva fatto della competitività uno stile di vita". Ci sono le bocce, per quello. O il biliardo.

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  17. noi no davvero...i nostri pronipoti forse...quello che ritengo inspiegabile l'apatia dei popoli europei nell'accettare tutto ciò evidentemente la vita umana nella società è ciclica come nell'economia, solo direi che gli errori del passato dovrebbero insegnare, bisogna farsene ragione che così non è.

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  18. Bello il senso di questo post, prof Bagnai. Effettivamente l'ultimo viaggio che feci in Europa, a Malaga, fu un pugno nell'occhio per me. Si parlava, mesi fa, di una Spagna in ripresa ecc. Vidi palazzi e interi edifici abbandonati, messi in vendita o in affitto. Giovani ragazzi che giravano con delle cartelline per le vie della città . Quando chiesi loro che facessero, loro mi rispondevano che quello era l'unico lavoro rimasto. Fare i "commerciali, venditori e precari. Parlavo con gente spagnola e dell'est europeo, dalla Norvegia e da altri posti. Da loro sentivo il malcontento di quest'Europa tecnocrate, avara nel far vedere il lato culturale, il lato umano delle gente. Che non permette di venirci incontro e di parlare delle nostre vere esigenze, di quello che ci portiamo dentro. E' vero, l'Europa deve essere quello delle diverse culture del sano confronto. L'euro e la sua mentalità portano allo scontro e lo stiamo vedendo.

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