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sabato 22 febbraio 2014

Uscire dall'incubo dell'euro: le asimmetrie dell'Eurozona


(da Alberto, che avete conosciuto qui, ricevo e pubblico...)


Passano i mesi, diventano anni, e la possibilità che i paesi periferici dell'Eurozona superino questa crisi attraverso un percorso diverso da una soluzione di rottura si allontana sempre di più all'orizzonte.

Contro quanti insistono nel sostenere che esistano soluzioni riformiste capaci di affrontare l'attuale situazione di deterioramento economico e sociale, la realtà si accanisce a dimostrare che la fattibilità di queste proposte richiede una condizione previa ineludibile: la modificazione radicale della struttura istituzionale, delle regole di funzionamento e della linea ideologica che guida il funzionamento dell'Eurozona.

Il problema di fondo è che questo contesto risulta funzionale ed essenziale al processo di accumulazione del gran capitale europeo; ma è anche funzionale, ed è qualcosa che dobbiamo avere sempre presente, al consolidamento del ruolo egemonico della Germania in Europa, e del ruolo al quale essa aspira nel nuovo ambito geopolitico multipolare in costruzione. Per questo motivo possiamo avanzare almeno due argomenti fondamentali per rafforzare la tesi della necessità della rottura del contesto restrittivo imposto dall'euro, se si desidera aprire il ventaglio di possibilità a percorsi di uscita da questa crisi che consentano una minima possibilità di emancipazione per l'insieme dei popoli europei.

Il primo argomento è che la soluzione alla crisi imposta da parte delle élite dominanti a livello europeo è, di per sé, una soluzione di rottura, attuata da queste in nome proprio e a proprio vantaggio. Le politiche di austerità costituiscono l'espressione più evidente del fatto che queste élite si trovano in una posizione di  forza tale, rispetto al mondo del lavoro, da potersi permettere di rompere in maniera unilaterale e definitiva il patto implicito in base al quale si erano creati, rafforzati e mantenuti i welfare state europei. Queste élite sanno perfettamente che una classe lavoratrice precarizzata, de-ideologizzata, destrutturata e che ha perso ampiamente la sua coscienza di classe, è una classe lavoratrice indifesa, priva della capacità di resistenza necessaria per  preservare le strutture di benessere che la proteggevano dall'inclemenza della mercantilizzazione dei bisogni economici e sociali essenziali. Le concessioni fatte durante il capitalismo fordista del dopoguerra sono a rischio di eliminazione perché, tra le altre cose, la privatizzazione del welfare state offre opportunità di guadagno tali da consentire il recupero della caduta del saggio di profitto.

Il secondo argomento è che non si può dimenticare, come invece sembra si faccia, la natura acquisita dal progetto di integrazione monetaria europea da quando venne posto in essere e da quando si cominciarono ad attuare le dinamiche economiche da esso promosse. Il problema essenziale è che l’eurozona è un ibrido che non evolve verso una federazione (con tutte le conseguenze che questo avrebbe in termini di cessione di sovranità), e si mantiene esclusivamente in un ambito di unificazione monetaria perché questa dimensione, insieme alla libertà di movimenti di capitali e di beni e servizi, è sufficiente per plasmare un mercato di grandi dimensioni che permetta un maggior livello di riproduzione del capitale, che elimini i rischi delle svalutazioni monetarie competitive da parte degli Stati, e che faciliti la dominazione di alcuni Stati su altri sulla base dell'apparente neutralità attribuita ai mercati...

37 commenti:

  1. "rompere le catene dell’euro"
    ben detto !!

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  2. Prof., TOUCHE', di tecnico non ho trovato niente: giusto qualcosina di storico. Tuttavia, quando avrai un po' di tempo, leggiti questo link (http://seieditrice.com/chiaroscuro/files/2010/03/V2_U6_storia-locale.pdf) dal quale, in estrema sintesi, si evincerebbe che il Regno delle due Sicilie aveva:
    1) una moneta apprezzata;
    2) scarso mercato interno;
    3) industrializzazione quasi polarizzata sulla capitale;
    4) presenza abbastanza forte di capitale e "know how" estero;
    5) carenza di mercati di sbocco esteri;
    6) presenza di borghesia alquanto "conservatrice" (soprattutto agraria) spesso avversata dalla monarchia stessa.
    Naturalmente non dico affatto che i Borbone abbiano fatto male, anzi credo proprio il contrario, ma credo abbiano cominciato tardi. Tuttavia, quando avremo un po' più di tempo, credo che la questione borbonica debba essere estremamente approfondita e discussa, potendo anche fare un termine di paragone sulla situazione socio-politico-economica del centro-nord.

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    1. eh si se le merci inglesi erano più economiche, pur senza megaconteiner e autostrade, la loro moneta era, forse, un pochinino, un briciolo apprezzata....

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    2. Quando dico "moneta apprezzata" intendo dire rispetto alla capacità economica del paese nonchè al rapporto qualità/prezzo delle merci prodotte e vendute. Scusami, ma secondo te vale di più il dollaro o il peso argentino!? Se fosse come dici tu allora gli Stati Uniti esporterebbero di meno rispetto all'Argentina perchè il dollaro vale di più rispetto al peso, o no? Invece come mai esportano di più? E poi vuoi mettere tutto il retroterra coloniale che l'Inghilterra aveva (e tuttora ha) rispetto al Regno Borbonico?

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    3. sé, vabbè, la storia a fumetti... Lei interviene su un blog di alto livello scientifico, dove si respira cultura a 360°, e se ne esce con un manualetto di storia illustrata...
      sa, se c'è una cosa che spero di riuscire ad insegnare ai miei studenti, è che quando si hanno conoscenze superficiali su un determinato argomento, è meglio approfondirle. E' il motivo per cui, quando essi mi chiedono di commentare degli episodi di cronaca di Napoli (i miei studenti sono francesi, io sono di Caserta), oltre a fargli considerare che da noi si dà un rilievo alla cronaca nera semplicemente inimmaginabile in Francia (ricordo che qualche tempo fa vi fu un conflitto a fuoco a Parigi, nel corso di una rapina a un furgone portavalori, ci scappò il morto e la notizia era in un trafiletto delle pagine interne), li invito a procurarsi dati e statistiche, e a non fidarsi delle opinioni di tanti "diversamente italiani" che da un secolo e mezzo "studiano" su manuali come quello che ci propone lei. (Ricordo- è l'età, che ci posso fare?- un signore veneto, a Chalons sur Saone, che raccontava a comuni amici francesi, di essere andato a Napoli in vacanza, e di aver "respirato" un clima
      di violenza...alla mia domanda se gli avevano rubato l'auto, sfilato il portafogli in autobus, o se aveva subito una qualunque forma di violenza verbale o fisica, rispose che no, non gli era successo nulla...allora gli chiesi se per caso era stato testimone di uno scippo, una rissa, una sparatoria, un diverbio tra automobilisti, un qualcosa che lo avesse spaventato: no, non aveva assistito a nulla del genere, ma il clima di violenza lo aveva respirato lo stesso, e del resto "lo sanno tutti che a Napoli è così, perché è una città da sempre economicamente e culturalmente arretrata". Già: è scritto pure nei libri di storia...).

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    4. ps: le chiedo scusa per la poca diplomazia, ma davvero alla mia età i luoghi comuni, le analisi e i commenti superficiali non li sopporto più. mi perdoni anche per l'accento sul "se". intendevo piuttosto: "seh". sa com'è, a forza di citarli, il prof mi ha fatto venire voglia di rileggermi "i miserabili"

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    5. Basta col risorgimento, è una bufala

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    6. Guardi la stupirò: "secondo me lei ha ragione" e se scorre i miei precedenti interventi sono proprio io il primo a dire che in rete non ho trovato nulla di interessante macroeconomicamente parlando essendo io un semplice "studentello di scienze politiche e relazioni internazionali" che tra l'altro deve ancora dare esami quali "economia politica" e "storia economica" ed avendo ribadito più volte che "quando avremo un po' più di tempo, credo che la questione borbonica debba essere estremamente approfondita e discussa". Del resto non ho parlato io su questo blog di "divisione del lavoro". Saluti

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  3. "Queste élite sanno perfettamente che una classe lavoratrice precarizzata, de-ideologizzata, destrutturata e che ha perso ampiamente la sua coscienza di classe, è una classe lavoratrice indifesa, priva della capacità di resistenza necessaria per preservare le strutture di benessere che la proteggevano dall’inclemenza della mercantilizzazione dei bisogni economici e sociali essenziali."

    Questo è uno dei punti più interessanti, sui quali ho spesso riflettutto e che da sempre mi fanno considerare con un certo sospetto tutti quei "movimenti" che si richiamano alla "fine delle ideologie", e tra questi metterei anche i movimenti di opinione che ruotano intorno ai luoghi comuni complottisti, messianici o new age. Tutti fenomeni questi ampiamenti diffusi e sostenuti anche nel mainstream.
    Il nazismo stesso aveva come corollario una narrativa messianica ed esoterica, ed in fin dei conti è più facile arrivare al potere con una religione, piuttosto che con un percorso di razionalità.
    Nei momenti storici critici accade spesso una fusione tra mitologia (non necessariamente fondata sulla verità) e proposta, quindi passato e futuro. Anche il processo di creazione di un'identità comune europea si è rifatta a simboli, miti e - direi - narrativa del presente, e futuro (sogni).
    Forse tutto rientra nel gioco della decostruzione dell'identità nazionale europea (e non solo, il capitale non ha nazione). Anche il fenomeno di Occupy Wall Street, Anonymous (nell'ultimo anno scomparso dalle scene), gli Indignados, lo stesso M5Stelle... hanno molti elementi in comune, una narrativa identica, spesso gli stessi slogan, contatti con il "complottismo" (e ci sarebbe da dire molto su questo... non tanto Popper, ma altri che se ne sono occupati in modo interessante, come Chomsky)... insomma qualcosa che si muove c'è, ma come riporta in modo brillante Montero Soler citando Ulrich Beck: "viviamo la tragedia di trovarci in momenti rivoluzionari senza rivoluzione e senza soggetto rivoluzionario".
    La mia idea è che questi movimenti più che delineare una proposta, quindi progettare una rivoluzione, agiscano creando confusione, aggregando emozioni e non soluzioni. Non c'è un'intelligenza diffusa che si coordina e si potenzia (un'insieme di individualità che pur mantenendosi tali, si coordinano nell'interesse collettivo) come la narrativa movimentista della "democrazia del basso" vorrebbe fare credere, ma un accentramento del consenso verso quel "uno vale uno" che, se non contestualizzato storicamente, altro non è che la destrutturazione della propria identità e individualità.
    Contestualizzare storicamente significa per me che una proposta deve aderire alla realtà che subisce e che vorrebbe partecipare o creare. Se questa "rivoluzione" non si emancipa da quello che è un media profondamente controllato, manipolato e non si fa IDEOLOGIA, e soprattutto CULTURA, rimane soltanto un contenitore vuoto... pronto a riempirsi di qualsiasi idea gli potrà essere offerta, con le dovute affinità o punti di contatto (come un virus).
    E' un po' come volere fare tabula rasa, senza sapere chi si è (la storia, la cultura), che cosa si vuole (ideologia) e come realizzarlo (politica).
    Il "grande capitale" potrebbe inseguire la "grande idea", e cosa c'è di più potente di quel "uno vale uno" "siamo il 99%" etc - oculatamente depotenziato come per un vaccino - ... il perfetto cavallo di Troia 2.0, o se si vuole, il perfetto vaccino contro la democrazia.
    Certo, potrebbe essere la premessa di una reale rivoluzione, ma se manca la volontà di emanciparsi, di storicizzare un percorso e ripensare le regole del gioco, la considero piuttosto come una cavalcata di lemmings, o un potenziale aiuto alla fondazione di Estasia o Eurasia o una delle tre, poco conta.

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    1. Perfetto. Hai solo dimenticato di mettere Tsipras e i Boccara di tutto il mondo nel mazzo dei gatekeeper, il mazzo truccato al quale appartengono con i Casaleggio, i signoraggisti, Donald, ecc.

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    2. Sì certo, condivido. Mi riferivo in questo caso soprattutto ai "non ci sono più destra e sinistra" ... Su Syriza, ed affini (nostrani e non), i loro totem li conosciamo già da tempo.

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  4. Bellissimo e illuminante, e da prendere come un capitolo che si aggiunge al LIBRO.
    (Capisco anche, Prof., che, se lei alza la palla al post A, è perché prepara la schiacciata al post B...).

    Molto umilmente, col mio pensiero "raso terra", ritengo che la cosa che sfugge completamente alle élites è la dominabilità del fattore "tempo" nei fenomeni di massa, quando ci si confronta con una situazione in stato "surriscaldato e compresso", per sua natura "metastabile" ('azz, jè partito l'embolo della metafora particellare...: camera a bolle).
    Ad ogni momento, basta un niente (beh, è sempre una particella), e si crea una scia molto appariscente (piaccia o non piaccia): può essere "rumore", una cosa sconosciuta, una cosa nota...insomma, il pentolone è sempre in ebollizione, e va sempre sorvegliato...
    Che faticaccia, fare i controllori di un bollitore!
    (Ma se po' vive così? Fühlt ihr euch nicht müde?)

    Voglio dire che, rispetto a fenomeni persistenti e ricorrenti come:
    - astensionismo a elezioni politiche che sfiora il 50%;
    - promesse di crescita economica inevase da almeno tre anni;
    - mano libera assoluta e deregulation per i razziatori finanziari, che fanno del debito altrui una risorsa e riserva di potenza propria, priva di rischi grazie alla moneta unica;
    - ruoli istituzionali della politica dileggiati da giornalisti stranieri o attori comici;
    - condizioni del mondo del lavoro degradate da tutti i punti di vista (dei lavoratori dipendenti, dei lavoratori autonomi, degli imprenditori), con esautorazione di fatto delle organizzazioni sindacali da ogni dialettica efficace;
    - quadrature fiscali che non quadrano mai (lo dico volutamente in maniera rozza), e che vanno all'inseguimento del cubetto di ghiaccio mentre è in arrivo l'iceberg;
    - condizioni del welfare sociale in continuo arretramento e sempre più "insicure" (con evidente contraddizione oggettiva rispetto al loro significato naturale);
    - condizioni psicologiche individuali stressate e violentate dalla precarizzazione della vita familiare e lavorativa, indotta da un impoverimento economico crescente, vissuto in maniera sempre più drammatica perché inaspettato e "immeritato" (furto del "futuro");

    ecco, di fronte a tutto ciò, non mi spiego come i rappresentanti politici delle élites, che sono ormai ben chiari e ben individuati, per quanti cordoni di sicurezza possano erigere a protezione di loro stessi e dei loro padroni, possano pensare di proporre soluzioni che sono "nuovi fogni", che fanno cioè appello a categorie antropologiche "letterarie" (di pura fiction) o a scelte politiche semplicemente impossibili e mal pensate (come i vari tipi di rinegoziazione "inter pares", quando "i pares" non esistono più da tempo, o di tipo "tantormaista", atte a codificare il vassallaggio finale, su un piano di sottosviluppo accettato, dei Länder del sud).

    Ecco, il fattore tempo.
    Molti ripetono la frase: "Ci vuole uno shock!", con ciò denotando l'esigenza di un intervento risolutore "istantaneo" (tralascio i tecnicismi) che rimetta in equilibrio il sistema, ridando spazio, dopo, a un riaggiustamento delle relazioni internazionali e delle dinamiche economiche interne ed esterne agli stati e che ridia ruolo alla politica dei singoli stati della UE.

    L'"embolo da bruciare" noi sappiamo qual è.
    E' una precondizione al resto, da realizzare subito, e non un punto d'arrivo.
    Anche le pietre ormai sanno che sono i saldi settoriali e non i cumuli di debito a dare lo specchio della situazione su cui vanno prese le decisioni che hanno un senso.

    Faute de quoi..., l'orrore di Kurtz.

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    1. signor DiVargas,
      sappia che i Suoi post , tipo questo, vengono da me copia-incollati su foglio word, con dovuta citazione della fonte, e li userò per la mia piccola e personale divulgazione che sto facendo con amici e conoscenti. Anche a Lei va il mio grazie per la conoscenza che condivide con noi, e il modo di propagarla anche alle persone modeste e ignoranti quale sono io.

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    2. Non tantus honor discipulo donetur, sed gratiae magistro solum agantur.

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  5. la libertà di movimenti di capitali e di beni e servizi e le limitazioni imposte agli stati sono quanto di più subdolo l'Europa sia mai riuscita ad inventare perché lì si nasconde la volontà di cristallizzare una situazione di squilibrio. Quando Ugo Grozio scriveva "la libertà dei mari", non faceva altro che scambiare la talassocrazia olandese per libertà, tanto è vero che gli inglesi risposero con i vari atti di navigazione. E questo tra l'altro perché le nazioni che hanno voluto la libertà in origine hanno sempre dovuto "proteggersi", cioè si sono ampiamente avvalse delle facoltà che uno stato sovrano concedeva loro. Persino i grandi propugnatori dell'ideale liberale hanno dovuto nella loro genesi "proteggersi" e formare un proprio mercato interno, come interpretare diversamente l'indipendenza americana?... Il fatto è che le cose vanno chiamate con il loro nome e una nazione che non può avvalersi delle qualità giurisdizionali di uno stato è una colonia e una nazione che afferma la libertà fra le nazioni quasi sempre dissimula un impero. Come scriveva Tucidide "il concetto di giustizia assume corpo nel linguaggio quando la bilancia della necessità sta sospesa in equilibrio tra due forze pari. Altrimenti, a seconda, i più potenti agiscono e i deboli si flettono"

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  6. Per una panoramica dell'Italia meridionale prima e dopo l'Unità, specialmente nel corso dei primi cinquant'anni:

    E.M. Capecelatro, A. Carlo Contro la "questione meridionale" Savelli, Roma, 1975

    che va a smontare diversi e diffusissimi luoghi comuni, attingendo a numerose fonti tutte scrupolosamente elencate.

    Su tutto il problema non ho letto altro e non sono così competente da discuterne, ma credo che questo saggio vada considerato con attenzione.

    P.S. Il succo delle considerazioni-constatazioni esposto con chiarezza nel post mi riporta alla memoria parte di quanto illustrato con documentazione e puntualità proprio ieri da Luciano Barra Caracciolo e da Cesare Pozzi nell'aula magna di Giurisprudenza a Genova, per la presentazione dello studio di Barra Caracciolo 'Euro e (o?) democrazia costituzionale', che invito a leggere.

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  7. Eccellente analisi del Prof. Montero Soler dettagliata ma leggibilissima anche per un non-specialista.

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  8. Ma come si fa a far sparire pinterest, in modo che asimmetrie sia leggibile non solo per qualche nanosecondo?

    Mi sembrava fosse stato scritto qualcosa al riguardo, ma con "cerca nel blog" non sono arrivato a trovare la soluzione - e nemmeno con "cerca in google"

    Grazie a chi può dare un aiuto

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    1. Il problema a me si presenta con Google Chrome. Se uso Firefox non succede

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    2. Devo essere particolarmente sfigato: a me succede con tutti e due...

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  9. vado ad attaccarmi alla botiglia...

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  10. @noMagnaMagna
    Permettimi di rettificare quella che da sempre è il prodotto della propaganda post unitaria. Portare a galla quella verità storica non è solo doveroso ma serve a fare luce su come a volte la periferia diventi centro a scapito di un centro costretto a diventare e a sentirsi periferia. E questo non per alimentare divisioni ma solo per accrescere la consapevolezza.

    Nel Sud esistevano circa 100 industrie metalmeccaniche di cui 15 avevano più di 100 addetti e 6 più di 500 e solo le più famose Pietrarsa e la grande industria napoletana Zino & Henry si trovavano nella capitale.

    "La voce esportazioni aveva un grande peso nell'economia meridionale: basti considerare che gli unitari "dovettero" constatare che oltre l'80% di tutta l'esportazione agricola italiana era costituita da produzioni meridionali; basti considerare che fino al 1860 l'unico Stato italiano che producesse meccanica di precisione (macchine, locomotive, ecc.) era quello delle Due Sicilie che destinava la quasi totalità della produzione all'esportazione".

    Il capitale investito nell'industria era prevalentemente locale, Le prime macchine utensili venivano dall'Inghilterra e servirono per attrezzare una produzione industriale del tutto autonoma. E' vero che furono assunti alcuni ingegneri provenienti dalla Francia e dall'Inghilterra. Accanto alle fabbriche più importanti nacquero scuole professionali dove si insegnavano matematica, geometria, scienze e disegno meccanico con applicazione pratica di arti e mestieri (Carpentiere, tornitore, fonditore e macchinista).

    La borghesia avversa alla monarchia, parte della quali fu affiliata alla massoneria, era quella legata alla pubblica amministrazione e ai vari ministeri.
    " mentre da un lato fu dimezzato il dazio sul macinato – famigerata tassa invisa al popolo, che verrà poi abolita del tutto nel 1847([7]) – dall’altro fu introdotta una ritenuta proporzionale sugli stipendi degli impiegati dello Stato e sulle pensioni.
    Drastici furono anche i tagli apportati al bilancio dell’Amministrazione statale. Le spese dei Ministeri, infatti, furono rigorosamente tenute sotto controllo: tutti i relativi importi, anche se preventivati, dovevano essere autorizzati dal Ministero delle Finanze e tutte le somme non utilizzate dovevano andare a beneficio della Tesoreria. Ne conseguì che fu il risparmio ad accrescere le entrate finanziarie. Si ottennero, in questo modo, due immediati risultati: un aumento progressivo delle entrate non imputabile a nuovi balzelli ed una costante moralizzazione pubblica attraverso il risparmio e l’economia su tutte le spese.([8]) Infatti, con Decreto 4 febbraio 1831,([9]) ridusse alla metà lo stipendio dei ministri e diminuì di altrettanto i bilanci della Guerra e della Marina, recuperando sui costi di queste due sole amministrazioni 340.000 ducati. Ulteriori 531.667 ducati derivarono dall’insieme delle economie degli altri ministeri. Si ottenne così un risparmio annuo complessivo di 1.241.667 ducati, con i quali si sopperì al deficit erariale relativamente alla quota preventivata per l’anno 1831".

    E questi sono solo alcuni elementi di un quadro molto ampio che viene ben riassunto nell'articolo che trovate qui:
    http://www.neoborbonici.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=4172&Itemid=74

    Sull'industria e la meccanica di precisione
    http://www.ilportaledelsud.org/mr02.htm

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    1. Beh, buono a sapersi. Molto interessante! Questi sono ottimi dati dai quali cominciare. Grazie.

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    1. No, anzi, fa parte della sceneggiata.
      Siamo tutti buoni, l'Europa è buona, la paaaace, la prosperità...
      Non si devono unire i puntini e si devono evitare anche le connessioni più semplici e dirette. Quando le cose non vanno come promesso (circa sempre) qualcuno prende un'aria sorpresa, afflitta e pensosa: saranno le stelle? una malattia dell'Anima Europea? un passo doloroso che bisogna affrontare per il miglior futuro?
      Sono figuranti di contorno, indispensabili per dare un senso di profondità al quadro; la lista Tsipras serve a questo e ovviamente il Volkisher candido le dà un certo spazio.

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    2. Barvo, Frank. Tsipras è il gatekeeper 3.0. E se vuoi dare la colpa alla Germania, se vuoi combattere la Germania per difendere l'euro, perché sei europeista (de 'sto cazzo), evidentemente un po' di "povera Grecia" ci sta bene. Dove era Repubblica quando queste cose le denunciavamo qui?

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  12. Risposte
    1. Avverto dolorosamente l'assenza della parola "lirette".

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    2. Da bocconiano posso dire solo una cosa, che vergogna e che schifo!

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    3. Ma Onado ha superato tutti i record precedenti!

      "Uscire dall'euro vuol dire uscire dall'Europa e dal mondo".

      Dovrebbe essere contento!

      Con l'Italia fuori dal mondo (in orbita? Sulla Luna? Su Marte? In un altro sistema solare? In un'altra galassia?) sarà finalmente possibile il commercio interplanetario e tutti i paesi della terra potranno avere una bilancia commerciale in surplus... grazie al deficit dell'Italia in the sky.

      Ovviamente infatti la moneta italiana diverrà la valuta di riferimento negli scambi internazionali e interplanetari, soppiantando il dollaro.

      P.S.
      Penso che "mercantilizzazione", nella traduzione dello scritto di Soler, sia in realtà "mercificazione".



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  13. ... e intanto la Croce Rossa in Grecia... http://www.today.it/mondo/mortalita-infantile-grecia-crisi-economia.html

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  14. " la privatizzazione del welfare state offre opportunità di guadagno tali da consentire il recupero della caduta del saggio di profitto."

    Scusatemi ma io non sono econ. chi mi spiega semplicemente cosa sia saggio di profitto. Immagino sia un guadagno tolto al salariato...
    grazie.

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    1. Funziona così: i redditi generati dalla vendita di beni e servizi si distribuiscono fra salari e profitti. Ora, capita che alcune attività tradizionalmente esercitate dallo Stato (nel dopoguerra), e mi riferisco soprattutto alla sanità, ma anche alle pensioni, ma anche ecc., offrano molte opportunità di profitto ai privati. Naturalmente, privatizzare queste attività pubbliche si tradurrà, per chi percepisce un salario, nella necessità di pagare quello che prima non pagava, o comunque di assicurarsi in regime privatistico per ottenerlo. Quindi i soldi che andranno in questo nuovi profitti saranno, effettivamente, sottratti (ex ante o ex post) dai vecchi salari. Insomma: avevi già capito, perché non c'è bisogno di essere economisti, basta essere ornitologi. Sai riconoscere un padulo quando lo vedi?

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    2. aggiungo inoltre che molti di questi servizi, per la loro natura, mettono al riparo dalla concorrenza chi li detiene.

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  15. Ahaaa ho capito è "la nuova" addesso abbassiamo il cuneo e tutto s'aggiusta.... questi biricchini ne sanno una più del diavolo ma come si dice il diavolo fà le pentole ma non i coperchi.

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  16. Il Prof. Soler mi stupisce sempre, non per la consistenza degli aregomenti che sono gia' in sintonia con cio' che so, ma per la qualita' dell'esposizione. Una penna scorrevole, chiara, sintetica.

    Il livello intellettuale di chi si oppone a questo regime e' oggettivamente estremamente alto. Spero solo tutto questo possa sfociare in un opposizione vera ed efficace. Perche' onestamente, in questo momento, tutta questa bella cultura e' cul-tura. A che serve l'arte dello scrivere, l'equilibrio dei numeri e il sublime musicale se tutto si concretizza in un bacio alla propria ragazza e un volo verso la California? A cosa servono i libri senza figure se poi uno non ha la possibilita' di fare delle scelte? Non sarebbe molto meglio ascoltare Mentana (se solo ci si riuscisse)?

    PhD a Yale university, otto articoli, ricercatore in MIT, stipendio da fame, contratto a termine, possibilita' di farsi una famiglia zero, valigia, California, NASA, contratto a termine, stipendio da fame, possibilita' di farsi una famiglia zero.... Quanto potra' durare? Per quanto ancora pregheremo dio e non Hegel?

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  17. Anche in Germania fanno i conti.
    "Germania locomotiva d'Europa. Il PIL tedesco continua a crescere: +1,3% nel 2013 e avanzo primario di 300 milioni".
    Questo è il titolo di un trafiletto pubblicato nella homepage di oggi del Sole 24 ore.
    Riporto il breve testo.
    " L'economia tedesca nel quarto trimestre 2013 ha segnato una crescita su base annuale dell'1,3% e un'espansione dello 0,4% rispetto al trimestre precedente. Sono i dati definitivi dell'istituto federale di statistica, che confermano le stime preliminari.
    A trainare la prima economia europea SONO STATE ANCORA UNA VOLTA LE ESPORTAZIONI che, a livello congiunturale, hanno contribuito al Pil per 1,1 punti percentuali, a fronte di una domanda interna che ha pesato per lo 0,7 per cento".
    Leggo e mi viene in mente un'altra locomotiva. E la Storia ci racconta come finì quella corsa....

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