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lunedì 30 dicembre 2013

Frenkel goes to Latvia

Mi chiameranno fra un'oretta per chiedermi chennepenZo dell'entrata nell'euro della Lettonia. Poi leggerete l'intervista sul Sussidiario.net, credo.

E cosa devo pensarne?

Io non penso. Leggo i dati.

La storia della Lettonia è abbastanza nota nei suoi lineamenti essenziali. I motivi che possono spingere un popolo già conculcato dall'impero sovietico ad affrancarsene a qualunque costo sono anche intuibili. Se poi sia una buona idea passare da un padrone all'altro, questo lo dirà la SStoria: noi non possiamo fare altro che augurar loro buona fortuna, e lo facciamo sinceramente. D'altra parte, com'è noto, la Lettonia passa per essere un esempio fortunato di "svalutazione interna". Ho citato più volte lo studio di Mark Weisbrot e Rebecca Ray (2011) che chiarisce come questa opinione sia lievemente imprecisa, ma vale la pena di fare un ripassino aspettando la telefonata del cordiale giornalista.

Intanto, ricordiamoci che con la crisi del 2008 la Lettonia prese una legnata di proporzioni bibliche. Il suo tasso di crescita passò da uno strepitoso 9.6% nel 2007, a un preoccupante -3.2% nel 2008, a un catastrofico -17.7% nel 2009, come potete vedere qui:


Questi dati, come i successivi, vengono dall'ultima edizione del WEO e i valori successivi al 2012 sono previsioni (come sempre rosee) del fondo.

La storia la sapete. Quando un paese periferico cresce in modo così folgorante, cosa significa? Significa che, come nel romanzo di centro e di periferia, il paese è drogato dai capitali esteri. Ce lo dicono i nostri amici saldi settoriali, quelli che abbiamo spiegato qui e qui e qui e da tante altre parti:


Come da copione, prima del boato i conti pubblici erano relativamente a posto (la differenza fra entrate pubbliche e uscite pubbliche, T-G, in blu nel grafico, era praticamente nulla, cioè il bilancio era in pareggio), ma il settore privato stava spendendo molto più di quanto guadagnasse e quindi aveva un risparmio netto (dedotti gli investimenti) fortemente negativo (la linea S-I, in verde nel grafico, era in caduta libera). Come faceva il settore privato a spendere più di quanto guadagnasse? Ma è semplice! Con i soldi degli altri! Gli afflussi di capitali esteri (in rosso nel grafico) andavano crescendo, fino a superare addirittura il 20% del Pil.

Tenete presente che il noto studio di Manasse e Roubini (2005) indica una soglia di attenzione per l'indebitamento estero (cioè per gli afflussi di capitali esteri) intorno al 4.6% del Pil (questo è il valore medio dell'indebitamento estero nell'anno che precede una crisi debitoria nel campione da loro analizzato), e che oggi (a buoi scappati) la Procedura per gli squilibri macroeconomici della Commissione Europea prevede una soglia di attenzione del 4% (in media mobile sugli ultimi tre anni). Sono cose che sapete. Gli squilibri della Lettonia erano evidentissimi: quattro o cinque volte oltre la soglia di attenzione, e questo spiega perché il suo tonfo è stato così fragoroso.

Notate bene!

La Lettonia era inserita dal 2004 nel meccanismo di cambio ERM II, la versione "attenuata" dello Sme alla quale devono aderire i paesi che intendano entrare nell'euro. Attenuata nel senso che le bande di oscillazione attorno alla parità dichiarata rispetto all'euro sono quelle piuttosto lasche che lo SME adottò dopo la crisi del 1992: più o meno 15% rispetto alla parità centrale dichiarata rispetto all'euro, che per il lat lettone è di 0.70 lat per un euro (più o meno). Ma la scelta fu di non utilizzare nemmeno questa discrezionalità e di restare aderenti alla parità dichiarata, come vedete qui:


Nessuna svalutazione esterna, quindi, quella che per i fessi è nemica del lavoratore. E allora? E allora svalutazione interna. I lavoratori stettero bene? Ovviamente no, altrimenti i fessi non sarebbero tali! Come si fa per riequilibrare la competitività se il cambio non può aggiustarsi, cioè se impediamo al mercato valutario di far scendere il prezzo di una moneta nel momento in cui questa è meno domandata? Semplice: si fanno scendere i prezzi interni, e per questo c'è solo un metodo: la disoccupazione.


Eccola qui, la svalutazione interna, in tutto il suo splendore! Fra il 2007 e il 2010 la disoccupazione sale dal 6.8% al 18.6%, mentre l'inflazione scende dal 10% al -1.2%. Ah, ma naturalmente la curva di Phillips non esiste, certo, come sostenevano gli anatroccoli (ve li ricordate? Che fine hanno fatto?) È successo per caso, come è un caso che Monti abbia candidamente ammesso che per rendere l'Italia competitiva lui abbia distrutto la domanda interna (creando ovviamente disoccupazione).

Ah, ma poi, certo, le cose andranno a posto. Nelle rosee previsioni dell'IMF la disoccupazione sarà sopra al 10% fino al 2015! Vedremo...

Ma come stanno oggi i lettoni, a tre anni dalla svalutazione interna? Be', si può andare a vedere il loro reddito pro capite, ad esempio. Cosa sia successo al nostro, ultimamente, lo abbiamo visto qui. E a loro com'è andata? Così:


Nel 2013, se le previsioni rosee del fondo si realizzeranno, saranno tornati al livello di reddito pro capite del 2007, e quindi avranno perso solo sei anni. Molti meno di noi.

Ma attenzione, c'è un trucco! E qual è? Ma è semplice! Il reddito pro capite sta aumentando, e la disoccupazione diminuendo, in modo relativamente rapido, per un motivo molto semplice! Questo:


Ovvero: il reddito totale (in miliardi, scala di sinistra) è aumentato, ma la popolazione (in milioni, scala di destra) è diminuita. Esempio (a spanna): fra il 2009 e il 2011 il reddito è aumentato del 4%, la popolazione diminuita del 4%, quindi il reddito pro capite è aumentato dell'8%.

Disoccupazione a due cifre più esodo: i simpatici costi collaterali della svalutazione interna.

Che poi quando succedono cose come queste uno magari non ci pensa. Voi direte: ma che c'entra? Quelli erano lituani. Eh, sì, ma anche la Lituania sta nell'ERM II. Il disegnino, però, ve lo faccio un altro giorno, o magari ve lo fate da voi. Il punto però qual è? Che chi adotta la svalutazione esterna ridiventa esportatore netto di beni, e chi adotta la svalutazione interna rischia di diventare esportatore netto di seccature.

Provare per credere...

Ah, naturalmente se (il settore privato di) un paese si indebita (con l'estero) al ritmo di un quinto del suo Pil all'anno, poi succede questo:


La posizione netta sull'estero della Lettonia (cioè la differenza fra i crediti dei lettoni verso l'estero, e i debiti dei lettoni con l'estero), già fortemente negativa, a partire dall'ingresso nell'ERM II (cioè da quando i creditori potevano stare tranquilli, perché il cambio era fisso) è peggiorata di 30 punti di Pil (dicesi trenta) fino al 2009, e i sacrifici che avete visto sopra sono riusciti (nel solito modo, diminuendo le importazioni) a riportarla in due anni, nel 2011, al livello già catastrofico di cinque anni prima.

Ma quanto potrà far comodo a un paese così indebitato adottare una valuta così forte?

Be', non saprei dirvelo. Ma certamente molto meno che ai suoi creditori. O almeno, così la pensano loro, perché poi quando il banco salta, non ce n'è più per nessuno. E questo, vi assicuro, la Merkel non lo capisce, ma Weidmann sì.

Buon divertimento e buona fortuna!


46 commenti:

  1. Ci sono stato quest'estate. A tutti i lettoni con cui ho parlato ho detto che stavano facendo una grandissima fesseria della quale si sarebbero pentiti amaramente. Mi pare di capire che faranno 6 mesi o un anno, adesso non ricordo, di doppia circolazione di valuta. Un aspetto positivo che ho riscontrato è che conoscono i tedeschi e li guardano con una certa diffidenza. Quanto al loro modello di sviluppo i mini job sono diffusissimi, fanno tutti dai due ai tre lavori, tanti mini job che gli permettono di strappare un salario decente a costo di un monte ore molto elevato. Disparità di prezzi tra entroterra e città fuori da ogni logica se non quella di utilizzare Riga come specchietto per le allodole per i turisti mentre i residenti fanno la spesa nell'entroterra. Non so quanto veritiere siano le informazioni da me raccolte, ma a naso auguro loro Buona Fortuna.

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    1. Anch'io lo scorso luglio sono stato nelle tre nazioni baltiche, tutti temevano l'ingresso nella moneta unica. Ricordo in Lettonia a Tallinn, già con l'€ in uso, tanti negozi, grandi e piccole marche, nessun cittadino acquistava beni in questi negozi. Acquistavano solamente prodotti locali, perché i soldi a loro disposizione sono molto pochi, quindi si "arrangiavano" con i loro poveri mercatini. Ho chiesto ad alcuni lettoni, come mai erano entrati in Europa... Tutti mi hanno risposto: "... Abbiamo paura di essere riannessi alla Russia, a Putin...", questo il loro prezzo per restare lontano dal regime sovietico, che odiano a morte.

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  2. L'unico difetto nei suoi straordinari articoli (che conservo tutti per imparare) e' che lei ogni tanto menziona il noto iett....alias l'egregio Prof. Dott. Lupman Monti, quello a cui brillavano gli occhi quando parlava del kleine experimente Hellas, le mani come artigli che descrivono voluttuose spirali; quanto vorrei che lei invece di menzionarlo, soprattutto a fine anno, che non porta bene, lo chiamasse....il noto pluridecorato impresario di p.f..

    Lo potremmo anche chiamare, ex aequo con Mrs. Crocodile, il noto benefattore dei lavoratori dello stivale; anche perche' il colpo di stivale ce lo siamo preso proprio li'.

    Piu' leggo i suoi articoli, piu' ho bisogno del Malox. E tutti i blogs sono infestati da gente che posta puntatori ai siti "ufficiali" della comunita' europea; pendono dalle labbra di Van Romp e di Dum Dum Barrosu.

    E mi raccomando, tutti sintonizzati a reti unificate a sentire O' Presidende domani sera eh? Non mancate.. mi raccomando; chissa' che buone notizie ci dara' per il 2014.....Tanti auguri ai Lettoni, accento sulla e.


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  3. Un vantaggio ce l'avranno sicuro, quando cominceranno ad emigrare ancora più massicciamente di adesso, non avranno la seccatura di cambiare i soldini una volta scesi dai furgoni che li deporteranno in giro per l'Europa!!!

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  4. Ma in Lettonia, si mangia bene e sicuramente ci devono essere tante famiglie unite, o forse c'erano...

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  5. Se non fosse per i drammatici eventi evocati dai dati e dai grafici (i numeri rivelano drammi personali che si devono "leggere attraverso" - intus legere) il post é di una bellezza e di una sintesi eccezionali.
    Grazie di tutto.
    Antonio F.

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  6. Segnalo giusto per scrupolo perché probabilmente l'avrete già letto questo articoletto sulla ottima Finlandia che pare cominci ad avere strani problemi (strani perché sappiamo tutti quanto sia virtuosa) di disoccupazione e mancata crescita.
    Interessante sopratutto quanto riportato nel paragrafo finale.
    Chissà cosa ne penserà il nostro fustigatore di spreconi italici, il caro Olli Rehn.



    PS: ottime notizie anche dalla teutonia, sembra che qualcuno abbia pagato tangenti (criccacastacorruzione) per vendere armi agli ottimi greci (corruzionecriccacasta), ossignur.

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    1. L'articolo sulla Finlandia manca, ma c'è la Figura 2 del "Tramonto dell'euro" che spiega tutto. Dei vari scandali tedeschi abbiamo parlato diverse volte. Magari metti il link all'articolo, che se vedo Rehn gli chiedo che ne pensa.

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    2. Il link c'è ma non si vede, nel senso che andando a guardare l'HTML del suo commento si trova il link ma non la parte di testo descrittiva, di conseguenza il link risulta non visibile. Quindi vi prego di non ometterla. Ricordo a tutti che la sintassi per inserire i link è la seguente:

      <a href="http://goofynomics.blogspot.com/2013/12/frenkel-goes-to-latvia.html">Frenkel goes to Latvia</a>

      Il risultato sarà il seguente: Frenkel goes to Latvia

      Quell'indirizzo che copiate dalla barra del browser (il programma che state usando per leggere questo articolo e relativi commenti) è noto come URL. Vi prego di copiarlo (copia&incolla) tal quale, senza aggiungere back-slash (il carattere /) in fondo all'indirizzo: se c'è già è ok, lasciatelo, ma se non c'è non aggiungetelo.

      L'articolo sulla Finlandia: La crisi arriva in Finlandia - Pronti ad uscire dall'Euro se necessario.

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    3. Scusate, mi correggo: il carattere / è lo slash ("barra", per gli URL).
      Mentre il back-slash ("barra rovesciata", quella che usate con le cartelle di Windows) è il carattere \.

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    4. Ah! Ma questi non eran quelli che volevano in pegno il Partenone per aiutare la Grecia? E non erano gli stessi che non volevano dare un aiuto per il terremoto in Emilia? :-D

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  7. Padre...perdona loro perchè non sanno quel che fanno.......

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  8. Ma si chiama Lettonia perché ci sono tanti e grandi Letta?

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  9. La cosa che mi ha colpito di piu' della Lettonia e' che nei negozi non si riesce a trovare niente che sia prodotto in Lettonia. Sul serio. Giusto i cioccolatini e i biscotti.
    Quando non seguivo Bagnai mi domandavo sempre: "ma come cazzo fanno questi qua a vivere? Dove li prendono i soldi?" La risposta era semplice e l'ho capita solo dopo.
    Adesso mi chiedo, visto che la Lettonia ha dato ampiamente prova di non aver scrupoli nel massacrare il suo popolo per far contenti gli altri, e' impossibile che ricominci il ciclo di Frenkel un'altra volta?

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  10. Mio Dio.......volendo scatenare una rivoluzione contro chi dovremmo prendercela? Frugando da 48 ho trovato un interessante paper-one di istwine che analizzava gli assembramenti economici europei....si potrebbe cominciare da lì?

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    1. Dove trovo il paper-one di Istwine?

      @per tutti i lettori.

      Questa notte sono rientrato in casa, accendo la tv e trovo i trent'anni di Drive-in. ad un certo punto una battuta di gianfranco D'angelo, mi fa raggelare il sangue.. pare che De Benedetti avesse comprato delle miniere in Belgio.
      Battuta: " negli anni cinquanta gli italiani andavano in belgio a lavorare in miniera per fare i soldi per comprarsi i fagioli. Oggi De Benedetti fa i soldi in Italia coi fagioli, e li porta in Belgio per comprare le miniere.
      Erano gli anni 80, quelli del paper di Graziani.
      Altra cosa da notare è che drive-in era tutto un mix di antipolitica, latrati contro la casta e denigrazione del paese. Notare che tutti i Savonarola di oggi non fanno altro che ripetere quelle litanie, e che utilizzano gli argomenti che circolavano in una rete del presunto caimano della seconda repubblica, non ha prezzo.

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  11. "Latvian’s census makers were horrified when they discovered that that the country’s population had decreased from 2.3 to 1.9 million people from 2001-2011."

    "Various measures of quality of life and well-being deteriorated even further, indicating the prevalence of deep pessimism, loss of social solidarity, trust, and atomization of a society."

    (The Baltic Tigers’ False Prophets of Austerity
    by Jeffrey Sommers, Arunas Juska Michael Hudson)

    Lasciate ogni speranza o voi ch'entrate nell'euro.

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    1. In effetti i dati più o meno coincidono con quelli che riporta l'IMF. Non è una piccola diminuzione. Va anche pensato che a Roma siamo di più. Come fa un paese così a unirsi a paesi trenta volte più popolosi?

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  12. la germania fa lo slancio verso est perche`il sud l'ha gia` munto.
    Se ne renderanno conto,poveri lettoni.

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  13. Prof. IMMENSO come sempre e sempre facile da comprende anche per gente che non è del mestiere e che è approdata agli studi economici come me.

    Volevo consigliare, se tale si può reputare "consiglio", la possibilità di scrivere una serie di singoli post che analizzino come in questo caso, ogni singola nazione dell'UE, magari partendo più da quelle che stanno fuori dall'Euro (Regno Unito, Polonia, ecc.), che vogliono entrare (Romania, Danimarca) o che ci sono entrate da poco (Cipro, Malta, ecc.).

    Sia sul libro che sul blog ho avuto modo di leggere svariate volte per quel che riguarda alcune Nazioni, ma sarebbe bello poter leggere anche in modo singolo ogni Nazione proprio come in questo caso.

    Naturalmente è un banale consiglio sopratutto immaginando il tempo che ci vuole per elaborare uno studio del genere come quello di cui sopra, al quale si può aggiungere solo un enorme GRAZIE per tutto quello che fa.

    Buon 2014 senza Euro anche se sta iniziando malissimo con l'ingresso dell'ennesimo paese nell'Eurozona.

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  14. Dott. Bagnai avrei una domanda.

    Ora con le manovre di monti(scrivo apposta con la lettera minuscola per spregio) che hanno causato una violenta soppressione della domanda interna come lui deliberatamente ha voluto fare. Dato che i tassi di inflazione per l'Italia sono previsti dall'IMF come i più bassi d'europa e quelli della germania sempre più alti di circa lo 0,6%.

    Mi domando non ci dovrebbe essere una ripresa economica italiana causata da una parziale "rinsavita" competitività? Quindi per ora converebbe così tanto uscire dall'euro?

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    1. non sono un economista e quindi non vorrei dire sciocchezze ma mi sembra che questa bassa inflazione sia anche la conseguenza delle politiche di rigore, della disoccupazione e della compressione dei salari (svalutazione interna?...) , dunque siamo sempre al solito discorso: per uscire da questo disastro vogliamo svalutare i salari o svalutare la moneta? Oppure sostieni che l'Italia per sfruttare l'euro e fregare il vicino tramite la bassa inflazione deve attuare un rigore perpetuo? Ma poi perché dobbiamo restare in una moneta che costringe le varie nazioni a fregarsi a vicenda con un gioco al ribasso? Cui prodest?...( tutte domande retoriche per i lettori del blog).

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    2. hai voja...a colpi di 0,6% annuo prima di recuperare il 20% che abbiamo di differenza fa... fa... cirac 30 anni. Il tempo che le nostre industrie muoiano tutte.

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    3. Beh, se dimezzassimo domani gli stipendi saremmo moooolto competitivi. Ma se le dimezzassero lo stipendio, secondo lei, le converrebbe davvero così tanto?

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    4. non mi ero accorto che avevamo ripreso un 20% di competitività e le aziende sono piene di ordini , monti santo subito

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    5. Un 0,6% non basta, quando abbiamo accumulato negli anni del Euro un differenziale d' inflazione con la Germania del 20%, di questo passo ci vorrebbero altri 20 anni, ed allora saremo morti.

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    6. Se la svalutazione interna funzionasse saremmo tutti felici e contenti e questo blog probabilmente non esisterebbe. Peccato che nel mondo reale i salari continuano ad essere viscosi, come aveva già capito un simpaticone negli anni 30, e di conseguenza svalutazione interna ed esterna non sono egualmente efficaci. Per farti un'idea pratica puoi comparare la Polonia con la Spagna. Riguardo la seconda parte della domanda tralasciando il problema del debito (!) se anche oggi avessimo già completato l'aggiustamento tramite svalutazione interna avrebbe comunque senso uscire lo stesso perché quando arriverà la prossima crisi (e nel capitalismo c'è sempre una prossima crisi) di nuovo la Polonia si aggiusterà in 3 mesi grazie alla svalutazione l'Italia ci metterà di nuovo 6 anni di lacrime e sangue e nella differenza fra i due aggiustamenti continueremo a perdere base produttiva.

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  15. Chiedo scusa, ma nel paese "conculcato" la situazione demografica era piuttosto incoraggiante, per non parlare del costo di energia vantaggioso, di cooperazione economica con l'Impero e di disoccupazione inesistente. Tra altro, la cultura fioriva e le prospettive sul futuro non sembravano desolanti. Ma il popolo lettone desiderava più "democrazia e libertà". I risultati sono illustrati in questo post.

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    1. Non lo metto in dubbio. Molotov e Ribbentrop: chi si somiglia si piglia!

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    2. 30 settembre 1938, Diktat di Monaco. 6 dicembre 1938 patto tra la Germania e la Francia.

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  16. Ieri la residenza dell'ambasciatore tedesco in Atene è stata crivellata a colpi di Kalashnikov....
    Spesso ci si chiede se alla Germania abbia un interesse economico a restare o meno nell'euro. Io mi chiedo invece se i tedeschi non cominceranno a valutare la questione anche da un punto di vista politico: conviene rimanere al centro di una costruzione fallimentare nella quale quasi tutti i popoli che ti circondano covano un odio sempre più crescente verso di te? Io se fossi "la Germania" mi porrei questa domanda.

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  17. Ma c'era una citazione nascosta ?!http://it.wikipedia.org/wiki/Frankie_Goes_to_Hollywood

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  18. Per Natale, il pomeriggio sono andato come di consueto a trovare i miei genitori...ho trovato anche un mio zio. Pensionato Enel...ingeggnniere...che "si vergogna di quanto (tanto) prende di pensione. Parte il discorso sulla disoccupazione...lui sta parlando con mio papa per il momento. Io e mia moglie (che ha sempre votato il PCI) stiamo per ora chiaccherando con mia mamma. Quando sento queste parole: "...perchè in Italia manca manodopera specializzata!"
    Inizia lei col dire: "Certo...li facciamo scappare all'estero i nostri!"
    Io allora la butto li: Certo...bisognerebbe cabire il motivo della disoccupazione..."
    E lui: "La produttività bassa!"
    Apriti cielo....

    Io gli spiego che sarei un disegnatore superspecializzato (per quanto riguarda software) ma che non lavoro da 1 anno...e gli assicuro che di pause caffè non ne facevo tante. Gli spiego che secondo me il problema è l'Euro che impedisce ai rubinettai (che ci sono nella mia zona) di avere un prezzo competitivo sul mercato. Gli spiego anche che qui in Italia mia moglie ha comprato una WV POLO nuova..e in Germania invece la moglie del mio corrispettivo tedesco si compra la panda. Questo perchè la polo dovrebbe costare ovunque il 25 30 % in piu (come in germania) invece posso fare lo "sconto" del 30% su tutta la loro produzione.

    Apriti un'altro cielo

    Ma loro lavorano di piu...gli italiani non si "adattano"...ecc...e per finire quando ormai delirava con "i dipendenti della pubblica amministrazione non servono".

    Io allora gli dico: "Secondo me Monti e Letta ti han messo paura che se si uscisse dall'euro (e se non si facevano tutte le minchiate che hanno fatto) rischieresti la pensione.
    E lui dice: "La mia pensione avrebbe uno zero di meno!"
    E io dico: "Per non parlare della benzina........settanta volte sette.."
    Poi la perla:"Per un caffè oggi ci vuole 1 euro, una volta ci volevano 1000 lire!"
    Io rispondo stizzito: "Meglio una lira un po' svalutata che un qualsiasi euro"
    Lui risponde con il solito "debbitopubbbblico...."
    Lo saluto con un "Vedrai che si uscirà presto e ti terrai la tua bella pensione"

    Lo accompagna per le scale e alla macchina mio padre (che siccome ha un negozio si era preso dell'evasore fiscale) .Quando torna in casa poi mio papà mi dice "sai cosa ha detto lo zio giu sotto?" "CHE IL DISCORSO CHE FA TUO FIGLIO È GIUSTO MA NON SI PUO DIRE!"

    Buon anno Prof (anche se non sono suo alunno un po' di cose me le ha "imparate")

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  19. I piddini, che si credon colti, erano distratti quando in classe si leggevano i Promessi sposi:

    Era [Renzo], fin dall’adolescenza, rimasto privo de’ parenti, ed esercitava la professione di filatore di seta, ereditaria, per dir così, nella sua famiglia; professione, negli anni indietro, assai lucrosa; allora già in decadenza, ma non però a segno che un abile operaio non potesse cavarne di che vivere onestamente. Il lavoro andava di giorno in giorno scemando; ma l’emigrazione continua de’ lavoranti, attirati negli stati vicini da promesse, da privilegi e da grosse paghe, faceva sì che non ne mancasse ancora a quelli che rimanevano in paese. (Cap. II)

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    1. È proprio il saper di sapere dei piddini, la loro patetica illusione di essere colti, dove la cultura si identifica con la lettura dell'ultimo romanzo dell'ultimo Nobel, esclude rigorosamente la musica (a parte il famoso gèz), e parte dal presupposto che "io pe' lla matematica nun ce so' portato ma so corto", proprio questo è il problema. Poverini, il loro percorso scolastico, quando andate a scavare, si rivela essere più accidentato di quello di molti di noi, e non possiamo che compatirli se hanno perso contatto con un capolavoro che ai loro tempi, impegnati a risolvere altri problemi (come quello della riproduzione), devono aver vissuto come un'ingiusta vessazione.

      Non ci sarà mai una quantità sufficiente di disprezzo nell'universo per coprire di sterco questi poveri imbecilli che con la loro ottusità ci condannano al disastro. Ma va bene così. Cambieranno idea quando i loro padroni saranno costretti a farlo, e noi ci godremo lo spettacolo.

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    2. ... Ma intorno a don Ferrante, trattandosi ch’era stato dotto, l’anonimo ha creduto d’estendersi un po’ più; e noi, a nostro rischio, trascriveremo a un di presso quello che ne lasciò scritto.
      Dice adunque che, al primo parlar che si fece di crisi dell'euro, don Ferrante fu uno de’ più risoluti a negarla, e che sostenne costantemente fino all’ultimo, quell’opinione; non già con ischiamazzi, come il popolo; ma con ragionamenti, ai quali nessuno potrà dire almeno che mancasse la concatenazione.
      “In rerum natura,” diceva, “non ci son che due generi di cose: debitopubblico e statoladro; e se io provo che il contagio non può esser né l’uno né l’altro, avrò provato che non esiste, che è una chimera. [...]
      “Tutte corbellerie,” scappò fuori una volta un tale.
      “No, no,” riprese don Ferrante: “non dico questo: la scienza è scienza; solo bisogna saperla adoprare. [...]
      “La c’è pur troppo la vera cagione,” diceva; “e son costretti a riconoscerla anche quelli che sostengono poi quell’altra così in aria... La neghino un poco, se possono, quella fatale congiunzione di Saturno con la Ciiiiina. E quando mai s’è sentito dire che l’influenze si propaghino...? E lor signori mi vorranno negar l’influenze? Mi negheranno che ci sian dei BRICS? O mi vorranno dire che stian lassù a far nulla, come tante capocchie di spilli ficcati in un guancialino?... Ma quel che non mi può entrare, è di questi signori economisti; confessare che ci troviamo sotto una congiunzione così maligna, e poi venirci a dire, con faccia tosta: non toccate qui, non toccate là, e sarete sicuri! Come se questo schivare il contatto materiale de’ corpi tedeschi, potesse impedir l’effetto virtuale de’ corpi cinesi!
      E tanto affannarsi a bruciar de' cenci. Povera gente! Brucerete Giove? Brucerete Saturno? Brucerete la Ciiiiiina?
      His fretus, vale a dire su questi bei fondamenti, non prese nessuna precauzione contro la peste; gli s’attaccò; andò a letto, a morire, come un eroe di Metastasio, prendendosela con le stelle.

      (che poi Metastasio non lo conoscevo mica; ma una breve googlata mostra subito il ben noto modo di pensare: "Non vada un picciol legno | a contrastar col vento, | a provocar lo sdegno | d'un procelloso mar."... cit. presa, caso vuole, da "Pel giorno natalizio di Maria Teresa Imperatrice Regina"... :D )

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  20. Da quando leggo questo blog -e mi connetto almeno due volte al giorno!- non posso fare a meno di dormire peggio la notte e di arrabbiarmi di più ogni volta che mi capita di leggere un quotidiano o di vedere un TG. Aggiungiamo pure una dose quotidiana di sconforto ogni qualvolta disserto di economia politica (o politica economica? non ho mai capito la differenza) con i colleghi.
    Qualsiasi dottore sconsiglierebbe vivamente ad un paziente di perseverare in abitudini così nocive per la propria salute.
    Solo che mi dimentico sempre di scrivere del piacere quasi sessuale che provo ogni volta che leggo le spiegazioni del prof e i commenti con i link di approfondimento di questo circolo di populistianarchicingenui :)
    Grazie prof.

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  21. Per la rubrica Un paese periferico entra nell'euro: crash!: Lettonia.

    Con circa 2 mln di abitanti su una superficie circa tre volte la Lombardia, la Lettonia è un paese sostanzialmente irrilevante tanto sul piano economico quanto sui molti altri che generalmente caratterizzano una nazione.
    Può comunque vantare un record, quello del terzo Paese europeo per il numero di cittadini a rischio povertà, dopo Bulgaria e Romania: il 36,6%.
    Fieri della raggiunta indipendenza dall'Unione Sovietica, peraltro verificatasi per cause indipendenti dalla loro volontà, i lettoni sono per la maggioranza contrari (58%) all'adozione dell'€ che vedono come espressione di una nuova forma di sottomissione. Un 20% è invece classificato come "fortemente sostenitore", che probabilmente rappresenta la percentuale standard di coloro che in ogni epoca e ad ogni latitudine si bevono qualsiasi cosa gli si racconti, tipo “il XXI secolo sarà il secolo americano”, “Berlusconi è uno statista”, “l'€ apporterà progresso e benessere”, “porteremo la democrazia in Afghanistan”, “in Siria gli oppositori di Assad lottano per la libertà”, ecc.
    Probabilmente è per questo motivo che la richiesta di un referendum sull'€ è stata prontamente rigettata dal presidente della repubblica, Andris Berzins, secondo il quale “approvando il referendum del 2003 sull'ingresso nell'Ue, i cittadini lettoni si erano già espressi”.
    Bisogna capirlo, Berzins, per un carneade del suo calibro l'unico modo di imprimere il suo nome nella storia della Lettonia consiste nel trascinarla nel manicomio di Eurolandia. Che poi ciò possa condurre ad un disastro annunciato ha poca importanza, a fronte di un'eventuale ricompensa al termine della carriera politica con un incarico nel consiglio di amministrazione di una multinazionale o di una banca, come accade di norma ai più zelanti tra quanti si adoperano per il mantenimento in vita di questo morto che cammina: l'EZ.
    Inoltre la responsabile all'economia dei Verdi, Iveta Grigule, ha ricordato che nei patti per entrare nell'Ue non era stabilita una data precisa per aderire anche all'€, e che la Polonia, pur facendo parte dell'Ue, deciderà solo dopo un nuovo referendum.

    Curiosamente in parallelo con l'incipiente stato di indigenza in cui versa oltre un terzo della popolazione, la Lettonia «sta attraversando un vero e proprio boom economico, [...] Dati del 2012 alla mano, si capisce il grande balzo in avanti attuato da Riga: crescita economica del 5,6%, con un +4,5% previsto per quest'anno, disoccupazione scesa da oltre il 20% a 10,4%, tassi di inflazione e di interesse dentro i dettami di Bruxelles».

    Ciò accade perché “dal 2008 le pensioni non vengono più adeguate all'inflazione” e, come rileva qui il professore, e come risulta da un rapporto dell'Oim (Organizzazione Internazionale per le migrazioni), i lettoni sono drasticamente diminuiti di numero negli ultimi anni: -23%.
    Ora, con l'ingresso nell'€ è assai probabile che i lettoni assisteranno direttamente all'accelerazione di tale fenomeno, perché una volta entrato nella spirale dell'€ hai due possibilità: o emigri o muori di fame.
    Noi abbiamo già i nostri problemi, e non sarà il destino della Lettonia a farci perdere il sonno.

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  22. Primo: un doveroso Buon Anno a tutti!! Che sia foriero di buone nuove.

    Secondo: mi scuso molto per il mio errore sul link all'articolo sulla Finlandia dovuto alla troppa fretta (errore mio, pensa che ho copiato tutta la riga html dalla pagina in modalità analisi web per fare prima invece ho cappellato).

    Terzo: propongo al buono e paziente gestore del blog un plugin (mi pare usiate wordpress? ) tipo RTE Comments oppure tinyMCE o analogo per aiutare i "frettolosi" a scrivere e formattare il testo.

    Quarto: riporto un estratto dall'articolo originale in quanto è la parte più interessante:

    E’ ormai evidente che i settori principali del Paese sono in piena crisi. In un’infografica del Helsingin Sanomat si ricorda che il settore dell’elettronica è passato da 61.500 dipendenti nel 2008 ai 46.000 del marzo 2013, mentre Nokia, principale azienda del Paese, ha dimezzato i suoi impiegati. Erano 23.320 e oggi sono 11.000. Ciò ha portato il Ministro delle Finanze Jutta Urpilainen a fare dichiarazioni particolarmente dure al quotidiano 'Kauppalehti': «La Finlandia si impegna a essere un membro della zona euro e stimiamo che l'euro sia benefico per la Finlandia. Tuttavia la Finlandia non aderirà all'euro a qualsiasi prezzo e siamo pronti a tutti gli scenari, compreso quello di abbandonare la moneta unica europea». D'altronde per uscire dall’ultima crisi la svalutazione monetaria era stata fondamentale.

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  23. Grandissimo articolo, chiaro e inequivocabile come solo la VERITÀ può essere. D'altronde, nonostante gli argini frapposti dal Pud€, i dati di fatto stanno emergendo all'attenzione generale. Quest'anno ho incontrato gli stessi parenti con cui festeggio ogni Natale e ho notato un evidente cambiamento in molti di loro: solo 365 giorni fa mi guardarono come un alieno quando sollevai il problema dell'euro; questa volta, invece, accanto alle solite banalità del tipo castacriccacorruzione, ho notato che si sta facendo strada in loro la consapevolezza dell'insostenibilità di questa Europa e del suo principale strumento, la moneta unica. Sono sicuro che questo che sta entrando sarà l'anno della presa di coscienza dei popoli europei, in vista del momento in cui i mercati faranno quello che i nostri politicanti non sono stati capaci di fare.

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  24. Andrebbe dedicato agli apologeti del "successo lettone" come quel buffone del compagno Olli. Discorso chiuso e definitiva archiviazione.

    Bella la "mobilità dei fattori" eh? Sradicati in massa dalle loro case li hanno preparati per bene al regime eurista. Cosa hanno al posto del cuore questi dottor Stranamore ("questa volta non faremo errori" era la loro spietata volontà), rinchiusi nei loro laboratori a sperimentare società in provetta? Che poi chiedersi per quale cazzo di motivo i risultati siano sempre gli stessi sarebbe eccessivo anche per loro. Poveri lettoni... benvenuti nel mondo libero, dove il Grande Orso non potrà più nuocervi. Auguri e buona fortuna anche a loro.

    PS_Il "deficit democratico" pare essere una costante necessaria per appartenere al ristretto club dell'Unione Europa (e ancor più al club dell'euro). Sentite l'ex premier lettone Valdis Dombrovskis, intevistato nel marzo scorso da Euronews, quanto teneva in considerazione la volontà dei suoi cittadini (che al netto della favolistica eurista, da manuale e ben nota anche a noi, non hanno gli occhi foderati di prosciutto e, guarda un po', una tv forse forse la possiedono... un occhio su Atene in fiamme l'avran pur dato, o no?).

    "Euronews: “La maggior parte delle persone in Lettonia sono contrarie all’euro. Perché avete deciso di introdurlo in contrasto con la maggioranza della popolazione?”

    Valdis Dombrovskis: “Per prima cosa, ci aiuterà ad attrarre investimenti stranieri (è il ciclo della vita e della morte...,ndr), perché ridurrà alcuni dei rischi sul tasso di cambio valutario che ci potrebbero essere e che devono ancora essere in qualche modo calcolati (viva la credibilità! ...,ndr) . Per la stessa ragione, pensiamo che l’euro contribuirà ad abbassare i tassi di interesse, sia per il debito pubblico che per l’economia nel suo insieme (il "dividendo dell'euro almenoilettonihannofattolepiscineelerotondeelaricercaelosvilupposuitombini"..., ndr). Inoltre ridurremmo i costi di conversione della valuta a carico dell’economia: oggi spendiamo centinaia di milioni di euro solo per convertire il lats in euro e viceversa, perché la nostra economia è già abbastanza “eurizzata” (eccallà, un evergreen che fa sempre la sua porca figura: diamo via tutta la baracca per un ovetto alla cock, un affarone..., ndr). L’80% dei nostri prestiti sono in euro. Quasi metà dei depositi sono in euro. E la nostra valuta, il lats, è appesa comunque all’Euro (e quindi a un filo, caro traditore..., ndr). Insomma, qualsiasi cosa succeda all’euro, succederà comunque anche al lats.”


    Amen.

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    1. Centinaia di milioni di euro spesi solo per effettuare conversioni di valuta, effettivamente preso così, come numero fuori dal contesto sembrerebbe essere una grossa cifra, un vero sperpero di denaro che potrebbe essere indirizzato verso più nobili impieghi.
      Vediamo però se questa sensazione supera il confronto con la realtà dei dati. Gli scambi commerciali della Lettonia con l'Europa a 25 sono stati nel 2012 di circa 11600 mil. di Lats (fonte Ufficio centrale statistico lettone) all'incirca 16500 milioni di euro. Quindi, quand'anche i costi di conversione ammontassero, esagerando per eccesso, a 500 milioni di euro l'anno si tratterebbe di un risparmio del 3% che, quasi certamente, causerà all'economia lettone danni molto maggiori.
      Porre le basi per la distruzione della propria economia inseguendo un risparmio potenziale del 3%: o questo uomo è un genio incompreso oppure il PUD€ è forte in lui.

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    2. Ecco forse questo è il punto critico, se hanno la maggior parte dei debiti contratti in euro oramai sono compromessi, come dire già caduti dal dirupo.

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    3. Con quel mostruoso debito estero avevano ancor più bisogno di credibilità e stabilità per attirare capitali con cui ripagare i debiti pregressi: tanto se il mercato fallisce di prassi ci pensa lo statoladro a salvargli le terga...

      Mentre l'afflusso di capitali esteri in Lettonia si intensificava già un anno dopo l'adesione al sistema ERM II (i paesi baltici entrano nell'Unione Europea nel 2004), la scarsissima partecipazione popolare al voto (pari all'influenza sul processo decisionale "democratico") e la credibilità ottenuta grazie a un élite trasversalmente ancorata al sistema "valoriale" del centro, compresa la predisposizione a preservare gli interessi dei creditori esteri a caccia del rendimento a breve-medio termine, hanno rappresentato condizioni più che sufficienti per entrare nell'Eurozona, un "naturale" punto d'arrivo del percorso di integrazione. La quota di debiti contratta in euro durante la fase espansiva del ciclo di Frenkel voleva probabilmente essere uno sconsiderato atto di fede nell'irreversibilità del processo. Salvo che come in tutte le vicende umane di irreversibile non c'è nulla...

      Da un punto di vista geopolitico la forza dei legami atlantici in funzione antirussa (si pensi alle attuali manovre della NATO) è parte di quella "credibilità" di cui hanno goduto i paesi baltici, il cui potere contrattuale è inferiore a paesi come Polonia, Repubblica Ceca, Danimarca e Svezia. Legami che non paiono messi in discussione, oggi più di ieri.

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