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lunedì 22 luglio 2013

Ai liberisti di Valdobbiadene...

(ai marxisti dell'Illinois penseremo a suo tempo...).


63 commenti:

  1. Mi duole non poter essere presente a questo illustre convivio molto happy few. Prosit, alla Lira!!

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  2. Spero che l'EVENTO con la Trinità al completo sia stato filmato e che venga reso fruibile al diciassettesimo stato su Youtube, Vimeo, andovogliono ...

    Grazie di tutto :)

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    1. E tu, Pescara, non sei davvero il più piccolo capoluogo dell'Eurozona...

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  3. i convegni, i libri da presentare, l'euro.... è tutta na scusa per 'mbriacarsi altroché :D

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  4. ma se già stanno 'mbriachi?!...

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  5. se rimaniamo nell'€ se va bene berremo tutti tavernello,
    dillo ai liberisti questo!

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    1. Ma no, l'euro ci renderà accessibile il vino della Mosella. E sulle nostre vigne? Napalm!

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    2. magari diventerà accessibile un bel riesling renano di 30 anni!:-) Professore la citano qui: http://www.beppegrillo.it/2013/07/il_diavolo_veste_merkel.html ma perché cambia il vento tutti i giorni??? Non mi faccio abbindolare è solo che non capisco la strategia...un saluto

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    3. In effetti i magnifici Riesling della Mosella non sono cari, ma l'eurone non c'entra, è che non piacciono a Parker :)

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    4. La legge del contrappasso dantesca ha la sua ennesima applicazione...Per lavoro passo tutto il giorno a sterminare acari ROSSI che parassitizzano le mie piante, e poi per difendere il mio lavoro su twitter mi trasformo in un vietkong "statalistaladro" che subisce attacchi dal napalm libbberista. Il sommo poeta già #sevedeva pure questa!

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  6. Resta tutto quello che ci siamo detti sul capo supremo ortottero e sulle sue soluzioni boldriniane.
    Ma sulla diagnosi oggi registriamo che Grillo sta cominciando a riposizionarsi (tra l'altro citando il suo libro): segno forse che siamo vicini alla resa dei conti?

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  7. Caro Professore, dopo questo post (http://www.beppegrillo.it/2013/07/il_diavolo_veste_merkel.html) credo che i media ti indicheranno come il "Guru economico" di Grillo... Quindi speriamo non finisca in caciara lo splendido lavoro di divulgazione fatto in questi anni, perchè vedo il rischio di essere risucchiati nel vortice mediatico che avvolge il buon Beppe

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  8. Professore, non è che c'entri molto ma siccome sto finendo di leggere il suo libro 'il tramonto dell'euro'(ottimo, complimenti sinceri), vorrei segnalarle questo articolo sul blog di grillo che credo le farà piacere e con cui immagino si troverà pienamente d'accordo, http://www.beppegrillo.it/2013/07/il_diavolo_veste_merkel.html.

    Ma lei, se chiamato in causa, sarebbe disponibile come consulente esterno per produrre un documento legislativo con tutti i passi necessari per uscire dall'euro riacquistando sovranità monetaria con una banca nazionale esclusivamente statale e riunendo a essa la tesoreria?

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  9. Basta trovare qualcuno che le lavori per il padrone tedesco a 2€/giorno, e potremo continuare a produrre vini eccellenti (per poi esportarli, dato che non potremo permetterceli)

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  10. No, dopo il napalm sulle nostre vigne, l'€uro ci renderà accessibile l'ottimo vino della Bassa Sassonia...

    Nel frattempo, riporto da http://www.lavinium.com/denom/germaden.shtml

    "La viticoltura tedesca risente ancora di una certa carenza legislativa. La classificazione dei vini è basata principalmente sul livello del contenuto zuccherino. Nonostante l'altissimo livello raggiunto da alcune tipologie di vino, la Germania ha qualche difficoltà nell'esportazione, data probabilmente dal fatto che quasi tutte le aziende producono troppe tipologie di vino (Kabinett, Spätlese e Auslese, per esempio, possono essere secchi, demi-sec o dolci) poco regolate da un punto di vista legislativo; le denominazioni di origine possono indicare un singolo vigneto, un comune o un'intera regione, cosa che crea una certa confusione nel consumatore. Ultimamente sono state introdotte due nuove denominazioni a livello nazionale: "Vino Classico", applicata ai vini secchi prodotti con una sola varietà d'uve e destinati al consumo quotidiano di vino di qualità, ogni regione ha definito le varietà più idonee a questa tipologia; "Selezione", che viene applicata ai vini secchi di particolare pregio, in questo caso c'è un controllo sulla resa massima delle uve ed è prevista la degustazione cieca per la verifica dei vini. Insomma, siamo ancora molto lontani da una legislazione dettagliata che sia equiparabile alla nostra o a quella francese."

    Come al solito, i tedeschi hanno proprio di che alzare il ditino (e sorridere spocchiosamente, à la Piller)

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  11. Intanto Grillo-Casaleggio si è deciso a scendere veramente in campo, forse c'è ancora speranza!

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  12. no non pensiamo a loro dopo , io li odio i marxisti dell'Illinois

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  13. nuovo post sull'Euro nel blog di Beppe Grillo

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    1. appena visto...ora cominciamo a chiederci il perché.
      perché ha fatto un esaustivo articolo sposando completamente l'unica tesi possibile che noi gia' conosciamo da piu' di un anno?
      perché ora?
      vuole lanciare il sasso e vedere cosa succede, tipo metodo Junker alla genovese?
      Messora e' riuscito a convincerlo di parlare dell'argomento solo ora?
      chissa'....

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    2. forse ha letto "il libro"? Speriamo che lo presti a Casaleggio!

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    3. Cominciano a capirci qualcosa, è stato anche citato proff.

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    4. e Messora su Facebook che ripropone pacatamente l'intervista al Prof. Bagnai ... della serie "IO, IO HO INTERVISTATO BAGNAI QUANDO VOI GUARDAVATE ANCORA COLPO GROSSO, IO IOOOOO !!! "

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    5. Spero qualcuno in più per puro caso legga il libro, visto è citato.

      Ma ancora una linea precisa non è sponsorizzata, insomma, "ci prova" e poi si vedrà.

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    6. Come occhiodifalco me lo chiedo anch'io: perche' ora mentre si poteva sapere (e sicuramente sa) da tempo? un metodo Juncker alla rovescia, cioe' tastiam il terreno? Personalmente non credo, se continua a tastare cosi' l'orottero capo si consuma le mani ... detto in altre parole, che c'e' ancora da tastare? lo scheletro degli italiani, ridotti in tal stato dalla crisi?

      Forse la domanda piu' giusta e': che strategia sta seguendo? dove vuole andare?

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  14. Mah, non so se sia più chiara la loro legislazione o la nostra, alla nostra siamo abituati, alla loro no, tutto qui mi sembra.
    E quella francese, essendo simile alla nostra, la capiamo meglio, ovviamente.
    Per spiegare una loro etichetta ad uno che non sia cerebroleso ci vuole 10 minuti.
    Secondo me fanno fatica ad esportare i vini perché il Riesling non è facile da capire e non è molto conosciuto, tutto qui. E il bevitore medio non può credere che ci siano le vigne in Germania, non si pone nemmeno il problema.
    Meglio così, per quanto mi riguarda, posso continuare a bere ottime bottiglie a meno di 10 euro.

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  15. Alla fine pare che anche Beppe Grillo abbia letto Il tramonto dell'euro....forse incomincia a capire meglio.

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  16. Si, ci sono delle buone nuove sul blog di Grillo.
    E ci sono anche evidenti riferimenti al nostro Prof, che sia stato consegnato qualche pizzino a chi di dovere?

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  17. Per chi ama i gialli sapendo già come va a finire:

    http://www.levyinstitute.org/publications/?docid=1535

    Working Paper No. 721 | May 2012
    The Euro Debt Crisis and Germany’s Euro Trilemma

    This paper investigates the causes behind the euro debt crisis, particularly Germany’s role in it.

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  18. Oh! Grillo in effetti dimostra di essersi finalmente letto "Il Tramonto...". Non è chiaro con che esiti psico-politici :-)

    Nel frattempo, però, scoraggiato, e attratto dalla possibilità di godere di incondizionata approvazione da parte dei grandi media, mi sono unito alle fila dei von Hayek. All'inizio ci si può sentire un pò "strani", ma passata la prima impressione, si scopre che è tanto più facile parlare di qualsiasi argomento, usando non più di 3 concetti "fondamentali" (si fa per dire). Ma chi ce l'ha fatta fa'fino a mo'?

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    1. Povero Hayek, lasciatelo in pace che con questo dramma non c'entra nulla lui.

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    2. Istwine, mi piacerebbe capire un pò meglio come v.H. non c'entri nulla. Con Maastricht e il suo chiaro ridisegno del ruolo dello Stato e del mercato del lavoro? Con l'idea libero-scambista internazionale come naturale correzione agli eccessi di "privilegi" concessi dalle Costituzioni ai "volgo"? Con l'idea che la "struttura del capitale" sia alterata dalla stessa esistenza della spesa pubblica? Con la sostituzione del welfare coi vari redditi minimi e redditi di cittadinanza?
      Con l'idea della politica monetaria restrittiva deflazionista? Con l'idea sviluppata dal monetarismo (Friedman suo allievo) della banca centrale indipendente? Perchè evitasse gli eccessi di offerta di moneta a sostegno di una esplicitamente deprecata crescita di beni capitali e dell'occupazione, portatrici in sè di un insano squilibrio? Con l'avversione alla "piena occupazione" mediante intervento pubblico?

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    3. Dunque, prima di tutto una cosa: Von Hayek, come Mises, come Schumpeter e come altri pensatori magari non condivisibili, non hanno niente a che fare con le caricature liberiste che si aggirano attualmente. Erano pensatori rispettabilissimi. Ricordo tra l'altro che Hayek e Mises, come Wicksell, sono tra i pochi che avevano capito qualcosina sul sistema bancario e sulla possibilità di creare il credito e il ciclo. Questo i monetaristi ancora non l'hanno capito. Tanto che Wicksell è stato riscoperto dai cosiddetti neokeynesiani, poi è da vedersi se giusto o meno, ma quella scuola lì, quella austriaca, non è ciò che poi spacciano. Non erano appunto degli sciocchi come i seguaci, e anzi, lo stesso Hayek poi è stato criticato dai più estremi, tipo Rothbard.

      Dire che Hayek fosse una sorta di malvagio che voleva i poveri schiacciati, come leggo ogni tanto, è una scemenza, frutto di citazioni false messe in giro anche dal seppur bravo Alain Parguez. Se cerchi in internet trovi qualche esempio. E bada bene, io non è che sia grande cultore, ho letto qualcosa, non tutta la sua produzione, ma mi è bastato per capire che quello che si spaccia (come al solito) è erroneo. E di questo, se ne accorsero anche Fantacci e collega in una conferenza con Parguez, che trovi. Il sistema è lo stesso utilizzato per Keynes, lo si rende macchietta, si dice che era quello delle buche, che spendi e poi va da sé. Io non ragiono così, non ci guadagno niente a falsare quel che dice qualcuno, evidentemente però è la prassi vedo (non mi riferisco a te, ovvio).

      Io consiglio questo testo, che mi è stato consigliato da uno molto più preparato di me.

      E allora ti chiedo, a prescindere: cosa c'entra Hayek in un mondo fatto di monopoli e oligopoli? Cosa c'entra Hayek con un'Europa dove esistono reati d'opinione, che ovunque ci sia da razziare parte ad ammazzare anche contro i propri interessi, cosa c'entra con una BCE che tutto decide e si permette di mandare letterine, e con una BCE che poi fa l'opposto di quello che dice Hayek (interviene e distorce, nella sua idea)?

      E soprattutto, ma dove sarebbe la politica restrittiva se ci son tassi a 0.50 e sono sotto il 2% dal 2008?

      Hayek credeva nel mercato, nel libero mercato, ma con delle regole e in funzione delle libertà individuali e credeva nella società, che non diventasse dunque egoismo o sopraffazione, non credeva invece nel libero monopolio e nella libera lobby o nella libera svendita agli amichetti o nella coercizione, nella polizia del pensiero, nell'omologazione, nella distruzione del pensiero critico limitando le opinioni che non piacciono. E anche Keynes, Hobsbawn e altri, anche se non condividevano, non lo consideravano un fondamentalista come quelli di adesso, che sono però al servizio di qualcun altro o semplici scemi.

      Condivisibile o meno il suo pensiero, a mio avviso con l'Eurozona non c'entra nulla di niente.

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    4. C'entra eccome: costruisce tutto il suo pensiero, che mi sono in buona parte sciroppato, ed è un esercizio interessantissimo, rimuovendo, con intenzione o negligenza, non si sa, proprio il fenomeno di oligopoli e monopoli. E non è che non esistessero, nel corso della sua lunga vita (1899-1992...1992!). Anzi, questa rimozione è uno dei presupposti impliciti, ma necessari, della sua ossessiva critica a Keynes (di cui semmai fu l'iniziatore della "caricaturizzazione" a fini polemici), tutta condotta su analisi di "inefficienza" dello schema di "big government-flexible central bank-interventionist capitalism", cosa che è resa evidente fin dalla sua tanto esaltata "lettera dei 5 economisti" in risposta a Keynes.
      Sulla sua indubbia conoscenza del mondo finanziario-bancario, sempre supportata da un incrollabile fiducia nella "efficienza" dell'intermediazione finanziaria nel determinare la struttura del capitale, altro corollario della rimozione dell'esistenza di oligopoli e comportamenti concertati, ha reso giustizia Minsky.

      Ma non mi metterò a elencare opere e passaggi del suo pensiero; ripeto, leggerlo in lungo e in largo è interessantissimo in sè: "Da Hayek, quindi, proviene l’indicazione, quanto mai attuale, di una politica di austerità, di stabilizzazione e di riduzione del debito pubblico e di liberalizzazioni laddove per Keynes la crescita e non la depressione è il periodo migliore per una politica di austerità" (dalla recensione alla sua autobiografia: e la recensione non è certo distonica rispetto alla sua propria autodescrizione).

      Ci si accorge che, nella sua lunga vita, in realtà, e basta vedere i suoi ricorrenti "temi" e "toni" (niente affatto etero-macchiettistici: con enorme chiarezza, ripeteva che i privilegi che limitano le "libertà" sono i "diritti sociali", finendo sempre e invariabilmente per riferirsi alla tutela del lavoro), egli HA LETTERALMENTE FORNITO IL BAGALIO CONCETTUALE CHE HA PORTATO A MAASTRICHT e, più in gererale, a tutta intera la costruzione del mainstream (NMC).

      Tralasciamo le "classificazioni" categoriali e le singole applicazioni scientifiche su questioni puntuali (ad es; la critica di Lucas al monetarismo neo-classico, in cui v.H. credeva senza porsi alcun dubbio, con affermazioni che non lasciano adito a interpretazioni), ma v.H. ha veramente "detto tutto".
      La inevitabile "semplificazione postuma" del suo pensiero (non certo macchiettistica,) è comunque largamente agevolata dal fatto che egli non disse "molte" cose significative: piuttosto paludò di antropologia e filosofia (sfinendo Keynes,che alla fine, più o meno, gli disse" magari è in astratto condivisibile, ma cosa ha a che fare con la realtà concreta del capitalismo?") la giustificazione di un conservatorismo. Vedeva come "sana" la crisi del '29, sempre ignorando i fallimenti del mercato, cioè poi le questioni di "finanza" e "posizioni dominanti"- che si presta particolarmente a essere ridotto nelle "pillole" che ci dispensano i tardi epigoni mediatici.

      Anche perchè il valore culturale-scientifico delle sue affermazioni, antropologiche, è del tutto "deduttivo": privo di altro fondamento che non fosse l'indagine introspettiva di un allievo di...von Mises (nessuna ricerca sul campo ha mai confermato le sue ipotesi; ma questo gli editorialisti della domenica certo non lo sanno).
      Von Mises, tra l'altro, a seguito dei suoi presunti "compromessi" con un determinato grado di istituzionalizzazione dell'intervento pubblico, lo accusò di essere una specie di traditore e pappamolle.

      D'altra parte che l'eurozona gli sia debitrice del suo armamentario ideologico è cosa ammessa dai suoi stessi fondatori, che gli hanno sempre reso omaggio incondizionato.

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    5. La sua ossessiva critica a Keynes era in termini di impianto teorico, l'idea che Hayek fosse contro Keynes per una sorta di odio verso le classi più deboli non è credibile in tutta onestà. Ripeto, è uno scontro tra impianti teorici differenti, non tra un buono e un cattivo.

      La differenza è tra libero mercato con regole imposte dallo Stato (Mises e Hayek) e necessità di intervenire momentaneamente per correggere le storture del mercato (Keynes). Lo stesso Hayek peraltro era conscio che alcuni servizi non potessero essere lasciati al mercato. Che poi Mises fosse più estremo è vero, ma qui si discute di Hayek. E comunque si tratta di pensatori economici, religiosi, come volete, erronei, ma non sorta di assassini. Anche Keynes le sue belle stronzate le ha dette se è per quello, ma mica quando parlava di teoria quantitativa della moneta era per difendere il settore bancario, era perché lui quello credeva.

      Nell'Eurozona non esiste né Keynes né Hayek, esiste una mistura di monopoli e oligopoli, spesa pubblica elevata ma mal indirizzata in qualche caso (quello italiano è abbastanza noto), una BC indipendente che non è quello che auspicava né Keynes né Hayek visto che quest'ultimo parlava di concorrenza fra monete e non riteneva affatto valida l'idea della BCE né di un'unica moneta, figurati, essendo egli per la concorrenza anche in quel settore. Che c'entra con l'Eurozona?

      In Italia poi, una burocrazia esasperante, una tassazione a livelli imbarazzanti. Cosa diamine c'entra con Hayek?

      Seriamente, a me non piace il suo pensiero, non lo condivido, ma che lui sia il fondatore di questo dramma è cosa veramente ardua da dire.

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    6. E per inciso, tra i suoi ammiratori ci son Reagan, il presidente "più keynesiano" di tutti, e la Thatcher che l'euro se l'attaccava assieme a Sophia Loren e le tombe etrusche. Quindi che poi la gente gli renda omaggio, ai fini della discussione non aggiunge granché.

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    7. In effetti non vorrei che ci ritrovassimo con un "uscita da destra o da sinistra 2.0". Banalmente, un altro liberista esplicitamente hayekiano è Vaclav Klaus. Può anche darsi che io da lui non intenda comprare un'auto usata. Ma il suo testo sull'integrazione europea contiene delle intuizioni pienamente condivisibili e tutto sommato mi sentirei di consigliarlo.

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    8. P.s.: può anche essere efficace la polarizzazione del dibattito attorno a figure "simbolo", ma potrebbe anche rivelarsi un'arma a doppio taglio. Diciamo che è un po' l'arma usata dagli spaghetti-liberisti quando parlano del Keynes "spesa pubblica scavamo 'e bbuche pe' riempille".

      Anche sul "detto tutto", vi assicuro che dopo Platone e Aristotele è veramente stato difficile dire qualcosa di nuovo. Probabilmente anche Smith aveva detto tutto. Ma, come sapete, nonostante la mano invisibile sia stata vigorosamente assunta dagli spaghetti-liberisti come metafora della necessità di ridurre l'impronta dello Stato sull'economia, in realtà chi poi va a leggere Smith scopre che il passo incriminato (dalla sinistra) è... un elogio del protezionismo!

      Insomma: ci sono tante trappole nei sentieri del pensiero economico.

      Credo che quello che istwine voglia far presente è soprattutto la differenza fra buone a cattiva fede. Per chi sta su Twitter, così, a occhio, von Hayek lo vedo come un Carnevale Maffè più che come in Giannino. Ovviamente sono in disaccordo con entrambi, ma se semo capiti...

      Comunque a noi qui il discorso interessa, quindi, come al solito, se qualcuno vuole citare fonti... feel free!

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    9. Io dico solo che è una svista. Faccio quest'operazione che non è dissimile. L'Italia è un paese di piccole e medie imprese, sappiamo che l'Euro come valuta per una serie di motivi impone dei vincoli e una politica del genere porta a fallimenti, chiusure o nel migliore dei casi a fondersi con altre aziende, magari già più grandi (e magari estere). L'Euro sta avvallando questo processo.

      Sappiamo anche che molti padri nobili lamentavano la peculiarità italiana e probabilmente il loro progetto era quello sia di spingere, a suon di vincoli, a ingrandirsi e fondersi, sia di avvantaggiare la grande impresa (flessibilità, art.18 ecc).

      Sapete chi è sempre stato critico verso il modello italiano? De Cecco, Graziani, e anche Brancaccio, che citando De Cecco le ha chiamate metastasi. Da qui ne deduciamo che l'impianto europeo è costruito sulle intuizioni dei primi due che vedevano nella PMI un punto di debolezza dell'Italia.

      Ha senso questo ragionamento secondo voi? Il ragionamento su Hayek è questo, un taglia e cuci che però non corrisponde alla realtà.

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    10. Non citerò fonti: invito solo a leggersi con occhio imparziale ciò che sostiene Hayek. Non è difficile da decifrare (almeno quando giunge alle conclusioni "in soldoni") e non dà adito a equivoci.
      E d'altra parte, sono decenni che viene proposto H. nei corsi di filosofia e di teoria generale del diritto. E la storia della libertà dell'individuo è stata ampiamente confutata da tutti i più attenti commentatori: in poche parole, il suo "individuo" libero, intanto si può permettere di sdegnare le prevaricazioni dello Stato, in quanto quest'ultimo gli abbia reso il servigio di portare istruzione e benessere collettivo a livelli generali più elevati. Insomma, H. sputa nel piatto dove ha mangiato e lo fa dimenticando che l'alternativa allo Stato interventista è riducibile al dover affermare che solo chi PER NASCITA, dispone di cultura, mezzi e proprietà debba stabilire il giusto livello dell'azione pubblica.

      Istwine insiste sul chi è buono e chi è "cattivo" (Alain Parquez non l'ho neanche letto): ma basta studiare i rapporti tra H. e K., senza ricorrere alla psicanalisi, per vedere da parte del primo una inusitata aggressività polemica.
      Che è stata innalzata a lustro scientifico dai successivi detrattori del secondo. Ma resta il fatto che la avversione negatoria verso i diritti fondamentali di H. è il fulcro, la brace mai spenta, della rivincita anti-costituzionalista realizzata con Maastricht. Che poi si creda ancora alle ragioni "economiche" delle Costituzioni pluriclasse è un altro discorso: però chi vorrebbe cambiarle (finchè RIMANGONO legge suprema...ancorata a Keynes), non è certo rassicurante.

      Solo un'ultima cosa il mio ha detto tutto, è "relativo", una formula ellittica; vuole intendere "ha detto tutto, ma proprio lui direttamente, ciò che fornisce l'armamentario concettuale oggi utilizzato a livello politico-mediatico in UE-UEM". Si potrebbero prendere pezzi dei suoi scritti e direttamente attribuirli a Olli o a Wolfgang...
      Non a caso Monti è stato insignito dell'annuale premio von Hayek (e gli altri "premiati" non sono da meno).

      Per questo rimango dell'idea che chiunque abbia un sufficiente visione della democrazia contemporanea, non avrà dubbi di fronte alla lettura dei suoi scritti...

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    11. A scanso di equivoci, dal pezzo da me linkato, del 1970, queste sono testuali parole di v.H. (e poi ditemi se non c'entra nulla con Maastricht-euro):
      "Il gold standard è stato abbattuto principalmente perché era un ostacolo all’inflazione.
      Quando nel 1931, pochi giorni dopo la sospensione del gold standard in Gran Bretagna, Lord Keynes scrisse su un quotidiano londinese che "ben pochi inglesi non gioiscono per il fatto che le nostre catene d’oro sono state spezzate" e quando, quindici anni più tardi, egli poté assicurare che gli accordi di Bretton Woods erano "l’opposto del gold standard", egli si riferiva al fatto che il gold standard rendeva impossibile, a un singolo paese, una prolungata politica inflazionistica. E benché non possa affermare con certezza che il gold standard sia il miglior sistema concepibile per raggiungere lo scopo, devo ammettere che è stato l’unico, fino ad ora, a riuscirci. Probabilmente aveva molti difetti, ma la sua fine non è dovuta ad essi; e comunque ciò che lo sostituisce non è un miglioramento.
      Se, come ho recentemente sentito affermare da uno dei diretti partecipanti agli accordi di Bretton Woods, l’obiettivo delle trattative fu di far pesare l’onere degli aggiustamenti delle bilance dei pagamenti esclusivamente sulle nazioni in attivo, mi pare che il risultato di un simile disegno dovrebbe essere una continua inflazione internazionale.
      Ma ho toccato questo punto solo per ricordare che, se vogliamo evitare una continua inflazione diffusa in tutto il mondo, abbiamo bisogno di un differente sistema monetario internazionale. È chiaro, però, che potremo cominciare a occuparci delle questioni internazionali solo quando le nazioni che guidano il sistema monetario internazionale avranno risolto i loro problemi interni. Fino a quel momento dovremo accontentarci di rimedi di fortuna e mi pare che al momento attuale, e fino a quando perdureranno le difficoltà di cui ho parlato, non vi sia alcuna possibilità di risolvere il problema dell’inflazione internazionale attraverso una reintroduzione del gold standard, quand’anche questa scelta fosse praticabile. Il problema centrale da risolvere prima di poter sperare nella nascita di un nuovo ordine monetario resta quello della determinazione dei salari."

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    12. Ma non ti basta fare un confronto fra lo stato di cose attuale e i punti teorizzati da Hayek?

      Eurozona:

      1) BCE indipendente che fissa i tassi e interviene a sua discrezione. Così pure FED e virtualmente tutte le BC.
      2) Tra QE e LTRO + tassi bassissimi, si può dire tutto fuorché "politiche monetarie restrittive".
      3) Restrizioni a determinate libertà, in alcuni Stati esiste il reato d'opinione sostanzialmente e ti fai il carcere.
      4) Monopoli e oligopoli, con evidente potere politico (cosa che Hayek aveva capito peraltro, come tanti altri, Galbraith ecc)
      5) Tassazione a livelli elevati, spesa pubblica in termini di PIL non certamente bassa e burocrazia abnorme. Il caso italiano è emblematico. Tutt'altro che lo Stato minimo teorizzato da Hayek, tutt'altro che le regole previste dalle tesi originarie dei neoliberisti.

      Hayek:

      1) Concorrenza fra moneta, a livello pubblico e privato.
      2) I tassi li fa il mercato.
      3) Libertà personali sacrosante, lui peraltro scriveva criticando i totalitarismi dell'epoca.
      4) Libero accesso all'attività economiche e minime restrizioni in termini burocratici. Lo stato fa le regole, ma non interviene. E fa le regole in funzione del bene pubblico, non dei monopolisti.
      5) Lo Stato minimo di Hayek appunto.

      E lui sarebbe il teorizzatore dell'Eurozona? Lui? Questo è un aborto, non c'entra nulla con Keynes, non c'entra con Hayek, non c'entra con nessuna teoria economica particolare in tutta onestà, qua e là, a volte. Ma da qualunque parte ti giri la polemica esiste, chi perché troppo statalismo (e uno si chiede giustamente, ma dove?), chi perché troppo liberismo (e uno giustamente si chiede, ma dove?). Ma se questo è lo Stato, quello della burocrazia, dei reati d'opinione, della tassazione alle stelle, della repressione e della spesa pubblica del tutto inefficiente, allora oltre che non c'entrare nulla con Hayek, è un aborto e io sto con Hayek allora.

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    13. Caro Istwine, tutti i 5 punti della realtà UEM sono solo lo sviluppo inevitabile dell'impostazione, schematica, iniziale. Questo sviluppo non avrebbe visto serie obiezioni da parte del "nostro", purchè risultasse strumentale e limitare inflazione e rigidità del mercato del lavoro.
      Tranne il n.3), che non è affatto caratterizzante dell'Europa che si disinteressa totalmente dell'argomento (per clausole espresse). E sono limiti a cui Hayek oltretutto non aveva nulla da opporre, non essendo questi quelli che lui riteneva rilevanti. Tant'è vero che, ammessa la presenza tecnica in Europa di reati d'opinione in senso proprio (basati su clausole generali e fattispecie indefinite, che la CEDU sanzionerebbe), questi sono generalmente derivati da tipi di regimi "liberisti" ottocenteschi o novecenteschi.
      Lo Stato minimo, oltretutto, è, verso i cittadini, tecnicamente uno Stato fortemente orientato alla (sola) repressione penale.
      Mi spiace ma la questione del modo di come intende i "diritti di libertà" Hayek pare sfuggirti.
      Su monopoli e oligopoli, e il potere politico, conseguente, il discorso su H. è puramente accademico, per uno che, ritenendo l'autonomia collettiva sindacale il vero "male" da combattere, e ammetteva uno Stato sotanzialmente governato in nome e per conto dei detentori del capitale (in termini pratici questo è l'inevitabile effetto delle sue teorie) non "sentiva" in alcun modo come una vera urgenza questo aspetto. Ma guarda poi che queste sono cose abbastanza scontate nell'analisi su v.H. e da decenni (e non tirerò fuori il caso del Cile, di Pinochet, che comunque non è affatto inconferente)

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    14. Io credo che invece non siano affatto la risultante del pensiero Hayekiano, peraltro mai messo in pratica. Aggiungo pure che lo stesso Hayek in alcuni casi si espresse a favore di alcune intuizioni keynesiane, come gli stimoli monetari e fiscali e in qualche caso i lavori pubblici. Trovi le citazioni dai lavori degli anni 30, se cerchi. Quello che tu hai in mente (comunque sbagliando, perché neanche quello c'è) è la volgarizzazione di Hayek, l'estremizzazione dei Rothbard.

      Keynes stesso riteneva The Road to Serfdom un ottimo libro e condivideva su tutto. Ciò che non condivideva era il suo impianto teorico economico. Ma Hayek, è considerato da tutti un grande pensatore, anche dai più critici. E tutti ne riconoscono determinate intuizioni. Accomunarlo all'Eurozona è una scemenza. Bellofiore stesso ha sottolineato quest'errore che si fa spesso. E Bellofiore non è proprio un seguace di Hayek, ma è perlomeno uno che il pensiero economico tutto sommato lo conosce bene.

      "Tant'è vero che, ammessa la presenza tecnica in Europa di reati d'opinione in senso proprio (basati su clausole generali e fattispecie indefinite, che la CEDU sanzionerebbe), questi sono generalmente derivati da tipi di regimi "liberisti" ottocenteschi o novecenteschi."

      Spero di aver capito male, perché se stai dicendo che i reati d'opinione son tipici dei regimi liberisti ottocenteschi, bé allora io la chiudo qui. No perché a me pare che nei totalitarismi, dove vigeva tutto fuorché il liberismo, il reato d'opinione fosse abbastanza frequente. E se vogliamo andare oltre, qualche esempio esiste tuttora, su temi delicati però.

      No, non sono cose abbastanza scontate. O lo sono per alcuni probabilmente, ma se io ti dico anche che la parola "neoliberista" aveva un altro senso, e che se leggi bene, tutto quello che scrivi tu, come altri è esattamente il neoliberismo di Rustow, allora non esiste nulla di così scontato.

      Il libero mercato lo dice la parola stessa è libero, quando non ci sono restrizioni all'accesso, quando hai un impianto burocratico che te lo permette e quando non ci sono posizioni dominanti. Se no, non è libero mercato. Ma l'idea che monopoli e oligopoli siano la conseguenza del libero mercato, è anch'esso discutibile. Andrebbe studiato, ma in parte è anche la conseguenza dell'interventismo, dei sussidi ecc. Una cosa complessa su cui non posso dire altro perché non ho le competenze, ma l'assurdità di questo schifo attribuita ad Hayek, per quanto non mi piaccia il suo pensiero, mi importuna.

      E in tutta onestà, attribuire a uno che ha scritto su diversi argomenti solo due fissazioni: flessibilità del mercato del lavoro e inflazione, è povero intellettualmente.

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    15. Ma il caso del Cile lo tiro fuori io, perché è il modello di cui ho avuto paura durante questi 20 anni.
      Anche senza conoscere gli scritti di von Hayek, sappiamo che ha "ispirato" non solo il golpe in Cile, ma anche la costituzione cilena imposta da Pinochet con il suo "The constitution of liberty" e la sua ideologia, come descritto dai suoi esegeti in questo saggio.
      Leggerlo è istruttivo, la neolingua orwelliana imposta anche a noi è evidente, in effetti gli dobbiamo molto.
      Interessante anche il suo antico (1960) supporto a Salazar, oltre alle sue chiacchierate con i militari argentini di Videla.
      D'altra parte da uno che giustifica la dittatura "transitoria" per approdare finalmente alla "sua" idea di "libertà" non credo ci si possa aspettare grande rispetto per la democrazia.
      Quindi anche per l'euro e questa UE si può parlare della disciplina (dittatura soft?) "transitoria" necessaria. Il fine, in fondo, giustifica i mezzi: "Dictatorship, as he put it in his El Mercurio interview, was “a means of establishing a stable democracy and liberty, clean of impurities.”" (che bella la pulizia dalle impurità, così simile alla purezza ricercata dai nazisti)
      Questo il quadro della situazione cilena dopo 3 anni di dittatura fornito da Orlando Letelier (assassinato dai Santiago Boys). Si potrebbe intitolare il "Grande successo del Cile". Ricorda qualcosa?
      Questa la lettera di Margaret Thatcher in risposta ad una di Von Hayek che non conosciamo. La lenta via delle "riforme" che devono fare i conti con il consenso e le Costituzioni democratiche per condurre al "remarkable success of the Chilean economy"

      Francamente non so quale sia stato il fondamentale contributo accademico di von Hayek all'economia, e, se devo dire la verità, nella mia ignoranza nemmeno mi interessa più di tanto, anche Mengele (con i suoi "ricercatori") ha dato un contributo fondamentale alla medicina, me ne accennò una mia amica che ha lavorato per l'industria tedesca suo malgrado. Ma probabilmente li avremmo avuti lo stesso anche per un'altra via, meno dolorosa.

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    16. Istwine, il tema è di grande portata.
      I reati di opinione sono proprio il portato degli Stati liberisti e di certe loro clausole di preservazione di un assetto, che ancora sul piano politico (elettorato censitario, eclusione delle donne dal voto) doveva essere preservato per tutelare i rapporti economici del tempo. Hanno, attraverso il tipo di rappresentatività che lo Stato del tempo incarnava, proprio la funzione conservativa di frenare le spinte sociali e di imbrigliarle.
      La fase totalitaria, poi, utilizzò per inasprirle queste fattispecie, connotando ideologicamente le clausole generali in cui si esprimevano. Ma non crearono un nuovo diritto (anzi, in Italia, durante il fascismo i vari codificatori erano certamente di formazione liberale e i "codici" ne rilfettono la cultura in modo incontestato, secondo l'unanime dottrina)
      Ma non credo di riuscire a convincerti: però ammetterai, forse, che magari questa è la mia sfera di competenza e qualche decennio questa roba l'ho studiata e l'ho fatta anche vivere nella giurisprudenza?

      Quanto ai monopoli, vedo nelle tue parole tracce di una versione di H. che, però, mi risulta, dalle fonti, ben più articolata e comunque, incentrata su presupposti, ma proprio giuridici, che non solo attribuiscono il problema essenzialmente all'interferenza dello Stato, ma che che lo considera superabile in funzione dell'apertura globale dei mercati.
      La verità a mio modesto parere? Negare la correlazione di v.H. con l'attuale costruzione europea sulla base di un modello ideale attribuibile a lui, significa mettere in ombra la "sostanza" e abbandonarsi al paradosso.
      Ma risponderò funditus con un apposito post, se non altro per illustrare un pò meglio le varie questioni...

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    17. Dai, ganzo, scateniamo la guerra dei blòg! Io sto incasinato, e tanto più vi ringrazio per il fatto di animare questo interessante dibattito.

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    18. Bella discussione intellettuale.
      Ma vediamo Von Hayek dal vivo:
      "Credo che, dopo un po' di socialismo, la gente riconosca generalmente che è preferibile, per il proprio benessere e relativo status, dipendere dall'esito del gioco del mercato piuttosto che dalla volontà di un superiore al quale si sia assegnati d'autorità". (Da: "Nuovi studi di Filosofia, Politica, Economia e Storia delle Idee", cit. )
      Il “superiore al quale si sia assegnati d'autorità” è con ogni evidenza un qualsiasi governo democratico...

      "Assicurare un reddito minimo a tutti, o a un livello sotto cui nessuno scenda, quando non può provvedere a se stesso, non soltanto è una protezione assolutamente legittima contro rischi comuni a tutti, ma è compito della Grande Società ". (Da "Legge, legislazione e libertà", cit. )
      "Non vi è motivo per cui in una società libera lo stato non debba assicurare a tutti la protezione contro la miseria sotto forma di un reddito minimo garantito, o di un livello sotto il quale nessuno scende". (Da "Legge, legislazione e libertà", cit. )

      Non posso non fare un parallelo con Tommaso Padoa Schioppa, con quel suo “Attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna” In altre parole: cancellare le conquiste sociali del welfare europeo, secondo Padoa Schioppa, «degenerato a campo dei diritti che un accidioso individuo, senza più meriti né doveri, rivendica dallo Stato», abusando sostanzialmente della solidarietà pubblica elevata a sistema, al punto da rendere necessarie «coraggiose correzioni».
      Da qui il dannato sogno europeo.

      Insomma, i miei puntini, se percorsi all'indietro, mi portano alla visione non solo paternalistica (vedi reddito minimo) ma orientata ad un sistema votato semplicemente a giustificare la sovranità incontrastata, ineluttabile ed incontrastabile del mercato, come se questo non fosse fatto da uomini, ma da entità astratte (vedi cit. La Grande Società).

      Insomma, la Grecia. Beninteso che “la Grecia” probabilmente non è l'obiettivo filosofico dei nipoti di Von Hayek, ma è ciò -qui in Europa- di quanto più si avvicini a questi concetti (e lo dice Monti, mica io).
      Rispetto per chi la condivide, ma non è la mia visione.
      Anzi, credo che la combatterò.

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    19. E ti pareva che non mancasse il riferimento al nazismo. Ne conosco un altro che giustifica la dittatura transitoria, però lui di solito è un eroe, anzi, è il Dr Popolo per eccellenza, quello che dovrebbe essere letto da tutti per capire di tutto. Lui anche bisogna accusare di tutti i totalitarismi rossi del Novecento? Eppure tutti a lui si ispiravano.

      Quello che Hayek diceva era che preferiva un dittatore liberale ad un "democratic goverment lacking in liberalism". Un paradosso che però ha senso, se ci si ragiona. Quello che si ha adesso ad esempio è esattamente questo, e che differenza c'è? O la chiamate democrazia questa cosa? Quello è un pensiero pragmatico e intelligente, se non si ha il culto della democrazia, che di democrazia però ha solo il nome. Quello che intende Hayek è che è importante la sostanza, ovvero che sia liberale (la sua preferenza) e non che si chiami semplicemente "democrazia". Può essere provocatorio, e son d'accordo, ma si regge logicamente ed è molto meglio di tutta la retorica democratica che però è oligarchia e neanche liberale, ma repressiva, cioè peggio di ciò che auspica Hayek, secondo alcuni.

      E ripeto, c'è anche Reagan che dice di ispirarsi ad Hayek, e mai ci son stati disavanzi come con Reagan. Allora immagino che la logica sia: Hayek preferisce i disavanzi.

      E allora se vogliamo fare taglia e cuci, prendiamo questa citazione:

      "“Even though there are many concerns about organizing public works ad hoc during a depression, everything speaks in favour of having public agencies perform during a depression whatever investment activities need to be carried out in any case and can possibly be postposed until then. It is the timing of these expenses that presents a problem, since funds are often extremely hard to raise in the midst of a severe depression and the accumulation of reserves in good times generally faces the objections mentioned above. There is little question that in times of general unemployment the state must intervene to mitigate genuine hardship either by disbursing unemployment compensation or, as in earlier times, by legislation to help the poor."

      Chi sarà questo anti-Hayek? Hayek nel 1937.







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    20. "però ammetterai, forse, che magari questa è la mia sfera di competenza e qualche decennio questa roba l'ho studiata e l'ho fatta anche vivere nella giurisprudenza?"

      Certo che lo ammetto. Ma ammetterai anche tu di essere fresco di studi di economia, e lanciarti in accuse così grosse, contro uno che peraltro fu sempre critico verso l'Eurozona, è quantomeno azzardato?

      Sul diritto, che è tuo campo, puoi aver tutte le ragioni del mondo e leggo con interesse. Sull'economia, lascia stare perché Hayek rispetto a questi mezzi scemi che girano per il web, è un gigante. Che sia stato volgarizzato, è cosa riconosciuta da più parti.

      E aggiungo una cosa che leggo spesso, e qui anche Alberto può aiutarci, se vogliamo basare l'ìdea che l'Eurozona sia Hayekiana anche perché si è contro le espansioni di bilancio, dobbiamo tenere a mente una cosa: 1) chi le voleva fare le ha fatte. 2) espansione di bilancio non significa deficit di bilancio. Una manovra può essere espansiva anche col pareggio, non è il deficit che ce lo fa capire. La regola del 3% è una scemenza di per sé, peraltro che con Hayek anch'essa nulla ha a che fare. Ma una regola del 3% non è una regola contro le espansioni di bilancio, è semplicemente una regola che tende a negare l'endogeneità dei movimenti del bilancio, per dirla in maniera semplice.

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    21. Per esempio, tu Quarantotto, riporti il 5 Luglio in un tuo articolo questa citazione di Hayek:

      "...Fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi."

      Questa citazione è mal tradotta. Lui non dice "ma solo", dice "fosse anche solo". E se la leggi così: "...Fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, fosse anche solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi", ha tutto un altro significato. Ed è anzi, quasi banale, quasi una ovvietà. Ma non trasuda quell'approccio elitario e quell'odio che trasuderebbe da "ma solo".

      Infatti l'originale è:

      "In the Western World some provision for those threatened by the extremes of indigence or starvation due to circumstances beyond their control has long been accepted as a duty of the community. The necessity of some such arrangement in an industrial society is unquestioned – be it only in the interest of those who require protection against acts of desperation on the part of the needy (p.285)”

      Ne ho trovate diverse tagliuzzate e sbagliate e me le son segnate. Non nel tuo blog, in giro. Ma tu ne hai riportato una che è sbagliata, e allora, anche per correttezza, è mio dovere fartelo notare.

      In questo sito ne riportano alcune che girano:

      http://oraliberale.wordpress.com/2012/07/25/chi-mena-per-primo-mena-due-volte-mahatma-gandhi/







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    22. Un dibattito interessante che mi riservo di approfondire, non avendo -lo premetto subito- la cultura economica necessaria per prendere posizione.

      Mi permetto soltanto, se consentito, un piccolo appunto di natura non economica, ma storica:

      Quando Istwine sostiene che i reati di opinione non siano riconducibili ai regimi liberisti ottocenteschi, ritengo (ripeti: personalmente. lungi da me il voler "creare zizzania!), che ciò non sia del tutto esatto. Il regimi liberali ottocenteschi la conoscevano eccome, la repressione politica.
      Rimanendo in Italia, a titolo di esempio, il nostro "regime liberale", soprattutto verso la fine del secolo, si avvalse -infatti- assai largamente di penetranti strumenti di repressione, come provato dalle leggi liberticide di Di Rudinì e Pelloux e dai fatti di Milano del 1898 (tale Bava Beccaris....ricordiamocelo).

      All'epoca non c'era nessun fascismo. E credo sia difficile negare il fatto che l'Italia umbertina non fosse economicamente liberista ed allo stesso tempo, da un punto di vista politico, profondamente anti-parlamentare e reazionaria (e già a partire da Crispi)......

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    23. Io lì ho peccato di presunzione, ma attenzione, stavo solo criticando che fosse una peculiarità dei regimi liberisti. Un'incomprensione alla fin fine.

      Comunque, Quarantotto ha fatto un articolo a riguardo sul suo blog e la discussione è bene che nel caso continui lì. Io continuo a non condividere, ma ho finito le idee per esprimere ciò che intendo, quindi abbandono.

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  19. ha citato anche il nostro libro preferito....

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  20. Recentemente Renzi è andato a trovare la “mandrucona” di Amburgo; poi ha annunciato che le polemiche che sono seguite lo hanno indotto a non proseguire il tour europeo.
    Tradotto: lo hanno accolto all'ingresso di servizio per sbattergli il sogno europeo in faccia e dirgli con cortese fermezza: “Grazie della visita, la richiamiamo noi”.
    È noto che Renzi, lo scanzonato esponente del nuovo che stucca, vede nella Germania un “modello”, ma evidentemente gli sfuggono alcuni dettagli – e non solo sulla Germania - perché il modello scricchiola.
    Vediamone alcuni.

    «Tra i suoi vicini europei affossati dalla recessione, debito [privato estero] e problemi di bilancio, spicca la Germania, e la robusta crescita della sua economia nel secondo trimestre appare come un'anomalia […], ma la Bundesbank, nel suo rapporto mensile, riporta che […] "I segni di un rallentamento della crescita economica sono in aumento".
    [...]
    La crescita è stata trainata da industria e costruzioni, e la produzione industriale nel mese di aprile e maggio è stata, in media, 2,25% in più rispetto al 1° trimestre e il settore edile è aumentato del 3,0%, però è sceso del 2,1% nel 1° trimestre rispetto al trimestre precedente.
    [...]
    "Guardando al trimestre estivo, i segni di un rallentamento della crescita economica sono più forti", precisa il bollettino della banca centrale tedesca.
    [...]
    Il mese scorso, Bundesbank ha rivisto le sue previsioni per la crescita della Germania nel corso dei prossimi due anni, tagliando la proiezione di crescita per il 2013 allo 0,3 dallo 0,4%, e la previsione 2014 è stata tagliata da 1,9 a 1,5%.
    L'economia tedesca è cresciuta dello 0,1%, dopo il primo trimestre, dopo aver registrato risultati migliori rispetto ai suoi omologhi europei, ma sta ancora lottando per aggrapparsi all'espansione, ed evitare la contrazione».
    Insomma, 'ariconsolate cò l'ajetto, Angela.

    Meanwhile...

    Detroit Hypo Real Estate: il ritorno degli idioti di Dusseldorf!

    «Quello che le banche tedesche hanno fatto con i soldi dei tedeschi tra il 2003 e il 2008 non sarebbe mai stato possibile farlo in Germania, perché non c’era nessuno ad abboccare e prendere a prestito tutti questi soldi come facevano in California o in Grecia. Hanno perso ingenti somme dal 2003 in tutto ciò che hanno fatto fuori dalla Germania.(…) non erano bravi a farlo come quelli di New York, che avevano inventato tutti questi strumenti finanziari complicatissimi e facevano questo gioco da almeno trent’anni.
    [...] Commerzbank è stata la prima banca privata che il governo tedesco ha dovuto salvare durante la crisi finanziaria, con una iniezione di $ 25 miliardi (…) Quando Morgan Stanley ha progettato alcuni credit-default swap estremamente complicati, tutti costruiti perchè fallissero, cioè in modo che i trader di Morgan Stanley potessero scommettere contro di loro, i principali acquirenti erano tedeschi.
    Quando quelli di Goldman Sachs hanno aiutato John Paulson, fund manager di fondi hedge a costruire dei bonds contro cui poi scommettere andando short, dei bonds che Paulson sperava e contava andassero in default, il compratore dall’altro lato era una banca tedesca chiamata IKB. IKB, insieme ad un altro idiota famoso al tavolo da poker di Wall Street chiamato WestLB, ha sede a Düsseldorf, è per questo che, quando si chiede ad uno astuto Wall Street trader di obbligazioni e derivati esotici chi stava comprando tutto questa spazzatura [...] durante il boom, in genere si dice semplicemente “Degli stupidi tedeschi di Düsseldorf”».

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  21. Messora che ripropone ORA l'intervista a Bagnai potrebbe anche voler sottintendere: "sono artefice di una lunga opera di convincimento verso Grillo, che ora sembra essersi aperto ad un nuovo mondo..."

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  22. "Mi hai fatto una testa tanta con 'sto euro e 'sta Europa che quando ho visto questo libro in edicola con la postfazione di Bagnai ne ho comprato due copie, una per me e una per te". E l'amico mi ha regalato "Europa Kaputt". Così, da quasi zenese (quasi, perché il prosecco poi gliel'ho pagato io) l'ho imbertato con un Prosit!

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  23. Minchia!! Bagnai sul canale GrilloNet??
    Prosit!!

    Nel frattempo sto leggendo i dettagli dei decreti legge del fare...decreti...decretini...de' cretini...

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  24. Sono un asino con i link attivi, quindi solo...

    http://m.linkiesta.it/comment/reply/39087?nocache=1

    Risultato ricerca Eurobaronetro: contrari alla moneta unica fra gli europei intervistati, arrivati al 42% (dal 31% del 2006).
    Ma va! Si direbbe a Grosseto.


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  25. Ad ogni modo in Germania hanno ottimi vini

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  26. Giorni fa, in un'intervista a Bloomberg Tv dal G20 di Mosca, il ministro allo scombussolamento economico e alla sudditanza finanziaria Saccomanni ha detto che «per ridurre il debito pubblico il Tesoro potrebbe decidere di vendere quote di società pubbliche - incluse Eni, Enel e Finmeccanica - o usare gli asset come collaterali”.
    [...]
    La vendita di quote è una possibilità che "stiamo considerando". "Queste società sono profittevoli e danno dividendi al Tesoro, quindi dobbiamo considerare anche la possibilità di utilizzarle come collaterale per gli schemi di riduzione del debito pubblico su cui stiamo ragionando».

    Ma il trucchetto di buttare lì un paio di frasi “per vedere che effetto fanno” ha suscitato una certa apprensione, e poche ore dopo il ministero ha diramato una nota in cui si afferma che "specifiche ipotesi di vendita riportate da organi di informazione non sono state formulate dal ministro", mentre le dichiarazioni di quest'ultimo andavano in onda su Rainews24, con tanto di sottotitoli che confermavano l'ipotesi di vendita.

    Mentre i ministri sondano fino a che punto possono spingersi, «l’unione politica [europea] si configura sempre di più come progetto imperialistico [...] Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto». Di questo sarebbe bene rendersi conto oggi, onde evitare di trovarsi con le spalle al muro domani. Ma di questo i lettori del blog sono al corrente da tempo.
    Vale comunque la pena ricordare a quale livello di demenza ci stanno trascinando gli euro-burocrati in pieno XXI secolo.
    Secondo «l'agenzia del lavoro di Pinneberg sopravvivere con il sussidio di disoccupazione è semplice: basterebbe infatti bere l'acqua del rubinetto, vendere i mobili di casa e mangiare verdure. Non mangiare carne, centellinare l’utilizzo del riscaldamento in casa, vendere mobili e oggetti della casa».

    Da questo punto di vista, per essere precisi, in Italia siamo già a buon punto, visto che l'altro giorno l'Istat ha rilevato che circa 9,5 milioni di italiani vivono in condizioni di indigenza, di cui 4,8 milioni in condizioni di povertà assoluta, e Diego Cipriani, responsabile della Caritas per l'assistenza alle persone indigenti, annuncia che dal 2014 l'Ue sopprimerà i fondi destinati agli aiuti alimentari per i poveri.
    In sostanza, l'Ue ci prepara una vita basata sulle rinunce anziché sulle scelte.

    L'opuscolo dell'agenzia, redatto nello stile di un vademecum per gli ospiti di un rifugio antiatomico, narra le vicissitudini della “famiglia Fischer” che si raffronta con quelle mirabolanti “riforme che la Germania ha fatto, e che avremmo dovuto fare anche noi” - per dirla con Renzi, il futuro leader del Pdl –, la cui figlia, evidentemente penalizzata da una natura matrigna, raglia entusiasta che voleva comunque “diventare vegetariana”. E qui ci si aspetta che la madre di cotanta figlia annunci garrula di voler esercitare la professione più vecchia del mondo per arrotondare il bilancio familiare. “Inoltre la famiglia mette all’asta mobili vecchi di undici anni dalla cui vendita riesce a guadagnare circa 350 euro”.
    Evidentemente per essere tedeschi vale la stessa regola che per giocare a golf: “essere stupidi non è necessario, però aiuta molto”.
    Del resto, nel 2010, in un'intervista al quotidiano economico tedesco Handelsblatt, l’ex cancelliere Helmut Schmidt non spese molte parole per definire Merkel: “Non è una donna molto intelligente”.

    Ringrazio Luca Cellai (18 luglio 2013 13:56) per aver segnalato questa notizia, che avevo perso di vista.

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  27. il problema di fondo è che spesso le idee di alcuni vengono "prese" per come servono et voilà..
    ora, Von Hayek in che versione lo mettiamo dal punto di vista costituzionale? "moderno" (come la ns costituzione) od ottocentesco?

    PS: quando uno fa proprie (nel senso che le accetta) certe idee sono anche le sue... e se le pubblica se ne deve assumere le responsabilità (tranne cambiare idea, ovviamente).
    PPS: ed effettivamente comprendo 48... la distruzione della ns costituzione in favore di principi che vengono spacciati per moderni quando in realtà sono vecchiotti ed inefficienti fa girare le balle per chi ha compreso (e lo ringrazio per i suoi pregevoli contributi) l'eleganza della ns che pone individuo e società (e Stato! non esiste solo lo Stato) su piani intrecciati in maniera che ciascuno favorisca l'altro...
    che dire?
    esistono buoni e cattivi? esiste da che parte si sta e certamente vH non è dalla ns

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