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domenica 30 settembre 2012

Ortotteri e suini

Ora che le cose stanno diventando chiare, Berlusconi, come avevo previsto un anno fa, sta per fare carne di porco del PD (no es que me gusta, pero siento un fresco), e dall'altra parte Grillo, come non avevo previsto (perché ne ignoravo l'esistenza) si accinge a prendere una barca di voti, per poi darseli in faccia. In mezzo Di Pietro si candida a Mariotto Segni del 2000, un altro caso di fallimento che i politologi sviscereranno, senza venirne a capo.

Eppure ci vorrebbe così poco.

Comunque, siccome parlo di queste cose da tempo, è tutto un florilegio di perché non vai da Grillo, perché non vai da Berlusconi, sei troppo berlusconiano, sei troppo poco grillino, ma perché sei grillino, ecc.

Che palle, ragazzi!

Allora, ri-chiarisco i termini del problema come li vedo io, così voi mi aiuterete, come al solito, a chiarirmi le idee. Il problema è uscire dall'euro e riprendere a crescere, ma quel problema non lo risolvono né B né G. Semplicemente, si risolverà da solo.

In ogni caso, entrambi questi personaggi sono ambigui. B di meno, perché di lui si ha la certezza che NON farà MAI quello che promette. Il suo atteggiamento è palesemente strumentale e se dall'altra parte non ci fosse il nulla non lo porterebbe lontano.

G non è da meno, però. Chi paga? Cosa vuole? Perché dà spazio alla rima in demenza e alla rima in azzo, ma poi non vuole l'euro, ma poi vuole un referendum (che oggi, con la disinformazione che circola anche grazie a lui, significa volere l'euro), ma poi...

Secondo me dovrebbe bastare che uno dicesse:" la politica non mi interessa, non sono portato", per chiudere il discorso. Ma siccome qualcuno non lo capisce, allora lo dico in un altro modo, che essendo più vicino al modo di sentire di alcuni, sarà da loro più facilmente compreso: io vorrei tanto, oh, come vorrei, fare il ministro di Grillo, diciamo fare la cavalletta, oh, sì! Ma c'è un problemino-ino-ino. Non sono ancora riuscito, e non riuscirò mai a capire, se tutta la verve anticastacriccacoruzzzzzione del nostro sia, oltre a un modo per captare i voti dei dr. Livore, anche un modo per ridurre il government footprint, come troika vuole.

Ecco, i nostri ortotteri, come i nostri suini, temo siano ideologicamente figli di troika. Da qui alle prossime elezioni difficile che riescano a convincere del contrario.

Naturalmente non è un fatto personale né contro di loro, né contro le tante brave persone che gli vanno dietro, che sono libere di fare e, evidentemente, di non fare le loro analisi.

Ve lo dico in un altro modo? Se Grillo avesse detto subito, forte e chiaro: fuori dall'euro, occorre un intervento forte dello Stato per regolare e gestire l'economia, rilanciando la crescita con la domanda interna, ecco, ministro magari no (siete veramente troppo gentili), ma una cartolina dalla Francia gliela avrei mandata.

Ma siccome non lo ha fatto, e vorrei non capire perché, allora se non me ne parlate è meglio, tanto è inutile. Meglio passare il tempo a parlare del Btp de mi cuggino, almeno si fa informazione.

Come farmi incazzare veramente tanto...

Voi penserete che sia piuttosto facile, e invece è abbastanza difficile. Per valutarlo, dovreste vedere come passo le giornate, e magari dare un'occhiata alla mia posta. Vi rendereste conto che in fondo sono un uomo di pace. Ma due cose (due) mi fanno girare subito e irrevocabilmente le virgolette, e vi prego di non farle mai, cioè in nessun caso, cioè per nessun motivo, cioè in nessuna circostanza:

1) Non scrivetemi mai per sollecitare la pubblicazione di vostri commenti.

2) Non pubblicate commenti a puntate.

Chi ha tanto da dire apra un suo blog, così vedremo se avrà anche tanti lettori. Buona fortuna.

Chi pensa che io stia qui appeso alla tastiera al suo servizio si sbaglia. Ci possono essere mille e un motivo per il quale un commento non viene pubblicato (mi è sfuggito? Si è scaricato l'iPhone? Sto facendo una corsa, o la spesa, o la doccia? Trovo che sia una stronzata? Parla di cose di cui non voglio parlare? O al contrario è molto stimolante e voglio rispondere con calma? O magari cita un riferimento che mi serve e quindi lo tengo in coda, dove lo trovo, perché non ho modo di appuntarmi la cosa che mi interessa?).

Chi è intelligente (quasi tutti) lo capisce, chi non è intelligente no, e allora è molto probabile che se mi scrive io, in puro spirito di fraterna amicizia, fedele al motto to serve and protect, gli faccia notare che non è molto intelligente, in forme più o meno colorite. Perché se mi dici "perché ce l'hai con me?", be', ecco, allora sì che ho un buon motivo per avercela con te!

Ma la forma non è importante. L'importante è la sostanza. Se uno non è intelligente, è meglio lo sappia. Se lo avessero saputo tutti, magari questo blog non sarebbe mai stato aperto...

sabato 29 settembre 2012

'A rata der mutuo

(la vita è fatta di priorità, quindi comincio io, poi segue una new entry - indisciplinata - e poi concludo io)



Permettetemi una considerazione personale.

Sono stanco di discutere i vantaggi o gli svantaggi economici della moneta unica. Ho mostrato come altri, da decenni, l’abbiano fatto con maggiore autorevolezza dime, giungendo a conclusioni univoche. Il punto però non è questo. Io vorrei chiedervi: i nostri padri, i nostri nonni, che a un certo punto hanno deciso di andare sulle montagne per fare la resistenza, e anche quelli che invece sono rimasti a casa, secondo voi, prima di partire, o di restare, si sono chiesti se l’anno dopo la benzina sarebbe costata due euro al litro? Si sono chiesti se l’inflazione sarebbe aumentata di uno, due, o dieci punti? Si sono chiesti cosa sarebbe successo alla rata del mutuo?

Non credo. Avranno avuto altre motivazioni, e sono certo che non tutte saranno state nobili, perché l’uomo è fatto così. Ma il conto della serva non penso che lo abbiano fatto in molti: né quelli che sono partiti, né quelli che sono restati.

Preciso il concetto, qualora non fosse chiaro.

Se anche fuori dall’euro ci fosse un baratro economico (ma le cose, come sappiamo, stanno in modo opposto), se anche l’uscita ci consegnasse, come pretendono certi strampalati  disinformatori, alle sette piaghe d’Egitto, sarebbe comunque dovere morale e civile di ogni italiano opporsi al simbolo di un regime che ha fatto della crisi economica un metodo di governo, che ha eletto a propria bandiera la deliberata ed esplicita e rivendicata soppressione del dibattito democratico.

Opporsi all’euro è l’unico segnale che oggi rimanga a un cittadino europeo per dichiarare il proprio dissenso dal metodo paternalistico con il quale l’élite mette il popolo di fronte al fatto compiuto, affinché il popolo vada dove l’élite vuole condurlo. Così come l’autore del “divorzio” ammette di essere stato perfettamente consapevole del fatto che questo avrebbe condotto a un’esplosione del debito, gli autori dell’euro ammettono di essere stati perfettamente consapevoli che iniziare l’integrazione europea dalla monetaavrebbe condotto a una crisi. Sfido io! C’erano trent’anni di letteratura accademica a dimostrarlo. Ma, teorizzano questi politici, la crisi era necessaria: bisognava che il debito pubblico esplodesse perché lo Stato imparasse a spendere di meno; bisognava che l’Europa arrivasse all’orlo del conflitto perché gli Stati si decidessero a muovere verso la non meglio specificata “unione politica”.

Solo che in questi argomenti c’è sempre qualcosa che non torna. Dopo il divorzio lo Stato non ha speso di meno, ma di più, e per di più orientando la propria spesa verso i più ricchi. L’unione politica proposta si configura sempre di più come progetto imperialistico: si parla apertamente di creare Zone economiche speciali in Grecia, di mettere sotto tutela tutti i governi periferici...

Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto. E l’unico modo per opporci è rifiutare l’euro, il segno più tangibile di questa politica e dei suoi fallimenti.


Dixi. E adesso vediamo cosa ci chiede l'amico che non ha letto bene le Istruzioni per l'uso, altrimenti saprebbe che non si fanno interventi a puntate. Ma la puntata interessante ve la sottopongo:



Prima domanda
Quando si parlava della svalutazione del 92' di circa il 20% si diceva che l'inflazione si abbassò l'anno dopo dal 5 al 4%.
Se io avevo un debito in lire ( mutuo fido o altro) a seguito della svalutazione io continuavo a pagare lo stesso e chi ci rimetteva era la banca che aveva investito non lire ma una qualunque altra valuta per finanziare il prestito iniziale..
Se noi uscissimo adesso dall'euro, la situazione non sarebbe differente?
Cioè, c'è un modo legale e certo per essere sicuri che se io ho adesso un debito da ripagare in euro questo non resti in euro e svalutando ci ritroveremmo tutti a dover pagare tanto in più di quanto si svaluta la nostra nuova lira??
Mi rendo conto che la situazione è difficile da prevedere perchè l'esperimento euro è comunque qualcosa di più di un semplice aggancio a una valuta più forte.. e nessuno di coloro a cui ho posto questa domanda mi hanno saputo rispondere e ovviamente io credo che se i debiti dovessero effettivamente restare in euro la correlazione tra svalutazione e inflazione potrebbe forse essere più forte??


Amico caro,

certo, sì, lo so: l'euro è un complotto di Ernst Stavro Blofeld (o era Rockerduck?) per sterminare i popoli europei. E quindi, naturalmente, se lo scopo è sterminarci, che noi si stia dentro o fuori saremo comunque morti, quindi stiamo dentro.

Giusto?

No, direi di no.

Io so benissimo che chiunque incontri in giro ti terrorizza dicendoti che dovrai pagare il mutuo in euro con le tue nuove lire svalutate. Questa è una colossale scemenza. Tutte le proposte operative di uscita dall'euro, da quelle di "sinistra", a quelle di "destra", a quelle per addetti ai lavori, chiariscono molto bene il punto.

Ai rapporti di debito/credito regolati dal diritto nazionale, lo Stato che uscirà applicherà il principio della Lex Monetae, in base al quale uno Stato sovrano sceglie liberamente quale valuta usare. Ne consegue che i contratti regolati dal diritto nazionale possono essere semplicemente riconvertiti nella nuova unità di conto, senza che alcuna delle parti contraenti possa eccepire questa conversione come motivo di recesso dalle obbligazioni contrattuali (né avrebbe particolare interesse a farlo, con buona pace degli strampalati blogger che temono il complotto delle banche cattive). E questo vale per i depositi bancari, e per i mutui, ecc.


Le conseguenze pratiche di questo principio sono disciplinate dagli art. 1277 e seguenti del Codice Civile (Torny santo subito dopo il concerto di Ligabue):

Art. 1277 Debito di somma di danaro
I debiti pecuniari si estinguono con moneta avente corso legale nello Stato al tempo del pagamento e per il suo valore nominale.
Se la somma dovuta era determinata in una moneta che non ha più corso legale al tempo del pagamento, questo deve farsi in moneta legale ragguagliata per valore alla prima.

Art. 1278 Debito di somma di monete non aventi corso legale
Se la somma dovuta è determinata in una moneta non avente corso legale nello Stato, il debitore ha facoltà di pagare in moneta legale al corso del cambio nel giorno della scadenza e nel luogo stabilito per il pagamento.

Art. 1281 Leggi speciali
Le norme che precedono si osservano in quanto non siano in contrasto con i princìpi derivanti da leggi speciali.
Sono salve le disposizioni particolari concernenti pagamenti da farsi fuori del territorio dello Stato.

L’art. 1277 si applicherebbe laddove l’Eurozona esplodesse. In quel caso l’euro non ci sarebbe più, non avrebbe più corso legale da nessuna parte al tempo del pagamento, e i pagamenti andrebbero fatti in moneta legale (nuova lira) ragguagliata per valore all’euro, e il rapporto di cambio sarebbe quello del changeover, cioè uno a uno (mi riferisco al changeover "in uscita", non a quello "in entrata". Solo qualche sprovveduto può pensare che si torni al 1936,27, ma lasciamo stare: non è un blog di psichiatria).

L’art. 1278 si applicherebbe laddove l’Eurozona non esplodesse, per cui l’euro continuerebbe ad avere corso legale, ma non nello Stato italiano. In questo caso il debitore potrebbe pagare in euro, ma ha facoltà di pagare in moneta legale (nuova lira) al cambio corrente alla scadenza. “Ecco!” Interviene il luogocomunista terrorista “Vedi! Il povero consumatore sarà schiacciato dalle rate del mutuo, perché dovrà pagarle in euro, o. ciò che è lo stesso, in nuove lire svalutate”. Calma. Leggiamo tutto. Questa disposizioni si applicano a meno che non intervengano leggi speciali, previste dall’art. 1281, e lo Stato ovviamente dovrà, nel decreto di uscita, prevedere una deroga all’art. 1278 stabilendo che i rapporti di debito e di credito in euro disciplinati dal Codice Civile saranno regolati in nuove lire al cambio previsto alla data del changeover (cioè uno a uno), e non a quella della scadenza del pagamento (che incorporerebbe la svalutazione).

Perché dico ovviamente? Perché se non lo facesse condannerebbe all’insolvenza una quantità abnorme di famiglie e di imprese. Nessun governo prenderebbe una decisione simile, se non altro perché significherebbe mettere una pietra tombale su qualsiasi aspirazione politica dei suoi componenti. Del resto, non è questo quello che si aspettano i mercati e non è questo quello che gli studiosi esteri (Sapir, Bootle, ecc.) prefigurano. Dobbiamo pensare che esiste una minima razionalità: una volta presa la decisione, il buon senso dovrà necessariamente prevalere.

Scusa, amico Brillo, ma secondo te, se la banca pretendesse di farsi pagare in euro (avendo però convertito i tuoi depositi in nuove lire), che cosa potrebbe pensare di ottenere se non un pugno di mosche? Secondo te, è meglio farsi pagare nella nuova valuta, o mandare in bancarotta il 70% dei propri clienti?

Io veramente certe volte mi chiedo con che testa la gente ragioni (e non parlo di te, ma di quelli coi quali tu hai parlato). Non so. L'ultrarazionalità da modello neoclassico mi fa sorridere, ma anche l'ipotesi che tutti i cittadini di un paese civile comincino a comportarsi dall'oggi al domani come i Lemmings non mi pare molto meno ridicola.

Quindi se hai un mutuo, stai sereno. Se poi sei fascista, e in mancanza del manganello pensi che gli italiani debbano essere governati dallo spread, stai nell'euro. Se ci riesci...





(Preciso che a quanto ne so sono disciplinati dal diritto nazionale anche i rapporti intrattenuti con filiali sul territorio nazionale di banche estere. Non faccio nomi. Voi, per star tranquilli, controllate, poi, quando 48 sarà ministro delle finanze, dateci la lista delle vostre banche che ve le nazionalizziamo tutte. Ovviamente prima dovrete corromperci, ma non sarà difficile, perché a nostra volta noi avremo stampato tanta moneta).


mercoledì 26 settembre 2012

Un preavviso e una richiesta

Preavviso

Sto organizzando il "compleanno" della Goofynomics. Vi dico quello che so e quello che mi occorre sapere.

1) Sarà a Pescara, sabato 1° dicembre.

Per problemi organizzativi di facoltà sarebbe meglio il venerdì, ma ho già spiegato che una buona parte del pubblico atteso è fatto di gente che lavora (ancora) e ci organizziamo su un sabato.

2) Hanno confermato la loro presenza Marino Badiale, Claudio Borghi, Luca Fantacci, e Gennaro Zezza.

Ho esteso l'invito a Claudio Messora, cercherò di coinvolgere altri giornalisti/blogger impegnati sul fronte dell'informazione sull'euro, e magari, perché no, anche sul fronte opposto. Sciacciasestesso non lo invito più: l'ho invitato una volta (vi ricordate?) e non mi ha nemmeno risposto.

3) Sarà una giornata di studio e di incontro che organizzerei in due parti: la mattina relazioni scientifiche, ma con un taglio divulgativo (sapete che tutti gli invitati sianno farsi capire) e il pomeriggio presentazione dei nostri libri.

Vorrei usare una formula più aperta del solito: 30 minuti di relazione, 30 minuti di dibattito con domande dal pubblico. Potrebbe essere un format utile per togliersi dei dubbi, o per farseli venire, e per vedersi in faccia. Nel pomeriggio presenterei il mio libro, se ci sarà e se sarà necessario, ma vorrei chiedere a Marino Badiale e Fabrizio Tringali di presentare il loro, e se lo desidera anche a Luca Fantacci di fare altrettanto. Organizzerei un dibattito invitando giornalisti ecc.

4) Logistica: questo è il punto più controverso perché dipende da quanti siamo.

4.1) Quanti siamo? Va da sé che se getto agli studenti un tozzo di credito, quelli si avventano e mi riempiono qualsiasi aula magna. Faccio subito a trovare mille persone! Io vorrei prima capire quanti siamo noi, così scelgo le aule adatte. Dato che penso che non saremo migliaia, forse la cosa migliore è che chi vuole venire mi scriva un'email a bagnai@unich.it specificando semplicemente "Compleanno" nell'oggetto, così riesco a capire subito quanti siamo. Non c'è ovviamente bisogno che mi diciate chi siete, io devo solo sapere quanti siete!

4.2) Dove mangiamo? Io penso di poter organizzare, se i numeri sono ragionevoli, un buffet lunch fra la prima e la seconda parte della giornata, come da standard per un seminario di questa durata. Per sabato sera non so bene, bisogna vedere chi resta, ecc.

4.3) Dove dormiamo? Ripeto, dipende da quanti siamo. L'ideale sarebbe arrivare venerdì sera perché vorrei comunque lavorare parecchio sabato (ci sono tante cose da fare), iniziando diciamo alle 9:00 (registrazione alle 8:30). Posso procurare convenzioni con alberghi, B&B, ecc. Prima devo sapere quanti siamo. In occasione dell'ultimo convegno avevamo stanze singole a 50 euro (con colazione), ma si troverà di sicuro anche a meno, a seconda di quanti siamo.

4.4) Quanto costa? Poco. Devo capire come farvi contribuire alle minime spese. A un convegno scientifico l'iscrizione viaggia sui 150 euro. Qui dividete per 10! Mi basta solo coprire le spese del catering, e credo che ce la possiamo cavare con meno di 20 euro, ma sto cercando di capire come organizzare la cosa (come raccogliere i fondi, da quale struttura farli gestire, ecc.). L'ultimo convegno l'ho organizzato con una rete di economisti (INFER) che mi ha facilitato molto i compiti, ma questo è un convegno nazionale, e quindi me la devo vedere con la burocrazia (e con la cricca, la casta, e, spero, la corruzione).

5) Avviso: posso darvi l'avviso ufficiale quando so più o meno quanti siamo e ho regolato i dettagli. Metterò su una pagina web con le informazioni rilevanti.

6) Sintesi: chi viene mandi un'email a bagnai@unich.it, oggetto: Compleanno. Vale anche per chi lo ha già scritto sul blog, non posso farvi da segretario!

Richiesta

Sono successe delle cose interessanti.

Oggi pare che Bersani abbia detto sul Messaggero che con la riforma del Titolo V della Costituzione si è un po' esagerato. Qualcuno mi trova il link su qualche rassegna stampa?

Ieri pare che a Ballarò Di Pietro abbia detto che il sistema attuale legalizza la corruzione, ma mi sarebbe piaciuto sapere le parole esatte. Qualcuno ha il link a Ballarò e mi sa indicare quando parla Tonino?

Tempo fa Amato disse che il Trattato di Lisbona era stato scritto confuso apposta, per evitare referendum. Avevo il link, l'intervista era su youtube, a un giornalista britannico, ma non lo trovo più. Qualcuno se lo ricorda e me lo riposta?




Scusate, ci sono tanti nuovi e simpatici arrivati da salutare, ma io devo togliermi il libro, queste tre cose mi servono. Poi saluteremo il nostro lettore tedesco, cercando di capire cosa vuol dire "tedesco" (dell'Ovest? Dell'Est? Operaio? Impiegato? Capitalista? Minijobber? ecc.), e gli altri che stanno arrivando.

Intanto mi date queste informazioni? Compatite la mia vecchiaia. Ora stramazzo, ci vediamo domattina alle 6...

martedì 25 settembre 2012

Abbiamo vinto

A proposito di "AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE", vi pare un caso che tutte le magagne di nord, sud, centro, destra, sinistra e chi più ne ha più ne metta stanno uscendo proprio adesso? Non è che la diretta conseguenza di ciò sarà: "è evidente che i partiti hanno un problema di credibilità, pertanto dovremo continuare altri 5 anni con un governo non eletto se no i mercati ci mandano a quel paese"?

Vorrei sbagliarmi.....

A me pare un bel preambolo di una lunga e dolorosa "dittatura" dell'unione europea. Mentre stiamo a discutere su come cambiare le cose, questi hanno già de facto distrutto la democrazia ed il potere del popolo.

Hanno vinto.


Fabiuccio




Quand cette légion ne fut plus qu'une poignée, quand leur drapeau ne fut plus qu'une loque, quand leurs fusils épuisés de balles ne furent plus que de bâtons, quand le tas de cadavres fut plus grand que le groupe vivant, il y eut parmi les vainqueurs une sorte de terreur sacrée autour de ces mourants sublimes, et l’artillerie anglaise, reprenant haleine, fit silence. Ce fut une espèce de répit. Ces combattants avaient autour d’eux comme un fourmillement de spectres, des silhouettes d’hommes à cheval, le profil noir des canons, le ciel blanc aperçu à travers les roues et les affûts ; la colossale tête de mort que les héros entrevoient toujours dans la fumée au fond de la bataille, s’avançait sur eux et les regardait. Ils purent entendre dans l’ombre crépusculaire qu’on chargeait les pièces, les mèches allumées pareilles à des yeux de tigres dans la nuit firent un cercle autour de leurs têtes, tous les boute-feu des batteries anglaises s’approchèrent des canons, et alors. ému, tenant la minute suprême suspendue au-dessus de ces hommes, un général anglais, Colville, selon les uns, Maitland selon les autres leur cria : Braves Français, rendez-vous ! Cambronne répondit : Merde !

<...>

L’homme qui a gagné la bataille de Waterloo, ce n’est pas Napoléon en déroute, ce n’est pas Wellington pliant à quatre heures, désespéré à cinq, ce n’est pas Blücher qui ne s’est point battu ; l’homme qui a gagné la bataille de Waterloo, c’est Cambroonne.

Foudroyer d’un tel mot le tonnerre qui vous tue, c’est vaincre.

<...>

Le mot de Cambronne fait l’effet d’une fracture. C’est la fracture d’une poitrine par le dédain ; c’est le trop-plein de l’agonie qui fait explosion. Qui a vaincu ? Est-ce Wellington ? Non. Sans Blücher il était perdu. Est-ce Blücher ? Non. Si Wellington n’avait pas commencé, Blücher n’aurait pu finir. Ce Cambronne, ce passant de la dernière heure, ce soldat ignoré, cet infiniment petit de la guerre, sent qu’il y a là un mensonge, un mensonge dans une catastrophe, redoublement poignant, et, au moment où il en éclate de rage, on lui offre cette dérision, la vie ! Comment ne pas bondir ?

Ils sont là, tous les rois de l’Europe, les généraux heureux, les Jupiters tonnants, ils sont cent mille soldats victorieux, et derrière les cent mille, un million, leurs canons, mèche allumée, sont béants, ils ont sous leurs talons la garde impériale et la grande armée, ils viennent d’écraser Napoléon, et il ne reste plus que Cambronne ; il n’y a plus pour protester que ce ver de terre. Il protestera. Alors il cherche un mot comme on cherche une épée, Il lui vient de l’écume, et cette écume, c’est le mot. Devant cette victoire prodigieuse et médiocre, devant cette victoire sans victorieux, ce désespéré se redresse ; il en subit l’énormité, mais il en constate le néant ; et il fait plus que cracher sur elle ; et sous l’accablement du nombre, de la force et de la matière, il trouve à l’âme une expression, l’excrément. Nous le répétons. Dire cela, faire cela, trouver cela, c’est être le vainqueur.




Scusa Fabiuccio, per fortuna non gioco a calcetto, perché non ti vorrei in squadra con me! Non mi sembri abbastanza competitivo. Noi abbiamo già vinto perché siamo qui. Cancelleranno le nostre tracce? Forse. Per ora no perché non si sono accorti di noi. Ma noi "Merde" l'abbiamo già detto, e abbiamo già vinto. Abbiamo tutti avvertito la menzogna nella catastrofe che ci colpisce, e quanto siano illusorie le vittorie dei "vincitori". Frau Merkel, come Blücher, non avrebbe potuto vincere senza i piccoli Quisling da una parte, e senza la finanza anglosassone dall'altra. Ma i suoi Bund le scoppieranno in mano, noi lo sappiamo e attendiamo fiduciosi. Una vittoria senza vincitori, la distruzione di un continente nella speranza di poter competere al ribasso sui diritti e sui salari niente meno che con la Cina, che nel frattempo va per la sua strada, e usa lo yuan al posto del dollaro mentre l'euro si sgretola. Non c'è che dire: i tedeschi hanno sempre saputo scegliersi bene gli avversari! E l'Oriente gli ha sempre portato fortuna.

Certo, ci stanno mitragliando. Voi, e anche me, state tranquilli. Ma abbiamo già vinto, anche perché c'è un piccolo dettaglio: la Storia è dalla nostra parte, non dalla loro.

Oh, poi se serve lo traduco, tanto la parola chiave credo sia facile da capire: "merde"! (in italiano: "vaffanculo").

(e ora stramazzo: reduce da un bagno di un'ora cor Palla a Maccarese, unici bagnanti della west coast in piena buriana, finalmente liberi dall'assillo dei bagnini anZiosi, con la risacca che aveva un tiro pazzesco, non si riusciva ad avanzare d'un passo, i frangenti a raffica, uno dietro l'altro, c'era da aver paura, certe sventole... ecco: il mare vince sempre. Monti ha perso).

lunedì 24 settembre 2012

In viaggio con Goofy parte VII: beato te...

(dedicato a tutti quelli che... lo capirete ascoltando!)





Per commento, due commenti di cesare dal frate, che mi sono stati molto utili:


Grazie a lei per l'attenzione. E' da un anno che studio economia e raccolgo evidenze dirette, soprattutto le "confessioni" spontanee dei soloni che ci governano. Nulla è nascosto, tutto avviene alla luce del sole e viene ammesso e teorizzato. E' come la lettera di Poe: era così in evidenza che nessuno se ne accorgeva. Le riporto alcune "confessioni" di Mario Monti (tratte dal libro/intervista Intervista sull'Italia in Europa, 1998!!!):
p. 40-41 Domanda del giornalista (Federico Rampini)"Perché la Commissione europea ha accettato di diventare il capro espiatorio su cui scaricare l'impopolarità dei sacrifici?"
Risposta di Monti: "Perché, tutto sommato, alle istituzioni europee interessava che i Paesi facessero politiche di risanamento. E hanno accettato l'onere dell'impopolarità ESSENDO PIU' LONTANE, PIU' AL RIPARO, DAL PROCESSO ELETTORALE. Solo che questo un po' per volta ha reso grigia e poi nera l'immagine dell'Europa presso i cittadini".
Mie personali considerazioni: Monti (e non solo, basta leggere le relazioni BCE sul MES) ripete come un disco rotto che il governo dell'economia deve essere "al riparo dal processo elettorale" cioè non democratico. Ora vado a recuperare un altro passaggio in cui dice le stesse cose circa l'indipendenza della Banca Centrale e la costruzione dell'Unione europea.


in questo passo, p.51, Monti spiega come il motore dell'integrazione europea sia stata la paura (o il terrorismo psicologico per uscire dall'eufemismo): "La minaccia esterna di oggi si chiama concorrenza. Questo è un fattore potente di spinta per l'integrazione, anche se l'Europa reagisce troppo lentamente a questa minaccia. [...] Un altro fenomeno che viene percepito come minaccia esterna, e che sta spingendo l'Europa verso una maggiore integrazione, è la minaccia immigrazione. [...] QUINDI LE PAURE SONO STATE ALL'ORIGINE DELL'INTEGRAZIONE, LE PAURE HANNO CAMBIATO NATURA, PERO' RIMANGONO TRA I MOTORI DELL'INTEGRAZIONE".
Sull'indipendenza della banca centrale (p. 84, fu Monti il relatore del rapporto sull'indipendenza della Banca d'Italia sulla cui base Andreatta decise il divorzio!!): "Il rapporto fra democrazia e Banca Centrale è come un deposito che la politica fa in un luogo di lunga durata a cui affida in custodia valori che ritiene importanti. La stessa politica sa che questi valori saranno meglio tutelati, se affidati a qualcuno che può permetterselo trovandosi AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE".
AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE
AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE
AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE
Monti è un disco rotto, quando si parla di economia, che sia in ballo la commissione europea o lo statuto delle banche centrali, parte il disco rotto... Chiudo qua, avrei altre "confessioni" spontanee da riportare ma non voglio appesantire con troppi commenti. Buon lavoro!



No, Cesare, non appesantisci, riporta, riporta, che nel libro c'è ancora spazio. Anzi, se mi dai la citazione esatta del testo mi fai risparmiare tempo. Poi ti fornisco un indirizzario di persone che si stanno interrogando su quale sia l'elasticità delle esportazioni italiane al cambio reale, così magari tu gli mandi questa lista di citazioni, e vediamo qual è l'elasticità del loro cervello alla realtà dei fatti. A meno che anch'esso non sia affidato in custodia a qualcuno che lo tiene AL RIPARO DAL PROCESSO ELETTORALE...

domenica 23 settembre 2012

Il vero contagio

(dedicato a quelli che l'euro è irreversibile)

"Mentir, baiser, mourir. Il venait d'être défendu d'entreprendre autre chose. On mentait avec rage, au-delà de l'imaginaire, bien au-delà du ridicule et de l'absurde, dans les journaux, sur les affiches, à pied, à cheval, en voiture. Tout le monde s'y était mis. C'est à qui mentirait plus énormément que l'autre. Bientôt, il n'y eut plus de vérité dans la ville.
Le peu qu'on y trouvait en 1914, on en était honteux à présent. Tout ce qu'on touchait était truqué, le sucre, les avions, les sandales, les confitures, les photos ; tout ce qu'on lisait, avalait, sucait, admirait, proclamait, réfutait, défendait, tout cela n'était que fantômes haineux, truquages et mascarades. Les traîtres eux-mêmes étaient faux. Le délire de mentir et de croire s'attrappe comme la gale."





Uno di voi, credo Tarheel, si indignava e si stupiva per i livelli di menzogna raggiunti dai media. E a me veniva da pensare: ma cosa c'è di nuovo? Vedete? È sempre stato così.

E voi direte: be', ma nel 1915 c'era la guerra.

E io vi rispondo: anche oggi! E sapete qual è la cosa più divertente? Che i nemici sono gli stessi, i capitalisti del Nord! No, aspettate, la cosa più divertente è un'altra: che siamo stati noi a dargli un'arma di distruzion€ di massa, qu€lla ch€ avr€bb€ dovuto r€nd€rci tutti frat€lli: l'€!

Il vero contagio, ci ricorda Céline, è quello del delirio di mentire: si attacca come la rogna...

Prima di dimenticarmene...

Elle croyait au fond que les petites gens de sa sorte étaient faits pour souffrir de tout, que c'était leur rôle sur la terre, et que si les choses allaient récemment aussi mal, ca devait tenir encore, et en grande partie à ce qu'ils avaient commis bien des fautes accumulées, les petites gens... Ils avaient dû faire des sottises, sans s'en rendre compte, bien sûr, mais tout de même ils étaient coupables et c'était déjà bien gentil qu'on leur donne ainsi en souffrant l'occasion d'expier leurs indignités...



Contributi ad una psicologia del piddino. La madre di Bardamu, insomma, è una di quelli che "la colpa è nostra perché non abbiamo fatto le riforme strutturali". Il popolino pare abbia sempre ragionato così. Una volta ci pensavano i preti a insufflare questo senso di colpa. Oggi ci pensano i piccoli, ma solerti, allievi di Goebbels, come uno che mi avete segnalato, e che curerò presto sul FQ.

Ma il fondo del ragionamento è sempre il solito: vedersi addossare una colpa, anche se inesistente, è consolante, ripristina un senso in quello che altrimenti sembrerebbe allucinato delirio, e invece è solo Ugo, cioè lotta di classe. Ma loro, i piddini, sono così contenti di avere un'occasione "pour expier". Anche perché al fronte mica ci vanno loro...

In fondo non avevano tutti i torti Erick, Marco B. e Marco P.: Céline non è del tutto inutile, vedete, qualcosa ce la fa capire anche lui!

Ma la domanda è: perché in questo smartphone che fa tutto, non si può avere una "c" con la cédille? È un complotto, o è colpa della Cina? Potremmo deciderlo con un bel referendum. E chi non sa il francese se lo studi...

mercoledì 19 settembre 2012

Liquidità o compensazione: quale Bretton Woods?

(non ditelo a Randy: "Do you hear that? It's the winds of change...")

Martedì 18 si è svolto a Roma il workshop del quale vi avevo parlato. Ero stato invitato a discutere il lavoro di Fantacci e Amato. Questa è la relazione di Luca:


e questa è stata la discussione:


Dobbiamo terminarla in privato. Non ho tempo di riascoltare, ascoltate voi. Il paper è interessante e spero che presto possiate leggerlo. Chiarisce molte cose delle quali abbiamo parlato tante volte.

Apre i lavori Cristina Marcuzzo, una docente della ex-facoltà di Statistica, che, guarda un po', ho scoperto essere amica di Roberto Frenkel (ve lo ricorderete). Sì, proprio lui, l'economista argentino che collaborò con Duhalde per tirar fuori l'Argentina dal casino nel quale si era messa. Quello, insomma, che ha pubblicato Unhappy families nel suo sito Iniziativa per la trasparenza finanziaria. Eh, è stato un periodaccio, quello. Ma cosa è successo chi c'era lo sa. E chi non c'era... lo racconta!

Quanto è piccolo il mondo degli uomini di buona volontà.

Ma questo non c'entra, scusate: apriamo la discussione su Bretton Woods...

Da Bruxelles sconsolatamente...

(oh, questa giuro, ma giuro veramente, me pozzino cecamme, che chi me l'ha scritta mi ha autorizzato a pubblicarla. Poi, se per qualche motivo, non so, magari per non fare una figurella coi suoi compagni di merende, ci ripensa... io che ci posso fare? Mi son tenuto le prove... Dai, si scherza, è che in Italia succedono cose che come sempre oltrepassano la più sfrenata delle fantasie...)



Caro Alberto,
nella riflessione (sconsolata) post Bruxelles, affiorano queste meditazioni:

- la gestione delle policies di austerity, a livello di specifiche soluzioni e regole concrete da mettere nero su bianco, è affidata a giuristi e imprecisati scienziatoni dell'organizzazione (pubblica);

- a quel punto, rimettere in discussione le premesse macroeconomiche della questione diventa impossibile: ti rispondono che you raise too many points, e che potrebbe darsi che le cose stanno così, ma che loro non sono abilitati né saprebbero se è vero che le cose stanno come dici tu. Ti guardano con sospetto, vedendoti come un Prometeo un po’ bislacco (rompicoglioni) che vuole rimettere in discussione il "mandato del Cielo". Pura logica confuciana per mandarini ormai più realisti del re;

- a completare l'opera, il fatto che gli economisti che accreditano e impongono queste idee, sono appostati nei "vertici" inarrivabili. La sfera celeste da venerare acriticamente. Gli altri "economisti", diranno pure cose diverse ma sono pur sempre accademici e facciano le loro astratte ricerche  e "pensate" utopistiche. Ho risposto con...Thirlwall, all'olandese che, volendo fare l'espertone, mi consigliava, condiscendente, di leggere la classifica di competitività dei paesi OECD (credo fosse la fonte), letta sui giornali, da cui risultava che , loro olandesi, erano al top perché avevano i giudizi "più veloci" e quindi attiravano capitali esteri - mica il dumping fiscale sulle società!- e quindi noi dovevamo adeguarci (suvvia, non essere retrogrado, accetta il progresso, mediterraneo pigro e corrotto e te lo dico con un "sorriso" perché sono politically correct);

- insomma, le "verità" economiche sono un fatto un po’ eccentrico per studiosi lontani dalla realtà (foruncolosi, immagino), perché le spiegazioni vere le possono dare solo i padri europei istituzionali, super economisti per definizione e che non possono che avere ragione. Punto e prenditela in der secchio...



Ecco, potevo pubblicarla fino a qui. Ora, per chi come me ha studiato musica barocca l'Olanda rimane la terra promessa, per questo, questo, e quest'altro motivo. Triste sapere che abbia imboccato la strada del dumping fiscale, perché dove porta quella strada lo sappiamo. Sic transit gloria mundi.

Viceversa, che Bruxelles fosse la tana degli ultimi Chicago boys, questo era abbastanza chiaro. Buon pro gli faccia. Quando avranno distrutto questo continente, verranno a dirci che non sapevano, che nessuno gli aveva detto (e vedete che non è vero). Non sarà mica la prima volta. Loro, certo, proprio non sapevano cosa ci fosse dentro quei treni che andavano dietro a quella collina, coi loro vagoni piombati. Poi chiederanno scusa, e saranno contriti. E con una bella barca di soldi (questa volta forse non americani, ma cinesi) si rimetteranno in piedi, e ricominceranno a giocare il loro gioco. E noi, suppongo, a lasciarglielo giocare.

A proposito: sveglia alle 6 per scrivere il fottuto libro, poi prova dalle 10 alle 20, così, una piccola full immersion. Tutto Fontana. Io mi faccio questa. Me la son dovuta studiare di corsa, perché sto sempre appresso a voi, e quando mi ha chiamato il violoncellista sanfedista gli ho dato il numero sbagliato (quella che conoscevo era questa, quella che suonano tutti è questa). Insomma: ho dato i numeri a caso, come un vero economista. Ma almeno mi son dovuto studiare una bella sonata. E poi (ma non ditelo a nessuno, mi raccomando) in mezzo a tutto questo Fontana abbiamo infilato un Marini. La differenza si dovrebbe avvertire (con tutto il rispetto per Giovanni Battista: Biagio è avanti...). E così la full immersion ve la siete fatta anche voi... anzi no: vi manca la Monica. Ecco. Ora potete andare a dormire (Torny, lascia perdere, sei avanti su tante cose, ma la vera musica padana è questa, non il Liga...).