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sabato 9 giugno 2012

Vasto

Grazie a Ecodellarete (santo subito dopo, quindi il più tardi possibile) posso rendervi disponibili i video dell'incontro di Vasto. Non vi aspettate di trovarci nulla di particolarmente nuovo, a parte forse qualche puntualizzazione sul problema della visione politica e dei suoi rapporti con l'economia. Io non ho una grande stima dell'economia, ma i tentativi di banalizzarla mi fanno girare subito le virgolette, perché, come dire, non credo nella visione dell'ingegnere che ignora le leggi della fisica. E di quello che credo io ce ne potremmo anche allegramente andare fottendo, io per primo: ma i fatti dimostrano che sono i mercati a non crederci, nel primato fasullo della "visione" sul pragmatismo, e colpevolizzare i mercati è inutile: ognuno fa il suo lavoro, e il lavoro dei politici dovrebbe essere quello di esplorare la sfera del possibile.

Mi dispiace per pippo74, credo che la risposta alle sue domande non sia stata ripresa: avevo parlato troppo prima.

Non mi trattate male Alessando perché mi incazzo (detto dal cavaliere Nero).


E adesso aspetto fiducioso le lezioncine di: italiano, francese, tedesco, aritmetica, storia, geografia, contabilità nazionale, economia monetaria... e chi meno ne ha, più ne metta!

56 commenti:

  1. Posso cominciare con un commento off topic ?
    Non posso ? Beh, lo faccio lo stesso, perchè ho una domanda che mi intriga parecchio.

    Lei professore, nel mitico post di Draghi e del L(i)TRO ha fatto questa affermazione:

    << da 150 anni (...) il nostro splendido e martoriato paese ha una politica monetaria unica, sagacemente e solertemente perseguita dalla Banca d’Italia (una prece). Vi ricordo che durante questi 150 anni la nostra sagace e solerte (rinuncio a usare acronimi) Banca centrale ha praticato, di volta in volta, diversi modelli di gestione della liquidità: abbiamo avuto il Vajont, abbiamo avuto il deserto di Gobi, abbiamo avuto la pioggerellina che allieta oggi il paesaggio di Normandia, abbiamo avuto l’inflazione, l’iperinflazione, la deflazione, di tutto. Ma il Sud Italia è sempre stato in deficit strutturale (prevalentemente con il Nord Italia). E per risolvere questo problema la Banca d’Italia non ha potuto fare niente, perché la leva del tasso di interesse nazionale sugli squilibri regionali non poteva avere presa. >>

    Ma un paese (sovrano) che si ritrovi con una situazione INTERNA di questo genere, cosa dovrebbe fare ?
    Grazie se vorrà rispondermi.

    P.S. Mi sono permesso di citare alcuni dei suoi passaggi più interessanti nel mio (modestissimo) blog, ma so che (citando la fonte) potevo farlo. Vero ?

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    1. Ma carissimo Lumen (di cognome spero tu non faccia De Lumine), la domanda non è off-topic perché l'argomento è evocato nella conferenza. Però è off-topic la risposta. Il problema del dualismo territoriale non credo sia risolvibile in termini di politiche macroeconomiche. Occorrono politiche microeconomiche e occorre la politica, lo Stato, l'istruzione, la rule of law. Perché nel Medioevo la metropoli d'Italian era Napoli (ricordi Andreuccio da Perugia) e oggi è Milano? Una storia lunga. Quindi mi dichiaro incompetente e ti rinvio a chi ne sa più di me (ma non è ugualmente riuscito a risolvere il problema). Forse la soluzione è più ovvia di quanto non sembri...

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    2. Eh no, mitico prof, non può cavarsela così.
      Quello del Nord e del Sud in Italia è forse il "problema dei problemi" e si è detto e scritto di tutto senza, a quanto pare, combinare nulla.
      Quindi Lei è cordialmente inviato a :
      - fare un post sull'argomento (mi rifiuto di accettare la sua incompetenza),
      - in subordine: dirmi almeno quale sarebbe la soluzione "più ovvia" (la "secessiun" ?!?),
      - in ulteriore subordine: darmi il nome di qualche autore / sito / blog da leggere in argomento.
      Thank you very much.

      P.S- - Lo so che Lumen è un nick un po' patetico, ma ormai l'ho scelto e mi ci sono affezionato.

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    3. Carissimo,

      non capisco cosa vai cercando. A me già l'economia interessa poco. Mi interessa eventualmente un pochino quella che conosco ma solo in quanto credo di fare una cosa utile divulgandola. Ripeto: non sono competente in materia. Quella dell'Unità d'Italia è una storia diversa da come ce l'hanno raccontata. Perché in Europa può esistere il Regno del Belgio e non il Regno di Napoli? Questa è solo una delle tante domande. Ma il problema non mi interessa. Se vuoi, giro la tua domanda al mio violoncellista neoborbonico preferito. Lui qualche lettura son sicuro che può dartela.

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    4. In effetti la vicenda degli effetti della conversione ducato borbonico-lira sabauda, è stata poco divulgata, o quantomeno trascurata, o forse sono io che faccio fatica a trovare un libro che tratta in maniera esuastiva le conseguenze di tale operazione, soprattutto per quanto riguarda l'allocazione del risparmio, fattore non indifferente a quei tempi, visto che tutti gli stati europei erano impegnati a sostenere l'industria pesante di base ( accetto consigli). Sicuramente il mio giudizio è esagerato, ma secondo me l'Italia ha sperimentato un secolo e mezza prima sulla propria pelle quello che sta avvenendo oggi in Europa. Speriamo che non passi l'idea degli eurobond, altrimenti assisteremo alla proliferazione di tanti piccoli Borghezio nel Nord Europa.

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  2. Più bassa il tempo e più ti abitui,sei migliorato rispetto a Frosinone divaghi meno,complimenti a te e agli organizzatori.

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    1. Sì, ma poi ero stremato. Per fortuna mi pare che, a parte qualche taglio con l'accetta, su RaiNews24 avessi alcnora abbastanza smalto. Anche in classe funziona meglio quando hai dormito male...

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  3. Alberto ho visto tutti i filmati messi a disposizione da Ecodellarete (che ringrazio) compreso gli interventi.Giustamente evidenzi la differenza fra l'euro e il $ che di fatto è la moneta di riferimento per gli scambi internazionali (e aggiungo io dal 1971 non deve più neanche preoccuparsi di avere una convertibilità in oro) e quindi può permettersi di stampare moneta perchè per la legge della domanda e dell'offerta ci sarà sempre chi chiede $ e il fatto di stamparli per soddisfare la domanda non crea una svalutazione del $ (cosi ho interpretato bene quello che volevi dire).Ma c'è un punto che mi sfugge quando parli della BCE.Come abbiamo evidenziato anche qui Paolo Savona (e non è il solo se non ricordo male mi sembra che l'affermazione sia Paul De Grauwe) afferma che l'euro è una valuta straniera e per questo visto che la BCE non può comprare direttamente alle aste il debito degli stati gli stessi devono andare sul mercato.Come ben sai il principio e un principio fortemente liberista che mira alla non interferenza delle istituzioni nel mercato al fine di alterane il cosiddetto valore dato dal giudizio di merito creditorio che esprimono i fantomatici mercati ( che poi oggi sappiamo per bocca di Monti essere essenzialmente pochi speculatori ben organizzati e con ingenti risorse finanziarie).Io a questa regola di principio liberista vista la trasformazione di fatto del concetto di mercato non ci credo più,e penso che un ruolo della BCE affinchè possa intervenire direttamente acquistando i titoli pubblici invenduti a un tasso diciamo medio in base al collocamento (se dipendesse da me non pagherei più dell'1% visto che comunque si danno soldi a sottocosto alle banche se si considera l'inflazione accumulata al momento della restituzione), visto che può stampare un euro in più di qualunque istituzione privata possa essere un buon deterrente ai fini di evitare la speculazione finanziaria sul debito degli stati.

    Oggi facendo intervenire la BCE sul mercato secondario, o tramite le banche spendiamo di più,a meno chè non si intenda agire così per creare una partita di giro con l'obbiettivo di finanziarle le banche indirettamente facendole speculare sui nostri titoli (è una tassa differita dal mio punto di vista).

    IN SINTESI LA DOMANDA E': PERCHE' SOTTOVALUTI QUESTO RUOLO DELLA BCE?

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    1. Lo sottovaluto perché non esiste. Punto. Ne è stata data ampia spiegazione qui, e di quello che ne pensano e ne dicono i Fassini e le Fassine non me ne fotte niente. Il dato è quello che dico io, e loro dovrebbero andare a crescere e moltiplicarsi in un altro paese. C'è bisogno di cambiamento vero.

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    2. Ho riletto il post sul LTRO (che avevo letto di fretta) e sono rimasto colpito da questo: "I differenziali di inflazione hanno anche un significato finanziario, perché determinano un minor costo del denaro nei paesi a inflazione più alta", e poi il seguito. Cribbio! Cribbio! Cribbio! Prof, mi posso permettere un suggerimento? Quando ha un po' di tempo, torni sul concetto. Questo è un punto centrale, e non credo di essere il solo che tarda a capire. Come sa, sono un insegnante anch'io, e so per esperienza che sui concetti critici bisogna tornarci, tornarci, tornarci...

      E non mi bacchetti per "aver letto di fretta". Come lei, anch'io, a casa mia, sono un servo della gleba...

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    3. Cerca "tasso di interesse reale" su Wikipedia! E grazie ancora per Vasto. A Napoli ti aspettano...

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  4. Alberto, capisco che è amico tuo e che perciò non bisogna trattarlo male ad "Alessandro", ma come spieghi che, anche nel contesto, non voglia prendere atto della cruda realtà risultante dai dati correttamente analizzati?
    E perchè poi chiude col dire (anche se forse con ironia) ciò che consente sostanzialmente la continuazione dell'equivoco di coscienza piddino-(più)finisftrorso, e cioè che non ti devi fidare di nessuno (nè dei media in mano ai capitalisti, nè degli economisti che, però, mettono in difficoltà i primi)?
    Risultato di questa teoria-attitudine è che nella notte tutte le vacche sono nere, e perciò fidati solo del verbo dei vertici di partito ("nulla salus...).
    Su questa vifione politica, che crede di poter conservare autonomia dai "fatti", bisogna soffermarsi: non è vero e non è possibile che i politici non debbano riconoscere (possibilmente in anticipo) le conseguenze delle loro azioni rispetto agli obiettivi ideologici che a parole si prefiggono (per poi farsi "coprire" da Repubblica e Corsera).

    Di più: la questione è di cultura-expertise.
    In una società complessa (mica per altro, per una questione demografica e di estensione geografica a interazioni accelerate), la cultura politica, se non deve diventare tecnocrazia (che è la versione paternalistico-autoritaria da te denunciata più volte, ed è "molto" politica), non è semplicemente ammissibile che non sia sorretta dalla expertise di economia e dalla capacità ricognitiva delle sue dinamiche essenziali, espresse e quantificate per la loro effettiva consistenza.
    Cicerone e Cesare, per dire, erano perfettamente consapevoli delle mutazioni economiche del loro tempo, degli effetti di trasferimento di ricchezza all'interno delle classi sociali in corso e degli alternativi strumenti correttivi, e tutto ciò che facevano era conseguenziale a questa precisa consapevolezza (nel bene e nel male, che poi verrà qualificato tale dai vincitori che scrivono la storia)...
    Insomma, più che la critica alla persona (che se amica tua in privato ti dà probabilmente ragione), c'è da porsi il problema del paradigma che se ne può dedurre e perchè conduce a ulteriori sofferenze tanto diffuse quanto in definitiva inutili (come le stesse incazzature completamente mal indirizzate delle "vittime")...

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    1. Anche qui non c'è nulla da aggiungere. Ovviamente è tutto (cioè tutto) giusto. Ma il problema non è dirlo a Vasto. Il problema è dirlo a Roma.

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    2. Dirlo "loro" a Roma? Nessuno si suicida politicamente (lo fanno solo per anelasticità quando i fatti li superano), nessuno dà le dimissioni perchè "ha sbagliato" in Italia.
      Dirlo tu a Roma? L'hai già fatto...lo farai, anche se non ti vuoi occupare di politica, perchè, in effetti, evidenzi che spetta a loro fare le scelte...
      Anche questo hai detto, ma al contempo, hai evidenziato tutti gli elementi che portano a concludere che queste scelte non le sanno fare.
      Ci manca solo un passettino per risolvere questa "aporia"...Emigrare o...

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    3. a me l'unica cosa che risulta sempre difficile comprendere è perché si debba sacrificare una generazione in un modo o nell'altro solo per stare meglio 150 anni dopo*, quando le cose si possono fare in maniera più graduale senza andare a chiedere l'elemosina. perché di questo si tratta, avendo una sinistra che non è in grado di mettere in difficoltà l'impianto ideologico del governo Monti, figurati dell'intera Unione Europea tanto voluta dai loro miti (Ciampi, Prodi ecc).

      E non è in grado di metterla in difficoltà sia perchè spesso la pensa alla stessa maniera, sia perché non ha il livello culturale per farlo dato che la richiesta più radicale che fanno è che la BCE faccia come la FED, cosa peraltro che nasconde una profonda ignoranza delle due, ad esser molto sinceri.

      ---

      * sapete com'è, dubito che chi vivesse al Sud nel 1861, intervistato adesso avrebbe una passione sfrenata per l'unione politica dell'Italia.

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    4. Passata è la tempesta:
      Odo augelli far festa, e la Fassina,
      Tornata in su la via,
      Che ripete il suo verso: "BCE, BCE...".

      Che se ci pensi, poi, fa rima col verso della gallina: coccodè. Dio che fastidio. Qui nous delivrera?

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    5. Ascoltando lei e Alessandro mi è venuta in mente un'osservazione (o una lezioncina di storia).

      Per unire l'Italia e convincere il Sud della bontà della moneta unica (pare non ne fossero molto convinti), Vittorio Emanuele II primo re d'Italia (e la contraddizione, come spiegò Brofferio, è solo apparente), inviò qualcosa come 100.000 militari nel Mezzogiorno.

      Purtroppo per loro al tempo non avevano ancora scoperto la guerra umanitaria, quindi al Sud non si poterono rendere conto di essere stati liberati. Pazienza, abbiamo recuperato con serbi, iracheni e compagnia.

      Schneider (II)

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    6. http://blogs.ft.com/martin-wolf-exchange/2012/06/07/the-german-response/#axzz1xDh8bgOi

      insomma, come fai a contrattare con questi se una lettera come quella dell'alemanno sembra scritta da uno a caso del PD?

      PS: Wolf partecipa sovente al Bilderberg, ciò significa che sta bluffando.

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    7. Un piccolo appunto di lezioncine storiche. Come dice Alberto il caso ha una grossa parte nella storia, ma con una percentuale inferiore al 50-60% che diceva.

      Ci sono due forze di base nella storia, il numero e i soldi. I soldi fanno il numero ed il numero fa i soldi.

      Se guardate le casate imperiali del SRI troverete che gli Ottoni prima (miniere in Sassonia, a Harz) e gli Asburgo più tardi (miniere di Schwaz) ebbero come spinta iniziale lo sfruttamento di miniere d'argento nelle loro terre allodiali che li resero quindi capaci di reclutare eserciti in grado di assicurare il loro potere.

      Sovrani senza tali capacità finanziarie, come i Salici e gli Hohenstaufen, dovevano invece "guadagnarsele" tramite accordi e scontri con la Chiesa (per Enrico IV ed Enrico V) e gli altri poteri economici (come i comuni del Nord Italia per il Barbarossa e Federico II).

      Tutte le guerre dell'età medievale e dell'età moderna sono sostanzialmente guerre di mercenari, fatte di bassi numeri e seguendo l'ideologia che voleva i "bellatores" come classe distinta e separata dalle altre due (oratores e laboratores).

      Poi venne la rivoluzione francese, la nascita della borghesia che, sostituendosi ai bellatores dell'ancient regime, dovette assumerne il ruolo militare.

      E se lo assunse tramite la leva obbligatoria supportata dall'ideologia nazionalista e dai principi così cari ai "fognatori" odierni, egualitè, fraternitè e la liberté di indossare la divisa della amata Francia.

      La capacità militare venne così parzialmente (non completamente) affrancata dalla potenza economica e la leva obbligatoria permetteva di arruolare un numero di soldati nettamente superiore a quelli mercenari delle nazioni avversarie.
      Questa fu la vera "grandeur" di Napoleone. Bravo sì, ma più come politico, motivatore di uomini (l'armata italiana era una armata di straccioni), che come generale.

      Arriviamo quindi allo Stato piemontese che fu l'unico in Italia capace di mantenere una formazione statuale reazionaria pur inglobando alcune delle innovazioni della rivoluzione francese: aveva una società borghese e defedaulizzata e un esercito di leva, incapace certo di tener testa a quello austriaco senza l'aiuto della Francia (vedasi I Guerra di Indipendenza) ma sicuramente superiore a quelli mercenari dei vari staterelli che vivevano sotto l'ombrello austriaco.

      Caduto quello, per la decadenza dell'Impero Asburgico incapace di rinnovare la propria società adattandola ai nuovi tempi e alle varie pulsioni nazionalistiche interne, era solo questione di trovare i tempi giusti, io non ci vedo tanto "caso" in azione.

      La VERA domanda da fare è "l'ideologia nazionalista che ha distrutto Imperi e creato Nazioni è morta? Siamo pronti ad imbracciare il moschetto per difendere i "fratelli" della Bassa Frisia?"

      L'euro è un dettaglio senza rispondere prima a questa domanda. E se la risposta è NO, l'euro cadrà, non importa quanto stecchini ci si mette per tenerlo in piedi.

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    8. Solo un piccolo dettaglio: il famoso 50%/60% era la valutazione del mio amico storico. Una valutazione futile fatta per rispondere a una domanda futile. Infatti la mia domanda (che importanza ha il caso nella Storia?) in effetti, se ci pensi, non vuol dire nulla. Come misuri il peso del caso? Come probabilità che i risultati si conformino alle intenzioni? Intenzioni di chi e misurate come?

      Ovvio che il soldo governa. Chi non lo pensa è complottista, cioè pensa che tre cattivi si siedano intorno a un tavolo con una lucida volontà e con intenzioni alle quali i risultati necessariamente si conformeranno. Però attenzione: così come questo è un determinismo ingenuo, lo sarebbe anche quello che ignorasse totalmente l'esistenza non quantificabile ma non riducibile, di un elemento imponderabile.

      L'esempio di Giovanni di Trastamara, fattomi dal mio amico esperto di Spagna, mi sembra molto calzante (lo uso quando qualche fesso mi accusa di complottismo, come Alex forse ricorda).

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    9. Juana la Loca è sempre nel mio cuore ;)

      Il caso in storia funziona più o meno come in economia e come in tutti gli ambiti dove interviene l'azione umana che, per sua natura e grazie al cielo, nessuno è riuscito ancora a restringere all'interno di formule matematiche (alla faccia dell'agente rappresentativo e di altre putt...ate, ahemm, scarsamente fondate astrazioni).

      Da quando poi la storia si è iniziata ad evolvere verso un sentiero più "sociologico" con i francesi della scuola degli Annales ("Annales d'histoire économique et sociale") e gli interi popoli sono diventato il suo oggetto invece che solo i potenti è vero anche che il caso, come la morale, ha via via perso tanto della sua importanza, quindi la sua domanda non era futile. E' stata la domanda cardine degli storici del XX secolo.

      Può per esempio dire al suo amico "neo-borbonico" che il Regno delle Due Sicilie sarebbe comunque volto al termine, anche senza Cavour, anche senza i perfidi albionici che appoggiarono Garibaldi. Semplicemente perché aveva una forma statuale arcaica e non efficiente, soprattutto sotto il profilo amministrativo, militare e anche sotto quello economico (ok i piemontesi ci hanno messo del loro, ma il latifondo agricolo a carattere ancora feudale non era il top della efficienza nemmeno a metà dell'800).

      Ad esempio astraendoci per un minuto dall'euro siamo sicuri che il centralismo statuale di tipo francese (e quell'italiano è il suo clone, appunto di discendenza sabauda) sia ancora un sistema organizzativo reggibile? E' così vero che sia legato alla nostra "cultura"? Sono del resto le domande che fai anche tu quando parli dei 150 anni di "moneta comune" italiana.
      Io rimasi comunque colpito dalla risposta di un giornalista tedesco ad Omnibus "già oggi tre soli laender sostengono tutta la Germania, figuriamoci se possono sostenere tutta l'Eurozona." Alla faccia dei fratelli dell'Est...

      Siamo impantanati in problematiche in fondo semplici (nel senso che le soluzioni sono ovvie), e nel mentre sopra le nostre teste, stanno girando discorsi ancora più pericolosi dell'euro.

      E questo veramente mi spaventa.

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    10. Mi permetto, a proposito della questione meridionale, di segnalare questo articolo: http://www.rivistapoliticaeconomica.it/2007/mar-apr/Daniele_melanima.pdf che, sintetizzo in maniera brutale, dimostra che fino ai primi decenni dell'unità il divario territoriale fra Nord e Sud del Paese era pressochè nullo, ed anzi spesso le statistiche a vantaggio delle aree del Sud Italia (la Campania, per esempio, fino al 1901 era la regione con il reddito procapite più alto d'Italia).
      Che la conquista del Regno delle Due Sicilie sia stato un atto violento a danno delle popolazioni meridionali lo riconosceva anche Garibaldi, il quale a distanza di qualche anno dalla sua impresa sosteneva che non l'avrebbe ripetuta perchè tanti erano i danni che ne erano venuti che le popolazioni meridionali stavolta lo avrebbero ucciso

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  5. Visto tutto stamattina. Sempre molto interessante, qui su Goofy per fortuna queste cose le avevamo già lette.

    Vorrei fare una considerazione che mi frulla in testa da quando Alessandro ha detto che comunque lui, da politico di sinistra, per le giovani generazioni auspica un euro e un'Europa "più forte", piuttosto che tornare alla lira.

    Non ho ben capito se i politici di sinistra abbiano chiaro che "rendere omogeneo il mercato del lavoro" significherebbe migliaia di lavoratori che emigrano da un paese all'altro (che emigri la Fornero se la considera un'opportunità).
    Rendere i lavoratori pedine da spostare da un paese in crisi verso uno in surplus non è una cosa virtuosa, mi aspetterei che da sinistra qualcuno se ne accorgesse prima di auspicarla, a maggior ragione quella sinistra "più sinistra" come SEL.

    E che una "politica fiscale comune" vorrebbe dire che la Germania dovrebbe pagare la ns imu e le ns tasse del lavoro (ns e dei paesi periferici), cosa che non succederà mai e poi mai.

    Questo potrebbe bastare per capire che inseguire un'utopia è molto più sconsiderato che tornare indietro e proporre una politica che ci faccia riappropriare della nostra indipendenza e che, magari, i lavoratori li tuteli
    (visto che tra l'altro l'Italia mi sembra uno dei primi paesi per produzione industriale, no? http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-06/italia-malata-recessione-confindustria-104912.shtml?uuid=AbIx02nF).

    Altra cosa che vorrei dire è sulle riforme strutturali. Sento continuamente in tv i politici riempirsi la bocca con queste due parole, "riforme strutturali". L'Italia ha bisogno delle riforme strutturali, riforme strutturali, riforme strutturali. Ma cosa significa?
    Tutti hanno, nel corso dell'evoluzione del mondo, necessità di riformarsi per tenersi al passo con i tempi, euro o non euro. Se fossimo onesti la prima riforma strutturale che sarebbe necessaria in italia è quella della politica con un azzeramento di quella che c'è oggi che palesa in tutti i modi la sua inadeguatezza (e qui non mi riferisco ad Alessandro che mi sembra, tutto sommato, un ragazzo intelligente).

    Scusate la divagazione.

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    1. Bravo, porta rispetto per gli amici del cavaliere nero. Purtroppo le tue considerazioni sono condivisibili, e anche Alessandro temo che potremo salvarlo solo dopo una vacanzetta in Siberia, così, per ricrearsi lo spirito...

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  6. Complimenti per l'intervento!
    Tra le tantissime cose interessanti che ha ben spiegato ho ritrovato anche una mia domanda (in "...e cose che capitano in Spagna" : Perché spesso si sente dire: sono stati bruciati milioni di euro? Se qualcuno li ha persi qualcun altro non dovrebbe averli guadagnati?).

    "Non trattate male Alessandro?" Alessandro Cianci?
    Ma poverino, l'ha già massacrato lei!!! A me sembra che abbia una faccia simpatica!

    Se si tira indietro Brian, ho trovato un'altra persona disposta a scommettere (su un'altra cosa):
    "13.40. Passera: pronto a scommettere tutti i paesi Ue manterranno l'euro"
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-09/margherita-giovani-confindustria-confronto-131235.shtml?uuid=AbgJKhpF

    Vuol dire che il +Europa è già deciso, o il ministro bluffa?

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    1. Alessandro è un bravissimo ragazzo sotto diversi profili, inclusi alcuni che non capisco (esempio: gli piace l'economia).

      Quella su Passera è un'ottima notizia (per me) e per risponderti ti segnalo che con lui scommetterò 500 euro (lui però il cartello "sono un piddino" se lo deve appendere al collo in televisione).

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    2. Mi sembra troppo magnanimo, comunque il problema è farlo sapere a Passera.

      Mi sono dimenticata una cosa: GRAZIE ECODELLARETE!!!

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    3. Ma con la liquidazione che ha preso Passera da Intesa (sí quel gruppo bancario che deve chiudere 1000 filiali grazie al successo del preveggente ed avveniristico piano industriale elaborato dal precedente management) può permettersi un "piatto" più ricco. Io aggiungerei quakche zero alla scommessa. Perché è vero che la vedo amico del proletario e dell'orfano, ma ancora meglio la vedo sdraiato su un atollo dei Caraibi come nel finale di "una Poltrona per Due"
      Intanto dopo la profezia dell'augusto tecnocrate lunedí rimpinguo la mia posizione in USD

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    4. Ehm Guerani... ok la goofynomics, ma qui la scommessa vista da Passera o vista da Bagnai è comunque un po' asimmetrica: il primo gli zeri li aggiunge in conto, il secondo su una foto (poi sai che sugo una foto di Passera con scritto "sono un piddino000...")

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  7. Cosa ne pensa prof... Una bella profit-tax sui profitti dell'industria tedesca (retroattiva per almeno 10 anni) con il cui ricavato rifinanziare investimenti nella periferia. Abolizione dell'assurdo sistema delle quote (perchè esistono qiuote latte o aranci e non quote macchine?) e tutto a bere birra all'oktober fest per festeggiare la nuova fratellanza. Se mi insegna un po' di tedesco vado io a parlare con frau Angela. Le spiego che non a tutti gli italiani non piacciono le donne un po' giunoniche....

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    Risposte
    1. Fino a dove può spingersi il tuo patriottismo? E siamo sicuri che la stessa policy si applichi in tutte le regioni dell'eurozona? Esempio: la mediterranea giunonica va benissimo, ma la renana giunonica... non lo so, bisognerebbe convocare un panel di tecnici, ma in un altro forum. E con questo abbiamo perso tutte le lettrici (e ora Marco Palermo mi cazzia).

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  8. Rassegna Stampa:


    Uscita dalleuro c'è modo e modo di Emiliano Brancaccio

    http://www.emilianobrancaccio.it/2012/06/02/uscire-dalleuro-ce-modo-e-modo/

    ******

    L'Unione è il nostro sogno più bello di Jerzy Buzek

    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-06-09/leuropa-sogno-razionale-081436.shtml?uuid=Abd3TepF

    ******

    Ciampi:è l'ora della rinascita culturale e produttiva di Carlo Azeglio Ciampi

    http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2012-06-09/leuropa-sogno-razionale-081436.shtml?uuid=Abd3TepF

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    1. Perdonami, ma dovrò essere un po' sgradevole. Si tratta infatti di un film già visto. Nell'attesa di dirglielo in faccia se capita, mi limito a farti notare un paio di cose che ti sfuggono, e che fanno la differenza fra chi ha e chi non ha ambizioni politiche. Nel suo articolo datato 2 giugno 2012 Brancaccio sostanzialmente chiede dopo quello che io chiedevo prima nel mio articolo di agosto 2011, ovvero che la sinistra attivi una riflessione sull'uscita dall'euro. Ti faccio presente che io scrivevo prima della prima estemporanea boutade di Berlusconi in tema. Semplicemente, sapevo che sarebbe successo.

      E fino a qui uno potrebbe anche dire: bene! Meno male! Il gruppo cresce!

      Sì, però cresce nel modo sbagliato. Perché mentre noi qui da un anno stiamo riflettendo sul perché e anche sul percome (per esempio abbiamo ormai acquisito una serie di misure che andrebbero prese in termini di gestione della banca centrale e di controllo dei movimenti di capitali, tutte cose che potrebbero essere tra l'altro implementate SENZA uscire dai Trattati europei, che comunque vanno completamente ridisegnati nel senso più volte indicato in questo blog e propugnato da Frey), Brancaccio dice solo cosa non andrebbe fatto, sostanzialmente per continuare ad agitare lo spauracchio di un antiberlusconismo di maniera che, se può servire ad aggregare i piddini come te, a me sinceramente fa venire il latte alle ginocchia.

      Proviamo a dire chiaro e tondo quello che vogliamo. Altrimenti per default si capirà: una poltrona. E allora credo che al vantaggio (indubbio) di aggregare l'elettore piddino potrebbe sommarsi algebricamente lo svantaggio di perderne altri.

      Detto in modo meno acido: capisco l'opportunità di essere inclusivi e politici. Io non ci riesco e questa è una colpa e non un merito. Ma... siamo sicuri che dire la verità guardando al futuro sia una strategia inferiore? Fatto salvo Berlusconi, io so che ai politicanti Grillo fa una paura fottuta. E che i politicanti tendono a dare la "colpa" del fenomeno Grillo al "popolo". Certo non a sé stessi.

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    2. Scusa se mi intrometto "ancora" (sono a casa col mal di schiena) il problema di Grillo che fa paura è direttamente proporzionale alla immutabilità sostanziale, in profondità, degli schemi dei piddini (ammesso che, al di là del "progressismo" sognante dei militanti, derivati ex-pci, esistano schemi o meglio, che siano divulgati alla mitica "base").
      MA il tasso di adeguamento delle "sinistreriformiste" al susseguirsi di eventi che non possono più ignorare è con tutta evidenza lentissimo e parziale e lascia presagire un crollo disastroso (per loro). Non sarà a queste prossime elezioni, forse, ma arriverà, certo come il crollo dell'euro.

      In questo clima di trasformazioni (in cui nessuna offerta politica sta utilizzando le categorie critiche che scardinino veramente il sistema eurocratico-bancario, centrale e non solo) vale per l'elettore "medio" quello che Keynes diceva della preferenza per la liquidità e l'investimento a breve termine.
      Allineamenti sull'immediato (Grillo) non sono quasi mai un "impiego" razionale di medio periodo.
      E' solo che ormai tutti fiutano il crollo (dell'euro "e" del sistema della casta, termine inventato, paradossalmente, da b. per scalzare Prodi e lasciato poi ai vari stella-rizzo come profeti incapaci di capire, profeti miopi che si eccitano dell'arrivo dei bocconiani e hanno rafforzato l'idea che la spesa pubblica è tutta cattiva)...
      Alla fine resteranno in piedi solo poche faticose certezze, quali quelle che tu stai cercando anticipatamente di affermare "criticamente", ma non è detto che ci sarà ancora la possibilità di votare o la democrazia come l'abbiamo finora immaginata...
      Per questo diffido dei falsi profeti e di coloro che tardivamente si fanno folgorare sulla via di Damasco: attendono solo il momento opportuno di colpire con la furia e la freddezza dei tiranni feriti che si camuffano per non perdere il potere

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    3. Confesso che ai bocconiani ci avevo creduto, per la durata di circa due mesi, e per i motivi ben noti: spread, che si riflette sul differenziale tra euribor e quel che paghi di interessi. Poi sono venute le tanto celebrate (da Bruxelles) riforme e manovre e... bah, roba che poteva essere uscita dalla penna di Tremonti o di Sacconi. Ma la recente vicenda delle nomine rai ha svelato l'evidenza. Fondamentalismo managerial/contabile, quello che mette un MBA o un banchiere al vertice di qualsiasi tipo di azienda (o di nazione) perche' cosi' si risolve. Cosa? Di solito i problemi cosmetici dei bilanci, che nella mia esperienza hanno tutto a che vedere con la finanza e niente a che vedere con i famosi fondamentali dell'attività economica reale. Che ne capisce un dirigente di Banca d'italia di produzioni, piattaforme, raccolta pubblicitaria? Più o meno quanto un dirigente finanziario di MacDonalds capisce di mercato, produzione, ricerca e sviluppo farmaceutici. Domandina facile: da dove veniva il CEO della più grande farmaceutica mondiale (si è dimesso qualche mese fa)?
      Si chiama Jeff Kindler e sotto il suo regno è venuto fuori un neologismo inglese: pfired, finito anche su magliette (che pare si vendano niente male).
      Strano a dirsi, se ne comincia a parlare sui media anglosassoni dei problemi del fondamentalismo managerialista::

      http://www.telegraph.co.uk/news/politics/9260245/Bloodless-bean-counters-rule-over-us-where-are-the-leaders.html

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    4. Be', però se alla fine tutto quello che ti interessa è quanto paghi di interessi, allora vedi che il primo fondamentalista managerial-contabile sei tu! Per carità, la preoccupazione è legittima...

      Non voglio approfittare con te dell'ingiusto vantaggio che mi deriva dal fottermene dei soldi (quando mi mancheranno per fare quello che voglio cambierò sicuramente idea), come non voglio approfittare con Alessandro dell'ingiusto vantaggio che mi deriva dal fatto di non aver bisogno dei voti di nessuno (e quando vorrò i soldi forse cambierò idea)! ;)

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    5. beh, alla Fine dimenticherò profitto e perdita, e una corrente sussurrante mi spolperà le ossa... nel frattempo i soldi sono un bel problema :)

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  9. Perchè sgradevole? pensavo peggio!

    La funzione della Rassegna Stampa è quella di evidenziare il dialogo pubblico e di ampliare se è possibile la discussione sul blog.

    Infatti ho postato Brancaccio perchè mi ha colpito ho appena finito di leggere il suo papers e non mi sembra che la sua idea fosse quella di uscire dall'euro, le sue soluzioni sono quelle di un Europa politica con integrazione fiscale e standar retributivo che lui estende a livello mondiale (richiama una sorta di internazionalismo del lavoro) e qui mi sono consolato perchè nel 2008 provocatoriamente affermavo che bisognava aggiungere la D di Democrazia al WTO e FMI con tutto quello che ne consegue sotto l'aspetto dei diritti di cittadinanza, tesi affermata più volte anche sul blog dell'ON. Gianni Cuperlo.

    Poi secondo me si perde quando afferma che bisogna ritornare alla pianificazione (Cap.16. Modernità della pianificazione) richiamando anche l'esperienza dell'ex Unione Sovietica,quelle pagine per me sono da strappare io sono per la programmazione che come scriveva A.Giolitti in "un socialismo possibile" è cosa ben diversa.

    Gli altri due articoli sono riportati perchè il linea con il pensiero di Alessandro (che in un certo senso è anche il mio, anche se io OGGI non voglio più Europa a prescindere in quanto sogno politico, e non avrei fatto la sua conclusione). NON SI DISCUTONO I DATI DI BAGNAI PERCHE' SON DATI E SONO A DISPOSIZIONE DI TUTTI LUI LI RENDE SOLO LEGGIBILI A TUTTI E NE EVIDENZIA LE CORRELAZIONI, SI PUO' DISSENTIRE DALLE SUE CONCLUSIONI POLITICHE PERCHE' ENTRAMBE LE SCELTE FUORI O DENTRO DALL'EURO HANNO COMUNQUE DEI COSTI SOCIALI DA SOSTENERE. Vedi Alberto se io fossi sicuro che quello affermato da Paolo Savona all'Infedele che “la scelta è fra decrescere del 2% l'anno per i prossimi 10 anni o uscire dall'Euro accettare una svalutazione approssimativa fra il 20% o 30% e ricominciare a crescere dal giorno dopo, con tutti i benefici in termini occupazionali indotti dalla crescita. SE FOSSE COSI IO AVREI POCHI DUBBI USCIREI DALL'EURO E AGGIUNGO CHE QUESTO DOVREBBE ESSERE UN ATTO MORALE CHE LA MIA GENERAZIONE DEVE ALL'ESERCITO DI GIOVANI DISOCCUPATI E SENZA FUTURO.

    Ecco perchè io ad oggi sono sulla linea di confine ti leggo volentieri divulgo nel limite delle mie possibilità le tue tesi ma non riesco ad avere le tue certezze in merito all'Euro.

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    1. Il pensiero di Alessandro è "io speriamo che me la cavo", ed è giusto che sia così. Non saprei far di meglio nella sua posizione, mentre sono sicuro che lui fa meglio di me quando gli capita di spiegare l'IS/LM. Ciò posto, forse non è ancora chiaro di cosa stiamo parlando. Tu stai prendendo in considerazione l'ipotesi di avallare una politica paternalistica e fascista, che in più ha condotto (accessoriamente) a un disastro economico. Io la possibilità di avallare una politica paternalistica e fascista non vorrei prenderla in considerazione nemmeno se poi ci fosse "cchiu pilu pe' tutti".

      Chiaro?

      No, ovviamente.

      Ma non preoccuparti: tu continua a sparare piddinate, che dalla dittatura ti salviamo noi, ed è gratis. Perché pare che anche i salvataggi dei piddini, come quelli delle banche, non siano soggetti a "IMF conditionality".

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    2. "una politica paternalistica e fascista,"

      Quale?

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    3. Ah, scusa, ti avevo preso per un Domenico che segue questo blog da un po' di tempo. Tu devi essere uno nuovo, quindi non sai che l'euro è espressione di un atteggiamento paternalistico e fascista, quello secondo il quale gli italiani non sanno governarsi da soli e hanno bisogno di un vincolo esterno (l'euro o il manganello). Quindi non sai che per me i piddini sono dei fascisti, da trattare come in un paese democratico andrebbero trattati i fascisti. Pensa: ne abbiamo parlato qui e qui. Ora è chiaro?

      Aggiungo una cosa. Si può essere fascisti anche in buona fede e con le migliori intenzioni del mondo. Poi viene un momento nel quale ti spiegano le cose, e a quel punto non puoi più essere in buona fede e devi fare una scelta. Ma ci torneremo, su questo argomento.

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    4. OK, chiedo scusa, da Livornese alla parola fascista scatto...e do di istinto altre interpretazioni.

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  10. mmm riguardo al suo intervento sul video, non ho capito un passaggio, da 34:10 a 35:30, quando parla dei tassi di interessi e dell'euforia dei paesi periferici.. non ho capito di preciso per quale ragione la parità 1 euro per 1 euro porti a tutto questo casino :D

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    1. Ma visto che sei di famiglia, leggersi Frenkel e Rapetti no, eh?

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    2. ha ragione devo studiare di più..! Accetto il consiglio ma di preciso quale lavoro?

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    3. Comunque il problema non è tanto la parità, quanto l'eliminazione del rischio di cambio.

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    4. Guarda, il lavoro di Frenkel e Rapetti lo ho citato miliardi di volte, quindi te lo faccio cercare per penitenza... Ma comunque lo ho adattato alle economie europee e pubblicherò qualche risultato sul blog, quindi devi solo aspettare un attimo...

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    5. chiedo venia e vado in cerca!

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  11. Buonasera prof
    Ho ascoltato il video e mi piacerebbe farle una domanda. Mi pare che lei abbia detto che quando due paesi sono profondamente diversi sotto il profilo strutturale non possono avere la stessa moneta o comunque avere un sistema eccessivamente rigido, che finirebbe per deprimere l'economia del paese periferico. La mia domanda è a rigore di logica questo discorso non andrebbe esteso anche al Nord e al Sud Italia. Seguendo il ragionamento non dovremmo avere due monete per l'Italia? Non sono possibili altri strumenti di politica economica (oltre alle svalutazioni monetarie) che permettano lo sviluppo di una regione e la rendano competitiva?

    Grazie

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    1. "Svalutazioni monetarie" per "flessibilità del cambio" non mi piace molto, si vede che sei nuovo da queste parti! Certo che il discorso andrebbe esteso alle dinamiche nord-sud in Italia (o in Inghilterra): proprio così. E la lezione è che quando il "core" impone la sua valuta alla "periphery" non è per "svilupparla", ma per annetterla. Quindi, quali sarebbero le politiche possibili è irrilevante, visto che è implicito nell'atto stesso di conquista il fatto che non si desidera farle (per non avere vicini scomodi).

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    2. Grazie, la sua correzione mi pare che sia legata al fatto che il concetto di svalutazione monetaria possa fare pensare ad una scelta politica per ottenere la competitività, mentre il concetto di flessibilità del cambio sottintende una libera definizione del valore della moneta a seconda della domanda e l'offerta della moneta stessa.

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    3. In effetti sì, è il principio di base della Goofynomics: è strano quanto una svalutazione vista dall'estero somigli a una rivalutazione. Quindi forse conviene mettersi in una prospettiva neutra, oppure, se si decide di mettersi in una prospettiva "orientata" e di dare un giudizio di valore, specificare che si sta dando un giudizio di valore perché si vogliono difendere certi interessi e non altri. Naturalmente questo non riguarda tanto le nostre conversazioni, ma il dibattito politico. Io però ci insisto perché è importante che ci abituiamo tutti a sentire quali sono le note stonate...

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  12. Ma perché dovremmo trattare male Alessandro?

    Il terzo video, quello in cui lui parla e lei fa delle smorfie incredibili, si aggiusta la giacca, prende appunti, getta la penna e infine domanda "ma poi posso dire qualcosa? No, perché se no me ne vado subito" è il più divertente :)

    Se non altro Alessandro non ha tirato fuori i due tipici argomenti di Landini: la spesa pubblica deve essere finanziata con una patrimoniale e gli imprenditori devono investire di più.

    Mi farebbe piacere un approfondimento di due temi: "ormai non riusciamo a concepire un modello di sviluppo che non sia basato su una continua accelerazione della crescita trainata dalla domanda estera" e "l'Italia di indebita per pagare gli interessi sul debito estero" (non sapevo che fossimo in una condizione à la Ponzi).

    Grazie per il video!
    Giorgio

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    1. Dovreste trattare male Alessandro perché è fascista come chiunque segua un sogno irrazionale senza venire a patti con la realtà. So che non si riconoscerebbe in questa definizione, ma non è mia, è di Umberto Eco, e quindi se la deve tenere o parlarne con lui. Circa l'Italia, sei un po' disattento.

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    2. Grazie per l'indicazione: in effetti l'articolo mi era sfuggito.

      Quanto a Alessandro: peggio di così non avremmo potuto dire! :)

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  13. Il “nulla” di nuovo sul fronte occidentale, solo

    http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-06-06/draghi-aste-illimitate-tasso-142826.shtml?uuid=Abpi69nF

    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-06-07/bernanke-crisi-europa-danneggiato-161423.shtml?uuid=AbJVZooF

    Qualche certezza attorno al concordato globale al “club de Paris”.

    That’s all, folks!

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