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mercoledì 13 giugno 2012

Napoli

Eccoci. Qui trovate il resoconto dell'incontro di Napoli: il link alla pagina allestita da Ecodellarete, e poi, se preferite, in ordine, i link ai vari interventi:

  1. la presentazione di Roberta Russo (che con l'occasione ringrazio);
  2. l'intervento di Gennaro Zezza;
  3. quello di Ugo Marani;
  4. quello di Goofy (versione Cristo fra i ladroni: Heute wirdst Du mit mir in Paradies sein... il paradiso della nuova lira svalutata!)
  5. quello di Riccardo Bellofiore;
  6. e naturalmente il dibattito, che ha già provocato tante reazioni.
Ecodellarete (santo subito dopo) ce li ha centellinati in ordine inverso, ma certe raffinatezze (termine che da oggi propongo di usare al posto del più colorito "stronzate") si colgono meglio se si segue il dibattito nel suo ordine naturale.

Credo che questo documento faccia capire quanto difficile è il nostro lavoro, e sia molto utile anche per noi per capire come farlo meglio. Perché noi vogliamo migliorare il mondo cominciando dal compito più difficile: quello di migliorare noi stessi. Una strada, nel mio caso, evidentemente in salita. Ma sono molto competitivo.

Mi piacerebbe trarre qui alcune conclusioni in un modo più organico. Non c'è tempo, devo organizzare il convegno di Pescara. Alcune brevi provocazioni però me le permetto.

Euroillusioni ottiche

A me (e alla Bce) non risulta che l'euro abbia portato "convergenza nominale ma divergenza reale". L'idea che ci sia stato un benefit dell'euro dovuto alla convergenza nominale è estremamente omodossa. Quello che la teoria ortodossa ci dice, e che secondo me i dati confermano, è che gli agganci valutari provocano divergenza nominale e quindi divergenza reale (la distinzione fra ortodosso e omodosso è centrale ed è qui). Il meccanismo è spiegato molto bene da Frenkel e Rapetti (Simone: questo è il lavoro che ti devi leggere). Banalmente, se ci fosse stata piena convergenza dei tassi di interesse e dei tassi di inflazione né i capitali né le merci avrebbero avuto convenienza ad andarsene in giro. Invece se ne sono andati in giro perché questa convenienza c'è stata (quindi c'è stata divergenza nominale). Le due convergenze dei tassi di interesse e di inflazione sono due euroillusioni ottiche che derivano dal fatto che normalmente si guarda alle variabili sbagliate nel modo sbagliato.
Questo errore un economista critico non se lo può permettere, perché l'idea che ci sia stato un "dividendo" dell'euro che noi pigri porci del Sud abbiamo sprecato è il cavallo di battaglia del pensiero omodosso. Ma è un'idea falsa, come cerco di dimostrare nel mio ultimo lavoro del quale presto vi parlerò.
Bisogna insistere su questo, perché l'idea fascista del "cosa fatta capo ha", per cui fatta la moneta unica si sarebbero create le condizioni per la sua sostenibilità, tramite la convergenza nominale, è tragicamente errata non solo a posteriori (facile ora!), ma lo sarebbe stata anche a priori: decine di esempi dimostravano che sarebbe successo il contrario... Non rendiamoci complici dei colleghi che, pagati molto meglio di noi, hanno avallato questo assurdo falso storico e logico. Loro almeno sapevano perché lo facevano (vedi alla voce: "pagati molto meglio di noi").

Comunisti, benicomunisti e luogocomunisti

Gli aggettivi "competitiva" e "strutturale" devono scomparire dal vocabolario di un economista serio. Cosa li lega? Semplice: la storiella scema che "noi non abbiamo fatto le riforme strutturali perché facevamo le svalutazioni competitive". In uno dei tre libri che dovevo commentare purtroppo "svalutazionecompetitiva" compare, e mi dispiace perché dei tre è il libro che preferirei avere scritto, non perché lo ritenga necessariamente più "profondo" (lo è), ma perché è certamente più utile, cioè utile a un pubblico più vasto: mi riferisco al libro di Giacchè. La storiella di cui sopra non solo è un po' grulla, ma, se ci pensate, anche molto offensiva per quei tanti italiani che hanno avuto l'impressione, negli anni '80 e '90, di farsi un mazzo tanto. Impressione che in molti casi credo fosse giustificata. Lasciamo che sia la Merkel a chiamarli "pigri". Non chiamiamoceli noi (magari per poi dirgli che l'euro li ha salvati dalla loro pigrizia, o salverà la vedova, l'orfano e il proletario da odiose perdite di potere d'acquisto, e via luogocomunando). Questo Vladimiro non lo fa (per fortuna), la sua analisi è seria e attenta, ma la china sulla quale fatalmente si pone con quell'aggettivo è questa.
Abituiamoci allora a parlare semplicemente di flessibilità del cambio, che è opera del naturale funzionamento della legge della domanda e dell'offerta. Quando il 7 aprile 1986 il marco e il fiorino si sono riallineati al rialzo del 3%, non credo che l'Italia stesse praticando una svalutazione competitiva. Semplicemente, un sistema meno delirante dell'attuale stava permettendo ai prezzi di beni molto domandati (quelli tedeschi e olandesi, valute incluse) di crescere.
Se ci abitueremo a parlare in questo modo, avremo il vantaggio di lasciare agli omodossi il compito di spiegarci perché in un mondo nel quale il sistema dei prezzi è così crucialmente importante e così diabolicamente efficiente (come pensano i famosi Austriaci con i quali cominciate a scassarmi, ragion per cui dovrò occuparmene... una specie di MMT del segmento colto...), dicevo: come mai se il prezzo regna, dobbiamo proprio impedirgli di funzionare nel mercato cruciale di una moderna economia finanziaria, quello dei cambi! Lasciamocelo spiegare, sarà divertente. Ma perché questo accada, dobbiamo parlare di flessibilità. Se parliamo di svalutazione, usiamo una parola che contiene un implicito e inappropriato giudizio di valore negativo, e allora facciamo come certi economisti da quattro soldi quando si chiedono se non sia necessario tagliare la "spesapubblicaimproduttiva" (anche qui, come "svalutazionecompetitiva", tutta una parola).
Credo di ricordare dalla fisica che per spezzare certi legami ci vuole energia. Applichiamo le nostre energie intellettuali al cracking dei luoghi comuni. Ne abbiamo a sufficienza, e poi staremo meglio.

Non sequitur

Opponiamo un cortese ma fermo "so what?" a frasi del tipo "la crisi non è arrivata per le contraddizioni dell'euro ma è venuta dagli Stati Uniti" (detta più o meno cosi da Riccardo con due "c", che di questi tempi è sempre meglio che non averli: leggo dai miei appunti, non ho tempo di riascoltare, ma il senso era questo). In che rapporto stanno la crisi Usa e quella europea più o meno lo ho spiegato in Crisi finanziaria e governo dell'economia, anche se il fulcro del lavoro non era questo tipo di analisi.
Faccio un esempio per velisti: uno inchioda il timone, strozza le scotte, e poi se quando la raffica arriva scuffia dà la colpa al vento! Certo: noi siamo andati a gambe per aria perché è arrivata la recessione dagli Stati Uniti. Ma su quello potevamo far poco: è una conseguenza dell'asimmetria del sistema monetario internazionale, come spiego in "Crisi finanziaria" e come gli MMTers non vorranno capire mai. Ma proprio perché noi siamo su un gradino evoluzionisticamente superiore, dovremmo (noi) capire che o facciamo una nuova Bretton Woods, andando a convincere gli americani con le nostre spade di legno e i nostri caschi di latta, oppure dobbiamo mantenere il nostro sistema (quello europeo, intendo) il più flessibile possibile, perché shock di questo tipo si ripeteranno sempre (e qui, mi dispiace, ma ha ragione ragionissima Gennaro, mentre non sposo la visione marZianamente millenarista di Riccardo).
Noi invece abbiamo ingessato il sistema, lo abbiamo reso rigido. E tutti sanno fra un bicchiere di vetro e una palla di gomma quale oggetto si romperà se subisce uno "shock esogeno".

Facciamo pace coi dati

Che in Germania i salari reali siano caduti, che questa politica abbia avuto il significato di svalutazione competitiva e sia responsabile degli squilibri esterni dell'eurozona, e che essa abbia posto sull'orlo del collasso l'economia europea, ce lo dicono l'International Labour Organisation (box 4) e l'International Monetary Fund. Anche se queste organizzazioni non sono la Quinta (o Sesta? Ho perso il conto...) Internazionale, fidiamoci, e lasciamo ai più scemi fra i troll liberisti l'impossibile compito di dimostrare il contrario.



E di cose da dire ce ne sarebbero molte ma molte altre, entrando nel dettaglio (basta con questa storia che la crisi greca è una crisi di "debitosovrano": i dati non dicono questo! Basta con questa storia che l'uscita dallo Sme ha fatto sprofondare le condizioni dei lavoratori italiani: era già successo, e lo si vede bene nei dati! Basta con questa storia che la Germania si è trovata in difficoltà perché la Cina con la crisi è andata giù: la crescita reale media della Cina durante la recessione è stata del 9.6%, poco più di un punto in meno che nel decennio precedente alla crisi: volete dirmi che è questo che ha mandato giù di quattro punti la crescita dei paesi avanzati? Avete presenti le proporzioni?... E via così).

Ma soprattutto basta col più Europa, e col sindacato del lucano, del borgognone e del gallese che bussano insieme alla porta del capitale. Ne ho parlato: quod dixi dixi, e al resto ci pensa la pattumiera della Storia. (Non) siamo ancora in tempo!



Chiedo venia per eventuali errori di battitura. Mi sto abituando alla tastiera del Pc di scorta, che "er Palla" ha impreziosito di residui alimentari di vario tipo. Quando torna mi sente. E forse anche voi, nel raggio di qualche decina di chilometri...

66 commenti:

  1. Ma non è vero che li ho centellinati in ordine inverso! Ho solo dato la precedenza al dibattito (con la provocazione "dove erano gli economisti?") nella speranza di "veder scorrere il sangue". Sono rimasto deluso. Mi aspettavo furenti reazioni da qualcuno dei giovinotti presenti, ma devo constatare il loro assoluto silenzio. Saranno impegnati nella preparazione degli esami...

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    1. Ma che sangue vuoi che scorra! Io spero bene che dei ventenni abbiano altro da fare che partecipare ai nostri dibattiti! E poi, diciamocelo: il primo che ha parlato non era venuto per ascoltare. Era venuto per dire quello che altri (implicitamente) gli avevano detto di dire. Materia per un dibattito in questi termini non c'è.

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    2. Tanto per confermare questa impressione, visto che non avete l'orecchio musicale, avete fatto caso a quando dice che le crisi fanno comodo a qualcuno (e io o Riccardo di cosa avevamo parlato?) e che hanno dei responsabili "fisici"...

      Vi dice nulla?

      Pensato bene?

      Semplice! Per il giovanotto in questione o starnazzi "Monti delinquente", "Napolitano ad Alcatraz", e altre corbellerie simili, oppure non sei critico, anzi, vai guardato con sospetto, perché sei dalla parte del nemico.

      Capito perché non può scorrere il sangue? Perché non c'è.

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  2. Questa é una bella ed estrema sintesi del suo proverbiale lavoro. I dati economici possono essere estremamente noiosi, ma lei trasforma una scienza venale come l'economia nello strumento indispensabile per la costruzione dei nostri sogni e le dico la verità sono molto invidioso dei suoi studenti. Di fatto lo sono diventato anch'io perché tutti i giorni aspetto il nuovo articolo del goofy ansioso di apprendere qualche nuova perla. Spero un giorno di poterla incontrare di persona. Magari quando passerà dalle parti della Toscana un saluto glielo vengo a fare volentieri.

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    1. Bisognerebbe chiedere a loro, ai miei studenti, cosa ne pensano. Ti cito l'unico giudizio riportato sulla valutazione (anonima) della qualità della mia didattica per lo scorso anno accademico: "L'insegnante si propone poco interessato a spigare (sic) nel dettaglio i vari argomenti ed esercizi svolti in aula. Egli dovrebbe insegnare a studenti che devono apprendere la materia e non che siano gia' a conoscenza di essa. La materia e' molto interessante ma dell'insegnamento non si puo' dire altrettanto".

      Numero chiuso no, vero?

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    2. Numero chiuso non è una cattiva idea. Ma capisco perchè a "sinistra" non la comprendono. Certo il mio giudizio conta poco perchè sono uno dei tanti che ha lasciato gli studi universitari poco dopo averli cominciati, il prof. Zaccaria era docente di Diritto Pubblico allora ma non ho mai sentito nelle sue parole quella passione che mette lei nelle sue. E questo, almeno per me, fa la differenza. Vedo comunque che anche gli MMTers in un qualche modo ci tengono al suo giudizio. In cuor loro sanno che seguire il papero non li porterà da nessuna parte. Vogliono solo la conferma di questo. A presto

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  3. Molti di quei ragazzi li conosco abbastanza bene, frequentando anch'io l'Orientale: devo dire per esperienza che Napoli non è una piazza facile. Comunque mi dispiace tantissimo per non essere potuto venire all'incontro ma avevo degli impegni fuori. Comunque Buona Fortuna Prof.

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  4. Questo video di Galloni non è male. Non che io condivida tutto. Ma è semplice e soprattutto fa un pò di storia e non di balle, relativamente agli anni 80, e accenna di sfuggita ai "Salvatori della Patria" che erano mascalzoni in realtà, e della distruzione di uno dei Paesi più formidabili finanziariamente e industrialmente, che eravamo noi. Io c'ero, e non a fare il turista, per alcune cose, e confermo. Galloni si tiene, e non fa molti nomi e cognomi, e men che meno gruppi di interesse. Se facessi un video io sarei a Sing Sing per direttissima. Però val la pena forse, per quelli più giovani, farglielo vedere. Veda Lei http://www.youtube.com/watch?v=t_ssGy0LXo0&feature=player_embedded#!

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  5. OT
    intervista a Krugman.
    http://www.rainews24.rai.it/it/video.php?id=28404

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  6. "Dopo il discorso in Parlamento a Roma, Mario Monti è volato a Berlino per raccogliere il plauso e l'appoggio del governo federale. Ma non ha incontrato la cancelliera Angela Merkel. Si è fermato nella capitale tedesca soltanto poche ore, il tempo di ricevere il premio della prestigiosa European School of Management and Technology. E siccome la laudatio del premiato professor Monti l'ha scritta e letta il politico più potente di Germania dopo la cancelliera, quel ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble noto anche come ultimo grande europeista tedesco, il presidente del Consiglio ha potuto incassare le vitali lodi dell'esecutivo della Bundesrepublik."Mario, tu sei l'uomo giusto al posto giusto al momento giusto, tu hai fatto imboccare all'Italia la strada che la riporterà al risanamento e alla crescita economica sostenibile", ha detto Schaeuble rivolgendosi in inglese a Monti e dandogli del tu in pubblico. E ha aggiunto: "L'Europa e la Germania hanno bisogno di un'Italia forte, hanno bisogno di un successo dell'Italia, quindi caro Mario stai sicuro che appoggeremo sempre i tuoi sforzi". Germania a fianco di Monti dunque, almeno a parole. Anche se sugli eurobonds chiesti da Roma e da altre capitali europee Berlino resta negativa e sorda. Noi siamo già a locomotiva della crescita europea, e non c'è crescita senza risanamento dei conti pubblici, ha insistito Schaeuble. Continuando negli elogi: "Monti unisce charme e gentilezza a competenza e grande senso del dovere, sa essere gentile anche quando vuole o deve dire le cose più dure, e con lui in sei mesi l'Italia ha fatto grandi progressi".Monti gli ha risposto con caldi elogi: lodando l'esempio tedesco di solida politica dei bilanci sovrani che pensa a proteggere le generazioni future, e definendo Schaeuble "grande esempio di impegno europeista". Entrambi hanno detto che Germania e Italia vanno nella stessa direzione nell'Unione europea, cioè per più Europa, per un'Europa politica forte con cessione di sovranità degli Stati nazionali all'esecutivo europeo. "(Repubblica).
    E io , di che mi preoccupo?

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    1. Sai, i motivi di preoccupazione risiedono nel fatto che in inglese il "tu" non esiste (se non nel linguaggio liturgico o poetico del Seicento: "thou"), e che quindi il pennivendolo agiografo di turno ha inferito l'uso della seconda persona dal fatto che l'alamanno si è rivolto a Monti col suo "petit nom": Mario. Ma questo lo si fa con due categorie di persone: gli amici e i domestici.

      E ora, grazie al mio orecchio musicale ancien régime, sai perché sei preoccupato...

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    2. ...e solo un bravo domestico non si permetterebbe mai di spiattellare in faccia al suo "padrone" ( e ai media riuniti) la cruda realtà: il buon professore ha tenuto a precisare che il sistema Italia ha nel suo debito pubblico il problema maggiore, mentre il debito privato (famiglie e aziende) è trascurabile se confrontato con quello di altri paesi e non desta preoccupazione.
      Capisco indorare la pillola per il volgo, ma ricoprire di zucchero la merda mi sembra eccessivo.

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  7. Il prof.Bagnai ha mai scritto una teoria? L'MMt è la versione americana della teoria del circuito monetario, un segmento direi più che colto. Spero che un giorno il prof. Bagnai non rinunci ad un dibattito con Warren Mosler per colpa delle sue liti amorose con il giornalista Paolo Barnard.

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    1. E qui siamo al delirio. Per parlare al popolo bisogna aver "scritto una teoria". Mi sembra che già in questo blog ce ne siano abbastanza. Ma qui siamo in piena deriva giavazziana: solo chi ha "il modello" è legittimato. Già questo fa capire la confusione culturale e mentale dei soggetti: vedete che è come dico io? Sono evidentemente loro, i generosi studenti, che con questo modo di ragionare (il barone italiano non è bravo perché non ha il modello) condannano l'Italia al monopensiero, spianando la strada alla riforma a botte di impact factor. Che poi, come dire, l'osservazione sia un po' da disinformato (napoletano, altrimenti il circuito non lo conoscerebbe) lo si evince dal fatto che gli US-MMTers passano metà del tempo a dire che nella loro riflessione non c'è nulla di originale! Altro che teoria! Il quarto d'ora di celebrità che i media americani e quelli dei paesi schiavi accordano a chi celebra le virtù dello statu quo!

      Andrea, prima di andare dove qualcuno possa sovvenire ai tuoi più reconditi e inconfessati desideri, vergognati!

      Un'altra cosa che questo tipo di passaggio non capisce è che il problema è politico, che Donald è un fascista (spiegato qui), che il messaggio della spaghetti-MMT non è politicamente efficace e proponibile (spiegato qui), e, aggiungo, che la teoria di Mosler non va bene nemmeno in un paese che può stampare tanta moneta quanta ne vuole, perché gli altri sono costretti a prendersela, tenuti in rispetto da un certo numero di testate nucleari (spiegato qui). La lite amorosa non c'entra nulla, caro, io ho una meravigliosa compagna con la quale litigo spesso, e faccio pace ancora più spesso. Ti auguro altrettanto.

      Capisci, Quarantotto: non sono "solo" inutili. Sono dannosi. Sono dei poveracci accecati dal culto della personalità. Sono pericolosi. Sono fascisti. Monti può essere un avversario. Questi sono nemici. So che non mi capite, ma mi capirete. Segue post su chi a sinistra non mi capiva (e non mi capisce nemmeno adesso).

      Ah, genio della lampada, a proposito di teorie io non ho problemi ad avere un dibattito con chicchessia! Però di Mosler su IDEAS ne ho trovato uno solo, che non si chiama Warren ma Karl. L'unica cosa che hanno in comune è che parlano di cose che non mi interessano. Ma almeno Karl è competente.

      Eco... il sangue? Quello dei polli è rosa, non fa un gran bel vedere...

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    2. Le teorie complottiste, comprese quelle sull'euro, girano da anni in Italia (e credo, non solo). Hanno attratto qualche migliaio di persone un pò "sui generis" (diciamo che aiutano a deresponsabilizzarsi e a sentirsi sopra le volgarità della politica contingente- che pure li schiaccia-, pur essendo small fry, privi di legittimazione culturale e professionale...il vecchio vizio degli "esoteristi").
      Una teoria complottista che si avvalga, finalmente, di legittimazione scientifica, e non solo "metafisico-esoterica", è l'aspirazione più clamorosa di riscatto di tutti quelli che non hanno studiato quando dovevano e attribuiscono a conoscenze ellitticche e apodittiche un valore salvifico. Quindi la "violenza" con cui affermeranno questa "scientificità" sarà direttamente proporzionale alla vastità delle lacune trascinate dai propri studi ("lo vedi che avevo ragione e non ascoltarvi, brutti bastardi? Ora vi faccio vedere io"...una storia comune in certe nicchie recessive della socialità occidentale).

      Detto questo, questo genere di persone sono qualche migliaio e non raccolgono per definizione consensi politici di massa (intendo la costruzione sub-culturale del complotto, un pò come l'idea degli extraterrestri coi dischi volanti che hanno costruito le piramidi, non a caso nascente negli USA come contrappeso all'emarginazione culturale di chi non ha potuto accedere al college per motivi vari di scarsa competitività...).
      Persino Grillo ha progressivamente abbandonato le idee più geniali su lavatrici e automobili...ma non del tutto, mi accorgo dicendotelo, e anzi il pericolo è che questi, fattisi partito di massa, debbano ri-scoprire in continuazione l'acqua calda e attribuirsene il merito.

      Solo che, pur consapevole di tutto ciò, mi preoccupano, per ora, molto di più gli svariati milioni di piddini (dentro e fuori) che ancora si aggirano in Italia. Anzi, paiono rinsaldarsi dentro i centri decisionali delle istituzioni.

      Però a ben pensarci hai ragione tu, in un'ottica di preveggenza più lungimirante della mia: se "certe forze" conquisteranno la maggioranza elettorale (o una forza comunque di "governo"), gli stessi soggetti, anche annidati nelle istituzioni, non ci metteranno molto a correre in soccorso del vincitore. E si affretteranno a trasformare gli slogan dominanti da quelli del piddinismo-"più europa", in un festival del complottismo-vario, sempre credendo di dire cose coraggiose e scientificamente esplicative, ma in realtà ripetendo il riassunto dogmatizzato del pensiero "lideristico", alla cui ombra sperano di soddisfare le proprie (ingiustificate) ambizioni.

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    3. Uno a sinistra che l’ha capita c’è. Presente. Certo io non sono uno che conta.

      Riguardo all’incontro di Napoli, finalmente ho finito di vedere tutti gli interventi. Mi sono piaciuti tutti. I più incisivi, a mio parere (in ordine alfabetico) Bagnai e Bellofiore. I libri di Bellofiore penso di averli già letti in parte. Infatti mi pare che il contenuto lo si può trovare in questi due lavori con Toporowski (1) e Halevi (2).

      Su Bagnai non ho niente da dire. Il suo intervento mi è sembrato chiaro e, per chi segue il blog da molto tempo come me, una ripetizione dei commenti di Goofy.

      Su Bellofiore mi rimangono alcuni dubbi. Conosco anche lui da un po’ di tempo. La sua “critica all’economia politica” e “l’analisi del capitalismo”, come le chiama lui paragonandosi umilmente a Marx, mi pare chiara (meno male che almeno lui relega la caduta del saggio di profitto al solo periodo di crisi a cavallo tra 19° e 20° secolo e non ce la propina, come fa Giacché, anche per spiegare la crisi attuale). L’impressione è che Bellofiore non si sbilancia (o almeno in quello che ho letto di lui). Se come dice si dichiara un marxiano mi piacerebbe (come fa Marx che oltre a criticare l’economia politica ricardiana e analizzare il capitalismo industriale dell’800, offre degli spunti politici anche nel Manifesto del partito comunista) che ci dicesse come annientare il capitalismo finanziario e il lavoro precario. Io una vaga idea di cosa pensa ce l’ho. Ma credo che abbia paura di comunicarcela. Lei che ci ha parlato, cosa ne pensa?


      http://www.criticamarxista.net/articoli/5_2011bellofiore.pdf
      http://www.criticamarxista.net/articoli/3,4_2010bellofiore_halevi.pdf

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    4. "L'MMt è la versione americana della teoria del circuito monetario"



      basta con queste stronzate. chiedilo a Bellofiore se è così, vedrai cosa ti risponde. la MMT continua ad essere l'unica teoria di cui tutti parlano ma che nessuno ha ancora letto.



      a proposito di Bellofiore, ha risposto brevemente:



      http://it-it.facebook.com/pages/Economisti-di-classe-Riccardo-Bellofiore-Giovanna-Vertova/148198901904582



      è un peccato perché è un dibattito interessante ma capisco Bellofiore, è molto dispersivo il web. difatti una delle domande intelligenti che si sarebbero potute fare lì, o almeno quella che avrei fatto è: continuate a discutere, perché non ho capito le divergenze né teoriche né pratiche (a parte il generico discorso di Bellofiore).



      un'altra cosa che mi interesserebbe molto capire è quando dice:



      "4. NO. La Germania ha fatto sì deflazione competitiva, ma NON deflazione salariale, nel senso che non è quello il punto chiave, se ci si fissa lì si capisce poco (conta il denominatore! Capitale, libro primo). Inlotre, chi non capisce che il nodo della vicenda sta negli schemi di riproduzione (Capitale, libro secondo), nella qualità dunque delle esportazione tedesche ("macchine", etc.) e nella sua posizione "monopolistica", beh, sta nell'insieme dei "keynesiani" di sinistra italiani. E non è un complimento."



      non sono in grado di capirne il senso del tutto perché non ho mai letto il Capitale. ma le mie domande sono: perché, se le differenze sono così profonde, la Germania ha avuto la necessità (e lo sappiamo dai protagonisti) di ingessare i paesi periferici portandoli a un cambio fisso? perché rifiuta di rivalutare (reimpostare un sistema alla SME, come diceva Amoroso mi pare)? fissarsi troppo sull'aspetto legato alle caratteristiche proprie della produzione tedesca (qualità e quant'altro), non rischia di essere un po' troppo simile all'analisi "dal lato dell'offerta"? non che non contino, anche io penso che sia importante anche quel lato, ma se la Germania ha una paura fottuta di rivalutare, è perché il lato della domanda conta decisamente tanto. quindi sì, giusto avere un quadro completo, ma il quadro completo è dato dal contesto. e il contesto è che un tale aumento delle esportazioni nette si è avuto anche (e soprattutto) grazie alla camicia di forza imposta ai paesi periferici. e non sono neanche così convinto di quel che dice Bellofiore quando dice che il motore fu il disavanzo pubblico in Germania. lo abbiamo visto che la Germania se n'è fregata del patto di stabilità, ma addirittura porre prima, in ordine di importanza, il disavanzo rispetto alle esportazioni nette non mi convince. poi certo, un discorso più complesso sulle interazioni e rapporti causa-effetto (o addirittura temporali) tra esportazioni nette, investimenti, disavanzo pubblico sarebbe necessario, ma in quel caso è d'obbligo una conoscenza profonda del sistema tedesco.

      quindi per forza di cose un'analisi deve partire da questa rigidità e deve sottolineare questa rigidità, sia dal punto di vista delle conseguenze economiche, sia dal punto di vista dei retroscena politici (la Confindustria tedesca che premeva per far entrare l'Italia ecc ecc).



      che ne dite?

      (PS: istwine, e tu come la metti col capitale? mi spiace, ho altri interessi.)

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    5. Vedete perché non riuscirò mai ad essere marziano?

      "come annientare il capitalismo finanziario"

      Di grazia, ma cos'è il capitalismo NON finanziario? Me lo spiegate anche a me?

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    6. dimenticavo. Attenzione al detto: "vedi Napoli e poi muori"

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    7. Abbiamo capito che Marx è un supply-sider. E va bene così. Lo lasciamo al suo barbone polveroso, e cerchiamo di salvare la baracca nonostante i suoi adepti.

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    8. Ad Andrea: spero tu conosca l'inglese, perché voglio invitarti a leggere questo breve articolo di Wikipedia, non disponibile in italiano, riguardo una distorsione cognitiva nota col nome dei suoi due autori, ovvero l'effetto Dunning–Kruger. A me pare, da ciò che scrivi, che questa distorsione cognitiva stia giocando un ruolo preponderante.

      Ti traduco il sommario di un loro noto articolo, Non qualificato e inconsapevole di esserlo: come le difficoltà nel riconoscere la propria incompetenza portano ad autovalutazioni gonfiate:

      Le persone tendono ad avere punti di vista troppo favorevoli delle loro capacità in molti ambiti sociali e intellettuali. Gli autori suggeriscono che questa sopravvalutazione avviene, in parte, perché le persone che sono inesperte in questi ambiti subiscono un doppio fardello: non solo queste persone giungono a conclusioni errate e fanno scelte infelici, ma la loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva per accorgersene. Attraverso 4 studi, gli autori hanno trovato che i partecipanti che si posizionano nel quartile più basso nei test di humor, grammatica e logica hanno grossolanamente sovrastimato le loro capacità e prestazioni nei test. Anche se i loro punteggi nei test li pongono nel 12° percentile, loro stimavano di essere nel 62°. Diverse analisi hanno collegato queste starature a deficit di abilità metacognitive, ovvero la capacità di distinguere l'esattezza dall'errore. Paradossalmente, migliorando le competenze dei partecipanti, e aumentando così le loro competenze metacognitive, li ha aiutati a riconoscere i limiti delle loro capacità.

      Bagnai stia facendo un preziosissimo lavoro in questo senso. Questo è un promemoria valido non solo per te ma per tutti noi neofiti dell'economia.

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    9. Dal commento citato da Istwine in effetti traspaiono posizioni un po’ rigide. Citare poi il Capitale mi pare un po’ anacronistico. Però non butterei il bambino con l’acqua sporca. Ci sono delle posizioni diverse e su molte sono d’accordo con il prof. Bagnai. Mi auguro che non si creino divisioni anche tra voi pochi intellettuali che hanno a cuore la sorte dei miseri lavoratori che non conoscono neanche internet. Il nemico in fondo è comune, mi pare.
      Per Istwine. Anche a me non piace Il Capitale, non l’ho letto neanche tutto, mi annoia e lo ritengo un libro che va bene per la struttura economica dell’800, non per quella di oggi. Quindi, sempre che ti interessi un mio parere, ti consiglio di non leggerlo (o se proprio ti vuoi fare una idea in 10 minuti leggiti questo compendio di un anarchico: http://www.marxists.org/italiano/marx-engels/1867/capitale/compendiocafiero.html), ma di leggere gli economisti che sono venuti dopo come Kalecki, Dobb, Sweezy, ecc. Io dico sempre che meglio di Marx sono i marxisti (non tutti sono “cadudadelsaggiodiprofitto”).

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    10. no ma a me non è che non piace, è che proprio non l'ho mai letto. prima o poi lo faccio però, ho visto che lo vendono anche nelle librerie degli aeroporti quindi lo posso leggere anche io. però un compendio di un anarchico no, mi sembra di mancare di rispetto al filosofone, che diamine.

      certo Marx supply-sider forse è un pochetto eccessiva!

      è che adesso forse per salvare la baracca è meglio soffermarsi su qualcos'altro. poi ci si arriva.

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    11. Be', ma a me i marZiani piace provocarli... Solo che poi mi scompaiono, perché da un lato non hanno il coraggio di dire che dovremmo assaltare il Palazzo d'Inverno, e dell'altro tutto quello che vorrebbero dire loro l'ho già detto io (a mia volta buon ultimo)! Che sfiga!

      Mi piace il tuo gradualismo. Un'altra cosa che i marZiani non ci spiegano è come mai la Cina ha dimezzato di due volte il tasso di povertà in trent'anni con una GRADUALE transizione verso il MERCATO...

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    12. Ma lei glielo ha mai chiesto? Magari se lo chiede al suo amico Basilisco, una risposta esaustiva la trova. Comunque si trovano varie spiegazioni, tra le quali le fissazioni e l’incompetenza del compagno Mao durante il Grande Balzo.
      Infine, non sono un grande esperto di marxismo, ma credo che ci sia altro oltre il maoismo.

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    13. Il mio amico Basilisco farà la fine di tutti i marZiani: dal Capitale all'agente rappresentativo con attese razionali e orizzonte temporale infinito è un attimo, sai... perché il problema è di metodo: se per tua indole devi appartenere a una chiesa, quale chiesa scegli conta poco, sono i fatti a scegliere per te! Comunque, ragazzi, sia chiaro, se vi mettete d'accorso su quale sia il Palazzo d'Inverno magari vengo anch'io...

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    14. al vino

      E poi dicono che fu il diciannovesimo secolo quello del pudore borghese. Impariamo da loro invece, pare si facessero meno problemi di noi:

      "Caro cittadino,

      ringraziamenti sincerissimi per i due esemplari del vostro lavoro! Tempo fa ricevetti due lavori simili [...]; ma peccano, l'uno e l'altro, volendo dare un riassunto succinto e popolare del Capitale e attaccandosi, nel contempo, troppo pedantemente alla forma scientifica dello sviluppo. In tal modo, essi mi sembrano mancare più o meno al loro scopo principale: quello di colpire il pubblico al quale i riassunti sono destinati.il castano
      Ed è qui la grande superiorità del vostro lavoro [...]."

      Quindi nessuna mancanza di rispetto verso il Moro. Buona lettura.

      "Rinnovando i miei ringraziamenti sono

      vostro dev.mo Schneider (il castano)"

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  8. ora su omnibus, la7, Claudio Borghi Aquilini espone i dati del 92, di quanto NON fu una strage uscire dallo sme e di come migliorammo con la svalutazione.
    Ovviamente Fioroni gli ha risposto che uscendo dall' euro entreremmo direttamente nel nord africa.
    Una tristezza infinita dover essere daccordo con buzzurri come Storace

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    1. Anche chiedersi dove fosse questa gente un anno fa quando scrivevo queste cose sul Manifesto litigando con tutto il mio ex dipartimento (dove ora mi danno del grillino!) non è che faccia proprio allegria. Ma va bene così, l'importante è che la famiglia cresca. Vedrete che ilarità quando Boldrin andrà a Ballarò a dire che lo aveva detto.

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    2. Ho scoperto che anche lui ne parla da un po' di tempo di uscita dall'Euro, ma difficilmente potevate incontravi: il suo è un attacco all'Euro da destra, è editorialista del Giornale. Improbabile quindi che intervenisse in un dibattito che si svolgeva sul Manifesto, presumo non sappia neanche che si sia svolto.

      È il liberista sovversivo della video intervista che segnalavo l'altro giorno, COME SI ESCE DALL'EURO? Quello che dovete sapere. Nel video cita un suo editorale del 29 novembre 2011 sul Giornale, Il ritorno della lira può farci uscire dalla crisi economica, in cui suggeriva di uscire a fine anno 2011, per i vantaggi contabili e pratici di tale tempistica. In altro editoriale del 6 agosto 2011, Ecco perché il ritorno alla vecchia lira può essere un affare, attacca rallegrandosi della disciplina di bilancio in Costituzione (è pur sempre liberista), ma poi sostiene le ragioni di un ritorno alla Lira e chiude, senza molta convinzione, con una concessione ad un'eventuale soluzione politica della crisi dell'Eurozona.

      Tutto ciò mi preoccupa, il piddino (che, ricordiamolo, non è una tendenza politica ma la categoria dei poveri di spirito) trova così la scusa ideale: passi per i fascisti, ma i berluscloni proprio non li regge! Si sa che quando uno è proprio sveglio è disposto persino a tagliarsi i coglioni pur di far dispetto all'avversa consorte.

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  9. Ci siamo, comincia la svendita (era la cosa che ancora non mi tornava di questo governo...):

    http://www.repubblica.it/economia/2012/06/13/news/schaeble_a_monti_italia_ha_fatto_notevoli_progressi_ripresa_nel_2013-37139954/?ref=HREA-1

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  10. "come pensano i famosi Austriaci con i quali cominciate a scassarmi, ragion per cui dovrò occuparmene... una specie di MMT del segmento colto..."

    Professore, ma gli austrici quelli del così detto "anarcocapitalismo"? Quelli che ogni Paese che ha una forma di Stato, allora sono "socialisti"? Quelli che la minoranza (leggi "ricchi") subisce una "dittatura della maggioranza" (sic.) cattiva che gli vuole rubare i soldi? Quelli che "tornare a un gold standard è LA soluzione"?

    Comunque segnalo il virgolettato di Monti "Stiamo preparando la cessione di una quota dell'attivo del settore pubblico, sia immobiliare che mobiliare, anche del settore locale"... Ecco che comincia... Speriamo che qualcosa li fermi prima di danni irreparabili...

    Un caro saluto,

    Gilberto

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    1. Questa scuola austriaca attira tanto l'attenzione. Non so. Mi sembra che meno una cosa abbia cittadinanza nelle facoltà di economia, e più ha successo al di fuori. Sarà certo colpa degli economisti. Sta di fatto che la logica è quella, da Aristotele in giù (ora esce fuori sicuramente qualche filosofo!), e se la si applica si vede che in certe infatuazioni qualcosa non torna. Ma è un'operazione da fare con delicatezza.

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  11. Io rimango un po' perplesso su questo affannarsi a trovare le cause di quanto sta succedendo.
    Su questo veramente apprezzo tantissimo il pensiero alla "Ockham" di Alberto.
    Bastano due domande:
    1) un paese che importa più di quanto esporta diventa più ricco o più povero?
    2) le differenze di reddito, dall'esperienza storica, sono più elevate in un paese ricco o in uno povero?

    Poi ci sono momenti di transizione in cui il debito colma alcuni squilibri (USA), oppure dove la nuova ricchezza non viene ancora distribuita (Germania), ma di base mi sembra che siano queste le forze in gioco e le abbiamo viste proprio in Italia negli anni dal 50 ai 70.
    Non mi meraviglierei per esempio che la Germania accettasse di "mantenere" gli altri stati UE in cambio della supremazia politica. Così continuerebbe a tenere sotto pressione i redditi da lavoro interni, allo stesso tempo invece le imprese continuerebbero ad avere i loro mercati di sbocco e avrebbero in mano il potere decisionale per mantenere gli squilibri di questo gioco di convenienze.

    Non è del resto quello che è stato fatto già in Italia?

    Sì è colonialismo, e sì è lotta di classe, ma li possiamo anche chiamare Ugo ed Uga (in onore di Alberto) perché comunque funziona così dalla notte dei tempi.

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  12. Ottimo post che, come al solito, ci riconcilia con la (dura) realtà. Certo che di teorie strampalate ce ne sono fin troppe, ed alcune di esse stanno facendo tanti danni, tipo la "expansionary austerity" o come diavolo si chiama, cara ai neoliberisti. Prendendo spunto da quello che dici a proposito del rifiuto dei liberisti di considerare la legge della domanda e dell'offerta nel mercato valutario, penso che alla fine questi liberisti siano molto "isti" - cioè accecati dai dogmi di una ideologia - e poco "liber": costoro, insieme alla loro versione piddina, i socialiberisti, credono nel mercato solo quando conviene a loro. Lo ha spiegato anche Bellofiore nei suoi libretti e credo che tu sia d'accordo: quando si tratta di far aumentare il deficit di bilancio (e il debito pubblico) per far fronte a spese militari o salvataggi del sistema bancario diventano apologeti del ruolo dello stato nell'economia. Riccardo usa l'espressione keynesismo privatizzato, ora magri Keynes si rivolterà nella tomba, ma di fatto si tratta di un modello che il "lassez faire" preferisce confinarlo al mercato del lavoro ed alla privatizzazione dei servizi pubblici.

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  13. Caro Professore, ammetto che avendo "cuore grande così ( ) e un cervello piccolo così *, l'analisi di Bellofiore di un keynesismo privato come motore della domanda, attuato da Reagan e Greenspan, mi ha quasi sedotto. Il cuore mi diceva ‘anvedi, poi il cervellino mi ha instillato il dubbio “ma non sarà mica una di quelle teorie controintuitive molto ma molto seduttive per un sinistrorso sentimentalone come me?”. Poiché mi sembra che Marani nel suo intervento in due parole abbia detto elegantemente “ma che stai a di’!” se ha tempo (o qualcuno frequentatore del blog ha tempo) con quattro parole mi potrebbe chiarire il senso della critica?
    Quanto all’approccio millenaristico, concordo con lei. E’ dal 1848 che ci dicono “vai, ‘sto capitalismo mo schiatta”. Non so quando i primi Cristiani presero atto che la fine del mondo non era poi così prossima e decisero di radicare la Chiesa in hoc mundo. Mi pare di ricordare che però ci misero molto ma molto meno dei marziani...

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  14. Grazie Alberto di questo chiarimento sulle svalutazionicompetitive tutte d'un pezzo in abbinata con le riforme strutturali, cercherò di fare questo sforzo mentale contro i luoghi comuni ovunque essi si annidino (credo di aver beccato una delle poche cose che di Carlucci non andava bene, ma meglio così, se si fa chiarezza).

    In sostanza, la flessibilità del cambio serve a riaggiustare l'equilibrio della bilancia, e stop. Tutto il discorso sulla competitività di prezzo o di qualità, che fa Carlucci, lascia un po' il tempo che trova, e magari andrebbe sostituito con la vera svalutazione competitiva, che è quella interna, quando si fanno aumentare i salari meno della produttività.

    Attendo come tutti con vivo interesse il tuo lavoro sull'economia Italiana.
    Forse devo togliermi qualche ulteriore incrostazione sull'altro termine dell'accoppiata: riforme strutturali...ma vedremo.

    E grazie del tuo inestimabile lavoro. Quando mi si dimostra un errore e riesco a correggermi ne sono contenta, come vuole lo spirito del dialogo...:)

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    1. Carmen carissima, tu trovami uno (ne basta uno) che dopo aver detto "riforme strutturali" dica COSA sono! I mantra vanno bene per i monaci buddisti. Ma il Tibet, anche se ci intenerisce tanto perché i cinesicattivi (anche questa tutta una parola) non ne rispettano i dirittiumani (non si è rotta la barra spaziatrice) rimane una teocrazia. Dove si recitano mantra inizia la teocrazia. A me potrebbe anche star bene, sono un passabile esecutore di musica sacra. Ma non credo che questa musica possa o debba piacere a tutti. Purtroppo l'imprinting donaldesco rende vulnerabili ai mantra, ma ci si può lavorare! ;)

      Grazie a te per l'altrettanto inestimabile lavoro di divulgazione. Speriamo che un giorno qualcuno ci ricompensi ricoprendoci di monetafiatconunclicdelmouse.

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    2. qui lo esplicita meglio (okay lo so lo so non dice nulla sulla perdita di competitivita' legata all'aggancio al marco e all'area valutaria non ottimale ecc...)comunque qui siamo vicini all'ideologia dell'euro ,quindi è utile da capire ad usum piddini..^

      I COSTI DEI CAMBI VARIABILI

      Innanzitutto: l’euro è stato adottato per tante ragioni; almeno una di esse regge anche se non si approfondisce l’unione economico-politica: l’Europa ha voluto smettere di cercar di rimediare a problemi reali con artifici monetari. In particolare: ha voluto smettere di usare la flessibilità dei cambi nominali per rimediare a divergenze strutturali fra le competitività e fra i comportamenti di fondo delle politiche economiche nazionali. Ha capito, per esperienza, che la variabilità dei cambi nominali, pur dando aiuto – poco, precario e foriero di distorsioni intersettoriali – nel gestire shock asimmetrici di domanda esogeni e temporanei, è un guaio per tutto il resto; che l’uso dell’arma valutaria, mentre disincentiva gli aggiustamenti reali, incentiva il disordine monetario e le svalutazioni competitive e rende l’arma stessa sempre più spuntata, con effetti reali di sempre più breve durata. Ha capito che l’aumento inarrestabile della mobilità inter-europea dei capitali fa diventare i cambi flessibili fonte di instabilità; fa sì che trasmettano internazionalmente più perturbazioni di quante ne possa assorbire il “potere isolante” che caratterizza la flessibilità dei cambi solo se i capitali si muovono poco. Dopodiché l’Europa ha provato a organizzare un sistema di cambi fissi mantenendo le monete nazionali, ha constatato che non era credibile e sostenibile ed è corsa più svelta verso la moneta unica.
      È vero che approfondire l’unione economico-politica aiuta a eliminare le divergenze che non conviene combattere variando i cambi nominali. Ma non è detto che, se l’approfondimento stenta, spezzare l’unità monetaria accresca il benessere dell’area. I problemi di competitività dell’Italia o della Grecia hanno radici che non c’entrano col cambio, il cui uso non farebbe che allontanare il loro sradicamento, creando subito una confusione monetaria dove i problemi reali diverrebbero persino difficili da misurare. La debolezza della “E” di Uem rende fragile la “M”, ma non per questo la rende sconveniente, né per i singoli paesi membri, né per l’area dell’euro nel suo insieme. Perché l’euro rimanga ciò andrebbe ricordato più spesso.

      http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002993.html

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    3. se vi itneressa ho un interessante approfondimento secondo cui permettendo il defaul del settore bancario privato l'euro si poteva salvare (lo dice anche piga in altro modo e penso abbia ragione...) insomma hanno scaricato le colpe sugli stati per proteggere alcuni creditori ^privilegiandoli^

      altra cosa capisco che ci perda(no) ma non capisco il terrore che la stampa [quindi la fiat e la famiglia agnelli elkann]sembra provare per la probabile scomparsa dell'eurozona...

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    4. adottando la logica goofyniana, l'aggiunta nel dizionario della parola "svalutazionecompetitiva", comporta l'aggiunta nel dizionario dei sinomini e contrari, ovviamente nella sezione sinonimi, la parola "mancatarivalutazionecompetitiva" che è più simile a quelle lunghe parole composte tipiche della lingua di Goethe, e che stranamente, come insegna Goofy, ha un significato positivo rispetto alla prima pur mantenedo lo stesso significato.

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    5. Sì, mi ci vuole un po' di tempo ma mi sto disintossicando, per fortuna prima di diventare abile e arruolata...;)

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    6. Eccomi. Io so cosa sono le riforme strutturali:

      1. modifica del mercato del lavoro per aumentare le produttività dei lavoratori e l’occupazione e attrarre capitali (alias aumento lavoro precario, diminuzione delle tutele dello statuto dei lavoratori, aumento della disoccupazione per diminuire l’inflazione);
      2. stimolo del PIL attraverso l’arrivo di capitali privati grazie alla vendita di partecipazioni in imprese pubbliche, privatizzazione dei servizi pubblici, vendita del patrimonio immobiliare pubblico (alias aumento delle tariffe, diminuzione della qualità dei servizi, vendita dei gioielli di famiglia per favorire qualche industriale mitteleuropeo);
      3. riforma della legge elettorale introducendo semi o integrale presidenzialismo per migliorare la governabilità del paese (alias facciamo più di prima quello che ci pare così ci togliamo di torno anche i parlamentari);
      4. più Europa: cessione di autonomia alle istituzioni europee per quanto riguarda anche la politica fiscale per raggiungere l’integrazione europea che sistemerà la crisi dei paesi con alti debiti pubblici (alias la Germania non avrà più ostacoli di tipo elettorale nel raggiungimento dei suoi obbiettivi).

      Forse ho dimenticato qualcosa. Me ne scuso.

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  15. Si, in effetti se un valuta molto forte è cosa eccellente e sacrosanta vorrei proprio vedere, se possibile in prima serata a reti unificate, Giavazzi o Alesina (che a mia moglie mette i brividi, quando per caso lo sente parlare in TV) spiegare per quale motivo la Svizzera è intervenuta contro l'ascesa del suo franco e il Brasile ha regolato (limitato) l'afflusso di capitali esteri...
    Pero' prof la spesa pubblica improduttiva esiste! L'ho vista! E mi ha fatto girare vorticosamente i cosiddetti...

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    1. La spesa pubblica improduttiva probabilmente esiste. Ne avrò certezza quando me ne farai un esempio e insieme capiremo come, quanto e perché è improduttiva in un contesto di calo generalizzato della domanda.

      Quella che non esiste (nemmeno nel vocabolario) è la spesapubblicaimproduttiva, come non esiste il debitosovrano o la svalutazionecompetitiva. Per questo tipo di informazione ci sono i quotidiani luogocomunisti. Qui preferisco non farne. Aspetto l'esempio per parlarne con te.

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    2. "La mia spesa è il tuo reddito,la tua spesa è il mio reddito" Parole di Krugman :-)


      PS: Ora non ti arrabbiare,lo so che fai un lavoro didattico e quindi educhi, ma alla manifestazione per il 25° anno dalla scomparsa di F.Caffè,Nicola Acocella usa il termine svalutazione-competitiva affermando che non è una vergogna (il video credo che sia sempre in rete su radio Radicale).

      Insomma il termine non esisterà ma viene usato.

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    3. Perdonami, hai ascoltato male. Krugman dice: "la mia spesapubblicaimproduttiva è il tuo redditoparassitario". Scusa, sai, ma se non ascolti...

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    4. Io non mi arrabbio, comunque. Se tu fossi malato ti darei la china. Il fatto è che vedo che non sta funzionando, e quindi mi chiedo che medicina darti...

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  16. Dietro il ritorno alla lira e quindi il ritorno alle valute nazionali qunato è dovuto alla sapiente regia Usa?
    Gli Usa beneficerebbero dalla disgregazione dell'euro essendo per loro un Europa veramente unita un partener oggi troppo scomodo visto e considerato il vero stato della loro economia, certamente non in salute come ci viene fatto credere.
    Un Europa disunita sposterebbe l'attenzione dalla loro economia che cresce solo grazie al debito ed a stimoli fiscali e dal loro sistema bancario, ombra e non fallito da tempo, in vita grazie la market to fantasy.

    Grazie per l'attenzione

    Daniele

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    1. Chiedo scusa, ma ho già detto che questa prospettiva complottista è talmente farlocca che oggi nemmeno l'onorevole Prodi si permette più di ripetere questa solfa. Gli Usa da qui alle elezioni non beneficerebbero assolutamente di una disgregazione dell'euro, e nessun politico ha vista più lunga. Devo ripetere il discorso su Feldstein ecc.? Ma perché nessuno si legge 'sto blog prima di intervenire?

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  17. Alberto, ho ascoltato il tuo intervento di Napoli e quelli precedenti: secondo me fai un grosso errore. L'errore è quello di dire che se ci fosse volontà politica il problema dell'euro si potrebbe risolvere : se la Germania accettasse di fare una politica espansiva il problema si risolverebbe. Tradotto (e sintetizzato brutalmente ma, tutto sommato, realisticamente) se la Germania accettasse per 4 o 5 anni di avere un'inflazione al 4 o 5% mentre gli altri paesi europei (specie quelli del Sud) la avessero all'1% il gioco sarebbe fatto.
    Non è realistico e non è vero. Come non è vero che ci sia un oscuro disegno imperialistico della Germania in Europa.
    Il vero problema è quello che tu chiami problema tecnico : cioè l'euro è sbagliato.
    Io lo chiamerei problema culturale, ma senza evocare fantasmi di fine del sistema capitalistico ecc. ecc. (la questione è già grossa per conto suo).
    Semplicemente 40 anni fa è emerso il problema che l'oro(con la stampella del dollaro) non poteva più essere la MONETA INTERNAZIONALE : che serviva anche a livello internazionale una moneta fiduciaria. Una o più, ma fiduciarie. Alcuni (europei in prevalenza) hanno pensato che la moneta internazionale fiduciaria dovevva essere una e hanno escogitato complessi e irrealistici meccanismi (i Diritti Speciali di Prelievo) : altri, ma ancor più la concretezza degli eventi, hanno trovato che un sistema fondato sui CAMBI FLESSIBILI e su più monete potenzialmente credibili per gli scambi internazionali fosse un sistema valido e funzionante.
    Quarant'anni ormai di storia hanno dato ragione a questi ultimi.
    Il fatto poi che in questi 40 anni una moneta (il dollaro) abbia dominato la scena internazionale è una "deriva" storica di cui già si vede se non la fine certamente l'evoluzione. Già oggi le monete di alcuni paesi sono usate negli scambi internazionali e accumulate nelle riserve di molti paesi. Domani potrebbero esserlo il rublo, il real per non parlare dello yuan.

    Sintetizzo tutto in due slogan :

    L'EURO NON E' l'EUROPA (PER FORTUNA)

    L'EURO E' UNO SBAGLIO (IO PREFERISCO LA PAROLA IDIOZIA MA QUI MI MODERO)

    Il vero problema oggi è come uscirne col minor dolore possibile.
    Su questo attendo (e spero) nel tuo contributo.
    Ciao

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    1. Caro Tommaso,

      permettimi di girarti le affettuose parole che mi disse a suo tempo un amico fiumarolo: "beato te che non capisci un c..".

      Mi hai profondamente seccato con questo richiamo alla stupidità metafisica, che è qualcosa che non credo nessuno abbia mai visto, salvo forse io (o te?) la mattina facendomi la barba. Possibile che in questo paese di merda non si riesca più a trovare una via di mezzo fra il donaldismo complottista (con i connessi starnazzamenti del tipo "Monti criminale") e la tua visione edulcorata e astorica, nella quale i fatti accadono "per caso", "per la stupidità" (e quindi i tedeschi per caso si trovano ad essere beneficiari di 200 miliardi di dollari di avanzi dopo aver fatto per caso una svalutazione reale competitiva). Suvvia!

      Sono gli stessi governanti tedeschi, come sapresti se avessi l'umiltà (non altro: l'umiltà, perché le competenze ce le hai) di leggerti il saggio di Cesaratto e Stirati, a dire apertis verbis i motivi per i quali hanno perseguito deliberate politiche di svalutazione reale competitiva, e organizzazioni come l'ILO (complottisti?) le stigmatizzano nei loro report annuali, denunciandole come la causa degli squilibri dell'eurozona.

      Poi arrivi tu e usi categorie metafisiche.

      Ma non economiche, però. Infatti, dato che nella tua testa ci sono solo i prezzi, ti sfugge un dato ovvio: una politica espansiva del centro non agirebbe solo attraverso la rivalutazione reale, ma, prima e di più, attraverso la variazione dei redditi. Hai presente quanto è un punto di Pil tedesco? E hai presente quanto è un punto di Pil greco? E hai presente qual è l'elasticità delle importazioni tedesche al reddito? Hai un'idea di quanto sia stata repressa la domanda in Germania? Sai qual è il loro Bop-constrained rate e quale è stato quello effettivo? Posso suggerire la lettura del par. 2.2.1 di Acocella "La politica economica nell'era della globalizzazione"?

      Quindi io sono d'accordo col tuo punto, perché lo capisco, e tu non sei d'accordo col mio perché non lo capisci, e non lo capisci perché non lo vuoi capire. E allora lasciami in pace e accomodati sullo sbilifesto. Qui chi mi fa la lezioncina lo fa a suo rischio e pericolo, perché io mi sono rotto i coglioni (mind my French) di insegnare la tabellina dell'uno a persone dalle quali mi aspetterei che invece mi dessero una mano a insegnare ai piddini quella del due (che ormai è ora).

      Perdonami: qui bene amat bene castigat, e comunque in ogni caso prendila come ti pare, ma non tornar fuori con questa storia della stupidità, che mi sembra giustifichi più certi argomenti che certe dinamiche storiche.

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  18. Inoltre volevo chiederLe una cosa: se questo progetto di "polarizzazione di capitali" dovesse andare in porto, portando così la divisione nord-sud Europa alle sue estreme conseguenze, la Francia (rifacendomi a ciò che dice Lei riguardo al fatto che anche lei ha "debiti" da onorare), alla fine dei giochi, farà parte degli "ariani" o dei "peones"?

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  19. Questo è un esempio piccolo e locale:

    http://www.bur.it/sezioni/Foglietto_numero_1023.pdf

    La vecchia struttura (ifn, istituto di fisiologia clinica) aveva un surplus di bilancio, la nuova (fondazione) un deficit strutturale di 2 milioni/anno, provocato principalmente dall'aumento di spese del personale, e non certo derivanti dalla stabilizzazione di pochi precari (una buona fetta era stata accortamente lasciata in mezzo al guado). Un pasticcio di cui hanno beneficiato diversi nuovi dirigenti creati dal nulla.

    Ora, forse in termini economici questa spesa non è improduttiva (non credo che siano improduttive tutte le spese in deficit - o a debito - dipende dalla loro destinazione, ovviamente). Ma anche il finanziare il più demenziale dei progetti di ricerca medica era meglio di una cosa così.

    Concordo che spesaimproduttiva è la solita etichetta. Io di tagli di spesa fatti bene non ne ho mai visto uno, nel pubblico, di solito vale la legge del più forte (cioè viene tagliato il più debole).

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    1. Guarda, non ho tempo di entrare nel merito, non posso leggere tutto quello che mi mandate. Il mio punto è estremamente semplice. La spesa pubblica generalmente è per personale, la struttura del bilancio pubblico è così. In questo senso, se tu mi dici che si aumenta lo stipendio a qualcuno, e questo qualcuno va in banca, preleva l'aumento in biglietti da 5 euro, poi torna a casa e ci accende il caminetto, allora sì, sono d'accordo: questa spesa pubblica è stata improduttiva.

      Ma se invece esce dalla banca e ci compra un ApeCar carica di ghiaccioli (che poi magari parcheggia al sole) ecco, in un periodo di carenza della domanda questa spesa pubblica NON è improduttiva, e mi sembra abbastanza ovvio il perché.

      Certo che soprattutto in strutture che si occupano di ricerca sarebbe bene avere una visione strategica ecc. ecc. (mi sembra questo, il messaggio, a una lettura diagonale). Solo che questo messaggio si presta a un uso intrinsecamente demagogico, come sai benissimo anche tu, viste le conclusioni alle quali giungi. Guarda con le buone intenzioni cosa è stato fatto dell'università. E allora se il problema è spesa sì, spesa no, la risposta è spesa sì. Se poi dobbiamo parlare di qualità della spesa, allora prima liberiamoci dei demagoghi che non sanno l'economia e danno numeri falsi, e poi parliamo quanto vuoi, sono d'accordo.

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  20. Rassegna Stampa

    Berlino ha dimenticato a cosa serve la moneta unica. di Vladimiro Giacché

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/06/14/berlino-ha-scordato-a-che-serve-la-moneta-unica/263085/

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  21. A me l'intervento di Bellofiore sembra oltremodo fumoso. Gli sono stati sollevati degli appunti abbastanza chiari e ha risposto con delle supercazzole con lievi scappellamenti a destra.
    Comunque caro Prof, per suo sommo giubilo non posso esimermi dal proporle questo video in cui Bellofiore duetta amabilmente con Donald: http://www.youtube.com/watch?v=kIFVD9_W_Pg&feature=plcp.
    Se fosse colto da masochismo estremo può anche vedere i video successivi in cui Donald si erge a storico del pensiero economico.

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    1. Guardali tu, poi mi racconti. Io purtroppo lavoro, faccio l'economista!

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  22. Rassegna Stampa

    Nokia taglia 10mila posti di lavoro"Misure necessarie per il futuro"In questo modo il colosso finlandese della telefonia mobile ridurrà la sua forza lavoro di quasi 25mila persone in due anni. Entro fine 2013, la società, oltre a risparmi sui costi pari a 700 milioni di euro per quest'anno, conta in ulteriori risparmi per 1,6 miliardi.

    http://www.repubblica.it/economia/finanza/2012/06/14/news/nokia_taglia_10mila_posti_di_lavoro_misure_necessarie_per_il_futuro-37166721/?ref=HREC1-5

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  23. il convegno visto per intero è stato davvero molto molto interessante, non un comizio ma diverse visioni ed impostazioni tutte apprezzabili (prof lei in grandissima forma!) che lo hanno reso ricchissimo di spunti ed ancora più utile proprio perché non univoco, questo aumenta ancora di più le mie perplessità sugli interventi finali ma alla fine sono da ringraziare in ogni caso gli organizzatori e quindi credo di capire Roberta Russo e tutti i ragazzi di linknapoli per la scelta degli invitati e la disponibilità.

    Giuseppe

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    1. Ripeto: li ringrazio molto anch'io. Sono sicuro che Gennaro non mi parlerà più, scioccato dalla mia violenza... ma che ci vuoi fare: meglio sapere con chi si ha a che fare! Io sono un pessimo soggetto.

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  24. Mi fa piacere che sia così! In quanto, per chi ha avuto la puzza sotto al naso per troppi secoli, questo è un bell'insegnamento di vita! Ogni tanto abbassare la cresta non può far altro che bene. Inoltre, se la crisi non rimane confinata all'Europa mediterranea ma comincia ad entrare seriamente anche nell'Europa latina centro-occidentale, secondo me ci sono ancora molti margini di manovra sia dal punto di vista politico che dal punto di vista economico. Grazie tante per la risposta prof.!

    p.s. per "margini di manovra", non mi riferivo certamente all'incontro Monti - Hollande di queste ore riguardo all'emissione degli Eurobond, questo sia chiaro!

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  25. Non cambierei un Bagnai per cento Bellofiore!
    Mi spiace per questo professore, ma ancor di più per i suoi studenti.
    Quando parla non riesce a far capire i concetti su cui basano le sue affermazioni (molti paroloni ma pochi dati), e quando cerca di semplificare si intravede una misera visione dell'economia, tipo quando cerca di dire che la germania è meglio perché fa prodotti di qualità e di nicchia. A questo proposito credo, che anche mia nonna avrebbe potuto obbiettare che le cose non stanno proprio così, dato che nel suo frigorifero ci possiamo trovare del latte tedesco! Il latte tedesco in sardegna risulta essere più economico!
    Non vorrei infierire, ma la sua visione e schematizzazione delle crisi economiche è ancora più incredibile: poco surplus, troppo poco surplus, troppo surplus...ma che ...
    Credo che le crisi non si possano semplificare in questo modo e credo che, se gli economisti che dovrebbero illuminarci sono così, allora ci aspetta di sicuro un luuungo e buio periodo di miseria.

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    1. Dai, buttiamola in caciara (tanto lui non legge i blog): secondo me Riccardo è un bravo ragazzo, ma purtroppo è stato catturato dagli alieni (i marZiani), che hanno fatto su di lui i soliti esperimenti...

      Guarda che lui è critico verso una certa categoria di marZiani (non so bene, forse quelli con le antenne a ricciolo), solo che una certa oscurità del suo eloquio deriva dall'uso del loro linguaggio. Attenzione: ognuno parla come gli pare, e lui riesce, a differenza di tanti altri, a individuare molto bene certe dinamiche attuali. Certo, dentro ogni marZiano giace, appena sopito, un luogocomunista, che si risveglia sul più bello e spara a raffica...

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    2. Per non parlare delle conclusioni...tutti alla fine dicono di non sapere come andrà o non ci hanno pensato o studiato su.
      Io non pretendo doti di preveggenza, ma un economista qualche idea in più di me ce la deve pur avere! Almeno una ipotesi credibile e sensata!
      Non si può dire che può succedere tutto o il contrario di tutto.
      Personalmente apprezzo molto i suoi articoli perché almeno lei ci prova, almeno dice che alcune ipotesi catastrofistiche sono fuori luogo. Poi se catastrofe sarà lo sarà per colpa di come verrà gestita, ma i presupposti per una sana ma dolorosa gestione dell'uscita dall'euro ci sono.

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