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domenica 6 maggio 2012

Al père Lachaise, ovvero il farmacista di Salonicco

(a seguito di una discussione avuta ieri con un piddino di razza, il quale tornava sull'argomento, insistendo sul fatto che i politici erano stati lungimiranti, e che comunque per la mobilità del lavoro si è fatto tanto, pubblico un post che avevo scritto dopo un intervento del nostro beneamato Giorgio DM, ma che poi era rimasto indietro)





Professore,
forse ho messo troppe faccine ma la domanda era seria (non so se intelligente): anche su lavoce.info avevo letto un articolo (che non ritrovo) che diceva che la causa del mancato aggiustamento è che i lavoratori non si spostano da un paese all'altro, suggerendo che i lavoratori italiani disoccupati dovrebbero emigrare in Germania.



Ah, Giorgio mio...

Dunque... Fra il seminario di Gennaro Zezza a Paris XIII e il mio aereo per Roma c'erano poche ore. Tornare a Rouen non mi sembrava molto razionale, e così ne ho approfittato per andare a trovare mes morts les plus chers (non so se ricordate... io me lo ricordo sempre quando vedo una certa scrivania...). Del resto, lo avevo promesso, non so se ve lo ricordate (in effetti, si parlava d'altro).

Quindi lacrimuccia sul porfido (più che dalla commozione, dal freddo):


e poi così, in giro un po' a casaccio, tanto qualcuno col quale scambiare due parole si trova sempre:


Mentre, sopraffatto dal freddo, stavo divallando verso il boulevard di Ménilmontant, mi viene incontro, con l'aria un po' smarrita, una signora anziana. Cedo il passo, ma lei mi si rivolge interrogativa:  "Maria Callas?" "Keine Ahnung. Ich habe sie nimmer besucht. Es tut mir Leid. Auf Wiedersehen." "Auf Wiedersehen."


Sì, perché la signora era relativamente compos sui, e quindi non mi aveva scambiato per un soprano (si capisce che sono un baritono): stava solo cercando una certa tomba (che a me interessava meno di quella di Morrison, anche se prima o poi ci andrò a sbattere). E però, come dire, la sua loquela la faceva manifesta
 
di quella nobil patria natia
ultimamente a noi assai molesta.

e io in quella loquela benignamente le risposi (poi Robert mi correggerà).

L'amico del tornese trasecolerà.

Lui pensa che io sia antigermanico. E quindi si immagina che se un'anziana tedesca mi chiede la strada, io prima la agguanto per il collo, e poi le bercio in faccia "vecchia zoccola, restituiscici i miliardi di dollari di surplus commerciale che avete accumulato dall'entrata dell'euro come sleale frutto della vostra svalutazione interna competitiva finanziata in spregio delle regole di Maastricht!".


Ma... caro amico del tornese... ti ricordo che quello che finì abbracciato a un cavallo (la signora una qualche somiglianza l'aveva) era appunto un tedesco, non un fiorentino. Sai, noi fiorentini abbiamo visto tanti default, e quindi se da un lato ci rendiamo conto del fatto che una certa classe dirigente sta praticando una politica suicida, e ci permettiamo di dirlo e di dimostrarlo per facta concludentia, questo però non vuol dire certo che ce la prendiamo con ogni potenziale elettore (o vittima) di questa stessa classe dirigente. Più in generale, dichiarare e ammettere (come ultimamente mi sembra faccia anche tu) i terribili pericoli di una simile politica non significa essere antigermanici.

Ma non volevo parlare di questo.

Volevo tornare a Giorgio e all'idea che egli implicitamente esprime o comunque riporta: certo: facciamo la moneta unica e poi, siccome si sa da cinquantun anni che un'area valutaria è ottimale solo se c'è mobilità dei fattori, qualora le cose vadano male, diamo la colpa ai lavoratori che non si muovono abbastanza! Geniale, no?

(per i lettori di CDC: questo è sarcasmo, "s" come sedano, "a" come allocco, "r" come rapa, "c" come...)

Giorgino mio, carissimo... Vedi, io in vita mia ho cumulato una montagna di fallimenti. Mi sono iscritto a filosofia (e lì ho studiato il tedesco), poi ho lasciato perdere. Ma pensa, prima ancora, da bambino, volevo fare lo scienziato, e sono finito a fare l'economista! Marco Basilisco, per consolarmi, mi dice che Planck da giovane si era iscritto a economia, ma poi aveva rinunciato, trovandola una scienza troppo difficile. Averne, di amici così! Ma rimane il fatto che quel poco di buono che ho fatto l'ho fatto mio malgrado (e quindi conterebbe pure lui come fallimento). Ognuno di questi fallimenti, però, qualche traccia l'ha lasciata, e così ora diciamo che se a Parigi incontro un tedesco posso parlargli nella sua lingua. Più in generale, diciamo che il risultato di questi fallimenti è che posso muovermi per l'Europa con una certa scioltezza.

Però, vedi, già al tempo mio, quando ancora esistevano in Italia una scuola e un'università, una persona poteva diventare così versatile solo per sbaglio. Oggi, poi, si studiano tre lingue straniere fin dall'asilo (credo). E del resto alle elementari si studia la topologia combinatoria (Europa chiamò, suppongo). Immagino i risultati!

Ma a parte questi dettagli ridicoli: cosa abbiamo fatto noi per favorire la mobilità dei lavoratori? Quale spazio europeo di mobilità abbiamo creato? Come la creiamo la mobilità? Togliendo soldi alle borse Erasmus? Impedendo quindi ai nostri studenti che vogliono andare all'estero di approfittare di questa possibilità? O magari facendo sciocche questioni di principio sulla difesa dell'italofonia, e impedendo così agli studenti esteri che vogliono venire in Italia di approfittare di questa possibilità? E i sistemi previdenziali? Si parlano fra di loro? In che lingua? E poi stiamo parlando solo della mobilità dei laureati? E gli altri? E quelli, che sono ancora tanti, che non parlano nemmeno l'italiano (e non mi fate fare esempi, che se questo computer potesse parlare staremmo a ridere per una settimana)? Gli unskilled chi se li carica? E se un paese è già in crisi per difetto di domanda estera (perché schiacciato da un cambio troppo forte), il fatto che i lavoratori se ne vadano non aggiunge anche un difetto di domanda interna? Vogliamo capirlo che la mobilità dei fattori non è necessariamente stabilizzante, come reputano gli economisti neoclassici? Non lo è, evidentemente, quella del capitale, visto che ogni paese andato in crisi era preventivamente stato investito da potenti afflussi di capitali esteri (e ne ho parlato in Crisi finanziaria e governo dell'economia). E rischia di non esserlo nemmeno quella del lavoro, per il semplice motivo che ti ho appena detto, e sul quale mi ha fatto riflettere Tony Thirlwall.

Vedi, io ho collaborato con lavoce.info e lo reputo un sito serio. Il che non toglie che se qualcuno si fosse espresso nel senso che tu riporti, cioè dicendo che adesso la colpa è dei lavoratori perché non si vogliono muovere (favorendo l'aggiustamento, e sopportandone il costo), avrebbe comunque detto una colossale idiozia. Il problema è un altro. Il problema è che prima non si sono volute creare le condizioni per un effettivo mercato del lavoro europeo. Condizioni fra le quali non rientra la moneta unica.

Ripeto il concetto: i lavoratori italiani si sono sempre mossi. Fra immani sofferenze. Creare l'Europa avrebbe significato, nella visione degli economisti, mettere in opera ogni possibile strumento perché queste sofferenze venissero minimizzate: unificare i sistemi educativi, sanitari, fiscali, previdenziali, contrattuali, le tutele sindacali, ecc. Poi, molto dopo, e solo se tutto fosse andato bene, si sarebbe potuto forse parlare di moneta (che sarebbe comunque stata, in un'Europa omogenea, un dettaglio sostanzialmente inutile, visto che con fondamentali allineati e possibilità di assorbire senza costi gli shock via mercato del lavoro il rischio di cambio sarebbe stato ridotto al minimo).

E sai cosa dicono i politici oggi? Quelli che ti ripetono che loro vendono un sogno, sai... quelli lì...

I politici ti dicono "eh, ma no, così non si poteva fare, questo era un progetto troppo ambizioso, sarebbe fallito!" Capisci? Una cosa assurda sotto ogni profilo di razionalità economica la si poteva fare, perché si sapeva chi ne avrebbe pagato i costi: il bracciante calabrese che deve andare a fare il pizzettaro a Brema, o, incalza sardonico Marco Basilisco, il farmacista di Salonicco, pronto a riciclarsi come commercialista a Cork. E si sapeva anche chi ne avrebbe raccolto i benefici: il sistema finanziario, e prima ancora gli imprenditori, attraverso la repressione dei salari reali (a beneficio dei profitti). Ma una cosa razionale no, quella no, non si poteva fare, perché il sogno sì, ci vuole, la visione pure, l'ambizione certo, ma che non conduca fino al punto di fare la cosa giusta, perché il troppo stroppia... Est modus in rebus: anche con la visione è meglio non esagerare, come con la democrazia.




Ah, per chi non se lo ricordava:

J'ai plus de souvenirs que si j'avais mille ans.
Un gros meuble à tiroirs encombré de bilans,
De vers, de billets doux, de procès, de romances,
Avec de lourds cheveux roulés dans des quittances,
Cache moins de secrets que mon triste cerveau.
C'est une pyramide, un immense caveau,
Qui contient plus de morts que la fosse commune.
— Je suis un cimetière abhorré de la lune,
Où comme des remords se traînent de longs vers
Qui s'acharnent toujours sur mes morts les plus chers.


Appunto, mes morts les plus chers. Ma lui sta a Montparnasse. Troppo lontano da Paris XIII.

39 commenti:

  1. E' sempre un grande privilegio leggere questo blog. Grazie!

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    1. Alberto.
      Non è gratis: costa la fatica di rimettere in discussione certe propri convinzioni e la fatica di fare lavorare il cervello.

      Un prezzo assolutamente ben speso per lo "spettacolo".
      Grazie

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    2. I suoi articoli non sono mai banali e corredati da valanghe di dati. Questo blog é un vero e proprio bignami dell'economia. Mi dica prof.... Oltre alla vocazione all'insegnamento cosa la induce a dedicare così tanto tempo a degli sconosciuti che, come me, sono completamente acerbi della materia?

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    3. La paura di quello che sta per succedere, e che potremmo evitare se riuscissimo a insegnare ai piddini la tabellina dell'uno. Ma non ci riusciremo, quindi succederà.

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  2. E meno male che noi italiani dovremmo essere i più preparati di tutti su questi temi sono solo 150 anni che vediamo la "spontanea" mobilità dei lavoratori all'opera da sud a nord e da arie depresse verso il resto del mondo con risultati eccezzzzionali sulla coesione sociale: leghisti, venetisti, sudtirolisti, neoborbonisti, sicilianisti (l'ultima volta che sono stato a catania molti mi raccontavano di non volere il ponte per non avere troppi contatti con l'italia hehehehe), sardisti, salentinisti etc. manca poco e ognuno dichiarerà stato sovrano nazionale il proprio condominio!

    Giuseppe

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    1. Sono reazioni assurde a una azione assurda.

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  3. Scusandomi per la citazione interna (out of gratitude, digiamolo), ogni tanto me la rileggo e la trovo così....così ineffabile e ANTI-controintuitiva (si può coniare?), che la insesirei come mantra da ripetere obbligatoriamente a ogni giuramento di governo al Quirinale:

    "Il beneficio atteso di una unione monetaria è ovvio: la riduzione dei costi di transazione dati dall’incertezza del cambio. Vige un’illusione ottica: questo vantaggio sembra rilevante, ed è quindi spendibile politicamente, perché è “vicino” al cittadino. Ma l’impatto macroeconomico è minimo[33]. In effetti, dal punto di vista macroeconomico l’idea stessa di unione monetaria è contraddittoria. A rigor di logica, se un gruppo di paesi avesse istituzioni, politiche e fondamentali macroeconomici perfettamente allineati, sarebbero tali anche i rispettivi tassi di cambio, e i costi della loro incertezza sarebbero trascurabili[34]. L’unificazione monetaria si rende quindi necessaria solo laddove i sistemi economici considerati non sono omogenei e non esistono forze che tendono a far convergere spontaneamente le rispettive valute. In altre parole, l’unificazione monetaria si rende necessaria solo laddove è dannosa, cioè solo laddove implica la rinuncia a un elemento di flessibilità (quella del cambio) utile per assorbire shock o compensare divergenze strutturali. Per questo la teoria delle aree valutarie ottimali (AVO) è esplicitamente impostata in termini di riduzione del danno, e la scienza economica ammette che la scelta dell’unificazione monetaria risponde a logiche di tipo politico, le sole in grado di giustificarla, nonostante essa venga spesso presentata (slealmente) agli elettori come una scelta di carattere tecnico-economico[35]."

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    1. Questa distorsione della teoria delle AVO mi colpì molto due anni fa quando la ripresi in mano per studiare le unioni monetarie dell'Africa subsahariana (in questo lavoro). Sinceramente, è impressionante vedere come tutti gli studiosi si limitano ad arrampicarsi sugli specchi sperando di dimostrare che i danni non saranno molti, e dando sempre per scontati i vantaggi, dei quali però, come avevo detto nel 1997 in un altro lavoro, era ben chiara l'esiguità. Ecco: tornarci su a distanza di 13 anni mi ha veramente sconcertato. Ti ringrazio per l'attenzione con la quale leggi. Quel passo, secondo me, è uno dei due snodi fondamentali del lavoro che citi.

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  4. Buongiorno prof !
    Incredibile ma vero dalla cena con i piddino è stato stimolato... o stuzzicato !
    Certo anche loro ( i piddini ), stanno evolvendo.
    Leggendo un articolo online alcuni giorni fa, mi sono imbattuto in un link che riportava alla ppuntata di Servizio Pubblico del 26 aprile, e incuriosito dal titolo : Uscire dall' euro?, l'ho vista. Erano presenti due pezzi da novanta della politica italiana, la Mussolini e il responsabile economico del PD.... Fassina... La Mussolini sfruttando la fama della Le Pen si è fatta pubblicità a fini elettorali, mentre Fassina in pieno delirio da mantra piddino, non ha perso l' occasione per diffondere il piddinismo più spinto. Ovviamente ha ribadito che se non ci fossimo uniti nella grande Europa "difesa" dall' euro, oggi come Italia saremmo stati schiacciati dalla competizione con la Cina, l' India, i Brics ecc... E poi è arrivato al nuovo totem che la sinistra Italiana adora , più Europa per diventare gli stati uniti d' Europa ! E allora si che in un grande stato di hollywoodiana maniera, i lavoratori si muoveranno da Roma ad Amsterdam, da Berlino ad Atene e da Madrid a Bruxelles, non rimanendo più disoccupati e realizzando il sogno americano anche se siamo dall' altra parte dell'oceano.
    Però ai piddini dobbiamo riconoscergli coerenza nella loro completa conversione al neoliberismo, basano la loro politica sull' Offerta ( Vendono un Sogno ) tanto qualcuno lo comprerà.

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    1. Conclusione estremamente puntuale e arguta.

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    2. Uno dei passaggi (secondo me) più sconcertanti di quella serata è la giustificazione fatta da Fassina al voto sull'inserimento in costituzione del pareggio di bilancio.
      Per chi ha stomaco, la si può vedere qui:

      http://www.youtube.com/watch?v=ZIbcZ5dxn3w

      consiglio di passare subito al minuto 6:40 perchè l'autolesionismo deve avere dei limiti.
      Carlo P.

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  5. Buongiorno prof !
    Incredibile ma vero dalla cena con i piddino è stato stimolato... o stuzzicato !
    Certo anche loro ( i piddini ), stanno evolvendo.
    Leggendo un articolo online alcuni giorni fa, mi sono imbattuto in un link che riportava alla ppuntata di Servizio Pubblico del 26 aprile, e incuriosito dal titolo : Uscire dall' euro?, l'ho vista. Erano presenti due pezzi da novanta della politica italiana, la Mussolini e il responsabile economico del PD.... Fassina... La Mussolini sfruttando la fama della Le Pen si è fatta pubblicità a fini elettorali, mentre Fassina in pieno delirio da mantra piddino, non ha perso l' occasione per diffondere il piddinismo più spinto. Ovviamente ha ribadito che se non ci fossimo uniti nella grande Europa "difesa" dall' euro, oggi come Italia saremmo stati schiacciati dalla competizione con la Cina, l' India, i Brics ecc... E poi è arrivato al nuovo totem che la sinistra Italiana adora , più Europa per diventare gli stati uniti d' Europa ! E allora si che in un grande stato di hollywoodiana maniera, i lavoratori si muoveranno da Roma ad Amsterdam, da Berlino ad Atene e da Madrid a Bruxelles, non rimanendo più disoccupati e realizzando il sogno americano anche se siamo dall' altra parte dell'oceano.
    Però ai piddini dobbiamo riconoscergli coerenza nella loro completa conversione al neoliberismo, basano la loro politica sull' Offerta ( Vendono un Sogno ) tanto qualcuno lo comprerà.

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  6. sul fatto che Che l'Europa:sia costruita alla rovescia e che non è possibile la mobilitazione del lavoro se non per le sole persone dotate di conoscenze medio alte,è un fatto che è evidente e sta diventando sempre più evidente.

    Poi sicuramente ci sono anche altri fattori di incompatibilità come i livelli di tassazione sui redditi da impresa che rendono più appetibili certe zone dell'Europa rispetto ad altre.

    INSOMMA PROF SUL FATTO CHE L'EUROPA NON È UN'AREA VALUTARIA OTTIMALE, E CHE IN NOME DELL'EUROPA QUALCUNO E' STATO BUGIARDO, QUESTO PENSO CHE SIA CHIARO A CHI ORMAI FREQUENTA IL BLOG DA UN PO DI TEMPO. E COMUNQUE CHE CI SIA QUALCOSA CHE NON FUNZIONA E SEMPRE PIU' CHIARO ANCHE A LIVELLO SOCIALE VISTA LA REALTA' DEI FATTI.

    Ma allo stato attuale che facciamo....mi sembra che la situazione sia politicamente oscura in quanto:

    - quelli che sostengono l'uscita dall'euro sono una minoranza, la stessa Le Pen in Francia può vantare un successo politico e personale degno di nota, ma non si governa con il 20% dei consensi.Segno evidente che ci sono molti elettori che subiscono le pene Europee ma che preferiscono restare in Europa,

    - C'è una parte di Europeisti convinti a trazione germanica che in italia possiamo identificare con le forse moderate di CD per intendersi meglio Monti e Casini,

    - Poi c'è il CS Hollande in Francia,in Italia il PD e per certi versi anche il PDL che vogliono stare in Europa ma cambiando alcune regole.

    Ho sintetizzato ma il quadro mi sembra chiaro e realista.

    In questo quadro politico l'uscita dall'euro non sarà un atto politico razionale, ma un atto devastante nel senso che avverrà solo se in Europa ci saranno altre tre situazioni Greche.

    Ora Prof. visto che hai detto che sei anche "Filosofo" oltre che economista che poi è di fatto una scienza sociale (e poi dici che non sei politico anche se insegni politica-economica, anche se io non ci ho mai creduto).

    Non ricordo il nome ma a radio 24 ho ascoltato che un economista ( se non sbaglio cileno) afferma che L'Europa potrebbe funzionare meglio se la germani uscisse dal trattato, visto che sarebbe costretta a rivalutare la sua moneta rispetto al $ più dell'euro che probabilmente si svaluterebbe.

    Ti pongo due domande:

    - La prima, L'europa senza la Germania funzionerebbe meglio,come sostiene l'economista "Cileno"?

    - La seconda, La rimozione che impediscono all'Europa di essere un'area valutaria ottimale sono veramente insormontabili?

    Ora non mi rispondere da "politico" dicendomi che non c'è la volontà politica, perchè a me interessa la tua risposta da economista,è possibile mantenere L'Europa se si rimuovono alcuni fattori?

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    1. Non sussiste alcuna condizione tecnicamente, né politicamente, fattibile perché l'Eurozona possa dotarsi di una moneta unica nel medio periodo. Punto.

      Dopo di che, può anche darsi che fra dieci anni ci sia ancora l'euro, chi può dirlo? Ma saranno stati dieci anni di indicibili sofferenze che si potevano evitare.

      Il feudalesimo, del resto, è durato dieci secoli (vado a spanna). Facciamo durare l'euro altri dieci anni.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Molto interessante l'auspicio di Barbapapà "che i giornali e le televisioni riferiscano le notizie e ne spieghino il significato senza trasformare il giornalismo in un "burlesque" demagogico e spesso osceno."

      E di chi è la colpa se questo è successo? Lui dov'era? Rinchiuso per trenta anni in un clos della Camargue a rivedere con instancabile accanimento la prima bozza del suo romanzo di un giovane povero?

      Certo, io vorrei essere tranquillo e moderato, ma se voi mi provocate... Prendo due o tre editoriali di barbapapà e faccio scorrere il sangue!

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    2. "Prendo due o tre editoriali di barbapapà e faccio scorrere il sangue!"
      http://coserosse.net/c/wp-content/uploads/2009/06/omerbava.jpg

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  8. Profe, la tomba della Callas al Père Lachaise c'è, solo che per trovarla bisogna scendere nel sotterraneo dove ci sono i loculi degli inceneriti. Ed è una cosa modesta, voluta dagli "amici", che non rende onore alla grandezza (in vita) dell'artista.
    Cmq, anche se l'"annoiato" non poteva saperlo, a lei quei "mes morts les plus chers" non le fanno pensare all'infausto 28 maggio 1871?

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    1. E come!

      Ci pensavo proprio ieri sera, leggendo i Miserabili (parte quarta, libro settimo). Tutto il discorso "c'è stata la rivoluzione, questo atto immenso di probità, ha portato la luce, ha incoronato il popolo, e ci vaccina dalle jacquerie".

      E termina (il capitolo III):

      Donc plus de jacquerie. J'en suis fâché pour les habiles. C'est là de la vieille peur qui a fait son dernier effet et qui ne pourrait plus désormais être employée en politique. Le grand ressort du spectre rouge est cassé. Tout le monde le sait maintenant. l’épouvantail n’épouvante plus.

      Al che mi son chiesto: "ma quando l'ha pubblicato?". 1862. Ah... ecco...

      Quindi ne deduciamo che:

      1) nel 1862 era rivoluzionario, come oggi, parlare del lavoro come di un diritto (nello stesso libro, capitolo successivo);

      2) nel 1862, come oggi, c'era un Berlusconi che faceva politica con l'anticomunismo, e c'era qualcuno che diceva "ma di che parli, il comunismo è morto, le jacquerie non ci saranno più, siamo in plutocrazia...". E aveva torto! Lo spettro rosso era dietro l'angolo.

      Come dire... c'è da sperare che Berlusconi abbia ragione!

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  9. In Italia abbiamo avuto una moneta unica e un mercato del lavoro formalmente unico per 150 anni. Eppure i differenziali di inflazione tra le regioni sono rimasti ampi, e di conseguenza il disavanzo di alcune a fronte di un surplus di altre. Non c'è stata abbastanza mobilità del lavoro? In effetti c'è stata, ma dolorosissima e pericolosamente a senso unico. Come si potrebbe livellare l'inflazione delle regioni italiane, rimettendo così in ordine i saldi delle regioni del sud e prevenendo (si spera) i leghismi? Con più mobilità? O magari incentivando il flusso di lavoratori da nord verso sud (un po' per uno...)?

    Straziami, ma di risposte saziami

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    1. Be', ma in Italia i prezzi sono cresciuti più al Nord che al Sud, quindi c'è qualcosa che non va...

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    2. Non conosco la dinamica, ma in effetti pare che sia gli stipendi sia i prezzi siano più alti al nord che al sud. Ma cosa rende più competitive le merci del nord rispetto a quelle del sud?

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    3. In effetti da quello che dice lei sembra che anche l'unità d'italia sia stato un colossale errore, quindi cosa avrebbero dovuto fare? forse lasciare l'italia divisa in nord, centro, sud ed isole, ognuna con la propria moneta?
      Oppure in 150 anni di governo la politica non ha fatto qualcosa?

      (se la sentisse Bossi le potrebbe regalare un bel completino verde)

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    4. vorresti forse dire che tanta disoccupazione una bella criminalita' organizzata (quindi economia nera) produce innovazione e modera i prezzi ?



      e adesse vediamo se hollande è un fognatore e lo schiavetto dei germanici come dici tu oppure no...
      (i francesi non glielo perdonerebbero ...)


      ps:post molto divertente me lo immaginavano che facevi il giro romantico nei cimiteri...chissa' allegoricamente voleva dire la vecchia che ti chiedeva delle ceneri...che sarai chiamato a raccogliere le ceneri dell'europa dei fognatori(ci ho messo un po' a capirla questa parola adesso ne abusero!)

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    5. se la sentisse Bossi le potrebbe regalare un bel completino verde

      questa non dovevi scriverla ...con tutto il tempo che ci dedica e l'impegno....

      il italia non c'è riconoscenza....:(

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    6. In realtà a parità di paniere i prezzi sono più alti al Sud!

      Il Sindaco di Bari lo ha fatto notare qualche tempo fa: al sud spendono meno perché comprano prodotti che costano meno, perché hanno un reddito inferiore, e non perché comprano gli stessi prodotti a un prezzo inferiore.

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    7. @ R°#
      non mi sognerei mai di mancare di rispetto al prof, è solo che con la sinistra che fa cose di destra e la destra che predica quello che ci si aspetterebbe da sinistra non ci si capisce proprio nulla. Ci mancava anche Bagnai che fornisce delle motivazioni economiche (per me più che condivisibili) a chi vorrebbe una secessione e siamo a posto.
      Se non fosse che stiamo parlando di crisi e di gente che sta soffrendo, si sarebbe da entusiasmarsi per uno scenario storico/politico di questo genere.
      Io sinceramente non saprei cosa augurarmi, ma spero che qualcosa succeda per uscire da questa commedia che nonostante tutto vede sempre come sconfitti i più deboli.

      Io credo che la verità stia in una analisi semplice e corretta dei dati e che non abbia un colore politico e se solo questo messaggio arrivasse alla maggior parte della popolazione sarebbe una gran cosa.

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    8. Giorgio, io ho un'esperienza non recente, perché ho vissuto qualche mese al sud alla fine degli anni '80 (e per notare certe cose non basta farci un giro turistico).

      Allora i prezzi erano più bassi su molti beni identici, ti faccio un esempio brutale, se andavi al supermercato a fare la spesa (allora c'era ancora la Standa) i prezzi erano uguali a quelli del nord perché il listino era unico, andavi nei negozietti dei quartieri spagnoli e trovavi le stesse cose ad almeno il 20% in meno.

      Anche oggi se compri, che so, una Volkswagen in Romania costa molto meno che in Italia, ci sono sempre listini diversi per ogni paese perché alla fine i ragionamenti microeconomici fanno convenire che pur con un ricarico minore il valore aggiunto si alzi comunque per l'economia sui costi ad aumento della produzione.

      Certo non funziona su tutti i beni e in parte Emiliano ha ragione, ma in parte, per la mia esperienza spicciola i prezzi sono veramente legati al livello dei salari del luogo, sicuramente sui beni a più larga diffusione. E questo mi ha fatto molto riflettere quando trovai la Germania molto più a "buon mercato" che l'Italia, con solo discount (Lidl ed Aldi) come supermercati. Vuoi vedere che i tedeschi poi non guadagnano così tanto mi chiesi?

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  10. Fonte:Il sole24ore


    Dai primi exit-poll (da prendere con le pinze) sembra che in Grecia siano in testa nelle prime tre posizioni tutti partiti contrari all'austerity.

    In Francia Hollande ( con una affluenza alle urne superiore alla media)è dato favorito con il 53% e afferma telefono subito alla Merkel.

    Ora delle due una, o l'europa cambia direzione e diventa meno germanica,o l'europa è a rischio.

    Prof.per caso ai messo la bottiglia di spumante in frigo :-) ?


    PS. Sul Blog del fatto che ho segnalato la discussione si è animata ma di Boldrin non c'è traccia....MI SA TANTO CHE UN BUON INDICE PER MISURARE LA DIFFERENZA FRA I "BARONI" E I LAVORATORI SIA PRODUTTIVITA' DOMENICALE.

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  11. E quindi pare abbia vinto Hollande, e quindi i piddini se stanotte sentono clacson non pensano che sia per l'eventuale vittoria dello scudetto, ma per Hollande. come quelli in piazza per Pisapia come se fosse la liberazione dal nazifascismo. che forti!

    e a proposito di nazifascismo:

    http://www.corriere.it/esteri/12_maggio_06/grecia-elezioni_7325ace2-9785-11e1-9a56-d67dd7427f23.shtml

    io sto raccogliendo un po' di numeri telefonici di cittadini europei con lo scopo di riunire i popoli europei, per ora sono a 27, se anche voi mi aiutate possiamo veramente cambiare la situazione.

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    1. per me dovresti provare ad andare nei circoli culturali di destra (so che a roma ce ne sono...) poi del pd poi di sinitra alterntiva ...e proporgli di spiegargli perchè l'euro
      è una truffa , la teoria delle aree valutarie ottimali ,il moltiplicatore keynesiano cenni di mmt (metonimie monetarie temporali) e filmare le reazioni ...^^^

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    2. In fondo ha sempre ragione Goofy (ovvero Hegel).
      Basta leggere l'articolo con attenzione e si legge con tranquillità che Syriza è il secondo partito di Grecia, a poca distanza da Nuova Democrazia.
      In fondo è semplice, si chiama polarizzazione politica.

      Schneider (detto Πόλεμος, qui il greco antico ci sta proprio)

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    3. Sai Istwine,

      sono arrivato alla conclusione che il popolo in piazza, come è stato quando Pisapia ha vinto e io in piazza c'ero ed è stata una bella festa, festeggia se stesso e le sue speranze prima che si rivelino illusioni. :)

      Vabbe' il cinismo ma qualche volta si può pure festeggiare... che poi la campagna elettorale di Pisapia, quella parte fatta per lui da una marea di giovani (non quelli di Monti ma quelli veri di Milano) è stata davvero bella e creativa e coinvolgente.

      La Grecia invece è davvero preoccupante... lì non mi pare che basteranno i grembiulini a parare gli schizzi di sangue.

      La Grecia per me è il QED delle teorie di Karl Polanyi (quello che non per caso citava anche la Le Pen).

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    4. una marea di giovani per Pisapia? magari giovani in termini di anagrafe, ma cazzo che vecchi! mi ricordo una manifestazione uno due giorni dopo le dimissioni di Berlusconi. interi cortei anche di morti di sonno di rifondazione e SEL, per far dimettere anche il presidente della regione (berlusconiano). oh! e in quei giorni si discuteva di fallimento e c'erano pressanti diktat dall'Europa e dalla BCE (come adesso). che festa è?

      ma scusa Giorgio, non è cinismo, è lungimiranza. lo so che era tanta la voglia di festeggiare contro il Peter Lorre di Palazzo Chigi però, quando tu senti persone dell'età di mia nonna, a quella manifestazione, dire che era peggio di Mussolini, allora ti rendi conto che hanno perso totalmente il contatto con la realtà e quindi che festeggino pure, tanto poi a prendercela in c*** [non è censura, voglio proprio dire c***] siamo io e i miei coetanei in quanto loro pochi anni e schiattano.

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  12. comunque il farmacista di Salonicco ha incominciato a snocciolare i suoi kakoi nekroi. Mò vediamo come se la cavano...

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  13. Nel frattempo ho ritrovato l'articolo de lavoce.info:
    http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002839.html

    "L’altro fattore di aggiustamento reale, che avrebbe permesso di mantenere differenze competitive maggiori tra paesi, la mobilità del lavoro, non ha fatto passi in avanti significativi e sufficienti in questi dieci anni."

    Tra l'altro l'ha scritto un amico e l'avevo pure commentato, anche con un certo entusiasmo da neofita di questo blog :)

    Cordiali saluti.
    Giorgio

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  14. Ehr.gio Professore,
    mi permetto di segnalare questo articolo preso dal "Fatto". Se ci fossero ancora dubbi sul fatto ch tutto è stato fatto al contrario...
    Però forse nemmeno i tedeschi sono così intransigenti, quando torna comodo a loro....
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/05/06/spiegel-litalia-entro-nelleuro-trucchi-contabili-kohl-sapeva/220003/

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  15. Caro Prof.io penso che oltre che esserci stupidità ed incomprensione di elementari questioni di buon senso, ma ormai questo manca nei burocrati e/o politici europei, per lunga vita extraterrestre, io credo che stiano anche diventando carogne.
    Alberto49

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