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giovedì 15 marzo 2012

Mille e un blog: main-stream

Quando fu chiaro che non avrebbero ricevuto soldi dallo Stato, i "compagni" del Manifesto pubblicarono un articolo stizzito, del quale ho perso il riferimento, ma che voi forse ricorderete, e del quale io rammento solo la sarcastica chiusa: "e mille blog crescano".


A questa chiusa replichiamo con il dovuto garbo, notando che in effetti i blog che se lo meritano crescono, mentre i giornali che non se lo meritano periscono (deposuit potentes et exaltavit humiles).


Crescono così bene, i blog che fanno il lavoro che i giornalisti non vogliono fare, che sono diventati mille e uno. Saluto l'apertura del blog main-stream, degli amici e lettori Marino Badiale, Claudio Martini e Fabrizio Tringali, del quale apprezzo fra le altre una delle intuizioni di fondo, che poi è quella della Lettera rubata di Edgar Allan Poe: con buona pace dei teorici del complotto, oggi il modo migliore di nascondere un'informazione è fornirla, possibilmente in modo ridondante! "I fatti rilevanti non sono taciuti, ma nascosti", spesso, aggiungo io, ostentandoli. Sono certo che i tre amici ci assisteranno nel difficile compito di far attenzione a quelli più importanti.



P.s.: il discorso sulla decrescita è sempre aperto! Solo che appena provo a togliermi un sassolino da una scarpa, passa qualcuno e me la riempie di pietrisco. Ma non preoccuparti, caro Marino, io ti penso sempre...

29 commenti:

  1. Solo una cosa mi sento di dirti.
    Per questo e altri articoli che stanno contribuendo a formare in me una coscienza critica fatta non solo di urla e messaggi preconfezionati (magari facendo un copia e incolla) ma di competenza ed oggettività.
    A mio parere, uno spunto interessante è relativo al fatto che, anche se mossi dalle migliori intenzioni, non si fa un servizio alla "causa" andando in giro tra blog, post, social network a cercare di imporre il proprio pensiero alle persone usando strumenti impropri. Ci vuole pazienza, abnegazione, passione, studio (ahimè sarebbe bello se si diventasse tutti scienziati leggendo un blog). Non rischiamo di far perdere credibilità ad un eventuale movimento di pensiero (per quanto embrionale) portando a conferma tesi non comprese, incomplete, in modo arrogante, e verso gli interlocutori sbagliati (spesso mossi da qualunquismo e disagio che non hanno neanche voglia e capacità di ascoltare).
    Ah dimenticavo, grazie!

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    1. Non sono sicuro di aver capito (nel senso che capisco il principio generale, ma non vedo bene a chi si applica da queste parti: forse proprio a me, che sono il più polemico!), e comunque: prego.

      Sì, diventare scienziati leggendo un blog è difficile, ma non molto più che diventare allenatori leggendo la Gazzetta dello Sport. Diciamo che se a uno piace l'economia, sta assistendo a una bella partita. Io però penso che divulgare abbia un senso comunque. Senza dare o farsi illusioni.

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  2. Diciamo così. Mi piace fare un salto "qui" quando ho la testa piena di informazioni, contraddizioni, verità svelate e non dimostrate, comunicate in fretta e furia senza badare alla punteggiatura, da chi in buona fede cerca di portare avanti un idea, ma sbaglia nei modi e nelle forme di comunicazione, ridicolizzandola. E la cosa mi da fastidio proprio quando vedo che l'idea di base sarebbe anche la mia e viene "sputtanata" in questo modo.

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    1. Avrai visto che è un problema che mi sono posto anch'io. Cerchiamo di dialogare...

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  3. Siamo sulla stessa lunghezza d'onda luca...Scommetto che a Rimini c'eri anche tu ;)

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    1. Adesso capisco! Pensa che uno mi ha scritto per dirmi che siccome non starnazzo sono piduista! Giuro! Pubblicherò la lettera, vale la pena di leggerla, così magari mi aiutate a capire se devo prendere la tessera della P2!

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    2. Pensi che una volta scorrendo le liste degli iscritti alla loggia vi trovai un omonimo di mio padre, controlli anche lei, non si sa mai, potrebbe ritrovarsi in compagnia di Berlusconi senza saperlo:
      http://www.fisicamente.net/MEMORIA/index-810.htm
      Giuseppe Sini

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  4. Anche a prenderla ormai la P2 è stata superata. L'anno scorso è andata di moda la P3 ma è durata poco. Giusto il tempo di operare la naturale successione tra padre e figlio ed alla fine non si capisce se 'sta P3 ha vinto o perso. Forse, esaurite le P ed in applicazione del principio dell'invisibilità dell'evidenza, hanno cambiato la lettera ma non la vediamo. V1? V2?

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  5. Buonasera prof,
    continui così, a farci capire le cose con semplicità;
    le faccio una domanda:
    mi dice cosa ne pensa dell'esperimento del SIMEC e del (pace alla sua anima) prof Auriti?
    Un saluto, Roberto N.

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    1. Il problema è che non ne penso niente, perché non lo conosco e finora non ho ritenuto di approfondire l'argomento. Mi dispiace.

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  6. Marco Palermo15 marzo 2012 19:11

    Per il requiem, di questi tempi, avrei scelto qualcosa di più "nazionalista" http://www.youtube.com/watch?v=_jBLyIQvNf0
    Purtroppo è vero che oggi l'informazione la fanno più i blog che i quotidiani, che sono buoni solo per la pagina sulla cronaca locale. Interessante l'idea di Badiale-Martini-Tringale. Ma la collaborazione con Chiesa (Giulietto....che avete capito?) è finita?

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    1. Non gliel'ho chiesto, non volevo essere indiscreto. Va bene, accetto il suggerimento di seguire una linea di autarchia musicale.

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    2. Con Chiesa l'hanno finita da un po', si sono dimessi prima del II congresso di "Alternativa" (per la questione euro), tant'è che il Giulietto s'è rammaricato dicendo che le loro posizioni avrebbero potuto discuterle al congresso...
      http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7494-perche-ci-siamo-dimessi.html
      roberto

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  7. Marco Palermo15 marzo 2012 19:54

    Per l'informazione comunque non c'è bisogno dei blog. La crisi ce la spiegherà Amato, da persona indipendente ovviamente.

    http://www.kataweb.it/tvzap/2012/03/15/il-professor-amato-spiega-la-crisi-su-raitre-396385/

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  8. E ora mi guardo Hollande a "Des paroles et des actes". Vediamo cosa racconta il Bersy francese...

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  9. Salve prof,a proposito di giornali http://video.repubblica.it/rubriche/allegro-purtroppo/hitler-in-cielo-cosi-salvai-il-lavoro-gelo-per-la-storiella-del-banchiere-del-papa/90448/88841
    a parte la critica,non mi sembra tanto uno scherzo da prete!!!

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    1. Ma si sa a cosa servono le guerre. Nell'Europa preindustriale c'era una piacevole alternativa: le epidemie, che avevano il vantaggio di far crescere il salario reale senza intaccare la capacità produttiva. Alla fine, meglio la Merkel della peste, no?

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    2. Tra i due, meglio la Merkel e abbassare il salario reale, mandare in pensione art 18 (beato lui)e iniziare i saldi di fine stagione con adozione del fiscal compact in costituzione. Va be significa che devo imparare il tedesco, meglio iniziare subito.
      Hallo professor

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    3. Ma mica è poi così tanto vero. Guarda nel Decamerone come si divertono!

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    4. ...volevo dire che anche la Merkel, come la peste, non è mica uguale per tutti!

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  10. Bene, non leggo mai i quotidiani proprio per il loro eccessivo gossip, se ci pensano quelli del blog Mainstream a fare il lavoretto che si sono preposti di fare, ben volentieri.

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    1. Siamo qui per questo. Vienici a trovare.

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  11. Sinceramente non ho mai capito questa benedetta decrescita ed i suoi presupposti teorici (anzi su quelli ho qualche sospetto). Circa un mesetto fa mi capitò di discutere con un seguece di questa teoria e ciò che mi colpì fu il suo continuo riferimento all'aumento della popolazione mondiale, intesa come principale causa del degrado ambientale e del consumo del suolo: "siamo in troppi", "non ci sono risorse per tutti", etc, questo era il tono delle sue argomentazioni a favore della decrescita. Sicché, pur tralasciando gli impliciti aspetti ideologici e politici della sua visione del mondo (lui si definiva apolitico, anzi poi mi disse che simpatizzava per Grillo), gli ho chiesto come spiegava il fatto che delle nazioni, pur avendo assistito ad un boom demografico, hanno migliorato le loro condizioni economiche ed ambientali (il caso coreano è particolarmente emblematico)e, viceversa, quello di nazioni che, pur avendo una densità della popolazione molto bassa, si ritrovano con un patrimonio ambientale devastato. Poi sul consumo del suolo gli ho chiesto se questo non dipendeva da una deregolarizzazione del settore e da una mancata pianificazione urbanistica, cioè, in sostanza, dall'assenza di un intervento pubblico sia nella gestione della politica per la casa che nella legislazione per la tutela ambientale. Eppure basta affacciarsi dalla finestra per vedere che in Italia, pur non essendoci crescita demografica, attorno alle città sono sorte e continuano a sorgere delle corone di nuove abitazioni, e questo nonostante esistano degli interi quartieri sfitti. Forse questo benedetto consumo di suolo dipende dal fatto di avere abbandonato la politica della casa, considerando questo bene alla stregua delle mozzarelle? Credo di sì, nei paesi del centro-nord Europa, dove per fortuna resiste ancora una politica pubblica per la casa, non si è assistito a questo forsennato consumo del suolo. Forse non sono sufficientemente informato su questa decrescita, però ho l'impressione che i seguaci di questa teoria si soffermino semplicemente sugli effetti dei fenomeni, dimenticandosi di cose che dovrebbero essere date per scontate: per esempio, che senso ha diminuire i consumi se si omette che per il modello economico attuale l'ambiente, così come la manodopera, è un costo, per cui le aziende, se possono ed in assenza di una severa legislazione ambientale, "potrebbero" esternalizzarlo sulla collettività per restare sul mercato e mantenere i propri prodotti "convenienti", magari anche attraverso vie criminali (vedi il caso della Campania)? Mah, non vorrei assolutamente offendere chi sostiene la decrescita, forse sono io che non mi sono informato abbastanza, tuttavia non mi convince per niente.
    Alessio

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    1. La decrescita non l'ho capita molto nemmeno io. Credo sia un altro drammatico caso di etichetta sbagliata, attaccata da persone che vogliono attirare l'attenzione di molti, senza riflettere sui pericoli di farlo nel modo sbagliato.

      Su chi parla di decrescita alla radio invece ho le idee molto chiare, ve ne parlerò...

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  12. Grazie per la segnalazione di main-stream.
    Leggo ogni giorno i suoi post e i relativi interventi su questo blog. Ho apprezzato molto anche i suoi articoli su sbilanciamoci.info.
    Continui così.
    Toni

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    1. L'esperienza su sbilanciamoci si è chiusa per i motivi che ho spiegato qui, ma per me è stata molto piacevole, istruttiva e incoraggiante, perché ho visto che i miei interventi raccoglievano molti commenti (positivi e negativi), il che mi indicava che i lettori mi avevano capito ed erano stimolati a reagire. Cosa che non sempre (vede come sono gentile) succedeva in altri casi.

      Il problema è che se devo partecipare a un dibattito orientato, allora voglio orientarlo io! L'unico reale svantaggio di essermi messo in proprio è che mi manca quell'importantissimo stimolo che è l'obbligo della concisione. Cercherò di autodisciplinarmi.

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  13. Caro Prof. Bagnai o anche Alberto, la seguo da tempo (il convegno di Chianciano dell'autunno scorso) e condivido il suo approccio, come in genere tutto il tema della riappropriazione del tema "nazione" per contrastare, di fatto, l'aristocrazia globalizzante. Alla fine degli anni '90 ho avuto la fortuna di frequentare Augusto Graziani e potei vedere meglio il destino infausto dell'euro. Ho militato in gioventù con il manifesto ma già con Lucio Magri criticammo lo snobismo cui andava riducendosi la sua redazione. Ma quella non è più "storia contemporanea" come direbbe don Bendetto Croce, dunque interessa poco. Invece proprio perché apprezzo la sua prosa sincera ma anche la capacità di dialogo, le rilancio la problematica decrescita, a cui credo. Avrà certamente più agio nel discuterne con Marino Badiale, di cui apprezzo le traduzioni marxiste della decrescita, io volevo solo limitarmi a sottoporre due risvolti "decrescisti" utili alla riformulazione del concetto nazionale: 1) il territorio come misura non solo delle produzioni e del consumo (economia)ma del momento della decisione (politica) -territorio certamente da riempire di istituzioni più che da generici "beni comuni"- 2)l'universalità di un modello economico "solidale", basato sulla misura dei "valori d'uso" (tema certo ambiguo e scivoloso ma pur affrontabile e penso a Giorgio Nebbia) può prospettare un rapporto tra nazioni non aggressivo, direi "mazziniano", evitando la declinazione "eugenetica" del nazionalismo del '900. Ammetto che l'anarchismo di Illich e il riformismo di Latouche oscurino il tema fondamentale del "pubblico", dello Stato, ma la loro è soprattutto un'antropologia e in fondo un etica (nicomachea) la politica è comunque "posteriore" e procede nelle "occasioni" per "approssimazioni". Tocca a noi. La ringrazio per la pazienza, non si autodisciplini, la saluto con calore. Roberto Donini vivo nel "territorio" di Roma verso Viterbo. (non voglio essere "Anonimo" ma non rientravo nei profili in tabella)

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    1. Guardi, forse non è chiaro, ma con lei preferisco chiarirmi subito: io non ho niente contro il concetto in sé, ma ho molto con l'uso che ne viene fatto. E quando avrò il tempo di farle un esempio dettagliato, vedrà che sarà d'accordo con me.

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