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mercoledì 8 febbraio 2012

Quod erat demonstrandum (5)

C'è chi ha la Reuters, e chi ha i Bagni Luigi 93. Sì, proprio quelli, il dipartimento di Cattolica dove il prof. Santarelli ha preso il suo PhD in anatomia finanziaria comparata (ecco... ora se fosse proprio finanziaria non ve lo saprei dire...), e da dove gestisce una utilissima agenzia.

Stavo per andare a letto, e mi arriva sul cellulare il seguente messaggio dai Bagni Luigi 93:

"Prod. Industriale Angeliana Dicembre 2011 meno 2,9 mentre era aspettato invariato... che peccato... Mein Gott".

E in effetti è proprio così (non che dubitassi): guardatevi ad esempio Bloomberg, e facciamoci due risate pensando alla traduzione maccheronica e imbarazzata che troveremo domani su Repubblica, o, chissà, forse addirittura sull'Unità, che si è scafata non poco, come abbiamo visto nel post precedente. E facciamoci anche due risate alla faccia dei pensatori sottili che da agosto fino a quando sono voluto starli a sentire (a dire il vero molto poco) hanno continuato a dirmi che ero ingenuo, che la Germania non avrebbe mai segato il ramo sul quale era seduta, come avevo affermato in conclusione del mio famigerato articolo, perché Marx, o mi' cuggino, ha detto che... Ma che ha detto?

Il problema è politico. Il problema è che ormai le menzogne dei politici hanno tracimato, travolgendoli. Come previsto, la Merkel è intrappolata nelle balle che ha rifilato al suo elettorato: la colpa è dei pigri del Sud! Quindi ora i pigri del Sud deve strozzarli (altrimenti il suo elettorato la molla a due mesi dalle elezioni), ma poi... se non vende a loro, a chi venderà? Ai cinesi? Ma li avete visti i dati?

Dunque: la situazione dal 1999 al 2007 ve l'ho fatta vedere fin dal primo post: il deficit della Germania con la Cina era aumentato da 5 a 24 miliardi di dollari. Poi com'è andata? Se permettete, sono andato a chiederlo ai cinesi. Nel sito del National Bureau of Statistics vedo che la situazione sembra migliorata: nel 2008 il deficit era di soli 3 miliardi di dollari, e nel 2009 la Germania ha avuto addirittura un surplus bilaterale verso la Cina. Che successo delle esportazioni tedesche! Be', certo, vogliono comandare a casa nostra, nominare i nostri governi, hanno dei metodi un po' particolari di gestire le relazioni industriali, poi c'è quel piccolo problema di 7.5 milioni di mini jobs a 400 euro al mese, però ci sanno veramente fare, no?

No.

Perché dal 2008 al 2009 le esportazioni tedesche verso la Cina (cioè, per i non Goofynomisti, le importazioni cinesi dalla Germania) sono rimaste sostanzialmente stazionarie: -0.1%. Viceversa, le importazioni dalla Cina sono crollate: -15%. Capito? Capito capito? È Goofynomics, bellezza! I tedeschi sono andati in surplus con la Cina non perché hanno esportato di più, ma perché hanno importato di meno. E ci credo! Con un tasso di crescita del Pil al -5%! Traduco per i piddini: non è stato un successo delle esportazioni tedesche (ferme come Paulus a Stalingrado): è stato un collasso delle importazioni tedesche (causato dal collasso che il reddito tedesco, come il nostro, ha subito).


Ma soprattutto: a noi a cosa serve una Germania in surplus con la Cina, se poi è in surplus anche con noi? Perfino l'Unità si è accorta che "la locomotiva tira nella direzione sbagliata" (come aveva segnalato molto tempo prima Sergio De Nardis). Forse bisognerebbe prima capire cos'è una locomotiva. Un paese funge da “locomotiva” di un’area se la sua crescita si traduce in acquisti di beni da quell’area. Questo fa la Cina in Estremo Oriente: nel 2008, a fronte di un surplus complessivo di circa 200 miliardi di dollari, la Cina aveva un deficit di circa 40 miliardi verso i suoi vicini, da cui importa semilavorati che assembla e riesporta verso l’Occidente.

La Germania fa esattamente il contrario! Nel 2007, a fronte di un surplus complessivo di circa 300 miliardi di dollari, il surplus tedesco verso l'Europa era di circa 200 miliardi. La Germania i beni a noi li vende, non ce li acquista. E lo fa, e riesce a farlo, perché l'euro le conferisce un vantaggio competitivo sui suoi vicini, vantaggio al quale non vuole rinunciare, come ci dice perfino l'artefice di questa bella iniziativa! Vantaggio, però, che diventa uno svantaggio nel momento in cui l'ottusità germanica non arriva a ciò da cui è partita la saggezza cinese: se vuoi essere sempre in surplus, qualcuno dovrà essere sempre in deficit, e allora tu gli devi prestare i soldi e zitto pure!

Questo la Germania con i suoi partner non lo vuole fare. Eppure, come ho evidenziato nel mio articolo sulla crisi finanziaria, sarebbe naturale e fisiologico che la Germania prestasse ai paesi mediterranei, relativamente arretrati, e che quindi hanno bisogno di finanziare il proprio sviluppo. Molto più fisiologico di quanto non lo siano i prestiti dell'arretrata Cina agli sviluppati Stati Uniti. Prestiti che pure la Cina continua ad estendere, perché ha qualche millennio di storia alle spalle, con la saggezza che questo comporta (e che le ha permesso di finanziare il suo sviluppo non con prestiti, ma con investimenti diretti esteri oculatamente gestiti).

Dal canto loro invece i tedeschi, piuttosto che star zitti e lasciarci nel dubbio, aprono la bocca per lamentarsi della pigrizia meridionale, facendoci capire quanto siano intrinsecamente idioti. Ovviamente in senso etimologico: persone che pensano a "ta idia", ai fatti propri, e che così facendo, con buona pace della mano invisibile, non contribuiscono al benessere collettivo (per usare un eufemismo). Insomma: dei cornutacci (che nun so' padroni della lingua, a Cicalo': senz'altro non di quella dell'economia internazionale).

Occorre altro? Mi pare che basti, come ripeteva infervorata la mia professoressa di filosofia al liceo, quando aveva a che fare con un mio collega particolarmente zuccone (ma mai quanto un piddino, che in quei tempi lontani ancora non infestavano queste terre).

149 commenti:

  1. Forse è a causa della "stupidità teutonica" che il miracolo economico degli anni 1933-39, sotto la guida di Hjalmar Schacht (ebreo, ironia della sorte), è stato tradotto in delirio militaristico.

    Ci deve essere qualcosa, nel cuore dei tedeschi, che gli impedisce di fermarsi quando è il momento di farlo. Qualcosa mi dice che faranno come dopo Stalingrado: con teutonica cocciutaggine correranno verso il disastro finale.

    Va da sé che noi italiani non ci smentiremo. Vedo, nella mia personale sfera di cristallo, un altro convoglio di gerarchetti in fuga, e il paese lasciato senza guida.

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  2. Purtroppo andrà così, o almeno questo è lo scenario più probabile.

    Tre osservazioni:

    1) gestire una vittoria è più difficile che gestire una sconfitta. Nel XX secolo nessun vincitore ha resistito al desiderio di stravincere, nonostante gli avvertimenti di Keynes, e i risultati si sono visti. Perché la Germania dovrebbe comportarsi in modo diverso?

    2) i dati dicono che la Germania NON è il miracolo che ci si vuole far credere. Se lo fosse, voterei per l'Anschluss, o ci andrei. Io sono padrone della lingua.

    3) purtroppo ci possono salvare solo i piddini. Ma questo richiede da parte loro qualcosa di più di un atto intellettuale di comprensione. Richiede un atto morale di umiltà. Quindi siamo perduti.

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    1. ^purtroppo ci possono salvare solo i piddini^

      non sono per nulla convinto di quello...si salveranno solo gli italiani quando smetteranno di accettare i sacrifici per l'euro e per l'europa ...credendo di poter diventare tedeschi...smettere di acquistare volkswagen(audi, skooda) bmw(mini)mercedes puo' essere un buon inizio...

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    2. Mio caro, la forza dei piddini è il numero. Attualmente sono la più grande forza realmente conservatrice in Italia. Potrebbero diventare quindi la più grande forza progressista.

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    3. (mi ero perso il commento dell'altro post) ma allora non dicevi sul serio che contavi sui piddini...era un artificio retorico !!! comunque mi viene questa riflessione
      farei affidamento di piu' verso i francesi , quindi come hai gia' detto ti soggerirei di tradurre/fare tradurre il blog in francese...purtroppo le dirigenze politiche italiane sono ciniche (tremendamente) ciniche , nè ai piddini nè agli altri fa diffenrenza se l'italia andra' in recessione un sacco di gente stara' male sara' danneggiata si impoverita' se l'aziende di stato saranno svendute se la vita delle persone sara' ancora piu' compressa nelle liberta' e umiliata' nelle possibilita' materiali (e per questo non posso che simpatizzare con una trattamente gulag marxista leninista corleonese )

      Ma sono ciniche perchè contano sull'acquiescenza della base degli elettore dei cittadini
      I francese sono piu' esigenti e battaglieri : forse da loro avrai piu' soddisfazione

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    4. Ti sfuggono due cose (scherzosamente).

      La prima è che non sono un coraggioso ma un codardo. Dopo tutto quello che ho detto finora è chiaro che in Italia per me non c'è futuro, ma in Francia vorrei evitare di compromettermi.

      La seconda, amico caro, è che i piddini sono tanti. Non c'è alcuna speranza di rovesciare il piatto della bilancia se non convincendoli. Certo, mi rendo conto che il mio modus operandi (che consiste nel trattarli con una certa sufficienza) non è il più appropriato per creare consenso e indurli a capire. Ma mettiamola così: io che possano capire non lo credo. Ma so anche che se non capiscono non si va da nessuna parte.

      E guarda, Alex lo sa, io ho visto amici piddini rovinati dall'euro, sterminati economicamente, negli affetti, nella vita sociale, in tutto. Ma la linea del partito, quella, non la discutevano. E mi sono sempre chiesto: ma è giusto aprire gli occhi a una persona così? A una persona che mangia merda tutti i giorni e la trova buona perché glielo ha detto Bersy? In fondo è una persona fortunata, ha un suo equilibrio, perché destabilizzarlo? Perché aprire gli occhi a qualcuno, se per farlo devi usare la fiamma ossidrica? Non è giusto!

      Mi sento ingiusto. Ma se non si passa da lì, allora veramente non c'è speranza.

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    5. Alberto , mi sto' commuovendo a leggerti (Sara' il momento non so' ) ma dovresti scriverci un libro su queste storie dei piddini , dell'euro e non so dei fatti che interessano
      (e lo dico perchè dei piddini non me frega nulla e della macro poco -dai un po' di piu'- non riesco neanche a sentire compassione solo disprezzo ) tu punti sempre all'eccellezza verso l'alto ma pensando alla citazione dei miserabili dell'altro post , lo vorrei popolare
      il libro intendo

      ps: ma perchè non c'è futuro , in fondo i piddini non contano nulla e conteranno sempre meno ! certo gli 'altri' contanto ma ormai sei 'trasversale' anzi ormai
      sei coi guelfi!

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  3. riposto non avendo avuto esiti al primo tentativo, qualora apparisse il primo cancellare inesorabilmente il doppione...
    Esimio, non è che si sia tutti embedded in Colombo street. Vero che la radio non è proprio la prima linea, ma ci si prova a dire quello che si è riusciti a capire. Gierre delle 8 di ieri

    prima lo dicono, poi riconoscono, come il ministro dell'interno di aver usato parole infelici. Ma lo dicono. Quello che non dicono è perchè lo dicono. O se lo dicono, lo nascondono. Senza abolizione dell'articolo 18 non attireremo investimenti esteri. In soldoni le nostre aziende, soprattutto statali e municipalizzate, che oggi valgono pochissimo a valori di borsa e la cui vendita allevierebbe il debito pubblico non vengono comprate dagli stranieri perchè non sanno se potranno licenziare liberamente. Senza una robusta, per non dire selvaggia, deflazione salariale i paesi del sud europa non sono in grado di competere, come scrive quasi ogni giorno Krugman, con la Germania che a fatto dumping di inflazione e costo del lavoro a partire dal 2000 aggiungendoci i vantaggi dell'euro che ha paralizzato le svalutazioni competitive, generando un enorme surplus negli scambi commerciali intra europei a vantaggio di Berlino. Obiettare sulla terminologia linguistica senza affrontare di petto la strategia economica sottostante, la linea Merkel Marchionne per capirsi, in realtà significa pensare che Monti Fornero e compagnia siano degli ingenui impolitici. Non lo sono.

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    1. Mi perdoni, ma non capisco il senso del suo intervento, che forse nasce da una lettura affrettata di questo blog. Non so dove sia Colombo street e non mi interessa, però so due cose:

      1) che Krugman non vede nella deflazione salariale una "soluzione", ma solo una scappatoia che aggraverebbe l'entità dei problemi che stiamo vivendo;

      2) che le insistenti richieste di deflazione e di "liberalizzazione" da parte dei paesi del Nord sono appunto finalizzate a fare shopping da noi, come ho detto tempo fa in un post che forse le è sfuggito. Quindi io non penso che Monti e Fornero siano ingenui. Penso solo che siano eterodiretti.

      3) non essendo schiavo dei luoghi comuni, non aggiungo l'aggettivo "competitiva" a ogni svalutazione nominale. La svalutazione reale dei tedeschi è, quella sì, competitiva, come ormai riconoscono tutti. La nostra svalutazione nominale sarà difensiva.

      4) non capisco cosa intende per "terminologia linguistica": se me lo precisa glie ne sarò grato perché mi permetterà di precisare a mia volta il mio pensiero.

      5) mi sembra di capire che lei ritenga che sia una buona idea vendere le aziende quando valgono poco. Se fosse così (spero di no) le faccio osservare che è esattamente perché ci sono persone che fanno questo ragionamento che in borsa si possono fare molti soldi! Vendere aziende pubbliche svalutate non risolverebbe adesso il problema del nostro debito, così come non lo ha risolto negli anni '90 (ricorda?).

      La ringrazio di essersi unito a noi, e la invito a dare un'occhiata a qualche post precedente. Credo che scoprirà che siamo molto più d'accordo di quanto lei attualmente sembra ritenere.

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    2. @massimo rocca , per essere radio capital (è ancora direttore zucconi?) sembra un buon servizio ...pero' bisogna
      chiarirsi bene: il problema non è il debito pubblico , se non si chiarisce bene prima quel punto non si va' da nessuna parte...(è un fatto riconosciuto dalla stampa uk e usa gia' prima della caduta del governo berlusconi , non è un informazione nascsta nei recessi dei bagni universitari)

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  4. http://sinistrainrete.info/europa/1879-marcello-de-cecco-trattato-ue-il-mostro-giuridico.html

    boh. io non condivido manco un po', anzi, mi sembra vi siano degli errori pesanti e non capisco perché visto chi è l'autore.

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  5. Meanwhile, in a free country:

    http://blogs.telegraph.co.uk/finance/ambroseevans-pritchard/100014648/salut-souverainistes-some-details-on-the-proposed-euro-break-up/

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    1. Sì, avevamo già commentato questa proposta (che fai bene a ricordare) nel blog, incluso lo straordinario errore dei colleghi francesi, che confondono una uscita di capitali (cioè un prestito fatto all'estero) con un incremento di debito. Non c'è che dire: dove ti giri ti giri...

      A proposito: ora che mi ci fai pensare, quasi quasi traduco in francese il post che ti ho citato. Perché farsi amici solo in Italia? Facciamocene un po' anche in Francia!

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    2. Ah, prima di andare vi segnalo una cosa meravigliosa:

      http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/getPDFarticolo.asp?currentArticle=1AGJPO

      Dove l'esimia afferma che il surplus tedesco e' formato soprattutto da esportazioni verso gli extra-UE, col grafico sotto che la smentisce.

      Non lo trovate deliziosamente dadaista?

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    3. io ammetto di aver difficoltà a capire il grafico in bianco e nero, anche se ne ho visti altri quindi posso confermare che è deliziosamente dadaista. come fu dadaista a Ballarò quando, dopo l'ultimo downgrade S&P, disse che S&P diceva che il problema fosse il debito pubblico.

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    4. Madonna miiiiiiiiiiiiia! Ma siamo messi veramente così!?

      Per i latecomers, o per chi ha legittime difficoltà coi grafici, suggerisco di guardarsi la tabella riportata in questo post. Su 239 miliardi di aumenti del surplus tedesco 157 sono dovuti al commercio con i fratelli nell'euro (non con la Cina).

      Claudio, non so se volerti bene per l'irrefrenabile ilarità che mi hai procurato (e che preoccupa un po' i miei colleghi, ma ora gliela spiegherò), o volerti male per aver sbriciolato così uno dei miei più segreti e perversi idoli sessuali.

      Lucrezia, ma perché leggi i dati al contrario? Perché non ho il giardino. E del resto, la linea gialla soffre...

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    5. Scusa ist, il siamo messi così si riferiva ovviamente a Lucrezia, non a te, il tuo commento si è intercalato. Ma su questo bell'articolo occorrerà fare un post.

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    6. Però il punto secondo me sbagliatissimo non è, bisogna approfondire. Certo che la Germania ci ha messo sotto i piedi per usarci come trampolino. Questo mi sembra sia molto chiaro anche all'autrice. Che però secondo me sottovaluta quanto la Germania dipenda dalla nostra domanda. Tanto per essere chiari, se quello che dice lei è vero, come mai la produzione industriale cala mentre il Pil degli emergenti viaggia (e il nostro crolla)? Perché la produzione tedesca è più legata al nostro Pil che a quello degli emergenti. Punto. Dare la colpa all'incertezza causata dalla Grecia è fuffa giornalistica (lei infatti non lo fa: semplicemente non registra, probabilmente perché ancora non le è noto, il dato che falsifica la sua ipotesi: cioè il fatto che la Germania sta andando giù perché noi andiamo giù).

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    7. Il punto è anche che, al di là dell'analisi che io non condivido sia per i dati sia per il fatto che è un articolo "da laboratorio" dove poi le reali potenzialità sono lasciate al caso ai "se" come al solito d'altronde. senza contare che l'analisi del Fiscal Compact senza sottolineare che è una cosa deleteria che non ha veramente nessun fondamento logico e scientifico, ma è solo superstizione. e nel 2012 per sti qua che si credono progressisti, la superstizione non dovrebbe esistere.

      semmai c'è una cosa che andrebbe approfondita, ed è l'idea che hanno Reichlin e in generale quel tipo di scuola sugli squilibri della bilancia commerciale. Va ricordato che di solito questo tipo di pensiero (sto generalizzando, assumendo che la Reichlin vada a braccetto col mainstream alla Giavazzi, conscio che, come al solito, sono etichette idiote) non dà eccessivo peso agli squilibri di questo tipo, per via del fatto che ritengono che in un modo o nell'altro gli squilibri si aggiustano. ovviamente assumendo la libera circolazione dei beni e dei capitali.

      abbiamo visto che non è così, anzi, l'europa è l'esempio concreto che non sia così, e probabilmente non esiste, o perlomeno io non la conosco, qualche analisi empirica di questo processo di riequilibrio automatico di lungo periodo. come non esiste se vogliamo essere precisi il puro "floating" della valuta, anzi, anche le Banche Centrali che agiscono in uno Stato in cui vi è un tasso di cambio flessibile intervengono nel forex per influenzare il tasso di cambio.

      quindi già questo indica che ci siano diverse cose da rivedere alla luce dei fatti nelle loro teorie di economia internazionale. il solito brancaccio questo lo disse tempo addietro prendendo di petto giavazzi/blanchard.

      dunque quello che mi chiedo io è: la Reichlin è cosciente che quel tipo di cooperazione è necessario non solo a livello europeo ma pure a livello mondiale (utopicamente)? e che la risposta ad un cronico deficit di bilancia commerciale non può e non deve essere (secondo me) una politica fiscale restrittiva perché significa darsi la zappa sui piedi? è cosciente che cooperazione significa anche abbandonare molto probabilmente certi principi liberisti dell'unione europea?

      e tante altre domande tralasciando che quando io leggo "politiche di crescita e innovazione" rimango sempre confuso perché può voler dire tutto.

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    8. a ovviamente, il riequilibrio automatico è legato a una situazione di tassi flessibili. quindi il riequilbrio europeo secondo i giavazzi non riguarda la bilancia commerciale, ma più in generale l'economia del paese in deficit che usufruisce (secondo lui) positivamente dell'indebitamento estero.

      mi son spiegato molto male a rileggermi. volevo dire appunto che in ogni caso il problema si ripresenterebbe a livello mondiale con l'aggravante di politiche di austerità. perché sicuramente la reichlin sa bene che un'unione fiscale con politiche keynesiane vere (tipo quella proposta di Piga di un paio di giorni fa) non esiste e non esisterà anche perché lei è la prima ad essere contro.

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  6. Si è vero, letto e non ascoltato con le inflessioni era criptico. e poi certo che siamo d'accordo, almeno io con lei. Quello era un pezzo su radio Capital, la radio del gruppo espresso, appunto situato in via cristoforo colombo. Nella disperata concisione di un minuto scarso di discorso, si prova a spiegare cosa sta dietro alle attuali politiche del governo, e al loro martellarci i cosiddetti con articolo 18 e posto fisso ( vendere i gioielli di famiglia al "miglior"offerente, demolire le tutele per deprimere i salari). Siccome al massimo ci si sofferma a criticare solo il linguaggio come fosse quello a contare.

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    1. Mi fa piacere che se ne siano accorti. Mi scuso anche se sono un po' criptico. All'inizio eravamo una piccola ciurma di disperati, siamo diventati subito amici e ci siamo creati un linguaggio, che magari può fuorviare i graditissimi "late comers" come lei. Certo che se la platea si allarga, dovrò imparare a essere meno allusivo e meno polemico. Fa bene a farmelo notare. Proverò a recuperare il podcast della trasmissione che mi ha segnalato. Grazie.

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  7. Salve Alberto
    Scopro con molto piacere il suo sito e senz'altro lo seguirò con molta attenzione. Avrei una domanda per lei, che è anche un po' una provocazione.
    Le chiedo, se sa e se può rispondermi, ma perché non si riesce a leggere su un quotidiano a diffusione nazionale (non parliamo delle testate giornalistiche televisive) una reale analisi economica, che non sia la riproposizione dei comunicati stampa di qualche agenzia o del ministero di turno?
    Non conosco bene la realtà degli altri paesi europei, ma anche all'estero c'è questa assoluta assenza di approfondimento?
    E' vero, ogni tanto qualche trafiletto ben nascosto si legge, ma non mi pare che ci sia alcuna volontà di capire, o meglio di far capire.
    E' una domanda un po' ingenua lo ammetto, ma mi farebbe piacere sentire il suo parere in merito.

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    1. Benvenuto!

      Sono due domande: perché le analisi diffuse dai media in Italia sono così povere? All'estero lo sono altrettanto?

      Comincio dalla seconda: no, all'estero c'è più volontà di affrontare il problema, non solo fuori dalla zona euro, ma anche nella zona euro, ad esempio in Francia. I commenti ai post precedenti forniscono moltissimi esempi.

      La prima domanda credo abbia una risposta molto semplice: chi detiene il controllo dei mezzi di informazione appartiene alla "dominant social force" (come direbbe Keynes) che da questa situazione ha finora tratto beneficio. Sottolineo il "finora" perché le cose potrebbero cambiare.

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  8. e ora diamo pure la colpa alla Germania,per essere stata piu' brava di noi in questi ultimi 10 anni...
    tra il 2002 e il 2005 l'economia tedesca è salita meno di quella pur asfittica italiana...ma tra il 2001 e il 2008 la loro produttività è aumentata di piu' del 20% e la nostra del 4 e mentre i loro salari reali sono rimasti pracitamente fermi,i nostri sono cresciuti al pari della nostra bassa crescita della produttività.E loro sono stati capaci negli anni prima della crisi,di ridurre la loro spesa primaria /PIL...per non parlare della loro qualità,delle dimensioni medie della aziende,con le nostre micro aziende che non hanno la stessa forza di spesa in ricerca e sviluppo e di penetrazione nei mercati esteri.Ora fare politiche per diventare piu' competitivi e piu' bravi,è disdicevole,solo perchè gli altri non sono stati in grado di fare altrettanto?

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    1. Oh! Finalmente un argomento.

      Dunque. Intanto vorrei sapere se è una cosa positiva che i salari reali crescano meno della produttività e se questo significa che la Germania è l'Eden degli operai, come ogni tanto qualcuno sostiene.

      Poi dovremmo interrogarci sulle determinanti della produttività. Lei lo sa che fino al 2001 la produttività italiana e quella tedesca hanno seguito lo stesso trend? Perché da lì in poi quella italiana ha stagnato e quella tedesca ha continuato a crescere (ma sempre più lentamente)?

      La teoria economica una spiegazione la dà. Mi interesserebbe la sua. Vedo che lei è una persona preparata e quindi non mi risponderà che questo è successo perché Berlusconi scopava. Sono curioso di sapere come la pensa.

      La ringrazio del dissenso civile e sostenuto da dati. Questo è quello che occorre per mandare avanti il dibattito.

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    2. Ah, sì, poi c'è il solito dettaglio: quando saremo tutti più competitivi, a chi venderemo i nostri beni? Se il modello giusto è quello tedesco, allora al mondo tutti dovrebbero esportare, e chi importerebbe? Oppure dobbiamo immaginare la nostra breve permanenza su questo globo sperduto nello spazio come una continua lotta? (non una lotta continua ;) )

      Non so, mi dica lei, ha un'idea dei mercati di sbocco? Krugman propone di esportare su un altro pianeta. Guardi, non è una battuta, è un problema serio, sul quale, del resto, sto lavorando qui con i colleghi francesi, perché anche le teorie eterodosse hanno il loro lato mercantilista, e anche loro sono quindi logicamente incoerenti.

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    3. "E loro sono stati capaci negli anni prima della crisi,di ridurre la loro spesa primaria /PIL"

      mi scusi Anonimo, questo è positivo o negativo e rispetto a che parametri?

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    4. "perché anche le teorie eterodosse hanno il loro lato mercantilista"

      puoi espandere brevemente con degli esempi (se ti va)? perché ho l'impressione di averlo notato anche io un po' di tempo fa quest'aspetto.

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    5. Questa era la mia domanda di riserva!

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    6. caro ist, se lo hai notato anche tu, siamo in due, e siccome questa cosa non interessa gli altri, e fa parte di una ricerca in corso della quale non sono l'unico autore,, magari ti chiedo di avere un po' di pazienza o di parlarne in privato.

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    7. Io aggiungo: perchè diventare più competitivi è una cosa positiva? In una unione di Stati senza frontiere non si dovrebbe parlare più di "cooperazione" invece che di "competizione"?
      "E loro sono stati capaci negli anni prima della crisi,di ridurre la loro spesa primaria /PIL". Questo è positivo e i parametri sono quelli di Maastricht.

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    8. Forse volevi dire "se i parametri?

      Comunque sì, Marco, tu centri esattamente il punto. Io continuo a ripeterlo, ma nessuno mi capisce. Si continua a parlare dando per scontato che siamo in Europa per competere, gareggiare, cioè combattere, gli uni contro gli altri, senza ricordare peraltro quello che perfino i piddini hanno capito, cioè che questo tipo di competizione, storicamente (dal tempo di Troia) è sempre sfociato in guerre guerreggiate.

      Nessuno sembra disposto a dare alla parola Unione il suo significato autentico, che non è il farsi le scarpe a vicenda. E questo è il frutto di una "visione" """europea""" basata sul "primum vivere, deinde philosophari": prima facciamo la moneta, anche se sappiamo che non funzionerà, e poi le riforme (mentre ci stiamo combattendo gli uni con gli altri e siamo in recessione).

      Questo è delirio puro!

      La visione europea avrebbe dovuto essere quella di unire le forze per integrare realmente le nostre culture, nel rispetto delle diversità: per integrare i mercati del lavoro, i sistemi previdenziali, quelli educativi, basandosi sulle best practices e rispettando nella misura del possibili i diritti acquisiti, aiutando i cittadini a superare le reciproche diffidenze, dovute soprattutto all'ignoranza, e quindi investendo massicciamente in cultura e in ricerca. Dopo, solo dopo, forse, cioè quando la teoria economica dice che sarebbe stato forse opportuno farlo, dopo, dopo tutto questo, dopo questo sforzo di autentica, profonda unione, si sarebbe potuto cominciare a parlare di unificare la moneta.

      Chi deliberatamente non ha voluto seguire questa strada ha commesso un grave crimine contro il buon senso.

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  9. Un servizio su RaiNews 24 oggi ha affermato che le esportazioni tedesche nel 2011 sono cresciute dell'11%, e che gli industriali tedeschi per il 2012 prevedono un'ulteriore crescita delle esportazioni (quindi io tautologicamente capisco: delle loro merci vendute all'estero). Di queste il 62% va in Eurolandia.
    Da allievo goofyano, dunque, mi faccio l'esempio di una torta divisa in 10 fette servita a una comitiva di commensali. Il primo commensale, il più ingordo, ne arraffa sei fette, e mentre se le pappa soddisfatto, invita gli altri a ingozzarsi come lui, a prenderne di più, sempre di più, ancora di più.
    Ora, se questo accadesse nella vita reale, non c'è dubbio che gli altri commensali si sentirebbero presi per i fondelli e magari lo riempirebbero di schiaffoni (l'unione fa la forza). Invece quando accade nella politica economica sur-reale, il nostro Commensale Supremo si accontenta delle briciole rimaste della torta.

    roberto

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  10. ...intanto il Wall Street Journal sostiene il cambio di priorità. Non più il Debito ma l'art. 18.

    Secondo il WSJ è ora di metter mano alla "riforma dell’articolo 18 e di altre norme sul lavoro, che per oltre mezzo secolo hanno impedito all’Italia di crescere".

    antonino

    p.s. dice il Wall Street Journal ma l'autore dell'articolo si chiama Matthew Melchiorre ed è analista all’Istituto per la Competitività delle Imprese di....Bologna! Che giro...

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    1. Probabile che sia analista, ma forse freudiano, perché su EconLit è un completo sconosciuto, quindi una certezza la abbiamo: è uno dei tanti che intervengono nel dibattito senza avere credenziali scientifiche minime (almeno in campo economico: poi magari sarà un ottimo psicanalista)...

      Sul mezzo secolo senza crescita ci andrei un po' piano: prima dello SME (il nonno dell'euro) l'Italia cresceva, e come se cresceva...

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    2. ...per i più giovani: prima del 1979.

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    3. Infatti immaginavo fosse un altro "zombie".

      Questa storia dello SME sarebbe da raccontare, no?


      antonino

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    4. Carissimo, mi accingo a farlo, ma non è possibile se prima non mi assicuro che sappiate cos'è la bilancia dei pagamenti e cos'è il tasso di cambio reale, altrimenti sarei trafitto da obiezioni estemporanee... Ci sto lavorando, tranquillo. I miei studenti la storia la sanno: le slides sono pronte!

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    5. "che per oltre mezzo secolo hanno impedito all’Italia di crescere"

      minchia, questo dato statistico è attendibile quanto "te l'ho detto mille volte", "è un'ora che ti aspetto", "chi lo dice lo è mille volte più di me".

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  11. http://www.chicago-blog.it/2012/02/08/lavoro-quattro-lezioni-tedesche/

    strano come una discesa vista dall'alto assomigli a una salita

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    1. Sì, in effetti è strano, sembra un po' un quadro di Escher, ma è senz'altro un punto di vista interessante. Lo confronterò con quest'altro, cercando di ricordarmi che in un'economia non si fabbricano solo automobili. Grazie per lo spunto, tornerò senz'altro sul tema.

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  12. Vorrei rivolgermi al lettore che diceva che solo il PD potrebbe salvarci (se solo si svegliasse). Pare che qui sia solo l'estrema destra (segnatamente Forza Nuova) a comprendere quanto potrebbe lucrare cavalcando la crisi. Del resto anche in Grecia, inn Francia e negli altri paesi è solo l'estrema destra a fornire un'indicazione abbastanza chiara. Ma questo dovrebbe essere un motivo non per dire che la soluzione indicata "uscita dall'euro ecc." è sbagliata perchè sostenuta dalla destra, ma di fare una profonda autocritica e di indicare quella soluzione in un'ottica diversa, per non lasciare che la crisi trovi il suo sbocco inevitabie in una soluzione autoritaria e pericolosa per la convivenza tra i popoli

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    1. Cara Lydia, il lettore era uno scrittore, credo, cioè io, e concordo totalmente con la sua osservazione. Del resto, questo è stato l'argomento di un dibattito piuttosto colorito e divertente che ho avuto a pranzo con tre colleghi francesi. Naturalmente il più a "sinistra" era anche il più a "destra", perché l'argomento era che i proletari di tutto il mondo si devono unire, e quindi la dimensione nazionale va superata, e quindi dobbiamo tenerci l'Europa, e quindi dobbiamo tenerci l'euro. Inutile dire che uno dei suoi interlocutori, un cattolico integralista borbonico razzista fautore di Marine (Le Pen) se lo è (mi passi il termine) "magnato e ricacato" in due secondi, devo dire, ahimè, con il mio appoggio esterno.

      Perché qui dobbiamo imparare a darci delle priorità.

      Faccio un esempio. Pur essendo di "sinistra" (qualsiasi cosa ciò voglia dire) ritengo che avere un governo di destra eletto dagli italiani non sia un furto di democrazia. Avere un governo nominato non si sa bene da chi (ma si vede bene perché) è un furto di democrazia. E questo furto è il risultato dell'euro. A questo punto a me, da democratico, interessa riavere la democrazia. Chi me la restituisce, anche se poi va a farci un giro lui, non mi interessa. Sarò ingenuo, ma la vedo così.

      Che poi è quello che il simpatico borbonico Jacques cercava di far capire all'amico della III internazionale...

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    2. Mi permetto di correggere il suo amico della III internazionale. I proletari di tutto il mondo si dovevano unire esportando il modello comunista dalla ex URSS al resto del mondo. Ma nella situazione attuale che modello comunista esportiamo (o importiamo) se non esistono paesi europei comunisti? Questa cosa del “teniamoci l’euro perché siamo di sinistra e l’unificazione dei paesi è una cosa di sinistra”, mi pare lo stesso argomento che usano i “sinistri” del Manifesto e molti buontemponi del vecchio PCI.

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    3. Sentite: io, come avrete capito, sono aristocratico e ortodosso (sorpresa!), quindi Marx ve lo lascio volentieri.

      Detto questo, in effetti mi sembra che abbiamo a che fare, una volta di più, con "compagni che sbagliano", e di grosso. Ho cercato di spiegare al mio collega che per unire i capitali di tutto il mondo basta premere un tasto su un computer, mentre per unire i proletari di tutto il mondo bisognerebbe fargli capire almeno cos'è l'inflazione, e già questo un paio di secoli li richiede (e non ricominciamo con la solita retorica idiota della nonna che va al mercato e QUINDI sa cos'è l'inflazione, altrimenti vi interrogo e poi so' cazzi!) ;)

      Morale della favola: fa' un po' i' cconto te... (come dicono a Livorno).

      E a Palermo come dicono?

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    4. come no? è la stessa nonna che acquista i bot e btp secondo i giornalisti (e non solo) da anni e anni.

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    5. Senti, se mi dai il suo numero di telefono provo a uscirci e la corteggio un po'. Non sono ancora sposato e vorrei assicurare ai miei figli un futuro migliore!

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    6. Beh io, in questo, la penso diversamente. Prima dell’inflazione ai “proletari di tutto il mondo” gli farei capire per chi lavorano e chi votano alle elezioni (che poi entrambi, datori di lavoro e politici, rispondono alle stesse persone, alla faccia della “democrazia”). Morale della favola: “fatti quattru cunta” (come si dice a Palermo) ;)

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    7. Amico mio caro, non girarci intorno. L'inflazione è solo un esempio. Il problema è far capire. Non so se sto avendo questo problema anche con te. Ti do una traccia per rispondermi: alla Coppa delle Nazioni Africane Zambia batte Ghana uno a zero.

      Ecco, ora vai a spiegare a quelli del Ghana per chi votano... Vai caro, vai... Io ti aspetto qui... Ma se ti serve un interprete ti accompagno...

      Scusa se ho offeso il tuo cuore rosanero... con il mio pessimismo viola!

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    8. Mi scusi! A volte prendo alla lettera. Non volevo fare il professore di studi sociali, sono qui per imparare. Ed ho molto da imparare da uno come lei. Per quanto riguarda il Ghana devo rinunciare. Il mio grado di sopportazione dell’aereo non supera le 2 ore. Infine, il mio cuore non è offeso, perché non è rosanero, ma “rosso”. Non apriamo l’argomento calcio, i risvolti sociali sono tremendi.

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    9. Ma vedi che hai capito benissimo? La religione una volta era l'oppio dei popoli, ma siccome ti reprimeva sessualmente, ogni tanto facevi la rivoluzione (e trombavi). Oggi c'è il campionato, Skype, puoi fare tutto quello che ti pare (compresa la rivoluzione, che tanto non ti caga nessuno) e quindi hai sempre meno voglia di fare qualsiasi cosa (compresa la rivoluzione).

      Hai capito perché i proletari di tutto il mondo questa volta non ti onorerebbero nemmeno di un colpo di forcone, come fecero i tuoi antenati (o giù di lì, sai, per noi fiorentini il Sud è un hic sunt leones indistinto) con Carlo Pisacane?

      Semplicemente perché c'è la partita...

      Amico mio, parafrasando Gunny, è una lotta fra la tua forza di volontà e la loro. E hai già perso. Perché loro la volontà non ce l'hanno.

      E dai, su, butta nel caminetto il Capitale e unisciti alla prima internazionale aristocratica. A proposito: io in Francia sono per Luigi XX. Gli Orléans non mi sono mai piaciuti: tutti finocchi!

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    10. Il Capitale l’ho buttato da tempo. Mi sono fermato al primo libro, forse il più importante. Per il resto, come disse Keynes a Sraffa (mi pare c’è scritto su wikipedia), il Capitale è un libro lungo e noioso. Preferisco leggere i marxisti invece di Marx. Riguardo a calcio e rivoluzione sono molto in linea con quello che dice, anzi con quello che è. Però bisogna pensare al “dopo”, perché quando la gente non potrà più comprare il pacchetto sky calcio per gli stipendi a 400 € al mese sarà incazzata e allora in quel momento preferisco un gruppo di intellettuali con il prof. Bagnai alla guida della rivolta invece dei “i forconi” alla Zamparini.

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    11. Una preferenza che mi onora. La terrò presente laddove decidessi di rimpatriare dalla Nuova Zelanda...

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    12. ...e quando non potranno più comprare il pacchetto Sky glielo offriranno gratis, stai tranquillo! Quindi nessuna rivolta e soprattutto nessuna guida...

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    13. A proposito di aristocratici, io sono per il ritorno dei Borbone. Almeno facevano bei palazzi.
      Si è vero Sky lo riceveranno gratis, ma non credo l'i-phone. Perchè oltre al calcio ora la popolazione si stordisce anche con la tecnologia superflua.

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    14. Come puoi chiamare superflua la tecnologia che ci tiene in contatto? E io che pensavo che ci fosse qualcosa di più di Blinder fra noi! Voi uomini siete tutti uguali. Alberto d'Orléans (in coma etilico)

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    15. non ho detto che tutta la tecnologia sia superflua, ma è superfluo un certo utilizzo. Ad esempio, internet ha delle ottime potenzialità (esempio l'uso che ne facciamo noi), ma la maggior parte della popolazione che usa internet lo fa solo per facebook o leggere le notizie sul calcio. Un altro esempio. Lavoro in un ufficio dove quasi tutti possiedono come titolo di studio una laurea. Ma il meglio che riescono a fare con internet è leggere il meteo, la cronaca locale, il gossip e il calcio. Solo raramente qualcuno fa una ricerca su wikipedia.

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    16. Senti: io ho dovuto studiare tanta storia e tante storie (dell'economia, della musica, della letteratura...). La sintesi è che il problema è l'uomo. Tu sai benissimo che quello che dici di Internet, in tempi non meno civili, è stato detto della stampa: le tecniche non c'entrano. So benissimo che l'italiano medio è come lo descrivi, ma allora la domanda è: vogliamo salvarlo? Da se stesso?

      Diciamocelo: la risposta è ovviamente no, se non fosse che la sua autodistruzione implica la distruzione di quel minimo spazio di libertà del quale abbiamo fugacemente goduto negli ultimi cinquanta anni.

      Sed nil dulcius est quam bene munita tenere edita doctrina sapientium templa serena despicere unde queas alios passimque videri certare ingenio contendere nobilitate (e questa manco te la controllo, l'ha scritta un keynesiano ante litteram).

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  13. E in effetti il 1979 è un anno sventurato. E' l'anno di Volcker alla FED, il democratico Usa che portò in pochi anni l'inflazione dal 13% al 3%...e il tasso di disoccupazione dal 4% all'11%.[1]

    Immagino che tra le due cose (disoccupazione/inflazione) ci sia una certa relazione, sicuramente c'è stata in quel caso (sull'aspetto tecnico della questione generale...taccio, non avendo competenze specifiche, anche se a naso direi di sì).

    Lo ricordo perché è una storia che non conoscevo e mi ha impressionato, anche per la contingenza politica, come si può immaginare, visto che si parla tanto di art. 18 (la cui riforma evidentemente serve a licenziare e non ad assumere, almeno così suggerisce la Logica, meno quella che utilizza Ferrara).


    antonino

    [1] Ma ho fonti di seconda mano, se ne parla in La sinistra rivelata di Bontempelli-Badiale

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    1. Certo che la relazione c'è, e infatti il contrattacco degli economisti neoclassici/monetaristi parte proprio, guarda un po', dal negare che questa relazione esista. Ci pensò Milton Friedman con un famoso articolo nel 1968 sull'American Economic Review. Ora, il fatto è che questa relazione i dati la hanno sempre confermata, e i governi sempre sfruttata, e la sua stabilità è tale che dopo cinquanta anni di sforzi per contestarla i previsori economici la utilizzano abitualmente per prevedere gli andamenti dell'inflazione (come ricordo in "Crisi finanziaria e governo dell'economia"). La fonte è Ralf Fender, Eliza Lis e Jan-Christoph Rulke (2011) “Do professional forecasters believe in the Phillips curve? Evidence from the G7 countries”, Journal of Forecasting, vol. 30, pp. 268-287. E se ci credono i "professional forecasters", cioè persone con un'unica ideologia, quella di farsi pagare se ci azzeccano, credo che ci possiamo credere anche noi.

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    2. Bene, quindi il trucco sarebbe creare un quadro teorico per il quale un Volcker, facendo schizzare in alto il tasso con cui presta la banca centrale, può dire "lo faccio per far diminuire la massa monetaria e combattere l'inflazione"; mentre invece lo fa per creare "recessione", cioè disoccupazione e, per questa via, ottenere che scenda il tasso di inflazione.

      In effetti fece una cosa del genere, disse, alla Bersy: io non mi occupo dell'occupazione, quella è una cosa che riguarda le "parti sociali" a me interessa controllare l'inflazione.

      Ho capito bene?

      antonino

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    3. Antonino mio, hai capito esattamente perché gli economisti saranno sempre divisi sulle teorie dell'inflazione! Ci saranno sempre quelli che diranno che è "causata" dalla moneta, e quelli che diranno che è influenzata dalle dinamiche salariali che si producono sul mercato del lavoro.

      Naturalmente ai primi incombe adesso il difficile compito di spiegarci come mai da quando in Europa abbiamo una moneta unica non abbiamo anche un'inflazione unica. La mia risposta è che abbiamo mercati del lavoro diversi. Si accettano proposte. Per il resto, l'analogia Volcker/Bersy è perfetta, e dovrebbe far riflettere i piddini eventualmente in ascolto. Ma se già è difficile spiegargli chi è Volcker, spiegargli chi è Bersy è impossibile!

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    4. ...è vero, è in "Crisi finanziaria e governo dell'economia". Non mi era sfuggito in assoluto, infatti anche a seguito di quella lettura ero andato a "ripassare" la curva di Phillips.

      In effetti è un paper molto ricco!

      antonino

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    5. Sì, in effetti è molto ricco dentro, come il suo autore (purtroppo). Se mi voleste bene, trovereste qualcuno che mi paghi per parlar bene dell'euro!

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    6. Mi ricordo vagamente di una critica mossa dai monetaristi alla teoria Keynesiana. La critica era orientata a screditare la curva di Phillips, in quanto (non ricordo di preciso se fosse la fine degli anni 60) si presentò un fenomeno di alta inflazione e alta disoccupazione. Io, invece, credo che ci sia il trade-off, ma considerato che non sono informato al riguardo, mi spiegherebbe i motivi macro che furono alla base di quel periodo di alta inflazione e alta disoccupazione? Inoltre, non si potrebbe vivere in uno stato di piena occupazione anche con bassa inflazione se si è in presenza di un sistema produttivo capace di adeguare l’offerta e una politica fiscale che equilibra il potere di acquisto?

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    7. Caspita! Se me la ricordassi così io la macro tanti anni dopo averla studiata!

      Sì, in effetti le cose stanno così: alla fine degli anni '70 si presento un fenomeno di alta inflazione e alta disoccupazione, semplicemente perché erano successe due cosine trascurabili: un paio di shock petroliferi (spostamenti della curva di offerta di breve periodo, per i miei veri studenti), di modestissima entità. Pensa che fra il 1973 e il 1974 il prezzo quasi quadruplicò, e poi fra il 1978 e il 1979 più che raddoppio, così che il Dubai fateh, che era stato fermo a 4 dollari al barile dal 1960 al 1970 (bei tempi, eh?), nel 1980 stava a 70 dollari al barile. Ora, tu che sei uomo di lettere capirai che questo qualche effetto sui prezzi lo ebbe. Per dirti: come la vedresti se l'anno prossimo il barile stesse a 400 dollari? Si capisce che qualcosa cambia, no? Unsurprisingly enough, molti economisti fecero finta di non capirlo. Mi spiego.

      Si dà il caso che le curve di Phillips elaborate negli anni '60 non comprendessero variabili di "offerta" (come i prezzi delle materie prime), e questo per un motivo molto semplice: visto che questi prezzi non erano variati, non avevano varianza, e quindi metterli in un'equazione non avrebbe prodotto alcun risultato (sì, uno sì, per gli happy few: perfetta correlazione con l'intercetta e impossibilità di invertire la matrice dei momenti incrociati, a un'epoca nella quale ogni inversione di matrice richiedeva di perforare un pacco di schede grande come la Treccani).

      Ovviamente quindi queste curve di Phillips fallirono le previsioni dell'inflazione, abbastanza gravemente nei primi anni '70. E successero due cose: i neoclassici cominciarono a latrare che il modello keynesiano non funzionava, e i keynesiani osservarono che la curva di Phillips si era spostata verso l'alto, spinta dalle variabili di offerta, e che quindi sarebbe bastato inserirle nel modello di previsione per migliorare le previsioni, come in effetti fu.

      Ma la vittoria doveva essere dei neoclassici, perché al "governo" c'erano ormai loro. Il pendolo della storia era oscillato dalla parte dove direi sta ancora adesso.

      Un paper vecchiotto, ma interessante, su questa storia, lo ha scritto Alan Blinder di Princeton nel 1988: "The fall and rise of keynesian economics", The Economic Record. Se poi uno se lo legge conoscendo la teoria della cointegrazione gode, ma questo è veramento to the happy very few (but very happy indeed).

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    8. ma di fatto la politica economica tedesca è deflazionista
      quindi forse qualcosa in piu' che bassa inflazione

      comunque ora con il Qe della bce potrebbe anche disturbare
      un po' questa prassi (gli inglesi gufano per un aumento dell'inflazione tedesca) sommanto ai dati sull'esportazione molto negativi di dicembre e quelli negativi della produzione industriale ...
      potrebbe essere l'inizio di qualcosa di nuovo ( ^^^=)

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    9. E tutto si riconduce al Mashrek.

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    10. Grazie per la risposta. Si imparano davvero tante cose in questo blog. Le mie difese antiPDine aumentano. Domani mi vado a cercare il paper di Alan Blinder.

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    11. Ma il piddino è buono, è intrinsecamente buono. La Natura, oggi, preferisco vederla rousseauianamente (mi scuserà il mio collega sanfedista): è buona ed è maestra. Ma se ti tengono chiuso in un metro quadrato di spazio intellettuale con una muta di tuoi simili, e ti alimentano solo di merda per quindici anni, certo che quando esci sei più pericoloso di un rottweiler da combattimento. Cerchiamo di volergli bene ai piddini. O almeno proviamoci...

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  14. intervengo in quanto IMHO conosco l'argomento. Chiunque segua il dibattito sull'Eurozona sa benissimo che:

    -anche la Bild, il tabloid che si legge dal parrucchiere, ma anche il + venduto, spiega ai tedeschi che alla base del loro successo economico ci sono le deflazioni salariali degli ultimi 10 anni.

    - la Bild ma anche tanti altri giornali filo governativi raccontano in continuazione che i sud europei sono pronti rubarsi il benessere (e i soldi) dei tedeschi

    - i giornali parlano già di tradimento della BCE e di ricatto morale del sud europa

    -la FDP nei mesi estivi raccoglieva le firme contro il EFSF nelle strade

    - ma c'è anche la consapevolezza che il fiskalpakt è solo apparenza fino a quando la BCE continuerà a fornire liquidità illimitata in cambio di obbligazioni di dubbio valore,

    Insomma, secondo me il tono degli interventi sta salendo e si comincia a parlare di complotti anti germanici e di tradimenti.

    Sono poche le voci critiche con il mercantilismo germanico e le volontà egemoniche prussiane, fra queste posso menzionare Die Zeit diretto dall'italiano Di Lorenzo.

    sempre con stima, Stimme aus Deutschland

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    1. Ma infatti la mia conversazione con i miei colleghi si è conclusa sulla mia tesi, che l'euro si sgretolerà per l'egoismo dei vincitori, non per la solidarietà dei perdenti. Non saranno i proletari di tutto il mondo a unirsi: saranno i capitalisti a dividersi! E non sarà un bello spettacolo!

      Per inciso, ho notato che i marxisti parlano del "capitale" come gli ortodossi dello "spread". Che bello leggere interventi come i suoi, dove ci sono tanti fatti...

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    2. Preciso: la mia osservazione nasceva in realtà dal caso finlandese. Un paese che dall'euro ha tratto senz'altro beneficio, ma dove alle ultime elezioni gli elettori hanno espresso un voto fortemente critico verso l'euro (anche se non nel senso dell'uscita). In effetti non è strano che chi pensa di star bene pensi di non voler star peggio!

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    3. "Non saranno i proletari di tutto il mondo a unirsi: saranno i capitalisti a dividersi!"

      E sì...è stato sempre così! Pure la rivoluzione d'ottobre è in fondo nata dalla prima guerra mondiale (conflitto intercapitalistico), no?

      Infatti, a dir la verità, quando sull'Unità è apparso l'articolo che ha meritato il suo post, il primo pensiero non è stato "finalmente iniziano a dire la verità" ma "chissà, magari una parte di confindustria si è rotta le palle..."

      Purtroppo a sinistra siamo messi molto male e allora non mi vengono pensieri troppo positivi...

      antonino

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    4. Caro Antonino,

      hai mai accordato un clavicembalo? Io già ho problemi quando per strada passa una macchina. Pensa che palle accordare se sotto casa ti trovi una barricata stile Gavroche.

      Ecco: la mia prospettiva aristocratica e la tua proletaria si incontrano nello stesso pessimismo. Credo che entrambi abbiamo capito di essere guidati da incoscienti che non si arresteranno prima che ci sia troppo rumore per accordare un clavicembalo (anche con l'iPhone).

      Per quanto possano essere non troppo positivi i tuoi pensieri, saranno sempre meno negativi dei miei!

      Ma io e te in due che possiamo fare, oltre a dircelo e aspettare che succeda? Capito perché l'orrendo piddino, la persona che con la sua ottusità ci ha condannato a questo inferno, la persona che disprezzo perché non ha mai pensato con la sua testa (Pietro, se mai mi leggessi sto esattamente parlando di te), però ci serve? Un orrore potrebbe scacciarne un altro!

      Vabbe', io ci dormo sopra. Se fate la rivoluzione non suonatemi al citofono. Grazie.

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    5. Ma non so se ho una prospettiva proletaria...anche se non suono il clavicembalo!

      E' proprio che al tipo che era al tavolo dicendo che i proletari si devono unire e quindi occorre superare le nazioni e quindi...e quindi... e al quinto quindi ti accorgi che praticamente ti devi tenere il mondo così com'è in cambio della rivoluzione che verrà...insomma a questo tipo preferisco i reazionari, che in genere, al confronto, sono sempre un po' meno reazionari.

      antonino

      p.s. i video li guardo domani, per ora c'è la consegna del silenzio...

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    6. Ma infatti io sono totalmente dalla parte del lefevriano antimondialista borbonico. E ancora non gli ho detto che suono l'organo alla messa in latino! Me lo tengo come asso nella manica per una chiamata da ordinario in Francia!

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  15. http://www.emilianobrancaccio.it/2012/02/08/prove-di-requiem-per-la-zona-euro/#more-2767

    piano piano, lemme lemme cresce l'astio.

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    1. Ma sono parole molto giuste. Magari potrebbe anche spiegare che lo spread si può pilotare, che non è una divinità fenicia, l'oracolo di Delfi, o una biforcazione di Hopf, ma il risultato delle vendite coordinate da parte di chi detiene grosse quantità di titoli italiani, cioè, guarda caso, dalle banche espressione di quel capitale straniero che vorrebbe comprarsi l'Italia e che ha bisogno di smantellare le garanzie sociali dei nostri lavoratori.

      Come?

      A colpi di spread, ovviamente.

      Emilianuccio, tu che sei visibile, fai uno sforzino, su, dille queste cose... Meglio un giorno da leone che quaranta anni a pecora.

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    2. http://online.wsj.com/article/SB10001424052970204136404577209243247008110.html

      http://blogs.wsj.com/economics/2012/02/08/monti-germany-invented-the-market-economy-in-postwar-europe/?mod=WSJBlog

      no, questi due, molto meglio di brancaccio.

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    3. E giustamente uno gli chiede: mai sentito Ehrard? Ma come si fa... Io mi cerco un posto di cuoco in un ristorante italiano... Venitemi a trovare, vi do l'indirizzo... Se lo faccio leggere ai miei colleghi mi prendono in giro per i prossimi due mesi... Che vergogna... Vergogna! Vergogna! Vergogna!

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    4. io spero solo che Monti venga beccato con un trans o nell'atto di scoparsi una diciottenne.

      è l'unico modo che abbiamo per uscirne da questo incubo.

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    5. Comandare è meglio che fottere. Ovviamente non parlo per esperienza.

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    6. Ci sono due cose che non mi convincono in quel che dice Brancaccio.

      La prima è il discorso sulla disoccupazione. Nel senso che i mini-jobs largamente impiegati in Germania, ricordati anche dal Prof., di fatto mascherano una forma di disoccupazione. Un computo in termini "full-time equivalent" (vi aveva accennato Sergio Polini qualche post fa) servirebbe a valutare meglio il tasso reale di disoccupazione e dunque i reali "spread di disoccupazione".

      Può darsi che Brancaccio l'abbia fatto, per carità, diciamo che non conoscendo i dati sui quali basa il ragionamento avanzo un dubbio "preventivo".

      Poi c'è il discorso sull'impossibilità di competere con la Germania sul piano della svalutazione salariale.
      In termini assoluti ha ragione. Mille volte, nei post di questo Blog, si è ricordata la semplice verità che un esportatore presuppone un importatore e che una Unione dovrebbe essere tale e non il luogo di una guerra commerciale di tutti contro tutti.

      Però però questo argomento, che segna comunque il destino dell'euro, argomento dunque valido, non basta a rassicurarci su un'uscita imminente.

      Il divario tra i costi unitari non è purtroppo un argomento risolutivo, perché se non ho capito male quel che il Prof. ci ha spiegato, non contano i livelli ma la tendenza e dunque una politica di deflazione salariale, mi viene da pensare, è sicuramente una "pezza", come si dice da queste parti, temporanea e perversa ma è, temo, una opzione.

      Ovviamente, perché la Germania dovrebbe accettare una sfida del genere? Intanto perché dopo aver razzolato così male non può iniziare a predicare bene.
      Poi perché per un certo periodo, ipotizzo, potrebbe compensare la perdita di un po' di mercato con i profitti derivanti dallo "shopping" di aziende estere (mettendo a frutto gli enormi profitti derivanti dai tanti anni di deflazione salariale).

      Per questo immagino una sorta di accordo, cioè l'appoggio politico della Germania (e Usa) alle politiche di Monti di riforma del mercato del lavoro e di liberalizzazione (passi necessari ad un inizio di politica di deflazione salariale nostrana) in cambio del via libera alle acquisizioni.

      Questo accordo non potrebbe, ovviamente, reggere a lungo. Ma una volta saltato (questione di tempo), i padroni tedeschi si troverebbero con le tasche piene...e i nostri con una legislazione sul lavoro (e non solo) che nessun Berlusconi (o Bersy) sarebbe riuscito ad imporre, per loro conto, per via dei veti incrociati.

      Vedo comunque un limite in questo scenario, cioè l'idea che in qualche modo la nostra "classe dirigente" sia in grado di mercanteggiare qualcosa, anche se da una posizione non paritaria, con la classe dirigente di Germania (e Usa, li metto tra parentesi ma tanto loro comandano).

      Forse esagero le capacità dei "nostri" ma quando si tratta di operare contro gli interessi nazionali in genere forniscono performance inattese.

      E sì, bisognerebbe proprio uscire subito dall'euro...ma proprio scapparsene via.

      antonino

      p.s. scusate, ho ripetuto cose che avevo già detto, è che sono preoccupato (sicuramente in buona compagnia) e allora mi fisso...

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    7. Sicuramente se in bilancia dei pagamenti ti entrano un po' più di profitti puoi permetterti di vendere un po' meno merci. Le partite correnti quelle rimangono. Del resto, è la morale del capitalismo: dopo una vita di duro lavoro, si vive di rendita una serena vecchiaia sui monti dello Harz.

      Come vedi, io sono più preoccupato di te, altrimenti sarei stato zitto.

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    8. @Robert

      Per penitenza ascolta il maestro in ginocchio sui ceci.

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    9. Allora il monte harz mi ha fatto venire in mente che volevo parlare dell'harzt
      http://en.wikipedia.org/wiki/Hartz_concept
      http://de.wikipedia.org/wiki/Hartz-Konzept
      (faccio un sintesi brutale )
      Secondo me la maggior parte dei famosi 7milions a 400oioro
      rietra appunto nella gente che fa parte dell'hartz praticamente dei sussidiati che vivono a spese delle stato
      nella maniera tipica paternalistica tedesca
      (e immagino molto stiano all'est ) cioè la competizione
      la germania non ^feccia della societa'^ e il modo in cui
      lo stato germanico risolve la faccenda è : lavori part time a bassa remunerazione + quartieri costruiti ad hoc
      + sussidi per figli + sussidi vari ed eventuali per farli stare buoni nel loro stato di controllata indigenza
      Ora alberto mi sembra che abbia un conoscenza della cultura tedesca alta eccellente ma gli manca la conosceza della feccia...e dell'hartz , non ne so molto io stesso pero' conosco la pratica indirettamente perchè viene praticato (con le dovute differenze) sia in austra sia in stirol .Praticamente a questa gente alla base della piramide sociale (stranieri , tedeschi poveri ,seconde terze quarte generazioni di immigrati con cittadinanza , quantaltro ) viene dato o pagato un alloggio in quartieri ghetti (come da tradizione ...) viene dato un sussidio se ci sono gravidanze o per altre necessita' e gli da' un lavoro part-time 'finto' ,questa gente come da tradizione tedesca accetta la propria meschina sorte in contegnoso silenzio fra una birra e l'altra...A mio parere gran parte dei famosi 7 milioni rientrano o in disgraziati dell'est o in questi 'hansi' sussidiati dall'hartz

      In italia non c'è un corrispettivo , quindi è un po' difficile da capire perchè l'approccio è molto differente




      ps: che ho fatto per meritarmi i ceci con bachone
      stasera sarebbe piu' da haendel o una passacaglia...

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    10. non sara' che i ceci erano perchè ho scritto che il Qe Bce
      fa 'venire' l'inflazione alla germania? (mi aspettavo una reaazione...)

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  16. o poi in definitiva, come sentenziava decenni fa Freak Antoni: non c'è gusto in Italia ad essere intelligenti.

    con la dovuta modestia.

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    1. Ma certo, certo, siamo modesti come i piddini. I quali non hanno capito che la modestia è una virtù esteriore, della quale sono dotati, e l'umiltà una virtù interiore, della quale sono privi. IMHO, naturalmente, o anche INRI.

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  17. Beh visto che siamo in argomento musicale le auguro buona notte. Questo sicuramente non era un omodosso

    http://www.youtube.com/watch?v=3vpG1PgFF34

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    1. Domenico è sempre Domenico. Grazie, mi sono commosso molto vedendo Scott Ross.

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  18. Bambino difficile9 febbraio 2012 04:38

    Scusate. Non mi intendo di economia e non vorrei fare una figuraccia. E' anche notte fonda... Ma il grafico della Reichlin mi sembra indichi che il surplus commerciale della Germania è maggiore col resto del mondo che con l'Europa.

    Qui una versione a colori: http://www.youkioske.com/prensa-europea/corriere-della-sera-8-febbraio-2012/ pag. 42

    Se poi i suoi dati sono sbagliati non lo so...

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    1. Carissimo, fai bene a essere un bambino difficile: mi dispiace per Robert, ma io voglio sempre più bene ai critici e ai dubbiosi, mi stimolano di più! Non vorrei che questo blog diventasse come il noto sketch di Petrolini "più bella è più superba che pria" "bravo"" "grazie" "bra..." "grazie"....

      Oggi sono in viaggio: non so se riesco a postare i dati OCSE. Il messaggio è che il 60% dell'incremento del saldo commerciale tedesco dal 2010 al 1999 è verso l'eurozona (il resto è il 40%, con l'ovvia cautela che 40<60) ;)!

      Suggerimento: il grafico non confronta due parti. Confronta il tutto con una parte. Aaaaahhhh... Vedi: il popolo quando s'abitua a di' che ssei bbravo...

      Dico subito che apprezzo il dubbio, perché notoriamente da esso nasce la fede. Già per il fatto che dubiti (anche se della persona sbagliata!) si vede che non sei piddino. E siccome sei bambino, adeguerò la mia pedagogia e ti prometto di farti vedere questa cosa domani con tante belle figurine colorate!

      Un grazie sincero per lo stimolo. Certe volte le cose le so perché le so, non so nemmeno io perché. Quindi nemmeno vado a vedere i dati, tanto è inutile: lo so com'è, lo capisco dalla retorica di chi mi dice il contrario, dal modo farlocco in cui presenta i dati, lo deduco dai fondamentali che conosco, ecc. Poi voi mi costringete, mi tocca guardare i dati per farveli vedere, li guardo, scopro che ho ragione io... ed è sempre un bel momento! ;)

      Capisco che possa sembrare presunzione. Se vuoi vedere il bicchiere mezzo pieno chiamala "professionalità" (orrenda parola, ma rende l'idea). Del resto, quando vado dal meccanico non so mai esattamente perché. Ma lui, senza nemmeno aprire il cofano, solo dal rumore, capisce... Unicuique suum.

      P.s.: a proposito! Faccio onorevole ammenda: dei dati sbagliati in effetti ci sono! Sono quelli cinesi (e ti pareva!). Sul sito dell'OCSE la situazione del commercio tedesco verso la Cina appare molto più disastrosa di come ve l'ho descritta nel post. Più che Stalingrado, direi proprio Beresina. Mi sembrava strano che i nostri amici "bravi" (come li chiama l'anonimo più sopra) non stessero prendendo delle sonore legnate. Perché c'è una costante biometrica fondamentale: chi è arrogante coi deboli, normalmente striscia davanti ai forti. Come la Merkel a Berlino.

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    2. Bambino difficile9 febbraio 2012 13:34

      Grazie per l'esauriente risposta. E per la promessa di postare belle figurine colorate! Di professione sono un grafico e le apprezzerò sicuramente ;)

      Se ho capito bene, comunque, sono sbalordito... Il grafico cui ti riferisci dicendo che NON confronta le due parti sarebbe quello della Reichlin? Quindi lei ha scritto nella legenda "resto del mondo" quando invece sapeva benissimo che quel valore era riferito al mondo intero, senza "resto"? Se è così, mi sembra molto scorretto e alquanto subdolo. E io, come tanti, che non conoscevo già i valori, ci sono cascato...

      Non vorrei parlare di me, per non far perdere tempo agli altri lettori. Ma ironicamente affermi che non sono piddino, perché ho dei dubbi. E questo è anche un argomento del blog. In realtà non riesco a trovare una collocazione politica ben definita. E soprattutto non riesco a capire l'economia. Sono un po' una banderuola. Se lascio stare internet e guardo la tv, sento dire esclusivamente che il problema è il debito pubblico. E non mi dispiace Bersani che ricorda che il nostro Pil cresce poco a causa della globalizzazione che ha imposto la concorrenza con paesi a bassa fiscalità e senza stato sociale. E credo a Mino Fuccillo che dice che l'uscita dall'euro costerebbe 11.000 euro a cranio e 3 o 4.000 ogni anno. Se torno a leggere gli approfondimenti su blog come il tuo, inizio di nuovo a dubitare...

      Dovrei impegnarmi di più nello studio dell'economia, ma già la presenza di varie teorie mi scoraggia, e se penso all'ombra del Capitale di Marx, mi dò subito per perduto. Qualche mese fa, mentre facevo incetta di libri vari alla Feltrinelli, mi son comprato completamente a caso un manuale di economia che stava sugli scaffali, "Principi di economia", di Marc Lieberman e Robert Hall, edizioni Apogeo. E sono rimasto perplesso dalla definizione stessa di questa scienza: "l'economia è lo studio della scelta in condizioni di scarsità".

      Ma non voglio portarti a farmi la lezioncina privata. Mi sto leggendo i vecchi post del blog e ho visto che hai suggerito "Fondamenti di economia internazionale", scritto da Giancarlo Gandolfo con Marianna Belloc e edito da Utet. Quindi penso mi butterò su quello.

      Grazie a te per lo stimolo intellettuale, e per la conversazione.

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    3. Be', diciamo che probabilmente lei intendeva il resto del mondo rispetto alla Germania. Credo sia fatto "sine dolo". Ma i numeri quelli sono. Dato che in Francia gli scioperi si fanno, parto sempre prima e ora ho due orette a Orly, magari riesco a farti tutti i disegnini prima del decollo...

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    4. Bambino difficile9 febbraio 2012 16:58

      Ah, ecco! L'hai salvata in corner, meno male. C'era un'ambiguità di fondo e io ho interpretato male.

      Can't wait to see your drawings! Poi te li giudico io sotto il profilo artistico: voglio vedere! ;)

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    5. Guarda, in realtà ho riscritto già tre volte il post perché non voglio essere insultante. Ma sto facendo uno sforzo tremendo. Forse è anche uno sforzo inutile. Forse dovremmo entrare nell'ordine di idee che durante le epidemie devono parlare i medici, e durante le crisi gli economisti, ma quelli che conoscono i dati!

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    6. E aggiungo, visto che effettivamente è un argomento del blog, che per me il piddino non è uno che vota il Partito di Destra ((c)Alex).

      Diciamo che è piuttosto una categoria dello spirito, una persona di vedute ristrette come le due "i" di piddino, petulante come la doppia "d", e soprattutto piccina (dentro). Uno che segue la linea del partito. Uno che non si arrende nemmeno all'evidenza. E che in questo, riconosciamolo, ha anche una sua panglossiana grandezza. Anche perché lui, come Pangloss, ne passa di tutti i colori per la sua adesione a un ideale astratto. Ecco, sì, Pangloss è un piddino ante litteram. Diciamo che è il piddino sublime. A noi sono rimasti per lo più quelli ridicoli.

      Se poi vota Forza Nuova o SEL non mi interessa: per me uno così è un piddino.

      Statisticamente, nella mia personale esperienza che non conta niente, quasi tutti quelli che ho conosciuto votavano PD. Ma sono certo che si tratta di un caso.

      E guarda, a me che amo il quieto vivere, queste persone non danno fastidio. Le rispetto e ci convivo. Se solo potessi essere certo che continuassero a non capire un cazzo per sempre! Invece temo che prima o poi la verità si imporrà anche ai loro occhi con tutta la sua crudele evidenza: la verità del tradimento che hanno subito. E queste persone, tanto civili e ordinate, sono quelle che quando poi capiscono diventano violente. Non che non abbiano ragione, per carità...

      Ma non potrebbero capire prima, quando uno le cose gliele spiega con calma, e contribuire a risolvere la situazione finché ci sono margini per farlo in modo civile?

      Questo non capisco.

      Ma se mi guardo indietro e ci penso un attimo, poi capisco. Non vorremo mica illuderci di essere tanto migliori dei nostri nonni?

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  19. e siamo teoricamente in buona compagnia:

    http://www.observatoiredeleurope.com/Stiglitz-les-premiers-qui-quitteront-l-euro-s-en-sortiront-le-mieux_a1710.html

    per chi lo volesse tradotto, lo trova nel bel blog vocidallestero.

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    1. Ma secondo te è meglio operare un tumore piccolo o aspettare che cresca? Ma quando ci vuole a capirlo? Quanto deve aver sofferto Keynes...

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  20. http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2012/2/7/ARTICOLO-18-Sapelli-tutte-le-bugie-di-Monti/3/239616/

    Articolo molto interessante. Fa strame di una montagna di ca...te.

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    1. Volevi dire carriolate. Ti ringrazio per la sintesi! Poi mi leggo pure questo...

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  21. Qua c'è Boldrin che spiega perché ci conviene restare nell'Euro.

    http://www.oilproject.org/lezione/ci-conviene-stare-nelleuro-michele-boldrin-ne-riflette-alla-luce-dei-risultati-della-crisi-in-grecia-736.html

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    1. Uno alla volta per carità. Ora mi sto occupando della professoressa Reichlin, occupazione molto più piacevole. Questo leggetevelo voi, poi mi farete sapere.

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    2. ne ho visto dei pezzetti, dal 33 minuto su Maastricht è bello, molto intelligente e raffinato.
      al 1.02 in poi le consiglio di vederlo.

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    3. Ma avendo poco tempo, perché devo stare a sentire uno che ha zero paper in economia internazionale, zero paper in economia monetaria, zero paper in politica economica, e non capisce il legame fra le partite correnti e l'indebitamento estero? Se troverò una copia pirata di un mio disco su una bancarella mi rivolgerò a Boldrin. Lui si occupa di diritti d'autore. Credo sia giunto il momento che ognuno faccia quello che sa fare, o almeno non faccia quello che non sa fare (come avrò luogo di dimostrarvi).

      Comunque, se a te è piaciuto, me lo sentirò. La cosa mi incuriosisce. Guarda quanto mi fido...

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    4. http://www.youtube.com/watch?v=KR3KIGKiw0Y
      qua c'è su youtube

      ma istwine , boldrin non dice nulla di nuovo o particolare
      solo che lui è preoccupato dai ^mercati^ credo che ci sia
      una certa consapevolezza del fatto che nell'attesa (X) dell' uscita dall'euro e della riconquistata sovranita' monetaria il debito dovrebbe tornare in mano italiane...
      Il progetto di buyback del debito c'era gia'...
      un paese come l'italia a sovranita' limita come l'italia non si puo' affidare ai ' mercati' come pensa boldrin...deve controllare direttamete il suo debito e avere un controllo sui capitali come era prima ...
      So che sembra un miraggio ...poi chissa' arriva un presidente repubblica superconservatore italoamericano e ci aiuta (>>)

      Ho appena sentito tremonti che crede a fa finge di credere
      negli eurobond e negli stati uniti d'europa...mah...

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    5. In realtà Istwine è, simpaticamente, un provocatore. Mi sono fidato è ho visto i 10 minuti successivi al 33° e al 62°. Non mi pare abbia fornito elementi tecnici sui quali riflettere. Superficiali le seguenti affermazioni:

      - Se l’Italia non fosse stata accettata nel “club” dell’unione ora avrebbe tassi di interesse sul debito intorno al 10-15%, inflazione galoppante, e svalutazione pesante della lira nei confronti dell’euro. Ovviamente io non credo a nulla di tutto questo. La lira era già svalutata nei confronti del Marco. L’ingresso nell’Euro ha peggiorato le cose con il famoso cambio 1936,27. L’inflazione prima dell’entrata nel’euro era 2,20-3%, non quella dei paesi del centro Africa. Il tasso di interesse sui titoli del debito era più basso dell’attuale e comunque con una banca centrale italiana, da prestatore diretto, i tassi sarebbero stati molto bassi, ma soprattutto controllabili.

      - L’UME non è una OCA ma comunque è sempre una area valutaria che funziona. Su questo lascio parlare il padrone di casa.

      - Le politiche keynesiane non sono efficaci. Punto. Non spiega il perché ovviamente.

      Mi viene da piangere. I miei amici e colleghi che guardano Ballarò e mi dicono: “hai sentito ieri sera Boldrin? Il problema è Berlusconi. Monti ci traghetterà verso la ripresa a suon di liberalizzazioni e politiche fiscali restrittive”.

      P.s.: prof. mi era venuta la curiosità è ho controllato sul sito http://ideas.repec.org/i/e.html e ho notato che Boldrin è un esperto di………. diritti di proprietà intellettuale. Speriamo non scopra che scarico da Emule anche le figurine di mia figlia.

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    6. Boldrin non ha alcun lavoro scientifico in economia internazionale, e questo è un fatto. Buca lo schermo, soprattutto perché glielo fanno bucare. Buon lavoro. Certo che istwine è un provocatore. Ma io non sono nemmeno andato a vedere. Perché io prima passo da EconLit e vedo uno cosa ha fatto. Poi vado a sentirlo parlare delle cose che sa. Perché è sempre affascinante sentire uno parlare delle cose che sa. Non importa molto cosa siano queste cose. Io ad esempio di diritti di proprietà intellettuale me ne strabatto il belino, ma sono convinto che ascolterei rapito il prof. Boldrin se volesse parlarmene.

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    7. Anche lei bucherebbe lo schermo. La vedo bene da Vespa a parlare di economia e suonare il clavicembalo. La puntata la intitolerei "il professore che suona l'economia anti euro". Adesso vado a letto. Sono un proletario un pò tedesco. Domani mattina presto assaporerò il suo nuovo post.

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    8. Marco, conosci veramente qualcuno che dice "hai sentito ieri sera Boldrin?"?

      è terribile.

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    9. La vita di Marco è molto difficile...

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    10. Comunque, a proposito di buchi, domani devo raccontarvi un magnifico dibattito avuto al bistrot con tre colleghi francesi (due economisti e un giurista). E non eravamo nemmeno ubriachi!

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    11. (mia figlia non mi fa dormire). Ha ragione il prof. La mia vita è difficile perchè spesso sono circondato dai "fan" di Boldrin, ma peggio di Travaglio, Beppe Grillo, Santoro, ecc. A volte mi consolo perchè qualche amico con il sale in zucca ce l'ho anche io. Ma, come ho detto già una volta, si contano sulle dita di una mano. Non credo però che voi state messi meglio di me. Secondo me voi c'avete grossa grisi.

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    12. A ma prende in giro anche istwine !!! (il dubbio ce l'avevo
      ma ci sono quasi caduto...) non si sa piu' di chi fidarsi !!! (-_-) comunque il veneziano piddino ex-leghista
      una cos giusta la dice o meglio secondo me fa la previsione piu' verosimile sull'italia (nel breve medio termine)
      '"Lo stato italiano non fallira', meglio che se lo mettano in testa. Tassera' gli italiani e continuera' a spendere per farsi votare. Punto. E, forse, riuscira' a tassare anche i tedeschi, i belgi, gli olandesi, i francesi ..."

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  22. Su’ cuggino (quello d’a Vorcsvaghe)9 febbraio 2012 23:31

    Egr. professore, ho da poco cominciato a seguire con interesse il suo blog, sia per la visione della situazione economica non omologata al mainstream, sia perché ritengo, anche se in campo economico possiedo a malapena i fondamentali (tipico vizio/difetto da ingegnere), che provenga da fonte più che competente.
    Desidero però, andando fuori tema, esprimere alcune considerazioni sulla Germania, paese che un po’ conosco e che frequento da tempo con una certa assiduità, per svago inizialmente e per lavoro poi, per affiancarmi alle Sue considerazioni su tale paese pur avendo, differentemente da Lei, conoscenze poco più che sufficienti della lingua tedesca e, ancor meno, dell’economia.
    Non metto assolutamente in dubbio l’opera di “strangolamento” che i tedeschi stanno mettendo in atto nei confronti dei PIIGS, ma nelle Sue note sembra trasparire qualcosa in più, qualcosa ai limiti del livore che leggo ad esempio nei blog degli altoatesini italiani nei confronti dei sudtirolesi tedeschi o della replica stizzita di Sallusti a der Spiegel “a noi Schettino a voi Auschwitz”, dimenticando il Sallusti che i “tonti crucchi” nella creazione del nazismo copiarono molto dai criminali fascisti italiani, che i crucchi furono per la loro esecrabile criminalità pressoché rasi al suolo, che ebbero la loro Norimberga, che ebbero parecchi boia giustamente estradati, mentre l’Italia - di botto “tutta partigiana” (ché i fascisti erano stati quattro gatti!) - non ebbe alcuna Norimberga (che avrebbe strameritato), nonostante stragi diffuse (ex Jugoslavia, Grecia, Albania, Nord Africa, Spagna, Russia etc) che hanno fatto dire allo studioso (italo americano, non crucco) Michael Palumbo (ampiamente censurato nell’Italia “democratica”):” i fascisti mostrarono la stessa crudeltà dei tedeschi, solo furono meno efficienti“ (per inciso nella strage di Domenikon, per la quale nessun risarcimento alla Grecia fu mai riconosciuto - né boia fascista estradato - i fascisti dovettero essere richiamati ad una minor crudeltà dai nazisti!)
    Ciò premesso, i tedeschi non sono certamente migliori di noi, ma:
    (continua)

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    1. Caro cuggino, io aspetto il panegirico. Il mio livore, se è livore, non è verso i tedeschi. Come hai notato, sono un professionista della scienza economica. E come saprai, la scienza economica è la scienza della coperta troppo corta. E da economista io non posso che ammirare chi riesce a tirare la coperta dalla parte sua. Ma al contempo non posso che disprezzare intellettualmente chi non ha gli strumenti per capire che se dorme al freddo un motivo c'è. E quindi il mio livore, se livore è, è quello di Gadda verso la catenella del cesso che si strappa, cioè quello verso la totale assenza di intelligenza tecnica in un popolo (il nostro) che ha saputo essere ai vertici della tecnologia quando era diviso in mille e una città, e che adesso sembra composto da una massa amorfa di mandolinisti privi di discernimento.

      La lezioncina sulla storia è utile (non particolarmente a me) e assolutamente corretta. Ricordo che non sto scrivendo un'enciclopedia ma un blog. Vorrei contribuire segnalando ai lettori questo bellissimo (secondo me) post, e anche, siccome sono un macroeconomista e bado all'essenziale, rilevando che il tuo intenerirti per Norimberga dimentica un dettagliuccio: la Germania è stato l'unico paese di un certo peso dell'Europa continentale dove non ci sia stata una guerra civile prima o durante o dopo la Seconda Guerra Mondiale: in Spagna, Francia e Italia c'è stata. Gli italiani non erano tutti partigiani, ma, pur essendo stati ugualmente o più abietti dei tedeschi, sono però stati meno "disciplinati". Questo pro veritate.

      Dopo di che aspetto la tua apologia della Germania, della quale prevedo l'incoerenza logica col concetto di Unione Europea. Ma confrontarsi è utile, quindi andiamo avanti.

      Sia chiaro: a me la Germania serve, io sono europeo, io distinguo Pachelbel da Packard Bell. Ma l'attuale dirigenza tedesca sta distruggendo la Germania (quindi l'Europa). E alla fine resterà solo Packard Bell (ovviamente con maggioranza azionaria cinese). A questo c'è un'unica alternativa tecnica. E chi non lo capisce... è un mandolinista!

      Ma sentiamo, sentiamo...

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  23. Su’ cuggino (quello d’a Vorcsvaghe)9 febbraio 2012 23:36

    • Non è colpa dei tedeschi se nelle sale prove delle loro aziende tutto si svolge in maniera ordinata e con metodica precisione, e se qualcosa eventualmente è fuori specifica/norma (può accadere anche a loro) si adoperano per capire il problema e risolverlo rapidamente (nelle poche analoghe realtà italiane rimaste in vita si innesca una commedia/sceneggiata degna della miglior tradizione teatrale italiana, per cui si devono sudare le classiche sette camicie e quasi giustificarsi delle non rispondenze dei produttori).
    • Non è colpa dei tedeschi se i loro prodotti (ad alto contenuto tecnologico) sono più che buoni.
    • Non è colpa dei tedeschi se molti dei nostri analoghi prodotti, che erano comunque validi (anche se vorrei sfatare il falso mito del prodotto italico “migliore del mondo”) sono pressoché scomparsi dalla circolazione - molto prima dell’apparizione dell’euro (ed altri spariscono).
    • Non è colpa dei tedeschi se un brillante ingegnere PhD italiano non trova spazio nel nepotismo universitario del belpaese e, o si accontenta di svolgere un lavoro - seppur altamente specializzato - considerato di basso livello, poiché in azienda dominano i creativi, gli esperti in comunicazione ed in investor relations, i financials, gli accountants etc, oppure prende la valigetta e punta oltralpe (non necessariamente Germania) dove è sicuramente più apprezzato e pagato; al momento giovani ingegneri italiani in Germania non parlano di minijobs e sembrano contenti del lavoro/vita; ovviamente la situazione può cambiare: sembra che per i tecnici comunque la situazione in giro per il mondo sia ancora buona e che basti riprendere la valigetta, sempre ovviamente non in direzione Italia.
    • Non è colpa dei tedeschi se i vertici aziendali di aziende “tecniche” del belpaese, che sono di estrazione la più varia e fantasiosa, fuorché tecnica, guardano con disprezzo gli appartenenti alla parte tecnica aziendale (quella che dovrebbe essere il loro core business), sfrecciando a bordo delle loro fuoriserie aziendali (spesso con tanto di scorta, che fa tanto politico/boss mafioso), mentre parimenti in Germania capita di discutere direttamente con l’amministratore delegato di un’azienda (ingegnere o, comunque tecnico), il quale arriva al mattino al lavoro in bicicletta e mangia a mensa con gli altri dipendenti.
    • Non è colpa dei tedeschi se un’azienda “tecnica” del belpaese non partecipa, seppur invitata, ad un simposio tecnico organizzato in Italia da una Ditta tedesca pressoché monopolista mondiale di un prodotto ad alta tecnologia, in quanto “ci dispiace, ma abbiamo in concomitanza un evento Dolce&Gabbana” (sic!): per inciso all’evento hanno partecipato tecnici di tutto il mondo e, in particolare, preparatissimi giovani tecnici di paesi emergenti orientali (con evidente notevole sforzo economico da parte delle loro aziende al momento, ma ancora per poco, con le fatidiche “pezze al culo”), tecnici che a breve si “magneranno”non so se i crucchi, ma gli italiani senz’altro.
    • Non è colpa dei tedeschi se politicastri ed “economisti” italici, di quanto meno non acclarato curriculum ci hanno venduto/ci stanno vendendo ai tedeschi.
    • Non è colpa dei tedeschi, o almeno non è solo colpa dei tedeschi, se die Italiener glauben felsenfest, sie stammten in direkter Linien von Julius Cäesar ab, aber sie gehören zu einer faulenden und untergehenden Bananenrepublik.
    Cordialmente

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    1. Tutto vero. Potrei fornire esperienze uguali, e anche limitatissime esperienze contrarie in campi non rilevanti (il collega più fancazzista che ho incontrato in vita mia è tedesco, ma so benissimo che è la classica eccezione che conferma la regola).

      Sono assolutamente d'accordo, ammiro molto i tedeschi (ma anche i francesi, gli olandesi, gli svizzeri, gli inglesi) per questo atteggiamento. Credo che questo cancro comportamentale italiano abbia origini storiche ben precise, che sono quelle che individua Carlo Maria Cipolla nella sua Storia Economica dell'Europa Pre-Industriale.

      E ripeto (perché capisco che possa non essere chiaro): io non ce l'ho con "i tedeschi" (che non esistono, come non esistono "gli italiani").

      Mi chiedo solo perché, essendo migliori di noi, non si sganciano valutariamente da noi e non ci abbandonano al nostro triste destino.

      E a questa domanda la tua simpatica e veritiera collezione di aneddoti (vedo che anche te hai mangiato diversi rospi, siamo in due!) non dà, perdonami, alcuna risposta. Mentre i fondamentali macroeconomici che mostro (e leggiti il prossimo post) la danno, e come.

      Certo, il prodotto di nicchia, certo, sono disciplinati, certo, non sono hidalghescamente sdegnosi delle istanze tecniche, certo, sanno posizionarsi sui mercati... Da sempre! Da sempre! Da sempre! Da sempre! Da sempre! Da sempre!

      Ma il loro suplus commerciale è esploso dal 1999! Dal 1999! Dal 1999! Dal 1999!

      Quindi io li ammiro perché sono bravi, e li riammiro perché sono furbi. Vedi... pensavi che io li detestassi, e scopri che li ammiro il doppio di te...

      Ma ammiro anche te (la metà di quanto ti ammirerei se tu fossi tedesco... ma so che questo lo accetti)! ;)

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    2. Ah, a proposito. Io sono antitaliano, e l'ho detto chiaro e tondo. Ti invito a leggere il relativo post.

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    3. Su’ cuggino (quello d’a Vorcsvaghe),

      il problema non è tanto il lato microeconomico. quello non si discute o comunque lo discute chi conosce bene questi aspetti, anche se io personalmente non credo che i suoi esempi siano gli esempi generalizzati né che in Italia il teatrino sia generalizzato. ma non ho dati né conosco tanti esempi tali da poter giudicare. di fatto c'è una cosa che mi turba, ma non perché sia campanilista, ma perché secondo me è un modo sterile di impostare spesso il discorso. la cosa che mi turba sono per esempio quei programmi costruiti in questa maniera:

      - inchiesta sul malafarre, malaorganizzazione e il peggio che ci sia in Italia.
      - esempio, nello stesso settore, della efficienza estera. di solito Svezia o Germania.

      al che mi chiedo: esistono dei programmi del genere in quei luoghi dove fanno l'inchiesta e poi descrivono magari l'Italia che in un settore è un'eccellenza? Ripeto, non è campanilismo, ma cribbio (cribbio!) l'Italia è una merda in qualunque settore? Saranno anni che vanno avanti programmi come Report, Presa Diretta, Santorame vario, e ogni volta c'è l'eccellenza estera. è così? in tutti, ma proprio tutti i settori? è più una curiosità che altro. ma bene o male, nella mia pochezza, non mi sembra di vivere in un paese di mediocri parassiti.

      passando all'altro aspetto che già Alberto ha accennato. accettata l'idea che l'Italia sia una merda in tutti i settori (e a dirla tutta, anche gli altri paesi in crisi, tranne la Germania sembra di capire), secondo te determinati cambiamenti sostanziali a livello istituzionale, incidono? Voglio dire, nella ricchezza di un paese, incide solo ciò che succede nel mercato interno (e nei suoi rapporti con l'estero) o incidono anche la nonpresenza di uno Stato centrale, regole fiscali (vedi il Patto di Stabilità), un tasso di cambio fisso, differenze in termini di inflazione, necessari squilibri esteri in cui se tu sei la Germania, la Germania non è più la Germania e in generali aspetti che si considerano "macroeconomici"?

      allora la questione è:

      1) se incidono questi aspetti, è ora di parlarne, svuotando il campo da questioni di efficienza, postura e serietà nel mondo del lavoro tedesco o in generale straniero (mi sarebbe piaciuto vedere la Svezia in Europa, dopo 10 anni, magari meglio magari peggio, chissà) e affrontandoli guardando i dati e guardando alla storia e soprattutto mettendo da parte superstizioni neoclassiche ovvero la scienza deprimente.

      2) se non incidono allora hanno ragione i PD's e tutti i sostenitori dell'universale eccellenza straniera e ben venga. ma sono loro a doverlo dimostrare, dati alla mano, storia alla mano e in maniera accurata, senza slanci di moralismo e discorsi illogici (tipo quel ragazzo che parlava della capacità della Germania di abbassare il proprio deficit). ma l'onere della prova spetta a loro e sino ad ora stanno fallendo giorno dopo giorno.

      noi, o meglio, chi la pensa come al punto 1, semplicemente pone alcune domande mettendo a confronto una situazione che aveva un determinato assetto istituzionale e una successiva situazione in cui l'assetto è completamente diverso. dopo tutto il metodo scientifico è questo, no? si prende un fenomeno, si cambia qualcosa e si osserva cosa succede. invece questi del PD's pretendono di prendere una sostanza, bruciarla, aggiungerci tutto e più, ribaltarla e poi riosservarla come se nulla fosse lamentando che non ha più le stesse caratteristiche.

      scusa, mi spiace scriverti un commento così lungo, ma non ho avuto il tempo di scriverne uno breve.

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  24. “E guarda, Alex lo sa, io ho visto amici piddini rovinati dall'euro, sterminati economicamente, negli affetti, nella vita sociale, in tutto. Ma la linea del partito, quella, non la discutevano. E mi sono sempre chiesto: ma è giusto aprire gli occhi a una persona così? A una persona che mangia merda tutti i giorni e la trova buona perché glielo ha detto Bersy? In fondo è una persona fortunata, ha un suo equilibrio, perché destabilizzarlo? Perché aprire gli occhi a qualcuno, se per farlo devi usare la fiamma ossidrica? Non è giusto!”

    Si lo so! Mi ricordo quando ad Agosto me lo hai fatto notare! E’ per me un fatto tutt’ora devastante ed agghiacciante, che nonostante i cinquanta e oltre anni suonati, non riesco ad accettare!

    Ma ti rendi conto, glielo ha detto… Bersy! Minchia, Bersy! Hai detto niente! Bersy!

    « Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
    Sette ai Principi dei Nani nelle loro rocche di pietra,
    Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
    Uno per l'Oscuro Sire chiuso nella reggia tetra,
    Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra nera scende.
    Un Anello per domarli, un Anello per trovarli,
    Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli.
    Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende. »

    Ti prego, ti scongiuro! Dimmi che costoro sono in preda al Demonio… che Lucifero li possiede… Matrix li possiede e l’agente Smith li controlla! L’uomo mascherato! Voldemort! Cazzo dimmi qualcos’altro! … Abbi pietà di un pover’uomo, ma non dirmi più, glielo lo ha detto Bersy!

    Bersy? Ma chi cazzo è Bersy? Miiiiiiiiinchia, Macchia nera, Pietro Gambadilegno e Trudy farebbero meno ridere e sarebbero più credibili ! Molto più credibili!

    Ecco, scusa, adesso mi ricompongo!

    Io non posso credere che la gente faccia le cose perché le dice Bersy!

    Alex

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    1. Non ci puoi credere, ma è così. O meglio: ora glielo sta dicendo Bersy, ma sappiamo che tutto è iniziato da Prody: l'euro ci difenderà. E infatti il piddino mediano tuttora dice: "menomalechec'èl'europerchésenostaremmocomeinArgentina", e lo dice da un lato perché non ha nozione di cosa significhi ancorarsi a una moneta forte e di cosa comporti e a chi convenga (ma tu sai e capisci che l'Argentina è stata come è stata perché ha avuto il suo euro, cioè l'aggancio al dollaro), e dall'altro perché glielo ha detto Prody.

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    2. E, per rispondere a mi cuggino poco sopra, è proprio questo il motivo del mio eventuale livore (io preferisco chiamarla vis polemica). Brutta massa di coglioni: ma lo volete capire che l'Argentina è andata per stracci perché si è agganciata a una moneta troppo forte (il dollaro), e che noi stiamo andando per stracci perché ci avete fatto agganciare a una moneta troppo forte (il marco), e che non c'è nulla di intrinsecamente riprovevole dal punto di vista etico nell'avere una moneta più o meno forte, mentre c'è molto di riprovevole nel prendere una decisione tecnicamente sbagliata che porta un continente sull'orlo dell'annientamento economico, sociale e civile?

      Ecco, a me queste sembrano parole abbastanza equilibrate e pacate, se le confrontiamo con l'entità della catastrofe.

      Ma si sa, le anime belle piddine, lanciate a 150 Kmh in autostrada e sedute al posto del passeggero, al conducente che non vede che c'è un camion di traverso non urlerebbero, non lo scuoterebbero, no, o no! Perché loro non sono rancorose, non sono livorose, no, sono portatrici di una pastrufaziana latitudine di visuali che consente loro di capire panglossianamente che se il camion è lì la colpa non è sua e quindi bisogna schiantarcisi (ecco: io ho problemi con i "quindi" dei piddini).

      E allora non urleranno, oh, no! ma interloquiranno, pacatamente, con garbo: "permetti un'osservazione, caro conducente? In my humble opinionCRASH....

      Il problema è che su quella macchina ci sono (c'ero?) anch'io.

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    3. (il che mi è valso una scena di gelosia da rockapasso)

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    4. @alex
      "Io non posso credere che la gente faccia le cose perché le dice Bersy!"...

      capirai vengo da una discussione in cui un piddino voleva a tutti i costi convincermi (urlando) che i problemi dell'italia negli ultimi 40 anni fossero colpa Sua e che invece sempre viva romano cui prodest, 10.000 volte ,meglio i berlys che spesso dicono si l'ho votato ma in queste condizioni la manovra dell'uomo dell'ananas cetriolizzato ci voleva per salvarci anche mio padre stava per andare in pensione e ci andrà fra 7 anni ma purtroppo quando ci vuole ci vuole.
      Tolkien mia cugina comunista non lo conosce e non vuole nemmeno sentirlo nominare perchè è di destra e pure fascista. A me sembra di vivere nemmeno dentro matrix ma direttamente dentro Kazzenger.
      D'altra parte l'iprite era un'arma chimica vietata sin dalla prima guerra mondiale per le sua atrocità, oggi le abbiamo cambiato nome e ce la spariamo direttamente nelle vene perché ci "cura" con risultati stupefacenti tra l'altro (eh si dovremmo ammettere che in fondo siamo tutti piddini e se ti ribelli sei come minimo nazi-fascista un vicolo cieco insomma), la verità è figlia del tempo chissà cosa penseranno di tutto ciò i nipoti dei nostri nipoti.
      La storia avrà anche i tornanti di Tremonti solo che a me da l'impressione che ci sia qualcuno che si diverte a manipolare gli scambi dei binari (lo so sembro complottista) e farci girare in tondo solo che quel qualcuno siamo sempre noi (ecco non sono più complottista).
      Per il resto davvero bello il richiamo all'anello del potere.

      Giuseppe

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  25. Il primo commento da che ho cominciato a lurkare in queste lande... Comincio subito con una domanda, saltando i complimenti che pure sarebbero meritatissimi.
    E la Francia?
    Siccome vorrei trasferirmi là bas, per fare la specialistica e poi per sempre, vorrei conoscere le sue misurazioni del coefficiente di pidditudine dei nostri gauloises. Li ho sempre stimati per la loro media virtus tra il cazzeggio creativo mediterraneo e la stoica precisione germanica. Ma mi stanno deludendo. Pensano davvero (la loro classe dirigente) che ancorandosi alla confindustria tedesca possono tirare un pò di coperta dalla loro? Che vantaggi possono averne? E i loro sindacati/sinistra, si rendono conto di quello che dovranno subire (e hanno già subìto) i lavoratori francesi?
    Perchè se se ne rendono conto, saranno loro la leva per scardinare l'euro. Hanno l'autostima necessaria e il peso economico e politico che ci vuole. Se non se ne rendono conto... Nessun altro può farlo. E me ne andrò in Svizzera a mangiar fondue. O in Canada. I loro dollari technicolor mi ispirano fiducia.

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    1. Grazie per i complimenti preteriti.

      I francesi sono più liberi. Gli sforzi di Sarkozy di accreditarsi come candidato della Merkel dovrebbero rivolgersi contro di lui. Se non succedesse, sarebbe un brutto segno, anche se (attenzione) Hollande è sostanzialmente un Bersy ripulito: discutiamo le regole, ecc., ma quanto sia il debito estero francese non credo lo sappia, e quanto se ne sia accumulato a beneficio della Germania non credo voglia saperlo.

      Ho in mente tre scenari.

      1) salta il tappo perché la Grecia si ribella;
      2) salta il tappo per la rivolta del Nord (Germania, ma anche Finlandia, ecc.)
      3) salta il tappo quando tocca alla Francia (come già nel 1993).

      Perché tanto tocca anche alla Francia (come nel 1993).

      Detto questo, ripeto: la Francia è un paese libero. Certo, impera il piddismo anche lì. Ma la gente non tollera di essere eterodiretta e eterogovernata. E invece delle trasmissioni col conduttore tedesco simpatico viste qui in Italia qualche mese fa, lì i telegiornali parlano dei minijob o del Chiemgauer (e di quello che i tedeschi pensano dell'euro).

      In Italia sarebbe impensabile.

      Vieni a fare la specialistica a Rouen, così all'esame di "economie emergenti" arrivi già preparato!

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  26. Sergio Cofferati: "Approccio Troika nei confronti della Grecia è ideologico e punitivo". link http://video.repubblica.it/economia-e-finanza/cofferati-approccio-troika-ideologico-e-punitivo/87758?video . Sono d'accordo con il prof. in merito al fatto che per una speranza di cambiamento abbiamo bisogno dei piddini. Spero che Cofferati faccia proseliti. Io intanto gli ho inviato una mail con in allegato il suo lavoro pubblicato su costituzionalismo.it. Non si sa mai, come ha detto ieri sera Tremonti (a proposito, non riesco a inquadrare il personaggio; sono indeciso tra la figura del Castle Hack e quello del "so, vorrei, ma no posso") qualcosa si sta muovendo nella politica, soprattutto nei socialisti francesi e nei socialdemocratici tedeschi; anche il gruppo dei Socialisti e Democratici al parlamento europeo (che non ha poteri di un vero parlamento) ha censurato la posizione della troika sulla Grecia http://www.ansa.it/europa/notizie/rubriche/economia/2012/02/09/visualizza_new.html_76640082.html

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  27. Anche su CDC oggi e' riportato un articolo di maurizio blondet (che ignoro chi sia per la verita') in cui si riportano molti dei contenuti di questo blog.
    Mi pare interessante come la consapevolezza di questi temi si stia diffondendo anche tra non addetti ai lavori.
    Sperin ben, come dicono da queste parti...

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  28. Probabilmente ha letto qualche articolo di Krugman

    http://www.nytimes.com/2011/11/21/opinion/boring-cruel-euro-romantics.html?_r=1

    Luciano

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    1. Credo sia più probabile che lei non abbia letto il mio blog, ma è anche più scusabile, perché io non sono un Nobel! La risposta è ovviamente sì. Sa... magari le sembro un blogger (cosa che non so bene cosa sia), ma in effetti sono un economista, quindi, come dire, mi tocca!

      ;)

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    2. Nel merito. Krugman secondo me non coglie due cose. La prima è che gli economisti omodossi non sono romantici ma barocchi, per i motivi che ho esposto nel par. 3.3 di Crisi finanziaria e governo dell'economia.

      La seconda è che i problemi di squilibri regionali non si risolvono stampando più moneta. Se fosse così, in Italia il problema meridionale, dopo 150 anni di Banca d'Italia, sarebbe risolto. Ma non è così. Quindi le richieste di trasformare la Bce in una specie di Fed sono assolutamente futili.

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    3. Esattamente, infatti secondo me si confonde il problema, cioè gli squilibri nell'eurozona, con la conseguenza visiva (cioè, quello che tutti stiamo vedendo), ovvero gli spread sui titoli. Se si parla di squilibri, allora si torna sempre lì, senza cooperazione (o momentaneamente uscita dall'euro) la cosa non si bilancia da sola. se si parla di spread, allora il discorso BCE ha senso, dato che tutti sappiamo che la BCE potrebbe senza problemi abbassare i tassi d'interesse.

      ma non essendo il problema solo ed esclusivamente di rifinanziamento, ma è bensì più profondo, definire la BCE come la soluzione è quantomeno avventato.

      senza contare che Krugman, se ricordo bene, auspicava un intervento della BCE per questioni di inflazione, cioè la solita equazione stampare moneta = inflazione. e mi sembra una scemenza, peraltro confutata dall'evidenza di differenti casi storici che non sto qui ad elencare.

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    4. caro ist, scusa se preciso, credo che a te sia chiaro, ma a molti no. L'idea che la Bce potrebbe abbassare gli spread fa acqua da molte parti. Ne dico solo una. Posto che ci riuscisse, cioè che si equalizzassero i tassi nominali in tutta Europa (cosa che era stata vista come un grande achievement dai solti noti), sarebbe una catastrofe, per il semplice e ovvio motivo che ci ritroveremmo da capo a dodici con tassi di interesse reali negativi nella periferia, e si ripartirebbe con le bolle. Chiaro, no?

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    5. si per me è chiaro sì, infatti ciò che genericamente intendevo dire era appunto che il problema, come hai detto tante volte non è il debito pubblico.

      ciò che più che altro mi premeva sottolineare è che sì, a mio avviso la BCE potrebbe molto facilmente abbattere i tassi d'interesse sui titoli di Stato, semplicemente acquistando nel secondario o anche nel primario ma non è questo il punto infatti. ovviamente acquistando grosse quantità e in maniera continuativa. che poi questo abbia un effetto positivo sugli squilibri dell'eurozona per me è falso, anzi paradossalmente rilassando la politica fiscale, aumenterebbero i debiti esteri dei paesi periferici.

      io su questo punto intervengo spesso solo perché ho l'impressione che molti considerino lo spread sul debito pubblico come il problema da abbattere e la BCE come una tipografia. tutto qua.

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  29. Veramente io mi riferivo a Cofferati, il blog l'ho già letto tutto. Comunque penso anch'io che Krugman sbaglia a pensare che la BCE non ha fatto abbastanza. La BCE è andata ben oltre il suo mandato e si è esposta ad un rischio sistemico enorme (a differenza della FED).

    Luciano

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    1. cosa intendi per "rischio sistemico enorme"?

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    2. Sugli aspetti tecnici io mi informo qua.

      http://www.soprarnosgr.it/index.php?id=86,159,0,0,1,0

      Le cose che dice Bagnai, qua le leggevo già 3-4 anni fa, anche se espresse in termini puramente tecnici. Se non ti va di scaricare l'ultimo report (occorre fare richiesta,ma è gratis e non ti rompono i maroni con pubblicità e spam varie) ti faccio un brevissimo sunto. La FED ha finanziato banche del proprio stato e comprato titoli del proprio stato, la BCE.La BCE ha un attivo di bilancio superiore alla FED pur senza aver ufficializzato alcun QE.Se la Grecia uscisse dall'€ i crediti greci in pancia alla BCE subirebbero la stessa svalutazione della nuova dracma (40 mld di nuove perdite). Se poi ad uscire fosse la Germania, il valore dell'€ scenderebbe del 50% con perdite enormi anche nei bilanci di Svizzera e Cina che possiedono grandi quantitativi di titoli in €. Inoltre il leverage delle banche europee è più che doppio rispetto a quelle statunitensi, Vi è poi qualche tabella e grafico che dimostra il fallimento dei vari piani di salvataggio della Grecia.

      Luciano

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    3. Chi ha il potere di stampare moneta, non corre alcun rischio, a meno che la stessa moneta non collassi.

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    4. Caro Luciano,

      grazie per la segnalazione, ma, permettimi, credo che tu faccia male a documentarti su un'unica fonte. Per quel che riguarda quello che dicevo io, posso dirti che su questo saggio del 2004, con una bella prefazione a firma Romano Prodi, mi permettevo umilmente di criticare la politica monetaria della Bce in quanto eccessivamente restrittiva (una cosa che 8 anni dopo vede d'accordo tutti... gli altri, perché secondo me oggi il problema è un altro, e se giri per il blog qualche indicazione la trovi).

      Per quanto riguarda le analisi che riassumi, sì, sappiamo che la Bce e la Fed sono molto diverse, perché hanno obiettivi diversi, struttura diversa, ed è diverso quello che c'è dietro. Circa gli scenari "post-uscita", mi pare che la valutazione fornita nel caso di uscita della Germania sia un pochino pessimistica. Valutazioni più equilibrate si attestano fra il 20% e il 30%, e tieni presente che chi ha, come dici te, "in pancia" debito UK ha subito svalutazioni ben più pesanti negli ultimi anni, e che una svalutazione di questo tipo l'Italia la ha già sperimentata.

      Posso assicurarti che non è a causa sua che ho perso i capelli...

      Comunque, in un mondo dominato dall'incertezza tutte le voci sono utili e ti ringrazio di averci portato anche questa voce.

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    5. Luciano,

      c'è un punto che non mi trova d'accordo, ed è l'analisi del bilancio della FED e della BCE in maniera così asettica. voglio essere chiaro perché spesso questo discorso è fonte di grossi fraintendimenti. allora prima di tutto i due bilanci non si possono confrontare perché FED e BCE sono due sistemi diversi, il primo cosiddetto asset-based e la BCE overdraft. Ovvero, è normale che la BCE non ufficializzi nessun Quantitative Easing, di per sé perché il suo rapporto con le banche è differente da quello che le banche hanno con la propria BC nei sistemi anglosassoni. Se ti è mai capitato di approfondire i due bilanci presentano forti differenze. Certo, funzionalmente molte delle politiche messe in atto negli ultimi tempi dalla BCE somigliano a un QE, ma insomma, è una definizione stiracchiata.

      In più è da sottolineare che in sé non ha senso secondo me guardare i due bilanci in maniera assoluta, soprattutto perché dipende da tanti fattori come le banche che ne usufruiscono, la situazione economica in cui agiscono le banche ecc ecc. In più la BCE fornisce buona parte della liquidità tramite rapporti diretti con le banche alle aste (emettendo solo ed esclusivamente quello che queste ultime domandano) mentre la FED interviene più spesso con quelle che si chiamano operazioni di mercato aperto, cioè, acquisti nel mercato di titoli (ovviamente sempre in funzione delle esigenze del sistema bancario). è un sistema completamente diverso anche se i giornali fanno il calderone del tutto uguale.

      il rischio sistemico è relativo per una BC, anche perché troverebbe facilmente come ricapitalizzarsi, e che io sappia non ha regole strette come la FED riguardo al capitale, quindi anche lì è un fattore abbastanza sopravvalutato. senza contare che non vedo come possa fallire una BC.

      detto questo, la penso come Alberto, il problema attualmente è più profondo, anche se la BCE avrebbe potuto evitare l'aumento vertiginoso dei tassi, come Draghi ha lasciato intendere senza problemi (o almeno io così l'ho intesa).

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  30. Probabilmente avete ragione. Io non ho le vostre competenze e vi leggo proprio perchè voglio capire come stanno veramente le cose. Riguardo ai report, beh, li ho scoperti per puro caso 3 anni fa e sono state le prime letture che mi hanno fatto capire cosa c'è realmente dietro l'€. Perciò continuo a ritenerle estremamente utili
    al mio percorso conoscitivo. Probabilmente la volontà di dimostrare gli squilibri negativi generati dall'€ spinge l'autore a calcare un po' la mano in determinate direzioni, ma nelle letture precedenti ci ho trovato cose interessantissime come la storia dell'esperienza dello SME (essenziale per capire l'oggi), la spiegazione della teoria delle AVO e la sua applicabilità in Europa (febbraio 2009), lo squilibrio commerciale a vantaggio della Germania. Esattamente le cose che ho letto anche qui. Non mi informo solo lì. Infatti leggo anche questo blog.

    Luciano

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    1. E fai male! Non te l'hanno detto che sono un complottista!

      Scherzi a parte, quello che mi dici mi conferma in un'idea estremamente semplice che vorrei condividere con voi, ed è che, con qualche luminosa eccezione (tipo il mio adorato Pantegana), chi lavora nel settore finanziario spesso ha chiara la situazione e ha meno reticenze a parlarne di chi lavora in ambito accademico.

      La crisi attuale è la fotocopia della crisi dello SME. Mi ripropongo di parlarne quando avrò spiegato cos'è la bilancia dei pagamenti. Resta in linea, chissà che non ci sia qualche dettaglio che possa interessarti...

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